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  1. Archivio Micologico

    Vesiculomyces citrinus (Pers.) E. Hagstr. 1977

    Vesiculomyces citrinus (Pers.) E. Hagstr. 1977 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Russulales Famiglia Peniophoraceae Sinonimi Thelephora citrina Pers. 1822 Gloiothele citrina (Pers.) Ginns & G.W. Freeman 1994 Etimologia Dal latino vēsīcŭla = vescichetta, rigonfiamento e dal greco mýces [μύκης] fungo, quindi per i gloeocistidi vescicolosi presenti nel subicolo. Dal latino cĭtrĕum = limone, per il colore giallo limone del carpoforo. Carpoforo Fungo corticolo, resupinato, adnato, più o meno esteso ma sempre ben adeso al substrato. Spesso si presenta con crescita radiale, mediante una serie di accennati cerchi concentrici che si propagano da un unico o più punti del carpoforo. Imenoforo da liscio a lievemente tubercolato, con il colore che va dal giallo paglierino o giallo vivo negli esemplari freschi al giallo-ocraceo o biancastro negli esemplari essiccati. Ha di norma il margine fimbriato di colore bianco candido. Carne inconsistente, prima ceracea ed in seguito dura e gessosa. Habitat Vegeta abbastanza frequentemente su legno di conifera, sia quello marcescente a terra, che quello di alberi ancora in vita. Secondo alcuni autori si assocerebbe anche a legno di latifoglia. Microscopia Sistema ifale monomitico. Ife settate, senza GAF, ialine, a parete sottile, larghe 2-4 µm. Sono presenti numerosi gloeocistidi 50-100 (160) × 10-15 (30) µm, negativi alla Sulfovanillina, di forme irregolari, comunque da cilindrici e strettamente affusolati a digitati, oppure oblunghi, vescicolari, con lunga appendice alla sommità. Basidi da cilindrici a clavati, ialini, tetrasporici, 30-40 × 5-7 µm. Spore 4,5 × 5,5 µm, subglobose, a parete sottile, con apicolo e leggermente amiloidi. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Varie sono le Corticiaceae dalle tonalità gialle che potrebbero confondersi con Vesiculomyces citrinus come ad esempio: Asterostroma medium Bres. si distingue per le spore con evidenti protuberanze e per la presenza di asterosetae (tre o più setae, a parete spessa, con apice appuntito, raggruppate in unico corpo che tende ad assumere la forma di una stella); Botryobasidium aureum Parmasto si differenzia per le spore subcilindriche e per l'assenza di cistidi; Byssomerulius hirtellus (Burt) Parmasto si separa per l'menoforo di aspetto meruloide, per le spore subcilindriche e per i cistidi tubulari; Rhizochaete sulphurina (P. Karst.) K.H. Larss. = Ceraceomyces sulphurinus (P. Karst.) J. Erikss. & Ryvarden si distingue per la presenza di cistidi cilindrici con incrostazioni nella parte apicale. Osservazioni Corticolo comune e diffuso in tutta Europa. Molto frequente nei boschi di conifera italiani sia di Abete che di Pino. Un buon indizio per il suo riconoscimento sul campo è la crescita radiale delll'imenoforo in uno o più punti; questa caratteristica non è tuttavia costante, motivo per il quale è necessaria una verifica microscopica per la sua determinazione. Note nomenclaturali La prima descrizione della specie risale al 1822 quando Christian Hendrik Persoon chiamò il fungo Thelephora citrina, poi la specie ha subito nel tempo varie ricombinazioni: nel 1888 il micologo francese Lucien Quélet gli diede l’epiteto di Corticium citrinum, nel 1956 è stato riclassificato dal micologo olandese Marinus Anton Donk in Gloeocystidiellum citrinum ma segregato nel 1977 da quest'ultimo genere e spostato nel genere Vesiculomyces per la caratteristica della specie di avere gloeocistidi negativi alla Sulfovanillina; nell'anno 1994 con il nome di citrina è stato inquadrato infine nel genere Gloiothele (che ha però gloeocistidi positivi alla Sulfovanillina). Gli studiosi nel tempo non sono stati del tutto concordi nella classificazione di questa specie difatti Wu (1996) ha considerato il genere Vesiculomyces sinonimo del genere Gloiothele sulla base di una generale assonanza molecolare e per il fatto che alcuni studi, Boidin (1958) e Maekawa et al. (1982), non escludevano la positività alla Sulfovanillina dei gloeocistidi di Vesiculomyces citrinus. Tuttavia ulteriori approfondimenti filogenetici, Larsson & Larsson (2003) e Miller et al. (2006), hanno dimostrato che il genere Vesiculomyces, sebbene sia strettamente correlato geneticamente al genere Gloiothele, ha la sua validità e deve ritenersi genere a parte. Bibliografia BERNICCHIA, A. & GORJON, S.P., 2010. Corticiaceae s.l. Fungi Europæi. Vol 12. Alassio (SV): Ed. Candusso. BOIDIN, J., 1958. Essai biotaxonomique sur les Hydnés résupinés et les Corticiés. Rev. Mycol. Mém. Hors-Sér. 6: 1-388. MAEKAWA, N., ARITA, I. & HAYASHI, Y., 1982. Corticiaceae in Japan. Rep. Tottori Myc. Inst. 20: 33–41. WU, S.H., 1996. Studies on Gloeocystidiellum sensu lato (Basidiomycotina) in Taiwan. Mycotaxon 58: 1–68. LARSSON, E. & LARSSON, K.-H., 2003. Phylogenetic Relationships of Russuloid Basidiomycetes with Emphasis on Aphyllophoralean Taxa. Mycologia. DOI: 10.2307/3761912. MILLER, S.L., LARSSON, E., LARSSON, K.H., VERBEKEN, A & NUYTINCK, J., 2006. Perspectives in the new Russulales. Mycologia. 98: 960-970. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Stefano Rocchi. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria, Località Monteluco di Spoleto (MC); Giugno 2018; Ritrovamento di Stefano Corsanici; Foto e microscopia di Stefano Rocchi. Esemplari rivenuti su legno marcescente di conifera. VIII Comitato Scientifico A. Mi. Umbria di Spoleto (PG) (Exsiccatum SR20180601-02) Spore 4,5 × 5,5 µm, subglobose, a parete sottile, con apicolo e leggermente amiloidi. Osservazione in acqua a 1000×. Spore 4,5 × 5,5 µm, subglobose, a parete sottile, con un prominente apicolo e leggermente amiloidi. Osservazione in Melzer a 1000×. Basidi da cilindrici a clavati, ialini, tetrasporici, 30-40 × 5-7 µm. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Basidi da cilindrici a clavati, ialini, tetrasporici, 30-40 × 5-7 µm. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Gloeocistidi 50-100 (160) × 10-15 (30) µm, negativi alla Sulfovanillina, di forme irregolari, comunque da cilindrici e strettamente affusolati a digitati, oppure oblunghi, vescicolari con lunga appendice alla sommità. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Sistema ifale monomitico. Ife settate, senza GAF, ialine, a parete sottile, larghe 2-4 µm. Osservazione in Rosso Congo a 1000×.
  2. Archivio Micologico

    Cortinarius olearioides Rob. Henry 1987

    Cortinarius olearioides Rob. Henry 1987 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Cortinariaceae Genere Cortinarius Sottogenere Phlegmacium Sezione Fulvi Sottosezione Fulvi Sinonimi Cortinarius fulmineus Fr. 1838 Cortinarius subfulgens P.D. Orton 1960 Etimologia Dal latino cortīna, ă, ae = cortina, tenda, per i caratteristici residui di velo che uniscono l'orlo del cappello con il gambo. Dal latino ŏlĕārĭus, ă, um = relativo all'olio, in riferimento all'Omphalotus olearius e dal greco eidos εἶδος [-εος,-ους, τό] = aspetto, forma, ossia dall'aspetto di Omphalotus olearius per via dei colori giallo-aranciati. Cappello Cappello 50-140 mm, da emisferico a convesso, solitamente liscio, con fibrille innate e privo di residui velari al disco sotto forma di placchette brunastre, caratteristica comune invece a molte specie della Sezione. Di color giallo-ocraceo, più scuro al centro e con l'età, con la tendenza a colorarsi di arancione negli esemplari maturi o nelle parti soggette a contusione. Imenoforo Lamelle smarginate, gialle all'esordio, con filo concolore o leggermente più chiaro. Gambo Gambo 40-100 × 10-25 mm, giallastro, con visibili residui di cortina che nei primordi risulta biancastra, presenta bulbo basale nettamente marginato. Il bulbo, anch'esso giallastro, diviene aranciato con l'età o con le contusioni; risulta inoltre ricoperto da un fine feltro miceliare biancastro. Carne La carne è biancastra nel cappello, giallina nello stipite, giallino-aranciata nel bulbo, specialmente negli esemplari maturi, con odore debole che potrebbe ricordare quello delle patate bollite. Reazioni macrochimiche NaOH o KOH con reazione rosso-porpora sulla cuticola e grigio-rosata sulla carne. Habitat Cresce sotto latifoglie, principalmente in associazione con Corylus avellana, Quercus spp. e Fagus sylvatica. Microscopia Spore 8,9-10 × 4,7-6,6 µm, in media 9,4 × 5,5 µm; Q= 1,4 - 2; Qm = 1,7; nettamente verrucose, distintamente citriformi o, in minor misura, amigdaloidi. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Osservazioni I principali caratteri macroscopici che bisogna osservare per la separazione di questo taxon dalle specie simili sono: colorazioni generali gallastre senza toni verdi o glauchi, tendenza delle superfici esterne a diventare aranciate nelle parti contuse, presenza di bulbo marginato, lamelle gialle all'esordio, assenza di placchette brunastre sul pileo, carne aranciata nel bulbo, giallina altrove, reazione alle basi forti rosso-porpora sulla cuticola e lilla sulla carne, micelio biancastro. Somiglianze e varietà Analizziamo di seguito tutti i taxa simili nell'insieme dei Phlegmacium con bulbo marginato e lamelle gialle o verdastre, escludendo tuttavia quelli con tinte nettamente verdastre o violacee, per i quali, a nostro giudizio, il rischio di confusione è minore. Cortinarius alcalinophilus Rob. Henry è la specie più simile a Cotinarius olearioides; presenta medesime reazioni alle basi forti e colorazioni simili, ma si differenzia per un feltro miceliare sovente giallastro, l'assenza di toni aranciati nelle parti contuse, la carne del bulbo mai aranciata, la frequente presenza sul cappello di residui velari sotto forma di placchette brunastre e per le spore livemente più grandi (10-11,5 × 5,5-6,5 µm) e meno distintamente citriformi. Cortinarius elegantissimus Rob. Henry presenta colorazione con toni leggermente olivastri, lamelle soffusamente verdastre, carne del gambo con lievi sfumature giallo-verdastre, reazione al KOH sulla carne nulla e sul cappello rossa, fino a nerastro dopo 15 minuti circa, spore più grandi (12,5-15 × 8-9,5 µm). Inoltre è specie esclusiva di faggio. Cortinarius cedretorum Maire cresce sotto conifera, presenta toni lievemente olivastri su pileo e lamelle, carne con sfumatura violetta, reazione al KOH sulla carne nulla e sul cappello rossa, fino a nerastro dopo 15 minuti circa; spore più grandi (12-13,5 × 7,5-9 µm). Cortinarius bergeronii (Melot) Melot è il vicario di Cortinarius cedretorum sotto faggio; rispetto a Cortinarius olearioides presenta toni lievemente olivastri su pileo e lamelle, carne con sfumatura violetta, reazione al KOH sulla carne nulla e sul cappello rossa, fino a nerastro dopo 15 minuti circa; tuttavia possiede spore di dimensioni molto simili (9,5-11,5 × 5,5-7 µm). Cortinarius aureofulvus M.M. Moser cresce sotto conifera; presenta toni lievemente olivastri su pileo e lamelle, carne biancastra in cappello e gambo, ma verdina nel bulbo. La reazione al KOH sul cappello è rossa e diventa nerastra col tempo, mentre quella sulla carne è debolmente giallina. Possiede spore di dimensioni simili (10-11,5 × 6-7 µm). Cortinarius glaucescens (Jul. Schäff.) M.M. Moser è un taxon di latifoglia che presenta all'esordio tinte giallo-ocracee che evolvono con la maturazione su toni bruno-rossastri diffusi. Presenta carne e lamelle con toni giallo-verdastri, reazione al KOH sul cappello rossa, non annerente col tempo. Possiede spore più grandi (10-13 × 6-7,5 µm). Cortinarius splendens Rob. Henry cresce tipicamente sotto faggio o raramente tiglio, presenta colorazioni giallo limone in tutto lo sporocarpo, spesso con toni bruno-fulvastri al disco, in ogni caso sono totalmente assenti tinte olivastre. La carne è color giallo intenso e la reazione al KOH è olivastra sul pileo e debolmente rossastra sulla carne. Possiede spore molto simili per profilo e dimensioni (9,5-11,5 × 5,5-6 µm). Cortinarius elegantior (Fr.) Fr. è specie tipicamente di conifera, ma può presentarsi anche sotto latifoglia; presenta colorazioni giallo-brunastre sempre più cariche, carne giallina, aranciata nel bulbo; reazione al KOH negativa ovunque tranne che sulla carne del bulbo dove risulta rosso-vinosa. Spore più grandi (12,5-15 × 6,5-8 µm). Cortinarius xanthosuavis Bon & Trescol è specie tipicamente di latifoglia, presenta colorazioni giallo-limone, mai tendenti al brunastro, lamelle giallo-zolfo, micelio bianco-giallastro, carne giallo-verdastra con odore che ricorda quello delle banane acerbe; reazione a KOH sul pileo verdastra, sulla carne del bulbo leggermente rossastra, negativa altrove. Spore amigdaloidi (11-12,5 × 6,5-7,5 µm). Cortinarius stjernegaardii Brandrud & Frøslev è specie di latifoglia, presenta lamelle grigio-verdastre all'esordio, KOH nullo sulla carne del bulbo e micelio aranciato. Spore amigdaloidi (10,5-12 × 6,5-7,5 µm). Cortinarius auricilis Chevassut & Trescol è specie esclusiva di quercia, presenta lamelle e carne giallo-verdastre, KOH nullo sulla carne del bulbo e micelio aranciato. Spore amigdaloidi (10,5-12 × 6,5-7,5 µm). Cortinarius sulfurinus Quél. è taxon di conifera, talvolta faggio; presenta feltro miceliare rosso-sangue con KOH, colorazione giallo-verdastra al margine del pileo, brunastra al disco, lamelle giallo-verdastre, KOH negativo su carne e pileo, odore di prezzemolo o carote. Spore da amigdaloidi a citriformi (11,5-13 × 6,5-7,5 µm). Cortinarius quercilicis (Chevassut & Rob. Henry) Melot è specie di quercia mediterranea, ha colorazioni giallo-verdastre al margine del pileo, inizialmente bruno-ramate al centro del cappello, ma sempre più estese con l'età; lamelle e micelio giallo-verdastri, reazione al KOH sul pileo negativa o brunastra, negativa sulla carne. Spore (11-13 × 6,5-8 µm). Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. Seconda edizione, seconda ristampa. BIDAUT, A., MOËNNE-LOCCOZ, P., & REUMAUX, P. 1994. Atlas des Cortinaries. Clé Genérale des Sous.Genres, Section, Sous-Sections et Series. Ed. Féd. Myc. Dauphiné-Savoie. COURTECUISSE, R. & DUHEM, B., 2007. Guides des champignons de France et d'Europe. Parigi: Ed. Delachaux et Niestlé. EYSSARTIER, G., & ROUX, P., 2011. Le guide des Champignons France et Europe. Parigi. Ed. Belin. MOSER, M., 2000. Guida alla determinazione dei funghi. Polyporales, Boletales, Agaricales, Russulales. Vol. 1. Ed. Saturnia. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Francesco Tozzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Abruzzo; Rocca di Mezzo (AQ), Settembre 2018; Foto, descrizioni e microscopia di Francesco Tozzi. Esemplare con crescita isolata, reperito in faggeta pura. Reazione al KOH color porpora sul pileo e lilla sulla carne. Si può notare la carne del bulbo lievemente aranciata e il feltro miceliare biancastro. Spore 8,9-10 × 4,7-6,6 µm distintamente citriformi e verrucose; prelevate da quelle depositatesi naturalmente sulla cortina. Osservazione in acqua distillata a 400×. Osservazione in acqua distillata a 600×. Osservazione in acqua distillata a 1000×.
  3. Archivio Micologico

