Drosera rotundifolia L., torbiera di Pian Ferretto (Sassello, SV), l'altitudine è di circa 1075 m.s.l.m.
'E una delle piante carnivore della flora italiana, molto sporadica sulle Alpi, rara o rarissima nell'Appennino Settentrionale, alta pianura padana e veneto-friulana e bassa valle dell'Arno.
Drosera Rotundifolia L. *E altre meraviglie dal Parco del Beigua.
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, lug 14 2005 07:01
Ci sono 38 risposte in questa discussione
#1
Pubblicato 14 luglio 2005 - 07:01
#2
Pubblicato 14 luglio 2005 - 07:11
Drosera rotundifolia L. le foglie a forma di "mestolo" (che vengono chiamati "ascidi" dai botanici) sono modificate per catturare e digerire piccoli insetti, tramite grossi peli ghiandolari che secernono una sostanza zuccherina e vischiosa (in realtà al tatto si percepisce solo una sensazione di umido) che attira i moscerini e li trattiene, i peli poi si richiudono sulle prede catturate, mentre la digestione avviene tramite un enzima simile alla pepsina contenuta nella nostra saliva, l'assimilazione avviene per mezzo degli stomi acquiferi che si sono modificati appositamente.
#4
Pubblicato 14 luglio 2005 - 07:19
Così ad occhio mi pare che sia l'unica specie ormai riconosciuta come valida in Italia, anche se la forma degli ascidi può essere più o meno allungata o mi sbaglio?
#5
Pubblicato 14 luglio 2005 - 07:31
Crambe il Jul 14 2005, 08:19 PM ha scritto:
Così ad occhio mi pare che sia l'unica specie ormai riconosciuta come valida in Italia, anche se la forma degli ascidi può essere più o meno allungata o mi sbaglio?
No, è accertata anche la Drosera intermedia Hayne (si distingue non tanto per gli ascidi, che in teoria sarebbero più allungati, quanto per il fatto che lo scapo fiorale è laterale rispetto alla rosetta e non centrale come in D. rotundifolia L.), i dubbi credo ci siano per la Drosera anglica Hudson che in passato era segnalata in varie località delle Alpi occidentali e centrali (dal Canavese al Trentino) e per le zone prospicenti dell'alta pianura, ma non viene più osservata da oltre un secolo (sembra inoltre che molte segnalazioni del passato siano erronee). Insomma potrebbe essere estinta e comunque le segnalazioni di questa specie andrebbero nuovamente verificate.
Ciao
Umberto
#6
Pubblicato 14 luglio 2005 - 07:33
Aster alpinus L. cresta sommitale del Monte Rama (m. 1140 circa).
Specie artico-alpina abbastanza comune sulle Alpi e molto rara nell'Appennino settentrionale e centrale, normalmente caratterizza il piano subalpino e alpino, ma può scendere anche a quote piuttosto basse.
Specie artico-alpina abbastanza comune sulle Alpi e molto rara nell'Appennino settentrionale e centrale, normalmente caratterizza il piano subalpino e alpino, ma può scendere anche a quote piuttosto basse.
#9
Pubblicato 14 luglio 2005 - 08:03
Astrantia minor L. (famiglia: Umbelliferae), fotografata sotto la vetta della Cima del Lago a circa 1130 m.sl.m.
Questa orofita sud-ovest europea (alpico-pirenaica) è presente sull'arco alpino (dov'è comune) dal Bellunese all'Imperiese, sull'Appennino settentrionale è invece conosciuta solo per due aree: il gruppo montuoso del Beigua (l'area di crinale compresa tra la vetta del monte omonimo e quella del Monte Reixa) e una ristretta porzione dell'Appennino Reggiano, tra il Monte Vecchio, il Monte Prado e l'Alpe di Vallestrina.
Questa orofita sud-ovest europea (alpico-pirenaica) è presente sull'arco alpino (dov'è comune) dal Bellunese all'Imperiese, sull'Appennino settentrionale è invece conosciuta solo per due aree: il gruppo montuoso del Beigua (l'area di crinale compresa tra la vetta del monte omonimo e quella del Monte Reixa) e una ristretta porzione dell'Appennino Reggiano, tra il Monte Vecchio, il Monte Prado e l'Alpe di Vallestrina.
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