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  2. Galerina paludosa (Fr.) Kühner 1935 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Strophariaceae Sinonimi Tubaria paludosa (Fr.) P. Karst. 1879 Etimologia L'epiteto Galerina è il diminutivo di Galera, dal latino Galerus = copricapo a forma di cupola di cuoio usato come elmo, per la forma del cappello. L'epiteto paludosa deriva dal latino pălūdōsus = paludoso, per il suo ambiente di crescita. Cappello Cappello convesso-campanulato, con orlo leggermente frastagliato, con un largo umbone appiattito, liscio, igrofano, brillante con il tempo umido, colore giallo-aranciato, ocra, nettamente striato per trasparenza per più della metà del cappello, mostra sul bordo degli esemplari giovani resti bianchi fibrillosi di velo. Imenoforo Le lamelle sono ascendenti, spaziate, ventricose, da giallo-ocracee a giallo rugginose con la maturazione delle spore, intervallate da numerose corte lamellule, filo lamellare discolore, più chiaro per la presenza di cheilocistidi. Gambo Il gambo è cilindrico, mielato, fragile, non pruinoso, con piccoli fiocchi bianchi di velo fibrilloso-cotonoso e un anello bianco non sempre ben delimitato. Carne La carne è concolore al gambo, odore neutro. Habitat Sfagnicola. Microscopia Spore (8,8) 9,3-10,9 (11,5) × (5,8) 5,9-6,6 (7,1) µm; Q = (1,4) 1,5-1,7 (1,9); N = 39; Media = 10,0 × 6,3 µm; Qm = 1,6; amigdaliformi-citriformi, finemente verrucose, destrinoidi, non caliptrate. Basidi clavati, tetrasporici. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Pleurocistidi assenti. Caulocistidi presenti solo nella parte alta del gambo, simili ai cheilocistidi. GAF presenti. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Specie simili Galerina sphagnorum vive anch'essa in ambiente di sfagni, ma ha velo evanescente, che non forma una zona anulare, cheilocistidi più stretti. Galerina cephalotricha, Galerina mniophila e Galerina pseudomniophila non vivono in ambiente di sfagni. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi e Alessandro Gigli - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Trentino-Alto Adige; Luglio 2022. CSP51, Dobbiaco (BZ) Crescita in Torbiera di montagna tra sfagni bagnati, in un periodo abbastanza siccitoso. Foto di Tomaso Lezzi. Cappello igrofano. Esemplari che mostrano cappello igrofano e residui di velo bianco fibrilloso-cotonoso distribuito lungo il gambo. Foto di Alessandro Gigli Esemplare giovane con abbondanti resti di velo bianco e fibrilloso lungo il margine del cappello. Foto di Alessandro Gigli. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Foto di Alessandro Gigli. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazione in rosso Congo, a 200×. Foto di Tomaso Lezzi. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazionein rosso Congo, 400×. Foto di Tomaso Lezzi. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Foto di Alessandro Gigli. Spore (8,8) 9,3-10,9 (11,5) × (5,8) 5,9-6,6 (7,1) µm; Q = (1,4) 1,5-1,7 (1,9); N = 39; Media = 10,0 × 6,3 µm; Qm = 1,6; amigdaliformi-citriformi, finemente verrucose, destrinoidi, non caliptrate. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Foto di Alessandro Gigli.
  3. Mallocybe terrigena (Fr.) Matheny, Vizzini & Esteve-Rav.; Regione Umbria; Dicembre 2020; Foto di Tomaso Lezzi. Inocybe dal caratteristico gambo coperto di squame rialzate e di un anello nella parte alta. Spore (8,8) 9,4-12,4 (13,8) × (5,6) 5,8-7,2 (7,4) µm; Q = (1,5) 1,52-1,9 (2,0); N = 32; Media = 10,9 × 6,4 µm; Qm = 1,7; ellissoidali, faseoliformi. Cheilocistidi clavati, settati. Pleurocistidi non osservati. Gambo formato da una cutis di ife cilindriche parallele. Spore (8,8) 9,4-12,4 (13,8) × (5,6) 5,8-7,2 (7,4) µm; Q = (1,5) 1,52-1,9 (2,0); N = 32; Media = 10,9 × 6,4 µm; Qm = 1,7; ellissoidali, faseoliformi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Cheilocistidi clavati, settati. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Ife del gambo, cilindriche parallele. Osservazione in rosso Congo, a 200×.
