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  2. Carpobrotus edulis (L.)N.E.Br., Regione Liguria, 0 m s.l.m., Luglio 2021, foto di Marika. Il frutto ormai maturo e la mucillagine che ha il colore del fico maturo.
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  4. Ringraziamo il socio Roberto Senes per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con l'iscrizione l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  5. Campanula medium L., Regione Liguria, 150 m s.l.m., Giugno 2021, Foto di Marika.
  6. Ringraziamo il socio Andrea Cosci per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con l'iscrizione l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  7. Ringraziamo il socio Gianluca Valli per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con il rinnovo l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  8. Ringraziamo il socio Fabio Critani per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con il rinnovo l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  9. Lusus di Dactylorhiza maculata subsp. fuchsii (Druce) Hyl.; Regione Toscana (Mugello); 5 Maggio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Fiore con 4 pollinii-retinacoli
  10. Una nuova scheda completa, pubblicata a Marzo 2021, realizzata da Laura Nicoletti e Manuel Atzeni. Tom Trichoglossum hirsutum (Pers. : Fr.) Boud. 1907
  11. Una nuova scheda completa, pubblicata a Febbraio 2021, realizzata da Giovanni Galeotti. Tom Peziza saccardoana Cooke 1877
  12. Una nuova scheda completa, pubblicata a Febbraio 2021, realizzata da Laura Nicoletti e Manuel Atzeni. Tom Pseudoplectania ericae Donadini 1987
  13. Amylosporus campbellii (Berk.) Ryvarden 1977 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Russulales Famiglia Bondarzewiaceae Sinonimi Polyporus campbellii Berk. 1854 Polyporus anthelminticus Berk. 1866 Polyporus popanoides Cooke 1881 Tyromyces graminicola Murrill 1915 Polyporus graminicola (Murrill) Murrill 1915 Polyporus mollitextus Lloyd 1919 Polyporus propinquus Lloyd 1922 Polyporus hypomiltinus Bres. 1937 Scutiger tisdalei Murrill 1943 Polyporus tisdalei (Murrill) Murrill 1943 Amylosporus graminicola (Murrill) Ryvarden 1973 Wrightoporia campbellii (Berk.) Teixeira 1992 Etimologia L'epiteto Amylosporus deriva dal greco ἄμυλος [ámylos] = amido, e σπορά [sporá] = seme, per le spore amiloidi. L'epiteto campbellii è dedicato al micologo Campbell. Descrizione Basidiocarpi a crescita annuale, si comportano da parassiti e presumibilmente anche da saprofiti, carnosi ed acquosi da freschi, fragili, spugnosi e leggeri ad essiccazione, sessili o muniti di gambo breve, tozzo, appena abbozzato; a crescita lignicola o apparentemente terricola. Si presentano in forma singola, sporgenti, a forma di mensola o circolare, o sovrapposti l’uno all’altro. In questo caso, i nuovi esemplari crescono su quelli già esistenti in fase di degradazione, oppure confluenti fino a formare un agglomerato di dimensioni consistenti. Superficie sterile liscia, lucida, asciutta, con leggeri solchi che delineano piccole aree irregolari inizialmente di colore bianco o biancastro, che tende poi, verso la maturazione, ad assumere una colorazione rosato-ocracea più intensa, immutabile al tocco. Margine ottuso, ondulato, a volte lobato con lobi poco accentuati, tanto da assumere una conformazione subglobosa ed irregolare, di colore rosa chiaro, come la superficie, negli esemplari giovani, ocracea più o meno intensa in quelli più maturi. Superficie fertile a tubuli monostratificati di media lunghezza con pori piccoli, rotondi o