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Marco Marchetti

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  1. Certo, Valerio. Si è trattato di una svista. Ma, insomma, il tuo appunto è opportuno e contribuisce al rigore intorno al quale si informa questo forum.
  2. Grazie Presidente. Spero che il mio fare da sprovveduto non irriti nessuno. Quindi... impossibile individuare il genere di Melanoleuca dai caratteri macroscopici: prendo nota e proseguo nel mio studio.
  3. Inserisco uno spaccato del gambo "peloso". Siete sicuri che si tratti del genere "atlanticus"?
  4. La cuticola non si spella. L'odore è insignificante (almeno per un novellino come il sottoscritto). Ho pensato subito ai generi Clitocybe e Cantharellus. Ho pensato male?
  5. Qualche idea me la sono fatta, ma insomma... La cuticola si lascia asportare con relativa facilità. L'odore è gradevole. A voi la parola.
  6. La cuticola! Quella della "strobiliformis" non è mai brillante, sbaglio? Guardando il cappello in controluce appare quasi perlaceo. Che sarebbe una caratteristica dell'Amanita "echinocephala", se la fonte da cui mi sto documentando è attendibile. Fra l'altro (continuo a riferirmi all'echinoc.) mi ritrovo per quanto riguarda tutte le carateristiche morfologiche (incluse quelle relative al processo di disfacimento) e l'habitat. Cosa mi dite della cuticola della "gracilior"? Perdonatemi se mi rivolgo a "Voi" indistintamente. E... spero di potervi essere utile in futuro a proposito della flora mediterranea come voi lo siete ora con me.
  7. Perdonate la franca ignoranza, ma non è troppo grande per essere una "gracilior"?
  8. L'"esperto del posto" è un socio dell'A.M.B. (Associazione Micologica Bresadola). Diversamente non gli avrei dato credito. In ogni modo, mi pare che le vostre e le sue considerazioni convergano. Salvo ulteriori sviluppi.
  9. Un esperto del posto che ho incontrato stamattina e che ha avuto modo di osservare il fungo dal vivo sostiene trattasi di Amanita solitaria, chiamata anche "Tignosa campestre a radice grossa"; scientificamente "Amanita strobiliformis", altrimenti detta "Amanita Boudieri". Ovvio che per ciò solo non considero chiusa la discussione. Nè tengo in minor conto le vostre osservazioni. La solerzia con cui mi avete risposto è ammirevole.
  10. Salve, mi occupo di funghi solo da pochi mesi; la mia "specialità" sono le piante spontanee del mio territorio (il Salento) e del mediterraneo. Ho trovato questo bel fungo all'ombra di un leccio, nei pressi di un uliveto abbandonato. Del genere Amanita? Lepiota? Non lo so, attendo il parere di chi ne sa più di me. Nel frattempo continuo a sfogliare atlanti e fare ricerche in rete (oltre che a sparare scemenze). Grazie Marco Marchetti
  11. A Renato - e a tutti coloro che si sono imbattutti nella "discussione" intorno alla piccola succulenta delle rocce - Contrariamente a quanto mi ero ripromesso di fare, non ho inviato altre foto delle piantine inquanto le stesse sono avvizzite. Forse il termine "avvizzite" è improprio, visto che le piantine sembrano essere ancora vive; ma, insomma... Se ci saranno novità rilevanti provvederò a renderle note. MM
  12. Ciao Renato, grazie. Prendendo spunto dalle tue indicazioni sono giunto alla (provvisoria) conclusione che si tratti di "Sedum caespitosum". Nei prossimi giorni vedrò di fornire foto più dettagliate. Aspetto un pò perché le piantine si "caratterizzino" meglio. Di nuovo grazie e a presto. MM
  13. Qualcuno conosce il nome di questa piccola succulenta che cresce spontaneamente fra le pietre di uno dei tanti muri a secco del Salento? Il mese scorso ne ho raccolto tre esemplari (quelli che vedete nella foto) e li ho piantati in un vaso sul balcone di casa. Con un pò di delicatezza, è stato facile sfilare le piccole radici dalle pietre e, a quanto pare, le tre piantine hanno attecchito bene. Marco Marchetti
  14. Sandro Pignatti, in "Flora d'Italia", scrive – ricopio quasi parola per parola – che il labello di Ophrys (di tutte le Ophrys n.d.r.) imita nella forma e nella pelosità l'addome degli insetti femmina (differenti forme di addome/labello per differenti insetti da "imitare" n.d.r), e il fiore emette gli odori che a queste servono di richiamo sessuale: così il maschio viene attirato dall’Ofride, sul labello della quale si posa effettuando una pseudo-copulazione, in una posizione obbligata che lo mette in contatto con le masse polliniche; una parte del polline s'incolla sull'insetto, viene asportata e quindi ceduta al fiore successivo. Una riprova di quanto sostiene lo Studioso la si ha scorrendo le nostre foto: tanto in quella inserita dal sottoscritto, quanto in quella pubblicata da Anna Maria, compare, sul fiore o nelle immediate vicinanze, un ragno. Detto questo, e dando per scontato che ci riferiamo tutti alla stessa pianta (cosa che non è sicura stando alle foto postate), continuo a propendere per "Ophrys sphecodes subsp. atrata". Tutti gli indizi (colore e forma del labello, dimensioni contenute, habitat...) mi portano lì. Sempre e solo di indizi si tratta, è chiaro; com'è chiaro che il mondo delle ofridi è, ad oggi, tutt'altro che chiaro. Che rimanga oscuro, mi dico, se chiarezza vuol dire avvilente semplificazione. Che ciascuno chiami come preferisce l'ofride che ha scoperto. Quello che conta veramente è verificare che si tratti di Ophrys (e nel nostro caso non ci sono dubbi) e saperne definire quanto più minuziosamente possibile le fattezze e le particolarità. La definizione della specie e/o della sottospecie (e qui parlo doverosamente per me) la lascio a chi di competenza. Marco Marchetti
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