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Stanch

Trattare le foto con GIMP

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Qualche tempo fa, del tutto insoddisfatto dei risultati che ottenevo dalla nuova reflex, ho temuto di aver fatto il passo più lungo della gamba, ovvero di essermi dotato di uno strumento troppo difficile da maneggiare per lo scarso fotografo che sono.

Eppure le regole base di ripresa le conosco, mi sono informato, ho chiesto consiglio. Certo la tecnica non è tutto, il senso dell'inquadratura, il taglio, le scelte estetiche in generale restano una cosa in cui, come in tutte le espressioni artistiche, non sono particolarmente versato. Pazienza, è un limite che ho imparato ad accettare. Meno facile accettare di non riuscire a dominare un mezzo tecnico: quello è il mio campo, non farò forse mai foto belle ma almeno foto "corrette" vorrei riuscire a farne.

Piano piano ho preso un po' di confidenza con la nuova fotocamera, eppure i risultati non erano soddisfacenti.

Ho pensato che il giustamente tanto celebrato RAW fosse pane troppo duro da masticare, ma non mi sono arreso.

Alcuni soci - che ringrazio - mi hanno segnalato GIMP, un programma "open source" liberamente scaricabile che, mi hanno assicurato, fa le stesse cose di Photoshop, o quasi e non costa un €. Ho deciso di fidarmi: utilizzo con piena soddisfazione altri programmi open source (Open Office, per esempio) e trovo che se non superiori siano quantomeno pari ai più celebrati e costosi prodotti in commercio.

L'ho scaricato e ho iniziato ad usarlo, all'inizio con grande difficoltà, poi, piano piano e tenendo conto delle istruzioni che molti amici via via forniscono riguardo all'uso di Photoshop, ho individuato alcune delle funzioni base più utili corrispondenti a quelle descritte.

Ultimamente mi sembra di essere riuscito a tirare fuori qualche risultato apprezzabile. Niente a che vedere con le immagini proposte da tanti soci esperti e competenti in materia, ma insomma, alcune immagini mi sembra di riuscire a renderle meno piatte, slavate o eccessivamente contrastate, piene di rumore e affette da mille altri difetti che nemmeno saprei spiegare.

Provo a descrivere le procedure che ho adottato e che uso per preparare e ridurre le foto.

Certamente si può fare meglio, ma spero di cogliere due obiettivi:

  • 1 Ottenere l'aiuto ed il consiglio di chi ha pratica con la post produzione: anche se usa un programma diverso può sempre valutare i punti di miglioramento che certamente ci sono;
  • 2 Aiutare chi volesse avvicinarsi a GIMP a compiere i primissimi passi.

Sono andato recentemente a rivedermi un post di qualche anno fa di un grande protagonista del forum, il compianto Gianni Pilato, che ha spiegato in modo semplice, chiaro ed illuminate l'utilizzo di Photoshop e che mi ha aiutato molto nell'approccio al programma che ho scelto.

Non pretendo di riuscire a tanto, ma ho preso spunto dal modo in cui Gianni lo realizzò per ispirarmi (copiare il più possibile, per dirla in termini chiari) e cercare di fissare gli stessi punti da lui trattati evidenziando somiglianze e differenze.

Il poco di buono che forse riuscirò a mettere insieme lo devo a lui, gli errori (temo ce ne saranno) sono tutti miei.

 

Iniziamo.

Le immagini le scatto in RAW, la fotocamera è una Sony, e dispone di un programma per il trattamento. Il primo passo è quindi aprire le immagini mediante Image Data Converter, il programma Sony per il trattamento dei files RAW (che Sony chiama ARW).

Le immagini, dopo un po', ho imparato a scattarle senza introdurre alcun filtro, che in RAW non ha alcun effetto ma ne avrebbe sull'immagine JPG che ci appare quando apriamo il file per elaborarlo. Quindi azzeramento, in ripresa, delle funzioni per l'ottimizzazione della gamma dinamica, stile personale (quelli che rendono l'immagine più o meno contrastata, sfumata, nitida, colorata ecc.). Eventualmente posso intervenire leggermente su luminosità, contrasto e bilanciamento del bianco, ma anche qui di rado e senza esagerare. Intervengo quasi sempre, invece, sulla nitidezza. Lo faccio pensando all'impiego finale dell'immagine: parto da 4272 x 2848 pixel con l'obiettivo di raggiungere, alla fine, un formato 800 x 533 (1280 x 853 se voglio utilizzarle per la visione sul computer a schermo pieno). Significa che nell'immagine finale rimarrà un pixel ogni 25 circa originali, una riduzione più che sufficiente a far scomparire quel po' di rumore che, sul momento, apparentemente introduco nell'immagine in formato originale.

