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2019.09 - Toscana - Tutor Alessandro


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Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 35, Pag. 138: “Cantharellus subpruinosus presenta inizialmente una sorta di pruina biancastra sul cappello e si macchia vistosamente su toni rosso-brunastri dopo manipolazione. Ottimo commestibile. Trova forti estimatori che lo preferiscono nettamente al più nobile Porcino. Viene impiegato in cucina in svariati modi: trifolato, con le lasagne, nel risotto, oppure conservato sottolio o sottaceto. Si presta invece male alla conservazione per essiccamento. Se surgelato crudo tende ad assumere una sgradevole amarescenza: per tale motivo ne consigliamo la surgelazione dopo adeguata, quanto opportuna, precottura.”

 

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Fuligo candida Pers.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Un Myxomycetes dai colori biancastri, frequente nei periodi piovosi o quando vi è molta umidità nell’aria. Stava “fagocitando” alcuni rametti assieme a steli d’erba. Simile a Fuligo septica che ha colorazioni brillanti giallo-oro, o a Fuligo cinerea con colorazioni grigio-biancastre.

Dal Forum AMINT: Introduzione alla Sistematica e Tassonomia: “I Myxomycetes (Mixomiceti) sono protozoi particolari che prendono normalmente la forma delle amebe. Alcuni di loro, ed in determinate circostanze, sviluppano corpi fruttiferi (sporangi) deputati alla disseminazione delle spore (mixospore), ed è per questo motivo che spesso in passato sono stati assimilati ai funghi. Alcuni sono piccolissimi altri presentano estensioni notevoli. Sia nella fase di "plasmodio" (unione di più cellule, che perdono la parete fondendosi in un'unica grande cellula plurinucleata) che negli sporangi il fenomeno va interpretato come aggregazione di cellule non formanti un organismo complesso od un tessuto (pseudotessuto). Rimane in questo modo fatta salva la definizione di organismi monocellulari. Si nutrono per "fagocitosi” (un processo che prevede l’ingestione da parte della cellula di particelle di grandi dimensioni, tali da essere visibili al microscopio).”

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Infundibulicybe gibba (Pers. : Fr.) Harmaja; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.
 = Clitocybe gibba (Pers. : Fr.) Kummer

Detto anche imbutino per la caratteristica forma imbutiforme del cappello. Ha dimensioni medio piccole arrivando il suo diametro pileico a 7-8 cm di diametro. La cuticola del cappello è liscia e feltrata, su varie tonalità del beige, mai bianca; le lamelle sono biancastre o crema chiaro, molto fitte e nettamente decorrenti sul gambo; il gambo è cilindrico, di solito non più lungo del diametro pileico, un poco ingrossato alla base dove è presente una zona feltrata biancastra; sempre alla base del gambo si nota spesso, una volta tolto dal terreno, una copiosa parte di substrato (foglie, residui vegetali e altro) inglobato dal suo micelio; la colorazione del gambo è leggermente più chiara di quella del cappello; la carne è elastica e tenace, bianca, fibrosa nel gambo, con odore di mandorle amare e sapore gradevole.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 53, Pag. 157: “Si tratta di un buon commestibile ma è meglio utilizzare solo i cappelli. Si presta bene per la preparazione dei misti, specialmente quando scarseggiano altre specie più ricercate. Quando in cucina si impiega tale fungo nei misti, va tenuto presente che possiede carne elastica e tenace e che, come tutti gli altri funghi di consistenza simile, richiede tempi di cottura più lunghi; si consiglia quindi di precuocere per qualche minuto, prima di aggiungere esemplari di altre specie con carni più tenere.
È un fungo di medie dimensioni; nonostante ciò è forse il più conosciuto di tutto il Genere Clitocybe perché è comune, abbondante e relativamente facile da riconoscere.
La specie di Clitocybe che più gli si avvicina è senza dubbio Clitocybe costata
 che, morfologicamente ed ecologicamente, sembra quasi il suo sosia: si differenzia per il margine del cappello ornato da costolature a forma di “Y”, il gambo concolore al cappello e l’odore più marcato. Per distinguere con certezza le due specie si rende però necessario un test macrochimico: se mettiamo una goccia di idrossido di Potassio (KOH) sulla superficie del cappello di Clitocybe costata otteniamo una colorazione marrone scuro che non si verifica in Clitocybe gibba.
La confusione più pericolosa avviene con Clitocybe phaeophtalma, fungo tossico, appena più esile, avente il cappello solo infossato al centro (ombelicato) e difficilmente imbutiforme; la carne ha però un cattivo e netto odore di rancido. Il nostro funghetto può essere confuso anche con Lepista inversa che cresce nel medesimo habitat ma che ha colori aranciati, margine del cappello involuto, lamelle che si staccano facilmente dalla trama del cappello, carne con odore fungino e sapore un po’ astringente.”

