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<rss version="2.0"><channel><title>Schede di Alberi e Arbusti Latest Topics</title><link>https://www.funghiitaliani.it/159-schede-di-alberi-e-arbusti/</link><description>Schede di Alberi e Arbusti Latest Topics</description><language>en</language><item><title>Ginkgo biloba L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/72428-ginkgo-biloba-l/</link><description><![CDATA[
<p href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_11_2009/post-3243-1258835284.jpg"><span style="color:#008000;"><strong><span style="font-size:18px;"><em>Ginkgo biloba</em></span></strong> <span style="font-size:18px;">L.</span></span><br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Sinonimi</strong></span><br><em>Salisburia adiantifolia </em>Smith<br><em>Salisburia biloba</em> (L.) Hoffmanns.<br><em>Salisburia ginkgo</em> Rich.<br><em>Pterophyllus salisburiensis </em>J. Nelson<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Tassonomia</strong></span><br>Regno: Plantae<br>Divisione: Ginkgophyta<br>Classe: Ginkgoopsida<br>Ordine: Ginkgoales<br>Famiglia: Ginkgoaceae<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Nome italiano</strong></span><br>Ginkgo<br>Albero di capelvenere (per la somiglianza delle foglie con la felce)<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Etimologia</strong></span><br>Il nome deriva dal cinese <em>yin</em> = argento e <em>xìng</em> = albicocca. Biloba dal latino <em>bis</em> e <em>lobus </em>per la forma della foglia a due lobi.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Descrizione</strong></span><br>Pianta decidua, dioica, a portamento eretto e in età adulta di forma conica, dai tronchi maggiori si dipartono molti rami, con corteccia del fusto giovane grigio chiaro e poi scuro con l'età, legno di colore giallo, pianta molto longeva, può raggiungere altezze ragguardevoli.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Foglie</strong></span><br>Le foglie di colore verde sono a forma di ventaglio con una spaccatura centrale a formare due lobi portate da un lungo picciolo di forma a semicerchio, in autunno formano una chioma giallo oro. La pagina superiore è liscia mentre quella inferiore presenta una pettinatura in rilievo.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Fiori</strong></span><br>I fiori maschili sono a coppia e penduli con sacche polliniche, quelli femminili portati da peduncoli, danno vita al frutto.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Frutti</strong></span><br>I frutti si sviluppano dai fiori femminili, hanno forma rotondeggiante, di odore sgradevole contenenti un seme di colore giallo e legnoso.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Periodo di fioritura</strong></span><br>Fiorisce dalla primavera ad Agosto<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Territorio di crescita</strong></span><br>Viene piantato in tutto il territorio italiano.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Habitat</strong></span><br>L'impianto avviene in viali, giardini e parchi fino ai 1100 m. s.l.m.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Somiglianze e varietà</strong></span><br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Specie protetta</strong></span><br>Inserita dalla IUCN nella lista delle piante in via di estinzione in natura (EN)<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Costituenti chimici</strong></span><br>Proteine, Grassi, Carboidrati, Fibre, Ceneri. Minerali: Calcio, Fosforo, Ferro, Sodio, Potassio, Zinco. Vitamine: Vitamina A, Tiamina, Riboflavina, Riboflavina, Vitamina C.<br>Sono inoltre presenti alcuni componenti dotati di attività farmacologica, principalmente Terpeni, Polifenoli e Acidi Organici.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Uso Alimentare</strong></span><br>I semi possono essere consumati sia freschi che cotti. Costituiscono una buona sorgente di amidi e proteine e sono poveri in grassi saturi. Sono di consistenza soffice ed hanno un gusto dolce, simile a quello dei pinoli. E’ tuttavia consigliabile scaldarli prima di consumarli per eliminare una certa acredine. Cotti al forno hanno un gusto piacevole, che è una via di mezzo fra quello delle patate e quello delle castagne. I semi lessati possono, inoltre, essere utilizzati in zuppe, minestroni ecc. La parte interna dei semi viene utilizzata abitualmente in varie preparazioni della cucina cinese ed in quella giapponese.<br>Dai semi si ricava anche un olio commestibile.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Uso Cosmetologico</strong></span><br>In cosmesi, estratti di Ginkgo biloba entrano come componenti di creme e lozioni, atte a ristabilire l’equilibrio idrolipidico della pelle secca.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Uso Farmacologico</strong></span><br>I principali componenti dotati di attività farmacologica, come si è detto, sono i Terpeni (gingkolidi e bilobalidi) , alcuni Polifenoli ( Bioflavonoidi, glicosidi flavonoici ) ed Acidi Organici. I Flavonoidi esercitano azione sul sistema circolatorio e ne è stata dimostrata l’efficacia nell’aumento della circolazione cerebrale, in varie situazioni patologiche. I terpeni, fra le altre, esercitano una generale attività neuro protettrice. Da un’ampia sperimentazione sugli animali e sull’uomo risulta che le indicazioni terapeutiche degli estratti secchi di foglie di Ginkgo biloba sono relative ad alcuni disturbi di origine vascolare, ad alcune patologie broncospastiche, ad alcune patologie circolatorie legate all’insufficienza venosa e nelle sindromi caratterizzate da difetti progressivi delle facoltà mentali come nel Morbo di Alzheimer e nella malattia di Parkinson.<br><br><span style="color:#FF0000;"><strong>Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.</strong></span><br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Medicina alternativa e Curiosità</strong></span><br>Nella Medicina Tradizionale Cinese vi è una lunga tradizione nell’utilizzo delle foglie di Ginkgo biloba come rimedio nel trattamento di asma, bronchiti ed altre affezioni a carico dell’apparato respiratorio e, soprattutto,per contrastare il declino mentale portato dall'età. In fitoterapia viene altresì utilizzato per disturbi della vista e dell’udito e, in genere, di affezioni causate dalla senilità e da una diminuita circolazione sanguigna. Le foglie vanno colte nel primo autunno, prima che cambino colore, e quindi seccate.<br>I frutti sono antibatterici, espettoranti, astringenti, antifungini, vermifughi, sedativi e digestivi: vengono macerati in olio vegetale e, successivamente, se ne utilizza la polpa.<br>I semi, una volta cotti, esercitano azione antitussiva, astringente e sedativa. Freschi vengono utilizzati per stabilizzare la spermatogenesi.<br>In generale è consigliato evitare l’interazione con farmaci o sostanze anticoagulanti o che inibiscano l’aggregazione piastrinica. Cautela va anche esercitata nelle persone affette da diabete e che fanno uso di insulina.<br><br>Mescolando la polpa dei semi con olio o vino si ottiene un discreto sostituto del sapone. Pare che il legno tenero e leggero di questa pianta abbia qualità repellenti per gli insetti. I frutti schiacciati hanno un odore sgradevole, come di fogna.<br><br><span style="color:#0000FF;"><strong>Note</strong></span><br>Il legno di colore giallo viene usato per lavori di tornitura, ma di poco pregio.<br>Charles Darwin affermava che quest'albero è un vero fossile vivente, la sola specie che sopravvive di un genere che fioriva al tempo dei dinosauri. La pianta più longeva si racconta che si trovi nel giardino di un tempio buddista, in Giappone, e si dice sia sopravvissuto alla bomba atomica.<br>I primi semi della pianta sono arrivati in Europa intorno al 1700. Essendo molto resistente alle intemperie, alle malattie ed all'inquinamento viene impiegata per delimitare viali e strade o come albero da giardino. Vengono tuttavia utilizzati solo gli esemplari maschili perchè quelli femminili producono frutti che, cadendo a terra, rendono scivoloso il manto stradale ed emanano cattivo odore.<br>Un'antica tradizione, in Cina, afferma che camminare sotto ad una pianta di Ginkgo allunghi la vita.<br>Il Corpo Forestale dello Stato ha censito come alberi monumentali di Ginkgo biloba alcuni esemplari a Lucca nell'orto botanico diam.m.2,28 e h.23m., all'orto botanico di Parma diam. 3,9m. h. 18m., al Parco Bertone di Goito (Mn) diam. 4m. e h. 41m., a Isola Madre di Stresa (No) diam.3m. E h. 24m.<br><br><strong>Scheda di proprietà AMINT realizzata da Marika e Annamaria - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong><br><br><span style="color:#008000;"><strong>Link utili</strong></span><br><br><a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel=""><span style="color:#0000FF;">Indici temi Botanici</span></a> - <a href="http://galleriafiori.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow"><span style="color:#0000FF;">Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT</span></a><br><br><strong><span style="color:#008000;"><em>Ginkgo biloba</em> L., Regione Liguria, 400m. s.l.m., Giugno 2006, foto di Marika.</span></strong><br><br>Giovane pianta di 30 anni in piena fogliazione.<br><br><img src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_11_2009/post-3243-1258835284.jpg" alt="post-3243-1258835284.jpg" data-fileid="317670"></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">72428</guid><pubDate>Wed, 17 Aug 2011 21:25:58 +0000</pubDate></item><item><title>Quercus suber L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/20191-quercus-suber-l/</link><description><![CDATA[
<p>
	<span style="color:#008000;"><strong><span style="font-size:18px;"><em>Quercus suber</em></span></strong></span><span style="color:#008000;"> </span><span style="color:#008000;"><span style="font-size:18px;">L.</span></span>
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Sinonimi</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Quercus occidentalis J.Gay
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Tassonomia</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Regno <strong><em>Plantae</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Divisione <strong>Magnolio</strong><b><i>phyta</i></b></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Classe <strong><em>Magnoliopsida</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Ordine <strong><em>Fagales</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Famiglia <strong><em>Fagaceae</em></strong></span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff" style="background-color:#ffffff; font-size:14px; text-align:start"><b>Nome italiano</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Quercia da sughero, Sughera.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Etimologia</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<em>Quercus</em>: secondo alcuni è un nome formato da due parole celtiche, <em>Kaer quer</em>, che significano bell'albero, cioè l'albero per eccellenza; secondo altri dal greco <em>Ruvido</em>, visto che la sua corteccia è ruvida. <em>Suber</em>, dal latino suber = pianta del sughero.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff" style="background-color:#ffffff; font-size:14px; text-align:start"><b>Descrizione</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Albero sempreverde, monoico, a portamento arboreo, che può raggiungere i 20 metri di altezza e i 300 anni di età, con chioma rada ma espansa; fusto generalmente inclinato, spesso con tendenza a contorcersi; corteccia suberosa (chiamata sughero), molto spessa (fin oltre 7 cm) con colorazione e aspetto diverso a seconda che sia stata asportata almeno una volta o no: il sughero che non è stato mai asportato viene chiamato “sugherone” o “sughero maschio”, la superficie è assai irregolare e rugoso-fessurata, di colore grigio-cenere chiaro, all’interno è assai poroso, all’estrazione rosato, poi, a contatto con l’aria, tende a diventare grigiastro; il sughero che viene rigenerato dopo l’asportazione viene chiamato “sughero gentile” o “sughero femmina”, la superficie è molto più regolare rispetto a quella del “sugherone”, fessurata e finemente divisa in scaglie, quasi come la corteccia del leccio maturo, di colore grigio scuro, all’interno è più compatto del “sugherone”, e quindi di qualità migliore. L‘asportazione va praticata su esemplari di almeno 20 anni, e poi ripetuta ogni 10 anni; si tratta di una operazione esclusivamente manuale e alquanto delicata, eseguibile solo da personale qualificato: consiste infatti nel separare il ritidoma dal fellogeno, lasciando quest’ultimo intatto perché possa rigenerare nuovo ritidoma (il sughero); avendo il fellogeno uno spessore di pochi mm si può intuire come sia facile danneggiarlo, sia praticando le inevitabili incisioni, sia nella fase di separazione vera e propria, dove, con mani poco esperte, se ne possono strappare grosse porzioni assieme al sughero, compromettendo le successive produzioni e indebolendo la pianta. Dopo l’estrazione, la superficie del fusto (che poi è la porzione esterna del fellogeno) appare scabro-verrucosa, con asperità poco rilevate, ma pungenti al tatto, dapprima di un colore rosato, poi, per il contatto con l’aria e la luce solare, tende via via ad arrossarsi, assumendo tonalità bruno-mielate dopo diversi giorni. L’apparato radicale è fittonante in età giovanile, nelle piante adulte è assai ramificato.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Foglie</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Le foglie sono semplici, alterne, brevemente picciolate, di consistenza coriacea; lamina di forma e dimensioni variabili anche su uno stesso esemplare, da ovata a lanceolata a oblunga; pagina superiore di colore verde tendente allo smeraldo, semi-opaca, quasi completamente glabra, o glabrescente per peli brevi e minutissimi, bianco-giallastri, riuniti in fascetti ± numerosi e sparsi a macchia di leopardo, e che ad occhio nudo appaiono come leggere asperità poco distinguibili o come pruinosità; pagina inferiore bianco-verdognola per fitta pubescenza, con nervatura ben rilevata; margine da intero a lievemente sinuato a dentato-spinescente (in questo caso poco pungente), spesso revoluto e lievemente ondulato; apice e base di forma variabile. Si possono confondere con le foglie di <em>Q. ilex</em>.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Fiori</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Su uno stesso esemplare sono presenti sia fiori maschili che femminili, quelli maschili riuniti in amenti lassi, penduli, tomentosi, di colore giallastro, mentre i femminili in spighe pauciflore, erette e verdastre.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Frutti</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Il frutto è una ghianda ± ovoidale, verde da giovane e bruno-castana a maturazione, con cupola che la ricopre da meno della metà a metà della loro lunghezza, con squame verdi-grigiastre, talvolta un po’ arrossate, almeno quelle più prossime al margine ben allungate e libere.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Periodo fioritura</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Fiorisce da Aprile a Maggio, è possibile una seconda fioritura non produttiva nei mesi autunnali.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Territorio di crescita</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Specie spontanea del settore nord-occidentale del Mediterraneo e del Portogallo; in Italia è presente allo stato spontaneo in Liguria, Lazio, Toscana, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, nell’Umbria è stata introdotta, è quindi da considerarsi spontaneizzata.
</p>