Questa è la schermata da cui parto, con l'immagine aperta all'interno del programma Sony.

Ho scelto un'immagine tutt'altro che perfetta, ma non era quello lo scopo. Come si può vedere ho agito unicamente sulla nitidezza, volutamente esagerando (in genere scelgo valori intermedi).

A questo punto trasferisco l'immagine in GIMP, cliccando sull'iconcina con la faccia del lupetto. Il file viene convertito in JPG e viene aperto in GIMP (vedi l'immagine successiva).

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Questa è l'immagine aperta in GIMP. A questo punto il programma Sony posso anche chiuderlo per risparmiare memoria sul PC (quanta ne usano questi programmi!).

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In questo caso per prima cosa elimino la traccia di un granello di polvere sul sensore (nell'immagine precedente lo potete vedere, appena a sinistra del punto dove qui si trova il puntatore). Per farlo uso la funzione "cerotto", che fa veramente miracoli (ancora di più ne fa il sensore pulito, ma solo recentemente ho imparato a controllare, almeno parzialmente l'ingresso di polvere al cambio degli obiettivi).

Se lo usate bene sull'immagine non resterà alcuna traccia dell'elaborazione. Tenete presente che la polvere, a meno che non sia costituita da macigni, in genere è visibile solo sugli sfondi uniformi o sfocati, risparmiando i soggetti in primo piano.

Il risultato in questo caso è perfettamente invisibile.

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Modificato il da Stanch

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Passo poi alla correzione dell'immagine. Apro il menù a tendina "Immagine" e provo una delle funzioni "Auto", sperimentandole in sequenza: Bilanciamento del bianco, Aumento contrasto, Ampliamento HSV (simile al precedente ma con effetti in genere meno marcati), Aumento colore (di solito fa danni, ma niente paura, è tutto reversibile), normalizza. Se ne trovo una che migliora l'immagine senza introdurre difetti la adotto: a volte succede, altre volte no, di solito un'immagine già ben bilanciata viene ritoccata solo leggermente e migliora, su immagini molto contrastate o sottoesposte invece gli effetti non sono prevedibili e variano molto tra un comando e l'altro. In alternativa posso fare una regolazione più fine mediante i comandi Bilanciamento colore, Tonalità saturazione, o Luminosità contrasto. In questo caso ho adottato il comando Bilanciamento del bianco, che dava i risultati meno peggiori tra gli automatici, fregandomene di cercare di meglio, visto lo scopo puramente dimostrativo.

Tenete presente che nella finestrina alta e stretta sulla destra trovate tutta la storia delle modifiche introdotte dai vari comandi: ciò che non vi piace potete annullarlo in qualsiasi momento cliccando su uno degli stati precedenti dell'immagine e riportandola esattamente a quel punto, compresa l'immagine iniziale così come l'avete caricata.

Naturalmente, se tornate ad uno stato precedente e date un ulteriore comando, tutto quello che avevate fatto da lì in poi sarà perduto e sarete costretti a rifarlo, quindi cercate di valutare gli effetti di un comando volta per volta.

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Sto ancora lavorando sull'immagine a dimensione 4273 x 2848. Quando decido che il risultato (luminosità, contrasto, saturazione) è soddisfacente posso, (in genere non lo faccio, ma in qualche caso può essere una scelta opportuna) fare un crop per lasciare l'inquadratura migliore o estrarre un particolare. É una operazione che, eventualmente, è bene fare prima di comprimere l'immagine. In questo caso, dal menù immagine, utilizzo il comando "Dimensione superficie" e definisco i parametri di taglio nella finestrina relativa, dove posso vedere in anteprima la parte che verrà salvata e quella che rimane. Si definiscono il numero di pixel di larghezza ed altezza e la distanza, anch'essa in pixel, dal vertice superiore sinistro dell'immagine, dimensionando e localizzando il riquadro di ritaglio.