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Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Piccolo funghetto (largo al massimo 4-5 cm) a forma di mensola-crosta appoggiata sul legno; molto comune e diffuso, presente durante tutto l’anno; dalla consistenza quasi coriacea (suberosa-tenace da secco) e dallo spessore piuttosto fine; può presentarsi in fitti esemplari confluenti o sovrapposti, su legno guasto di latifoglie. Caratteristico il cappello di aspetto feltrato e peloso (irsuto), zonato, con vari colori (giallo, arancio, brunastro, verdastro); il margine è più chiaro e lobato; l’imenoforo è liscio o appena gibboso, di colore giallo-arancio.
Possibile la confusione sia con specie congeneri (più rare) che però virano al rossiccio alla manipolazione, sia con Stereum ochraceoflavum (non virante), dall’imenoforo bruno-ocraceo e con la superficie sterile grigio-biancastra, poco o per niente zonata.

Dalla “Chiave di orientamento ai generi” del (nuovo) Tutto Funghi, pag. 79 e 97: “Corpo fruttifero composto dal solo cappello o a forma di mensola >>>
Imenoforo liscio. Corpo fruttifero adeso al legno, distaccantesi brevemente per formare piccole mensole >>> Genere Stereum

 

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Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Poliporo assai comune, rinvenibile su legno marcescente di latifoglia oppure emergente da uno sclerozio duro formato da un intreccio compatto tra micelio, terra, sassi e radici (questo sclerozio è quindi una sorta di consistente conglomerato, detto “pietra fungaia”, che può pesare anche 10 kg e oltre). 
Cappello di diametro massimo sui 15 cm, circolare o reniforme, depresso al centro, cosparso, almeno nei giovani esemplari, di piccole squamule più scure del colore di fondo che può variare dal giallo-ocra al bruno.
Margine sottile, un poco fibrilloso-ciliato. Imenoforo di color crema chiaro, con pori angolosi, anche a forma poligonale allungata; con tubuli disposti su un singolo strato, decorrenti sul gambo. Il gambo è di solito laterale, talvolta centrale, di colore ocra chiaro, spesso ricurvo alla base che si presenta cosparsa di fine peluria biancastra.
Carne soda ma non coriacea, di colore crema biancastro, con odore fungino leggero e gradevole.

Polyporus tuberaster può confondersi con Polyporus squamosus che tuttavia è di dimensioni assai più imponenti (cappello di diametro fino a 50 o 60 cm di diametro) e che ha carne dura e coriacea con odore di cocomero o di farina bagnata. Inoltre il suo gambo è, in proporzione al cappello, corto e quasi rudimentale, di colore bruno o bruno nerastro.

 

Esemplari giovanissimi, teneri, con diametro del cappello che non arrivava ai 2 cm; su legnetto a terra di Cerro

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Agaricus campestris L. Fr.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Elementi caratterizzanti per questo prataiolo sono: lamelle rosa carico fin dallo stadio di primordio, nessun viraggio alla sezione (al limite solo leggermente rosato all'attaccatura tra gambo e cappello), odore fungino gradevole, gambo rastremato alla base, anello molto evanescente, cuticola asciutta coperta da piccole squame concolori al fondo cha può variare dal biancastro al grigio cenere al grigio-brunastro.