leggermente allungati in maniera irregolare, colore bianco virante al rosa al tocco, tendente a scurire verso la maturazione. Gambo assente o, se presente, tozzo, corto, appena abbozzato, centrale o laterale. Carne morbida ed elastica, fibrosa, omogenea, bianca, acquosa e carnosa nel fresco; spugnosa, leggera e fragile dopo essiccazione. Odore gradevole, con intensità più accentuata negli esemplari giovani; sapore dolce, fungino, di nocciola. Microscopia Sistema ifale dimitico caratterizzato da ife generatrici ialine, doppie e verticillate, a parete sottile, vacuolate con setti e unioni a fibbia semplici, e da ife scheletriche, anch’esse ialine a parete spessa, diritte o con andamento più o meno ondulato, moderatamente ramificate, non destrinoidi al reagente di Melzer. Spore (4,4) 4,5-5,5 (6,3) × (3,5) 3,7-4,3 (4,8); Meda 5 × 4; Q = (1,1) 1,14-1,4 (1,5); Qm = 1,3; amiloidi, con forma ellissoidale, a parete spessa e finemente echinulate. Quest'ultima caratteristica non è facile da osservare, tant'è che sembrano lisce. Habitat Specie tipicamente diffusa nelle aree tropicali e subtropicali, mai associata a colture arboree o arbustive boschive. Fruttifica, stante la nostra recente esperienza ed a quanto riportato in letteratura, nelle intercapedini della pavimentazione, attaccato ai muretti di delimitazione delle aiuole, nei giardini, nei parchi, nei viali alberati, in associazione a piante ornamentali, come Chamaerops humilis L. (Palma nana), Thuja orientalis (L.) Franco, e anche su ceppo di Pino domestico (Pinus pinea L.) e su Palma messicana [Washingtonia robusta (Lindl.) H. Wendl.]; inoltre, collegato presumibilmente ai residui radicali di pianta ornamentale di Pittosporum s.l., per mezzo di un gambo rudimentale, posizionato lateralmente al basidioma, oppure inglobante ramoscelli di rosmarino (Rosmarinus officinalis Schleid.). Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Genere Amylosporus Nel genere, la cui specie tipo è Amylosporus campbellii, trovano posto altri 10 taxa: Amylosporus auxiliadorae Drechsler-Santos & Ryvarden; Amylosporus bracei (Murrill) A. David & Rajchenb.; Amylosporus casuarinicola (Y.C. Dai & B.K. Cui) Y.C. Dai, Jia J. Chen & B.K. Cui; Amylosporus efibulatus (I. Lindblad & Ryvarden) Y.C. Dai, Jia Chen J. & B.K. Cui; Amylosporus guaraniticus Campi & Robledo; Amylosporus rubellus (Y.C. Dai) Y.C. Dai, Jia Chen J. & B.K. Cui; Amylosporus ryvardenii Stalpers;Amylosporus succulentus Jia J. Chen e L.L. Shen; (Campi et al., 2017; IF, 2020; MB, 2020); Amylosporus daedaliformis G.Y. Zheng & Z.S .Bi;Amylosporus wrihtii Rajchenb. (IF, 2020; MB, 2020). Tali specie sono tutte originarie di aree tropicali e sub-tropicali, a tipica crescita lignicola. Presentano cappello di colore bianco-biancastro, lucido e tendente, verso la maturazione, ad assumere colorazione ocracea. Generalmente sono sessili o hanno gambo breve, grossolano, tozzo, appena abbozzato. La zona imeniale, a tubuli, è caratterizzata da pori piccoli, circolari o irregolarmente allungati, di colore bianco-biancastro. Il sistema ifale, dimitico, è caratterizzato dalla presenza di ife generatrici ialine e ife scheletriche. I basidi tetrasporici hanno conformazione clavata; le spore, di forma ellissoidale, sono lisce o leggermente verrucose, amiloidi. Osservazioni I numerosi e recenti ritrovamenti lasciano facilmente dedurre che la specie si stia facilmente acclimatando alle nostre latitudini, ed in maniera abbondante; fattore, questo, di notevole importanza che si pone quale indicatore dell’attuale processo di mutazione climatica che, ormai da