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Archivio Micologico

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  1. Archivio Micologico

    Cortinarius alcalinophilus Rob. Henry 1952

    Cortinarius alcalinophilus Rob. Henry 1952 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Cortinariaceae Genere Cortinarius Sottogenere Phlegmacium Sezione Virentophylli (cappello viscoso, piede marginato, lamelle verdastre) Sinonimi Cortinarius fulmineus (Fr.) Fr. s. Moser 1838 Cortinarius majusculus Kühner 1955 Etimologia Cortinarius: dal latino cortīna = cortina, tenda, per i caratteristici residui di velo che uniscono l'orlo del cappello e il gambo delle specie appartenenti a questo genere; e dal latino alcalinus e -philus, per la tendenza a crescere in habitat calcarei. Cappello Portamento robusto, cappello 5-10 cm, non igrofano, nettamente vischioso, usualmente con residui velari sul disco e sul bulbo; sul disco si appalesano a maturità sotto forma di piccole scaglie rosso brunastre. Imenoforo Le lamelle sono smarginate, inizialmente olivastre poi ocra brune; cortina copiosa. Gambo Gambo pieno, olivastro, nettamente marginato. Carne La carne è biancastra in alto, olivastra in basso; assenza di toni lilacini. Sapore e odore non significativi. Reazioni macrochimiche Reazione col KOH: sul pileo rosso-vinosa, sulla carne grigio rosa, alla base del piede rossa. Solo Cortinarius alcalinophilus e Cortinarius olearioides, all'nterno della sezione Virentophylli, hanno la particolarità di avere reazione rosso vinoso che persiste rossa ancora dopo 15 minuti, col KOH su pileo. Inoltre l’essicata non diventa vinoso purpurea. Habitat Cresce sotto latifoglie, prevalentemente Fagus ma anche Corylus, con substrato calcareo, inizio autunno. Microscopia Spore 10-11,5 × 5,5-6,5 µm; Qm = 1,8; grossolanamente verrucose, amigdaliformi. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Come sempre nel genere Cortinarius, la determinazione non è semplice. Tuttavia in questa sezione (piede marginato, lamelle olivastre, reazione al KOH sul pileo rosso vinosa, ci aiuta il riscontro di un micelio giallo. Insieme a Cortinarius alcalinophilus solo altre due specie hanno questo carattere: Cortinarius odoratus, forte odore di fiori d'arancio, KOH sulla carne reazione nulla, residui velari assenti; spore 9,5-11 × 5,5-6,5 µm; crescita sotto Quercus; Cortinarius atrovirens, odore di pepe, KOH sulla carne con reazione verdastra, residui velari assenti; a maturarazione toni verdastri molto intensi e scuri; spore 9,5-11 × 5,5-6,5µm; crescita sotto Fagus, Abies, Picea. Cortinarius olearioides, con il KOH ha le stesse reazioni di Cortinarius alcalinophilus sul pileo, sulla carne ed alla base del piede, ma ha micelio bianco; inoltre nasce con cappello olivastro ma con la maturazione mostra toni rosso brunastri più diffusi. Tra le specie da differenziare anche il gruppo delle specie a lamelle verdastre della sezione Amarescentes, facilmente individuabili per i toni verdastri diffusi ma tetri, molto cupi, e soprattutto per il pileo igrofano, che mostra due colori, un cerchio esterno ed uno interno di colori diversi; mentre a volte invece di un cerchio ci sono semplicemente delle macule o delle macchiette dovute sempre all'igrofania, cioè al cambiamento di colore del cappello quando assorbe o no umidità dall'ambiente esterno. Le specie della sezione degli Amarescentes di solito hanno piede clavo-cilindrico, ma talora marginato. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. COURTECUISSE, R. & DUHEM, B., 2007. Guides des champignons de France et d'Europe. Parigi: Ed. Delachaux et Niestlé. EYSSARTIER, G., & ROUX, P., 2011. Le guide des Champignons France et Europe. Parigi. Ed. Belin. MOSER, M., 2000. Guida alla determinazione dei funghi. Polyporales, Boletales, Agaricales, Russulales. Vol. 1. Ed. Saturnia. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pino Conserva - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio; Settembre 2018; Legit Dino Cannavicci; Foto e microscopia di Pino Conserva. Faggeta del Monte Scalambra; reazione al KOH sul pileo e micelio giallastro alla base del piede. Reazione al KOH grigio violetta sulla carne del pileo e rosso vinoso alla base del piede. Esemplare maturo Particolare del cappello: si notano piccole squamette che spesso decorano le specie appartenenti alla sezione Virentophylli. Esemplare essiccato privo di toni rosso vinosi. Solo Cortinarius alcalinophilus e Cortinarius olearioides, all'nterno della sezione Virentophylli, hanno la particolarità di avere reazione rosso vinoso col KOH su pileo. Misurazione sporale eseguita da prelievo cortinale; spore amigdaliformi ma verso sinistra si nota una spora citriforme; verrucosità grossolana; valori medi 11,2 × 7,7 µm; Qm 1,5.
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    Geastrum berkeley Masse 1989

    Geastrum berkeleyi Pers.; Regione Lombardia; Novembre 2012; Foto di Emilio Pini.
  3. Archivio Micologico

    Geastrum berkeley Masse 1989

    Geastrum berkeleyi Pers.; Regione Lombardia; Settembre 2008; Foto di Emilio Pini. L'esemplare in basso a destra presenta toni verdastri, espressione di colonizzazione di alghe epifite, fenomeno non raro tra i funghi degradati che rimangono a lungo nel bosco.
  4. Archivio Micologico