<p href="%7B___base_url___%7D/uploads/monthly_12_2008/post-9799-1228588009.jpg">
	<img alt="post-9799-1228588009.jpg" data-fileid="251506" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_12_2008/post-9799-1228588009.jpg">
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Habitat</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	La quercia da sughero predilige gli ambienti caldi e moderatamente siccitosi, preferibilmente su suoli ben drenati a substrato siliceo, generalmente assente sui calcari; spesso condivide l'ambiente con <em>Q. ilex</em> e/o <em>Q. pubescens</em>, fino a 700 metri di quota.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Somiglianze e varietà</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<em>Q. suber</em> var. <em>occidentalis</em> (Gay) Arcang. (= <em>Q. suber</em> var. <em>serotina</em> Borzi), con foglie semi-caduche e ghiande che maturano dopo 2 anni, tassonomicamente non più considerata varietà, ma semplice caso di variabilità. <em>Q.</em> x <em>morisii</em> Borzì, ibrido con il leccio (Q. ilex), alquanto raro.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Specie protetta</strong></span>
</p>

<ul>
	<li>
		L. 18/06/1956, n. 759, "Coltivazione, difesa e sfruttamento della sughera".
	</li>
	<li>
		L. R. 19/11/2001, n. 28 Umbria, "Testo unico regionale per le foreste"; vd art. 14 e tabb. A e B.
	</li>
	<li>
		L. R. 09/02/1994, n. 4 Sardegna, "Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e modifiche alla legge regionale 9 giugno 1989 n. 37, (concernente "Disciplina e provvidenze a favore della sughericoltura e dell' industria sughericola")"; vd. artt. 1, 6, 7, 8, 18, 22, 23, 24, 27, 30.
	</li>
</ul>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Costituenti chimici</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Nel sughero sono presenti acidi organici ( acido stearico, acido fellonico ) suberina, cerina. Nelle foglie mature ci sono zuccheri, acido quinico, quercitolo.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Uso alimentare</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Come per Quercus ilex i frutti cono la parte commestibile della pianta. Seccati e polverizzati, possono essere usati come addensante, tipo fecola di patate, oppure, mescolati ad altri cereali, per fare il pane. Poiché i semi di questa pianta contengono tannino è necessario lavarli accuratamente sotto acqua corrente prima di utilizzarli per l’alimentazione. Questa procedura, tuttavia, comporta la perdita di buona parte dei sali minerali in essi contenuti. Il metodo tradizionale di preparare i semi consisteva nel seppellirli in un terreno umido e lasciarli lì durante l’inverno. Li si disseppelliva a primavera, prossimi a germinare, ed a quel punto avevano perduto buona parte del potere astringente. Dai semi tostati si ottiene un succedaneo del caffè.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Uso cosmetologico</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Studi in campo chimico e cosmetologico hanno evidenziato che la suberina, uno dei principali componenti del sughero, possiede proprietà ammorbidenti ed antirughe per la pelle.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Uso Farmacologico</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Estratti di suberina, possiedono proprietà antimutageniche e questa sostanza può essere inclusa nel gruppo degli antimutageni naturali. Estratti, ottenuti dalle ghiande, si sono dimostrati efficaci antiossidanti, antibatterici ed antimicotici. Estratti ottenuti dalle foglie hanno proprietà gastroprotettive.
</p>

<p>
	<span style="color:#FF0000;"><strong>Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.</strong></span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Medicina alternativa e Curiosità</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Per uso interno l’infuso, il decotto il macerato di foglie possono venire usati come tonici nei casi di debolezza, come antidiarroici e come emostatici. Per uso esterno gli impacchi e le frizioni sono utili contro i geloni, le dermatosi con secrezioni di siero e le emorroidi. Il caffè di ghiande tostate è un semplice rimedio astringente e antidiarroico. La pacciamatura di foglie secche di sughera è un repellente naturale per limacce, larve ecc., ma non si devono usare le foglie fresche perché possono inibire la crescita delle piante. Nei tempi passati si usavano contenitori di sughero per conservare soluzioni di arsenico ed altre sostanze velenose. L’uso è stato abbandonato perché i veleni, in qualche misura, imbevevano il sughero cosicché il contenitore non poteva venir usato per altre sostanze.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Note</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Pianta coltivata in Sardegna, Spagna e Portogallo per l'estrazione del sughero, molto usato per produrre tappi da imbottigliamento ed oggetti tradizionali, quali le famose cartoline postali e diversi altri oggetti d'arte o "souvenir". Viene coltivata nei vivai forestali per i rimboschimenti. Molto resistente al fuoco grazie al sughero che ha un buon potere ignifugo, oltre che essere un ottimo isolante termico. Il sughero macinato ed impastato con alcuni tipi di colla, viene utilizzato nell’industria meccanica ed automobilistica, e come isolante termoacustico nell’edilizia, per foderare pareti e pavimenti. In Sardegna viene utilizzato come rudimentale vassoio, chiamato <em>'ajone</em> (o <em>vajone</em>), per servire la carne di maialetto o agnello arrosto previamente tagliata a pezzi; sempre in Sardegna gli apicoltori ne ricavavano "su tulu", il particolare gugno cilindrico utilizzato come arnia. Le fiabe e le leggende legate a questa pianta hanno spesso a che fare col sughero. Presso Niscemi, nella Sicilia centro meridionale, si estende una sughereta che è reliquia della antica foresta a sughera e leccio. Si racconta che il pastore Andrea Armao, il 21 maggio 1599, trovò un bue inginocchiato presso una sorgente d’acqua su cui galleggiava un’immagine della Madonna impressa nel sughero. In seguito lì sorse un Santuario dedicato alla Madonna, che rappresentò il nucleo centrale del piccolo comune di Niscemi. Ultimamente la processionaria (<em>Lymantria dispar</em>) le cui larve divorano avidamente e completamente il fogliame delle querce, compromettono la fruttificazione e rendono più scadente la qualità del sughero.
</p>

<p>
	<strong>Scheda di proprietà AMINT realizzata da Marika, Annamaria Bononcini e G.B. Pau - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong>
</p>

<p>
	 
</p>

<p>
	<span style="color:#008000;"><strong>Link utili</strong></span>
</p>

<p>
	<a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel=""><span style="color:#0000FF;">Indici temi Botanici</span></a> - <a href="http://galleriafiori.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow"><span style="color:#0000FF;">Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT</span></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="color:#008000;">Quercus suber L. - foto di Marika</span></strong>
</p>

<p>
	<em>sughereta in autunno, con sottobosco di Pteridium aquilinum</em>
</p>

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	<img alt="post-3243-1225838224.jpg" data-fileid="245128" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_11_2008/post-3243-1225838224.jpg">
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">20191</guid><pubDate>Sun, 07 Dec 2008 20:44:30 +0000</pubDate></item><item><title>Pinus pinea L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/72489-pinus-pinea-l/</link><description><![CDATA[
<p>
	<span style="color:#008000;"><em><span style="font-size:18px;"><strong>Pinus pinea </strong></span></em></span><span style="color:#008000;"> </span><span style="color:#008000;"><span style="font-size:18px;"> L. </span></span>
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Sinonimi</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Apinus pinea (L.) Neck.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Pinus fastuosa Salisb., nom. illeg.</span>
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Tassonomia</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Regno <strong><em>Plantae</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Divisione <b><i>Pinophyta</i></b></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Classe <strong><em>Pinopsida</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Ordine <strong><em>Pinales</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Famiglia <strong><em>Pinaceae</em></strong></span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Etimologia</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Il termine del genere "Pinus" deriva dal nome latino del pino. L’epiteto specifico "pinea", fa riferimento al nome latino delle pigne (frutti dei pini domestici che producono pinoli commestibili).</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Nome italiano</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<font color="#545454" size="2">Pino domestico.</font>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Descrizione</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Albero ad alto fusto sempreverde, con radici robuste, profonde e ramificate, il tronco è diritto e si dirama in ulteriori branche verso l'alto, la corteccia è di colore castano-rossastro, divisa in grosse placche più o meno irregolari, verticali con l'età I rami formano una volta ad ombrello piano sulla cima dell’albero, le foglie sono di colore verde, lunghe fino a 15 cm, riunite in fascetti di due, flessibili e mucronate ma non pungenti con la base racchiusa in una guaina membranacea impermeabile. </span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Fiori</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">La pianta porta sia i fiori femminili che quelli maschili, i femminili spuntano agli apici dei nuovi getti e sono di colore verdastro, quelli maschili, di colore giallastro e più appariscenti, spuntano alla base dei getti.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Frutti</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Lo pseudofrutto è una pigna di forma ovale, subsessile e caduca, di colore marrone rossiccio, è divisa in grosse squame di forma poligonale, quelle inferiori sterili si staccano permettendo alle superiori fertili di allargarsi e rilasciare i semi, due per ognuna, formati da un guscio legnoso ricoperto da polvere nerastra che ha all'interno un pinolo di consistenza morbida e biancastra, questo è il vero seme che darà origine a nuove piantine.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Habitat</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Fiorisce da aprile a maggio, da 0 a 1000 m s.l.m., è presente in modo spontaneo in Liguria, Toscana, Molise, Sicilia e Sardegna; è presente in modo naturalizzato in Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna, Umbria, Lazio, Marche, Abruzzo, Campania e Basilicata; segnalato per errore in Veneto, Puglia e Calabria.</span>
</p>