diversi anni, caratterizza le regioni del mediterraneo, sempre più vicine alle caratteristiche climatiche delle zone tropicali e sub-tropicali. Bibliografia BERNICCHIA, A., GENOVESE, R. & GORJÓN S.P., 2017. Amylosporus campbellii (Berk.) Ryvarden (Bondarzewiaceae, Basidiomycota), new record to Europe. Mycosphere, Journal of Fungal Biology 8 (1): 98–101. BERNICCHIA, A. & GORJÓN S.P., 2020: Polypores of the Mediterranean Region. Romar Edizioni, Segrate Milano, I. CAMPI, M., MAUBET, Y., GRASSI, E. & ROBLEDO, G., 2017. Amylosporus guaraniticus sp. nov. (Wrightoporiaceae, Russulales) a new neotropical species in Paraguay. Mycosphere 8 (6): 1060–1070. Doi 10.5943/mycosphere/8/6/6. CHEN, J.J. & SHEN, L.L., 2014. Amylosporus succulentus sp. nov. (Russulales, Basidiomycota) evidenced by morphological characters and phylogenetic analysis. Cryptogamie, Mycologie 35 (3): 271–282. INDEX FUNGORUM, 2021. Amylosporus campbellii. [Data di accesso: 15/04/2021]. MICELI, A. & DI VINCENZO, C., 2019. Amylosporus campbellii (Berk.) Ryvarden (1977). Primo ritrovamento nel territorio messinese. RMR, Boll. AMER 111 XXXVI (3): 135–141. MYCOBANK, 2021. Amylosporus campbellii. [Data di accesso: 15/04/2021]. VERMA, R.K., TIWARI, C.K., PARIHAR, J. & KUMAR, S., 2016. Diversity of Amylosporus campbellii in central India. Van Sangyan 3 (11) : 20–23. Tropical Forest Research Institute, Jabalpur, MP, India. Scheda realizzata da Angelo Miceli, Carmelo Di Vincenzo e Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Sicilia, Messina, comune di Rometta, loc. Rometta Marea; Settembre 2020; Foto di Angelo Miceli e Carmelo Di Vincenzo. La raccolta seguente presentava una larghezza da 8 a 18 cm e una lunghezza da 6 a 17 cm. Secondo Bernicchia et al. (2017, 2020) raggiungono anche 30-50 cm di larghezza). La maturazione completa viene raggiunta in 30-50 giorni circa. Ritrovamento avvenuto a circa 20 m s.l.m. e a circa 250 m di distanza dalla spiaggia, in due stazioni di crescita posizionate a 200 m di distanza tra loro, una nel Complesso “Il Gabbiano”, l’altra nel Complesso “Due Torri”, in spazi esterni di fabbricati a civile abitazione caratterizzati dalla presenza di piante ornamentali di diversa natura. Nella prima stazione, il 21.7.2020, due esemplari, sporgenti a forma di mensola dal muretto di recinzione di una aiuola, legati, presumibilmente, ai residui radicali di pianta ornamentale di Pittosporum s.l. (Pittosporo), creando il collegamento per mezzo di un gambo rudimentale, posizionato lateralmente al basidioma, leg. A. Miceli e C. Di Vincenzo (Centro di Cultura Micologica, Messina). Nella seconda stazione, il 12.8.2020, numerosi esemplari distribuiti in un giardino con piante ornamentali appartenenti a generi e specie diverse, cresciuti singolarmente o raggruppati in diversi esemplari, posizionati nelle aiuole, nelle intercapedini della pavimentazione, attaccati al muretto di delimitazione delle aiuole, inglobanti ramoscelli di rosmarino (Rosmarinus officinalis) o, più probabilmente, collegati alle radici di un ceppo residuale di Pinus pinea, leg. A. Miceli e C. Di Vincenzo. Amylosporus campbellii. Esemplari variamente concresciuti. Foto di Angelo Miceli. Particolare della superficie fertile. Foto di Carmelo Di Vincenzo. Sistema ifale. Osservazione in Rosso Congo, a 400×. Foto di Carmelo Di Vincenzo. Ife generative. Osservazione in Rosso Congo, a 400×. Foto di Carmelo Di Vincenzo. Ifa scheletrica. Osservazione in Rosso Congo, a 400×. Foto di Carmelo Di Vincenzo. Spore, Amiloidia. Osservazione in Reattivo di Melzer, a 400×. Foto di Carmelo Di Vincenzo.