    Geastrum berkeley Masse 1989

    Geastrum berkeleyi Massee 1889 Tassonomia Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Geastrales Famiglia Geastraceae Genere Geastrum Sinonimi Geastrum berkeleyi var. berkeleyi Massee1889 Geastrum pseudostriatum Hollós 1901 Geastrum berkeleyi var. continentale V.J. Staněk 1958 Geastrum hollosii V.J. Stanĕk 1958 Etimologia Geastrum dal greco gé = terra e astér = stella; il nome specifico berkeleyi è dedicato al grande filosofo del XVII° secolo Berkeley. Basidioma Endoperidio: stoma nettamente conico con peristoma striato da 17-36 pliche; l’endoperidio, diametro 2-3 cm, è tipicamente ricoperto da una granulosità, espressione di cristalli che persitono anche a maturità; il tocco ricorda la carta vetrata; apofisi leggermente prominente o assente, liscia, talora striata ma con solchi larghi e poco profondi; peduncolo evidente. Gleba: inizialmente biancastra, a maturazione diventa bruno cioccolato, con capillizio distribuito lungo la parete e sulla columella. È racchiusa nell’endoperidio, dal cui stoma fuoriescono le spore ogni volta che una goccia d'acqua o un urto accidentale provocano una qualche vibrazione del carpoforo. Esoperidio: dirompente in 5-6 lacinie spesse 4-6 mm, non igroscopiche, fragili e con la maturazione tendenti a fratturarsi o fissurarsi in modo più o meno casuale. Strato miceliare ocra-biancastro, persistente, incrostato da residui terrosi e substrato. Strato fibroso sottile, strato carnoso spesso 4-6 mm, presto raggrinzito e screpolato. Primordio subgloboso. Habitat Ubiquitario, dalla pianura alla montagna, conifere o latifoglie, crescita di solito gregaria. Microscopia Spore 4-5 μm, globose o subglobose, verrucosità in numero di 14-17 conteggiandole sulla circonferenza sporale. Ife nelle lacinie con elementi globosi che si allungano man mano che si avvicinano alla strato fibroso: da 40-50 a 30-60 μm; assenza di giunti a fibbia. Commestibilità e Tossicità Non commestibile, senza valore. Somiglianze e Varietà Nella colonna della tabella che raggruppa le specie a peristoma striato, Geastrum bercheleyi si pone tra le specie peduncolate, ove si distingue facilmente per il binomio endoperidio granuloso e taglia grande. Le specie più vicine sono Geastrum pectinatum Pers. e Geastrum meridionale J.C. Zamora per la taglia grande ma con endoperidio furfuraceo, mai granuloso, mentre altre specie peduncolate possono avere endoperidio granuloso ma sono tutte di piccola taglia. Discussione I caratteri da osservare per una determinazione morfologica nel genere Geastrum sono evidenziati nella sistematica della tabella e nella immagine successiva che illustra l'anatomia di un Geastrum. Peristoma: solcato; liscio delimitato; o liscio indelimitato. Essendo questo l’unico carattere che si può valutare in modo corretto indipendentemente dallo stadio maturativo del carpoforo. Gli altri caratteri invece richiedono l’osservazione dei primordi, del fungo maturo o addirittura dell'exsiccata. La distinzione sessile o peduncolato, corrispondente alla assenza/presenza del peduncolo; da valutare correttamente con l’exsiccata, diversamente è facile imboccare strade sbagliate nel percorso determinativo. Il puntino rosso ● evidenzia l’igroscopicità delle lacinie, che si può verificare anche col test igroscopico: trovando un esemplare cresciuto a tempo umido oppure all’ombra, e quindi con lacinie aperte, ponendolo all’asciutto o meglio al sole le lacinie igroscopiche tenderanno a richiudersi. La colonna della tabella con i dati "p" "m" "g" riporta la taglia delle singole specie misurata a lacinie aperte ma con la variabilità ovvia di questo carattere. Orientativamente una taglia piccola comporta un endoperidio intorno al centimetro, una taglia media due, ed una taglia grande sui tre. L’habitus di un Geastrum di solito mostra le punte delle lacinie in fuori, habitus arcuato, ma talora ha le punte in dentro, habitus saccato. La taglia colorata in rosso indica invece l’habitus fornicato, in cui le lacinie sono molto alte, formano un arco, un fornice, ed inoltre lo strato miceliare rimane staccato dal basidioma, attaccato al substrato, formando una coppa e le punte delle lacinie sono poggiate sui margini di questa coppa. Solo in Geastrum smardae si ha un habitus pseudofornicato. Le lacinie sono ugualmente molto alte e formano l’arco, ma lo strato miceliare rimane adeso al basidioma, quindi manca la coppa; solo alcuni frammenti dello strato miceliare sono visibili adesi alle punte delle lacinie. Il puntino nero ● evidenzia lo strato miceliare dell’esoperidio, quello a contatto con la terra, e lo definisce pulito/incrostato. Nelle specie in cui le ife del micelio convergono in un punto unico, si forma una rizomorfa, della quale rimane traccia alla base del peridio, ed in tal modo lo strato miceliare non rimane incrostato. Invece le specie a strato miceliare incrostrato sono quelle in cui il micelio non rimane raggruppato e pertanto le ife formano un groviglio filamentoso in grado di inglobare detriti di humus. Tale carattere risulta essere di buona valenza tassonomica se osservato nei primordi o nei carpofori molto giovani, mentre la maturazione e gli agenti atmosferici ne rendono più difficile una corretta valutazione. Il puntino verde ● fa riferimento alla superficie dell’endoperidio, distinta in liscia o granulosa. Anatomia di un Geastrum. Bibliografia CALONGE, F.D., 1998. Gasteromycetes I: Lycoperdales, Nidulariales, Phallales, Sclerodermatales, Tulostomales. Flora Mycol Iber. 3: 1-271. CONSERVA, G., CANNAVICCI, D., TOZZI, F. & PARA, R., 2017. Introduzione al genere Geastrum. Micologia nelle Marche, XI(1): 20-30. KASUYA, T., HOSAKA, K., UNO, K. & KAKISHIMA, M., 2012. Phylogenetic placement of Geastrum melanocephalum and polyphyly of Geastrum triplex. Mycoscience 53: 411-426. PONCE DE LEÒN, P., 1968. A revision of the family Geastraceae. Fieldiana Botany 31: 302-349. POUMARAT, S., 2017. Clés des gastéromycètes épigés d’Europe. Mycologie et Lichénologie en Catalogne Nord. SARASINI, M., 2004. Gasteromiceti epigei. Trento: Ed. AMB. STANĚK, V.J., 1958. Geastraceae. In: Pilát, A., Gasteromycetes. Ed. Flora ČSR B1, Poland: Praha: 392-526, 777-795. SUNHEDE, S., 1989. Geastraceae (Basidiomycotina): morphology, ecology and systematics with special emphasis on the North European species. Synopsis Fungorum 1: 1-534. SUNHEDE, S., 2018. Geastrum Pers. In: Funga Nordica. Agaricoid, boletoid, clavarioid, cyphelloid and gasteroid genera. Copenhagen: Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing: 96-100. ZAMORA, J.C., CALONGE, F. de D., HOSAKA, K. & MARTIN, M.P., 2014. Systematics of the genus Geastrum (Fungi: Basidiomycota) revisited. Taxon 63 (3): 477-497. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pino Conserva - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Abruzzo (AQ), Pineta di Rojo; 21 Marzo 2017; Foto di Pino Conserva.
  5. Archivio Micologico

