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  1. Peniophora quercina (Pers. : Fr.) Cooke 1879

    Peniophora quercina (Pers. : Fr.) Cooke 1879 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Russulales Famiglia Peniophoraceae Sinonimi Thelephora quercina Pers. : Fr. 1801 Corticium quercinum (Pers. : Fr.) Gray 1821 Etimologia Dal greco peníon [πηνίον] = rocchetto, bobina, tessuto, tela e phoreo [φορέω] portare, per la morfologia pellicolare dei carpofori appartenenti a questo genere. Dal latino quercūs, quercínus, a, um = Quercia, che predilige la Quercia, per l’habitat di crescita della specie. Carpoforo Resupinato, prima orbicolare, poi diffuso, esteso simile a una pellicola ben adesa al substrato, talvolta con margine biancastro; in seguito con la tendenza ad arrotolarsi ai margini mostrando la parte sterile bruno-scura o nera. La superficie fertile è all’inizio un poco gelatinosa, di colore violaceo, grigio-porpora o bluastra, liscia o tubercolata, poi coriacea, secca, di colore rosato o grigio-brunastro, spesso screpolata in minuscole fessure. Con la lente si può notare l'imenoforo cosparso da minutissime punteggiature bianche. La carne è sottilissima, alta meno di un millimetro, prima tenera poi rigida ma fragile. Habitat Cresce tutto l’anno di solito su legno di Quercus spp., tuttavia è stato rinvenuto anche su Castagno, Agrifoglio, Corbezzolo e Pioppo. Microscopia Sistema ifale monomitico. Ife munite di GAF, a parete sottile, ialine, larghe 3-4 µm nel subimenio; mentre sono bruno-marroni, di analoga larghezza, nel substrato basale. Spore 9,7-12,3 × 3,2-3,9 (5,1) µm, allantoidi, lisce, ialine, a parete sottile; non amiloidi, né destrinoidi. Basidi 35-55 × 5,5-7,5 µm, da leggermente clavati a subcilindrici, con sterigmi lunghi da 3 a 4 µm. Lamprocistidi fusiformi, assai numerosi, dapprima appuntiti, a parete sottile e senza incrostazioni, poi a parete spessa e densamente incrostati 50-70 × 10-13 µm, con la parte decorata lunga 25-50 µm. Assenti gloeocistidi e dendroifidi (elementi sterili con ramificazioni più o meno tortuose, subcilindriche e ad apice arrotondato). Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Somiglianze e Varietà Esistono una serie di funghi corticoli appartenenti al genere Peniophora che spesso hanno tonalità rosate o violacee i quali potrebbero confondersi con Peniophiora quercina: Duportella halimi (Boidin & Lanq.) Hjortstam = Peniophora halimi Boidin & Lanq. si distingue per le spore di forma ovoidale; Peniophora proxima Bres. si differenzia per le spore ellissoidali e più larghe, per la presenza di gloeocistidi, per il margine in genere giallastro e per associarsi di norma a legno di Bosso; Peniophora pini (Schleich. : Fr.) Boidin si separa per i lamprocistidi e le spore più piccoli, per la presenza di gloeocistidi e per vegetare su Pino; Peniophora junipericola J. Erikss. si distingue per avere le spore più strette, per la presenza di gloeocistidi fusiformi e per la crescita su Ginepro; Peniophora rufomarginata (Pers.) Bourdot & Galzin si differenzia per le spore più strette, i lamprocistidi più larghi e per prediligere il legno di Tiglio anche se non è esclusiva solo di questa specie; Peniophora boidinii D.A. Reid si separa per i lamprocistidi e le spore più corti e per la presenza di gloeocistidi papillati; Peniophora tamaricicola Boidin & Malençon si distingue per l’assenza di lamprocistidi; Peniophora violaceolivida (Sommerf.) Massee si differenzia per i lamprocistidi più corti e la presenza di numerosi gloeocistidi. Osservazioni Si tratta di un fungo che colonizza legnetti a terra o marcescenti in ogni periodo dell’anno, è abbastanza comune e frequente in tutta Europa. Un elemento utile al suo riconoscimento è il margine del basidioma che in genere tende a sollevarsi ed arrotolarsi, mostrando la parte sterile nerastra. Questa caratteristica tuttavia è comune anche ad altre specie del genere Peniophora e pertanto per ottenere una corretta determinazione è necessaria sempre una adeguata verifica microscopica. Note nomenclaturali La prima descrizione della specie risale al 1787 quando il botanico e micologo tedesco Carl Ludwig Willdenow chiamò il fungo Lichen carneus; in seguito nel 1790, Jean Baptiste François Bulliard gli diede l’epiteto di Auricularia corticale. Tuttavia il binomio più conosciuto, Thelephora quercina, è stato creato da Christian Hendrik Persoon nel 1801 e sanzionato da Elias Magnus Fries nel primo volume del suo Systema Mycologicum. Quindi il fungo nel 1821 è stato riclassificato da Samuel Frederick Gray come Corticium quercinum, ma è nel 1879 che l'inglese Mordecai Cubitt Cooke ha trasferito la specie nel genere Peniophora, elevandola a specie tipo. Dopo numerose ricombinazioni e riclassificazioni avvenute negli anni, l’epiteto di Cooke è quello attualmente prioritario. Bibliografia BERNICCHIA, A. & GORJON, S.P., 2010. Corticiaceae s.l. Fungi Europæi. Vol 12. Alassio (SV): Ed. Candusso. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Stefano Rocchi. Revisionata da Tomaso Lezzi. Regione Umbria; Dicembre 2016; Su legno di latifoglia a terra (Assisi - PG); Foto e microscopia di Stefano Rocchi. (Exsiccatum SR20161223-01) Spore 9,7-12,3 × 3,2-3,9 (5,1) µm, allantoidi, lisce, ialine, a parete sottile; non amiloidi, né destrinoidi. Osservazione in L4 le due superiori e Rosso Congo le due inferiori a 1000×. Sistema ifale monomitico. Ife munite di GAF, a parete sottile, ialine larghe 3-4 µm nel subimenio; mentre sono a pareti più ispessite, bruno-marroni, di analoga larghezza, nel substrato basale. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Basidi 35-55 × 5,5-7,5 µm, da leggermente clavati a subcilindrici, con sterigmi lunghi da 3 a 4 µm. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Lamprocistidi fusiformi, assai numerosi, dapprima appuntiti, a parete sottile e senza incrostazioni, poi a parete spessa e densamente incrostati 50-70 × 10-13 µm, con la parte decorata lunga 25-50 µm. Osservazione in Rosso Congo a 400×. A sinistra cistidio senza incrostazioni, a destra con incrostrazioni. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Ancora lamprocistidi. Osservazione in Rosso Congo a 1000×.
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