  14. Una nuova scheda completa, pubblicata a Gennaio 2021, realizzata da Giovanni Galeotti e Tomaso Lezzi. Tom Tulostoma kotlabae Pouzar. 1958
  15. Amanita porrinensis Freire & M.L. Castro ex M.L. Castro 1998 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Amanitaceae Genere Amanita Sottogenere Amanitina Sezione Phalloideae Sinonimi Amanita porrinensis Freire & M.L. Castro 1987 Etimologia L'epiteto Amanita deriva dal greco Ἀμανὶτης [Amanitos] = fungo del monte Amano, da Ἄμανος [Amanos] = Amano, catena di monti tra la Cilicia e la Siria, nella Turchia asiatica, dove questo genere sembra fosse abbondante in antichità. L'epiteto porrinensis deriva dalla località Porriño (Presso Vigo, Spagna) e dall'estensione latina -ensis = proveniente da Porriño. Cappello Di piccole dimensioni, 2-8 cm, inizialmente semisferico, campanulato verso la maturazione, spianato-convesso, caratterizzato da un largo umbone centrale molto prominente che gli conferisce spesso un tipico aspetto a “sombrero messicano”; margine sottile, inizialmente liscio poi, verso la maturazione, leggermente striato e incurvato, privo di residui di velo primario (verruche). Cuticola liscia, leggermente viscida a tempo umido, bianca, immutabile, difficilmente separabile. Imenoforo Costituito da lamelle bianche con riflessi rosati, fitte, sublibere al gambo, intervallate da lamellule. Spore in massa bianche. Gambo Bianco, centrale, cilindrico clavato, anche obeso, con bulbo basale subgloboso, con bande sericee trasversali, ricoperto da fiocchetti bianchi macchiati di ocra, fistoloso per tutta la sua lunghezza. Anello Fragile, membranoso e sottile, visibile negli esemplari giovani, poco evidente in quelli maturi dove si presenta sotto forma di lembi aderenti al gambo e sulle lamelle in maniera poco visibile. Volva Bianca, sottile ed aderente al gambo, gracile e poco persistente, si disgrega facilmente a maturazione avanzata ed al tocco. Carne Bianca, sottile nel cappello, spessa nel gambo e di consistenza spugnosa, leggermente imbrunente, alla sezione, verso la base del gambo, inodore. Reazione macrochimiche Reazione gialla sulla cuticola con basi forti (KOH e NaOH). Habitat Tipicamente autunnale. Pino domestico (Pinus pinea), Pino marittimo (Pinus pinaster), Pino d’Aleppo (Pinus halepensis) Castagno (Castanea sativa), Leccio (Quercus ilex), Roverella (Quercus pubescens), con presenza di macchia mediterranea con predominanza di Erica, Cisto, Corbezzolo e Ginestra. Commestibilità e tossicità Specie velenosa mortale, come le altre della sezione Phalloideae: Amanita phalloides (Vaill. ex Fr. : Fr.) Link, Amanita phalloides var. alba Costantin & L.M. Dufour, Amanita verna Bull. ex Lam. : Fr. ed Amanita virosa Bertill., con le quali va a completare, per il contenuto degli stessi principi tossici, il quadro delle Amanita mortali. È causa di sindrome falloidea caratterizzata soprattutto da grave insufficienza epatica. Specie simili Amanita porrinensis, soprattutto per la colorazione generale bianco-biancastra, presenta una certa affinità con altre specie velenoso-mortali appartenenti alla sezione Phalloideae del sottogene Amanitina, se ne distingue morfologicamente per la conformazione del cappello spesso a “sombrero messicano” e per altre caratteristiche minori. Amanita phalloides var. alba differisce per la conformazione del cappello piano-convesso e mai umbonato; per il gambo zebrato, mai ricoperto da squamule; per l’anello sempre evidente e persistente, mai fugace; per il bulbo basale grosso e prominente; per la volva sempre evidente, membranosa e persistente, aderente al bulbo e libera all’apice. Amanita verna differisce per la conformazione del cappello piano-convesso e mai umbonato; per il gambo liscio, mai ricoperto da squamule; per il bulbo