    Lepiota lilacea

    Lepiota lilacea Bresadola; Regione Lazio; Foto di Mauro Cittadini. Pericolosa e sospetta piccola Lepiota spesso rinvenibile nei giardini e parchi cittadini e privati, con crescita persino nelle serre e nei vasi tra piante ornamentali. Caratterizzata da grande variabilità nelle dimensioni del cappello 1/6 cm., dalla presenza di un anello con forti tonalità castane nella parte inferiore, dal forte e gradevole profumo di nocciola.
  6. Archivio Micologico

    Cortinarius vulpinus

    Cortinarius vulpinus (Velen.) Rob. Henry; Regione Lombardia, località Brallo; Settembre 2014; Foto di GIanluigi Boerio. Ritrovato sotto Faggio, di cui è simbionte. Caratterizzato da un odoraccio, che i francesi definiscono "moisi" (= muffito), oppure "di sudore di piedi", oppure "di camembert" (ovviamente ammuffito). Regione Piemonte, Val Varaita; Settembre 2007; Foto di dragonot.
  7. Archivio Micologico

    Geastrum fornicatum (Huds.) Hook. 1821

    Geastrum fornicatum (Huds.) Hook. 1821 Tassonomia Regno: Fungi Divisione: Basidiomycota Classe: Agaricomycetes Ordine: Geastrales Famiglia: Geastraceae Genere: Geastrum Sinonimi Geastrum multifidum Pers. 1794 Geastrum fornicatum var. multifidum (Pers.) Fr. 1829 Etimologia Geastrum dal greco gé = terra e astér = stella; fornicatum dal latino fornĭcātus, aggettivo di fornix = struttura architettonica, arco, costruzione a volta. Basidioma Tra i gasteromiceti, il genere Geastrum si caratterizza per il peridio a più strati. A maturità lo strato esterno, l'esoperidio, si apre tipicamente a stella mentre lo strato interno, l'endoperidio, contiene la gleba, proteggendola. L'aspetto quindi è quello di un palloncino poggiato su una stella, i cui bracci, dette “lacinie”, di solito sono arcuate e distese. Un gruppetto di specie si caratterizza invece per le lacinie non distese ma rialzate a formare un arco, un fornice, che poggia sul margine di una coppa. Geastrum fornicatum a maturazione presenta un peristoma non delimitato, l'endoperidio liscio con toni bruno rossastri fino a nerastri, peduncolato e con apofisi incostate, alto fino a 10 cm e largo fino a 6 cm. Come tutte le specie fornicate presenta 4 o al massimo 5 lacinie. Gleba Inizialmente biancastra, a maturazione diventa bruno cioccolato. È racchiusa nell’endoperidio dal cui stoma fuoriescono le spore ogni volta che una goccia d'acqua o un urto provocano una qualche vibrazione del carpoforo. Sporata Marrone. Habitat Ubiquitario, dalla pianura alla montagna, conifere o latifoglie. Microscopia Spore 4-5 μm, globose o subglobose. Zamora (2014), nella sistematica del genere Geastrum, propone un nuovo carattere nell'osservazione microscopica e suddivide le specie in base allo strato miceliare in due gruppi: quelle con strato miceliare singolo, formato esclusivamente da ife generative, e quelle con strato miceliare doppio: strato interno con ife generative e strato esterno con ife scheletriche. Geastrum fornicatum, rientra in quelle a doppio strato. Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Somiglianze e Varietà Solo altri due Geastrum in Europa hanno peristoma liscio, non delimitato e habitus fornicato: Geastrum javanicum Lév. si differenzia per la taglia piccola; mentre Geastrum smardae V.J. Staněk, è pseudofornicato, cioè non conserva la struttura a forma di "cestino" alla base delle lacinie, ma solo alcune tracce di esso sulle estremità delle lacinie stesse. Inoltre presenta 7-9 lacinie, lo strato miceliare è non incrostato; l’esemplare fresco mostra arrossamento. Discussione i caratteri da osservare per una determinazione morfologica nel genere Geastrum sono evidenziati in tabella. Peristoma: solcato; liscio delimitato; o liscio indelimitato. Essendo questo l’unico carattere che si può valutare in modo corretto indipendentemente dallo stadio maturativo del carpoforo. Gli altri caratteri invece richiedono l’osservazione dei primordi, del fungo maturo o addirittura dell'exsiccata. La distinzione sessile o peduncolato, corrispondente alla assenza/presenza del peduncolo; da valutare correttamente con l’exsiccata, diversamente è facile imboccare strade sbagliate nel percorso determinativo. Il puntino rosso ● evidenzia l’igroscopicità delle lacinie, che si può verificare anche col test igroscopico: trovando un esemplare cresciuto a tempo umido oppure all’ombra, e quindi con lacinie aperte, ponendolo all’asciutto o meglio al sole le lacinie igroscopiche tenderanno a richiudersi. La colonna della tabella con i dati "p" "m" "g" riporta la taglia delle singole specie misurata a lacinie aperte ma con la variabilità ovvia di questo carattere. Orientativamente una taglia