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  5. Lactarius dryadophilus Kühner 1975 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Russulales Famiglia Russulaceae Genere Lactarius Sottogenere Piperites Sezione Uvidi Sottosezione Aspideini Etimologia L'epiteto Lactarius deriva dal latino lactarius = lattaio, per la presenza del latice. L'epiteto dryadophilus deriva dal greco δρῦς [drýs] = quercia, per la forma delle foglie dell'erba perenne Dryas octopetala appartenente alla famiglia delle Rosaceae, tipica dell'ambiente di micro selva alpina e dall'aggettivo greco φίλος [philos] = amante di, che ha amore, simpatia, tendenza, affine a, per la simbiosi che questa specie ha con Dryas octopetala. Cappello Diametro 4-10 cm, Inizialmente convesso, diviene successivamente piano convesso, con lieve depressione centrale, margine, sottile, regolare, leggermente involuto, anche in età tardiva, privo di striature o costolature, ma con aspetto pubescente o lievemente villoso, carattere ben osservabile soprattutto negli esemplari immaturi, infine con aspetto quasi liscio o glabro. Superficie, vischiosa, glutinosa con tempo umido, asciutta in condizioni siccitose, liscia, leggermente ruvida verso il centro, non zonata, di color crema biancastro, avorio giallino, con presenza di rade fibrille riunite a ciuffetti dalle tonalità ocraceo giallastre. Imenoforo Lamelle, da sottili a mediamente spesse, da adnate a sub decorrenti, inizialmente fitte, poi leggermente più spaziate, di colore crema biancastro, avorio, con svariate anastomosi e biforcazioni distribuite in maniera irregolare sulla superficie imeniale, ma maggiormente concentrate verso il gambo, sono presenti numerose lamellule. Nelle zone contuse, sono evidenti macchie che inizialmente assumono una tonalità lilla-violacea, poi col passare dei minuti lillacino brunastra, condizione dovuta al viraggio del latice a contatto con le lamelle. Latice Bianco, poco abbondante, vira su toni lilla-violacei a contatto con le lamelle, sapore mite. Gambo Cilindrico, regolare, tozzo, più corto rispetto al dimetro del cappello, negli esemplari di maggior dimensioni leggermente attenuato e ricurvo verso la base, liscio, concolore al cappello, scrobicoli assenti o sporadici, tende a macchiarsi di giallo paglierino, ocraceo verso la base. Carne Soda e compatta, esternamente dalle colorazioni crema biancastre, avorio, con leggere sfumature giallo ocracee; internamente di colore bianco, virante su toni lilla-violacei, maggiormente nella zona corticale del gambo. Odore leggero, fruttato; sapore mite. Habitat Specie legata agli ambienti di microselva alpina, con predilezione per Dryas octopetala e Salix retusa. Microscopia Spore (8,0) 8,4-10,3 (10,5) × (6,7) 7,1-8,7 (9,5) µm; Q = (1,0) 1,1-1,3 (1,4); N = 30; Media = 9,3 × 7,9 µm; Qm = 1,2; crestato-subreticolate, con presenza sia di rade connessioni tra le creste, che di verruche ottuse ed isolate. È ben visibile la presenza di uno pseudoreticolo che presenta rare maglie chiuse e complete. Basidi tetrasporici. Macrocistidi generalmente fusiformi o subfusiformi, con apice attenuato e moniliforme, numerosi e nettamente emergenti dai tessuti imeniali. Pileipellis con struttura a ixotrichoderma, costituito da ife sinuose, filiformi, gelificate, con apice sottile, appuntito. Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Specie simili All'interno della sottosezione Aspideini, caratterizzata da carpofori dalle colorazioni crema, crema biancastre, avorio, latice bianco virante su toni lilla-violacei, simili a Lactarius dryadophilus, con medesima e caratteristica ecologia, costituita appunto da ambienti di microselva alpina con presenza di Dryas octopetala e Salix spp., troviamo: Lactarius salicis-reticulatae Kühner, macroscopicamente si differenzia per la taglia decisamente inferiore 2,5-4,5 cm, la cuticola maggiormente glutinosa, il margine del cappello non villoso; microscopicamente per le spore più piccole, la differente conformazione della pileipellis con struttura intermedia tra ixocutis e ixotrichoderma con la presenza di rade ife emergenti; Lactarius salicis-herbaceae Kühner, a livello macroscopico la taglia di questa specie, 1,3-2,5 cm, è di molto inferiore a quella più grande e massiccia di L. dryadophilus; oltre a questo carattere L. salicis-herbaceae si differenzia per avere tonalità dal cappello nettamente più giallo ocracee e non crema biancastre e margine del cappello non pubescente; microscopicamente differisce per avere spore più piccole e differente conformazione della pileipellis costituita da una ixocute mista ad ixotrichoderma, come nel caso di L. salicis-reticulatae. Bibliografia BASSO, M.T., 1999. Lactarius Pers. Fungi Europæi. Vol 7. Alassio (SV): Ed. Mykoflora. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Alessandro Gigli e Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Trentino Alto-Adige, Passo Vizze; Luglio 2022; Foto di Alessandro Gigli. (Exsiccata AG220725-04, TL220728-01) Ritrovamento in zona alpina. Foto di Tomaso Lezzi. Sulla sinistra il latice bianco che emerge dal taglio appena fatto, sulla destra il latice virato al lilla-violaceo a contatto con le lamelle. Sulla sinistra il latice bianco appena fuoriuscito dalle lamelle, sulla destra, in basso, il latice virato al lilla-violaceo a contatto con le lamelle. Foto di Alessandro Gigli. Spore (8,0) 8,4-10,3 (10,5) × (6,7) 7,1-8,7 (9,5) µm; Q = (1,0) 1,1-1,3 (1,4); N = 30; Media = 9,3 × 7,9 µm; Qm = 1,2; crestato-subreticolate, con presenza sia di rade connessioni tra le creste, che di verruche ottuse ed isolate. È ben visibile la presenza di uno pseudoreticolo che presenta rare maglie chiuse e complete. Osservazione in melzer, a 1000×. Pileipellis con struttura a ixotrichoderma, costituito da ife sinuose, filiformi, gelificate, con apice sottile, appuntito. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Macrocistidi generalmente fusiformi o subfusiformi, con apice attenuato e moniliforme, numerosi e nettamente emergenti dai tessuti imeniali. Osservazione in rosso Congo, a 400×.
  6. Grazie a tutti. @fiara - Giuliano Gnata Nel boschetto più in alto non ce n'erano, ma in basso, dove parcheggio, quest'anno ce n'erano parecchie, come ai vecchi tempi. In gran parte sono chiuse, ma non secche, perché sono sempre in ombra. ciao