<p>
	<img alt="Pinus-pinea_©-Tomaso-Lezzi.png" data-ratio="113.21" width="530" src="http://areasoci.funghiitaliani.it/forum/uploads/monthly_2018_05/444466193_Pinus-pinea_-Tomaso-Lezzi.png.279d6f7ade5f35bc8e24c94ff33d88d0.png">
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Osservazioni</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Il vero seme dell’albero e cioè il pinolo, è commestibile e trova un impiego diffuso nella cucina italiana, costituendo l’ingrediente principale di numerose ricette tipiche caratteristiche di diverse regioni del nostro paese. Il Pinus pinea forma dei veri boschi a sé stanti chiamati pinete, specie sulle coste mediterranee come la famosa pineta di San Rossore o quella di Ravenna. Il peggior nemico della pianta è la Thaumetopoea pityocampa (Den. &amp; Schiff.) comunemente chiamata Processionaria.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Funghi tipici di questo albero</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">Alcuni dei funghi simbionti del Pinus pinea sono la Morchella elata Fr. e il Tuber borchii Vittadini, il bianchetto o tartufo di pineta che ha poche esigenze in fatto di substrato, preferendo i terreni sabbiosi e poveri di humus. Altre specie rinvenibili sotto questa essenza arborea sono i funghi denominati comunemente Morette (gruppo Tricholoma terreum). Facile rinvenire queste fruttificazioni anche nei parchi cittadini, nelle aiuole pubbliche o nei giardini privati, dove spesso si trova questa specie, spesso piantumato come imponente pianta ornamentale.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Processionaria, un pericoloso parassita</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#545454; font-size:small; text-align:left">La Processionaria è un Lepidottero diffuso nel continente europeo, asiatico e africano, parassita dei pini, ne compromette lo sviluppo e la stessa esistenza, distruggendo quasi tutto il fogliame del quale si ciba con avidità. Dobbiamo ricordare che, durante la fase larvale, il bruco di questa farfalla, è interamente ricoperto da una peluria fortemente urticante per tutti gli animali che ne vengono a contatto, uomo compreso. La peluria urticante di tale larva provoca reazioni papulose, con eritemi più o meno vasti, sulla pelle degli animali. In particolare, la peluria urticante del bruco crea danni importanti quando viene a contatto con l’occhio, le mucose, la bocca, o addirittura con le vie respiratorie.</span>
</p>

<p>
	<strong style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong>
</p>

<p>
	 
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#8d9aa6; font-size:13px; text-align:start">
	<span style="color:#006400"><span style="color:#008000"><strong>Link utili</strong></span></span>
</p>

<p style="background-color:#ffffff; color:#8d9aa6; font-size:13px; text-align:start">
	<a href="http://botanica.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow" style="background-color:transparent; color:#3d6594" target="_blank"><span style="color:#0000ff">Indice Generale Schede Botaniche</span></a><span style="color:#0000ff"><span> </span>-<span> </span></span><a href="https://www.funghiitaliani.it/index.php?app=gallery" rel="" style="background-color:transparent; color:#3d6594"><span style="color:#0000ff">Galleria delle Orchidee Spontanee Italiane</span></a><span style="color:#0000ff"><span> </span>-<span> </span></span><a href="https://www.funghiitaliani.it/index.php?showforum=249" rel="" style="background-color:transparent; color:#3d6594"><span style="color:#0000ff">Schede delle Orchidee Italiane</span></a>
</p>

<p>
	<span style="color:#008000;">Regione Marche, Agosto 2018, foto di Pietro Curti.</span>
</p>

<p>
	<img alt="1.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="555872" data-ratio="87.25" data-unique="4ydeqzee3" style="" width="800" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/1.jpg.7b6637a934e9fe87e18a9a881e734423.jpg">
</p>

<p href="%7B___base_url___%7D/uploads/monthly_08_2008/post-4-1217886223.jpg">
	 
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">72489</guid><pubDate>Sun, 21 Aug 2011 16:16:22 +0000</pubDate></item><item><title>Cistus albidus&#xA0;L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/97932-cistus-albidus%C2%A0l/</link><description><![CDATA[
<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="color:#008000;"><span style="font-size:18px;"><em><strong>Cistus albidus</strong></em><span><span> </span>L.</span></span></span><br>
	<br>
	<span style="color:#0000ff;"><strong>Tassonomia</strong></span><br>
	Regno: <b><i>Plantae</i></b><br>
	Divisione: <b><i>Magnoliophyta</i></b><br>
	Classe: <b><i>Magnoliopsida</i></b><br>
	Ordine: <b><i>Violales</i></b><br>
	Famiglia: <b><i>Cistaceae</i></b><br>
	<br>
	<span style="color:#0000ff;"><strong>Nome italiano</strong></span><br>
	Cisto biancastro.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Etimologia</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Il nome sembra derivare dal greco Κονσέρβα = scatoletta, il quale si riferisce all'involucro dei frutti che si apre a scatto, albidus viene dal latino "biancastro" riferito al colore delle foglie e dei germogli ricoperti da una folta peluria biancastra.</span>
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Descrizione</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="color: rgb(53, 60, 65); background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">Il Cistus albidus è un arbusto sempreverde che raggiunge circa i 150 cm di altezza, il suo tronco è formato da una corteccia di colore marroncino con fenditure verticali che si sfalda facilmente, i rami giovani sono di colore brunastro ricoperti da una folta peluria stellata. Le foglie sono di colore verde, ricoperte su ambedue le facce dalla stessa folta peluria stellata dei rami giovani e non hanno il picciolo; i fiori di colore rosa o leggermente porporini spuntano alla base delle foglie con un lungo pedicello, hanno 5 petali ben presto caduchi con aspetto stropicciato, hanno una macchia gialla al centro alla base dei numerosi stami anch'essi di colore giallo e un esile stilo centrale. Il frutto è una capsula deiscente che a maturità si apre a scatto spargendo i numerosi semi neri. Fiorisce da aprile a giugno.</span>
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Habitat</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Il Cistus albidus cresce dal livello del mare fino a 1300 metri di altezza, nelle aree mediterranee o ai margini dei boschi con prevalenza di leccio o roverella, su terreni aridi e calcarei; è presente in Liguria, in Piemonte (limitatamente alla Val Maira), in Lombardia, in Veneto, in Toscana, nel Lazio e in Sardegna.</span>
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<img alt="Cistus-albidus_Map-©-Tomaso-Lezzi.png" data-ratio="110.50" width="543" src="http://areasoci.funghiitaliani.it/forum/uploads/monthly_2018_06/1788032889_Cistus-albidus_Map--Tomaso-Lezzi.png.f2867b03e5ee6ef83887b3cc0f11dbd6.png">
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Curiosità</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">La pianta è protetta in Piemonte (L. R. 2 novembre 1982, n. 32). Non esiste un uso alimentare della pianta e anche gli animali non se ne cibano; il suo legno contiene resina ed è infiammabile e nel passato veniva usato come legna da ardere. Come tutte le le altre specie del genere contiene un olio essenziale che viene usato come antisettico nella cura delle infiammazioni della pelle e nelle ferite. Il Cisto è una pianta aromatica ed il periodo balsamico lo si ha durante la fioritura; il profumo è gradevole e viene liberato per contatto o con il movimento indotto dal vento. Alcune specie di Cisto contengono il laudano, una resina astringente e stimolante nervina, usata anche in profumeria e probabilmente anche Cistus albidus contiene questa resina. </span>
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Somiglianze e varietà</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Cistus creticus L. subsp. corsicus (Loisel.) Greuter et Burdet (presente solo in Sardegna). Cistus creticus L. subsp. creticus (presente in Toscana, nel Lazio, in Abruzzo, in Molise, in Campania, in Puglia e Sicilia). Cistus creticus L. subsp. eriocephalus (Viv.) Greuter et Burdet (la specie meglio rappresentata nel nostro Paese; presente in tutta Italia, tranne che in Friuli Venezia Giulia, in Trentino Alto Adige, in Lombardia, in Piemonte e in Val d'Aosta). Cistus crispus L. (la cui presenza è certa solo in Sicilia e in Liguria, dubbia nel Lazio). Cistus parviflorus Lam. (presenza certa solo in Sicilia, dubbia in Puglia). Tutte specie simili e a volte confondibili, ma Cistus albidus è l'unico ad avere le foglie sessili. </span>
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Caratteristiche e informazioni varie</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Una delle caratteristiche dei Cistus è quella di ibridarsi fra loro, per cui è difficile determinarli. Nel linguaggio dei fiori viene collocato nell'infedeltà e incostanza per cui regalare un fiore di Cistus significa non avere fiducia nella persona. I petali dei fiori del Cistus bianco hanno la caratteristica che se toccati fanno vibrare i numerosi stami mentre ciò non accade nei fiori colorati. Nei mesi caldi si può estrarre una resina utilizzata in farmacopea e nei profumi, mentre i suoi germogli vengono utilizzati cotti al pari degli asparagi. Su molte specie di Cistus nasce una pianta parassita di nome Cytinus hypocystis che penetra nelle radici della pianta.</span>
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Coltivazione</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Questo arbusto può essere allevato nei giardini domestici come pianta ornamentale, ha un portamento tipicamente cespuglioso che raggiunge un’altezza di poco superiore al metro, non richiede cure particolari e si adatta facilmente a terreni poveri e ben drenati, l’irrigazione non è necessaria, eccezion fatta per sporadiche annaffiature nei periodi estremamente siccitosi. Deve essere coltivato in pieno sole e nei mesi di aprile e maggio si copre di numerosi fiori rosa, il suo fogliame denso e fitto è grigio verdastro e presenta una fitta peluria biancastra.</span>
</p>

