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Archivio Micologico

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  1. Plectania rhytidia (Berk.) Nannf. & Korf 1957 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Pezizomycetes Ordine Pezizales Famiglia Sarcosomataceae Sinonimi Peziza rhytidia Berk 1855 Urnula rhytidia (Berk) Cooke 1889 Sarcosoma rhytidium (Berk) Le Gal 1953 Sarcosoma rhytidia (Berk) Le Gal 1953 Etimologia L'epiteto neolatino Plectania deriva dal sostantivo femminile greco πλεκτάνη [plektàne] = intreccio, attorcigliamento, groviglio. L'epiteto neolatino rhytidia deriva dal sostantivo femminile greco ῥυτίς [rytìs] = crespa, piega, ruga; per il bordo crenulato dell'ascoma. Ascoma Sotto forma di apotecio, da 0,5 a 2,5 cm di diametro, imenoforo grigio-nerastro, liscio, con bordo crenulato, superficie esterna con costolature verticali, ricoperta da una fine peluria. Carne Nerastra e ceracea. Habitat Su residui di legno o radichette di latifoglia, più frequente su Eucaliptus spp. Microscopia Spore (22,4) 23,3-25,2 (25,9) × (10) 10,6-11,6 (12) µm; Q = (2) 2,1-2,3 (2,4); N = 16; Me = 24,2 × 11 µm; Qm = 2,2, elissoidali, con delle striature trasversali, non facilmente visibili. Aschi (365,2) 365,21-459,7 × (13,4) 13,44-16,8 µm; Q = 22,5-34,2; N = 4; Me = 403,2 × 15,4 µm; Qm = 26.6, cilindrici, ottasporici, non amiloidi. Parafisi cilindriche, settate, spesso ramificate e biforcate all'apice. Excipulum medullare formato da una textura intricta di ife cilindriche, con presenza di contenuto giallastro. Excipulum ectale formato da una textura globulosa/angularis, si notano sia peli corti a parete spessa, che peli molto più lunghi con parete meno ispessita, entrambi a volte mostrano delle leggere incrostazioni. Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Osservazioni Per osservare meglio le striature presenti nelle spore, è bene effetuare una sporata su vetrino e osservare a secco senza liquidi, per evidenziare le strutture. Specie simili Possiamo differenziare il Genere Plectania dal Genere Pseudoplectania dalla forma sporale, in Plectania troviamo spore elissoidali, mentre in Pseudoplectania le spore sono sferiche. Pseudoplectania nigrella (Pers. : Fr.) Fuckel; è legata a conifere, preferibilmente a Picea spp., e ha spore sferiche. Pseudoplectania melaena (Fr. : Fr.) Sacc.; è legata principalmente ad Abies spp., e ha spore sferiche. Pseudoplectania ericae Donadini; è di habitat mediterraneo legata ad Erica arborea, e ha spore sferiche. Plectania melastoma (Sowerby : Fr.) Fuckel; ha apoteci ricoperti esternamente da granuli incrostati di color arancio e spore leggermente più grandi. Bibliografia CARBONE, M., AGNELLO, C. & BAGLIVO, A., 2010. Appunti su Plectania rhytidia e studio del typus di Urnula platensis. Rivista di Micologia, 53 (2): 119-135. MEDARDI, G., 2006. Atlante fotografico degli Ascomiceti d'Italia. Trento: Ed. AMB. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Manuel Atzeni. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio; Marzo 2020; Foto di Manuel Atzeni. Aschi e parafisi. Osservazione in Rosso Congo anionico a 400×. Asco. Osservazione in Rosso Congo anionico a 400×. Parafisi. Osservazione in Rosso Congo anionico a 400×. Parafisi. Osservazione in Blu di Toludina a 600×. Spore. Osservazione in acqua a 600×. Excipulum ectale. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400× Excipulum medullare. Osservazione in acqua a 200×. Peli dell'excipulum ectale. Osservazione in Rosso Congo a 100× . Peli dell'excipulum ectale. Osservazione in KOH al 30% a 400×. Peli dell'excipulum ectale. Osservazione in Rosso Congo a 400×.