    Tapesia fusca Fuckel : Fr. 1870

    Tapesia fusca Fuckel : Fr. 1870 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Leotiomicetes Ordine Helotiales Famiglia Dermateaceae Genere Tapesia Sinonimi Mollisia fusca (Pers.) P. Karst. 1871 Etimologia Dal greco taphs τάπης [-ητος, ὁ] = tappeto, coperta, per l'aspetto disteso e spianato degli sporocarpi appartenenti a questo genere. Dal latino fuscus, ă, um = scuro, nero, per i colori grigio-bluastri della specie. Ascoma Apotecio di forma per lo più discoide-lentiforme o bassamente cupolato con diametro di circa 1-2 mm. Giace in un subiculum di ife nerastre che lo fanno risaltare cromaticamente dal substrato. L'imenoforo si presenta liscio, grigio-bluastro, eccezionalmente con sfumature ocra chiaro. Carne Fragile, grigio-bluastra. Habitat Cresce gregario in gruppi di numerosi individui su legno deteriorato di latifoglie, indifferentemente da ambiente mediterraneo a quello montano. Microscopia Aschi inopercolati con estremità amiloide, octosporici, cilindrico-clavati. Spore 12,1-16,3 × 2,7-3,4 µm; Q = 4,2-5,7; Qm =4,8 con un setto mediano, fusiformi, lisce, ialine, con 3-4 gocce oleose all'interno del citoplasma che costituiscono il 25-50% del contenuto sporale, biseriate nell'asco. Parafisi cilindracee, settate, leggermente più lunghe degli aschi. Ife del subiculum bruno-nerastre, settate, lunghe e tortuose. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Tapesia hydrophila (P. Karst.) Rehm presenta subiculum più rado e non sempre riscontrabile, spore meno ricche di goccioline oleose e crescita su steli erbacei deteriorati. Tapesia rosae (Pers. : Fr.) Fuckel cresce su rami secchi di Rosa spp. e presenta spore biguttulate e più piccole (7-8 × 2 µm). Tapesia retincola (Rabenh.) P. Karst. è di color giallastro con riflessi glauchi e presenta spore più grandi (17-18 × 2,5 µm). Tapesia strobilicola (Rehm) Sacc. cresce su strobili di conifera, è giallina e presenta spore più piccole (8 × 2 µm). Mollisia cinerea (Batsch : Fr.) P. Karst. è priva di subiculum, presenta spore più piccole, non settate e quasi del tutto prive di goccioline oleose. Mollisia ligni (Desm.) P. Karst. è bruna-bluastra, priva di subiculum, più piccola e con spore più piccole e non settate. Mollisia ventosa P. Karst. presenta spore molto simili, ma è priva di subiculum ed è di colorazione giallina o giallo-bluastra. Mollisia melaleuca (Fr. : Fr.) Sacc. è priva di subiculum, presenta imenoforo biancastro che contrasta con la superficie esterna nerastra e ha spore più piccole (7 × 2,5 µm) e non settate. Mollisia amenticola (Sacc.) Rehm. è priva di subiculum, ha spore non settate più piccole (5 × 1,5 µm) e cresce su amenti di Alnus spp.. Mollisia atrata (Pers.) P. Karst. è priva di subiculum, cresce su steli erbacei marcescenti e ha spore non settate più piccole (8,5 × 2 µm). Osservazioni È specie di non facilissima determinazione per via delle numerose entità simili. La separazione dal genere Mollisia può avvenire agevolmente controllando la presenza del subiculum al microscopio, o macroscopicamente notando una sottile superficie nera e leggermente feltrata sul legno che le fa da substrato. Le Tapesia simili sono distinguibili perchè crescono su substrati differenti o presentano spore diverse. Note nomenclaturali La prima descrizione della specie è opera di Christian Hendrik Persoon, che nel 1795 la chiamò Peziza fusca. Il binomio, tuttavia, già esisteva da cinque anni essendo stato usato da Bolton per un'altra specie che attualmente ha assunto il nome di Ascobolus furfuraceus Pers. : Fr.. Pertanto la specie, così come istituita da Persoon, rappresentaNomen illegitimum. Da quel momento ci fu un susseguirsi di ricombinazioni di Peziza fusca, illeggittimi anch'essi ovviamente. La situazione ha raggiunto la legittimità con la ridefinizione della specie ad opera di Fuckel nel 1870 che ascrisse la specie al Genere Tapesia, chiamandola Tapesia fusca. Bibliografia GMINDER, A., 1996. Studien in der Gattung Mollisia, Teil I. Z. Mykol. 62(2): 181-194 GMINDER, A., 2006. Studies in the genus Mollisia s.l. II: Revision of some species of Mollisia and Tapesia described by J. Velenovský (part 1). Czech Mycol. 58(1-2): 125-148. GMINDER, A., 2012. Studies in the genus Mollisia s.l. III: Revision of some species of Mollisia and Tapesia described by J. Velenovský (part 2). Czech Mycol. 64(2): 105-126. MEDARDI, G., 2006. Atlante fotografico degli Ascomiceti d'Italia. Ed. AMB. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Francesco Tozzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Toscana, Orbetello (GR); Marzo 2018; Foto e descrizioni di Francesco Tozzi, microscopia di Dino Cannavicci. Esemplari rinvenuti su un piccolo rametto deteriorato di latifoglia. Parafisi e aschi inopercolati, octosporici, cilindrico-clavati in Rosso Congo a 400×. Aschi e parafisi in Melzer a 400×. Aschi con estremità amiloide in Melzer a 1000×. Spore 12,1-16,3 × 2,7-3,4 µm; Q = 4,2-5,7; Qm =4,8 con un setto mediano, fusiformi, lisce, ialine, con 3-4 gocce oleose all'interno del citoplasma. Osservazione in Melzer a 1000×. Spora con evidente setto mediano. Osservazione in Melzer a 1000×.
  4. Archivio Micologico

    Cortinarius obsoletus Kühner 1955

    Cortinarius obsoletus Kühner 1955 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Cortinariaceae Genere Cortinarius Sottogenere Phlegmacium Sezione Phlegmacium Etimologia Dal latino cortīna, ă, ae = cortina, tenda, per i caratteristici residui di velo che uniscono l'orlo del cappello con il gambo. Dal latino obsŏlētus, ă, um = vecchio, dimenticato. Cappello Cappello 25-60 mm, da giallastro a ocra a color cuoio, inizialmente emisferico, poi convesso, fino quasi ad appianato. Il margine risulta quasi completamente ricoperto da abbondanti residui di velo bianco e fioccoso, talvolta presente a guisa di placchette grossomodo triangolari anche al disco. Viscoso nei giovani esemplari o con tempo umido. Imenoforo Le lamelle si presentano nettamente smarginate, mediamente spaziate, inizialmente biancastre o con una leggera tinta violetta, poi ocra-brunastre. Lamellule abbondanti, presenti in rapporto di tre a uno con le lamelle. Gambo Gambo fistuloso, per lo più cilindrico o leggermente clavato, biancastro con una lievissima sfumatura lilla all'apice. È abbondantemente ricoperto da velo fioccoso e biancastro che non ingiallisce con l'età. Si presenta più lungo del diametro del cappello, conferendo agli sporofori un aspetto tendenzialmente slanciato. Carne La carne è biancastra con odore nullo o lievemente caseario. Reazioni macrochimiche NaOH con reazione brunastra sulla cuticola e nulla sulla carne. Habitat Cresce sotto latifoglie, principalmente in associazione con Fagus sylvatica, su substrato calcareo. Microscopia Spore 10,9-13 × 6,6-9,1 µm; Q= 1,4 -1,7; Qm = 1,5; distintamente verrucose, largamente ellittiche o amigdaloidi. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Cortinarius turmalis Fr. ha spore amigdaloidi e più piccole (7-8,5 × 3,5-4 µm) e feltro miceliare frequentemente rosato. Cortinarius variegatus Bres. ha spore amigdaloidi e più piccole (6,5-5,5 × 3-4 µm), velo sullo stipite spesso rosato e cresce più comunemente sotto conifera. Cortinarius vulpinus (Velen.) Rob. Henry presenta forte odore di formaggio, velo con manifesto ingiallimento dovuto all'età o alla manipolazione e spore amigdaloidi. Cortinarius ophiopus Peck con odore di muffa, di terra o di formaggio marcio e spore amigdaloidi. Cortinarius saginus (Fr.) Fr. presenta velo ocraceo e cresce sotto conifera. Cortinarius triumphans Fr. è simbionte esclusivo di betulla e presenta tinte lilacine più cariche sulle lamelle. Cortinarius varius (Schaeff. : Fr.) Fr. è di conifera montana, ha lamelle lilla carico, gambo clavato e presenta velo meno abbondante. Cortinarius cliduchus Secr. ex Fr. presenta lamelle violette, residui velari meno eclatanti e forte odore terroso sin da giovane. Cortinarius caligatus Malençon presenta lamelle distintamente violette e cresce sotto quercia in ambiente mediterraneo. Cortinarius variiformis Malençon è a lamelle distintamente violette e si associa a quercia mediterranea. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. Seconda edizione, seconda ristampa. COURTECUISSE, R. & DUHEM, B., 2007. Guides des champignons de France et d'Europe. Parigi: Ed. Delachaux et Niestlé. EYSSARTIER, G., & ROUX, P., 2011. Le guide des Champignons France et Europe. Parigi. Ed. Belin. MOSER, M., 2000. Guida alla determinazione dei funghi. Polyporales, Boletales, Agaricales, Russulales. Vol. 1. Ed. Saturnia. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Francesco Tozzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Abruzzo; Rocca di Mezzo (AQ), Settembre 2018; Foto, descrizione e microscopia di Francesco Tozzi. Reperito in gruppetto di diversi esemplari in faggeta pura. Spore 10,9-13 × 6,6-9,1 µm; Q= 1,4 -1,7; Qm = 1,5 distintamente verrucose, largamente ellittiche o amigdaloidi. Spore prelevate da quelle depositatesi naturalmente sulla cortina.Osservazione in acqua distillata a 1000×
  5. Archivio Micologico