<p style="background-color: rgb(255, 255, 255); font-size: 14px;">
	<strong style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Scheda di proprietà AMINT realizzata da Marika e Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#008000; font-size:14px; text-align:start"><strong>Link utili</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel="" style="background-color:#ffffff; color:#3d6594; font-size:14px; text-align:start"><span style="color:#0000ff">Indici temi Botanici</span></a><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"><span> </span>-<span> </span></span><a href="http://botanica.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow" style="background-color:#ffffff; color:#3d6594; font-size:14px; text-align:start" target="_blank">Indice generale informatizzato delle piante, dei fiori e delle erbe</a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">97932</guid><pubDate>Tue, 10 Dec 2019 21:04:18 +0000</pubDate></item><item><title>Pinus nigra J.F.Arnold</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/97931-pinus-nigra-jfarnold/</link><description><![CDATA[
<p>
	<span style="background-color:#ffffff;color:#008000;font-size:14px;"><span style="font-size:18px;"><em><strong>Pinus nigra</strong></em><span><span> J.F.Arnold</span></span></span></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#0000ff;font-size:14px;"><strong>Tassonomia</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Regno:<span> </span></span><b style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><i>Plantae</i></b><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Divisione:<span> <strong>Pino</strong></span></span><b style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><i>phyta</i></b><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Classe:<span> </span></span><b style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><i>Pinopsida</i></b><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Ordine:<span> </span></span><b style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><i>Pinales</i></b><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Famiglia:<span> </span></span><em style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><strong>Pinaceae</strong></em><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#0000ff;font-size:14px;"><strong>Nome italiano</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Pino nero.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Etimologia</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Il genere Pinus secondo alcuni autori deriva dal latino pix-cis, “pece, resina”, questo in virtù delle tipiche e abbondanti escrezioni resinose della pianta in ogni suo settore, diversamente, secondo altri autori, la radice del nome è da attribuire al celtico pen “testa”, in virtù della forma conica, allungata e appuntita della sua chioma, con particolare riferimento ai soggetti più giovani. Il nome della specie, nigra, richiama le tonalità nerastre delle striature della corteccia e delle parti interne degli strobili, con particolare riferimento alle aree interne delle squame.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Descrizione</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Albero sempreverde con portamento eretto, della famiglia delle Pinaceae. Il pino nero è un albero che può raggiungere fino a 40 metri di altezza, ha un grosso fusto eretto con la corteccia di colore cinerino argentato negli esemplari giovani, mentre in quelli adulti la corteccia è caratterizzata da grosse placche di colore marrone scuro bordate di nero. La chioma è folta, conica negli esemplari giovani, quindi crescendo piramidale, poi tronco conica, ed infine a ombrello negli esemplari più vecchi; il legno interno è di colore rossiccio mentre la parte sotto la corteccia è di colore giallognolo. Le radici sono costituite da un grosso fittone dal quale si dipartono radici laterali robuste che danno stabilità alla pianta, i rami giovani sono di colore argento giallastro, quelli più vecchi assumono un colore marrone nerastro. </span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Foglie</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Sono aghi flessibili di colore verde con apici a punta e margini dentellati, sono raggruppati a mazzetti di due, chiusi alla base da una corta guaina biancastra, percorsi da numerosi canali resiniferi. </span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Fiori</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">I fiori come in tutte le specie della famiglia Pinaceae non sono veri fiori ma foglie modificate: macrosporofilli con gemme apicali rossastre che daranno origine ai coni femminili e microsporofilli riuniti a mazzetti di colore giallastro che daranno origine ai coni maschili, che saranno fecondi solo dopo più di un anno dell’avvenuta impollinazione.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Frutto</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Il frutto è uno strobilo caduco di forma ovale con un corto picciolo, è di colore marroncino, lungo circa 8 cm e a maturità diventa nerastro, contiene grandi semi alati che vengono dispersi dopo circa tre anni dalla maturazione e solo una parte sarà in grado di germinare. Il Pino nero fiorisce da Aprile a Maggio su diversi tipi di substrato, in Italia è presente in tutte le regioni ad esclusione di Valle d'Aosta, Puglia e Basilicata, dal piano fino 1200 metri di quota.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Varietà</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Esistono molte varietà di Pino nero: Pinus nigra mauretanica che si trova in Marocco e Algeria; Pinus nigra salzmannii che cresce in Spagna e Francia, chiamato anche pino dei Pirenei; Pinus nigra laricio si trova in Corsica (pino corso), Sicilia e Calabria (pino calabrese); Pinus nigra nigra o pino austriaco che si trova in Italia dall'Appennino fino in Grecia, presente dalle Alpi Giulie e dalle montagne balcaniche su più di 800.000 ettari, è utilizzato come pianta da rimboschimento, privilegiata per la sua rapida crescita; Pinus nigra dalmatica presente in pochi esemplari nelle isole della Croazia; Pinus nigra pallasiana presente in Grecia, Turchia, Cipro e Crimea, chiamato anche pino di Crimea. </span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Habitat</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">È presente su gran parte del territorio italiano, nelle aree più meridionali e calde e nelle zone del nord più fredde. Predilige i terreni più aridi e rocciosi, anche pietrosi e calcarei, diversamente soffre nei terreni argillosi e pesanti, dove cresce stentatamente. Crea foreste in purezza, ma si associa con frequenza con altre essenze arboree e lo troviamo in boschi misti con altre specie di pini, con abeti o anche con latifoglie quali il castagno. Pur essendo una specie termofila resiste bene al freddo, al gelo e alla neve, in relazione alla latitudine in cui sono collocate le foreste, lo troviamo dalla pianura fino a 1200 metri di altitudine.</span>
</p>

<p>
	<img alt="Pinus nigra Map ©-Tomaso-Lezzi.gif" data-ratio="110.70" width="542" src="http://areasoci.funghiitaliani.it/forum/uploads/monthly_2018_11/566727212_PinusnigraMap-Tomaso-Lezzi.gif.151a58556c8c8b6bd255fa279c0a1b7c.gif">
</p>

<p>
	<strong style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Scheda di proprietà AMINT realizzata da Marika e Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#008000; font-size:14px; text-align:start"><strong>Link utili</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel="" style="background-color:#ffffff; color:#3d6594; font-size:14px; text-align:start"><span style="color:#0000ff">Indici temi Botanici</span></a><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"><span> </span>-<span> </span></span><a href="http://botanica.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow" style="background-color:#ffffff; color:#3d6594; font-size:14px; text-align:start" target="_blank">Indice generale informatizzato delle piante, dei fiori e delle erbe</a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">97931</guid><pubDate>Tue, 10 Dec 2019 20:15:08 +0000</pubDate></item><item><title>Betula pendula Roth</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/89167-betula-pendula-roth/</link><description><![CDATA[
<p>
	<span style="color:#008000;"><span style="font-size:18px;"><em><strong>Betula pendula</strong></em><span style="font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> Roth</span></span></span><br>
	<br>
	<span style="color:#0000ff;"><strong>Tassonomia</strong></span><br>
	Regno: <b><i>Plantae</i></b><br>
	Divisione: <b><i>Magnoliophyta</i></b><br>
	Classe: <b><i>Magnoliopsida</i></b><br>
	Ordine: <b><i>Fagales</i></b><br>
	Famiglia: <em><strong>Betulaceae</strong></em><br>
	<br>
	<span style="color:#0000ff;"><strong>Nome italiano</strong></span><br>
	Betulla pendula, Betulla bianca, Betulla verrucosa.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Etimologia</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Il termine "<em>Betula</em>" proviene dal latino betulla che a sua volta è di origine gallica, bed-wen, “betulla”, il nome specifico "<em>pendula</em>" deriva dal portamento della sua chioma e dei rami terminali ricadenti.</span>
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Descrizione</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Pianta forestale tipica delle aree alpine e subalpine, nel nord Italia presente anche nelle zone planiziali e lungo la dorsale appenninica in diversi siti boschivi collocati in alta quota, presente persino in alcune zone sommitali del vulcano Etna Latifoglia di media grandezza, poco longevo, può raggiungere i 25-30 m di altezza; tronco eretto, slanciato, provvisto di una corteccia bianca segnata da numerose lenticelle orizzontali, sfogliabile in lamine papiracee trasversali, presenta screpolature longitudinali scure, più numerose nella parte basale del tronco.</span><br>
	<br>
	<font color="#0000ff"><b>Rami e Foglie</b></font><br>
	Rami primari ascendenti, rami giovani flessibili e ricadenti, con verruche ghiandolose abbondanti. Foglie caduche, picciolate, glabre, opache nella pagina inferiore, lamina apiculata, ovato-romboidale, margine doppiamente seghettato, con 6-9 paia di nervi secondari evidenti, pagina superiore verde brillante. (Bull.: Fr.) P. Karsten.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Fiori e frutti</b></font><br>
	Infiorescenza composta da amenti unisessuati; amenti maschili precoci, terminali, sessili, lunghi, antere giallo-aranciate con un filamento bifido; amenti femminili più corti, peduncolati, penduli a maturità, stimma rosso vivo, ovario infero; i fiori femminili sono avvolti da una brattea trilobata. Fiorisce da marzo a maggio, da 400 a 2000 m s.l.m. I frutti sono piccoli acheni ovoidali, con due ali laterali e due stili persistenti, che producono una grossa quantità di semi.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Legno</b></font><br>
	Legno di media durezza di colore variabile dal giallo avorio al bianco rosato. Il legno di questa essenza arborea viene utilizzato per svariati usi, in prevalenza per la produzione di paste da carta, ma anche in falegnameria per la produzione di compensati.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Habitat</b></font><br>
	Pianta pioniera e colonizzatrice, eliofila, predilige terreni sabbiosi e freschi preferibilmente a substrato siliceo. Si adatta comunque a qualsiasi tipo di terreno e con la sua copiosa e rapidissima riproduzione, sia per seme che per polloni, colonizza in pochissimo tempo i suoli sui quali viene impiantata. Presente su gran parte del territorio italiano, assente nelle regioni Puglia, Calabria, Sardegna.
</p>

<p>
	<img alt="Betula pendula Map-©-Tomaso-Lezzi.gif" data-ratio="110.70" width="542" src="http://areasoci.funghiitaliani.it/forum/uploads/monthly_2019_01/1622721647_BetulapendulaMap--Tomaso-Lezzi.gif.0dba54f611ea8468b37fda224636f31f.gif">
</p>

<p>
	<span style="color:#0000ff;"><strong>Nome italiano</strong></span><br>
	I soggetti deboli o morti di Betulla vengono spesso aggrediti da un fungo, il <em><strong>Piptoporus betulinus</strong></em> (Bull.: Fr.) P. Karsten, che nella prima fase iniziale ha caratteristiche ecologiche tipiche di un organismo parassita, per poi successivamente trasformarsi sulla pianta morta, in organismo diversamente saprotrofo. Questo fungo lignicolo cresce esclusivamente su tronchi di Betulla sui quali forma colonie anche molto numerose, dove contemporaneamente si possono distinguere soggetti vecchi e fatiscenti mescolati a giovani primordi, inconfondibili per le caratteristiche morfologiche molto tipiche.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Preistoria, terapie e magie</b></font><br>
	Otzi l'uomo preistorico del Similaun, vissuto oltre 5300 anni or sono e trovato mummificato nei ghiacciai di Val Senales, morì all'età di circa 46 anni in modo cruento trafitto da una freccia che provocò la lacerazione di un'arteria importante e il suo conseguente dissanguamento. Oltre al fungo Fomes fomentarius, portava con sè anche un Piptoporus betulinus e mentre si può immaginare la funzione del primo, che per la consistenza della carne stoppacciosa veniva usato come esca per accendere il fuoco, nulla si sa sulla funzione del secondo. Qualcuno suppone che si tratta di un fungo con potenzialità curative e ci sono studi in merito che intendono delineare tali proprietà, un’alternativa è che fosse collegato a riti ancestrali e magici.
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Funghi sotto Betulla</b></font><br>
	Sono tante le specie fungine strettamente collegate in simbiosi a questa essenza arborea, alcuni in modo assolutamente esclusivo. Tra i funghi boletoidi e cioè quelli che sotto il cappello hanno un imenoforo costituito da pori e tuboli (struttura morfologica volgarmente detta spugna), troviamo due Leccini molto noti: Leccinum scabrum, unico rappresentante del genere ad avere carne bianca immutabile; Leccinum versipelle, con carne tipicamente ingrigente ove esposta a l’aria; Gyrodon lividus, specie con tuboli cortissimi, decorrenti sul gambo e pori strettissimi; il già descritto Piptoporus betulinus, ma anche funghi lamellati quali il Lactarius torminosus, specie acre e tossica dal caratteristico colore rosa salmone.
</p>

