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Alessandro F

2016.10 - Toscana - Tutor Alessandro

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Leccinum aurantiacum (Bull.) Gray; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Dalla scheda AMINT: “Viene considerato il portabandiera dei Leccinum rossi che contano numerose specie molto simili, tutte commestibili, che si distinguono l'una dall'altra soprattutto per l'habitat. Leccinum vulpinum, ha cappello rosso mattone o bruno ruggine cresce sotto Pinus. Pressoché identico al Leccinum piceinum che molti considerano essere sempre un Leccinum vulpinum, e viene differenziato per la colorazione pileica più brunastra e per la crescita sotto Picea. Leccinum quercinum, con colorazioni più vivaci, con squame rossastre e generalmente più massiccio di L. aurantiacum, nasce sotto latifoglie diverse dal Populus. Recenti revisioni prevedono spostamenti in questo gruppo, alcune molto discutibili, per esempio Leccinum aurantiacum diverrebbe L. albostipitatum e il vecchio L. quercinum si chiamerebbe L. aurantiacum.”

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 215, Pag. 336: “Buon commestibile dopo adeguata cottura; la carne cotta conserva il colore nerastro. Il gambo, come in tutti i Leccinum, deve essere scartato perché troppo coriaceo e quindi sicuramente indigesto.”

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Ulteriori e più recenti revisioni tassonomiche, basate anche sull’analisi genetica, hanno portato a raggruppare tutti i Leccinum dal cappello rosso-rossiccio nell’unica entità definita come Leccinum aurantiacum (Bull.) Gray, 1821.
Non rientrano in tale revisione né il Leccinum vulpinum (Watling, 1959-1960), che mantiene il proprio nome, né il Leccinum piceinum (Pilát & Demerk, 1974) che prende il nome di Boletus piceinus [(Pilát & Demerk) Hlaváček, 1990]; entrambi fruttificanti sotto conifere. E comunque lo studio basato sull’analisi molecolare e genetica è tuttora in atto: ciò potrebbe portare a ulteriori e nuove modifiche a livello tassonomico...
Quindi, secondo la più recente revisione, le foto seguenti ritraggono sempre un Leccinum aurantiacum. La prima foto corrisponderebbe al “vecchio” L. aurantiacum (con crescita esclusiva sotto Pioppo, con portamento più o meno snello, e con squamette sul gambo inizialmente bianche per poi virare lentamente al rosso mattone, fino a raggiungere un colore rosso brunastro o grigio-brunastro), la seconda e la terza foto sarebbero indicative di un “vecchio” L. quercinum (con crescita sotto Quercia, ma anche sotto altre latifoglie, portamento più robusto e squamette sul gambo precocemente rossastre e che in età diventano bruno-rossastre).

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Leccinum duriusculum (Schulzer ex Kalchbr.) Singer; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 216, Pag. 337: “Il forte annerimento della carne, le tonalità verdastre alla base del gambo e la stretta simbiosi con Pioppo ne semplificano la determinazione. Il Leccinum scabrum, specie maggiormente conosciuta e apprezzata nel Nord Italia, si differenzia per la carne pressoché immutabile e per l’habitat di crescita, generalmente associato a Betulla. Nonostante l’annerimento delle carni con la cottura, come del resto per tutti i Leccinum, L. duriusculum risulta essere uno dei più ricercati e consumati tra i Porcinelli.”

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Macchie verdastre alla base del gambo:

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Viraggi.
1) Al taglio:

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2) Dopo qualche minuto, viraggio al rosa pallido:

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3) Con macchie azzurre nel gambo:

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4) Dopo mezz'ora:

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5) Dopo un'ora; nel cappello:

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6) Dopo un'ora, nel gambo:

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Boletus permagnificus Pöder; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Già dall’etimologia (dal latino per = molto e magnificus = magnifico) si capisce che è un bel fungo da vedere.
Boletacea xerofila (amante cioè di ambiente caldo e soleggiato), cresce preferibilmente al margine dei boschi di latifoglie, Quercia in particolare.
Caratterizzato da carne gialla più o meno chiara, bruno-rossastra alla base del gambo; con viraggio al verde-azzurro se sezionata; odore gradevole e sapore dolce.
Il cappello presenta cuticola liscia e glabra, con tonalità che vanno dal rosso-sangue fino a un più chiaro color rosato-grigiastro o rosa-beige; bluastra se contusa.
Tubuli adnati al gambo (anche subdecorrenti), di colore da giallo chiaro a giallo-olivastro; virano al verde-azzurro al taglio. Pori da rosso-cinabro a rosso-sangue, con eventuali tonalità gialle localizzate di solito verso il margine del cappello o verso il gambo; subito imbluenti alla pressione.
Gambo con colore di fondo giallo o giallo-arancio, coperto da un reticolo a evidenti maglie più o meno strette e allungate di colore rosso più o meno scuro. Anche la superficie del gambo vira al blu se contusa.

