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Archivio Micologico

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  1. Fomitopsis pinicola (Sw. : Fr.) P. Karst.; Regione Molise, Bosco di Montecastelbarone (IS); Maggio 2022; Foto di Enzo Orgera.
  2. Gyromitra gigas (Krombholz.) Quél.; Regione Molise, Bosco di Montecastelbarone (IS); Maggio 2022; Foto di Enzo Orgera.
  3. Entoloma hirtipes (Schumac. : Fr.) MM Moser; Regione Molise, Bosco di Montecastelbarone (IS); Maggio 2022; Foto di Enzo Orgera. Microscopia di Antonio Albanese. Pileipellis costituita da ife cilindriche con pigmento incrostante e intracellulare bruno-giallastro. Spore eterodiametriche, poligonali, misura :(9,2) 10 - 12,7 (13,1) × (7,5) 7,9 - 9,5 (10,2) µm; Q = (1,1) 1,2 - 1,4 (1,5) ; N = 30; Media = 11,5 × 8,8 µm ; Qm = 1,3. Basidi tetrasporici. Cheilocistidi sublageniformi e a volte subcapitulati.
  4. Xerocomus silwoodensis A.E. Hills, U. Eberhardt & A.F.S. Taylor, 2007 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agricomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Etimologia L'epiteto Xerocomus deriva dal greco ξηρός [xerós] = arido e da κόμη [kóme] = chioma, per il cappelo asciutto. L'epiteto silwoodensis deriva dal luogo del primo ritrovamento: Silwood Park (Berkshire, UK). Cappello 25-60 (80) mm, inizialmente emisferico, da convesso a piano convesso, pulvinato, di colore bruno aranciato, laterizio con leggere tonalità rosate, fino a marrone scuro, più pallido verso il margine; cuticola asciutta, opaca, da tomentosa a finemente vellutata, non fessurata; margine sottile, dapprima involuto poi ricurvo verso il basso, talvolta debolmente lobato e ondulato, leggermente eccedente oltre i tubuli. Pori Superficie leggermente concava, con pori dapprima labirintici ma presto più ampi, angolosi, poligonali, concolori ai tubuli ma con tenui toni rosato-aranciati, permangono di forma irregolare, a labirinto nei pressi del margine e via via sono sempre più ampi verso il gambo, dove diventano arrotondati, con macchie aranciato-rugginose nelle zone contuse e/o manipolate. Tubuli Dapprima abbastanza stretti e sottili, poi gradualmente più larghi, più corti dello spessore della carne del cappello, depressi intorno all'apice e decorrenti per un breve tratto lungo il gambo, di colore giallo intenso, immutabile al taglio. Gambo 25-70 (120) × 10-20 (25) mm, generalmente più o meno sinuoso, ingrossato all'apice tende ad essere affusolato alla base, di colore bianco-giallastro, giallo-aranciato pallido, più chiaro rispetto alla colorazione pileica, con evidenti costolature rilevate di colore rosso-ruggine, formanti un reticolo grossolano ed irregolare costituito da maglie allungate più o meno complete, distribuite lungo tutta la superficie, più marcate nei due terzi superiori. Quando il reticolo è confinato nella parte apicale del gambo, come si può notare in uno degli esemplari qui descritti, le costolature, mano a mano che scendono verso il basso, si dissolvono in una fine punteggiatura aranciata, che ricopre buona parte della superficie dello stipite fin quasi all'estrema base, la quale è ricoperta da tomentosità biancastra, con evidente micelio basale sempre di colore giallo. Carne Soda, consistente, giallastra nel cappello, tendente progressivamente ad assumere tonalità più intense fino al giallo cromo, a seguito di esposizione all’aria e durante il processo di disidratazione/essiccazione, biancastra nel gambo, ma giallo pallida lungo il perimetro corticale; immutabile al taglio; odore non