  7. Bellissima Giordano, pensavo non si aprisse con questo caldo. Giuliano.
  8. Il nome di questa orchidea annuncia la fine della stagione. E' stata un'annata pesante, ma con soddisfazioni e delusioni. Epipactis autumnalis D. Doro 2007 - Monti vicentini - 720 m - 25 lug 2022
  9. Inocybe queletii Konrad 1929 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Inocybaceae Genere Inocybe Sezione Tardae Sottosezione Geophyllinae Sinonimi Inocybe eutheles var. queletii (Maire & Konrad) R. Heim 1931 Etimologia L'epiteto Inocybe deriva dal greco ἴς/ἴνος [is/inos] = fibra e "κύβη" [cýbe] = testa, per il cappello spesso tomentoso o dissociato in fibre. L'epiteto queletii è dedicato al micologo francese Lucien Quélet. Cappello Carpoforo con portamento tricolomatoide, il pileo misura da 3 a 7 cm, inizialmente convesso poi campanulato, a volte con margine revoluto, presenta umbone largo e ottuso mai completamente spianato. La cuticola è inizialmente ricoperta da un sottile velo, formato da una cortina biancastra e detersile, a maturazione quando il velo si dissolve, assume un colore bruno ocraceo e si può apprezzare una leggera rimosità, resti di velo cortiniforme, si possono osservare anche al margine del cappello di giovani soggetti. Lamelle Lamelle moderatamente spaziate, ventricose, alternate a lamellule, da adnate, a smarginate all’inserzione con il gambo, bianche nei soggetti giovani, assumono tonalità ocra mielato a maturazione, il filo lamellare si presenta discolore e finemente eroso. Gambo Tozzo, cilindrico, a volte leggermente sinuoso, allargato alla base, il colore di fondo, ocraceo sfumato di rosa, è ricoperto da una patina biancastra, e nella parte alta vicino all’inserzione con l’imenoforo, è ricco di granelli forforacei. La base da clavata a bulbosa, ingloba grosse quantità di residui terrosi e organici, il micelio basale è biancastro. Carne La carne alla sezione del carpoforo, è di consistenza esigua sul cappello, biancastra, compatta e fibrosa sul gambo. Odore erbaceo, appena raccolto e successivamente intenso e spermatico. Habitat Specie primaverile, si rinviene in bosco di conifere, con presenza di Abies alba, Pinus nigra e Taxus baccata. Microscopia Cheilocistidi (45,8) 48,3-67,9 (71,1) × (12,3) 15,1-19,5 (20,7) µm; Q = (2,7) 2,8-3,8 (4,2); N = 20; Media = 58,2 × 17,4 µm; Qm = 3,3 muricati, con cristalli di piccola taglia abbondanti all'apice, prevalentemente fusiformi, subfusiformi, alcuni clavati. Pleurocistidi (51,0) 56,4-71,0 (71,1) × (14,8) 15,1-16,4 (17,4) µm; Q = 3,4-4,3 (4,7); N = 6; Media = 61,4 × 15,7 µm; Qm = 3,9 muricati simili ai cheilocistidi. Paracistidi abbondanti, lisci e clavati. GAF osservati in tutti i tessuti, particolarmente evidenti alla base dei cistidi e paracistidi. Basidi clavati, tetrasporici e bisporici. Spore (9,3) 9,6-10,9 (11,3) × (4,9) 5,0-5,9 (6,4) µm; Q = (1,7) 1,8-2,0 (2,2); N = 42; Media = 10,3 × 5,5 µm; Qm = 1,9; amigdaliformi in vista laterale, ellissoidali in quella frontale, con apice acuto a punta di proiettile. Caulocistidi in gruppi folti, simili ai cistidi imeniali, evidenti solo nella prima parte dello stipite, accompagnati da un nutrito numero di paracaulocistidi clavati non muricati, con GAF sui setti. Commestibilità e tossicità Si ritiene velenosa come tutte le Inocybe, con sindrome muscarinica. Per approfondimenti consulta la Pagina di Micotossicologia. Osservazioni Macroscopicamente è simile a molte specie appartenenti a questo complicato genere, a permetterne la corretta determinazione ci aiutano la crescita primaverile, il velo biancastro che ricopre i giovani carpofori, l'habitat in prevalenza sotto conifere, l'odore spermatico e l'insieme dei caratteri microscopici. Specie simili Inocybe sambucina (Fr. : Fr.) Quel. simile morfologicamente, cresce in autunno nei boschi di Pinus spp., e si differenzia per avere spore quasi cilindriche, leggermente irregolari, con misure 7-10 x 3,5-5 μm. Inocybe whitei (Berk. & Br.) Sacc. cresce prevalentemente sotto latifoglia, i carpofori tendono ad arrossare, le spore sono ovoidali-ellissoidali, con misure 8-9,5 x 4,5-5,5 μm. Bibliografia AA.VV., 2012. