A cura di Claudio Angelini Micologo – Responsabile dell’Ispettorato Micologico ASS6 Friuli Occidentale
P.zza L. Remigi, 1 – 33080 Porcia (PN)

Responsabile Ispettorato Micologico AAS5 Friuli Occidentale
Referente regionale per gli Ispettorati Micologici ASL
Docente/Direttore scientifico corsi di formazione micologi FVG
Comsulente Ministero della Salute in materia di funghi
Claudio Angelini – via tulipifero, 9 – 33080 Porcia (PN)
Tel. 335-258795
e-mail: claudio_angelini@libero.it
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Sorprende, ma ancor’oggi in Italia la maggior parte delle intossicazioni da funghi(quasi il 65-70% del totale)è da imputare al consumo di funghi commestibili. Questa premessa, oltre che realistica, risulta indispensabile per comprendere bene il fenomeno e mettere in atto tutte quelle azioni di prevenzione che lo possano controllare in maniera efficace e appropriata.

Altra problematica di non poco conto è la totale mancanza di dati ufficiali nazionali: si stimano circa 40.000 casi di avvelenamento da funghi per anno con 20 decessi, ma l’attendibilità del dato (probabilmente sovrastimato) è tutta da dimostrare.

Dobbiamo distinguere, quindi, le “vere” intossicazioni, più propriamente dette micetismi, causate dall'ingestione di specie fungine più o meno velenose, dalle “false” intossicazioni legate invece al consumo di funghi considerati commestibili, ma divenuti tossici in determinate situazioni o perché raccolti e trasportati male, preparati in modo non corretto o, in alcuni casi, per situazioni individuali particolari, congenite o acquisite, in chi li consuma(vedi paragrafo “Le false intossicazioni”).

In base al tempo che intercorre tra l'ingestione dei funghi e la comparsa dei primi sintomi, le intossicazioni da funghi vengono generalmente e classicamente suddivise in: Sindromi a lunga latenza nelle quali i sintomi compaiono da 6 a 24 ore od oltre dal pasto, da considerarsi potenzialmente gravi e mortali in alcuni casi; Sindromi a breve latenza nelle quali i sintomi compaiono dopo pochi minuti fino a un massimo di 4-6 ore dal pasto, a decorso benigno nella maggior parte dei casi. Esse rappresentano oltre l’80% dei micetismi osservati. Il termine latenza è senz'altro da preferire rispetto a quello diffusamente in uso di incubazione, perché quest’ultimo, tipico delle malattie infettive, mal si adatta quando riferito all'introduzione passiva di sostanze chimiche che certo non sono in grado di replicarsi nell'organismo ospite.

Le intossicazioni vere, quelle provocate dall'ingestione in quantità sufficienti di funghi velenosi, vengono classificate in sindromi che, generalmente, prendono il nome dalla tossina responsabile contenuta nel fungo; quando la tossina responsabile non è ancora stata isolata o certa, si preferisce riferire la sindrome allo specifico quadro clinico provocato o alla specie fungina responsabile.

Il classico schema che prevede la distinzione in sindromi a lunga e breve latenza non deve essere applicato in senso assoluto, ma adattato alle possibili situazioni che si verranno a creare di volta in volta. Ci si riferisce soprattutto a due importanti eccezioni: la presenza nel pasto di alcune particolari specie fungine che, in alcuni casi, determinano una sindrome a breve latenza pur manifestandosi con tempi di latenza un po’ più lunghi rispetto a quelli previsti (vedi sindrome gastrointestinale), l’altra, la contemporanea presenza nel pasto di differenti specie di funghi velenosi (il cosiddetto «misto») ove alcune sono responsabili di sindrome a Amanita phalloides lunga latenza e altre di sindrome a breve latenza, con il risultato che una sindrome a breve latenza potrebbe mascherare una possibile e successiva sindrome a lunga latenza.

Risulta, quindi, di fondamentale importanza la presenza del micologo che coadiuvi il medico del pronto soccorso nell'individuare, nei residui del pasto o nei campioni biologici prelevati, la presenza di tutte le specie fungine effettivamente consumate dall'intossicato.   Oggi, per il fatto che emergono frequentemente nuovi quadri clinici dovuti al consumo di specie di funghi che in passato non si consumavano, si preferisce parlare di sindromi maggiori potenzialmente mortali e sindromi minori a esito benigno, indipendentemente dal tempo di latenza, per il fatto che una lunga latenza non necessariamente indica un avvelenamento grave potenzialmente mortale, o, al contrario, che una sindrome caratteristicamente a breve latenza potrebbe avere anche esito infausto.