significativo, indistinto; sapore mite, delicato. Habitat X. silwoodensis ha un rapporto di tipo simbiontico con diverse essenze arboree, ma in particolar modo ama stringere uno stretto legame con Populus spp. Gli esemplari descritti, sono stati rinvenuti in un bosco planiziale, ad un'altitudine che oscilla circa dai 300 ai 400 metri s.l.m. L'ambiente boschivo in questione, è punteggiato da abbondanti Pioppi bianchi (Populus alba L.), anche se è costituito come specie dominanti da Querce caducifoglie, (Quercus cerris L.), con presenza di altre essenze quali Carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), Nocciolo (Corylus avellana L.) e altre specie arbustive. Commestibilità e tossicità Commestibile, ma specie da preservare per la sua rarità. Microscopia Nella stessa area boschiva sono stati effettuati due ritrovamenti, il primo nell'anno 2021 ed il secondo a distanza di un anno nel mese di agosto 2022. Primo ritrovamento (exsiccatum GG211005-01), microscopia di Giovanni Galeotti. Spore (9,6) 10,1-11,9 (12,3) × (3,9) 4,4-5,1 (5,2) µm; Q = (2,0) 2,2-2,5 (2,6); N = 50; Media = 11,0 × 4,7 µm; Qm = 2,3; da largamente ellittiche a ellittico fusiformi in vista laterale, ellittiche in vista frontale, parete liscia, da sottile a moderatamente spessa, apicolo evidente non molto pronunciato, con depressione più o meno accennata nella zona soprailare. Basidi in prevalenza tetrasporici, scarsi bisporici o monosporici, da cilindrico-clavati a decisamente clavati con presenza di lunghi sterigmi. Cheilocistidi fusiformi e clavati, con pareti spesse e apice arrotondato. Pleurocistidi simili ai cheilocistidi. GAF non osservati. Pileipellis di tipo tricoderma, formata da ife allungate, cilindriche, settate e catenulate, con apici arrotondati. Stipitipellis formata da ife sottili, parallele, cilindriche e ricurve, con margini arrotondati. Caulobasidi e Caulocistidi la parte apicale dello stipite è rivestita da uno strato imeniale fertile, si osservano caulobasidi tetrasporici e caulocistidi simili a quelli osservati nell'imenoforo. Secondo ritrovamento (exsiccatum MI220828-01), microscopia di Mario Iannotti. Spore (10,2) 10,3-12,9 (13,2) × (3,9) 4,1-5,0 µm; Q = 2,3-2,8; N = 32; Media = 11,7 × 4,5 µm ; Qm = 2,6; cilindrico-fusiformi, apicolo evidente, con presenza di piccole guttule e netta depressione nella zona soprailare. Basidi tetrasporici, clavati. Cheilocistidi 42,1-58,3 × 9,0-12,4 µm, simili ai pleurocistidi, ma anche cilindrico-claviformi. Pleurocistidi 44,6-57,0 × 9,1-14,4 µm, fusiformi, lisci ed a parete sottile. GAF non osservati. Pileipellis formata da un tricoderma di ife più o meno erette, 10,7-15,3 µm di diametro, poco intrecciate, con cellule terminali arrotondate. Specie simili X. chrysonemus A.E. Hills & A.F.S. Taylor, cappello di colore variabile, con tonalità che vanno da grigio-giallo a senape e bruno-olivastro. Come X. silwoodensis a volte presenta, limitatamente al terzo superiore del gambo, uno pseudoreticolo bruno rossiccio, più o meno accennato, a maglie allungate e irregolari, che diventa meno marcato nei due terzi inferiori e si trasforma in areole sempre più sottili, fino a divenire una finissima punteggiatura con i medesimi cromatismi; alla sezione mostra carne di colore giallastro nel pileo, progressivamente più intenso verso il basso, da giallo senape a giallo brillante alla base (LEZZI et al., 2021), soprattutto negli esemplari giovani, carne immutabile quando esposta all'aria. Micelio basale giallo dorato. Fruttifica associato ad alberi