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Alessandro F

2017.11 - Toscana - Tutor Alessandro

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Lycoperdon excipuliforme (Scop. : Pers.) Pers.; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

=  Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck

Lycoperdon solitamente dalla forma a pestello, con la parte superiore sferoidale mentre la parte inferiore (pseudogambo) è più o meno cilindrica e più o meno allungata. Sovente l’aspetto complessivo è rugoso-costolato (“come una balla di juta mezza vuota”). La superficie esterna (esoperidio) è bianca nel fungo giovane per poi assumere colorazioni ocracee a maturità; ornamentazioni costituite da singoli elementi sovrastati da aculei fragili e facilmente detersili al minimo sfregamento; tali ornamentazioni interessano anche l’apice dello pseudogambo.

Calvatia utriformis = Lycoperdon utriforme  si distingue per le maggiori dimensioni, per le caratteristiche areole-verruche poligonali non detersili che ne ricoprono l’esoperidio anche a maturità, per uno pseudogambo più tozzo e corto.

Possibile anche confonderla con esemplari di Lycoperdon perlatum che presentino uno pseudogambo sviluppato oltre la media. In tal caso un importante carattere distintivo è dato dagli aculei: in L. perlatum essi sono sempre conici e contornati alla base da una “coroncina” di piccole verruche che permangono sull’esoperidio anche dopo la caduta degli aculei stessi; si viene così a formare una sorta di areolatura a maglie poligonali-circolari.

In L. excipuliforme gli aculei sono più fragili e detersili, spesso senza una forma conica regolare e alla loro caduta non lasciano sull’esoperidio una ben definita areolatura.

 

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Pseudoclitocybe obbata (Fr.) Singer; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Cappello imbutiforme con orlo involuto, liscio, più o meno lucente, sericeo, e di un colore bruno-rossastro o bruno-cioccolato; lamelle brunastre anche a riflessi rosati. Il gambo è subconcolore al cappello o un po’ più chiaro, un po’ fibrilloso.

Confondibile con  Pseudoclitocybe cyathiformis  che ha colori prevalentemente grigio ardesia, gambo con nette fibrille o striature biancastre che formano quasi un reticolo.

 

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Macrolepiota mastoidea (Fr. : Fr.) Singer; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Ha il cappello con cuticola dissociata in fini squamette ocra appressate al centro e poi diradate via via verso il margine dove lasciano intravedere il fondo più chiaro; cappello dotato di un evidente e pronunciato umbone a base stretta che (nel fungo ormai maturo e col cappello disteso) sembra “fuoriuscire improvvisamente dalla pianura sottostante”; nel fungo ancora chiuso l’effetto non è dissimile anche se “il terreno sottostante” non è una pianura ma una “mazza”; il gambo appare liscio ad un frettoloso esame ma in realtà, al di sotto l’anello, è finemente decorato da squamette ocracee su fondo biancastro. L'anello è semplice e biancastro. L’umbone giustifica il nome specifico ricordando un capezzolo (dal latino mastoideus = simile a una mammella).  

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 97, Pag. 205: “Buon commestibile; va utilizzato solo il cappello perché il gambo duro e fibroso è da scartare. La carne deve essere ben cotta.”

 

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Altri esemplari

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Una coppia con i gambi confluenti alla base

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Lepista sordida (Schum. : Fr.) Singer; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Lepista di media grandezza, con cappello poco carnoso, liscio e glabro di colore variabile dal grigio-lilla al grigio-violetto, più scuro al centro. Il margine è acuto, a lungo un po’ involuto e poi disteso e si può presentare sia liscio che striato per trasparenza. Lamelle fitte e larghe, all’inizio biancastre, poi rosate fino al violetto a maturità. Carne dall’odore forte e composito (fungino con nota rancida e farinosa) e sapore dolciastro. Cresce in autunno ma si può reperire anche in primavera; in parchi, giardini o boschi con substrato ricco di detriti di sostanze organiche.

Confondibile con  Lepista nuda  che ha taglia e carnosità maggiori, con cappello dal colore violetto carico (almeno nei giovani esemplari; poi tende a scolorirsi al bruno-lilla) e con odore aromatico (spesso assai forte) gradevole e caratteristico.

 

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Hydnum albidum  Peck; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

 

Uno “steccherino” che morfologicamente è del tutto simile a  Hydnum repandum, col quale condivide anche la discreta commestibilità purché consumato da giovane e dopo aver tolto gli aculei, amarognoli. Si distingue per la colorazione bianca del cappello e del gambo almeno negli esemplari giovani, poi tendente a ingiallire a maturità o in seguito a sfregamento. Anche l’imenoforo è inizialmente di colore bianco o crema chiaro, ingiallente a maturità. Predilige fruttificare presso conifere.