    Neobulgaria pura (Pers. : Fr.) Petr. 1921

    Neobulgaria pura (Pers. : Fr.) Petr. 1921 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Leotiomicetes Ordine Helotiales Famiglia Leotiaceae Genere Neobulgaria Sinonimi Peziza pura Pers. : Fr. 1796 Bulgaria pura (Pers. : Fr.) Fr. 1822 Ombrophila pura (Pers. : Fr.) Baral 1985 Etimologia Dal greco neos, νέος [-α, -ον] = nuovo e dal latino bulga = borsa di cuoio o pelle di otre, per l’aspetto di una borsa di cuoio in riferimento al precedente genere Bulgaria, istituito da Fries prendendo spunto dal preesistente genere Burcardia. Dal latino purus, ă, um = puro, trasparente. Ascoma Apotecio di forma per lo più turbinata con diametro di circa 2-5 mm che tende a svilupparsi in piccoli agglomerati di ascomi appressati fra loro che gli conferiscono, nel complesso, un aspetto tremelloide. Presenta consistenza decisamente gelatinosa e lievemente appiccicosa, aspetto traslucido e tonalità rosa-isabella in tutto l'apotecio. L'imenoforo è liscio e concavo mentre la superficie esterna è rugosa e lievemente granulosa. Carne Biancastra, inodore. Habitat Cresce in gruppi di numerosi individui prevalentemente su legno marcescente di Fagus, talvolta di Alnus. Microscopia Aschi 88-92 × 6,9-7,8 µm con estremità amiloide, octosporici, cilindrico-clavati. Spore 6,2-7,7 × 3,2-3,8 µm; Q = 1,7-2,4; Qm = 2,0 ellissoidali, lisce, ialine, biguttulate, solitamente uniseriate nell'asco. Parafisi cilindracee, settate e sottili. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Ascotremella faginea (Peck) Seaver si presenta con apoteci globosi che rendono un aspetto complessivo cerebriforme. Ha spore molto simili in forma e dimensioni, ma leggermente striate in senso longitudinale. Ascocoryne sarcoides (Jacq. : Fr.) J. W. Groves & D.E. Wilson è di color viola scuro e presenta spore più grandi (15 × 4,5 µm). Ascocoryne cylichnium (Tul.) Korf è di color porpora e ha spore decisamente più grandi (30 × 6 µm). Ascocoryne turficola (Boud.) Korf è di color rosa vinoso, presenta uno stipite più o meno allungato, ha crescita sfagnicola e possiede spore di dimensioni maggiori (14-19,6 × 5,6-7 µm). Neobulgaria pura var. foliacea (Bres.) Dennis & Gamundí ha spore leggermente più grandi (6,5-9 × 3,5-4,5 µm) e aspetto globoso-cerebriforme. Bibliografia LIZON, P., ITURRIAGA, T., KORF, R.P., 1998. A preliminary discomycete flora of Macaronesia: Part 18, Leotiales. Mycotaxon LXVII: 73-83. MEDARDI, G., 2006. Atlante fotografico degli Ascomiceti d'Italia. Ed. AMB. MOORE, E.J., 1965. Ontogeny of Gelatinous Fungi. Mycologia LVII, 1: 114-130. STASIÑSKA, M., SOTEKA, Z.,2004. Ascocoryne turficola (Fungi, Ascomycetes), a species new to Poland. Acta Societatis Botanicorum Poloniae LXXIII, 1: 61-64. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Francesco Tozzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Abruzzo, Bosco Scaricaturo, Palena (AQ); Ottobre 2018; Foto, descrizioni e microscopia di Francesco Tozzi. Esemplari rinvenuti su legno marcescente di Fagus sylvatica. Aschi 88-92 × 6,9-7,8 µm con estremità amiloide, octosporici, cilindrico-clavati. Parafisi sottili, cilindracee, leggermente più lunghe degli aschi. Spore 6,2-7,7 × 3,2-3,8 µm ellissoidali, biguttulate. Osservazione in Melzer a 600×. Parafisi e aschi con spore monoseriate e biguttulate. Osservazione in Melzer a 1000×.
  6. Archivio Micologico

    Neobulgaria pura (Pers. : Fr.) Petr. 1921

    Neobulgaria pura (Pers.) Petr.; Regione Lombardia; Anno 2006; Foto di Federico Calledda. Bellissimo ascomicete di consistenza gelatinosa e aspetto quasi traslucido. Molto tipiche le tinte comprendenti una gamma di colori che varia dal rosa carne pallido al rosa violetto. Non raro su legno di latifoglia. Questa raccolta proviene da una faggeta dell' Oltrepò Pavese (Lombardia).
  7. Archivio Micologico

    Geastrum lageniforme Vittad. 1842

    Geastrum lageniforme Vittad. 1842 Tassonomia Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Geastrales Famiglia Geastraceae Genere Geastrum Sinonimi Geastrum lageniforme Vittad., var. lageniforme 1842 Geastrum lageniforme var. ahmadii V.J. Staněk 1958 Geastrum lageniforme var. koreanum V.J. Staněk 1958 Geastrum lageniforme var. umbrinum V.J. Staněk 1958 Etimologia Geastrum dal greco gé = terra e astér = stella; lageniforme, dal latino lăgena, bottiglia, fiasco o brocca da vino, per la forma del primordio e dell'endoperidio. Basidioma Endoperidio: l'endoperidio, diametro 1-2 cm, è tipicamente provvisto di un peristoma liscio ben delimitato; peduncolo assente. Gleba: inizialmente biancastra, a maturazione bruno cioccolato, con capillizio distribuito lungo la parete e sulla columella. Esoperidio: dirompente in 7-9 lacinie, non igroscopiche, di solito con habitus saccato o disteso. Le lacinie sono esili, a punta, lunghe e sottili. Strato miceliare ocra-biancastro, non incrostato da residui terrosi e substrato con tipiche fissurazioni longitudinali. Primordio tipicamente a pera, lageniforme. Habitat Ubiquitario, conifere, latifoglie, parchi, pinete sabbiose in habitat asciutti e soleggiati; crescita gregaria. Microscopia Spore globose-subglobose 4,3-5,8 × 4,0-5,3 µm; Valori medi 4,9 × 4,7 µm; Q = 1,0-1,1; Qm = 1,05; ife a parete sottile e con giunti a fibbia in tutto lo strato miceliare. Nel gruppo Geastrum triplex, Geastrum lageniforme e Geastrum saccatum solo quest'ultimo non presenta giunti a fibbia nello strato miceliare. Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Somiglianze e Varietà Con peristoma non striato e nettamente delimitato, endoperidio sessile e lacinie non igroscopiche ci troviamo nel gruppo Geastrum triplex, Geastrum lageniforme, Geastrum saccatum. Possiamo differenziarli in questo modo: Geastrum triplex ha taglia 4-8(22) cm; lacinie con punta ottusa; reazione nettamente positiva a Guaiaco e Syringaldazina. Esoperidio con 5-7 lacinie generalmente con un collare, solo raramente saccate. Lo strato miceliare è monostrato, formato esclusivamente da ife generative, a parete leggermente ispessita e con giunti a fibbia. Primordio vinoso a forma di fico e virante al violaceo con lo sfregamento, superficie non feltrata. Spore globose 4,5-5,5 μm. Geastrum lageniforme ha taglia 2-5 cm; lacinie a punta, lunghe e sottili, esili; reazione nulla a Guaiaco e Syringaldazina. Di solito con habitus saccato. Lo strato miceliare, tipicamente con fissurazioni longitudinali, è monostrato, formato esclusivamente da ife generative, le quali hanno parete sottile e con giunti a fibbia. Primordio ocraceo a forma di pera, non virante, superficie glabra. Spore globose4,5-5 μm. Geastrum saccatum ha taglia 2-5 cm; lacinie a punta ma corte e spesse; reazione nulla a Guaiaco e Syringaldazina. Di solito con habitus saccato. Lo strato miceliare si presenta più o meno distaccato, asportabile e senza distinte fissurazioni longitudinali; inoltre presenta un doppio strato, interno con ife generative ed esterno con ife scheletriche; le ife normalmente sono a parete spessa e senza giunti a fibbia. Primordio ocraceo a forma di pera, non virante, superficie spugnosa-feltrata, non glabra. Spore globose 4,5-6 μm. Discussione I caratteri da osservare per una determinazione morfologica nel genere Geastrum sono evidenziati nella sistematica della tabella e nella immagine successiva che illustra l'anatomia di un Geastrum. Peristoma: solcato; liscio delimitato; o liscio indelimitato. Essendo questo l’unico carattere che si può valutare in modo corretto indipendentemente dallo stadio maturativo del carpoforo. Gli altri caratteri invece richiedono l’osservazione dei primordi, del fungo maturo o addirittura dell'exsiccata. La distinzione sessile o peduncolato, corrispondente alla assenza/presenza del peduncolo; da valutare correttamente con l’exsiccata, diversamente è facile imboccare strade sbagliate nel percorso determinativo. Il puntino rosso ● evidenzia l’igroscopicità delle lacinie, che si può verificare anche col test igroscopico: trovando un esemplare cresciuto a tempo umido oppure all’ombra, e quindi con lacinie aperte, ponendolo all’asciutto o meglio al sole le lacinie igroscopiche tenderanno a richiudersi. La colonna della tabella con i dati "p" "m" "g" riporta la taglia delle singole specie misurata a lacinie aperte ma con la variabilità ovvia di questo carattere. Orientativamente una taglia piccola comporta un endoperidio intorno al centimetro, una taglia media due, ed una taglia grande sui tre. L’habitus di un Geastrum di solito mostra le punte delle lacinie in fuori, habitus arcuato, ma talora ha le punte in dentro, habitus saccato. La taglia colorata in rosso indica invece l’habitus fornicato, in cui le lacinie sono molto alte, formano un arco, un fornice, ed inoltre lo strato miceliare rimane staccato dal basidioma, attaccato al substrato, formando una coppa e le punte delle lacinie sono poggiate sui margini di questa coppa. Solo in Geastrum smardae si ha un habitus pseudofornicato. Le lacinie sono ugualmente molto alte e formano l’arco, ma lo strato miceliare rimane adeso al basidioma, quindi manca la coppa; solo alcuni frammenti dello strato miceliare sono visibili adesi alle punte delle lacinie. Il puntino nero ● evidenzia lo strato miceliare dell’esoperidio, quello a contatto con la terra, e lo definisce pulito/incrostato. Nelle specie in cui le ife del micelio convergono in un punto unico, si forma una rizomorfa, della quale rimane traccia alla base del peridio, ed in tal modo lo strato miceliare non rimane incrostato. Invece le specie a strato miceliare incrostrato sono quelle in cui il micelio non rimane raggruppato e pertanto le ife formano un groviglio filamentoso in grado di inglobare detriti di humus. Tale carattere risulta essere di buona valenza tassonomica se osservato nei primordi o nei carpofori molto giovani, mentre la maturazione e gli agenti atmosferici ne rendono più difficile una corretta valutazione. Il puntino verde ● fa riferimento alla superficie dell’endoperidio, distinta in liscia o granulosa. Anatomia di un Geastrum. Bibliografia CALONGE, F.D., 1998. Gasteromycetes I: Lycoperdales, Nidulariales, Phallales, Sclerodermatales, Tulostomales. Flora Mycol Iber. 3: 1-271. CONSERVA, G., CANNAVICCI, D., TOZZI, F. & PARA, R., 2017. Introduzione al genere Geastrum. Micologia nelle Marche, XI(1): 20-30. KASUYA, T., HOSAKA, K., UNO, K. & KAKISHIMA, M., 2012. Phylogenetic placement of Geastrum melanocephalum and polyphyly of Geastrum triplex. Mycoscience 53: 411-426. PONCE DE LEÒN, P., 1968. A revision of the family Geastraceae. Fieldiana Botany 31: 302-349. POUMARAT, S., 2017. Clés des gastéromycètes épigés d’Europe. Mycologie et Lichénologie en Catalogne Nord. SARASINI, M., 2004. Gasteromiceti epigei. Trento: Ed. AMB. STANĚK, V.J., 1958. Geastraceae. In: Pilát, A., Gasteromycetes. Ed. Flora ČSR B1, Poland: Praha: 392-526, 777-795. SUNHEDE, S., 1989. Geastraceae (Basidiomycotina): morphology, ecology and systematics with special emphasis on the North European species. Synopsis Fungorum 1: 1-534. SUNHEDE, S., 2018. Geastrum Pers. In: Funga Nordica. Agaricoid, boletoid, clavarioid, cyphelloid and gasteroid genera. Copenhagen: Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing: 96-100. ZAMORA, J.C., CALONGE, F. de D., HOSAKA, K. & MARTIN, M.P., 2014. Systematics of the genus Geastrum (Fungi: Basidiomycota) revisited. Taxon 63 (3): 477-497. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pino Conserva - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio (RM), Pineta di Castelfusano; 11 Febbraio 2017; Foto e microscopia di Pino Conserva. Esemplare essiccato con le tipiche fissurazioni longitudinali dello strato miceliare. GAF e Spore. 1000× in KOH ammoniacale; spore subglobose con valori medi 4,7 μm. Giunti a fibbia nello strato miceliare. Nel gruppo Geastrum triplex, Geastrum lageniforme eGeastrum saccatum solo quest'ultimo non presenta giunti a fibbia nello strato miceliare.
  8. Archivio Micologico