decidui, principalmente Quercus spp. Le principali differenze tra X. chrysonemus e X. silwoodensis riguardano la diversa colorazione del pileo, che in X. silwoodensis si presenta con tonalità più rosso-brune, rosso-rugginose fino a marrone scuro, un gambo con base attenuata, profondamente infissa nel substrato e lo stretto legame con essenze arboree del genere Populus, differentemente da X. chrysonemus che predilige boschi termofili di latifoglie con presenza dominante di Quercus spp. X. ferrugineus (Schaeff.) Alessio e X. subtomentosus (L.) Quél. sono le due specie di Xerocomus più comuni e diffuse in Italia, la prima presente nei boschi di montagna per lo più associata a Picea abies e Fagus sylvatica, la seconda che cresce in zone più calde, sotto latifoglie come Castanea sativa Mill., Corylus avelana e Quercus spp., in ambiente anche mediterraneo. X. subtomentosus, con colorazione pileica molto variabile, spazia dal giallo, al verde, al rosso, passando attraverso i toni che variano dall'ocra al bruno; alla sezione presenta carne da giallo pallida a giallo vivace, con debole e lento viraggio all’azzurro, soprattutto sopra i tubuli e all’inserzione tra gambo e cappello, e mostra colorazioni rosato incarnate nella parte inferiore del gambo. Micelio basale biancastro. Legato a boschi caldi e aperti di latifoglia, fruttifica ad altitudini inferiori rispetto a X. ferrugineus. X. silwoodensis si distingue da X. subtomentosus per la differente reazione della carne in sezione, infatti in X. silwoodensis non vi è alcun accenno di viraggio all'azzurrognolo verdastro, la colorazione della carne è inizialmente biancastra, poi rapidamente giallastra, con assenza della caratteristica colorazione rosata o brunastra alla base del gambo; diversamente la carne in sezione in X. subtomentosus, a contatto con l’aria, tende debolmente verso tonalità azzurro-verdastre, principalmente nella zona di inserzione tra gambo e cappello e nei pressi dei tubuli, mentre nella porzione basale assume toni rosato-incarnati. X. ferrugineus, ha colorazioni del cappello molto variabili, da giallo-verdastro a olivastro-giallastro, bruno-olivastro, bruno, bruno-rossastro, bruno scuro; alla sezione mostra carne di colorazione quasi bianca, a volte con delle sfumature giallastre alla estrema base del gambo, nella zona in cui è presente il micelio. Assenza di viraggio alla sezione. Micelio basale da giallo a giallo vivace; specie legata ad ambienti più temperati (sub)montani. Tra le specie affini X. ferrugineus è la specie che predilige fruttificare ad altitudini maggiori. Aureoboletus moravicus (Vacek) Klofac va inoltre citato per la sua somiglianza, anche se non appartiene al genere Xerocomus s.s.; Il portamento xerocomoide, l'aspetto tomentoso e asciutto della cuticola, la colorazione pileica e non per ultimo l'assenza di viraggio della carne alla sezione, fanno sì che A. moravicus sia morfologicamente molto vicino a X. silwoodensis. Le due specie rimangono comunque distinte a livello macromorfologico per l'assenza del grossolano reticolo aranciato, presente nel tratto superiore del gambo di X. silwoodensis, per la cuticola che negli esemplari maturi di A. moravicus tende gradualmente a fessurarsi in minute areolature, per la carne non giallastra, ma biancastra alla sezione e per l'odore che in A. moravicus risulta essere dolciastro, fruttato, intenso e molto gradevole. Note nomenclaturali La specie X. silwoodensis è stata istituita nel 2007 (TAYLOR et al. 2006). Come riportato da LEZZI et al., (2021) il genere Xerocomus