<p>
	<strong style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#008000; font-size:14px; text-align:start"><strong>Link utili</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel="" style="background-color:#ffffff; color:#3d6594; font-size:14px; text-align:start"><span style="color:#0000ff">Indici temi Botanici</span></a><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"><span> </span>-<span> </span></span><a href="http://botanica.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow">Indice generale informatizzato delle piante, dei fiori e delle erbe</a><br>
	<br>
	<font color="#0000ff"><b><span style="color:#008000;"><strong>Regione Valle d'Aosta, 1000 m s.l.m., Aprile 2015, foto di Giomalvi.</strong></span></b></font><br>
	<br>
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/12.jpg.7f561b77f3f82560b19a077ff774fcc4.jpg" data-fileid="555845" data-fileext="jpg" rel=""><img class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="555845" data-ratio="133.21" data-unique="8p3nbo238" style="" width="563" alt="12.jpg" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/12.thumb.jpg.a54cec25b590c580ddab7689a2b0758a.jpg"></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">89167</guid><pubDate>Thu, 25 Jun 2015 08:18:39 +0000</pubDate></item><item><title>Picea abies&#xA0;(L.) H. Karst.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/97923-picea-abies%C2%A0l-h-karst/</link><description><![CDATA[
<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="font-size:16px;"><span style="color:#006600;"><em><strong>Picea abies</strong></em><span> </span>(L.) H. Karst.</span></span>
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#0000ff;font-size:14px;"><strong>Tassonomia</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><strong>Regno: </strong>Plantae</span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><b>Divisione: </b>Pinophyta</span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><strong>Classe: </strong>Pinopsida</span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><strong>Ordine: </strong>Pinales</span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><strong>Famiglia: </strong>Pinaceae</span>
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#0000ff;font-size:14px;"><strong>Nome italiano</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Abete rosso</span>
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#0000ff;font-size:14px;"><strong>Etimologia</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Il nome latino "<em>Picea</em>" deriva dal nome latino del pino, l'epiteto specifico "<em>abies</em>" deriva dal latino Abies-tis, derivato dalla radice sanscrita sgorgare (della resina).</span>
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#0000ff;font-size:14px;"><strong>Descrizione</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	L'abete rosso o peccio è una pianta della grande famiglia delle Pinaceae abbondantemente diffuso nelle Alpi, nelle Prealpi, nell'appennino tosco-emiliano, nonché in diversi territori boschivi del nord Europa e dell'Asia, viene utilizzato nei rimboschimenti. Si tratta di un albero che raggiunge altezze considerevoli, fino a 40 metri e oltre. Il suo tronco ha un portamento rettilineo, la sua chioma assume una forma conica decisamente serrata. Il polimorfismo di questa specie è comunque molto spiccato e strettamente legato al territorio di appartenenza, assume un aspetto più appuntito in altura mentre appare più espanso in collina.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Corteccia</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	La corteccia del tronco, all'esordio e nei primi anni di vita, si presenta sottile e rossastra, da cui il nome volgare della specie. A maturità assume tonalità grigio-brunastre e si frammenta in forme poligonali rotonde o rettangolari aventi le dimensioni di pochi centimetri.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Foglie e Fiori</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	Le foglie assumono il caratteristico aspetto di aghi, da cui l’indicazione lessicale comune per queste piante forestali denominate aghifoglie. La sezione dell’ago fogliare del peccio è tipicamente quadrangolare e la sua inserzione al ramo avviene su cuscinetti che circondano interamente i singoli rametti. L’antesi si realizza da aprile a maggio, ogni pianta porta simultaneamente sia i fiori maschili che quelli femminili, il termine con cui vengono indicati è sporofili. I fiori maschili sono più minuti e formano coni che si sviluppano nei rami dell’anno precedente alla base dei fiori femminili. I fiori femminili, decisamente più grandi, una volta fecondati e a maturità, daranno origine agli strobili, più conosciuti con il nome di pigne.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Strobili o pigne</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	Strobili o pigne I frutti di questo albero sono estremamente tardivi e non appaiono prima del 25°-30° anno di vita, all'esordio sono verdastri, poi rossastri ed infine marroni, hanno un portamento pendulo e cadono interi al suolo una volta maturi.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<img alt="2.gif" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="555809" data-ratio="110.70" data-unique="ll3v2o3mr" style="" width="542" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/2.gif.2b715b71a8bde51e0ba6ca416589a7d9.gif">
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Specie simili</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	L’albero che gli è più simile è l’abete bianco, ma è abbastanza semplice distinguere le due specie per una serie di caratteristiche inconfondibili. Le pigne nell'abete rosso sono pendule e cadono intere al suolo a maturità, diversamente sono erette nell'abete bianco e si squamano gradualmente sui rametti, lasciando cadere al suolo le singole scaglie, quindi nel sottosuolo delle foreste di abeti bianchi, non osserveremo pigne intere. Gli aghi sono a sezione quadrangolare nell'abete rosso, diversamente piatti nell'abete bianco, disposti a pettine nell'abete bianco, mentre all'esordio, circondano interamente i rametti nell'abete rosso.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#0000ff;font-size:14px;"><strong>Distinzione da pini, larici e cedri</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	Questo albero condivide l'habitat con altre conifere e aghifoglie, in particolare con pini, larici e cedri, da tutti questi, insieme a tutti i pecci e agli abeti, si distingue agevolmente perché i suoi aghi sono inseriti singolarmente nei rametti, mentre nelle altre piante citate sono riuniti a ciuffetti. Sono tipici i ciuffetti a due aghi del pino nero e del pino rosso, altrettanto tipici i ciuffetti a cinque aghi del pino strobo. Il larice si distingue ulteriormente per essere l’unica conifera a perdere tutte le foglie in inverno.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Abeti e musica</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	Sono rinomate le proprietà armoniche del legno dell’abete rosso, utilizzato per la realizzazione delle tavole armoniche degli strumenti a corde, in particolare di violini, viole, violoncelli e chitarre, nonché di pianoforti a coda da concerto. In particolare, alcuni abeti rossi della Val di Fiemme in Trentino sono ricercati dai liutai di tutto il mondo per le loro caratteristiche sonore. Si tratta di alberi che presentano anomalie nell’accrescimento annuale, e vengono definiti come “alberi che cantano” o “abeti maschi”. Notissimi i violini Stradivari realizzati con legno di abete rosso proveniente dalla foresta di Paneveggio situata nel territorio della Val di Fiemme.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<font color="#0000ff"><b>Funghi dell'abete rosso</b></font><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	L’abete rosso è un albero simbionte per eccellenza, numerose sono le specie di funghi che nascono nelle sue foreste, alcune velenose letali, altre eccellenti commestibili, la maggioranza privi d’interesse tossicologico o alimentare, ma fondamentali e utilissimi per il benessere del bosco e per la preservazione ottimale degli habitat naturali. Tra i funghi eccellenti che crescono sotto le sue folte chiome troviamo il ricercatissimo Boletus edulis, il porcino per antonomasia e il Cantharellus cibarius, noto con il nome comune di Galletto, entrambi funghi trai più ricercati e raccolti. Tra i letali spicca il Cortinarius rubellus = Cortinarius speciosissimus, responsabile della maggioranza degli avvelenamenti con esito mortale in Trentino.
</p>

<p style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<strong style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#008000;font-size:14px;"><strong>Link utili</strong></span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel="" style="background-color:#ffffff;color:#3d6594;font-size:14px;"><span style="color:#0000ff;">Indici temi Botanici</span></a><span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><span> </span>-<span> </span></span><a href="http://galleriafiori.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow" style="background-color:#ffffff;color:#3d6594;font-size:14px;"><span style="color:#0000ff;">Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT</span></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">97923</guid><pubDate>Sat, 07 Dec 2019 18:04:04 +0000</pubDate></item><item><title>Larix decidua Miller</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/37565-larix-decidua-miller/</link><description><![CDATA[
<p>
	<span style="color:#008000;"><strong><span style="font-size:18px;"><em>Larix decidua</em></span></strong></span><span style="color:#008000;"> </span><span style="color:#008000;"><span style="font-size:18px;">L.</span></span>
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Sinonimi</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Pinus larix L.<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Larix europaea DC.<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Larix larix (L.) H.Karst.
</p>

<p>
	<span style="color:#0000FF;"><strong>Tassonomia</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Regno <strong><em>Plantae</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Divisione <b><i>Pinophyta</i></b></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Classe <strong><em>Pinopsida</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Ordine <strong><em>Pinales</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Famiglia <strong><em>Pinaceae</em></strong></span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff" style="background-color:#ffffff; font-size:14px; text-align:start"><b>Nome italiano</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Larice comune
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Etimologia</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Larix dal latino larice, decidua da decidu-us, -a, -um = che cade (dal verbo dècid-o, -is, i, ere [de + cado] = cadere da, o, semplicemente, cadere)
</p>

<p>
	<font color="#0000ff" style="background-color:#ffffff; font-size:14px; text-align:start"><b>Descrizione</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	Pianta delle conifere, originaria dell'Europa centrale, ha chioma di forma conica e fusto diritto, con corteccia a placche di colore rossastro, allargato alla base. Molto longevo, in autunno gli aghi si colorano di giallo oro e successivamente cadono in inverno. Le foglie sono aghi, riuniti a mazzetti che ne portano fino a trenta, di colore verde, distribuiti su tutta la circonferenza del ramo, non sono pungenti; pur facendo parte delle conifere è una pianta a foglie caduche, che diventano giallo oro, prima del rigore invernale e quindi prima del loro distacco dai rami.
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Fiori e Frutti</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">I fiori femminili sono di un bel colore rosso appariscente, eretti sui rami, i maschili piccoli e di colore verdastro/giallastro, pendono dai rami. Fiorisce da aprile a maggio/giugno, secondo la fascia vegetazionale di crescita. I frutti sono pigne (o strobili), prima verdi e poi, a maturazione, bruno-chiari, contenenti piccoli semi alati; possono persistere sui rami anche dopo parecchio tempo dalla caduta dei semi.</span>
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Territorio di crescita</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Cresce spontanea nel nord Italia, partendo dall'Appennino fino all'arco alpino, dove forma anche dei boschi. Oppure convive in promiscuità con l’abete bianco e l’abete rosso. Preferisce i boschi montani, freschi e luminosi, spingendosi fino a 2400 m s.l.m. Non risultano essere presenti nel territorio nazionale norme di protezione per questa pianta.</span>
</p>

<p href="%7B___base_url___%7D/uploads/monthly_07_2008/post-3243-1215949538.jpg">
	<img alt="cartina Tom.gif" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="555793" data-ratio="110.70" data-unique="nx9uvzn90" style="" width="542" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/2123721332_cartinaTom.gif.863f5f7f0b0a346b009050a172066c86.gif">
</p>