basale grosso e prominente; per la volva interamente avvolgente il bulbo e libera all’apice. Amanita virosa è la specie che presenta maggiori affinità con Amanita porrinensis, soprattutto per la conformazione del cappello che, inizialmente, è ovoidale-campanulato e, poi, campanulato convesso, a volte con umbone ottuso a maturazione, ma mai con la tipica conformazione spesso a “sombrero messicano”; per la struttura dell’anello poco persistente e fugace che, come per Amanita porrinensis, lascia residui sul margine del cappello e sul filo lamellare; per le fioccosità presenti sul gambo che, anche se più abbondanti, la rendono molto vicina ad Amanita porrinensis. Differisce per il colore del cappello che, come per Amanita porrinensis, è bianco-biancastro, ma con sfumature ocra-rosate nella zona discale specialmente negli esemplari maturi; per il bulbo basale prominente e globoso; per la volva interamente avvolgente il bulbo, ampia e membranosa, poco libera al gambo ma persistente e sempre presente anche a maturazione avanzata. Note tassonomiche Il primo ritrovamento di questa specie è datato 10 ottobre 1984, ed è stato effettuato nel territorio boschivo del comune di Vigo, in località Madroa, nella provincia di Pontevedra, in Spagna, ai margini di un’area boschiva a coltura mista. Successivamente, nel 1987, i micologi Luis Freire e Maria Luisa Castro ne danno notizia presentandola come “specie nuova” in Anales Jardìn Botànico de Madrid (1987), provvedendo ad una prima descrizione della specie alla quale viene attribuito il binomio Amanita porrinensis Freire & M.L. Castro. Nel contesto viene precisato che “la possibilità che si tratti di un nuovo taxon del genere Amanita è stata confermata dai dottori Moreno e Bon; tuttavia, si rimane in attesa della conferma del dottor Bas, specialista in questo genere” (Freire & Castro 1987]. Tuttavia, la specie viene presentata e descritta in maniera incompleta, priva di numero identificativo e della menzione dell’erbario ove l’holotypus è stato depositato, e quindi non ritenuta valida (nomen invalidum) ai fini della conferma del taxon (Neville & Poumarat, 2004; IF, 2018; MB, 2018]. Per questo motivo, il taxon viene riproposto successivamente da Castro (1998), mediante pubblicazione rispondente ai requisiti richiesti dal Codice di Nomenclatura, su Mykes, Bollettino del Gruppo Micologico Galego, e definitivamente accettato dal mondo scientifico internazionale come Amanita porrinensis Freire & M.L. Castro ex M.L. Castro. Osservazioni Della stessa specie sono noti al momento pochi ritrovamenti, tra cui: 10 ottobre 1984, ritrovamento dell’holotypus, in località Madroa, comune di Vigo, Provincia di Pontevedra (Spagna), al margine di bosco misto (Quercus robur e Pinus pinaster), da Jaime Diz (gruppo M. Porriño) (Freire & Castro, 1987; Neville et al., 2000). 11 novembre 1991, in località Picouto, sempre nel comune di Vigo, Provincia di Pontevedra (Spagna), in bosco misto da Jaime Diz (Castro & Blanco-Dios, 2007). 16 ottobre 1998, in località Monte Cistorello, Colli Berici, Comune di Sossano (VI), in bosco misto di querce, carpini e castagni. Ritrovamento effettuato da Franco Gasparini e Franco Serafin (Gasparini & Serafin, 2012). 17 ottobre 1998, in località Volano, comune di Comacchio (FE) a 0 metri s.l.m., in bosco misto formato da Pinus pinea, Pinus pinaster con limitata presenza di Quercus ilex. Ritrovamento effettuato da Gianni Monterumici (Neville et al., 2000). Ulteriori ritrovamenti, senza precisazione temporale, sono stati segnali nel Canton Ticino (Svizzera) e, in Italia sui Colli Euganei (Galli, 2007). Bibliografia CASTRO, M.L., 1998. Amanita porrinensis L. Freire et M.L. Castro, estudio comparativo con outros taxons da sección Phalloideae (Fr.) Quél. Mykes. 