    Cortinarius alcalinophilus Rob. Henry 1952

    Cortinarius alcalinophilus Rob. Henry 1952 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Cortinariaceae Genere Cortinarius Sottogenere Phlegmacium Sezione Virentophylli (cappello viscoso, piede marginato, lamelle verdastre) Sinonimi Cortinarius fulmineus (Fr.) Fr. s. Moser 1838 Cortinarius majusculus Kühner 1955 Etimologia Cortinarius: dal latino cortīna = cortina, tenda, per i caratteristici residui di velo che uniscono l'orlo del cappello e il gambo delle specie appartenenti a questo genere; e dal latino alcalinus e -philus, per la tendenza a crescere in habitat calcarei. Cappello Portamento robusto, cappello 5-10 cm, non igrofano, nettamente vischioso, usualmente con residui velari sul disco e sul bulbo; sul disco si appalesano a maturità sotto forma di piccole scaglie rosso brunastre. Imenoforo Le lamelle sono smarginate, inizialmente olivastre poi ocra brune; cortina copiosa. Gambo Gambo pieno, olivastro, nettamente marginato. Carne La carne è biancastra in alto, olivastra in basso; assenza di toni lilacini. Sapore e odore non significativi. Reazioni macrochimiche Reazione col KOH: sul pileo rosso-vinosa, sulla carne grigio rosa, alla base del piede rossa. Solo Cortinarius alcalinophilus e Cortinarius olearioides, all'nterno della sezione Virentophylli, hanno la particolarità di avere reazione rosso vinoso che persiste rossa ancora dopo 15 minuti, col KOH su pileo. Inoltre l’essicata non diventa vinoso purpurea. Habitat Cresce sotto latifoglie, prevalentemente Fagus ma anche Corylus, con substrato calcareo, inizio autunno. Microscopia Spore 10-11,5 × 5,5-6,5 µm; Qm = 1,8; grossolanamente verrucose, amigdaliformi. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Come sempre nel genere Cortinarius, la determinazione non è semplice. Tuttavia in questa sezione (piede marginato, lamelle olivastre, reazione al KOH sul pileo rosso vinosa, ci aiuta il riscontro di un micelio giallo. Insieme a Cortinarius alcalinophilus solo altre due specie hanno questo carattere: Cortinarius odoratus, forte odore di fiori d'arancio, KOH sulla carne reazione nulla, residui velari assenti; spore 9,5-11 × 5,5-6,5 µm; crescita sotto Quercus; Cortinarius atrovirens, odore di pepe, KOH sulla carne con reazione verdastra, residui velari assenti; a maturarazione toni verdastri molto intensi e scuri; spore 9,5-11 × 5,5-6,5µm; crescita sotto Fagus, Abies, Picea. Cortinarius olearioides, con il KOH ha le stesse reazioni di Cortinarius alcalinophilus sul pileo, sulla carne ed alla base del piede, ma ha micelio bianco; inoltre nasce con cappello olivastro ma con la maturazione mostra toni rosso brunastri più diffusi. Tra le specie da differenziare anche il gruppo delle specie a lamelle verdastre della sezione Amarescentes, facilmente individuabili per i toni verdastri diffusi ma tetri, molto cupi, e soprattutto per il pileo igrofano, che mostra due colori, un cerchio esterno ed uno interno di colori diversi; mentre a volte invece di un cerchio ci sono semplicemente delle macule o delle macchiette dovute sempre all'igrofania, cioè al cambiamento di colore del cappello quando assorbe o no umidità dall'ambiente esterno. Le specie della sezione degli Amarescentes di solito hanno piede clavo-cilindrico, ma talora marginato. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. COURTECUISSE, R. & DUHEM, B., 2007. Guides des champignons de France et d'Europe. Parigi: Ed. Delachaux et Niestlé. EYSSARTIER, G., & ROUX, P., 2011. Le guide des Champignons France et Europe. Parigi. Ed. Belin. MOSER, M., 2000. Guida alla determinazione dei funghi. Polyporales, Boletales, Agaricales, Russulales. Vol. 1. Ed. Saturnia. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pino Conserva - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio; Settembre 2018; Legit Dino Cannavicci; Foto e microscopia di Pino Conserva. Faggeta del Monte Scalambra; reazione al KOH sul pileo e micelio giallastro alla base del piede. Reazione al KOH grigio violetta sulla carne del pileo e rosso vinoso alla base del piede. Esemplare maturo Particolare del cappello: si notano piccole squamette che spesso decorano le specie appartenenti alla sezione Virentophylli. Esemplare essiccato privo di toni rosso vinosi. Solo Cortinarius alcalinophilus e Cortinarius olearioides, all'nterno della sezione Virentophylli, hanno la particolarità di avere reazione rosso vinoso col KOH su pileo. Misurazione sporale eseguita da prelievo cortinale; spore amigdaliformi ma verso sinistra si nota una spora citriforme; verrucosità grossolana; valori medi 11,2 × 7,7 µm; Qm 1,5.
  9. Archivio Micologico

    Geastrum berkeley Masse 1989

    Geastrum berkeleyi Pers.; Regione Lombardia; Novembre 2012; Foto di Emilio Pini.
  10. Archivio Micologico

    Geastrum berkeley Masse 1989

    Geastrum berkeleyi Pers.; Regione Lombardia; Settembre 2008; Foto di Emilio Pini. L'esemplare in basso a destra presenta toni verdastri, espressione di colonizzazione di alghe epifite, fenomeno non raro tra i funghi degradati che rimangono a lungo nel bosco.
  11. Archivio Micologico

    Geastrum berkeley Masse 1989

    Geastrum berkeleyi Massee 1889 Tassonomia Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Geastrales Famiglia Geastraceae Genere Geastrum Sinonimi Geastrum berkeleyi var. berkeleyi Massee1889 Geastrum pseudostriatum Hollós 1901 Geastrum berkeleyi var. continentale V.J. Staněk 1958 Geastrum hollosii V.J. Stanĕk 1958 Etimologia Geastrum dal greco gé = terra e astér = stella; il nome specifico berkeleyi è dedicato al grande filosofo del XVII° secolo Berkeley. Basidioma Endoperidio: stoma nettamente conico con peristoma striato da 17-36 pliche; l’endoperidio, diametro 2-3 cm, è tipicamente ricoperto da una granulosità, espressione di cristalli che persitono anche a maturità; il tocco ricorda la carta vetrata; apofisi leggermente prominente o assente, liscia, talora striata ma con solchi larghi e poco profondi; peduncolo evidente. Gleba: inizialmente biancastra, a maturazione diventa bruno cioccolato, con capillizio distribuito lungo la parete e sulla columella. È racchiusa nell’endoperidio, dal cui stoma fuoriescono le spore ogni volta che una goccia d'acqua o un urto accidentale provocano una qualche vibrazione del carpoforo. Esoperidio: dirompente in 5-6 lacinie spesse 4-6 mm, non igroscopiche, fragili e con la maturazione tendenti a fratturarsi o fissurarsi in modo più o meno casuale. Strato miceliare ocra-biancastro, persistente, incrostato da residui terrosi e substrato. Strato fibroso sottile, strato carnoso spesso 4-6 mm, presto raggrinzito e screpolato. Primordio subgloboso. Habitat Ubiquitario, dalla pianura alla montagna, conifere o latifoglie, crescita di solito gregaria. Microscopia Spore 4-5 μm, globose o subglobose, verrucosità in numero di 14-17 conteggiandole sulla circonferenza sporale. Ife nelle lacinie con elementi globosi che si allungano man mano che si avvicinano alla strato fibroso: da 40-50 a 30-60 μm; assenza di giunti a fibbia. Commestibilità e Tossicità Non commestibile, senza valore. Somiglianze e Varietà Nella colonna della tabella che raggruppa le specie a peristoma striato, Geastrum bercheleyi si pone tra le specie peduncolate, ove si distingue facilmente per il binomio endoperidio granuloso e taglia grande. Le specie più vicine sono Geastrum pectinatum Pers. e Geastrum meridionale J.C. Zamora per la taglia grande ma con endoperidio furfuraceo, mai granuloso, mentre altre specie peduncolate possono avere endoperidio granuloso ma sono tutte di piccola taglia. Discussione I caratteri da osservare per una determinazione morfologica nel genere Geastrum sono evidenziati nella sistematica della tabella e nella immagine successiva che illustra l'anatomia di un Geastrum. Peristoma: solcato; liscio delimitato; o liscio indelimitato. Essendo questo l’unico carattere che si può valutare in modo corretto indipendentemente dallo stadio maturativo del carpoforo. Gli altri caratteri invece richiedono l’osservazione dei primordi, del fungo maturo o addirittura dell'exsiccata. La distinzione sessile o peduncolato, corrispondente alla assenza/presenza del peduncolo; da valutare correttamente con l’exsiccata, diversamente è facile imboccare strade sbagliate nel percorso determinativo. Il puntino rosso ● evidenzia l’igroscopicità delle lacinie, che si può verificare anche col test igroscopico: trovando un esemplare cresciuto a tempo umido oppure all’ombra, e quindi con lacinie aperte, ponendolo all’asciutto o meglio al sole le lacinie igroscopiche tenderanno a richiudersi. La colonna della tabella con i dati "p" "m" "g" riporta la taglia delle singole specie misurata a lacinie aperte ma con la variabilità ovvia di questo carattere. Orientativamente una taglia piccola comporta un endoperidio intorno al centimetro, una taglia media due, ed una taglia grande sui tre. L’habitus di un Geastrum di solito mostra le punte delle lacinie in fuori, habitus arcuato, ma talora ha le punte in dentro, habitus saccato. La taglia colorata in rosso indica invece l’habitus fornicato, in cui le lacinie sono molto alte, formano un arco, un fornice, ed inoltre lo strato miceliare rimane staccato dal basidioma, attaccato al substrato, formando una coppa e le punte delle lacinie sono poggiate sui margini di questa coppa. Solo in Geastrum smardae si ha un habitus pseudofornicato. Le lacinie sono ugualmente molto alte e formano l’arco, ma lo strato miceliare rimane adeso al basidioma, quindi manca la coppa; solo alcuni frammenti dello strato miceliare sono visibili adesi alle punte delle lacinie. Il puntino nero ● evidenzia lo strato miceliare dell’esoperidio, quello a contatto con la terra, e lo definisce pulito/incrostato. Nelle specie in cui le ife del micelio convergono in un punto unico, si forma una rizomorfa, della quale rimane traccia alla base del peridio, ed in tal modo lo strato miceliare non rimane incrostato. Invece le specie a strato miceliare incrostrato sono quelle in cui il micelio non rimane raggruppato e pertanto le ife formano un groviglio filamentoso in grado di inglobare detriti di humus. Tale carattere risulta essere di buona valenza tassonomica se osservato nei primordi o nei carpofori molto giovani, mentre la maturazione e gli agenti atmosferici ne rendono più difficile una corretta valutazione. Il puntino verde ● fa riferimento alla superficie dell’endoperidio, distinta in liscia o granulosa. Anatomia di un Geastrum. Bibliografia CALONGE, F.D., 1998. Gasteromycetes I: Lycoperdales, Nidulariales, Phallales, Sclerodermatales, Tulostomales. Flora Mycol Iber. 3: 1-271. CONSERVA, G., CANNAVICCI, D., TOZZI, F. & PARA, R., 2017. Introduzione al genere Geastrum. Micologia nelle Marche, XI(1): 20-30. KASUYA, T., HOSAKA, K., UNO, K. & KAKISHIMA, M., 2012. Phylogenetic placement of Geastrum melanocephalum and polyphyly of Geastrum triplex. Mycoscience 53: 411-426. PONCE DE LEÒN, P., 1968. A revision of the family Geastraceae. Fieldiana Botany 31: 302-349. POUMARAT, S., 2017. Clés des gastéromycètes épigés d’Europe. Mycologie et Lichénologie en Catalogne Nord. SARASINI, M., 2004. Gasteromiceti epigei. Trento: Ed. AMB. STANĚK, V.J., 1958. Geastraceae. In: Pilát, A., Gasteromycetes. Ed. Flora ČSR B1, Poland: Praha: 392-526, 777-795. SUNHEDE, S., 1989. Geastraceae (Basidiomycotina): morphology, ecology and systematics with special emphasis on the North European species. Synopsis Fungorum 1: 1-534. SUNHEDE, S., 2018. Geastrum Pers. In: Funga Nordica. Agaricoid, boletoid, clavarioid, cyphelloid and gasteroid genera. Copenhagen: Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing: 96-100. ZAMORA, J.C., CALONGE, F. de D., HOSAKA, K. & MARTIN, M.P., 2014. Systematics of the genus Geastrum (Fungi: Basidiomycota) revisited. Taxon 63 (3): 477-497. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pino Conserva - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Abruzzo (AQ), Pineta di Rojo; 21 Marzo 2017; Foto di Pino Conserva.
  12. Archivio Micologico

    Lepiota lilacea

    Lepiota lilacea Bres. 1892 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Agaricaceae Tribù Lepioteae Genere Lepiota (Persoon) Gray Sottogenere Lepiotula (spore speronate) Sezione Stenosporae (cuticola tricodermica) Sottosezione Stenosporae (spore nettamente speronate) Sinonimi Lepiota lilacea var. lilacea Bres. 1892 Lepiota lilacea f. lilacea Bres. 1892 Lepiota lilacea var. pallida Bon, Migl. & Cherubini 1989 Lepiota lilacea f. pallida Migl. & Cleric. 1989 Lepiota lilacea f. micropholoides Migl. & Coccia 1992 Lepiota lilacea f. zondercystiden Kelderman 1994 Lepiota lilacea f. pallida (Bon, Migl. & Cherubini) Migl. 2000 Etimologia Lepiota = orecchio squamoso; dal greco lepis = squama e oûs, otós = orecchio; e dal latino latino moderno scientifico lilaceus = lillacino, per il colore lillacino. Cappello Cappello con umbone basso e ottuso, con centro da viola scuro a ocra rosato, cuticola frammentata in squamette che si diradano dal centro verso il bordo del cappello, con una demarcazione più o meno ben delimitata tra la calotta discale più scura e la parte esterna. In quella che veniva definita come Lepiota lilacea var. pallida Bon, Migl. & Cherubini 1989 il cappello appare interamente di colore ocra chiaro, rosa. Questa varietà è stata adesso riassorbita nella specie tipo Lepiota lilacea. Margine leggermente appendicolato. Imenoforo Lamelle libere bianche, con numerose lamellule. Sporata bianca. Gambo Gambo cilindrico, bianco, con anello ben definito, di colore bianco sulla superficie superiore, e scuro sulla superficie inferiore, elemento molto caratteristico e limitato a poche specie di Lepiota. Il gambo al tocco vira al bruno rossiccio. Carne Carne biancastra, ocracea. Odore simile a quello di Lepiota cristata, aromatico, floreale. Habitat Nei prati, nei giardini. Commestibilità e tossicità Velenoso. Sindrome gastroenterica costante. Microscopia Spore 2,6-3,6 × 3,5-5,2 µm; Q = 1,2-1,7; Qm = 1,5; ellissoidali, lisce, con apicolo evidente, non metacromatiche, non amiloidi, non destrinoidi. Pileipellis con struttura a imeniderma di ife clavate, o a profilo irregolare, a volte con lunghe appendici. Cheilocistidi clavati, a volte con leggere strozzature. GAF presenti in tutti i tessuti. Somiglianze e varietà Poche Lepiota hanno l'anello ben definito e colorato di viola scuro sulla superficie inferiore, tra queste: Lepiota felina (Pers.) P. Karst., con cappello decorato da squame nerastre, anello bordato di grigio, odore di Pelargonium e habitat di conifera; Lepiota micropholis (Berk. & Broome) Sacc., con cappello decorato da squame nerastre, anello grigio, habitat di conifera; Lepiota pseudolilacea Huijsman, con anello bruno rossiccio, lanoso, non membranaceo. Note nomenclaturali Lepiota lilacea var. pallida Bon, Migl. & Cherubini 1989 presenta il cappello interamente di colore ocra chiaro, rosa. Questa varietà è stata adesso riassorbita nella specie tipo Lepiota lilacea. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. BON, M., 1999. Les Lepiotes. Flore Mycologique d’Europe. Vol. 3. Lille: Ed. Association d'Ecologie et de Mycologie. CANDUSSO, M., & LANZONI, G., 1990. Lepiota s.l. Fungi Europæi. Vol. 4. Libreria editrice Giovanna Biellla. Saronno. VELLINGA, E.C., 2001. Macrolepiota Sing., Leucocoprinus Pat., Leucoagaricus (Locq. ex) Sing., Lepiota (Pers.: Fr.) S.F. Gray, Cystolepiota Sing., Melanophyllum Velen. In: Noordeloos M.E., Kuyper T.W. & Vellinga E.C., Flora agaricina neerlandica, vol. 5: 64-162, Rotterdam. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Toscana (AR); Settembre 2018; Foto, descrizione e microscopia di Tomaso Lezzi. Lepiota lilacea var. pallida Bon, Migl. & Cherubini 1989 presenta il cappello interamente di colore ocra chiaro, rosato. Questa varietà è stata adesso riassorbita nella specie tipo Lepiota lilacea. Nelle foto seguenti si possono osservare degli esemplari con queste caratteristiche. Gambo cilindrico, bianco, con anello ben definito, di colore bianco sulla superficie superiore, e scuro sulla superficie inferiore, elemento molto caratteristico e limitato a poche specie di Lepiota. Il gambo al tocco vira al bruno rossiccio. Pileipellis con struttura a imeniderma di ife clavate, o a profilo irregolare, a volte con lunghe appendici. Osservazione 400×, in Rosso Congo. Cheilocistidi clavati, a volte con leggere strozzature. Osservazione 400×, in Rosso Congo. Cheilocistidi clavati e spore 2,6-3,6 × 3,5-5,2 µm; Q = 1,2-1,7; Qm = 1,5; ellissoidali, lisce, con apicolo evidente, non metacromatiche, non amiloidi, non destrinoidi. Osservazione 1000×, in Rosso Congo. Spore 2,6-3,6 × 3,5-5,2 µm; Q = 1,2-1,7; Qm = 1,5; ellissoidali, lisce, con apicolo evidente, non metacromatiche, non amiloidi, non destrinoidi. Osservazione 1000×, in Blu di Cresile.
  13. Archivio Micologico