  2. Coniophora puteana (Schumach. : Fr.) P. Karst. 1868 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Boletales Famiglia Coniophoraceae Sinonimi Thelephora puteana Schumach. : Fr. 1803 Etimologia L'epiteto Coniophora deriva dalle parole greche [κονία] konía = polvere, sabbia e [φέρω] fero = io porto; per l’aspetto arenoso e inconsistente dei funghi appartenenti a questo genere. L'epiteto puteana deriva dal latino pŭtĕus = pozzo, buca fossa; per l'ambiente di crescita della specie, particolarmente umido e ombroso. Carpoforo Fungo corticolo, resupinato, adnato, membranoso, ben fissato al substrato ma facilmente separabile dallo stesso. Prima orbicolare, poi confluente in placche larghe da pochi centimetri fino a vari decimetri; il colore è inizialmente crema-giallino poi bruno-verdastro, olivastro, soprattutto nella parte centrale, con il margine che tende a rimanere di colore giallo o comunque più chiaro; margine fibrilloso di norma biancastro o raramente lievemente giallo. Carne inconsistente, alta solo 1 o 2 mm, prima molle e poi fibrosa. Microscopia Sistema ifale monomitico con ife settate, senza GAF, più o meno ramificate, ialine, a parete sottile, larghe 3-8 µm, di cui alcune raggiungono anche i 15 µm; sono presenti anche ife incrostate e rari GAF verticillati nelle ife basali. Basidi lunghi fino a 100 µm, subcilindrici-clavati, con restringimento nella parte mediana e senza GAF alla base. Spore 10,3-12 × 6,7-8,4 µm; Qm = 1,5; da ovoidi ad ellissoidali, a parete spessa con evidente apicolo, brunastre in acqua e con leggera reazione destrinoide. Habitat Vegeta sia su legno marcescente di aghifoglia che di latifoglia. È stato rinvenuto su legno di Castagno, Olmo, Faggio, Frassino, Betulla, Leccio, Tasso, Pino e Ginepro. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Specie simili Coniophora arida (Fr. : Fr.) P. Karst., le è molto simile, dalla carne più sottile, dalle tonalità tendenzialmente più spente, ocracee, ma di fatto indistinguibile da un punto di vista macroscopico da Coniophora puteana per via della enorme variabilità cromatica delle due specie. La microscopia è quasi sovrapponibile: la prima ha mediamente spore leggermente più piccole della seconda, ma anche in questo caso la elevata variabilità delle misure sporali delle due specie fa diventare questo dato poco significativo. Le due specie però si riescono a separare grazie all’esame delle spore in acqua ove Coniophora arida ha spore gialline mentre Coniophora puteana ha spore brunastre. Inoltre Coniophora arida ha spore di norma fortemente destrinoidi mentre Coniophora puteana ha anch’essa una reazione destrinoide ma meno evidente della sua simile. Coniophora fusispora (Cooke & Ellis) Cooke si differenzia per le spore più lunghe e di forma affusolata. Coniophora olivacea (Fr. : Fr.) P. Karst. si distingue per la presenza di grossi cistidi cilindrici settati, a parete spessa e generalmente incrostati. Osservazioni Corticolo comune e diffuso in tutta Europa. Cresce su legni marcescenti in condizioni di particolare umidità. Un buon indizio per il suo riconoscimento è il colore verde-olivastro della parte centrale dell'imenoforo che contrasta con il margine giallastro. Per la conferma della determinazione è sempre necessaria una verifica microscopica. Note nomenclaturali La prima descrizione della specie risale al 1803 quando il botanico danese Heinrich Christian Friedrich Schumacher chiamò il fungo Thelephora puteana; in seguito nel 1868 Peter Adolf Karsten ricombinò la specie nel genere Coniophora attualmente prioritario. Nel corso degli anni sono state innumerevoli le descrizioni di specie corticole ricondotte poi a sinonimi di Coniophora puteana. Bibliografia BREITENBACH, J. & KRANZLIN, F., 1986. Champignons de Suisse. Vol. 2. Champignos sans lames. Lucerna. Ed. Verlag Mykologia. BERNICCHIA, A. & GORJON, S.P., 2010. Corticiaceae s.l. Fungi Europæi. Vol 12. Alassio (SV): Ed. Candusso. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Stefano Rocchi. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria, Isola Polvese di Castiglion del Lago (PG); Novembre 2018; Foto e microscopia di Stefano Rocchi. I Comitato scientifico del Circolo Micologico Naturalistico Perugino sull'isola Polvese presso il Centro cambiamento climatico e biodiversità in ambienti lacustri ed aree umide di Arpa Umbria. Esemplari rivenuti su legno di Leccio a terra. (Exsiccatum SR20181110-04) Sistema ifale monomitico con ife settate, senza GAF, più o meno ramificate, ialine, a parete sottile, larghe 3-8 µm, di cui alcune raggiungono anche i 15 µm; sono presenti anche ife incrostate e rari GAF verticillati nelle ife basali. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Basidi lunghi fino a 100 µm, subcilindrici-clavati, con restringimento nella parte mediana e senza GAF alla base. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Spore 10,3-12 × 6,7-8,4 µm; Qm = 1,5; da ovoidi ad ellissoidali, a parete spessa con evidente apicolo, brunastre in acqua. Osservazione in acqua a 1000×. Spore 10,3-12 × 6,7-8,4 µm; Qm = 1,5; da ovoidi ad ellissoidali, a parete spessa con evidente apicolo e con leggera reazione destrinoide. Osservazione in Melzer a 1000×.
