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boba74

crescita contorta

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Salve, in un forum di bonsai, osservando piante cresciute in natura con movimenti dei tronchi molto accentuati è emerso un grande interrogativo: come fanno alcune piante (come ad esempio tassi o ginepri) cresciuti in ambienti impervi, o a strapiombo su pendii ricciosi ecc. ad assumere una corteccia con movimenti e torsioni così accentuate, al punto che osservando i percorsi delle vene lungo il tronco pare che questo crescendo si sia attorcigliato facendo un giro completo di 360° o anche di più, attorno al proprio asse?

Ci chiedevamo: ma è il tronco a ruotare o è la corteccia che crescendo fa si che le vene linfatiche scorrano a spirale anzichè parallelamente alla linea del tronco?

E la cosa strana è che la stessa specie, cresciuta ad esempio in pianura, o coltivata in un vivaio, cresce verticalmente, perciò la cosa non può essere spiegata come un fatto genetico tipico della specie, ma come una risposta a stimoli esterni durante la crescita.

La mia domanda è. Qual'è il meccanismo? In che modo le condizioni ambientali influiscono direttamente o indirettamente alla crescita contorta di un albero? Mi riferisco non solo al vento, ma a luce, temperatura, esposizione al sole, siccità ecc....

Non siamo ancora riusciti a trovare una spiegazione che convinca tutti....

 

Allego una foto di esempio: l'ho scattata in Sardegna in riva al mare, sono ginepri fenici

 

p9130129ee7.jpg

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Salve, in un forum di bonsai, osservando piante cresciute in natura con movimenti dei tronchi molto accentuati è emerso un grande interrogativo: come fanno alcune piante (come ad esempio tassi o ginepri) cresciuti in ambienti impervi, o a strapiombo su pendii ricciosi ecc. ad assumere una corteccia con movimenti e torsioni così accentuate, al punto che osservando i percorsi delle vene lungo il tronco pare che questo crescendo si sia attorcigliato facendo un giro completo di 360° o anche di più, attorno al proprio asse?

Ci chiedevamo: ma è il tronco a ruotare o è la corteccia che crescendo fa si che le vene linfatiche scorrano a spirale anzichè parallelamente alla linea del tronco?

E la cosa strana è che la stessa specie, cresciuta ad esempio in pianura, o coltivata in un vivaio, cresce verticalmente, perciò la cosa non può essere spiegata come un fatto genetico tipico della specie, ma come una risposta a stimoli esterni durante la crescita.

La mia domanda è. Qual'è il meccanismo? In che modo le condizioni ambientali influiscono direttamente o indirettamente alla crescita contorta di un albero? Mi riferisco non solo al vento, ma a luce, temperatura, esposizione al sole, siccità ecc....

Non siamo ancora riusciti a trovare una spiegazione che convinca tutti....

 

Allego una foto di esempio: l'ho scattata in Sardegna in riva al mare, sono ginepri fenici

 

p9130129ee7.jpg

 

 

 

Forse la ciclicità dei venti dominanti che bruciano le gemme da una parte, poi dall'altra e così via. Ad esempio il libeccio brucia le gemme esposte a SW, così la pianta si spinge verso NE, poi arriva la tramontana che fa l'effetto contrario. Stessa cosa per il maestrale e lo scirocco.

E' una supposizione non supportata da elementi scientifici, ma da osservazioni personali, quindi prendila con le pinze.

 

Wolf, the whitest

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Sì, è una giusta osservazione.

In effetti però credo che l'effetto di burciatura delle gemme, più che sulla "direzione" di crescita dei rami o del tronco, possa influire sul vigore di una parte della pianta rispetto all'altra, e quindi indirettamente sulla formazione di vene di alimentazione linfatiche, le quali seguono percorsi preferenziali per raggiungere la vegetazione, formando così rilievi e curve sul tronco....

Infatti queste forme contorte si osservano soprattutto su piante vecchie, e una volta che una parte di ramo o il tronco lignifica, resta fermo, ed è solo il successivo accrescimento diametrale ad accentuare le curve. O forse no.... :nono:

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Premetto che non mi intendo di botanica....ma non potrebbe essere che la pianta cerchi come dire di difendere la propria stabilita spostando il proprio baricentro...un po' come fa la nostra spina dorsale quando qualcosa ne compromette l'equilibrio !!!????

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Sì, è una giusta osservazione.

In effetti però credo che l'effetto di burciatura delle gemme, più che sulla "direzione" di crescita dei rami o del tronco, possa influire sul vigore di una parte della pianta rispetto all'altra, e quindi indirettamente sulla formazione di vene di alimentazione linfatiche, le quali seguono percorsi preferenziali per raggiungere la vegetazione, formando così rilievi e curve sul tronco....