<p>
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Specie simili</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#222222; font-size:14px; text-align:start">Può confondersi con Larix kaempferi (Lamb) Carriere o Larice del Giappone, in Italia presente solo nei giardini, non allo stato spontaneo.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Medicina alternativa e curiosità</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Nei fiori di Bach, è usato l'estratto, per recuperare la stima di sè stessi, superando sconforto ed eventuale aspettativa di insuccesso. La parte interna della corteccia è astringente, balsamica, diuretica, espettorante, stimolante e vulneraria. Il suo uso principale è come espettorante nelle bronchiti croniche e, per uso interno, nel trattamento di cistiti ed emorragie. Un estratto a freddo della corteccia può venire usato come lassativo oppure, applicato sulla pelle, nel trattamento di eczemi cronici e della psoriasi. Dalla resina si ottiene la turpetina, una sostanza che ha potere antisettico, balsamico, diuretico, emostatico e vermifugo. È un valido rimedio nel trattamento di malattie del rene e della vescica, nelle affezioni reumatiche e nelle affezioni respiratorie. </span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Usi e costumi</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Il legno di Larice è molto resistente agli agenti atmosferici, è pregiato, se ne fanno mobili, e intelaiature navali, e in passato pali telegrafici per la robustezza che ha nei confronti della pioggia. Questo albero occupa una posizione importante nel folklore europeo nel quale è tradizionalmente considerato una difesa contro gli incantesimi e gli spiriti maligni. Un collare di corteccia di larice veniva talvolta indossato dai bambini, come protezione dallo sguardo del demonio. La solidità a la durevolezza del legno di questa pianta sono noti dalle epoche più remote, non a caso i romani lo usavano spesso per costruire le loro barche. </span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Uso alimentare e costituenti chimici</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">In estate dalle foglie trasuda la cosidetta "manna di Briançon", con la quale le api producono un ottimo miele. La parte interna della corteccia è commestibile sia cruda, sia seccata e polverizzata, anche mescolata con cereali. Può essere usata per fare il pane. I nativi americani ricavavano un tè dalle punte dei giovani germogli e dagli aghi. Dalla corteccia si ricava la Trementina veneta, così detta perché un tempo, il commercio di questo prodotto era incentrato a Venezia, che contiene oli essenziali e laricina, gomma, resine, acido tannico da cui si ottiene un acido volatile (laricina), alfa pinene, delta 3 carene, beta pinene, beta pyrone.</span>
</p>

<p>
	<font color="#0000ff"><b>Uso farmacologico</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Gli oli essenziali e la laricina sono validi ausili nella cura dei catarri bronchiali e vescicali. Svolgono azione antisettica, usati come sciroppo, nelle affezioni delle vie respiratorie e urinarie. Per uso esterno, sono valide le inalazioni, assieme a timo e all’eucalipto. In soluzione aiuta a cicatrizzare le piaghe cutanee. Nel durame (cuore del legno) è presente l'Arabinogalactan, un polisaccaride che offre benefici come prebiotico e modulatore del sistema immunitario. Studi recenti ne mettono in luce il potenziale trattamento di malattie croniche, incluso il cancro. Ricco di fibre può essere usato come integratore alimentare per ripristinare la flora batterica dell'intestino.</span>
</p>

<p>
	<span style="color:#FF0000;"><strong>Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.</strong></span>
</p>

<p>
	<strong>Scheda di proprietà AMINT realizzata da Marika e Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong>
</p>

<p>
	<span style="color:#008000;"><strong>Link utili</strong></span>
</p>

<p>
	<a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel=""><span style="color:#0000FF;">Indici temi Botanici</span></a> - <a href="http://galleriafiori.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow"><span style="color:#0000FF;">Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT</span></a>
</p>

<p>
	<strong><span style="color:#008000;">Larix decidua L.; </span></strong><span style="color:#008000;">foto di Marika</span>
</p>

<p>
	<em>Albero intero.</em>
</p>

<p href="%7B___base_url___%7D/uploads/monthly_07_2008/post-3243-1217363335.jpg">
	<a class="ipsAttachLink ipsAttachLink_image" data-fileext="jpg" data-fileid="555799" href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/Marika.jpg.1cb94ad1afac9f8417ce0be1bb1d67fe.jpg" rel=""><img alt="Marika.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="555799" data-ratio="124.38" data-unique="7ctjiwjje" style="" width="603" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/Marika.thumb.jpg.b92dd7bfdbdb3547afdd925a7265154c.jpg"></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">37565</guid><pubDate>Thu, 31 Jul 2008 22:47:23 +0000</pubDate></item><item><title>Pinus cembra L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/74448-pinus-cembra-l/</link><description><![CDATA[
<p>
	<span style="color:#008000;"><em><span style="font-size:18px;"><strong>Pinus cembra </strong></span></em></span><span style="color:#008000;"> </span><span style="color:#008000;"><span style="font-size:18px;"> L.</span></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="color:#0000FF;"><strong>Tassonomia</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Regno <strong><em>Plantae</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Divisione <strong>Pino</strong><b><i>phyta</i></b></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Classe <strong><em>Pinopsida</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Ordine <strong><em>Pinales</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Famiglia <strong><em>Pinaceae</em></strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<font color="#0000ff"><b>Nome italiano</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Cirmolo</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Etimologia</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Il termine generico "Pinus" deriva dal nome latino del pino, l'epiteto "cembra" deriva dal nome dialettale di questo albero "zembro".</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<font color="#0000ff"><b>Descrizione</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Albero sempreverde, tipico delle vette sommitali, perenne, con apparato radicale molto sviluppato in grado di ancorare la pianta nelle fessure rocciose, la chioma è piramidale e slanciata nelle piante giovani, assume forma rotondeggiante in età adulta. Questo albero può raggiungere i 25 metri di altezza. Il tronco nella pianta adulta ha la corteccia di colore grigio, liscia e relativamente sottile; nei giovani esemplari si presenta rugosa e con la tendenza a fessurarsi durante la crescita. I rami principali sono robusti e piegati verso l'alto, i giovani rametti sono ricoperti da una peluria dai toni aranciati.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Foglie</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Gli aghi di colore verde glauco sono disposti in fascetti di 5, non di rado anche 6-7, sono rigidi e lunghi fino a 9 cm, persistenti sui rami per alcuni anni, con stomi presenti sulle facce esterne.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Fiori</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Fiorisce da giugno ad agosto a seconda dell'altitudine, da 1400 a 2400 m s.l.m.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Frutti</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">I coni maschili appaiono in amenti di colore violaceo, sessili e riuniti in gruppi di 3-4 esemplari, i coni femminili anch'essi in amenti, sono di color rosa-violaceo e si trovano singolarmente o a gruppetti alle estremità dei rametti, inizialmente sono verdastri, sviluppandosi si colorano di tinte violette, assumendo la definitiva colorazione viola-brunastra a maturazione, presentano squame di forma triangolare con striature longitudinali e sono avvolti da leggera peluria.Le pigne sono ricoperte da squame e ognuna porta due semi, a volte semialati, chiamati pinoli. Fruttifica generalmente non prima di 45-50 anni, caratteristico il periodo di riposo (annate di pasciona) ad intervalli di 5-10 anni</span><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Territorio di crescita</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Nell'areale alpino formano anche boschi a se stanti o misti a</span><span style="color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"> </span><em style="color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Picea abies<span> </span></em><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">(L.) H.Karst., presente in Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, naturalizzato in Friuli Venezia Giulia, dubbio in Liguria e Toscana. Nella regione Trentino Alto Adige esiste circa l'80% della popolazione Italica.</span>
</p>

