Funghi in Italia - Fiori in Italia - Forum Micologia e Botanica: Cichorium intybus* - Funghi in Italia - Fiori in Italia - Forum Micologia e Botanica

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Cichorium intybus* Radicchio salvatico

#1 L   milvus 

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Pubblicato 21 agosto 2004 - 07:48

Cichorium intybus L.

Radicchio selvatico

Fusto prostrato od eretto, ispido per peli rivolti in basso. Foglie irregolarmente pennato-partite o pennato-sette, con segmenti triangolari acuti, generlamente alterne. Fiori disposti in capolini numerosi, sessili o peduncolati, con corolla azzurro intenso. Il frutto è un achenio con pappo formante una breve coroncina apicale.
La raccolta: Di tutte le erbe spontanee dei nostri campi, la cicoria può vantare diversi primati: in primo luogo è quella che più ha contribuito al sostentamento dei nostri avi in ogni epoca, pane e cicoria ripassata era uno dei pasti più diffusi e tipici. In secondo luogo, è l’erba che più di tutte è rimasta impressa nella memoria sociale del popolo romano, ed ancora oggi torme di cittadini del tutto privi del rapporto con la campagna, conoscono almeno di nome la cicoria. Storicamente la cicoria proprio per la sua onnipresenza era raccolta da tutti, ma per chi non voleva stancarsi, esisteva il cicoriaro, raccoglitore professionale, che con il suo sacco a spalla ed il suo caratteristico coltello lungo e sottile andava per campi per raccogliere e vendere. La cicoria presentava e presenta un solo grande inconveniente: bisogna “caparla”, ovvero mondarla da foglie vecchie, terra e radici. Per comprendere in quale considerazione era tenuta la cicoria a Roma, cito un passo di Cesare Pascarella (La scoperta dell’America), per dimostrare la magnificenza della nuova terra appena scoperta, viene tirata in ballo la cicoria!
Te basta a dì che lì in quela foresta,
Capischi, le piantine de cicoria,
je rivaveno qui, sopra la testa!
La cicoria in cucina: vera gloria della Campagna Romana, la cicoria è comunque conosciuta e utilizzata in tutta l’Italia centro meridionale, anche se in alcune località di montagna sotto il nome di cicoria va il tarassaco. In passato, come spesso succede in tempi di carestia, la necessità aguzza l’ingegno e le radici della cicoria venivano tostate ed utilizzate per fare un surrogato del caffè. Le foglie vengono utilizzate tutto l’anno lessate e poi condite in vario modo, all’agro o ripassate, mentre le giovani e succose foglie primaverili si consumano in insalata, da sole o in misticanza. La cicoria selvatica è la progenitrice di molte varietà coltivate, come il radicchio, la catalogna, il cicorione, da cui si ricavano le famosissime “puntarelle”.

Cicoria ripassata
Si prende della cicoria di campo, raccolta con cura, si lessa in poca acqua, quasi una cottura al vapore. A parte si fa andare in olio extravergine di oliva, uno spicchio di aglio e peperoncino a piacere. Cotta che sia la cicoria, si scola, si comprime con le mani per far uscire l’acqua in eccesso, e si “ripassa” nella padella. Mangiata in una pagnottella, ovvero uno ormai introvabile sfilatino romano tagliato a metà ed imbottito al modo antico, dove i succhi amari sposati all’olio ed agli aromi inzuppano il pane, costituisce una vera ghiottoneria.

Puntarelle: Si raccolgono gli scapi fiorali appena emessi, si puliscono bene e si tagliano in senso longitudinale, tuffandoli subito in acqua fredda per farli arricciare. Si scola e si condisce con il “pisto”, ovvero un pesto fatto da aglio, olio, alici sotto sale diliscate e dissalate, il tutto ben pestato (pistato) in un mortaio di legno fino a fargli assumere la consistenza di una crema.

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#2 L   milvus 

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Pubblicato 21 agosto 2004 - 07:50

I temporali della fine di luglio invece di provocare una bella uscita di neri nei boschi sono stati sufficienti a fare ricacciare la cicoria dai fittoni....

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#3

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Pubblicato 10 settembre 2004 - 09:39

Sarebbe questo!

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#4

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Pubblicato 01 novembre 2004 - 03:15

Cichorium intybus L.

Famiglia: Compositae
Nomi volgari: cicoria, radicchio selvatico, radice amara, cicoria matta.
Etimologia: il nome ha radici molto antiche, questo rende difficile stabilirne con certezza l’origine, quello del genere pare derivi da "Kichorion", nome di origine egiziana, o da "Kio" = “io vado”, o "chorion" = “campo”, i greci la chiamavano “kichora”; quello specifico invece riprende il termine latino da cui deriva l’italiano indivia.