1: 57-60. FREIRE, L. & CASTRO, M.L., 1987. Nueva especie del género "Amanita". Anales del Jardín Botánico de Madrid. 44(2): 533-534. GALLI, R., 2007. Le Amanite. 2a edizione. Ed. Dalla Natura, Milano. GASPARINI, F. & SERAFIN, F., 2012. La quarta Amanita mortale. Bollettino del Gruppo AMB di Vicenza. XXXII 2: 40-42. INDEX FUNGORUM, 2021. Amanita porrinensis. [Data di accesso: 06/04/2021]. MICELI, A., 2019. Amanita porrinensis, una specie rarissima ritrovata sui Monti Peloritani. MicoPonte (Bollettino del Gruppo Micologico Massimiliano Danesi) 12: 27-33. [Data di accesso: 06/04/2021]. MYCOBANK, 2021. Amanita porrinensis. [Data di accesso: 06/04/2021]. NEVILLE, P. & POUMARAT, S., 2004. Amanitae. Amanita, Limacella & Torrendia. Fungi Europaei 9. Ed. Candusso, Alassio (SV). NEVILLE, P.m POUMARAT, S. & MONTERUMICI, G., 2000: Una rara Amanita della sezione Phalloideae, nuova per l’Italia: Amanita porrinensis. Bollettino del Gruppo Micologico G. Bresadola – Nuova Serie. 43 (2): 143-150. Trento. Scheda realizzata da Angelo Miceli e Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Sicilia, Monti Peloritani; Ottobre 2018; Foto di Angelo Miceli e Franco Mondello e descrizione di Angelo Miceli. In data 27 ottobre 2018 ad opera di Mario Mondello e Piero Battaglia, soci del Centro di Cultura Micologica di Messina, nel comune di Rometta (ME), Monti Peloritani sulla dorsale Dinnammare-Monte Scuderi in prossimità del sentiero Girasì, sul versante ovest del monte Pizzo Bandiera a circa 950 m s.l.m. vengono trovati tre esemplari, cresciuti in un raggio di circa 30 metri. Le dimensioni sono circa 8 cm di altezza, cappello 2-4 cm, in un bosco misto formato da Pinus pinea, Pinus pinaster, Quercus ilex con sottobosco di Erica arborea. Si segnala un ulteriore ritrovamento, nella stessa stazione di crescita, di un unico esemplare, in data 21 novembre 2018 ad opera del micologo Franco Mondello, di Angelo Miceli e Mario Mondello, soci dello stesso Centro di cultura Micologica di Messina. Habitat di ritrovamento: Pino domestico (Pinus pinea), Pino marittimo (Pinus pinaster), Pino d’Aleppo (Pinus halepensis) Castagno (Castanea sativa), Leccio (Quercus ilex), Roverella (Quercus pubescens), con presenza di macchia mediterranea con predominanza di Erica, Cisto, Corbezzolo e Ginestra. Foto di Angelo Miceli. Foto di Franco Mondello. Foto di Angelo Miceli. Vista d'insieme del carpoforo. Cappello. Anello che si sta distaccando dalle lamelle. Gambo fioccoso. Bulbo basale e volva.
  16. Coprinellus congregatus (Bull.) P. Karst.; Regione Lombardia; Marzo 2021; Foto macro- e micro- scopiche di Sergio Mombrini. Secondo ritrovamento alcuni giorni dopo il precedente, in altra località, sempre su letamaio, microscopia come il ritrovamento precedente.
  17. Coprinellus congregatus (Bull.) P. Karst. 1879 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Psathyrellaceae Sinonimi Coprinus congregatus (Bull.) Fr. 1838 Coprinus congregatus var. apleurocystidiosus Bogart 1975 Coprinus congregatus var. megasporus Bogart 1975 Tulosesus congregatus (Bulliard) D. Wächt. & A. Melzer 2020 Etimologia L'epiteto Coprinellus deriva dal genere “Coprinus” con il suffisso latino diminutivo -ellus = col significato di "Piccolo Coprinus". L'epiteto congregatus deriva dal latino congregatus = riunito, aggregato, per la crescita in più esemplari riuniti. Cappello Chiuso fino a 16 × 12 mm, espanso con diametro fino a circa 28 mm, pubescente, velo assente. Lamelle Libere al gambo, presto grigie e infine nere e deliquescenti. Gambo Fino a 50-60 × 1,5-3 mm, pubescente, bianco. Carne Esigua, odore assente. Habitat Fungo coprofilo. Microscopia Spore 11,8-14,1 × 6,3-7,2 µm; Qm=1,9; ellissoidali-ovoidali; poro germinativo eccentrico. Basidi 21-32 × 8,5-11 µm; tetrasporici. Pseudoparafisi 5-6 per basidio. Cheilocistidi 30-80 × 20-70; globosi, ellissoidali. Pleurocistidi 90-110 × 50-60 µm; ellissoidali, leggermente utriformi. Pileipellis un imeniderma composto da elementi ellissoidali, arrotondati. Pileocistidi (setole-setae) 60-120 × 11-17 × 3,5-7,5 µm; lageniformi, attenuati. Caulocistidi 53-115 × 6-17 × 3-5 µm, lageniformi, attenuati. Sclerocistidi assenti. GAF assenti. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Osservazioni Per quanto concerne la nomenclatura e alcune delle sinonimie si è fatto riferimento a Funga Nordica (2012), IF utilizza anch'esso il binomio Coprinellus congregatus e lo considera ancora prioritario, anche se inserisce anche Tulosesus congregatus con lo stesso basionimo Agaricus congregatus, ma stranamente senza mettere in relazione Coprinellus congregatus con Tulosesus congregatus, probabilmente al momento (1 Aprile 2021) i due taxa non sono ancora ben allineati; mentre Mycobank tenendo conto del recente lavoro di Dieter Wächter & Andreas Melzer (2020) aggiorna la tassonomia a Tulosesus congregatus (Bulliard) D. Wächt. & A. Melzer. Specie simili Coprinellus ephemerus (Bull.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo è un sosia perfetto, per quanto riguarda le differenze tra i due citiamo le osservazioni ben riassunte e pubblicate in Caccialli et al. (1999): "Secondo Citerin (1992) la crescita cespitosa, la mancanza di giunti a fibbia e di cheilocistidi lageniformi, simili alle setole pileiche, sono in grado di inquadrare Coprinellus congregatus e di distinguerlo da Coprinellus ephemerus. Secondo altri studiosi (Moreno & Faus, 1984; Uljé & Bas, 1991) l'unico criterio distintivo sicuramente valido va ricercato nella presenza o meno di giunti a fibbia, soprattutto a livello miceliare". Per quanto concerne lo studio dei campioni in esame non sono stati trovati GAF nelle ife miceliari, mentre erano presenti invece numerosi falsi GAF rinvenuti soprattutto nelle ife verso la base del gambo. Bibliografia AA.VV., 2012. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. CACIALLI, G., CAROTI, V. & DOVERI, F., 1999. Contributio ad Cognitionem Coprinorum. Monografie di Pagine di Micologia 1: 1–256. CACIALLI, G., CAROTI, V. & DOVERI, F., 2002. Aggiornamento della Monografia "Contributio ad Cognitionem Coprinorum". Mycologia Montenegrina V, Separatum: 119–129. CITÉRIN, M. 1992. Clé analytique du genre Coprinus Pers. Doc. Mycol. 22(86): 1–28. MORENO, G. & FAUS, J., 1984. Tres especies raras del genero Coprinus (Agaricales) de Cataluña, España. Cryptogamie, Mycologie 5: 3–17. ULJÉ, C.B. & BAS, C., 1991. Studies in Coprinus II. Subsection Setulosi of section Pseudocoprinus. Persoonia 14(3): 275–339. ULJÉ, K., 2001. Coprinus site. [Data di accesso: 01/04/2021]. WÄCHTER, D. & MELZER, A., 2020. Proposal for a subdivision of the family Psathyrellaceae based on a taxon-rich phylogenetic analysis with iterative multigene guide tree. Mycological Progress 19: 1151–1265. https://doi.org/10.1007/s11557-020-01606-3. Scheda realizzata da Sergio Mombrini e Tomaso Lezzi. Microscopia di Segio Mombrini. Regione Lombardia; Marzo 2021; Foto macro- e micro- scopiche di Sergio Mombrini. Ritrovamento su letamaio. Esemplari in habitat. Spore. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 1000×. Basidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Cheilocistidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Pleurocistidio. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Pileipellis e pileocistidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Pileocistidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Caulocistidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Ife miceliari. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×.