Specie piuttosto rara, inizialmente reperita in Sardegna, ne vengono attualmente segnalati sporadici ritrovamenti anche nelle regioni appenniniche.

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Gruppetto di esemplari trovati su stradello al margine di bosco di Cerro. Qualcuno li aveva bastonati, forse per la delusione di non aver trovato al loro posto qualche B. aereus... (gli imbecilli non mancano mai...):

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I due esemplari gemellati:

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Nascosto tra le foglie alla base di un Cerro, c'era un altro esemplare intatto. Visto da sopra:

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Vista laterale:

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Particolare dell'imenoforo:

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Il viraggio:

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Con splendidi colori:

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Phaeolus schweinitzii (Fr.: Fr.) Pat.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Stefano Rocchi.
Workshop - Gli Aphyllophorales e la biodiversità, Riserva Naturale Biogenetica di Camaldoli (AR).

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Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Stefano Rocchi.
Workshop - Gli Aphyllophorales e la biodiversità, Riserva Naturale Biogenetica di Camaldoli (AR).

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Tubifera ferruginosa (Batsch) J.F. Gmel.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Stefano Rocchi.
Workshop - Gli Aphyllophorales e la biodiversità, Riserva Naturale Biogenetica di Camaldoli (AR).

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Tylopilus porphyrosporus (Fr. & Hök) A.H. Sm. & Thiers; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Stefano Rocchi.
Workshop - Gli Aphyllophorales e la biodiversità, Riserva Naturale Biogenetica di Camaldoli (AR).

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Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Amanita molto comune sia in boschi di latifoglie che di aghifoglie.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 126, Pag. 238“Ubiquitario, in particolare su terreni acidi e sabbiosi, dall’estate fino ai primi freddi dell’inverno; molto comune. Riconoscibile abbastanza agevolmente per il suo bulbo basale molto grosso ed evidente, la volva circoncisa, le placche sul cappello e il tipico odore di patate crude.”

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Piccolo e giovane esemplare; il colore del cappello è simile a quello di Amanita phalloides e può generare qualche dubbio sulla determinazione; ma la volva circoncisa è quella tipica di Amanita citrina.

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Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 98, Pag. 206: “Non confonderlo con Chlorophyllum rhacodes, tossico, con squamule fortemente infisse nel derma del cappello (dette “a tegola”), con viraggio all’arancione e poi al brunastro della carne esposta, laddove corrosa o tagliata.
È prudente non mangiare Macrolepiota il cui diametro sia inferiore a 8 cm per non confonderle con le Lepiota
del Gruppo helveola, o altre velenose o mortali. Macrolepiota procera essendo uno dei colossi del bosco, difficilmente può essere confuso con le piccole Lepiota. Per la misura si fa riferimento al fungo adulto e quindi con il cappello completamente aperto.”

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Hypholoma fasciculare (Huds. : Fr.) Kumm.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Fungo tossico. Colore del cappello che può variare dal giallastro-arancio al giallo zolfo (anche con sfumature verdastre); il centro del cappello presenta una colorazione più vivace sul bruno-arancio, mentre il margine è più pallido; lamelle giallo-verdastre (più chiare da giovane, poi più scure, grigio-verdastre fino a nerastre); sapore nettamente amaro.
Confondibile con l'altrettanto tossico H. sublateritium che ha taglia maggiore, cappello e base del gambo di colore simile a quello dei mattoni (rosso-laterizio; da cui il nome) e lamelle giallo-grigiastre e poi olivastre. Il commestibile (con cautela) H. capnoides
ha carne dolce e non amara, le sue lamelle non hanno tonalità giallo-verdastre e il cappello ha cromatismi più caldi (giallo-aranciati, con centro rossastro).

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 150, Pag. 265: “Capita di trovare H. fasciculare nello stesso ceppo assieme a esemplari di Armillaria mellea: un motivo in più per aprire bene gli occhi nella determinazione.”

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