Morfologia:
pianta perenne, di aspetto erbaceo, eretto, ramosa con fusti ispidi, flessuosi e zizaganti alti sino a 150 cm. Radice a fittone fusiforme, lunga e ramificata, recisa spande un latice bianco dal sapore amaro.
La radice porta una rosetta basale di foglie picciolate, lobate e pelose ; il fusto che compare nel secondo anno di vita della pianta, porta foglie alterne e sessili, le inferiori, lobate, hanno la pagine superiore pelosa; le superiori, oblunghe e lanceolate e abbraccianti.
I fiori sono capolini ascellari avvolti da brattee cigliate; quelle esterne sono corte, ovali: le interne oblunghe, lanceolate e dritte. Tutti i fiori sono ligulati, azzurro intenso, più raramente bianchi o rosa. Le infiorescenze si chiudono nel pomeriggio e con il brutto tempo.
I frutti sono acheni color sabbia, di forma conica, ispidi sull’orlo, con corona di brevi squame per pappo.

Distribuzione – habitat – fioritura:
presente nella maggior parte d’Europa, in Italia è pianta molto comune dei prati, dei campi, degli incolti: Fiorisce da luglio a ottobre sino a 1.200 m.

Proprietà ed usi:
erba amara, diuretica, leggermente lassativa, stomachica, antinfiammatoria, febbrifuga, ad azione tonica sul fegato e la cistifellea., è ottima come depurativo per la presenza dell’acido dicaffeiltartarico, e per questo è indicata nel drenaggio e come coadiuvante nelle terapie dimagranti.
Gli ingredienti attivi contenuti nel C.intybus, sono stati studiati presso il Centro Resnati, Ospedale San Raffaele di Milano, per valutarne l’efficacia nel trattamento dell’alopecia androgenetica, pare con risultati incoraggianti.
In cucina si possono utilizzare le foglie per preparare insalate sia crude che cotte, saporite, ma decisamente amare.
In passato,soprattutto nel periodo bellico, le radici tostate, venivano usate come succedaneo del caffè.
Buona mellifera.

Curiosità:
usata sin dall’antichità nelle pratiche magiche si riteneva che la sua radice fosse in grado di rendere invisibili. Accanto a questo, esisteva un uso terapeutico risalente agli antichi egizi, che la citano già 4.000 anni fa nel “Papiro di Ebers”.
Il medico greco Galeno la considerava “amica del fegato e non contraria allo stomaco”. Già in epoca romana veniva coltivata come verdura.
Estimatore di quest’erba era il poeta latino Orazio che pare la consumasse tutti i giorni.
Il botanico tedesco Conrad di Megenberg, vissuto nel XIV secolo, chiamò la cicoria "sponsa solis", sposa del sole, e nella tradizione popolare di tutta la Germania era nota come erba del sole o del solstizio.
La leggenda vuole che raccogliere la cicoria, senza sradicarla, ma con una moneta d’ora nelle mani, nel giorno dei santi Piero e Paolo, il 29 giugno, assicuri la corresponsione amorosa.
Nel linguaggio dei fiori rappresenta la frugalità e la temperanza.
L’uso della cicoria come surrogato del caffè, fu introdotto dal botanico e medico padovano Prospero Alpini nel 1600 circa, aveva allora scopo terapeutico. Solo in seguito nel 1690 circa, la cicoria venne coltivata come succedaneo del caffè dagli olandesi ( da qui il nome di caffè olandese).
La coltivazione di cicoria a questo scopo, ebbe un grande impulso in seguito al blocco continentale, quando Napoleone si oppose all’importazione della canna da zucchero e anche del caffè.
Tuttora come verdura, è un’importante coltura diffusa in tutta l’Europa continenatale. Esistono 3 tipi principali di cicoria da fogliame: le cultivar amare, a foglia increspata (catalogna), coltivate come verdura invernale; quelle a foglia stretta (tipo cicoria belga) consumate perlopiù in insalata; quelle a foglia larga (tipo trevigiana a foglie rosse o radicchio), che si consumano crude o cotte.

Note:
specie simile è il Cichorium pumilum, diffuso nelle regioni meridionali, vive più o meno negli stessi ambienti, si differenzia per le dimensioni più piccole, per la pelosità più ispida e per gli acheni sormontati da pappi più lunghi.

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#5

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Pubblicato 01 novembre 2004 - 03:17

Cichorium intybus

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#6

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Pubblicato 01 novembre 2004 - 03:18

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#7

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Pubblicato 01 novembre 2004 - 03:19

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#8

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Pubblicato 01 novembre 2004 - 03:20

Cichorium intybus

Foto di Pietro Curti

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#9

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Pubblicato 01 novembre 2004 - 03:22

Cichorium intybus

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#10

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Pubblicato 01 novembre 2004 - 03:23

Cichorium intybus

:bye: :bye: :bye:

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