<p>
	<img alt="1.gif" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="555794" data-ratio="110.70" data-unique="3o9di4ca0" style="" width="542" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2019_12/1.gif.e0833ff7c2f06063ba54ddcbba864fc5.gif"><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<font color="#0000ff"><b>Note e curiosità</b></font><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">E' nota la difficoltà di propagazione di questa pianta per via della commestibilità dei grossi semi, infatti non sono solo cibo per gli animali, ma in un passato poco lontano era abitudine nelle popolazioni alpine conservare gli strobili e sgranarli durante i lunghi inverni. Un'altra causa della sua rarefazione è dovuto all'attacco in fase giovanile di</span><span style="color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"> </span><em style="color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Phacidium infestans</em><span style="color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"> </span><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">P. Karst. micete dell'ordine delle</span><span style="color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"> </span><em style="color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Helotiales</em><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">, che si manifesta sotto forma di piccoli corpi fruttiferi nerastri, disposti su due file, nella parte inferiore degli aghi.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Specie simili</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#222222; font-size:14px; text-align:start">La caratteristica presenza, di ciuffetti di aghi raccolti in mazzetti di cinque elementi, permette di distinguere questo pino dagli altri presenti nelle stesse zone dei diversi territori italiani. Nei parchi pubblici e privati delle nostre città, solamente il Pino dell’Himalaya e il Pino Strobo hanno mazzetti di aghi altrettanto numerosi, diversamente però hanno pigne molto più lunghe (15–30 cm) e gli aghi stessi sono più lunghi (8–16 cm). Il Cirmolo ha pinoli simili al Pino Domestico con il quale solo difficilmente può essere confuso in quanto occupano spazi molto diversi e presentano una struttura morfologica generale completamente dissimile, slanciato e conico il primo, aperto ad ombrello il secondo.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Arte, cucina e natura</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Questa essenza arborea viene utilizzata per i rimboschimenti in altura con finalità di contenimento, protezione e consolidamento dei versanti esposti e maggiormente ripidi. Il suo legno è quello preferibilmente usato dagli artisti per realizzare intagli o per realizzare sculture artigianali tipiche di diversi<span> </span></span><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"> </span><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">territori del nord Italia e in particolare delle zone alpine e prealpine. Nelle zone più fredde del territorio italiano viene utilizzato nei parchi pubblici e nei giardini privati come pianta ornamentale. I pinoli dei suoi strobili vengono usati per la preparazione di ricette tipiche dei territori di diffusione, per esempio non possono mancare nella preparazione classica dello strudel tirolese.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#0000ff; font-size:14px; text-align:start"><strong>Funghi del Cirmolo</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:10.5pt; text-align:start">Alcune essenze arboree si caratterizzano per realizzare simbiosi strettamente esclusive con determinate specie fungine, i principali funghi simbionti che presentano queste caratteristiche e sono quindi  esclusivi del <em>Pinus cembra</em> L. sono: il <em>Suillus sibiricus</em> (Singer) Singer, <em>Suillus placidus</em> (Bonorden) Singer, <em>Suillus plorans</em> (Rolland) Kuntze. Altre specie fungine che diversamente crescono sotto questa essenza, per esempio<span> </span></span><em style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"><span style="color:#353c41; font-size:10.5pt">Chroogomphus helveticus</span></em><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:10.5pt; text-align:start"><span style="text-align:start"> (Singer) Moser.</span>, le troviamo diffuse anche in altri boschi, in questo caso parliamo di simbionti non esclusivi del Cirmolo.</span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<strong style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<span style="background-color:#ffffff; color:#008000; font-size:14px; text-align:start"><strong>Link utili</strong></span><br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<br style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start">
	<a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel="" style="background-color:#ffffff; color:#3d6594; font-size:14px; text-align:start"><span style="color:#0000ff">Indici temi Botanici</span></a><span style="background-color:#ffffff; color:#353c41; font-size:14px; text-align:start"><span> </span>-<span> </span></span><a href="http://galleriafiori.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow" style="background-color:#ffffff; color:#4588c5; font-size:14px; text-align:start" target="_blank"><span style="color:#0000ff">Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT</span></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">74448</guid><pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:06:41 +0000</pubDate></item><item><title>Coriaria myrtifolia L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/89462-coriaria-myrtifolia-l/</link><description><![CDATA[
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="font-size:18px;"><span style="color:rgb(0,128,0);"><em><strong>Coriaria myrtifolia</strong></em> L.</span></span><br><br><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Tassonomia</strong></span><br>Ordine: <em><strong>Ranunculales</strong></em><br>Famiglia: <em><strong>Coriariaceae</strong></em><br><br><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Nome italiano</strong></span><br>Sommacco a foglie di mirto.<br><br><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Foto e descrizione</strong></span><br>Arbusto perenne con fusto eretto e legnoso, i rami di colore grigiastro sono tetragonali, quelli fioriferi sono germogli polloniferi densamente fogliosi. Le foglie sono di colore verde brillante, opposte o disposte in verticilli di 3, hanno forma ovale con apici appuntiti e sono trinervie. L'infiorescenza è un grappolo di solito situato all'apice dei rami laterali e porta fiori pentameri di colore verde, gli stami dei fiori mascolini sono larghi e fuoriescono dalla corolla mentre quelli dei fiori femminili sono molto ridotti. Il frutto è pluricarpellare, carnoso, di colore verde rossicio e nero a maturità. Fiorisce da marzo a aprile, da 0 a 1000 m s.l.m., in luoghi aridi e assolati. Presente in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Liguria.</p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><strong><span style="color:rgb(0,128,0);">Regione Liguria, 150 m s.l.m., Maggio 2012, foto di Marika.</span></strong></p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_06_2012/post-3243-0-51090200-1338757005.jpg"><img src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_06_2012/post-3243-0-51090200-1338757005.jpg" alt="post-3243-0-51090200-1338757005.jpg" data-fileid="428576"></span></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">89462</guid><pubDate>Tue, 04 Aug 2015 08:25:24 +0000</pubDate></item><item><title>Salix eleagnos Scop.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/89168-salix-eleagnos-scop/</link><description><![CDATA[
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="color:rgb(0,128,0);"><span style="font-size:18px;"><em><strong>Salix eleagnos </strong></em>Scop.</span></span></p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">= <em><strong>Salix riparia</strong></em> Willd, <em><strong>Salix incana</strong></em> Schrank, <em><strong>Salix rosmarinifolia</strong></em> Host.</p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Tassonomia</strong></span></p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">Ordine: <em><strong>Malpighiales</strong></em></p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">Famiglia: <em><strong>Salicaceae</strong></em></p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Nome italiano</strong></span></p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">Salice ripaiolo, salice di ripa.</p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Foto e descrizione</strong></span></p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">Pianta dioica a portamento arbustivo o arboreo, alta da 1 a 8 m nella forma arbustiva e fino a 10-15 m in quella arborea. Fusto molto ramificato con corteccia screpolata di colore bruno verdastro, rami giovani sottili e flessibili, pubescenti o glabrescenti con colore che può variare dal bruno-rossastro al giallognolo o grigiastro; foglie con corto picciolo, senza stipole, alterne, lineari-lanceolate con apice acuto, lunghe fino a 12 cm, cuneiformi alla base, margine revoluto e seghettato, pagina inferiore bianco-tomentosa, pagina superiore verde scura, rugosa, lucida, con 16-20 paia di evidenti nervature. Gemme aderenti, di piccole dimensioni, giallo-verdognole; gli amenti si sviluppano prima delle foglie, sono cilindrici, fragili, subsessili, giallo pallido, rossastri all’apice; amenti con fiori maschili ricurvi, lunghi 3-4 cm con 2 filamenti uniti nella parte inferiore, antere gialle, amenti con fiori femminili più sottili, verdastri lunghi 5-6 cm, stilo largo con stigma bifido. Frutti formati da piccole capsule glabre contenenti numerosi semi ricoperti da fitta peluria sericea. Cresce sui substrati ghiaiosi e calcarei dei greti dei fiumi, in terreni alluvionali e in boschi igrofili. In Italia è presente nelle seguenti regioni: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Calabria. Fiorisce da Marzo ad Aprile da 100 a 1800 m s.l.m..</p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="color:rgb(0,128,0);"><strong>Regione Campania, 400 m s.l.m., Agosto 2014, foto di Antonio Venturino.</strong></span></p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<br><p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_01_2015/post-14013-0-14692900-1420452932.jpg"><img src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_01_2015/post-14013-0-14692900-1420452932.jpg" alt="post-14013-0-14692900-1420452932.jpg" data-fileid="505789"></span></p>
<br>
]]></description><guid isPermaLink="false">89168</guid><pubDate>Thu, 25 Jun 2015 08:38:53 +0000</pubDate></item><item><title>Laburnum anagyroides Medik. s.l.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/10309-laburnum-anagyroides-medik-sl/</link><description><![CDATA[
<p><span style="color:#008000;"><strong><span style="font-size:18px;"><em>Laburnum anagyroides</em></span></strong></span><span style="color:#008000;"> </span><span style="color:#008000;"><span style="font-size:18px;">Medik.</span></span><span style="color:#008000;">s.l.</span></p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Sinonimi</strong></span></p>
<p>Cytisus laburnum L.</p>
<p>Laburnum vulgare Presl</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Tassonomia</strong></span></p>
<p> </p>
<p>Regno: Plantae</p>
<p>Divisione: Magnoliophyta </p>
<p>Classe: Magnoliopsida </p>
<p>Ordine: Fabales</p>
<p>Famiglia: Fabaceae </p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Nomi italiano</strong></span></p>
<p>Maggiociondolo comune, avorniello, laburno.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Etimologia</strong></span></p>
<p>Nome che deriva dal latino alburnum= legno bianco,anagyris=da altra pianta leguminosa+suff.oides.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Descrizione</strong></span></p>
<p>Il Maggiociondolo è una pianta decidua, può raggiungere i 7 mt, chioma irregolare con rami ascendenti, dai quali pendono grappoli di fiori giallo/oro, ed è una macchia di colore molto gradevole per l'occhio di chi si avventura nei boschi in primavera; viene anche coltivata nei giardini per la sua bellezza e il suo profumo. La corteccia è liscia e verdastra, rivestita di piccole lenticelle grigiastre. I rami giovani sono decisamente tomentosi.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Foglie</strong></span></p>
<p>Le foglie portate su di un lungo picciolo,sono alterne e trifogliate, di colore verde e lisce, mentre la pagina inferiore è grigiastra feltrata. </p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Fiori</strong></span></p>
<p>I fiori sono riuniti a grappolo,di colore giallo/oro e con un petalo superiore più grande, macchiato di marrone/rossastro, che lo distingue dal L.alpinum.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Frutti</strong></span></p>
<p>I frutti sono baccelli brunastri della lunghezza di 3-4 centimetri, contenenti semi neri, velenosi.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Periodo di fioritura</strong></span></p>
<p>Fiorisce tra aprile-giugno. </p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Territorio di crescita</strong></span></p>
<p>In tutta Italia ad esclusione delle isole, di solito fino a 800 mt, ma si può spingere oltre, lasciando il posto al Maggiociondolo alpino.</p>
<p> </p>
<p href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_03_2008/post-3243-1206376726.jpg"><img src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_03_2008/post-3243-1206376726.jpg" alt="post-3243-1206376726.jpg" data-fileid="203897"></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Habitat</strong></span></p>
<p>Essendo un arbusto colonizzatore cresce nei boschi giovani e radi, negli arbusteti, spesso associato alle principali essenze arboree, tra cui querce, castagni e misti in genere, non si tratta comunque di una pianta diffusa e comune.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Somiglianze e varietà</strong></span></p>
<p>Laburnum alpinum, che si differenzia per non avere le macchie sul petalo superiore e infiorescenze più piccole, e le foglie senza la pelosità nella pagina inferiore.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Specie protetta</strong></span></p>
<p>Non risultano segnalazioni di norme a carattere generale, regionale o locale che proteggono questa pianta.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Costituenti chimici</strong></span></p>
<p>Tra i costituenti chimici ci sono numerosi e pericolosi alcaloidi tra cui, laburnina, angirina e citisina.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Uso Alimentare</strong></span></p>
<p>Non commestibile in quanto pianta tossica in tutte le sue parti, può causare se ingerito: nervosismo, irritazioni allo stomaco e intestinali con nausea, vomito e diarrea; polso irregolare, convulsioni, coma; può essere fatale.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Uso Cosmetologico</strong></span></p>
<p>Non si conoscono pratiche di cure di bellezza ottenute utilizzando parti di questa essenza.</p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Uso Farmacologico</strong></span></p>
<p>Le varie Università Europee stanno discutendo e studiando i derivati della Citisina, che parrebbe utile nella terapia antifumo, ricerca già avviata nell'Europa dell'Est, ma non presa in considerazione dalla medicina inglese; anche se esiste già un farmaco, la Vareniclina, che altro non è che un prodotto sintetizzata della Citisina. Non è poi così strano che non se ne sapesse niente, o quasi, nell'Europa occidentale perchè non era abitudine dei ricercatori di quei paesi pubblicare sulle riviste internazionali e in lingua inglese. Sono in corso anche studi sugli effetti collaterali che la sostanza potrebbe provocare. Comunque è tutto allo studio dei ricercatori. </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="color:#FF0000;"><strong>Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.</strong></span></p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Medicina alternativa e Curiosità</strong></span></p>
<p>La pianta anche se tossica tuttavia è usata a basse dosi in omeopatia per la cura della depressione.</p>
<p>Durante la prima guerra mondiale le foglie vennero usate come succedaneo del tabacco. </p>
<p> </p>
<p><span style="color:#0000FF;"><strong>Note</strong></span></p>
<p>Si dice che bastone su cui volavano le streghe fosse fatto col legno del Maggiociondolo,e che per evitare che fossero scoperte lo camuffavano con mazzi di saggina, da qui che le streghe volano sulla scopa. Anche il fusto dal suo invitante sapore dolciastro simile alla liquirizia può essere tossico.Solo le capre ne sono ghiotte ed in Liguria si dice che il sapore gustoso del latte caprino sia dovuto a tale cibo prediletto, mentre i cavalli lo ricusano, infatti per loro è tossico e per istinto ne stanno lontani. Essendo tossici, i semi, già 2 possono provocare gravi danni ad un bambino. Il suo legno è molto pregiato, estramamente consistente e solido, veniva in passato utilizzato per lavori di tornitura.</p>
<p> </p>
<p><strong>Scheda di proprietà AMINT realizzata da Marika-  Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica</strong></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><span style="color:#008000;"><strong>Link utili</strong></span></p>
<p> </p>
<p><a href="https://www.funghiitaliani.it/botanica/indice.html" rel=""><span style="color:#0000FF;">Indici temi Botanici</span></a> - <a href="http://galleriafiori.funghiitaliani.it/" rel="external nofollow"><span style="color:#0000FF;">Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT</span></a></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong><span style="color:#008000;">Laburnum anagyroides Medik. s.l.- foto di Marika </span></strong></p>
<p> </p>
<p href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_03_2008/post-3243-1206382559.jpg"><img src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_03_2008/post-3243-1206382559.jpg" alt="post-3243-1206382559.jpg" data-fileid="203930"></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">10309</guid><pubDate>Sun, 18 Jan 2009 10:26:14 +0000</pubDate></item><item><title>Quercus cerris L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/88307-quercus-cerris-l/</link><description><![CDATA[
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="color:rgb(0,128,0);"><span style="font-size:18px;"><em><strong>Quercus cerris</strong></em> L.</span></span><br><br><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Tassonomia</strong></span><br>Ordine: <em><strong>Fagales</strong></em><br>Famiglia: <em><strong>Fagaceae</strong></em><br><br><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Nome italiano</strong></span><br>Cerro.<br><br><span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Foto e descrizione</strong></span><br>Albero che può raggiungere i 30 metri di altezza, con radici robuste e profonde con una centrale più sviluppata e penetrante. Ha la chioma ampia e la corteccia dapprima color cinerino e liscia, col tempo si divide in grosse placche di colore bruno che lasciano intravedere il felloderma sottostante; i rami sono marrone-rossiccio e più o meno pubescenti, portanti gemme anch'esse pubescenti. Le foglie, portate da un picciolo pubescente, sono di consistenza membranacea, di forma oblunga con dentatura lobata e mucronata, a volte con lobi scanalati fino alla nervatura centrale, quelle giovani sono di colore cinerino e tomentose, successivamente diventano verde scuro, glabre sulla faccia superiore, tomentose su quella inferiore vicino alle nervature. L'infiorescenza mascolina (amento) è pendula e di colore giallastro, ha il rachide peloso coi lobi del perianzio ovati e pelosi, le antere sono di poco più corte dei filamenti, gli stili lineari e verdastri. I fiori femminili spuntano all'ascella fogliare, sono racchiusi in squame rossicce che daranno origine al frutto e formeranno la cupola. Il frutto è una ghianda mucronata di colore verde che diventa castano-rossiccia a maturazione, ed è biennale, con il peduncolo rigido e pubescente, è avvolta da un'involucro (cupula) che ha le squame lineari, patenti e sinuose, ricoperte da fine peluria. Fiorisce da aprile a maggio, da 100 a 800 m s.l.m., presente in tutta Italia ad esclusione della Sardegna, raro in Valle d'Aosta.<br>Note: Il legno viene usato come combustibile per il suo alto rendimento e per le traversine dei binari.<br>Tra centinaia di funghi presenti nelle Cerrete ci sono: <em><strong>Amanita vaginata</strong></em> (Bull.: Fr.) Vittadini, <strong><em>Boletus rhodopurpureus </em></strong>Smotl., <em><strong>Ossicaulis lignatilis</strong></em> (Pers.: Fr.) Redhead &amp; Ginns, <em><strong>Peziza phyllogena</strong></em> Cooke.<br>In Italia esistono 44 <em>Quercus cerris</em> L. monumentali e i più maestosi sono a: San Marcello Pistoiese (PT) alto 30 m con una circonferenza di 6 m, a Amatrice (RI) alto 22 m con una circonferenza di 7,05 m di età stimata: oltre 600 anni , a San Chirico Raparo (PZ) alto 20 m con una circonferenza di 5,3 m, a Castel Giorgio (TR) 4,15 m di circonferenza, a Alfedena (AQ) alto 30 m con una circonferenza di 4,08 m.</p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span style="color:rgb(0,128,0);"><strong>Regione Liguria, Settembre 2011, 600 m s.l.m., foto di Marika.</strong></span></p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"> </p>
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;"><span href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_12_2014/post-3243-0-01720600-1417607502.jpg"><img src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_12_2014/post-3243-0-01720600-1417607502_thumb.jpg" alt="post-3243-0-01720600-1417607502.jpg" data-fileid="503167"></span></p>
]]></description><guid isPermaLink="false">88307</guid><pubDate>Wed, 25 Feb 2015 08:18:45 +0000</pubDate></item><item><title>Teucrium fruticans L. 1753</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/80541-teucrium-fruticans-l-1753/</link><description><![CDATA[<p>
	<span style="color:#006600;"><em><strong>Teucrium fruticans</strong></em> L. (1753)</span><br>
	<br>
	<strong style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Sinonimi</strong><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<em><strong>Chamaedrys latifolia</strong></em> (L.) Raf. (1837)<br>
	<em><strong>Teucrium angustifolium</strong></em> Salisb. (1796)<br>
	<em><strong>Teucrium glomeratum</strong></em> Cav. (1801)<br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<b style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><span style="color:#353c41;font-size:10.5pt;">Tassonomia</span></b><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:10.5pt;">Divisione: <b>Magnoliophyta</b><br>
	Classe: <b>Magnoliopsida</b><br>
	Ordine: <b>Lamiales</b><br>
	Famiglia: <b>Lamiaceae</b></span><br>
	<br>
	<strong style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Nome italiano</strong><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Camedrio femmina</span><br>
	<br>
	<strong style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">Etimologia</strong><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">L'epiteto generico deriva dal greco τεύκριον (</span><em style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">teúcrion</em><span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">), termine che indicava una pianta descritta sia Dioscoride che da Plinio il Vecchio.</span><br style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">
	<span style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;">L'epiteto specifico deriva dal verbo latino <em>fruticor </em>= germogliare; in riferimento al suo aspetto "fruticoso", cioè simile ad un arbusto, a un cespuglio.</span><br>
	<br>
	<strong>Descrizione</strong><br>
	Arbusto molto ramificato e voluminoso, molto spesso ginodioico (pianta che reca fiori ermafroditi e fiori femminili su individui distinti); i fusti sono eretti, fogliosi e quadrangolari, quelli giovani erbacei sono di colore grigio-biancastri ricoperti da peluria, quelli vecchi sono legnosi, glabri e rotondi. Le foglie sono di dimensione variabile, ovate, piane, coriacee e persistenti con la lamina intera, quella superiore verde oliva pubescente o glabrescente, quella inferiore biancastra. L'infiorescenza è un racemo lasso lungo fino a 25 cm che porta 8-15 verticilli biflori, mentre i rami laterali ne portano 5-6; i fiori sono eretti con peduncoli tomentosi, il calice è campanulato con denti acuti ovato-lanceolati, la corolla è unilabiata di colore bianco-rosata, lilla o azzurra con nervature o macule più scure, i lobi laterali-posteriori sono ovati, oblungo-lanceolati, acuti o cuspidati, da divergenti a estremamente divergenti, quelli laterali più corti dei laterali-posteriori sono oblunghi, verticali o piani e divergenti, il lobo centrale è orizzontale, ovato-lanceolato e concavo con peli corti ghiandolari sul dorso. Gli stami con le antere di colore arancione fuoriescono dai petali, lo stilo ha lo stigma bifido. Il frutto è un pericarpo subgloboso ricoperto da ghiandole sferoidali di colore marrone. Fiorisce da marzo a maggio, da 0 a 600 m s.l.m., nelle schiarite boschive delle pinete, sugherete e querceti, fra rocce calcaree o silicee. Presente in Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
</p>