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. VIZZINI, A., DELLA MAGGIORA, M., TOLAINI, F. & ERCOLE, E., 2013. A new cryptic species in the genus Tubariomyces (Inocybaceae, Agaricales). Mycological Progress. 12(2): 375-381. Fungi of Temperate Europe: Volume 1+2 di Laessoe, Thomas, Petersen, Jens H. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Giovanni Galeotti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria; Aprile 2022; Foto e microscopia di Giovanni Galeotti. (Exsiccatum GG220425-01) Campioni rinvenuti durante il raduno AMINT in Umbria; ritrovamento di Mario Iannotti; soggetti rinvenuti sotto conifere. Campioni rinvenuti a distanza di due giorni, ritrovamento di Giovanni Galeotti nella stessa località, che confermano habitat, dati macro e microscopia. (Exsiccatum GG220426-02) In foto si può osservare il velo biancastro, che ricopre i soggetti giovani, maturando si dissolve lentamente, il pileo assume a quel punto un colore di fondo bruno ocraceo. Cheilocistidi, molto abbondanti. Osservazione in rosso Congo, a 100×. Cheilocistidi (45,8) 48,3-67,9 (71,1) × (12,3) 15,1-19,5 (20,7) µm; Q = (2,7) 2,8-3,8 (4,2); N = 20; Media = 58,2 × 17,4 µm; Qm = 3,3 muricati, con cristalli di piccola taglia abbondanti all'apice, prevalentemente fusiformi, subfusiformi, alcuni clavati. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pleurocistidi (51,0) 56,4-71,0 (71,1) × (14,8) 15,1-16,4 (17,4) µm; Q = 3,4-4,3 (4,7); N = 6; Media = 61,4 × 15,7 µm; Qm = 3,9 muricati simili ai cheilocistidi leggermente più grandi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pleurocistidi a parete spessa. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Caulocistidi in gruppi folti, simili ai cistidi imeniali, evidenti solo nella prima parte dello stipite, accompagnati da un nutrito numero di paracaulocistidi clavati non muricati, con GAF sui setti. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Basidi in prevalenza tetrasporici. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Spore (9,3) 9,6-10,9 (11,3) × (4,9) 5,0-5,9 (6,4) µm; Q = (1,7) 1,8-2,0 (2,2); N = 42; Media = 10,3 × 5,5 µm; Qm = 1,9; amigdaliformi in vista laterale, ellissoidali in quella frontale. Osservazione in rosso Congo, a 1000×.
  10. Perfetto, grazie. Io le trovo a 1500 - 1600 m, di solito la prima settimana di agosto. Forse mi conviene aspettare ancora qualche giorno. ciao
  11. Questi erano al riparo vicino ad un tronco, il resto sotto il sole spariti. Giuliano.
  12. Lactarius subdulcis (Pers. : Fr.) Gray; Regione Lombardia, località Ripa di Gromo alta val Seriana; Settembre 2009; Foto di Massimo Biraghi. (Exsiccata MB20090922-107 - MB20090922-148) Cappello inizialmente un poco convesso e a volte con presenza di una piccola papilla centrale, presto disteso, leggermente a forma di imbuto in maturità, colorazioni pileiche che possono variare su toni nocciola, beige, camoscio chiaro, brunastro, ma sempre con evidenti sfumature rosate o leggermente rossicce, che impallidisce in vecchiaia o con tempo asciutto specie al margine, quest'ultimo è di spessore sottile e generalmente ondulato. Cuticola liscia o leggermente gibbosa con presenza di piccole fibrille radiali, di aspetto opaco con tempo secco, lucida e un poco untuosa con tempo umido. Lamelle mediamente fitte e intercalate da numerose lamellule di varia lunghezza, da adnate a leggermente decorrenti e con qualche forcatura al gambo in maturità, di colore crema molto chiaro con sfumature rosate in gioventù, tendono a sporcarsi di brunastro con l'età o nelle lesioni, filo concolore o leggermente più chiaro