piccola comporta un endoperidio intorno al centimetro, una taglia media due, ed una taglia grande sui tre. L’habitus di un Geastrum di solito mostra le punte delle lacinie in fuori, habitus arcuato, ma talora ha le punte in dentro, habitus saccato. La taglia colorata in rosso indica invece l’habitus fornicato, in cui le lacinie sono molto alte, formano un arco, un fornice, ed inoltre lo strato miceliare rimane staccato dal basidioma, attaccato al substrato, formando una coppa e le punte delle lacinie sono poggiate sui margini di questa coppa. Solo in Geastrum smardae si ha un habitus pseudofornicato. Le lacinie sono ugualmente molto alte e formano l’arco, ma lo strato miceliare rimane adeso al basidioma, quindi manca la coppa; solo alcuni frammenti dello strato miceliare sono visibili adesi alle punte delle lacinie. Il puntino nero ● evidenzia lo strato miceliare dell’esoperidio, quello a contatto con la terra, e lo definisce pulito/incrostato. Nelle specie in cui le ife del micelio convergono in un punto unico, si forma una rizomorfa, della quale rimane traccia alla base del peridio, ed in tal modo lo strato miceliare non rimane incrostato. Invece le specie a strato miceliare incrostrato sono quelle in cui il micelio non rimane raggruppato e pertanto le ife formano un groviglio filamentoso in grado di inglobare detriti di humus. Tale carattere risulta essere di buona valenza tassonomica se osservato nei primordi o nei carpofori molto giovani, mentre la maturazione e gli agenti atmosferici ne rendono più difficile una corretta valutazione. Il puntino verde ● fa riferimento alla superficie dell’endoperidio, distinta in liscia o granulosa. Bibliografia CALONGE, F.D., 1998. Gasteromycetes I: Lycoperdales, Nidulariales, Phallales, Sclerodermatales, Tulostomales. Flora Mycol Iber. 3: 1-271. CONSERVA, G., CANNAVICCI, D., TOZZI, F. & PARA, R., 2017. Introduzione al genere Geastrum. Micologia nelle Marche, XI(1): 20-30. KASUYA, T., HOSAKA, K., UNO, K. & KAKISHIMA, M., 2012. Phylogenetic placement of Geastrum melanocephalum and polyphyly of Geastrum triplex. Mycoscience 53: 411-426. PONCE DE LEÒN, P., 1968. A revision of the family Geastraceae. Fieldiana Botany 31: 302-349. POUMARAT, S., 2017. Clés des gastéromycètes épigés d’Europe. Mycologie et Lichénologie en Catalogne Nord. SARASINI, M., 2004. Gasteromiceti epigei. Trento: Ed. AMB. STANĚK, V.J., 1958. Geastraceae. In: Pilát, A., Gasteromycetes. Ed. Flora ČSR B1, Poland: Praha: 392-526, 777-795. SUNHEDE, S., 1989. Geastraceae (Basidiomycotina): morphology, ecology and systematics with special emphasis on the North European species. Synopsis Fungorum 1: 1-534. SUNHEDE, S., 2018. Geastrum Pers. In: Funga Nordica. Agaricoid, boletoid, clavarioid, cyphelloid and gasteroid genera. Copenhagen: Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing: 96-100. ZAMORA, J.C., CALONGE, F. de D., HOSAKA, K. & MARTIN, M.P., 2014. Systematics of the genus Geastrum (Fungi: Basidiomycota) revisited. Taxon 63 (3): 477-497. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pino Conserva e Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio (VT); 21 Agosto 2018; Foto di Pino Conserva. Ritrovamento effettuato sotto Cupressus macrocarpa. La nostra raccolta proviene da un substrato di Cupressus macrocarpa, con crescita molto gregaria, in associazione a Battarraea phalloides. Due esemplari di Geastrum fornicatum; in quello a destra l’endoperidio è stato sezionato rendendo visibile il capillizio, che si diparte sia dalla parete che dalla columella. Quest’ultima si può osservare solo dopo aver soffiato, almeno un paio di volte, sulle le spore, per rimuoverle. La vetustà degli esemplari e la siccità spesso la fanno scomparire; su sette esemplari controllati nella stessa postazione di crescita era infatti visibile solo in due. Regione Lazio (VT); 21 Agosto 2018; Leg. Pino Conserva; Foto della microscopia di Tomaso Lezzi. Ritrovamento effettuato sotto Cupressus macrocarpa. Spore. 1000×; in KOH. Capillizio. 100×; in KOH. Capillizio. 400×; in KOH. Sezione della lacinia (Esoperidio). A sinistra Strato Carnoso dell'Esoperidio, al centro Strato Filamentoso, a destra Strato Miceliare. Zamora (2014), nella sistematica del genere Geastrum, propone un nuovo carattere nell'osservazione microscopica e suddivide le specie in base allo strato miceliare in due gruppi: quelle con strato miceliare singolo, formato esclusivamente da ife generative, e quelle con strato miceliare doppio: strato interno con ife generative e strato esterno con ife scheletriche. Geastrum fornicatum, come si vede in foto, rientra in quelle a doppio strato.
  8. Archivio Micologico