<p>
	<strong style="background-color:#ffffff;color:#353c41;font-size:14px;"><span style="color:#353c41;font-size:10.5pt;">Periodo di fioritura, presenza, distribuzione in altezza</span></strong>
</p>

<p>
	<img alt="1515159975_CARTINAinBIANCO-Copia(3).jpg.c57ebb57e9bf237a48907f99661845f2.jpg" class="ipsImage ipsImage_thumbnailed" data-fileid="572720" data-ratio="102.52" width="555" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_2021_12/1515159975_CARTINAinBIANCO-Copia(3).jpg.c57ebb57e9bf237a48907f99661845f2.jpg"><br>
	 
</p>

<p>
	<em><strong>Teucrium fruticans</strong></em> L. (1753); Regione Sicilia, 0 m s.l.m.; Febbraio 2009; Foto di Antonio Giacalone.<br>
	<br>
	<img alt="post-3243-0-37895900-1346666093.jpg" data-fileid="436776" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_09_2012/post-3243-0-37895900-1346666093.jpg">
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">80541</guid><pubDate>Wed, 17 Apr 2013 13:08:36 +0000</pubDate></item><item><title>Pinus sylvestris L.</title><link>https://www.funghiitaliani.it/topic/87603-pinus-sylvestris-l/</link><description><![CDATA[
<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">
	<span style="color:rgb(0,128,0);"><span style="font-size:18px;"><em><strong>Pinus sylvestris</strong></em> L.</span></span>
</p>

<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">
	<span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Tassonomia</strong></span><br>
	Ordine: <em><strong>Pinales</strong></em><br>
	Famiglia: <em><strong>Pinaceae</strong></em>
</p>

<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">
	<span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Nome italiano</strong></span><br>
	Pino selvatico, Pino silvestre, Pino di Scozia.
</p>

<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">
	<span style="color:rgb(0,0,255);"><strong>Foto e descrizione</strong></span><br>
	Albero sempreverde, <span style="font-size:14.3999996185303px;">resinoso,</span> può raggiungere l’altezza di 40 (45) m, dotato di radici a fittone e lunghe radici laterali disposte orizzontalmente; tronco diritto con corteccia fessurata, squamosa e bruna nella parte inferiore, corteccia della parte superiore e dei rami giovani arancio-ocra, sfaldata a placche papiracee; i rami principali sono disposti in modo orizzontale o leggermente ascendenti e formano una chioma dalla forma generalmente conica di colore verde glauco, a volte appiattita alla sommità negli esemplari solitari, i rami inferiori vecchi si spezzano in prossimità del tronco lasciando libero il fusto; foglie aghiformi raggruppate in fascetti apicali, lunghe 3-7 cm, rigide, acute, ritorte, appaiate, inguainate alla base, restano vive circa 3 anni. Pianta monoica, <span style="font-size:14.3999996185303px;">alla base dei nuovi getti sono presenti i </span>fiori maschili, giallastri, disposti a spiga, i fiori femminili sono eretti, arrotondati, di colore violaceo, e sono <span style="font-size:14.3999996185303px;">posti all’apice dei getti stessi; </span>i fiori femminili si trasformano in strobili (pigne) caduchi, rivolti verso il basso, subsessili, lunghi 3-8 cm, dalla forma ovoidale-conica, prima verdi poi grigio-marrone, gli strobili sono formati da squame legnose con apice convesso e piramidale, la loro maturazione avviene dopo tre anni e libera semi di 3-5 mm muniti di ali lunghe 10-18 mm. Cresce nelle zone aride e soleggiate da collinari a subalpine a volte associato a Faggi, Betulle, Roverelle, Larici e Abeti. In Italia è presente nelle seguenti regioni: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna e Sardegna. Fiorisce da maggio a luglio, da 300 a 1900 m s.l.m..
</p>

<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">
	Note: dai vasi resiniferi della pianta si può estrarre un solvente naturale, la trementina, le gemme hanno proprietà balsamiche.
</p>

<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">
	<span style="color:rgb(0,128,0);"><strong>Regione Valle d'Aosta, 400 m s.l.m., Novembre 2014, foto di Giomalvi.</strong></span>
</p>

<p style="color:rgb(40,40,40);font-family:helvetica, arial, sans-serif;">
	<a data-fileid="502711" href="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_11_2014/post-9518-0-59234600-1417181821.jpg" rel="" title="Pinus sylvestris 014.JPG - Dimensione: 224,68K" data-fileext="jpg"><img alt="post-9518-0-59234600-1417181821.jpg" data-fileid="502711" src="https://www.funghiitaliani.it/uploads/monthly_11_2014/post-9518-0-59234600-1417181821_thumb.jpg"></a>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">87603</guid><pubDate>Tue, 02 Dec 2014 07:41:59 +0000</pubDate></item></channel></rss>