  3. Stereum subtomentosum Pouzar; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Come il simile Stereum hirsutum si presenta più o meno a mensole flabelliformi, appressate e spesso confluenti o concresciute, nate su legno guasto di varie latifoglie. Caratteri macroscopici differenziali rispetto a Stereum hirsutum sono: la superficie sterile che appare vellutata-feltrata e non marcatamente irsuta, i colori da ocra a bruno-ruggine anche con toni rosso scuro, con margine ondulato-lobato e nettamente più chiaro, mentre in Stereum hirsutum i colori del cappello sono per lo più giallastri, arancioni o bruno chiaro; inoltre l’imenio di Stereum subtomentosum è liscio come in Stereum hirsutum ma ha colore grigio-giallastro e vira al giallo cromo se contuso o sfregato, mentre in Stereum hirsutum l’imenio ha colore più vivo, giallo-arancio, ed è immutabile al tocco o allo sfregamento. Imenoforo liscio, di colore grigio-giallastro, con alcune macchie di colore giallo cromo.
  4. Bisporella citrina (Batsch : Fr.) Korf & S.E. Carp.; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Ascomicete costituito da un minuscolo apotecio che può raggiungere il mezzo centimetro di diametro; sessile o peduncolato; può assumere forma da turbinata (a trottola) a discoide (appiattita) a leggermente depressa (cupulata). Colorazione da giallo vivo a giallo limone sia sulla superficie sterile che sull’imenoforo; peduncolo (quando presente) di colore biancastro all’attacco del substrato, via via più giallino salendo verso l’apice per sfumare e divenire concolore all’imenoforo. Carne di consistenza ceracea, giallina. Fruttifica su legno guasto di latifoglie, non sulla corteccia ma sulle parti decorticate.
  5. Gymnopus brassicolens (Romagn.) Antonín & Noordel; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Specie autunnale che cresce in gruppi o in cespi su vari residui legnosi sia di latifoglie che di aghifoglie. Caratteristico è il suo odore sgradevole che può ricordare quello del cavolo marcio o dell’aglio ammuffito. Presenta cappello da convesso a piano, a maturità talvolta un poco depresso, di colore bruno-rossastro, più chiaro all’orlo che è un poco striato; margine irregolare. Lamelle più o meno smarginate al gambo, biancastre, più scure a maturità. Il gambo è sottile e slanciato, di colore da nero a nero-brunastro, meno scuro all’apice. Gli è simile Gymnopus foetidus con odore analogo ma con cappello nettamente solcato-scanalato anche fino al margine, depresso e talvolta anche ombelicato; inoltre la lamelle di Gymnopus foetidus sono più fitte, adnate, assai intervenose, e di colore rosato, più scure a maturità. La crescita, inoltre, è preferenziale su fogliame o residui legnosi per Gymnopus brassicolens mentre Gymnopus foetidum ama fruttificare su rami o rametti marcescenti a terra. Microscopicamente Gymnopus foetidum presenta spore decisamente più grandi. Nati su lettiera di aghi di Pino nero, misto a varie latifoglie.
  6. Pleurotus ostreatus (Jacquin : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 42, Pag. 146: “Cresce cespitoso sui tronchi vivi, sui rami caduti e sui ceppi di alberi di latifoglie, in particolare di Pioppo, Salice, Sughera. Il suo periodo di crescita va dall’inizio dell’autunno a tutto l’inverno; una delle sue caratteristiche, infatti, è quella di resistere alle gelate invernali. Ha carne compatta, soda, tenace nel gambo; elastica quasi fibrosa nel cappello dove assume vari spessori: più spessa vicino al gambo, sempre più sottile verso il margine; odore lieve, a maturità con lieve sentore di muffa, sapore dolce.” Nati su un vecchio ceppo muschioso di Cerro.