    Lepiota lilacea

    Lepiota lilacea Bresadola; Regione Lazio; Foto di Mauro Cittadini. Pericolosa e sospetta piccola Lepiota spesso rinvenibile nei giardini e parchi cittadini e privati, con crescita persino nelle serre e nei vasi tra piante ornamentali. Caratterizzata da grande variabilità nelle dimensioni del cappello 1/6 cm., dalla presenza di un anello con forti tonalità castane nella parte inferiore, dal forte e gradevole profumo di nocciola.
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    Cortinarius vulpinus

    Cortinarius vulpinus (Velen.) Henry 1946 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Cortinariaceae Genere Cortinarius Sottogenere Phlegmacium Sezione Phlegmacium (cappello viscoso o lubrificato, piede non marginato, reazione negativa alle basi forti sul pileo) Sinonimi Cortinarius vulpinus (Velen.) Rob. Henry 1946 f. vulpinus Cortinarius vulpinus (Velen.) Rob. Henry 1946 subsp. vulpinus Cortinarius albomarginatus P.D. Orton 1955 Cortinarius rufoalbus Kühner 1955 Cortinarius pseudovulpinus Rob. Henry & Ramm 1989 Cortinarius vulpinus subsp. pseudovulpinus (Rob. Henry & Ramm) Brandrud 1992 Cortinarius ophiopus f. pseudovulpinus (Rob. Henry & Ramm) Cheype 1997 Cortinarius vulpinus f. albomarginatus P.D. Orton ex Bidaud, Moënne-Locc., Reumaux & Rob. Henry, in Bidaud, Moënne-Loccoz, Reumaux & Henry 2000 Etimologia Cortinarius: dal latino cortīna = cortina, tenda, per i caratteristici residui di velo che uniscono l'orlo del cappello e il gambo delle specie appartenenti a questo genere; e dal latino vulpinus = riferito al colore rossiccio. Cappello Portamento robusto, cappello 4-10 cm, vischioso sopratutto da giovane e a tempo umido, presto asciutto, emisferico, toni giallo bruno, ocra-rossastro, argilla o bruno-fulvo chiaro, biancastro per i residui velari al margine. Imenoforo Le lamelle sono smarginate, inizialmente biancastre, con numerose lamellule, toni lilacini lievi, a volte più netti. Gambo Gambo pieno, clavato-cilindrico, attenuato in basso, radicante, biancastro ma con sfumature color malva all'apice; ampiamente ricoperto da cercini giallo bruni e zebrature, espressione dei residui velari. Carne La carne è biancastra con lievi toni lilacini, più evidenti nel collo (passaggio gambo-cappello); odore simile a quello della patata, terroso, di formaggio Camembert ma poi decisamente sgradevole, di piedi sudati, sempre più intenso seccando. Reazioni macrochimiche KOH o NaOH con reazione nulla su cuticola e carne. Habitat Cresce sotto latifoglie, simbionte di faggio con substrato calcareo o argilloso, principalmente in estate fino ad inizio autunno. Microscopia Spore 11,9-13,2 × 5,8-6,5 µm; Qm = 1,9 Misurazione effettuata da spore depositate sul gambo, finemente verrucose, amigdaliformi, a volte citriformi. Basidi lunghi 49 µm, tetrasporici ma frequenti anche i bisporici. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Specie di non facile determinazione per le molteplici forme e varietà, che hanno creato non poca confusione. Per le lamelle biancastre e l'ornamentazione del gambo due specie sono molto somiglianti: Cortinarius ophiopus, latifoglie calcaree, forte odore di muffa, di DDT o di barba di mais; Cortinarius obsoletus, latifoglie calcaree, privo di odore, taglia piccola; Cortinarius saginus, di conifera; ugualmente con piede non marginato e gambo decorato ma con lamelle a toni lilacini più netti ci sono: Cortinarius triumphans, di betulla; Cortinarius varius, di conifera montana; Cortinarius cliduchus, latifoglie calcaree, con residui velari meno eclatanti e forte odore terroso sin da giovane; Cortinarius caligatus e Cortinarius variiformis, di quercia mediterranea. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. COURTECUISSE, R. & DUHEM, B., 2007. Guides des champignons de France et d'Europe. Parigi: Ed. Delachaux et Niestlé. EYSSARTIER, G., & ROUX, P., 2011. Le guide des Champignons France et Europe. Parigi. Ed. Belin. MOSER, M., 2000. Guida alla determinazione dei funghi. Polyporales, Boletales, Agaricales, Russulales. Vol. 1. Ed. Saturnia. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Dino Cannavicci e Pino Conserva - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Abruzzo; Agosto 2018; Legit Dino Cannavicci; Foto descrizione e microscopia di Dino Cannavicci. Raccolto nella faggeta del Lago del Salto, su strato di muschio, fine estate; di solito i residui velari sono cercini e ghirlande ma spesso, come in questo caso, hanno forma scagliosa. Particolare del pileo che evidenzia i residui velari biancastri, sopratutto al margine. Particolare delle lamelle. Particolare dell'attacco delle lamelle al gambo. Cortina che si sta distaccando dal bordo del cappello in un esemplare giovane. Basidio bisporico; in questa raccolta rappresentano quasi il 50%, 400×, osservazione in Rosso Congo ammoniacale 5%.  Spore amigdaliformi, 400×, osservazione in Rosso Congo ammoniacale 5%. Spore amigdaliformi, 1000×, osservazione in Rosso Congo ammoniacale 5%.
  15. Archivio Micologico

    Cortinarius vulpinus

    Cortinarius vulpinus (Velen.) Rob. Henry; Regione Lombardia, località Brallo; Settembre 2014; Foto di GIanluigi Boerio. Ritrovato sotto Faggio, di cui è simbionte. Caratterizzato da un odoraccio, che i francesi definiscono "moisi" (= muffito), oppure "di sudore di piedi", oppure "di camembert" (ovviamente ammuffito). Regione Piemonte, Val Varaita; Settembre 2007; Foto di dragonot.
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    Geastrum fornicatum (Huds.) Hook. 1821

    Geastrum fornicatum (Huds.) Hook. 1821 Tassonomia Regno: Fungi Divisione: Basidiomycota Classe: Agaricomycetes Ordine: Geastrales Famiglia: Geastraceae Genere: Geastrum Sinonimi Geastrum multifidum Pers. 1794 Geastrum fornicatum var. multifidum (Pers.) Fr. 1829 Etimologia Geastrum dal greco gé = terra e astér = stella; fornicatum dal latino fornĭcātus, aggettivo di fornix = struttura architettonica, arco, costruzione a volta. Basidioma Tra i gasteromiceti, il genere Geastrum si caratterizza per il peridio a più strati. A maturità lo strato esterno, l'esoperidio, si apre tipicamente a stella mentre lo strato interno, l'endoperidio, contiene la gleba, proteggendola. L'aspetto quindi è quello di un palloncino poggiato su una stella, i cui bracci, dette “lacinie”, di solito sono arcuate e distese. Un gruppetto di specie si caratterizza invece per le lacinie non distese ma rialzate a formare un arco, un fornice, che poggia sul margine di una coppa. Geastrum fornicatum a maturazione presenta un peristoma non delimitato, l'endoperidio liscio con toni bruno rossastri fino a nerastri, peduncolato e con apofisi incostate, alto fino a 10 cm e largo fino a 6 cm. Come tutte le specie fornicate presenta 4 o al massimo 5 lacinie. Gleba Inizialmente biancastra, a maturazione diventa bruno cioccolato. È racchiusa nell’endoperidio dal cui stoma fuoriescono le spore ogni volta che una goccia d'acqua o un urto provocano una qualche vibrazione del carpoforo. Sporata Marrone. Habitat Ubiquitario, dalla pianura alla montagna, conifere o latifoglie. Microscopia Spore 4-5 μm, globose o subglobose. Zamora (2014), nella sistematica del genere Geastrum, propone un nuovo carattere nell'osservazione microscopica e suddivide le specie in base allo strato miceliare in due gruppi: quelle con strato miceliare singolo, formato esclusivamente da ife generative, e quelle con strato miceliare doppio: strato interno con ife generative e strato esterno con ife scheletriche. Geastrum fornicatum, rientra in quelle a doppio strato. Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Somiglianze e Varietà Solo altri due Geastrum in Europa hanno peristoma liscio, non delimitato e habitus fornicato: Geastrum javanicum Lév. si differenzia per la taglia piccola; mentre Geastrum smardae V.J. Staněk, è pseudofornicato, cioè non conserva la struttura a forma di "cestino" alla base delle lacinie, ma solo alcune tracce di esso sulle estremità delle lacinie stesse. Inoltre presenta 7-9 lacinie, lo strato miceliare è non incrostato; l’esemplare fresco mostra arrossamento. Discussione i caratteri da osservare per una determinazione morfologica nel genere Geastrum sono evidenziati in tabella. Peristoma: solcato; liscio delimitato; o liscio indelimitato. Essendo questo l’unico carattere che si può valutare in modo corretto indipendentemente dallo stadio maturativo del carpoforo. Gli altri caratteri invece richiedono l’osservazione dei primordi, del fungo maturo o addirittura dell'exsiccata. La distinzione sessile o peduncolato, corrispondente alla assenza/presenza del peduncolo; da valutare correttamente con l’exsiccata, diversamente è facile imboccare strade sbagliate nel percorso determinativo. Il puntino rosso ● evidenzia l’igroscopicità delle lacinie, che si può verificare anche col test igroscopico: trovando un esemplare cresciuto a tempo umido oppure all’ombra, e quindi con lacinie aperte, ponendolo all’asciutto o meglio al sole le lacinie igroscopiche tenderanno a richiudersi. La colonna della tabella con i dati "p" "m" "g" riporta la taglia delle singole specie misurata a lacinie aperte ma con la variabilità ovvia di questo carattere. Orientativamente una taglia piccola comporta un endoperidio intorno al centimetro, una taglia media due, ed una taglia grande sui tre. L’habitus di un Geastrum di solito mostra le punte delle lacinie in fuori, habitus arcuato, ma talora ha le punte in dentro, habitus saccato. La taglia colorata in rosso indica invece l’habitus fornicato, in cui le lacinie sono molto alte, formano un arco, un fornice, ed inoltre lo strato miceliare rimane staccato dal basidioma, attaccato al substrato, formando una coppa e le punte delle lacinie sono poggiate sui margini di questa coppa. Solo in Geastrum smardae si ha un habitus pseudofornicato. Le lacinie sono ugualmente molto alte e formano l’arco, ma lo strato miceliare rimane adeso al basidioma, quindi manca la coppa; solo alcuni frammenti dello strato miceliare sono visibili adesi alle punte delle lacinie. Il puntino nero ● evidenzia lo strato miceliare dell’esoperidio, quello a contatto con la terra, e lo definisce pulito/incrostato. Nelle specie in cui le ife del micelio convergono in un punto unico, si forma una rizomorfa, della quale rimane traccia alla base del peridio, ed in tal modo lo strato miceliare non rimane incrostato. Invece le specie a strato miceliare incrostrato sono quelle in cui il micelio non rimane raggruppato e pertanto le ife formano un groviglio filamentoso in grado di inglobare detriti di humus. Tale carattere risulta essere di buona valenza tassonomica se osservato nei primordi o nei carpofori molto giovani, mentre la maturazione e gli agenti atmosferici ne rendono più difficile una corretta valutazione. Il puntino verde ● fa riferimento alla superficie dell’endoperidio, distinta in liscia o granulosa. Bibliografia CALONGE, F.D., 1998. Gasteromycetes I: Lycoperdales, Nidulariales, Phallales, Sclerodermatales, Tulostomales. Flora Mycol Iber. 3: 1-271. CONSERVA, G., CANNAVICCI, D., TOZZI, F. & PARA, R., 2017. Introduzione al genere Geastrum. Micologia nelle Marche, XI(1): 20-30. KASUYA, T., HOSAKA, K., UNO, K. & KAKISHIMA, M., 2012. Phylogenetic placement of Geastrum melanocephalum and polyphyly of Geastrum triplex. Mycoscience 53: 411-426. PONCE DE LEÒN, P., 1968. A revision of the family Geastraceae. Fieldiana Botany 31: 302-349. POUMARAT, S., 2017. Clés des gastéromycètes épigés d’Europe. Mycologie et Lichénologie en Catalogne Nord. SARASINI, M., 2004. Gasteromiceti epigei. Trento: Ed. AMB. STANĚK, V.J., 1958. Geastraceae. In: Pilát, A., Gasteromycetes. Ed. Flora ČSR B1, Poland: Praha: 392-526, 777-795. SUNHEDE, S., 1989. Geastraceae (Basidiomycotina): morphology, ecology and systematics with special emphasis on the North European species. Synopsis Fungorum 1: 1-534. SUNHEDE, S., 2018. Geastrum Pers. In: Funga Nordica. Agaricoid, boletoid, clavarioid, cyphelloid and gasteroid genera. Copenhagen: Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing: 96-100. ZAMORA, J.C., CALONGE, F. de D., HOSAKA, K. & MARTIN, M.P., 2014. Systematics of the genus Geastrum (Fungi: Basidiomycota) revisited. Taxon 63 (3): 477-497. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pino Conserva e Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio (VT); 21 Agosto 2018; Foto di Pino Conserva. Ritrovamento effettuato sotto Cupressus macrocarpa. La nostra raccolta proviene da un substrato di Cupressus macrocarpa, con crescita molto gregaria, in associazione a Battarraea phalloides. Due esemplari di Geastrum fornicatum; in quello a destra l’endoperidio è stato sezionato rendendo visibile il capillizio, che si diparte sia dalla parete che dalla columella. Quest’ultima si può osservare solo dopo aver soffiato, almeno un paio di volte, sulle le spore, per rimuoverle. La vetustà degli esemplari e la siccità spesso la fanno scomparire; su sette esemplari controllati nella stessa postazione di crescita era infatti visibile solo in due. Regione Lazio (VT); 21 Agosto 2018; Leg. Pino Conserva; Foto della microscopia di Tomaso Lezzi. Ritrovamento effettuato sotto Cupressus macrocarpa. Spore. 1000×; in KOH. Capillizio. 100×; in KOH. Capillizio. 400×; in KOH. Sezione della lacinia (Esoperidio). A sinistra Strato Carnoso dell'Esoperidio, al centro Strato Filamentoso, a destra Strato Miceliare. Zamora (2014), nella sistematica del genere Geastrum, propone un nuovo carattere nell'osservazione microscopica e suddivide le specie in base allo strato miceliare in due gruppi: quelle con strato miceliare singolo, formato esclusivamente da ife generative, e quelle con strato miceliare doppio: strato interno con ife generative e strato esterno con ife scheletriche. Geastrum fornicatum, come si vede in foto, rientra in quelle a doppio strato.
  17. Archivio Micologico