  18. Coprinopsis cordispora (T. Gibbs) Watling & M.J. Richardson 2020 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Psathyrellaceae Sinonimi Coprinopsis patouillardii Quél. s. auct. p.p. 1883 Coprinus volvaceominimus Crossl. [come 'volvaceo-minimus'] 1891 Coprinus cordisporus T. Gibbs, Naturalist 1908 Narcissea cordispora (T. Gibbs) D. Wächt. & A. Melzer 2020 Etimologia L'epiteto Coprinopsis deriva dal genere “Coprinus” con il suffisso -opsis dal greco "ὄψις" [ópsis] = dall'aspetto di, simile a. L'epiteto cordispora deriva dal latino cors [cordis] = cuore, e spora, per le spore a forma di cuore. Cappello Chiuso con forma ellissoidale-cilindrica, aperto con diametro di circa 15-20 mm, coperto da un velo fioccoso, bianco. Lamelle Libere al gambo, presto grigie e infine nere e deliquescenti. Gambo 30-40 × 1 mm, ialino, liscio, sono visibili solo alcune fibrille, alla base presenta un piccolo bulbillo. Carne Esigua, odore assente. Habitat Fungo coprofilo. Microscopia Spore 9,3-11 × 7-8,7 µm; Qm= 1,31; lentiformi, più o meno cuoriformi in vista frontale, ellissoidali in vista laterale; poro germinativo centrale. Basidi 18-26 × 8-10 µm, tetrasporici. Pleurocistidi 35-58 × 18-30 utriformi. Cheilocistidi 23-51 × 15-30 µm, subglobosi, ellissoidali, presenti anche lageniformi 25-43 × 7-15 µm. Epicutis costituita da ife allungate, ellissoidali, più o meno parallele. Velo costituito da sferociti, con parete un poco ispessita, lisci, ialini, di diametro 15-60 µm. GAF assenti. Pileocistidi (setae-setole) assenti. Caulocistidi assenti. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Osservazioni Per quanto concerne la nomenclatura e alcune delle sinonimie si è fatto riferimento a Funga Nordica (2012), Index Fungorum utilizza anch'esso il binomio Coprinopsis cordispora, mentre Mycobank tenendo conto del recente lavoro di Dieter Wächter & Andreas Melzer (2020) aggiorna la nomenclatura a Narcissea cordispora. Specie simili Coprinopsis patouillardii (Quél.) Gminder, avrebbe spore simili nella forma ma più piccole: 6-9 × 6-8 µm, cheilocistidi esclusivamente subglobosi, crescerebbe in genere su cumuli di compost, paglia, vinaccia o scarti di verdure, alcuni autori adottando un concetto piuttosto ampio di questo taxon e vi comprenderebbero anche Coprinopsis cordispora. Secondo Uljé (2001) Il carattere più distintivo di Coprinopsis cordispora è la presenza di cheilocistidi lageniformi insieme a quelli subglobosi. Bibliografia AA.VV., 2012. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. CACIALLI, G., CAROTI, V. & DOVERI, F., 1999. Contributio ad Cognitionem Coprinorum. Monografie di Pagine di Micologia 1: 1–256. CACIALLI, G., CAROTI, V. & DOVERI, F., 2002. Aggiornamento della Monografia "Contributio ad Cognitionem Coprinorum". Mycologia Montenegrina V, Separatum: 119–129. CITÉRIN, M. 1992. Clé analytique du genre Coprinus Pers. Doc. Mycol. 22(86): 1–28. ULJÉ, C.B. & BAS, C., 1991. Studies in Coprinus II. Subsection Setulosi of section Pseudocoprinus. Persoonia 14(3): 275–339. ULJÉ, K., 2001. Coprinus site. [Data di accesso: 01/04/2021]. WÄCHTER, D. & MELZER, A., 2020. Proposal for a subdivision of the family Psathyrellaceae based on a taxon-rich phylogenetic analysis with iterative multigene guide tree. Mycological Progress 19: 1151–1265. https://doi.org/10.1007/s11557-020-01606-3. Scheda realizzata da Sergio Mombrini e Tomaso Lezzi. Microscopia di Segio Mombrini. Regione Lombardia; Marzo 2021; Foto macro- e micro- scopiche di Sergio Mombrini. Ritrovamento su letamaio. Esemplari in habitat. Spore. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 1000×. Basidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Cheilocistidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Cheilocistidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Pleurocistidi. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Epicutis. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×. Velo. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×.
  19. Ringraziamo la socia Ilaria Zanetti per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con il rinnovo l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  20. Ringraziamo il socio Alessandro Pero per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con l'iscrizione l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  21. Ringraziamo il socio Piero Salvadori per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con l'iscrizione l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  22. Ringraziamo la socia Maria Cristina Buia per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con il rinnovo l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  23. Ringraziamo il socio Gesualdo Crescimone per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con l'iscrizione l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  24. Ringraziamo il socio Paolo Volteggi per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con il rinnovo l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
  25. Ringraziamo il socio Luca Astori per aver confermato l'interesse e la fiducia all'Associazione AMINT, garantendo con il rinnovo l'autofinanziamento e il sostegno alle nostre iniziative informative, culturali e didattiche. Il Presidente AMINT Tale comunicazione telematica, è valida ad ogni effetto, come ricevuta del pagamento avvenuto per il rinnovo di iscrizione all'Associazione AMINT per l'anno 2021.
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