 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 22, Pag. 125: “Hydnum albidum, bianco, crescente sotto conifera, appena ingiallente, fungo che tende a inglobare lettiere e terriccio in modo notevole, con spore più piccole rispetto a  Hydnum repandum, sempre commestibile, anche se difficilmente recuperabile quando totalmente intriso di terra e aghi.”

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Esemplari raccolti in boschetto misto con presenza di Pino domestico (Pinus pinea)

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Trametes gibbosa (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

 

Lignicolo annuale, sessile, si presenta a forma di mensola, anche con più elementi ravvicinati o fusi assieme; dimensioni fino a 15-20 cm di diametro. Superficie sterile più o meno zonata, “gibbosa” (da cui il nome) e solitamente in ulteriore rialzo, con umbone prominente e irregolare, nella zona soprastante al contatto col substrato; è finemente vellutata nei giovani esemplari, poi glabra, ha colore da bianco-crema a ocra chiaro, talvolta verdastro per la presenza di alghe. Il margine delle mensole è arrotondato. Imenoforo con superficie bianco-crema, con pori solitamente allungati radialmente, più o meno rettangolari, talvolta dedaliformi. Contesto di colore bianco-crema, compatto e fibroso, spesso fino a 3-4 cm nella zona di contatto col substrato. Habitat presso latifoglie, su ceppaie o tronchi caduti a terra.

 

 

Su una ceppaia di Cerro. Sulla destra delle Trametes gibbosa; in basso delle Lenzites sp.

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Sulla destra: imenoforo di Trametes gibbosa; al centro e sulla destra: imenoforo di Lenzites sp.

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Trametes gibbosa; con spessore più rilevante nella zona soprastante all'attaccata al substrato

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Imenoforo, con pori allungati e più o meno rettangolari

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In sezione; contesto bianco e compatto

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Lenzites cfr. betulina (L. : Fr.) Fr.; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

 

Lignicolo sessile, a forma di mensola più o meno semicircolare; con dimensioni fino a 10 cm di diametro. Si presenta anche gregaria con gruppi numerosi di esemplari anche imbricati. Superficie sterile feltrata o più o meno irsuta, zonata-solcata concentricamente, di colore dal grigio chiaro al grigio brunastro fino al bruno-rossiccio; talvolta con sfumature verdastre per la presenza di alghe. I margini delle mensole sono sottili e poco ondulati. Imenoforo lamellato, con lamelle anche più o meno dedaliformi o biforcate-anastomosate soprattutto verso il margine della mensola, comunque con orientamento radiale; eventuale presenza di lamellule. Il filo lamellare è solitamente irregolare, più o meno seghettato. Il colore dell’imenoforo va dal color crema al color nocciola. Contesto bianco e sottile, con spessore di pochi millimetri.

Habitat su ceppaie o tronchi di latifoglie caduti a terra, non solo di Betulla (come indicherebbe il nome) ma anche di Cerro, Faggio, Castagno, Pioppo, Acero e altre essenze. Specie abbastanza comune.

Confondibile con Lenzites warnieri che ha lo stesso habitat, più frequente in Europa centro-meridionale e molto più rara in Italia. Ha dimensioni più grandi (fino a 30-40 cm di diametro) con superficie sterile glabra. Margine delle mensole più o meno ispessito e arrotondato. Imenoforo con lamelle dal filo accidentato-seghettato, con anastomosi più frequenti verso il punto di attacco al substrato e più rare verso il margine.

Questi elementi di differenziazione non sono comunque sufficienti per separare con sicurezza le due specie: la microscopia fugherebbe ogni dubbio, avendo la Lenzites warnieri spore decisamente più grandi rispetto a quelle di Lenzites betulina.

 

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Imenoforo; con lamelle sia dedaliformi (a destra) che regolarmente radiali e seghettate (a sinistra)

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Superficie sterile

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Imenoforo

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In sezione; contesto di esiguo spessore

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Indice della Toscana, mese di Novembre 2017, totale n° 15 specie.

 

Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Post # 6

Clavariadelphus pistillaris (L.) Donk; Post # 9

Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Post # 5

Hydnum albidum  Peck; Post # 15

Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Post # 2

Lepista sordida (Schum. : Fr.) Singer; Post # 14

Lycoperdon excipuliforme (Scop. : Pers.) Pers. =  Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck; Post # 11

Macrolepiota mastoidea (Fr. : Fr.) Singer; Post # 13

Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 10

Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 4

Pseudoclitocybe obbata (Fr.) Singer; Post # 12

Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox = Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 7

Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Post # 8

Trametes gibbosa (Pers. : Fr.) Fr.; Post # 16

Trametes versicolor (L. : Fr.) Pilát; Post # 3

 

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Non determinati:

Lenzites cfr. betulina (L. : Fr.) Fr.; Post # 17

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