    Entoloma allochroum Noordel. 1982

    Entoloma allochroum Noordel. 1982 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Clem. Famiglia Entolomataceae Kotl. & Pouzar Genere Entoloma (Fr.) P. Kumm. Sottogenere Leptonia (Fr. : Fr) Noordel. Sezione Leptonia (Fr. : Fr.) Noordel. Etimologia Entoloma: dall'avverbio greco entós (ἐντός) = all'interno, di dentro e dal sostantivo lóma (λῶμα, ατος) = bordo, cioè con l'orlo del cappello involuto, caratteristica che in genere contraddistingue i basidiomi appartenenti a tale genere; allochroum: dall'aggettivo greco allochroos (ἀλλό-χροος, ον) = d'altro colore, di mutato colore. Cappello 4-5 cm di diametro, umbonato, con leggera depressione centrale, marrone, cuticola finemente dissociata in squamule che mostrano la carne chiara sottostante. Non igrofano, non rigato al bordo del cappello. Zona discale più scura e con la cuticola poco o non frammentata. Imenoforo Lamelle bianche, prive di riflessi blu, rosa negli esemplari maturi, smarginate. Filo concolore alle facce. Sono presenti diversi ordini di lamellule. Filo lamellare di profilo irregolare. Gambo 5-6 × 1 cm, allungato, cilindrico, gambo con fibrille blu violacee su sfondo più chiaro, bianco alla base. Carne Bianca; odore spermatico. Sporata Rosa. Habitat Ritrovamento effettuato in bosco misto sotto Quercus pubescens, Quercus cerris, Carpinus betulus, Crylus avellana, su lettiera di foglie; 500 m s.l.m. Microscopia Spore con 5-7 angoli pronunciati nelle proiezioni di profilo in cui si vede l'apicolo; misure osservate: 11-12.5 × 7-10 µm; Q = 1,2-1,6; Qm = 1,4. GAF presenti. Basidi tetrasporici. Filo della lamella con cheilocistidi non abbondanti, diffusi trai basidi; cilindrico flessuosi, con profilo irregolare, a volte leggermente allargati al centro, a volte leggermente capitulati. Pileipellis a trichoderma, con ife terminali di 58-100 × 17-20 µm; rigonfie, con estremità affusolato-arrotondate, con pigmento diffuso disciolto. Commestibilità o Tossicità Non accertata. Somiglianze e varietà Tra gli Entoloma a gambo blu violaceo e cappello marrone le specie più vicine sono: Entoloma dichroum è la specie più vicina, anche questa con spore a 5-7 angoli. Presenta gambo squamuloso e non fibrilloso; colore del cappello da blu a marrone. Entoloma tjallingiorum presenta spore con 6-9 angoli. Entoloma placidum presenta spore con 6-9 angoli. Entoloma lampropus presenta spore con 6-9 angoli. Discussione Per quanto riguarda Entoloma dichroum e Entoloma allochroum nella letteratura consultata le misure di spore, cheilocistidi e terminazioni delle ife della pileipellis sono sovrapponibili e in diversi casi contrastanti, quindi non consideriamo le misure di questi elementi come caratteri dirimenti, mentre abbiamo preso in considerazione il carattere macroscopico del gambo fibrilloso piuttosto che squamuloso. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. MOROZOVA, O.V., NOORDELOOS, M.E. & VILA, J., 2014. Entoloma subgenus Leptonia in boreal-temperate Eurasia: towards a phylogenetic species concept. Persoonia 32: 141-169. NOORDELOOS, M.E., 1992. Entoloma s.l.. Fungi Europæi. Vol. 5. Saronno: Ed. Giovanna Bella. NOORDELOOS, M.E., 2004. Entoloma s.l. supplemento. Fungi Europæi. Vol 5a. Ed. Candusso. VESTERHOLT, J., 2002. Contribution to the knowledge of species of Entoloma subgenus Leptonia. Fungi non delineati, Pars XXI. Alassio: Ed. Candusso. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi, Pino Conserva e Dino Cannavicci - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio (RM); 23 Giugno 2018; Leg. Dino Cannavicci e Pino Conserva; Foto di Dino Cannavicci. Particolare delle lamelle. Particolare del cappello, con la cuticola finemente separata in squamule che mostrano la carne chiara sottostante. Leg. Dino Cannavicci e Pino Conserva; Foto di Microscopia di Tomaso Lezzi e Pino Conserva. GAF alla base di un basidio. 400× Osservazione in Rosso Congo. Cheilocistidi non abbondanti, diffusi trai basidi; cilindrico flessuosi, con profilo irregolare, a volte leggermente allargati al centro, a volte leggermente capitulati. 400× Osservazione in Rosso Congo. Pileipellis. Ife terminali. 400× osservazione in L4.
  18. Archivio Micologico

    Melanoleuca verrucipes (Fr.) Singer 1939

    Melanoleuca verrucipes (Fr.) Singer 1939 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Sottoclasse Holobasidiomycetidae Ordine Agaricales Sottordine Agaricineae Famiglia Pluteaceae Genere Melanoleuca Sezione Humiles (stipite squamuloso o verrucoso, di solito più lungo del diametro del pileo) Sinonimi Armillaria verrucipes Fr. 1872 Melanoleuca verrucipes f. verrucipes (Fr.) Singer, 1939 Melanoleuca verrucipes var. verrucipes (Fr.) Singer 1939 Melanoleuca verrucipes var. subverrucipes Raithelh. 2004 Melanoleuca verrucipes f. adsentiens (P. Karst.) Fontenla & Para 2013 Etimologia L'epiteto Melanoleuca deriva dagli attributi greci: mèlas [μέλας, μέλαινα, μέλαν] = nero, scuro e leucòs [λευκός ,-ή,-όν] = bianco; cioè nero e bianco, per i colori contrastanti che spesso questo genere mostra tra cappello e gambo. L'epiteto verrucipes deriva dai sostantivi latini: verrūca, -ae = verruca e pes, pedis = piede; per le evidenti verruche nere presenti lungo tutto il gambo. Cappello Dai 3 ai 15 cm, all'inizio convesso, poi piano convesso, infine concavo fino a imbutiforme, con umbone ottuso e margine tipicamente involuto, soprattutto negli esemplari più giovani. Bianco candido, leggermente crema, soprattutto con l'età. Umbone spesso più scuro, ocraceo. Liscio ma con cuticola frammentata negli esemplari più maturi. Lamelle Larghe, fitte, adnato-smarginate per un dentino, decorrenti, sinuose, con profilo spesso irregolare, di colore bianco, con filo concolore. Intervallate da abbondanti lamellule. Gambo 4-15 × 0,5-2,5 cm, rettilineo, subcilindrico nei giovani, spesso clavato negli esemplari maturi, a volte con presenza di un bulbo. Con costolature verticali che a volte si interrompono, presenti soprattutto negli esemplari più maturi. Sempre interamente ricoperto da evidenti verruche nero-brunastre su fondo bianco, da cui il nome della specie. Carne Immutabile; bianca nel cappello; bianca nel gambo, ma striata di ocra, in particolar modo vicino alla parte esterna del gambo, dove si presenta più scura, con un odore particolare di coccoina e mandorle amare. Sapore neutro. Commestibilità e tossicità La commestibilità di questa specie non è ben conosciuta. Habitat Questo ritrovamento è avvenuto sotto Abete bianco con presenza anche di alcuni esemplari di Abete rosso. Su campioni a terra, ma con il micelio strettamente aderente a frustoli di legno interrati. Specie simili È una delle poche specie di Melanoleuca che si può determinare con sicurezza sul campo, anche solo in base ai suoi caratteri macroscopici. Non esistono infatti specie simili, in quanto le altre Melanoleuca bianche hanno il gambo bianco come questa, ma senza verruche scure. Alcuni Leucopaxillus bianchi, come Leucopaxillus candidus (Bres.) Singer, potrebbero somigliare, ma nessuno di questi ha verruche nere sul gambo. Alcuni Leucoagaricus bianchi potrebbero somigliare, ma tutti i Leucoagaricus mostrano un anello e nessuno ha verruche nere sul gambo. Note Specie poco comune, da alcuni definita rara, ma che sembra stia aumentando la sua distribuzione negli anni. Microscopia Spore 7,2-8,5 × 4,1-5,9 µm; valori medi 8,0-4,9; Q = 1,4-2,0; Qm = 1,7; ellissoidali, quelle mature sono finemente, ma abbastanza fittamente decorate, con basse verruche amiloidi minori di 0,5 µm di lunghezza. Basidi tetrasporici, osservati rari bisporici. Cheilocistidi scarsi, fusiformi, allargati, spesso con un'appendice allungata, ed un setto tra la parte ingrossata e l'appendice; apice a volte leggermente incrostato. Pileipellis formata da ife settate, gli elementi terminali risultano cilindrici, anche ramificati, con apici arrotondati, solo alcune ife terminali del centro della pileipellis mostrano un pigmento bruno. Le verruche del gambo sono formate da ife rigonfie dal profilo irregolare, nella parte più esterna catenulate e contenenti un pigmento bruno scuro. GAF non osservati in nessuno dei tessuti. Abbiamo rilevato la presenza di cristalli, non solubili in soluzione ammoniacale, fortemente rifrangenti di profilo romboidale, di forma prevalentemente ottaedrica, distribuiti nelle ife delle lamelle, nella letteratura non abbiamo trovato riscontro sulla segnalazione di questi cristalli. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi e Luigi Minciarelli - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Trentino, Luglio 2018; Foto di Luigi Minciarelli. Esemplari in posizione di crescita, sotto Abete bianco, su frustoli di legno interrati. Particolare delle verruche scure che ricoprono interamente il gambo bianco. Particolare del cappello, con la cuticola frammentata e il basso e largo umbone centrale. Sezione di un esemplare, in cui si vedono bene il colore della carne e il margine del cappello fortemente involuto. Lamelle e lamellule. Particolare dell'attacco delle lamelle al gambo e delle costolature irregolari. Regione Trentino, Luglio 2018; Foto di Tomaso Lezzi (leg. Luigi Minciarelli). Lamelle smarginato-decorrenti. Le lamelle. Le caratteristiche verruche scure sul gambo costolato verticalmente. Negli esemplari maturi sono più evidenti le costolature verticali. La sezione. Regione Trentino, Luglio 2018; Foto e commenti di Microscopia di Tomaso Lezzi (leg. Luigi Minciarelli). Spore 7,2-8,5 × 4,1-5,9 µm; valori medi 8,0-4,9; Q = 1,4-2,0; Qm = 1,7; ellissoidali, quelle mature sono finemente, ma abbastanza fittamente decorate, con basse verruche amiloidi minori di 0,5 µm di lunghezza. Melzer seguito da lavaggio con Idrato di Cloralio. 1000×. Verruche del gambo formate da ife rigonfie dal profilo irregolare, nella parte più esterna catenulate e contenenti un pigmento bruno scuro. Cheilocistidi scarsi, fusiformi, allargati, spesso con un'appendice allungata ed un setto tra la parte ingrossata e l'appendice; apice a volte leggermente incrostato. Osservazione in Rosso Congo, 400×. Cheilocistidi scarsi fusiformi, allargati, spesso con un'appendice allungata ed un setto tra la parte ingrossata e l'appendice; apice a volte leggermente incrostato. Osservazione in L4, 400×. Pileipellis formata da ife settate, cilindriche, con estremità arrotondate. Osservazione in Rosso Congo, 400×. Cristalli non solubili in soluzione ammoniacale, fortemente rifrangenti di profilo romboidale, di forma prevalentemente ottaedrica, distribuiti nelle ife delle lamelle, nella letteratura non abbiamo trovato riscontro sulla segnalazione di questi cristalli. Osservazione in Rosso Congo, 400×.
  19. Archivio Micologico