    Entoloma allochroum Noordel. 1982

    Entoloma allochroum Noordel. 1982 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Clem. Famiglia Entolomataceae Kotl. & Pouzar Genere Entoloma (Fr.) P. Kumm. Sottogenere Leptonia (Fr. : Fr) Noordel. Sezione Leptonia (Fr. : Fr.) Noordel. Etimologia Entoloma: dall'avverbio greco entós (ἐντός) = all'interno, di dentro e dal sostantivo lóma (λῶμα, ατος) = bordo, cioè con l'orlo del cappello involuto, caratteristica che in genere contraddistingue i basidiomi appartenenti a tale genere; allochroum: dall'aggettivo greco allochroos (ἀλλό-χροος, ον) = d'altro colore, di mutato colore. Cappello 4-5 cm di diametro, umbonato, con leggera depressione centrale, marrone, cuticola finemente dissociata in squamule che mostrano la carne chiara sottostante. Non igrofano, non rigato al bordo del cappello. Zona discale più scura e con la cuticola poco o non frammentata. Imenoforo Lamelle bianche, prive di riflessi blu, rosa negli esemplari maturi, smarginate. Filo concolore alle facce. Sono presenti diversi ordini di lamellule. Filo lamellare di profilo irregolare. Gambo 5-6 × 1 cm, allungato, cilindrico, gambo con fibrille blu violacee su sfondo più chiaro, bianco alla base. Carne Bianca; odore spermatico. Sporata Rosa. Habitat Ritrovamento effettuato in bosco misto sotto Quercus pubescens, Quercus cerris, Carpinus betulus, Crylus avellana, su lettiera di foglie; 500 m s.l.m. Microscopia Spore con 5-7 angoli pronunciati nelle proiezioni di profilo in cui si vede l'apicolo; misure osservate: 11-12.5 × 7-10 µm; Q = 1,2-1,6; Qm = 1,4. GAF presenti. Basidi tetrasporici. Filo della lamella con cheilocistidi non abbondanti, diffusi trai basidi; cilindrico flessuosi, con profilo irregolare, a volte leggermente allargati al centro, a volte leggermente capitulati. Pileipellis a trichoderma, con ife terminali di 58-100 × 17-20 µm; rigonfie, con estremità affusolato-arrotondate, con pigmento diffuso disciolto. Commestibilità o Tossicità Non accertata. Somiglianze e varietà Tra gli Entoloma a gambo blu violaceo e cappello marrone le specie più vicine sono: Entoloma dichroum è la specie più vicina, anche questa con spore a 5-7 angoli. Presenta gambo squamuloso e non fibrilloso; colore del cappello da blu a marrone. Entoloma tjallingiorum presenta spore con 6-9 angoli. Entoloma placidum presenta spore con 6-9 angoli. Entoloma lampropus presenta spore con 6-9 angoli. Discussione Per quanto riguarda Entoloma dichroum e Entoloma allochroum nella letteratura consultata le misure di spore, cheilocistidi e terminazioni delle ife della pileipellis sono sovrapponibili e in diversi casi contrastanti, quindi non consideriamo le misure di questi elementi come caratteri dirimenti, mentre abbiamo preso in considerazione il carattere macroscopico del gambo fibrilloso piuttosto che squamuloso. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. MOROZOVA, O.V., NOORDELOOS, M.E. & VILA, J., 2014. Entoloma subgenus Leptonia in boreal-temperate Eurasia: towards a phylogenetic species concept. Persoonia 32: 141-169. NOORDELOOS, M.E., 1992. Entoloma s.l.. Fungi Europæi. Vol. 5. Saronno: Ed. Giovanna Bella. NOORDELOOS, M.E., 2004. Entoloma s.l. supplemento. Fungi Europæi. Vol 5a. Ed. Candusso. VESTERHOLT, J., 2002. Contribution to the knowledge of species of Entoloma subgenus Leptonia. Fungi non delineati, Pars XXI. Alassio: Ed. Candusso. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi, Pino Conserva e Dino Cannavicci - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio (RM); 23 Giugno 2018; Leg. Dino Cannavicci e Pino Conserva; Foto di Dino Cannavicci. Particolare delle lamelle. Particolare del cappello, con la cuticola finemente separata in squamule che mostrano la carne chiara sottostante. Leg. Dino Cannavicci e Pino Conserva; Foto di Microscopia di Tomaso Lezzi e Pino Conserva. GAF alla base di un basidio. 400× Osservazione in Rosso Congo. Cheilocistidi non abbondanti, diffusi trai basidi; cilindrico flessuosi, con profilo irregolare, a volte leggermente allargati al centro, a volte leggermente capitulati. 400× Osservazione in Rosso Congo. Pileipellis. Ife terminali. 400× osservazione in L4.
  9. Archivio Micologico

