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Microscopia Di Base


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Ci sono 32 risposte in questa discussione

#1 Mauro Cittadini

Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 03:07

;) :) ELEMENTI DI MICROSCOPIA - parte prima

Questa nuova discussione si pone come scopo quello di affrontare in maniera semplice e comprensibile, per tutti gli appassionati di Micologia, alcuni aspetti di questa complessa materia. Sostanzialmente riprendiamo alcune nozioni, disegni ed immagini inserite un po' alla rinfusa nella precedente "Foto al microscopio" ordinandole ed ampliandole in modo da renderle maggiormente fruibili. La trattazione prende in esame gli aspetti "ottici", "morfocromatici" e pratici della microscopia, senza scendere nella disciplina della Biologia dei funghi trattata egregiamente in altri settori di questo Forum si vada a cominciare!!!

Il microscopio è uno strumento ottico che permette di osservare "oggetti" di piccolissime dimensioni diversamente non percepibili ad occhio nudo o con mezzi ottici semplici quali le più potenti lenti di ingrandimento. La sua invenzione risale al 17° secolo ad opera di Cornelis Drebbel e A.Van Leeuwenhock, due scienziati olandesi che più o meno nello stesso periodo arrivarono a costruire i primi prototipi. Nei tempi a venire numerosissime sono state le innovazioni e le migliorie che hanno portato ai sofisticatissimi microscopi odierni. Dalla sua scoperta il suo sempre crescente utilizzo ha pian piano rivoluzionato il campo della Biologia e della Medicina. E come non citare a questo punto che la Micologia moderna parte proprio da questo strumento quando nel 1729 Il Fiorentino Pier Antonio Micheli (al cui cognome alcuni studiosi fanno riferimento per la provenienza etimologica del termine "micelio", mentre per altri deriverebbe dal termine greco mykes) scoprì che i funghi si riproducevano attraverso dei microscopici "semi" denominati correttamente spore.

#2 Mauro Cittadini

Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 03:18

;) :) L’osservazione attraverso il microscopio ottico avviene per “trasparenza” ovvero è necessario interporre tra la fonte luminosa ed il sistema obiettivo – oculare un campione necessariamente piccolo e sottile da poter essere attraversato dai raggi luminosi. Il microscopio, in una configurazione semplice ma non minima, è composto da:

illuminazione, costituita da una lampadina o nei casi più spartani da uno specchietto condensatore di luce esterna

condensatore, che serve a concentrare i raggi luminosi emessi dalla fonte

diaframma con funzioni analoghe a quello inserito nelle fotocamere (aumento della profondità di campo)

manopola o manopole coassiali per la messa a fuoco

tavolino di lavoro fisso o con movimento sui due assi x e y con clip blocca vetrino per supportare il preparato

obiettivi con ingrandimenti variabili che vanno all’incirca da 4x a 100 x normalmente montati su di un dispositivo rotativo che permette di intercambiarli velocemente detto “revolver”

oculare (o oculari nel caso di testa stereoscopica) con fattori di moltiplicazione normalmente tra 8 x e 12 x.

E’ ovvio, a questo punto, che tutti i componenti citati debbono essere “ospitati” da una struttura rigida e appositamente progettata per contenerli e supportarli.
Un obiettivo 100 x abbinato ad un oculare 10 x fornisce un ingrandimento complessivo di 1000 volte che è all'’incirca il massimo sfruttabile correttamente da un microscopio ottico. Per il caso specifico della Micologia gli “oggetti” che di volta in volta dovremo visualizzare si aggirano come dimensioni dai 2 ai 200 micron (millesimi di millimetro), quindi sarà sufficiente utilizzare ingrandimenti complessivi che vadano da 100 a 1000 volte.

DISEGNO SCHEMATICO DI MICROSCOPIO MONOCULARE (by Gianni "nebularis")

Immagine(i) allegate

  • microscopio_monoculare.jpg


#3 Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 03:22

;) :) DISEGNO SCHEMATICO DI MICROSCOPIO BINOCULARE (by Gianni "nebularis")

Immagine(i) allegate

  • microscopio_binoculare.jpg


#4 Mauro Cittadini

Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 03:29

;) :) Il piccolo campione che si vorrà analizzare (prendiamo ad esempio una sottilissima porzione di lamella), andrà posto su di un vetrino denominato "porta oggetto" e successivamente compresso per diminuirne ulteriormente lo spessore e bloccarlo da un altro piccolo e sottile vetrino detto "copri oggetto"