    Helvella costifera

    Helvella costifera Nannf.; Regione Lombardia; Giugno 2008; Foto di Federico Calledda. È sospettata di essere velenosa, come tutte le Helvella e di essere responsabile della sindrome giromitrica.
  20. Archivio Micologico

    Helvella costifera

    Helvella costifera Nannf. 1953 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Pezizomycetes Ordine Pezizales Famiglia Helvellaceae Genere Helvella Sinonimi Peziza costata Fr. 1851 Discina costata (Fr.) Sacc. 1889 Paxina costifera (Nannf.) Stangl 1963 Acetabula costifera (Nannf.) Benedix 1965 Ascoma Imenoforo a coppa dal colore grigio/marrone chiaro, dimensioni 3-7cm. Superficie esterna pruinosa percorsa da evidenti costolature anastomizzate, bianche sullo stipite, che cambiano colore estendendosi fino al bordo della coppa. Carne Di consistenza elastica, di aspetto ceroso, odore non significativo. Habitat Cresce dalla primavera all’autunno sui bordi dei sentieri, nelle radure ombrose dei boschi, sia gregaria che in singoli esemplari. Commestibilità e tossicità È sospettata di essere velenosa, come tutte le Helvella e di essere responsabile della sindrome giromitrica. Somiglianze e varietà L’entità più vicina è Helvella acetabulum (L. : Fr.) Quél. che però non presenta costolature così estese e non arrivano mai all’apice della coppa. Microscopicamente un altra differenza sono aschi più lunghi in Helvella acetabulum. Microscopia Spore lisce, ellissoidi con grossa guttula centrale. Misura media 15-17×12-13 µm. Aschi misurati 200-270 µm, cilindrici, ottosporici. Parafisi multisettate, leggermente capitulate. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Dino Cannavicci - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Helvella costifera Nannf.; Regione Lazio; Maggio 2018; Foto, descrizione e microscopia di Dino Cannavicci. Come si nota in foto le costolature raggiungono l'apice della coppa. Aschi misurati 200-270 µm, cilindrici, ottosporici. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Aschi misurati 200-270 µm, cilindrici, ottosporici. Osservazione in Rosso Congo a 400×. Spore lisce, ellissoidi con grossa guttula centrale. Misura media 15-17×12-13 µm. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Parafisi multisettate, leggermente capitulate. Osservazione in Rosso Congo a 400x.
  21. Archivio Micologico

    Coniophora arida (Fr. : Fr.) P. Karst. 1868

    Coniophora arida (Fr. : Fr.) P. Karst. 1868 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Boletales Famiglia Coniophoraceae Etimologia Coniophora, dalle parole greche [κονία] konía = polvere, sabbia e [φέρω] fero = io porto, quindi per l’aspetto arenoso e inconsistente dei funghi appartenenti a questo genere. arida, dal latino ārĭdus = arido, secco, asciutto, quindi in riferimento all'ambiente di crescita non particolarmente umido. Carpoforo Fungo corticolo, resupinato, adnato, all’inizio orbicolare in seguito più o meno esteso ma sempre ben adeso al substrato. Imenoforo da liscio a lievemente tubercolato, cotonoso-feltrato, talvolta screpolato, con il colore che varia dal giallino al verdastro-senape, fino al brunastro. Ha di norma il margine fimbriato di colore bianco o lievemente giallo. Carne inconsistente, prima molle, poi fibrosa ed infine dura e gessosa. Habitat Vegeta abbastanza frequentemente sia su legno marcescente di aghifoglia che di latifoglia. È stato rinvenuto su legno di Pino, Cipresso, Larice, Abete bianco, Abete rosso, Ginepro, Quercia e Pioppo. Microscopia Sistema ifale monomitico. Ife settate, senza GAF, più o meno ramificate, ialine, a parete sottile, larghe 3-5 µm; sono presenti anche ife rigonfie in prossimità dei setti; ife più larghe, fino a 10 µm, ialine a parete più spessa; ife incrostate ed altre leggermente brunastre, settate e a parete spessa. In letteratura vengono segnalati rari GAF verticillati nelle ife basali. Basidi cilindrici, sinuosi, ialini, tetrasporici, 40-60 × 7-10 µm. Spore 9-12 × 6,3-8,9 µm; Qm = 1,5; da ovoidi ad ellissoidali, a parete spessa, guttulate, gialline in acqua e destrinoidi. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Le è molto simile Coniophora puteana (Schumach. : Fr.) P. Karst., dalle tonalità tendenzialmente più accese, olivastre, ma di fatto indistinguibile da un punto di vista macroscopico da Coniophora arida per via della enorme variabilità cromatica delle due specie che hanno anche una microscopia sostanzialmente sovrapponibile con la prima che più spesso ha spore leggermente più grandi della seconda, ma anche in questo caso la elevata variabilità delle misure sporali che contraddistingue le due specie potrebbe trarre in inganno l’osservatore. Le due specie però si riescono a separare grazie all’esame delle spore in acqua ove Coniophora arida ha spore gialline mentre Coniophora puteana ha spore brunastre. Inoltre Coniophora arida ha spore di norma fortemente destrinoidi mentre Coniophora puteana ha anch’essa una reazione destrinoide ma meno evidente della sua simile. Coniophora fusispora (Cooke & Ellis) Cooke si differenzia per le spore più lunghe e per la loro forma affusolata. Coniophora olivacea (Fr. : Fr.) P. Karst. si distingue per la presenza di grossi cistidi cilindrici settati, a parete spessa e generalmente incrostati. Osservazioni Corticolo comune e diffuso in tutta Europa. Cresce spesso nella parte rivolta a terra di legni di Pino caduti e decorticati. Bibliografia BERNICCHIA, A. & GORJON, S.P., 2010. Corticiaceae s.l. Fungi Europæi. Vol 12. Alassio (SV): Ed. Candusso. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Stefano Rocchi. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Marche, Località Montelago di Serravalle di Chienti (MC); Maggio 2017; Foto e microscopia di Stefano Rocchi. Esemplari rivenuti su legno decorticato a terra di Pinus nigra J.F.Arnold. (Exsiccatum SR20170511-01) Sistema ifale monomitico. Ife settate, senza GAF, più o meno ramificate, ialine, a parete sottile, larghe 3-5 µm; sono presenti anche ife rigonfie in prossimità dei setti; ife più larghe, fino a 10 µm, ialine a parete più spessa; ife incrostate ed altre leggermente brunastre e parete spessa. Osservazione in Rosso Congo a 1000×. Basidi cilindrici, sinuosi, ialini, tetrasporici, 40-60 × 7-10 µm. Osservazione in KOH a 1000×. Spore 9-12 × 6,3-8,9 µm; Qm = 1,5; da ovoidi ad ellissoidali, a parete spessa, guttulate, gialline in acqua. Osservazione in acqua a 1000×. Osservazione in Reagente di Melzer a 1000×. Le spore hanno reazione destrinoide.
  22. Archivio Micologico

    Coprinopsis nivea (Pers. : Fr.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo 2001

    Coprinopsis nivea (Pers. : Fr.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Regione Marche; 2005; Foto di Pietro Curti. Un piccolo "Coprinus" che in macro svela tutto il suo fascino estetico, cresce su escrementi di ruminanti nei pascoli o nei boschi, presenta cromatismi bianchi e decorazioni abbondanti e fioccose, odore e sapore nullo, dimensioni estremamente ridotte.
  23. Coprinopsis nivea (Pers. : Fr.) Redhead, Vilgalys & Moncalvo 2001 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Psathyrellaceae Genere Coprinopsis Sinonimi Coprinus niveus (Pers. : Fr.) Fr. 1838 Coprinus latisporus P.D. Orton 1972 Etimologia Coprinopsis: deriva dal nome del Genere Coprinus, composto col suffisso opsis (che discende dal greco òpsis = vista, somiglianza). Quindi con il significato di: simile ad un Coprinus; nivea: dal latino niveus, a, um = niveo, candido, riferito al colore del velo che ricopre il cappello nel primordio. Cappello Cappello ovoide-allungato nei giovani esemplari, appare ricoperto da un velo candido di consistenza farinosa, fioccosa, poi scompare rapidamente con la crescita ed a maturità la superficie è glabra, completamente appianata, di colore grigiastro, frastagliata, con il margine rialzato. Imenoforo Le lamelle sono libere, grigiastre, molto velocemente nerastre, deliquescenti. Gambo Il gambo è cilindrico, bianco, fioccoso, attenuato verso il cappello, tende ad ingrossare verso la base, poi invecchiando diventa glabro soprattutto all’apice e con tonalità grigiastre. Carne La carne è scarsa, grigio-nerastra, odore nullo. Habitat Cresce su sterco di equini e bovini, abbastanza comune. Microscopia Spore, 13,8-17,8 × 9,1-12,9 µm, Q = 1,2-1,7; Qm = 1,4, da subglobose o largamente ellissoidali a citriformi, talvolta submitriformi in proiezione frontale, con poro germinativo centrale o leggermente eccentrico, apicolo ben evidente. Basidi tetrasporici. Cheilocistidi subovoidali, utriformi, 48-91,8 × 26,4-43,7 µm. Pleurocistidi simili ai cheilocistidi, 149,9-173,7 × 67,2-78,5 µm. Velo generale costituito da cellule globose, collegate da sottili ife, lisce, alcune leggermente incrostate. Commestibilità e tossicità Fungo non commestibile. Somiglianze e varietà Questa specie è inserita nella sezione Nivei, del Genere Coprinopsis, fa parte di un gruppo di altre 4-5 specie abbastanza simili, non facili da separare, se non si verificano soprattutto gli elementi microscopici differenzianti che le caratterizzano. Ma vediamo nel dettaglio gli elementi che ci aiutano a separarle: Coprinopsis ephemeroides (DC. : Fr.) G. Moreno, l’unico della sezione Nivei munito di anello fragile, più o meno persistente, qualche volta posizionato alla base del gambo quasi a simulare una pseudovolva; Coprinopsis pseudonivea (Bender & Uljé) Redhead, Vilgalys & Moncalvo, è un fungo di medie dimensioni, con il cappello dal bianco al marrone, da giovane ricoperto da un velo fioccoso di colore rosato, ha le spore mediamente più piccole 9-14 × 7,5-11,5 µm; Coprinopsis cordispora (T. Gibbs) Watling & M.J. Richardson, fungo di piccole dimensioni, il cappello fino a 1 cm di diametro, dapprima marrone, poi grigio, con al centro una papilla di colore giallo-ocra. Dal punto di vista microscopico le spore misurano 6,1-7,8 × 6,1-6,9 μm; il velo è formato da cellule globose ma anche cilindriche, collegate a catena; Coprinopsis poliomalla (Romagn.) Doveri, Granito & Lunghini, da giovane il cappello ha una forma subcilindrica, simile ad una ghianda, coperto da un velo bianco-grigiastro, poi ocra tenue, leggermente lanuginoso-peloso; spore 7-9,5 × 3,7-5,5 μm, il velo è costituito da cellule globose, subglobose con frammiste catene ramificate di cellule allungate; Coprinopsis pseudocortinata (Locq. ex Cacialli, Caroti & Doveri) Doveri, Granito & Lunghini, funghi di piccole dimensioni, il cappello da giovane è subgloboso, ricoperto da un velo fioccoso, granuloso, da biancastro a ocra pallido, a maturità raggiunge i 7-10 mm di diametro, con il margine che assume una forma di stella; spore (5.5-) 7-7.5 (-9) × 3,5-4,5 µm, velo con cellule globose, da ialine a marrone, sono presenti catene di cellule cilindriche, con terminali fusiformi, i cheilocistidi sono solo di forma utriforme. Note tassonomiche Gli studi filogenetici condotti da HOPPLE & VILGALYS, 1994; 1999; JOHNSON, 1999 hanno dimostrato che le specie appartenenti al genere Coprinus non sono monofiletiche. Ulteriori studi sono stati eseguiti da JOHNSON & VILGALYS, 1998; HOPPLE & VILGALYS, 1999; MONCALVO et al., 2000; 2002, che hanno confermato la stretta vicinanza alla Famiglia Agaricaceae di Coprinus comatus (O.F. Müller : Fr.) Pers., ed altri taxon molto simili, quali, Coprinus sterquilinus (Fr. : Fr.) Fr. e Coprinus spadiceisporus Bogart, e, pertanto, sarebbe stato opportuno ricollocarli in quest’ultima , mentre le altre specie coprinoidi sarebbero filogeneticamente simili a Psathyrella (Fr.) Quél.. Sulla base di queste risultanze si è avuto una vera e propria rivoluzione tassonomica e nomenclaturale (REDHEAD et al., 2001) che ha portato a stabilire che solo il gruppo comatus può rimanere all’interno del Genere Coprinus s.str., mentre le altre specie devono essere segregate in nuovi generi (Parasola Redhead, Vilgalys & Hopple), o anche in vecchi disponibili (Coprinellus P. Karst. e Coprinopsis P. Karst.), che a loro volta devono essere collocati nella nuova famiglia Psathyrellaceae (Singer) Vilgalys, Moncalvo & Redhead. I nuovi Generi sono così caratterizzati: Coprinellus Karst. (cappello con o senza velo; se è presente il velo risulta formato da cellule globose; senza velo abbiamo la presenza di pileocistidi), comprende i taxa delle vecchie subsezioni Micacei, Domestici e Setulosi; Coprinopsis Karst. ha lamelle sempre deliquescenti, (cappello senza pileocistidi ma con velo formato da cellule globose, pileipellis a “cutis” costituita da ife coricate), include le vecchie subsezioni Atramentari, Lanatuli, Alachuani, Nivei e Narcotici; Parasola Redhead et al. ha lamelle non deliquescenti, (cappello quasi sempre privo di pileocistidi e senza velo), la cuticola si presenta solcato-plicata, la pileipellis è di tipo imenoderma, i pleurocistidi sono sempre presenti, trovano collocazione le specie delle vecchie subsezioni Glabri e Auricomi. Bibliografia DOVERI, F., GRANITO, V.M. & LUNGHINI, D. (2005, pubbl. 2006). Nuovi ritrovamenti di Coprinus s.l. fimicoli in Italia. New findings of fimicolous Coprinus s.l. in Italy. Rivista Micol.48 (4): 319-340. HOPPLE, J.S. & VILGALYS, R., 1994. Phylogenetic relationships among coprinoid taxa and allies based on data from restriction site mapping of nuclear rDNA. Mycologia 86: 96-107. HOPPLE, J.S. & VILGALYS, R., 1999. Phylogenetic relationships in the mushroom genus Coprinus and dark-spored allies based on sequence data from the nuclear gene coding for the large ribosomal subunit RNA: divergent domains, outgroups and monophyly. Molecular Phylogenetic and Evolution 13: 1-19. JOHNSON, J. & VILGALYS, R., 1998. Phylogenetic systematics of Lepiota sensu lato based on nuclear large subunit rDNA evidence. Mycologia 90: 971-979. JOHNSON, J., 1999. Phylogenetic relationships within Lepiota sensu lato based on morphological and molecular data. Mycologia 91: 443-458. MONCALVO, J. M., LUTZONI, F.M., REHNER, S.A., Johnson, J. & VILGALYS, R., 2000. Phylogenetic Relationships of Agaric Fungi Based on Nuclear Large Subunit Ribosomal DNA Sequences. Systematic Biology 49 (2): 278–305. MONCALVO, J. M. et al., 2002. One hundred and seventeen clades of euagarics. Molecular Phylogenetics and Evolution 23: 357-400. REDHEAD, S.A. et al., 2001. Coprinus Persoon and the disposition of Coprinus species sensu lato. Taxon 50: 203-241. AA.VV., 2005. Coprinaceae & Bolbitiaceae. Flora Agaricina Neerlandica. Vol. 6. Curatori: Noordeloos, M.E., Kuijper, T.W. & Vellinga, E.C. Fonti Internet MELZER, A., 2003. Coprinellus, Coprinopsis, Parasola. Vielepilze.de. [Data di accesso: 04/05/2018]. ULJÉ, K., 2001. Coprinus site. [Data di accesso: 04/05/2018]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Mario Iannotti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Abruzzo; Ottobre 2017; Foto, descrizione e microscopia di Mario Iannotti. Microscopia Spore: 13,8-17,8 × 9,1-12,9 µm, Q = 1,2-1,7; Qm = 1,4, da subglobose o largamente ellissoidali a citriformi, talvolta submitriformi in proiezione frontale, con poro germinativo centrale o leggermente eccentrico, apicolo ben evidente. Osservazione in Rosso congo anionico a 1000×. Basidi tetrasporici. Osservazione in Rosso congo anionico a 400×. Cheilocistidi subovoidali, utriformi, 48-91,8 × 26,4-43,7 µm. Osservazione in Rosso congo anionico a 400×. Pleurocistidi simili ai cheilocistidi, 149,9-173,7 × 67,2-78,5 µm. Osservazione in Rosso congo anionico a 400×. Velo generale costituito da cellule globose, collegate da sottili ife, lisce, alcune leggermente incrostate. Osservazione in Rosso congo anionico a 400×.
  24. Archivio Micologico