    Melanoleuca verrucipes (Fr.) Singer 1939

    Melanoleuca verrucipes (Fr.) Singer 1939 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Sottoclasse Holobasidiomycetidae Ordine Agaricales Sottordine Agaricineae Famiglia Pluteaceae Genere Melanoleuca Sezione Humiles (stipite squamuloso o verrucoso, di solito più lungo del diametro del pileo) Sinonimi Armillaria verrucipes Fr. 1872 Melanoleuca verrucipes f. verrucipes (Fr.) Singer, 1939 Melanoleuca verrucipes var. verrucipes (Fr.) Singer 1939 Melanoleuca verrucipes var. subverrucipes Raithelh. 2004 Melanoleuca verrucipes f. adsentiens (P. Karst.) Fontenla & Para 2013 Etimologia L'epiteto Melanoleuca deriva dagli attributi greci: mèlas [μέλας, μέλαινα, μέλαν] = nero, scuro e leucòs [λευκός ,-ή,-όν] = bianco; cioè nero e bianco, per i colori contrastanti che spesso questo genere mostra tra cappello e gambo. L'epiteto verrucipes deriva dai sostantivi latini: verrūca, -ae = verruca e pes, pedis = piede; per le evidenti verruche nere presenti lungo tutto il gambo. Cappello Dai 3 ai 15 cm, all'inizio convesso, poi piano convesso, infine concavo fino a imbutiforme, con umbone ottuso e margine tipicamente involuto, soprattutto negli esemplari più giovani. Bianco candido, leggermente crema, soprattutto con l'età. Umbone spesso più scuro, ocraceo. Liscio ma con cuticola frammentata negli esemplari più maturi. Lamelle Larghe, fitte, adnato-smarginate per un dentino, decorrenti, sinuose, con profilo spesso irregolare, di colore bianco, con filo concolore. Intervallate da abbondanti lamellule. Gambo 4-15 × 0,5-2,5 cm, rettilineo, subcilindrico nei giovani, spesso clavato negli esemplari maturi, a volte con presenza di un bulbo. Con costolature verticali che a volte si interrompono, presenti soprattutto negli esemplari più maturi. Sempre interamente ricoperto da evidenti verruche nero-brunastre su fondo bianco, da cui il nome della specie. Carne Immutabile; bianca nel cappello; bianca nel gambo, ma striata di ocra, in particolar modo vicino alla parte esterna del gambo, dove si presenta più scura, con un odore particolare di coccoina e mandorle amare. Sapore neutro. Commestibilità e tossicità La commestibilità di questa specie non è ben conosciuta. Habitat Questo ritrovamento è avvenuto sotto Abete bianco con presenza anche di alcuni esemplari di Abete rosso. Su campioni a terra, ma con il micelio strettamente aderente a frustoli di legno interrati. Specie simili È una delle poche specie di Melanoleuca che si può determinare con sicurezza sul campo, anche solo in base ai suoi caratteri macroscopici. Non esistono infatti specie simili, in quanto le altre Melanoleuca bianche hanno il gambo bianco come questa, ma senza verruche scure. Alcuni Leucopaxillus bianchi, come Leucopaxillus candidus (Bres.) Singer, potrebbero somigliare, ma nessuno di questi ha verruche nere sul gambo. Alcuni Leucoagaricus bianchi potrebbero somigliare, ma tutti i Leucoagaricus mostrano un anello e nessuno ha verruche nere sul gambo. Note Specie poco comune, da alcuni definita rara, ma che sembra stia aumentando la sua distribuzione negli anni. Microscopia Spore 7,2-8,5 × 4,1-5,9 µm; valori medi 8,0-4,9; Q = 1,4-2,0; Qm = 1,7; ellissoidali, quelle mature sono finemente, ma abbastanza fittamente decorate, con basse verruche amiloidi minori di 0,5 µm di lunghezza. Basidi tetrasporici, osservati rari bisporici. Cheilocistidi scarsi, fusiformi, allargati, spesso con un'appendice allungata, ed un setto tra la parte ingrossata e l'appendice; apice a volte leggermente incrostato. Pileipellis formata da ife settate, gli elementi terminali risultano cilindrici, anche ramificati, con apici arrotondati, solo alcune ife terminali del centro della pileipellis mostrano un pigmento bruno. Le verruche del gambo sono formate da ife rigonfie dal profilo irregolare, nella parte più esterna catenulate e contenenti un pigmento bruno scuro. GAF non osservati in nessuno dei tessuti. Abbiamo rilevato la presenza di cristalli, non solubili in soluzione ammoniacale, fortemente rifrangenti di profilo romboidale, di forma prevalentemente ottaedrica, distribuiti nelle ife delle lamelle, nella letteratura non abbiamo trovato riscontro sulla segnalazione di questi cristalli. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi e Luigi Minciarelli - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Trentino, Luglio 2018; Foto di Luigi Minciarelli. Esemplari in posizione di crescita, sotto Abete bianco, su frustoli di legno interrati. Particolare delle verruche scure che ricoprono interamente il gambo bianco. Particolare del cappello, con la cuticola frammentata e il basso e largo umbone centrale. Sezione di un esemplare, in cui si vedono bene il colore della carne e il margine del cappello fortemente involuto. Lamelle e lamellule. Particolare dell'attacco delle lamelle al gambo e delle costolature irregolari. Regione Trentino, Luglio 2018; Foto di Tomaso Lezzi (leg. Luigi Minciarelli). Lamelle smarginato-decorrenti. Le lamelle. Le caratteristiche verruche scure sul gambo costolato verticalmente. Negli esemplari maturi sono più evidenti le costolature verticali. La sezione. Regione Trentino, Luglio 2018; Foto e commenti di Microscopia di Tomaso Lezzi (leg. Luigi Minciarelli). Spore 7,2-8,5 × 4,1-5,9 µm; valori medi 8,0-4,9; Q = 1,4-2,0; Qm = 1,7; ellissoidali, quelle mature sono finemente, ma abbastanza fittamente decorate, con basse verruche amiloidi minori di 0,5 µm di lunghezza. Melzer seguito da lavaggio con Idrato di Cloralio. 1000×. Verruche del gambo formate da ife rigonfie dal profilo irregolare, nella parte più esterna catenulate e contenenti un pigmento bruno scuro. Cheilocistidi scarsi, fusiformi, allargati, spesso con un'appendice allungata ed un setto tra la parte ingrossata e l'appendice; apice a volte leggermente incrostato. Osservazione in Rosso Congo, 400×. Cheilocistidi scarsi fusiformi, allargati, spesso con un'appendice allungata ed un setto tra la parte ingrossata e l'appendice; apice a volte leggermente incrostato. Osservazione in L4, 400×. Pileipellis formata da ife settate, cilindriche, con estremità arrotondate. Osservazione in Rosso Congo, 400×. Cristalli non solubili in soluzione ammoniacale, fortemente rifrangenti di profilo romboidale, di forma prevalentemente ottaedrica, distribuiti nelle ife delle lamelle, nella letteratura non abbiamo trovato riscontro sulla segnalazione di questi cristalli. Osservazione in Rosso Congo, 400×.
  10. Salve a tutti in particolare all'amministratore/i per avermi accettato nel vostro Forum, perdonate ma non so se è in questa sezione che ci si presenta, comunque sia è un piacere.