Infatti queste forme contorte si osservano soprattutto su piante vecchie, e una volta che una parte di ramo o il tronco lignifica, resta fermo, ed è solo il successivo accrescimento diametrale ad accentuare le curve. O forse no.... :nono:

 

 

Osservando anche i pini marittimi (Pinus pinaster) sulla costa, si nota come le gemme dalla parte del mare siano bruciate (anche per effetto dei tensioattivi scaricati dalle fogne e derivanti dai nostri detersivi, fenomeno che negli ultimi anni sta regredendo grazie alla miglior biodegradazione dei chimici moderni), per cui le piante sono orientate verso un'unica direzione.

Forse la soluzione è anche quella proposta da occhi di falco, che è osservabile anche nelle betulle con portamento a sciabola, che deriva dal peso della neve che si scioglie e si accumula alla base dei tronchi stessi.

 

Boh!! però mi piace questa discussione

 

Saluti a tutti

 

Wolf

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Quindi secondo voi è sempre un fenomeno legato alla crescita. Cioè la pianta cresce già contorta fin da quando è un germoglio, e lignifica assumendo già la sua forma definitiva?

Può darsi, però secondo me non basta a spiegare tutti i fenomeni. Ad esempio, vecchi esemplari di melograno, non necessariamente cresciuti in presenza di vento o altri fattori, hanno un tronco che sembra avvolto a spirale, quando magari da giovani sono dritti. In quel caso pare che il senso di torsione sia sempre anti-orario, e non credo che sia tutto il tronco che ruota, perchè i rami restano nella stessa posizione, perciò se fosse il tronco a ruotare, i rami "ruoterebbero" a loro volta attorno alla pianta, cosa che invece non avviene.....

:argue:

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Ciao posto una foto fatta ad un ginepro (credo gineprella marittima) su uno strapiombo fronte mare, dove la parte verso il mare risulta bruciata. Giuseppe

post-4130-1201174063.jpg

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Ciao!

Tutte le piante, quale più, quale meno, hanno una certa sensibilità alla presenza di altre che gli stanno vicine; questa sensibilità si traduce spesso con una crescita irregolare del fusto; notare che le piante più sensibili non hanno bisogno di un contatto con quelle più adiacenti, per avvertirne la presenza: un grosso contributo lo da l'ombra proiettata, ma penso che abbiano un ruolo rilevante anche le turbolenze dei flussi d'aria, seppur minime, dovute alla rottura della vena fluida del vento da parte dei fusti e dei rami delle medesime piante contigue.

Vi sono specie, come i ginepri, che oltre ad avere una buona sensibilità alla presenza di piante vicine, hanno una particolare predisposizione genetica alla contorsione di fusto e rami, ma perchè avvenga tale contorsione c'è sempre bisogno di una causa esterna.

Nel caso del ginepro postato da Boba questa causa è sicuramente dovuta ai suoi stessi rami: il J. phoenicea è una pianta abbastanza "disordinata" nella crescita (quelli che crescono in Sardegna, inoltre, secondo alcuni autori, sarebbero della sottospecie turbinata -il rifemento non è casuale!), tanto che i suoi rami più bassi, sia per cause esterne, ma anche per fatti loro, crescono un po' in tutte le direzioni, andando a interferire sia l'uno con l'altro, sia col medesimo fusto principale, che, per poter crescere è obbligato a "evitare" gli ostacoli creati da questa medesima interferenza! Notare, e questo lo ho già detto a riguardo di J. oxycedrus, che con l'età, anche J. phoenicea tende ad assumere un portamento arboreo, e ciò è dovuto al fatto che i rami più bassi, che da giovane gli fanno conferire, invece, portamento cespuglioso, proprio con l'età, vengono alimentati sempre di meno fino a che non si seccano! Quindi se ora nella foto di Boba non si vedono più i rami che interferiscono col fusto, è solo perchè si sono seccati.

Per quanto riguarda i fattori climatici, bisogna dire che, almeno in Sardegna, la siccità estiva è quello che influisce maggiormente sulla crescita delle piante: siccità significa meno nutrimento, per cui il fusto penalizza il suo accrescimento per poter alimentare le foglie, indispensabili alla vita di tutta la pianta: un fusto "malnutrito" è più sensibile alle interferenze esterne, quindi più predisposto a contorcersi, il vento è una di queste, ma ricordiamoci che in presenza di venti dominanti forti, viene costretta la pianta a crescere tutta in una direzione (alberi "a bandiera"), e non in tante direzioni.

