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2019.11 - Toscana - Tutor Alessandro


Alessandro F
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Leccinum pseudoscabrum (Kallenb.) Šutara; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.
 = Leccinum carpini (R. Schulz) M.M. Moser ex D.A. Reid

Caratterizzato dal cappello con superficie “martellata”, cresce generalmente associato a Carpino o Nocciolo, mai sotto Pioppo o Betulla. Il gambo è solitamente snello e allungato, di colore di fondo da biancastro sporco a grigio o nocciola chiaro, ed è cosparso di piccole squamette grigiastre che diventano nerastre al tocco e che si rarefanno all'apice del gambo. Ha carne del cappello soda solo negli esemplari giovani, poi diventa molle e cedevole; la carne del gambo, come negli altri Leccinum, è coriacea. La carne è di colore biancastro e, alla sezione, mostra un viraggio iniziale al rosato, poi al grigio-violaceo e infine al grigio-nerastro.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 217, Pag. 338: “Viene considerata una delle meno apprezzate tra le specie del genere Leccinum a causa dell’intenso annerimento delle carni, peraltro molli ed esigue.”

Sulla destra un esemplare col gambo insolitamente obeso

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Tubaria autochthona (Berk. & Broome) Sacc.; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Tomaso Lezzi.
= Tubaria dispersa (L.) Singer

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Basidi tetrasporici, con lunghi sterigmi. Osservazione in Rosso Congo a 400×.

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Cheilocistidi clavati, lageniformi. Osservazione in Rosso Congo a 400×.

Tubaria autochtona = dispersa 16 Cheilo 400x RC.jpg

Spore ellissoidali, amigdaliformi, finemente verrucose. Osservazione in Rosso Congo a 600×.

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  • 2 weeks later...

Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Amanita molto comune sia in boschi di latifoglie che di aghifoglie. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 126, Pag. 238: “Ubiquitario, in particolare su terreni acidi e sabbiosi, dall’estate fino ai primi freddi dell’inverno; molto comune. Riconoscibile abbastanza agevolmente per il suo bulbo basale molto grosso ed evidente, la volva circoncisa, le placche sul cappello e il tipico odore di patate crude.”

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Evidente la circoncisione della volva

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Clavariadelphus pistillaris (L.) Donk; Regione Toscana, Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Una delle cosiddette “Mazze d’Ercole” o “Pocciolo di vacca” a causa della sua morfologia: una sorta di clava allungata, con apice arrotondato, che può arrivare a 15 cm di altezza e oltre. L’imenoforo è distribuito nella parte alta della clava ed è poco differenziato dal resto. Gli sono simili (praticamente dei sosia!) altre specie congeneri, soprattutto Clavariadelphus flavoimmaturus  e  Clavariadelphus truncatus  nel caso in cui quest’ultimo si presenti con l’apice della “clava” non troncato e pianeggiante bensì arrotondato. 
Di un certo aiuto per la determinazione (ma spesso non sufficiente) può essere l’assaggio della carne e l’osservazione dell’habitat. C. pistillaris, con habitat sotto latifoglia e preferenza (ma non esclusiva) per il Faggio, ha sapore della carne che può variare dal dolciastro al più o meno amarognolo; C. flavoimmaturus, con habitat preferenziale presso Leccio ma anche in boschi misti di latifoglie, ha carne dal sapore amaro; C. truncatus fruttifica presso boschi di aghifoglie e ha carne dal sapore dolce. Altra specie dalla morfologia simile è Clavariadelphus ligula (Schaeff.) Donk che tuttavia cresce sotto conifera e ha dimensioni molto più ridotte, arrivando appena a 7-8 cm di altezza.

In bosco misto con prevalenza di Cerro. Carne decisamente dolce:

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Coprinopsis insignis (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Ha cappello fibrilloso-peloso, con fibrille argentate che dal margine del cappello arrivano fino al disco. Il disco mostra una zona più scura e brunastra, apparentemente glabra e, di solito, ben differenziata e delimitata dal resto del cappello (uno dei suoi sinonimi è infatti Coprinus alopecia, come a sottolineare la caratteristica “calvizie” della zona discale). Il gambo è leggermente fioccoso/pruinoso su tutta la superficie. Predilige crescere in habitat xerofilo, in particolare su residui legnosi o nelle cavità di Quercia.
A livello macroscopico può ricordare Coprinopsis atramentaria che ha gambo liscio (tutt’al più, negli esemplari giovani, un po’ pruinoso nella parte superiore) e presenta frequentemente una zona pseudoanulare formata da un ispessimento della corteccia nella zona basale, quella all’altezza del livello del terreno; il suo disco mostra colori più carichi del resto del cappello ma, solitamente, non in modo così netto come in C. insignis. A livello microscopico C. insignis ha spore verrucose mentre sono lisce in C. atramentaria.

Nato, come accade frequentemente, al riparo di una ceppaia di Cerro:

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Fuligo candida Pers.; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Un Myxomycetes dai colori biancastri, frequente nei periodi piovosi o quando vi è molta umidità nell’aria. Simile a Fuligo septica che ha colorazioni brillanti giallo-oro, o a Fuligo cinerea con colorazioni grigio-biancastre.

Dal Forum AMINT: Introduzione alla Sistematica e Tassonomia: “I Myxomycetes (Mixomiceti) sono protozoi particolari che prendono normalmente la forma delle amebe. Alcuni di loro, ed in determinate circostanze, sviluppano corpi fruttiferi (sporangi) deputati alla disseminazione delle spore (mixospore), ed è per questo motivo che spesso in passato sono stati assimilati ai funghi. Alcuni sono piccolissimi altri presentano estensioni notevoli. Sia nella fase di "plasmodio" (unione di più cellule, che perdono la parete fondendosi in un'unica grande cellula plurinucleata) che negli sporangi il fenomeno va interpretato come aggregazione di cellule non formanti un organismo complesso od un tessuto (pseudotessuto). Rimane in questo modo fatta salva la definizione di organismi monocellulari. Si nutrono per "fagocitosi” (un processo che prevede l’ingestione da parte della cellula di particelle di grandi dimensioni, tali da essere visibili al microscopio).”

Fotografato su prato, mentre stava “fagocitando” alcuni steli d’erba e un rametto.

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