Dal Nuovo  TUTTO FUNGHI  Pag. 208, Scheda n° 100: “Buon commestibile, da giovane può essere consumato crudo in insalata. Allo stadio adulto devono essere cotti e consumati quando le lamelle sono ancora rosee e non bruno-nerastre (inizio della putrefazione). Si tratta del prataiolo spontaneo più diffuso e raccolto.
Si riconosce per il cappello bianco e pressoché liscio, per le lamelle di un bel rosa carico già dall’esordio, per l'anello che di solito è abbastanza esile e spesso evanescente. La sua variabilità ha fatto sì che ne fossero descritte alcune forme o varietà. Tra queste ricordiamo l’Agaricus campestris var.squamulosus, che si differenzia per la presenza di squame, specialmente al disco, abbastanza rade e brunastre.
Può essere confuso con specie vicine: Agaricus bitorquis che cresce nei giardini ed ha due anelli separati; Agaricus arvensis che vira lentamente al giallo e con anello sviluppato; Agaricus cumtulus simile ma più piccolo, con lieve odore di mandorle, cresce nei campi concimati e vira al giallognolo, come Agaricus xanthoderma avente odore d'inchiostro e viraggio giallo cromo alla base del gambo, tossico, col quale potrebbe esser scambiato. Infine le lamelle rosate e l’assenza di volva lo distinguono da Amanita verna e Amanita virosa sempre aventi lamelle bianche anche in età adulta.
Come tutti gli Agaricus commestibili non deve mai essere raccolto quando cresce in prossimità o all’interno di ambienti antropizzati, industrializzati e inquinati (strade, discariche, depuratori, parchi cittadini, ecc.). Infatti molti funghi assorbono e sono accumulatori delle sostanze nocive presenti nell’ambiente, in particolare dei metalli pesanti come il piombo.”

 

Esemplari (un primordio e uno già maturo) rinvenuti su un sentiero erboso

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Lamelle rosa nel primordio

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Lamelle colorate di bruno-cioccolata nell'esemplare giunto quasi alla fine del ciclo. Margine pileico un poco eccedente e fioccoso; anello ormai scomparso. Odore buono, "fungino".

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Lactarius controversus  Pers. : Fr.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Un Lactarius che può raggiungere dimensioni importanti, col cappello di diametro fino a 35 (40) cm; specie abbastanza comune in autunno, cresce solitamente gregario in gruppi anche numerosi presso latifoglie (preferibilmente Pioppo ma anche Castagno e Faggio). Nasce quasi sempre molto interrato e per questo viene, in parte o totalmente, ricoperto da residui del sottobosco e da terriccio. Si fa riconoscere per il cappello con la cuticola vellutata a tempo asciutto, un po’ untuosa e lucida a tempo umido, bianca ma spesso con macchie rosa o rossastre presenti soprattutto al centro che è generalmente depresso; il margine del cappello è spesso, molto involuto (anche arrotolato) soprattutto negli esemplari giovani; imenoforo con lamelle fitte, di colore rosato chiaro; ha latice abbondante e bianco, cremoso, inizialmente immutabile sia isolato che lasciato sulle lamelle, successivamente di colore giallo-verdastro se essiccato sulle lamelle, di sapore dapprima amaro, poi acre anche bruciante (così come la carne); il gambo corto e tozzo, talvolta eccentrico, è concolore al cappello, anche con sfumature rosate, e si può macchiare di ocra al tocco; il gambo talvolta presenta rari scrobicoli non ben delimitati. Qualche vago scrobicolo può presentarsi anche all'orlo del cappello, concolore alla cuticola.

 

Esemplari determinati grazie alle indicazioni di Mario (Iannotti) e di Flavio (Pilobolus) che hanno corretto la mia iniziale ipotesi verso altri Lactarius  (L. bertilloni e L. vellereus  che però hanno lamelle più rade e più spesse, non rosate; non presentano macchie rossastre su cappello; hanno altro portamento e, per quanto riguarda L. vellereus, latice non acre)

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Molta umidità in ambiente; riscontrabile come essudato sulle lamelle e sul gambo

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Indice della Toscana, mese di Settembre 2019, totale n° 46 specie

 