Come si è detto in precedenza l'osservazione dei campioni al microscopio ottico avviene in trasparenza, questo determina, nella maggioranza dei casi, la necessità di "colorare" attraverso opportuni reagenti chimici, il preparato che ci accingiamo ad osservare. Il caso più semplice, che possiamo prendere ad esempio inerente alla nostra materia, è l'osservazione di spore "chiare" (leucosporei in senso lato) che normalmente risultano essere "ialine" ovvero trasparenti se non opportunamente "tinte" con un colorante idoneo. Spesso e volentieri il trattamento dei campioni, con ciò che abbiamo definito reagenti, fornisce oltre alla possibilità di "vedere" chiaramente il campione l'opportunità di osservare dei cambiamenti o viraggi rispetto ai colori di base. Queste vengono definite reazioni "microchimiche" e costituiscono un importantissimo elemento diagnostico per arrivare alla determinazione della specie del fungo che stiamo osservando.
In seguito man mano che avremo l'opportunità di farlo con un esempio concreto ci soffermeremo sulle principali e più comuni.

FOTO PICCOLO LABORATORIO "minimale"

Immagine(i) allegate

  • lab_web.jpg


#5 Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 03:32

;) :) Concludo questa prima parte con una "visione" di microscopio in funzione su di un preparato

A presto per la secoda parte

Immagine(i) allegate

  • micro_01_web.jpg


#6 Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 04:46

PARTE SECONDA

Cominciamo ora a parlare di spore, ed in particolare di quelle denominate “basidiospore” poiché prodotte da cellule specializzate dette basidi. Restringendo ulteriormente il campo di osservazione, per il momento ci occuperemo di quelle prodotte dagli Homobasidiomycetes ovvero tutti quei funghi che posseggono basidi formati da una sola cellula (non settati) che è poi il caso più comune che riguarda la totalità degli Agaricales s.l. (funghi a vere lamelle), Boletales (funghi a pori e tubuli) e Aphyllophorales s.l. (Es. Cantharellus, Polyporus etc.).

Ecco un bellissimo disegno schematico di basidiospora realizzato da Gianni “nebularis”

Immagine(i) allegate

  • Schema_basidiospora.jpg


#7 Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 04:53

;) :)
Per correttezza e completezza una precisazione Gianni con risposta da parte di Cinzia “cieffe” in merito alla terminologia adottata.

“Volevo fare una precisazione rispetto al disegno da me proposto:
quelle che sono state definite "membrane" potrebbero invece essere chiamate "pareti".
Questa puntualizzazione e' e potrebbe sembrare del tutto accademica ma era doveroso farla.
La denominazione "membrane" pare appartenga alle cellule del regno "animale" mentre per il regno "funghi" dovrebbe essere più opportuna la nomenclatura "pareti". “



“Per Gianni: non sbagli a parlare di membrana, tutte le cellule sono avvolte in una membrana lipidica, troppo sottile per essere evidenziata al microscopio ottico. Le cellule vegetali, quelle dei funghi e molti batteri hanno esternamente alla membrana una parete più o meno robusta e spessa, di composizione diversa nei diversi gruppi.”

Cinzia


#8 Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 04:56

;) :)
Le spore, abbiamo detto in precedenza, vengono prodotte dai basidi e “portate" alla loro sommità da sottili filamenti detti sterigmi. Possiamo osservare basidi che ospitano spore in numero diverso (da 2 a 8) questo ha un preciso significato “biologico” sul al quale al momento non ci soffermiamo. Resta comunque rilevare questa condizione anche in casi misti (nella stessa specie possiamo trovare basidi con diverso numero di spore) come importante dato diagnostico.

DISEGNO DI VARI TIPI DI BASIDI DI GIANNI “nebularis”

Immagine(i) allegate

  • Basidi.jpg


#9 Mauro Cittadini

Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 04:59

;) :)
Vediamo ora una foto al microscopio Di Spore di Macrolepiota procera in blu di cresile ingrandimento totale 1000 x

Immagine(i) allegate

  • Macrolepiota_procera_m03_we.jpg


#10 Mauro Cittadini

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Pubblicato 07 gennaio 2004 - 05:16

;) :) In questo caso ogni "tacchetta" della scala micrometrica in sovrapposizione alla foto corrisponde ad un micron...se qualcuno vuole divertirsi a fare qualche conto...!!! :devil:

Adesso la stessa foto rielaborata con la descrizione degli elementi da Gianni.
N.B.
Abbiamo parlato in precedenza Di “reazioni microchimiche” osservate ora la colorazione rosso-violacea assunta dalle spore ed evidenziata dalla grafica.

Si tratta di un peciso cambiamento cromatico indotto in questo caso dal blu di cresile ovvero "reazione metacromatica" tipica di alcune specie. Per fare un esempio: metacromasia positiva in Macrolepiota, negativa in Lepiota. Le spore non metacromatiche tendono a tingersi con il blu di cresile semplicemete di... "blu" :fun:

Immagine(i) allegate

  • Foto_spore_riel_01.jpg





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