     

    Stefano

  11. Archivio Micologico

    Helvella costifera

    Helvella costifera Nannf.; Regione Lombardia; Giugno 2008; Foto di Federico Calledda. È sospettata di essere velenosa, come tutte le Helvella e di essere responsabile della sindrome giromitrica.
  12. Archivio Micologico

    Coniophora arida (Fr. : Fr.) P. Karst. 1868

    Coniophora arida (Fr. : Fr.) P. Karst. 1868 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Boletales Famiglia Coniophoraceae Etimologia Coniophora, dalle parole greche [κονία] konía = polvere, sabbia e [φέρω] fero = io porto, quindi per l’aspetto arenoso e inconsistente dei funghi appartenenti a questo genere. arida, dal latino ārĭdus = arido, secco, asciutto, quindi in riferimento all'ambiente di crescita non particolarmente umido. Carpoforo Fungo corticolo, resupinato, adnato, all’inizio orbicolare in seguito più o meno esteso ma sempre ben adeso al substrato. Imenoforo da liscio a lievemente tubercolato, cotonoso-feltrato, talvolta screpolato, con il colore che varia dal giallino al verdastro-senape, fino al brunastro. Ha di norma il margine fimbriato di colore bianco o lievemente giallo. Carne inconsistente, prima molle, poi fibrosa ed infine dura e gessosa. Habitat Vegeta abbastanza frequentemente sia su legno marcescente di aghifoglia che di latifoglia. È stato rinvenuto su legno di Pino, Cipresso, Larice, Abete bianco, Abete rosso, Ginepro, Quercia e Pioppo. Microscopia Sistema ifale monomitico. Ife settate, senza GAF, più o meno ramificate, ialine, a parete sottile, larghe 3-5 µm; sono presenti anche ife rigonfie in prossimità dei setti; ife più larghe, fino a 10 µm, ialine a parete più spessa; ife incrostate ed altre leggermente brunastre, settate e a parete spessa. In letteratura vengono segnalati rari GAF verticillati nelle ife basali. Basidi cilindrici, sinuosi, ialini, tetrasporici, 40-60 × 7-10 µm. Spore 9-12 × 6,3-8,9 µm; Qm = 1,5; da ovoidi ad ellissoidali, a parete spessa, guttulate, gialline in acqua e destrinoidi. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Le è molto simile Coniophora puteana (Schumach. : Fr.) P. Karst., dalle tonalità tendenzialmente più accese, olivastre, ma di fatto indistinguibile da un punto di vista macroscopico da Coniophora arida per via della enorme variabilità cromatica delle due specie che hanno anche una microscopia sostanzialmente sovrapponibile con la prima che più spesso ha spore leggermente più grandi della seconda, ma anche in questo caso la elevata variabilità delle misure sporali che contraddistingue le due specie potrebbe trarre in inganno l’osservatore. Le due specie però si riescono a separare grazie all’esame delle spore in acqua ove Coniophora arida ha spore gialline mentre Coniophora puteana ha spore brunastre. Inoltre Coniophora arida ha spore di norma fortemente destrinoidi mentre Coniophora puteana ha anch’essa una reazione destrinoide ma meno evidente della sua simile. Coniophora fusispora (Cooke & Ellis) Cooke si differenzia per le spore più lunghe e per la loro forma affusolata. Coniophora olivacea (Fr. : Fr.) P. Karst. si distingue per la presenza di grossi cistidi cilindrici settati, a parete spessa e generalmente incrostati. Osservazioni Corticolo comune e diffuso in tutta Europa. Cresce spesso nella parte rivolta a terra di legni di Pino caduti e decorticati. Bibliografia BERNICCHIA, A. & GORJON, S.P., 2010. Corticiaceae s.l. Fungi Europæi. Vol 12. Alassio (SV): Ed. Candusso. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Stefano Rocchi. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Marche, Località Montelago di Serravalle di Chienti (MC); Maggio 2017; Foto e microscopia di Stefano Rocchi. Esemplari rivenuti su legno decorticato a terra di Pinus nigra J.F.Arnold. (Exsiccatum SR20170511-01) Sistema ifale monomitico. Ife settate, senza GAF, più o meno ramificate, ialine, a parete sottile, larghe 3-5 µm; sono presenti anche ife rigonfie in prossimità dei setti; ife più larghe, fino a 10 µm, ialine a parete più spessa; ife incrostate ed altre leggermente brunastre e parete spessa. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Basidi cilindrici, sinuosi, ialini, tetrasporici, 40-60 × 7-10 µm. Osservazione in KOH a 1000×. Spore 9-12 × 6,3-8,9 µm; Qm = 1,5; da ovoidi ad ellissoidali, a parete spessa, guttulate, gialline in acqua. Osservazione in acqua a 1000×. Osservazione in Reagente di Melzer a 1000×. Le spore hanno reazione destrinoide.
  13. Archivio Micologico

    Coprinopsis nivea (Pers. : Fr.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo 2001

    Coprinopsis nivea (Pers. : Fr.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Regione Marche; 2005; Foto di Pietro Curti. Un piccolo "Coprinus" che in macro svela tutto il suo fascino estetico, cresce su escrementi di ruminanti nei pascoli o nei boschi, presenta cromatismi bianchi e decorazioni abbondanti e fioccose, odore e sapore nullo, dimensioni estremamente ridotte.
  14. Archivio Micologico