  7. Trametes hirsuta (Wulfen) Lloyd; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.
  8. Hygrophorus russula (Schaeff. : Fr.) Kauffman; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 48, Pag. 152: “Nei boschi di latifoglie, in particolare Quercia, molto comune in aree termofile in autunno dopo intensi temporali. Si tratta di un micete a crescita massiccia, anche se non moto durevole. Le produzioni del fungo si concentrano in non più di due, massimo tre settimane, ma all’interno di questo breve periodo sono letteralmente esplosive: in ogni direzione, dentro il bosco, ci sono distese di questo basidioma. Per i suoi caratteri cromatici, con il cappello che sembra dipinto in modo grossolano di rosso su fondo bianco, non si presta a confusioni; si tratta quindi di un fungo molto facile da riconoscere.” L'unica specie simile è Hygrophorus erubescens che però ha gambo facilmente ingiallente, lamelle rade e di colore bianco-giallastre-grigiastre, habitat presso conifere e raramente sotto latifoglia, carne dal sapore da poco a nettamente amaro; H. russula ha invece scarsa propensione all’ingiallimento (al più sono presenti rare macchie gialline sul gambo a maturità), possiede lamelle relativamente fitte (le più fitte tra gli Hygrophorus) e di colore da biancastro a biancastro-carnicino a maturità con macchie rosso-vinoso (il filo lamellare si macchia anch’esso di rosso-vinoso e raramente di giallo a maturità), carne dal sapore nullo o leggermente amarognolo.
  9. Tricholoma caligatum (Viviani) Ricken; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Un Tricholoma inconfondibile ancorché non molto comune. Si contraddistingue per l’anello armillato e membranoso, consistente e permanente che ne decora il gambo, per la colorazione del cappello che è coperto da squame larghe e di color cioccolato più o meno scuro che risaltano sul colore ocraceo-biancastro di fondo. Lamelle fitte, bianche (o un po’ macchiate di ocra pallido negli esemplari maturi), quasi adnate al gambo e quindi non così smarginate come nella media caratteristica dei Tricholoma. Il gambo è cilindrico ma attenuato alla base; è bianco sotto l’imenoforo fino all’anello. L’anello è la parte terminale di un'armilla che riveste il fungo in gioventù; con la crescita e l’espandersi del cappello l’armilla si spacca al bordo del cappello stesso e rimane a calzare la parte bassa del gambo che appare cosparso di squame della stessa natura e colorazione di quelle pileiche. Carne soda e bianca, immutabile. In letteratura vengono riportate diverse caratteristiche organolettiche: se di odore sgradevole allora la carne risulterebbe amarognola o amara; se di odore fruttato allora la carne avrebbe sapore dolciastro o poco amarognolo (anche se, a maturità, l’odore può divenire comunque sgradevole). Periodo di crescita autunnale, soprattutto presso pinete litoranee; ma presente anche all’interno sempre in presenza di Pino. Si tratta di una specie commestibile di scarso pregio, viene consumato preferibilmente come sott’olio o sott’aceto vista la compattezza della sua carne. Data la sua rarità e considerando che nello stesso periodo e habitat crescono altre specie con qualità organolettiche decisamente migliori, con presenza a volte invasiva (basti pensare al Tricholoma terreum e alle "Morette" in generale), è consigliabile lasciare sul posto questa bella specie. Un altro Tricholoma con armilla, con morfologia e habitat simile è il Tricholoma focale: presenta cuticola liscia, feltrata ma non squamosa, di colore giallo-ocraceo con fiammature aranciate o bruno-rossastre o verdastre anche mescolate assieme; con armilla concolore al cappello. Un vero sosia almeno a livello morfologico è il Tricholoma nauseosum, specie molto rara in Italia a distribuzione tipicamente alpina o prealpina, mentre è frequente in alcune zone del Nord Europa, Scandinavia in particolare. Anch’esso è decorato su cappello e armilla da squame lanose ma di colore bruno-tabacco su fondo ocraceo; presenta lamelle bianche inizialmente, poi color crema, che si macchiano di bruno se contuse; cresce anche sotto Peccio. Gruppetto di esemplari reperiti sotto Pino nero.
  10. Macrolepiota konradii (Huijsman ex P.D. Orton) Moser; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Giovane esemplare. La parte sottostante l'anello crea un riparo per un piccolo ragno. Altro cappello con "disegno" a forma di stella. Esemplare in piena maturità.
  11. Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.
  12. Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Giovani esemplari. Copiosa fruttificazione in "cerchio delle streghe". Foto di Rudi Covino.
  13. Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Regione Toscana; Novembre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Ha colonizzato un ceppo tagliato di Cerro.
  14. Lycoperdon mammiforme Pers. : Pers.; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini. Primo piano sulle placchette fioccose.
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