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Annamaria Bononcini

Ophrys sphegodes ?

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Anche a me non sembra una classica sphegodes, ma potrebbe rientrare nella variabilità della specie...però non sono un esperto, ci vorrebbe il parere di qualcuno che se intende...

 

Ciao

 

Simone

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Dico Ophrys sphecodes atrata. Insomma... non lo dico io; lo dicono gli esperti che hanno realizzato (e recentemente installato) alcuni pannelli esplicativi sulla flora e la fauna di Tricase (il mio paese) e dintorni. Il caso ha voluto che, non avendo nulla per annotare il nome dell'ofride ritratta nel pannello, fotografassi il di pannello.

Ovvio che anche gli esperti possono sbagliare, per carità. Ma insomma, eccovi la porzione di pannello dedicata all'ofride. E... dovrò rinominare la foto scattata il mese scorso e salvata come "Ophrys aracnidiformis"?

post-10049-1208788604.jpg

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Non sono un esperto ma:

 

1) O. sphegodes dovrebbe avera l' apendice (codino) o sbaglio ?

2) O. sphegodes dovrebbe avere i peli ?

3) Puo essere un ibrido - c'ha un po di bombyliflora...

 

be, stiamo parlando di un Ophrys, mille variazioni, mille idee! :-)

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Sandro Pignatti, in "Flora d'Italia", scrive – ricopio quasi parola per parola – che il labello di Ophrys (di tutte le Ophrys n.d.r.) imita nella forma e nella pelosità l'addome degli insetti femmina (differenti forme di addome/labello per differenti insetti da "imitare" n.d.r), e il fiore emette gli odori che a queste servono di richiamo sessuale: così il maschio viene attirato dall’Ofride, sul labello della quale si posa effettuando una pseudo-copulazione, in una posizione obbligata che lo mette in contatto con le masse polliniche; una parte del polline s'incolla sull'insetto, viene asportata e quindi ceduta al fiore successivo.

Una riprova di quanto sostiene lo Studioso la si ha scorrendo le nostre foto: tanto in quella inserita dal sottoscritto, quanto in quella pubblicata da Anna Maria, compare, sul fiore o nelle immediate vicinanze, un ragno.

Detto questo, e dando per scontato che ci riferiamo tutti alla stessa pianta (cosa che non è sicura stando alle foto postate), continuo a propendere per "Ophrys sphecodes subsp. atrata". Tutti gli indizi (colore e forma del labello, dimensioni contenute, habitat...) mi portano lì. Sempre e solo di indizi si tratta, è chiaro; com'è chiaro che il mondo delle ofridi è, ad oggi, tutt'altro che chiaro. Che rimanga oscuro, mi dico, se chiarezza vuol dire avvilente semplificazione. Che ciascuno chiami come preferisce l'ofride che ha scoperto. Quello che conta veramente è verificare che si tratti di Ophrys (e nel nostro caso non ci sono dubbi) e saperne definire quanto più minuziosamente possibile le fattezze e le particolarità. La definizione della specie e/o della sottospecie (e qui parlo doverosamente per me) la lascio a chi di competenza.

 

Marco Marchetti

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Sandro Pignatti, in "Flora d'Italia", scrive – ricopio quasi parola per parola – che il labello di Ophrys (di tutte le Ophrys n.d.r.) imita nella forma e nella pelosità l'addome degli insetti femmina (differenti forme di addome/labello per differenti insetti da "imitare" n.d.r), e il fiore emette gli odori che a queste servono di richiamo sessuale: così il maschio viene attirato dall’Ofride, sul labello della quale si posa effettuando una pseudo-copulazione, in una posizione obbligata che lo mette in contatto con le masse polliniche; una parte del polline s'incolla sull'insetto, viene asportata e quindi ceduta al fiore successivo.

Una riprova di quanto sostiene lo Studioso la si ha scorrendo le nostre foto: tanto in quella inserita dal sottoscritto, quanto in quella pubblicata da Anna Maria, compare, sul fiore o nelle immediate vicinanze, un ragno.

Detto questo, e dando per scontato che ci riferiamo tutti alla stessa pianta (cosa che non è sicura stando alle foto postate), continuo a propendere per "Ophrys sphecodes subsp. atrata". Tutti gli indizi (colore e forma del labello, dimensioni contenute, habitat...) mi portano lì. Sempre e solo di indizi si tratta, è chiaro; com'è chiaro che il mondo delle ofridi è, ad oggi, tutt'altro che chiaro. Che rimanga oscuro, mi dico, se chiarezza vuol dire avvilente semplificazione. Che ciascuno chiami come preferisce l'ofride che ha scoperto. Quello che conta veramente è verificare che si tratti di Ophrys (e nel nostro caso non ci sono dubbi) e saperne definire quanto più minuziosamente possibile le fattezze e le particolarità. La definizione della specie e/o della sottospecie (e qui parlo doverosamente per me) la lascio a chi di competenza.

 

Marco Marchetti

 

Quella che veniva denominata Ophrys sphegodes (o sphecodes) Mill. subsp. atrata (Lindl.) E. Mayer (= O. atrata Lindl., non L.) è oggi considerata buona specie e denominata O. incubacea Bianca; la specie postata da Annamaria non mi sembrerebbe corrispondere a questa specie a causa delle gibbosità e della peluria marginale del labello ridotte (carattere peculiare di O. incubacea è di avere un labello con gibbosità accentuate lucide nella parte interna - quella che guarda verso il labello- e villosità evidente sui margini); il genere Ophrys penso sia così variegato e difficile a causa del numero incredibile di ibridi che presenta; per quanto riguarda l'esemplare postato da Annamaria sono anch'io del parer che si tratti dell'ennesimo ibrido, si nota che il margine del labello è più chiaro e tendente al giallastro nella parte inferiore, ciò mi fa pensare che una delle due piante genitrici sia O. araneola Rchb. (nella checklist "anonimamente" classificata come O. sphegodes Mill. s. l.), anche l'insenatura apicale e la forma del disegno mi fanno pensare alla medesima O. araneola, per l'altra pianta genitrice non ho idea, forse la medesima O. incubacea? In tal caso l'ibrido avrebbe anche un nome: O. x cortesii A. Camus (1921) = O. x mansfeldiana Soò (1926).

Naturalmente la mia è solo un'ipotesi basata solo sull'osservazione delle foto di Annamaria, purtroppo non ho, come al solito, ne foto ne descrizioni dell'ibrido citato, ho potuto trovare a malapena il nome!

 

Tanti saluti, GB :hands49:

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