negli esemplari adulti. Gambo cilindrico o appena attenuato verso la base, a volte anche ricurvo, pruinoso o con sottili rugosità, di colore più pallido del cappello nella parte mediana, su toni crema nella parte vicino alle lamelle e con piccola feltratura biancastra alla base, di consistenza fragile, farcito e presto cavo. Carne scarsa, abbastanza soda nei giovani esemplari, poi molliccia, generalmente biancastra, imbrunente dopo alcuni minuti a contatto con l'aria, di sapore inizialmente dolciastro poi un poco astringente e leggermente amarognola, odore complesso, che ricorda gli Scleroderma, cimicino. Latice non molto abbondante, di colore biancastro, immutabile, mite ma poi amarognolo. Specie legata alle foreste di Fagus sylvatica, puri o frammisti ad Abies alba. Spore (6,5) 7-8 (8,5) × 5,5-6,5 µm, da subglobose a ellissoidali con verruche che non superano 1 µm, isolate o anche riunite da sottili creste che possono formare un reticolo incompleto ed alcune maglie chiuse. Basidi e macrocistidi di forma banale, caulocistidi assenti. Caulopellis composta da ife tendenzialmente cilindriche con qualche elemento a salsicciotto o di forma oblunga. Specie strettamente legata a Fagus sylvatica, Lactarius subdulcis mostra colorazioni pileiche simili ad altri Lactarius che rendono problematico il suo riconoscimento specie sul campo. La superficie pileica di aspetto glabro, mai con evidenti rugosità, colloca questa entità nella sezione Russulares (Fr.) Fr. La specie più vicina è Lactarius sphagneti che può avere analoghe colorazioni pileiche ma predilige l'habitat di foreste di conifera umide e ricche di sfagni, inoltre ha odore debole e latice pressoché mite. Microscopicamente presenta spore ornate da creste spesso concatenate e con fini connessioni, le quali formano una sorta di reticolo incompleto. Ancora più problematica è la separazione con Lactarius rubrotinctus visto l'identico habitat di crescita, ma che ha una superficie pileica di aspetto rugoso con tipiche piccole macchie brunastre ben evidenti a maturazione, caratteristica saliente è una sorta di zona anulare di colore rosso-vinoso all'inserzione del gambo con le lamelle, che in alcune condizioni può essere anche assente. Microscopicamente si osservano decorazioni sporali formate da creste di varia lunghezza e unite da fini connessioni ma che non formano alcun tipo di reticolo come in Lactarius subdulcis. La presenza di numerosi caulocistidi toglie ogni eventuale dubbio. Lactarius fulvissimus cresce in preferenza nei boschi misti di Castanea sativa, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana, presenta colorazioni pileiche su toni fulvo-aranciati e la cuticola è di aspetto asciutto con la tendenza a screpolarsi leggermente, il margine del cappello è crenulato, il gambo aranciato con la base più scura su toni bruno-rossastri, il latice è molto scarso, mite, immutabile sulle lamelle ma di color crema se isolato. Microscopicamente presenta una caulopellis di tipo tricoderma con terminali allungati, le spore sono decorate da verruche a spine coniche. Raccolta effettuata in bosco di puro Fagus sylvatica sempre nelle immediate vicinanze dell'albero o delle radici affioranti su terreno ricco di humus. Particolare della papilla presente sul cappello. Particolare dell'imenio e del gambo Spore 6,5-8,2 × 5,3-6,6 µm (valori medi 7,4-5,9 µm); Q=1,2-1,4; Qm=1,3. Decorazioni sporali. Caulopellis composta da ife cilindriche, assenza di caulocistidi. Caulopellis composta da ife cilindriche, assenza di caulocistidi.
  13. Per una pianta che ama i terreni umidi è un bel problema. Superbi i primi piani! ciao
  14. Sembrano esposti al sole; sono tutti arrossati. Sono andato ieri e non ne ho trovato neanche uno : due stazioni distrutte e nessuno di quelli sparsi. Quest'anno mi tocca rinunciare. ciao
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