Per quanto riguarda la crescita secondaria (cioè in larghezza) di un fusto legnoso, essa è dovuta ad una sua parte specifica chiamata cambio, che genera legno verso l'interno del fusto e libro (l'insieme dei vasi che conducono la linfa) verso l'esterno; la corteccia, invece, nella sua porzione interna, svolge funzioni di accumulo di sostanze di riserva, nella parte più esterna di protezione; per cui anche tutto il meccanismo di contorsione è regolato dal cambio; dalla corteccia arrivano comunque le informazioni utili affinché avvenga tale meccanismo!

Spero di essere stato esauriente!

Saluti, GB :hands49:

 

P. S.: le piante che crescono vicino al mare presentano, soprattutto d'inverno, il fenomeno del disseccamento delle foglie proprio sul lato che guarda verso il mare: questo è dovuto sia alla salsedine, sollevata

dai venti forti che spirano dal mare verso la costa, che urta contro le foglie bruciandole, sia al fatto che i venti che spirano da mare spesso provengono dai quadranti settentrionali, e sono freddi, contribuendo a questo fenomeno, che ho notato anche in montagna (e qui non c'entrava la salsedine, ma solo le correnti fredde)!

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Ciao!

Tutte le piante, quale più, quale meno, hanno una certa sensibilità alla presenza di altre che gli stanno vicine; questa sensibilità si traduce spesso con una crescita irregolare del fusto; notare che le piante più sensibili non hanno bisogno di un contatto con quelle più adiacenti, per avvertirne la presenza: un grosso contributo lo da l'ombra proiettata, ma penso che abbiano un ruolo rilevante anche le turbolenze dei flussi d'aria, seppur minime, dovute alla rottura della vena fluida del vento da parte dei fusti e dei rami delle medesime piante contigue.

Vi sono specie, come i ginepri, che oltre ad avere una buona sensibilità alla presenza di piante vicine, hanno una particolare predisposizione genetica alla contorsione di fusto e rami, ma perchè avvenga tale contorsione c'è sempre bisogno di una causa esterna.

Nel caso del ginepro postato da Boba questa causa è sicuramente dovuta ai suoi stessi rami: il J. phoenicea è una pianta abbastanza "disordinata" nella crescita (quelli che crescono in Sardegna, inoltre, secondo alcuni autori, sarebbero della sottospecie turbinata -il rifemento non è casuale!), tanto che i suoi rami più bassi, sia per cause esterne, ma anche per fatti loro, crescono un po' in tutte le direzioni, andando a interferire sia l'uno con l'altro, sia col medesimo fusto principale, che, per poter crescere è obbligato a "evitare" gli ostacoli creati da questa medesima interferenza! Notare, e questo lo ho già detto a riguardo di J. oxycedrus, che con l'età, anche J. phoenicea tende ad assumere un portamento arboreo, e ciò è dovuto al fatto che i rami più bassi, che da giovane gli fanno conferire, invece, portamento cespuglioso, proprio con l'età, vengono alimentati sempre di meno fino a che non si seccano! Quindi se ora nella foto di Boba non si vedono più i rami che interferiscono col fusto, è solo perchè si sono seccati.

Per quanto riguarda i fattori climatici, bisogna dire che, almeno in Sardegna, la siccità estiva è quello che influisce maggiormente sulla crescita delle piante: siccità significa meno nutrimento, per cui il fusto penalizza il suo accrescimento per poter alimentare le foglie, indispensabili alla vita di tutta la pianta: un fusto "malnutrito" è più sensibile alle interferenze esterne, quindi più predisposto a contorcersi, il vento è una di queste, ma ricordiamoci che in presenza di venti dominanti forti, viene costretta la pianta a crescere tutta in una direzione (alberi "a bandiera"), e non in tante direzioni.

Per quanto riguarda la crescita secondaria (cioè in larghezza) di un fusto legnoso, essa è dovuta ad una sua parte specifica chiamata cambio, che genera legno verso l'interno del fusto e libro (l'insieme dei vasi che conducono la linfa) verso l'esterno; la corteccia, invece, nella sua porzione interna, svolge funzioni di accumulo di sostanze di riserva, nella parte più esterna di protezione; per cui anche tutto il meccanismo di contorsione è regolato dal cambio; dalla corteccia arrivano comunque le informazioni utili affinché avvenga tale meccanismo!

Spero di essere stato esauriente!

Saluti, GB :hands49:

 

P. S.: le piante che crescono vicino al mare presentano, soprattutto d'inverno, il fenomeno del disseccamento delle foglie proprio sul lato che guarda verso il mare: questo è dovuto sia alla salsedine, sollevata

dai venti forti che spirano dal mare verso la costa, che urta contro le foglie bruciandole, sia al fatto che i venti che spirano da mare spesso provengono dai quadranti settentrionali, e sono freddi, contribuendo a questo fenomeno, che ho notato anche in montagna (e qui non c'entrava la salsedine, ma solo le correnti fredde)!

Sei stato mooolto esauriente!

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