    Hypoxylon petriniae M. Stadler & J. Fourn. 2004

    Hypoxylon petriniae M. Stadler & J. Fourn. 2004 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Sordariomycetes Ordine Xylariales Famiglia Hypoxylaceae Etimologia Dalle parole greche [ὑπο] hypo = sotto, quasi e [ξύλον] xýlon = legno, quindi quasi legnoso, per la consistenza e l'habitat dei funghi appartenenti a questo genere. Dal nome della micologa svizzera Liliane Petrini, quindi in onore della medesima studiosa che ha descritto le peculiarità di tale specie. Ascoma Fungo corticolo, resupinato, esteso irregolarmente su legno o corteccia marcescente, fortemente fissato al substrato, spesso stretto e allungato. Può raggiungere anche i 10-12 cm di lunghezza per una larghezza di 0,5-3 cm; l’altezza dello stroma è di norma inferiore al mm. Il colore varia spesso dal grigio-violaceo al marrone-vinaceo, più di rado dal bruno-ruggine al marrone aranciato, ma con la particolarità di avere il margine solitamente sempre nero e distinto. La superficie è finemente rugosa, talvolta screpolata, mentre al di sotto lo stroma è di solito nerastro, duro, con presenza di evidenti granuli giallo-arancioni. I periteci sono da sferici a ovoidali e biancastri in sezione, poco appariscenti nella superficie peridiale, mentre gli ostioli hanno una forma ombelicata e spesso sono coperti da un anellino di materiale grigio-biancastro. A contatto con il KOH lo stroma rilascia un pigmento color arancio. Habitat Vegeta spesso su corteccia di alberi secchi o a terra; è più rara la sua presenza direttamente sul legno. Ė assai comune su Frassino maggiore ma è stato anche rinvenuto su Salice, Acero e Pioppo. Si tratta di una specie frequente in tutta Europa. Microscopia Asci cilindrici 118-136 × 7-9 μm, ottasporici, con piede da 40 a 65 μm. Spore 10,3-13,6 × 4,8-7,9 μm; Qm 2; ellissoidali, spesso asimmetriche, marroni, guttulate o biguttulate, con linea germinativa laterale. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Altre specie appartenenti al genere Hypoxylon possono essere contraddistinte da cromatismi analoghi, tuttavia: Hypoxylon lusitanicum J. Fourn., M. Stadler & Priou, macroscopicamente un vero sosia, si separa per il piede degli aschi più lungo, oltre 70 μm, e per rilasciare un pigmento marrone o Terra di Siena con il KOH; Hypoxylon julianii L.E. Petrini si differenzia per le spore più grandi; Hypoxylon macrocarpum Pouzar si distingue per il carpoforo più esteso e per rilasciare un pigmento grigio-seppia con il KOH; Hypoxylon macrosporum P. Karst. si separa per le spore assai più grandi e per rilasciare un pigmento bruno-verdastro con il KOH; Hypoxylon vogesiacum (Pers. ex Curr.) Sacc. si differenzia per le spore assai più grandi e per rilasciare un pigmento nero-viola con il KOH. Possibili confusioni possono sorgere anche con: Hypoxylon rubiginosum (Pers. : Fr.) Fr. il quale si separa per i cromatismi più sul rossastro o rosso mattone, per lo stroma in genere più spesso e per il margine di colore arancio soprattutto nei giovani esemplari; Hypoxylon carneum Petch il quale si distingue per lo stroma di colore più scuro, su tonalità livido-violacee, per il margine biancastro o rossastro nei giovani esemplari e per rilasciare un pigmento violaceo con il KOH; Hypoxylon perforatum (Schwein. : Fr.) il quale si separa per lo stroma più spesso, per la superficie peridiale più ruvida e per rilasciare di norma un pigmento giallo-verdastro con il KOH; Hypoxylon ticinense L.E. Petrini il quale si differenzia per i colori giallo aranciati dello stroma e per le spore più piccole; Hypoxylon subticinense Y.M. Ju & J.D. Rogers il quale si distingue per i colori giallo aranciati dello stroma e per gli ostioli ricoperti da materiale nerastro. Osservazioni Lo stroma esiguissimo, i cromatismi bruno-vinacei, il margine nerastro ed il pigmento color arancio con il KOH, sono buoni elementi per la determinazione della specie sul campo. Si associa spesso sul medesimo ramo marcescente ad altre specie del genere Hypoxylon. Note nomenclaturali Binomio creato nell’anno 2004 M. Stadler & J. Fournier e prima di allora specie nota come una varietà di Hypoxylon rubiginosum secondo l’interpretazione di vari autori, tuttavia è stato dimostrato con accurati studi di laboratorio che Hypoxylon petriniae è specie distinta da Hypoxylon rubiginosum per via dei metaboliti secondari che contiene. Difatti Hypoxylon petriniae non presenta mitorubrina e si può considerare l'unica specie europea contenente binaphthalene tetrol (BNT). Bibliografia AA.VV. Hypoxylon petriniae. pyrenomycetes.free.fr. [Data di accesso: 08/11/2017]. ANDERSON, R., 2009. Hypoxylon in Britain and Ireland 2.Hypoxylon rubiginosum and its allies. [Data di accesso: 08/11/2017]. FOURNIER, J., KÖPCKE, B. & STADLER, M., 2010. New species of Hypoxylon from western Europe and Ethiopia. Mycotaxon 113: 209–235. doi: 10.5248/113.209. [data di accesso 25/11/2017]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Stefano Rocchi. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria, Località Gavelli di Sant'Anatolia di Narco (PG); Luglio 2017; Foto e microscopia di Stefano Rocchi. Esemplari rivenuti su legno non determinabile di staccionata caduta a terra. (Exsiccatum SR20170709-01) Dopo alcuni giorni. I periteci sono da sferici a ovoidali e biancastri in sezione. Il pigmento arancione rilasciato dallo stroma a contatto con il KOH. Spore 10,3-13,6 × 4,8-7,9 μm; Qm 2; ellissoidali, spesso asimmetriche, marroni, guttulate o biguttulate, con linea germinativa laterale. Osservazione in KOH a 1000×. Asci cilindrici 118-136 × 7-9 μm, ottasporici, con piede da 40 a 65 μm. Osservazione in KOH a 400×. Nella prima foto in alto a destra si può notare il pigmento arancio rilasciato dallo stroma a contatto con il KOH.
  15. Archivio Micologico

    Cantharellus alborufescens (Malençon) Papetti & S. Alberti 1998

    Cantharellus alborufescens (Malençon) Papetti & Alberti; Regione Marche; Raccolta Ottobre 2013, sotto Quercus ilex L., in un giardino privato; Foto di Pietro Curti.
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