    Rubroboletus lupinus (Fr.) Costanzo, Gelardi, Simonini & Vizzini 2015

    Rubroboletus lupinus (Fr.) Costanzo, Gelardi, Simonini & Vizzini 2015 Tassonomia Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Sinonimi Boletus lupinus Fr. 1838 Etimologia Dal latino rŭbĕr = rosso, rosseggiante e probabilmente dal greco [βωλος] bólos = gleba, zolla, cespuglio, quindi [βωλήτης] bolétes = nome con cui i Greci chiamavano in genere i funghi crescenti fra le zolle e i luoghi cespugliosi, quindi per i cromatismi rosseggianti che caratterizzano le specie di boleti appartenenti a questo genere. Dal latino lúpus = lupo, per il colore somigliante al manto del lupo. Cappello Si presenta con forma emisferica in gioventù, poi piano-convessa, con la cuticola asciutta e finemente vellutata ed il margine in genere sempre eccedente; il colore è bianco-grigiastro nei giovani esemplari per effetto di un velo pruinoso, untuoso, che cela il reale colore del pileo, che infatti allo svanire della pruina diviene poi rosa carico, rosa-rosso, rossastro con presenza anche di sfumature giallastre, livide. Le colorazioni rosate non sono uniformi, dapprima più evidenti al margine, poi con lo sviluppo possono invadere tutta la superficie pileica. Imenoforo I tubuli sono corti e gialli, blu al taglio, i pori sono piccoli, irregolari, angolosi, ma anche arrotondati, dapprima di colore giallo-arancio, poi con la maturazione rosso vivo, mentre al margine del cappello restano in genere sempre giallo-arancio; gli stessi virano al blu scuro al tocco. Gambo All'inizio si presenta un po’ obeso, poi claviforme, liscio, giallastro o di un bel colore giallo vivo, talvolta con bande rosate o delicatamente puntinato di rosso ma sempre con reticolo assente; vira al blu-verdastro alla manipolazione e ha in genere la base ocra brunastra. Carne La carne è di colore giallo-biancastro e alla sezione longitudinale vira più o meno intensamente all'azzurro in ogni parte, tranne che alla base del gambo ove rimane pallida, ocracea, sfumata talvolta di rosa. Sapore mite, dolce, un po’ acidulo e odore non buono, come di caucciù, di acetilene o anche d’inchiostro. Habitat Vegeta dalla fine dell'estate all'autunno nei boschi misti di latifoglia con preferenza per i suoli calcarei. Viene considerata una specie poco frequente ma può risultare abbondante nei luoghi di crescita. Commestibilità o Tossicità Per alcuni autori commestibile dopo adeguata cottura ma è chiaramente un fungo da evitare in quanto velenoso da crudo e con sindrome gastroenterica incostante da cotto. Note nomenclaturali Descritta in origine nell'anno 1838 da Elias Magnus Fries, dal 2015 la specie è stata segregata nel genere Rubroboletus con una ricombinazione da parte dei micologi Costanzo, Gelardi, Simonini & Vizzini. Le specie appartenenti a questo genere sono caratterizzate da una cuticola del cappello rosa o rossastra, da tubuli gialli e da pori prima gialli ed in seguito arancio-rosso o rosso sangue. BibliografiaIndex Fungorum. Index Fungorum n. 233. [Data di accesso: 03/10/2017]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Mario Iannotti e Stefano Rocchi - Revisionata da Pietro Curti e Tomaso Lezzi. Regione Umbria; Ottobre 2017; Foto di Stefano Rocchi (Exsiccatum SR20171004-03)
  25. Archivio Micologico

    Hypoxylon petriniae M. Stadler & J. Fourn. 2004

    Hypoxylon petriniae M. Stadler & J. Fourn. 2004 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Sordariomycetes Ordine Xylariales Famiglia Hypoxylaceae Etimologia Dalle parole greche [ὑπο] hypo = sotto, quasi e [ξύλον] xýlon = legno, quindi quasi legnoso, per la consistenza e l'habitat dei funghi appartenenti a questo genere. Dal nome della micologa svizzera Liliane Petrini, quindi in onore della medesima studiosa che ha descritto le peculiarità di tale specie. Ascoma Fungo corticolo, resupinato, esteso irregolarmente su legno o corteccia marcescente, fortemente fissato al substrato, spesso stretto e allungato. Può raggiungere anche i 10-12 cm di lunghezza per una larghezza di 0,5-3 cm; l’altezza dello stroma è di norma inferiore al mm. Il colore varia spesso dal grigio-violaceo al marrone-vinaceo, più di rado dal bruno-ruggine al marrone aranciato, ma con la particolarità di avere il margine solitamente sempre nero e distinto. La superficie è finemente rugosa, talvolta screpolata, mentre al di sotto lo stroma è di solito nerastro, duro, con presenza di evidenti granuli giallo-arancioni. I periteci sono da sferici a ovoidali e biancastri in sezione, poco appariscenti nella superficie peridiale, mentre gli ostioli hanno una forma ombelicata e spesso sono coperti da un anellino di materiale grigio-biancastro. A contatto con il KOH lo stroma rilascia un pigmento color arancio. Habitat Vegeta spesso su corteccia di alberi secchi o a terra; è più rara la sua presenza direttamente sul legno. Ė assai comune su Frassino maggiore ma è stato anche rinvenuto su Salice, Acero e Pioppo. Si tratta di una specie frequente in tutta Europa. Microscopia Asci cilindrici 118-136 × 7-9 μm, ottasporici, con piede da 40 a 65 μm. Spore 10,3-13,6 × 4,8-7,9 μm; Qm 2; ellissoidali, spesso asimmetriche, marroni, guttulate o biguttulate, con linea germinativa laterale. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Somiglianze e varietà Altre specie appartenenti al genere Hypoxylon possono essere contraddistinte da cromatismi analoghi, tuttavia: Hypoxylon lusitanicum J. Fourn., M. Stadler & Priou, macroscopicamente un vero sosia, si separa per il piede degli aschi più lungo, oltre 70 μm, e per rilasciare un pigmento marrone o Terra di Siena con il KOH; Hypoxylon julianii L.E. Petrini si differenzia per le spore più grandi; Hypoxylon macrocarpum Pouzar si distingue per il carpoforo più esteso e per rilasciare un pigmento grigio-seppia con il KOH; Hypoxylon macrosporum P. Karst. si separa per le spore assai più grandi e per rilasciare un pigmento bruno-verdastro con il KOH; Hypoxylon vogesiacum (Pers. ex Curr.) Sacc. si differenzia per le spore assai più grandi e per rilasciare un pigmento nero-viola con il KOH. Possibili confusioni possono sorgere anche con: Hypoxylon rubiginosum (Pers. : Fr.) Fr. il quale si separa per i cromatismi più sul rossastro o rosso mattone, per lo stroma in genere più spesso e per il margine di colore arancio soprattutto nei giovani esemplari; Hypoxylon carneum Petch il quale si distingue per lo stroma di colore più scuro, su tonalità livido-violacee, per il margine biancastro o rossastro nei giovani esemplari e per rilasciare un pigmento violaceo con il KOH; Hypoxylon perforatum (Schwein. : Fr.) il quale si separa per lo stroma più spesso, per la superficie peridiale più ruvida e per rilasciare di norma un pigmento giallo-verdastro con il KOH; Hypoxylon ticinense L.E. Petrini il quale si differenzia per i colori giallo aranciati dello stroma e per le spore più piccole; Hypoxylon subticinense Y.M. Ju & J.D. Rogers il quale si distingue per i colori giallo aranciati dello stroma e per gli ostioli ricoperti da materiale nerastro. Osservazioni Lo stroma esiguissimo, i cromatismi bruno-vinacei, il margine nerastro ed il pigmento color arancio con il KOH, sono buoni elementi per la determinazione della specie sul campo. Si associa spesso sul medesimo ramo marcescente ad altre specie del genere Hypoxylon. Note nomenclaturali Binomio creato nell’anno 2004 M. Stadler & J. Fournier e prima di allora specie nota come una varietà di Hypoxylon rubiginosum secondo l’interpretazione di vari autori, tuttavia è stato dimostrato con accurati studi di laboratorio che Hypoxylon petriniae è specie distinta da Hypoxylon rubiginosum per via dei metaboliti secondari che contiene. Difatti Hypoxylon petriniae non presenta mitorubrina e si può considerare l'unica specie europea contenente binaphthalene tetrol (BNT). Bibliografia AA.VV. Hypoxylon petriniae. pyrenomycetes.free.fr. [Data di accesso: 08/11/2017]. ANDERSON, R., 2009. Hypoxylon in Britain and Ireland 2.Hypoxylon rubiginosum and its allies. [Data di accesso: 08/11/2017]. FOURNIER, J., KÖPCKE, B. & STADLER, M., 2010. New species of Hypoxylon from western Europe and Ethiopia. Mycotaxon 113: 209–235. doi: 10.5248/113.209. [data di accesso 25/11/2017]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Stefano Rocchi. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria, Località Gavelli di Sant'Anatolia di Narco (PG); Luglio 2017; Foto e microscopia di Stefano Rocchi. Esemplari rivenuti su legno non determinabile di staccionata caduta a terra. (Exsiccatum SR20170709-01) Dopo alcuni giorni. I periteci sono da sferici a ovoidali e biancastri in sezione. Il pigmento arancione rilasciato dallo stroma a contatto con il KOH. Spore 10,3-13,6 × 4,8-7,9 μm; Qm 2; ellissoidali, spesso asimmetriche, marroni, guttulate o biguttulate, con linea germinativa laterale. Osservazione in KOH a 1000×. Asci cilindrici 118-136 × 7-9 μm, ottasporici, con piede da 40 a 65 μm. Osservazione in KOH a 400×. Nella prima foto in alto a destra si può notare il pigmento arancio rilasciato dallo stroma a contatto con il KOH.
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