Quél. ha subito negli ultimi anni un notevole sconvolgimento basato sull'indagine morfologica e sugli studi molecolari effettuati da BINDER & HIBBERT (2006); EBERHARDT & TAYLOR (2005); BAKKER & NOORDELOOS (2005) e ŠUTARA (2008). In particolare, diversi nuovi generi sono stati segregati da Xerocomus come delimitato tradizionalmente (vale a dire Hemileccinum, Hortiboletus, Imleria, Pseudoboletus, Rheubarbariboletus, Xerocomus s.s. e Xerocomellus s.s.), oppure alcune specie sono state trasferite a generi preesistenti (Phylloporus e Aureoboletus), vedi TAYLOR et al. (2006); ŠUTARA (2008); BINDER & HIBBERT (2006); KLOFAC (2010). Attualmente il genere Xerocomus s.s. comprende quattro specie europee: X. chrysonemus, Xerocomus ferrugineus, X. subtomentosus e X. silwoodensis. Il genere è caratterizzato da pileipellis a tricoderma, con cellule terminali prive di incrostazioni, spore bacillate al SEM e trama dell'imenoforo divergente bilaterale di “tipo Phylloporus” (REDEUILH 1994; TAYLOR et al. 2001; TAYLOR et al. 2002, LADURNER & SIMONINI 2003; GELARDI 2011; SIMONINI et al. 2016; LEZZI et al., 2021). Ringraziamenti Si ringraziano Francesca Barchiesi per la tavola ad acquarello, Giancarlo Angeles per aver curato l'analisi filogenetica del campione GG211005-01, che verrà pubblicata a breve in un articolo dettagliato e Giulio Savatonio sia per il ritrovamento dell'esemplare GG211005-01 che per la descrizione dell'habitat di rinvenimento dello stesso. Bibliografia citata BAKKER H.C. & NOORDELOOS M.E., 2005. A revision of European species of Leccinum Gray and notes on extralimital species. Persoonia 18: 511-587. BINDER M. & HIBBERT D.S., 2006. Molecular systematic and biological diversification of Boletales. Mycologia 98 (6): 971-981. EBERHARDT U. & TAYLOR A.F.S., 2005. Molecular systematics of boletoid fungi. In Muñoz J.A., Boletus s. l. Fungi Europæi 2: 35-43. GELARDI M., 2011. A noteworthy british collection of Xerocomus silwoodensis and a comparative overview on the european species of X. subtomentosus complex. Boll. AMER 84, XXVII, 2011 (3): 28-38. KLOFAC W., 2010. The genus Aureoboletus, a world-wide survey. A contribution to a monographic treatment. Österr. Z. Pilzk. 19: 133-174. LADURNER, H. & SIMONINI G., 2003. Xerocomus s.l. Fungi Europæi. Vol. 8 Ed. Candusso. LEZZI L., GENNARI A. & IANNOTTI M., 2021. Descrizione del primo ritrovamento in Italia di Xerocomus chrysonemus. RMR, Boll. AMER 114, XXXVII, 2021 (3): 145-153. REDEUILH G., 1994. La reazione ammoniacale nei Boleti del gruppo subtomentosus. Atti delle 2e giornate C.E.M.M., Oliena: 35-44. SIMONINI G., GELARDI M. & VIZZINI A., 2016. Xerocomellus redeuilhii sp. nov. RdM 59 (2): 123-127. ŠUTARA J., 2008. Xerocomus s. l. in the light of the present state of knowledge. Czech Mycol. 60 (1): 29-62. TAYLOR A.F.S., JONSSON L., JONSSON M., ROSLING A., HILLS A.E. & SIMONINI G., 2001. Species delineation within European species of Xerocomus using Internal Transcriber Spacer sequence data. Micol. e Veget. Medit. 16 (2): 171-192. TAYLOR A.F.S., HILLS A.E. & SIMONINI G., 2002. A fresh look at European Xerocomoid fungi. Field Mycol. 3 (3): 89-102. TAYLOR A.F.S., HILLS A.E., SiIMONINI G., BOTH E.E. & EBERHARDT U., 2006. Detection of species within the Xerocomus subtomentosus complex in Europe using rDNA-ITS sequences. Mycol. Res. 110: 276-287. TAYLOR A.F.S., HILLS A.E., SIMONINI G., MUNOZ J.A. & EBERHARDT U., 2007. Xerocomus silwoodensis sp. nov., a new species within the European X. subtomentosus complex. Mycological research III :403-408. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Giovanni Galeotti, Alessandro Gigli e Mario Iannotti - Revisionata da Tomaso Lezzi, approvata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria; Ottobre 2021; Legit Giulio Savantonio, Foto e microscopia di Giovanni Galeotti. (exsiccatum GG211005-01) Soggetti rinvenuti durante un'uscita didattica del 12° corso di formazione per Micologi, organizzato dalla Scuola di Amministrazione Pubblica di Villa Umbra (PG). Particolare dello stipite che mette in evidenza le costolature rosse in rilievo, e la base assottigliata. Pileipellis. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pileipellis. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pileipellis. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Cheilocistidi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Cheilocistidi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Cheilocistidi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Caulobasidi e Caulocistidi sulla parte alta dello stipite. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Caulocistidi sulla parte alta dello stipite. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Caulipellis. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pleurocistidi e Basidi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pleurocistidi e Basidi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Spore. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Spore (9,6) 10,1-11,9 (12,3) × (3,9) 4,4-5,1 (5,2) µm; Q = (2,0) 2,2-2,5 (2,6); N = 50; Media = 11,0 × 4,7 µm; Qm = 2,3; Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Regione Umbria; Agosto 2022; Foto e microscopia di Mario Iannotti. (exsiccatum MI220828-01) Spore (10,2) 10,3-12,9 (13,2) × (3,9) 4,1-5,0 µm; Q = 2,3-2,8; N = 32; Media = 11,7 × 4,5 µm ; Qm = 2,6; cilindrico-fusiformi, apicolo evidente, con presenza di piccole guttule e netta depressione nella zona soprailare. Osservazione in rosso Congo ammoniacale, a 1000×. Basidi tetrasporici, clavati. Osservazione in rosso Congo ammoniacale, a 1000×. Cheilocistidi 42,1-58,3 × 9,0-12,4 µm, simili ai pleurocistidi, ma anche cilindrico-claviformi. Osservazione in rosso Congo ammoniacale, a 1000×. Pleurocistidi 44,6-57,0 × 9,1-14,4 µm, fusiformi, lisci ed a parete sottile. Osservazione in rosso Congo ammoniacale, a 1000×. Pileipellis formata da un tricoderma di ife più o meno erette, poco intrecciate, con cellule terminali arrotondate 10,7-15,3 µm di diametro. Osservazione in rosso Congo ammoniacale, a 400×. Regione Umbria; Ottobre 2021; Legit Giulio Savantonio, Foto di Francesca Barchiesi. (exsiccatum GG211005-01) Acquarello di Francesca Barchiesi. (exsiccatum GG211005-01)
  5. Galerina paludosa (Fr.) Kühner 1935 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Strophariaceae Sinonimi Tubaria paludosa (Fr.) P. Karst. 1879 Etimologia L'epiteto Galerina è il diminutivo di Galera, dal latino Galerus = copricapo a forma di cupola di cuoio usato come elmo, per la forma del cappello. L'epiteto paludosa deriva dal latino pălūdōsus = paludoso, per il suo ambiente di crescita. Cappello Cappello convesso-campanulato, con orlo leggermente frastagliato, con un largo umbone appiattito, liscio, igrofano, brillante con il tempo umido, colore giallo-aranciato, ocra, nettamente striato per trasparenza per più della metà del cappello, mostra sul bordo degli esemplari giovani resti bianchi fibrillosi di velo. Imenoforo Le lamelle sono ascendenti, spaziate, ventricose, da giallo-ocracee a giallo rugginose