Quando sono soddisfatto confermo con un click su "Ridimensiona". Naturalmente anche questa operazione, come tutte le altre, è reversibile.

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A questo punto appare l'immagine ritagliata, che normalmente risulterà decentrata rispetto all'originale (scompare la parte esterna tagliata e il rimanente rimane dov'era con le dimensioni precedenti).

Per centrare l'immagine ritagliata nella finestra si utilizza il menù a tendina "Visualizza e si definisce la dimensione per al nuova visualizzazione. In genere uso "Adatta al lato corto della finestra" per vedere l'immagine nella sua interezza e controllare l'insieme e la visualizzazione 1:1 (100%) per controllare margini, sfumature, nitidezza, rumore.

A questo punto (di solito con visualizzazione 1:1) utilizzo il menù "Fitri", "Miglioramento" e scelgo il comando "Affilatura".

Si tratta di un comando per rendere l'immagine più nitida, meno potente (ma anche meno invasivo e più delicato, anche se molto efficace) rispetto alla "Maschera di contrasto", che spesso lascia degli artefatti sui margini delle figure.

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Il comando apre una finsetrina dove è possibile controllare in anteprima, a dimensione 1:1, l'effetto del comando così come lo si programma. Come detto, sto ancora lavorando sull'immagine a piena risoluzione (ritagliata ma non ancora compressa), quindi scelgo un valore di aumento della nitidezza piuttosto elevato: inizio con un 50% di aumento e lo diminuisco (fino al 30 o 25% di solito) in funzione dell'aumento di rumore che posso notare nell'anteprima. Quando il risultato mi sembra buono confermo cliccando su OK e verifico l'immagine modificata nel suo insieme. Ovviamente, se il risultato non è quello che mi attendevo, annullo e ripeto con altri valori.

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A questo punto sono pronto per ridimensionare l'immagine. Il comando è "Immagine", "Scala immagine". Si apre la finestra visibile nell'immagine dove si definisce larghezza ed altezza in pixel (i due valori sono normalmente "agganciati" l'uno all'altro, quindi è sufficiente cambiare il primo per modificare in proporzione anche il secondo) dell'immagine.

In questo caso scelgo 800 per la larghezza e l'altezza si regola da sola a 1067.

Si possono selezionare vari metodi di compressione, alcuni più veloci (con risultati peggiori) e altri più efficaci e precisi ma più lenti. Scelgo il metodo più preciso (cubica o Lanczos), il tempo di attuazione del comando è comunque insignificante.

Confermo cliccando su "Scala" e l'immagine viene ridotta alle dimensioni volute.

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A questo punto, dal menù "Visualizza" scelgo di nuovo la visualizzazione al 100% dell'immagine, in modo da valutare bene gli effetti dell'ultimo passaggio che andrò a fare: un ulteriore comando "Affilatura", che eseguo in modo del tutto analogo al precedente. Stavolta la misura dell'effetto deve essere valutata attentamente: non ci saranno ulteriori riduzioni nel numero di pixel, quello che andrò a determinare sarà l'aspetto finale dell'immagine, eventuali artefatti o effetti dovuti al rumore che andrò a introdurre (ogni comando che incida sul contrasto, e la risoluzione agisce proprio sul micro-contrasto tra i pixel vicini ai contorni delle figure, inevitabilmente lo aumenta) non saranno più recuperabili. Naturalmente anche qui posso comunque tornare indietro di un passo e correggere, ma con un po' di pratica si impara a trovare la misura giusta, che su immagini ben bilanciate in genere non supera il 20, massimo 30%.

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A questo punto procedo al salvataggio dell'immagine. La sequenza è "File", "Salva come". Si apre la finestra visibile nell'immagine, dalla quale posso definire in che cartella salvare la nuova immagine, eventualmente modificarne il nome, decidere in che formato salvarla (in genere JPG) e, importantissimo, il livello di qualità. In genere un'immagine RAW che in originale "pesa" circa 12÷13 MB a questo punto, se salvata alla massima qualità possibile (100%) resterebbe comunque piuttosto pesante: oltre 1 MB. Agendo sul cursore in alto riduco la qualità fino ad avere un file da 200 massimo 250 kB e salvo.

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