Agaricus campestris L. : Fr.; Post # 57
Amanita caesarea (Scop. : Fr.) Pers.; Post # 22
Amanita franchetii (Boud.) Fayod; Post # 25
Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam.; Post # 30, 48
Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Post # 15, 37
Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Post # 42, 43
Boletus aereus Bull. : Fr.; Post # 11, 20
Boletus edulis Bull. : Fr.; Post # 12, 34
Boletus pinophilus Pilát & Dermek; Post # 18
Boletus reticulatus Schaeff. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.; Post # 9, 35
Butyriboletus regius (Krombh.) D. Arona & J.L. Frank = Boletus regius Krombh.; Post # 14
Butyriboletus subappendiculatus (Dermek,Lazebn.& J.Veselský) Arora & J.L.Frank=Boletus subappendiculatus Dermek, Lazebn. & J. Veselský; Post # 31
Caloboletus calopus (Pers. : Fr.) Vizzini = Boletus calopus Pers. : Fr.; Post # 10, 53
Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Post # 51
Clitopilus prunulus (Scop. : Fr.) Kummer; Post # 3
Desarmillaria tabescens (Scop. : Fr.) R.A. Koch & Aime = Armillaria tabescens (Scop. : Fr.) Emel; Post # 23
Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm. = Entoloma lividum (Bull.) Quélet; Post # 24
Fistulina hepatica (Schaeff. : Fr.) With.; Post # 4
Fomitopsis pinicola (Swartz : Fr.) P. Karst.; Post # 44
Fuligo candida Pers.; Post # 52
Fuligo septica (Linné) Wiggers; Post # 36
Gymnopus fusipes (Bull. : Fr.) Gray = Collybia fusipes (Bull. : Fr.) Quélet; Post # 6
Hypholoma fasciculare (Huds. : Fr.) Kumm.; Post # 47
Imperator rhodopurpureus (Smotl.) Assyov, Bellanger, Bertéa, Courtec., Koller, Loizides, G. Marques, J.A. Muñoz, N. Oppicelli, D. Puddu, F. Rich. & P.-A. Moreau
           = Boletus rhodopurpureus Smotl.; Post # 27
Infundibulicybe gibba (Pers. : Fr.) Harmaja = Clitocybe gibba (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 54
Lactarius controversus  Pers. : Fr.; Post # 58
Laetiporus sulphureus (Bull. : Fr.) Murrill; Post # 5
Lycoperdon echinatum  Pers. : Pers.; Post # 13
Lycoperdon perlatum  Pers. : Pers; Post # 50
Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 41
Mucidula mucida (Schrad. : Fr.) Pat. = Oudemansiella mucida (Schrad. : Fr.) v.Höhnel; Post # 29
Mycena haematopus (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 19
Mycena pura (Pers. : Fr.) P. Kummer; Post # 33
Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 46
Neoboletus luridiformis (Rostk.) Gelardi, Simonini & Vizzini; Regione Toscana = Boletus erythropus Persoon ss. Fries; Post # 32
Omphalotus olearius (De Cand. : Fr.) Fayod; Post # 21
Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Post # 56
Ramaria botrytis (Pers. : Fr.) Ricken; Post # 16
Rubroboletus dupainii (Boud.) Kuan Zhao & Zhu L. Yang = Boletus dupainii Boud.; Post # 28
Rubroboletus satanas  (Lenz) Kuan Zhao & Zhu L. Yang = Boletus satanas  Lenz; Post # 26
Russula rosea Pers. = Russula lepida (Fr. : Fr.) Fr.; Post # 49

Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Post # 55
Suillellus luridus  (Schaeff. : Fr.) Murril = Boletus luridus  Schaeff. : Fr.; Post # 17
Suillus luteus (L. : Fr.) Roussel; Post # 40
Xerocomellus pruinatus (Fr. & Hök) Šutara = Xerocomus pruinatus (Fr. & Hök) Quél.; Post # 45
Xerocomus subtomentosus (L. : Fr.) Quél.; Post # 8

  

 

Non determinati ma generici:

Calocera cfr. cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Post # 39
Marasmius cfr. rotula (Scop. : Fr.) Fr.; Post # 7
Mycena sp.; Post # 38
Pyronema cfr. domesticum  (Sowerby : Fr.) Saccardo; Post # 2

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