con la maturazione delle spore, intervallate da numerose corte lamellule, filo lamellare discolore, più chiaro per la presenza di cheilocistidi. Gambo Il gambo è cilindrico, mielato, fragile, non pruinoso, con piccoli fiocchi bianchi di velo fibrilloso-cotonoso e un anello bianco non sempre ben delimitato. Carne La carne è concolore al gambo, odore neutro. Habitat Sfagnicola. Microscopia Spore (8,8) 9,3-10,9 (11,5) × (5,8) 5,9-6,6 (7,1) µm; Q = (1,4) 1,5-1,7 (1,9); N = 39; Media = 10,0 × 6,3 µm; Qm = 1,6; amigdaliformi-citriformi, finemente verrucose, destrinoidi, non caliptrate. Basidi clavati, tetrasporici. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Pleurocistidi assenti. Caulocistidi presenti solo nella parte alta del gambo, simili ai cheilocistidi. GAF presenti. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Specie simili Galerina sphagnorum vive anch'essa in ambiente di sfagni, ma ha velo evanescente, che non forma una zona anulare, cheilocistidi più stretti. Galerina cephalotricha, Galerina mniophila e Galerina pseudomniophila non vivono in ambiente di sfagni. Bibliografia AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi e Alessandro Gigli - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Trentino-Alto Adige; Luglio 2022. CSP51, Dobbiaco (BZ) Crescita in Torbiera di montagna tra sfagni bagnati, in un periodo abbastanza siccitoso. Foto di Tomaso Lezzi. Cappello igrofano. Esemplari che mostrano cappello igrofano e residui di velo bianco fibrilloso-cotonoso distribuito lungo il gambo. Foto di Alessandro Gigli Esemplare giovane con abbondanti resti di velo bianco e fibrilloso lungo il margine del cappello. Foto di Alessandro Gigli. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Foto di Alessandro Gigli. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazione in rosso Congo, a 200×. Foto di Tomaso Lezzi. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazionein rosso Congo, 400×. Foto di Tomaso Lezzi. Cheilocistidi lageniformi, subcapitulati e capitulati. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Foto di Alessandro Gigli. Spore (8,8) 9,3-10,9 (11,5) × (5,8) 5,9-6,6 (7,1) µm; Q = (1,4) 1,5-1,7 (1,9); N = 39; Media = 10,0 × 6,3 µm; Qm = 1,6; amigdaliformi-citriformi, finemente verrucose, destrinoidi, non caliptrate. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Foto di Alessandro Gigli.
  6. Mallocybe terrigena (Fr.) Matheny, Vizzini & Esteve-Rav.; Regione Umbria; Dicembre 2020; Foto di Tomaso Lezzi. Inocybe dal caratteristico gambo coperto di squame rialzate e di un anello nella parte alta. Spore (8,8) 9,4-12,4 (13,8) × (5,6) 5,8-7,2 (7,4) µm; Q = (1,5) 1,52-1,9 (2,0); N = 32; Media = 10,9 × 6,4 µm; Qm = 1,7; ellissoidali, faseoliformi. Cheilocistidi clavati, settati. Pleurocistidi non osservati. Gambo formato da una cutis di ife cilindriche parallele. Spore (8,8) 9,4-12,4 (13,8) × (5,6) 5,8-7,2 (7,4) µm; Q = (1,5) 1,52-1,9 (2,0); N = 32; Media = 10,9 × 6,4 µm; Qm = 1,7; ellissoidali, faseoliformi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Cheilocistidi clavati, settati. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Ife del gambo, cilindriche parallele. Osservazione in rosso Congo, a 200×.
  7. Lactarius dryadophilus Kühner 1975 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Russulales Famiglia Russulaceae Genere Lactarius Sottogenere Piperites Sezione Uvidi Sottosezione Aspideini Etimologia L'epiteto Lactarius deriva dal latino lactarius = lattaio, per la presenza del latice. L'epiteto dryadophilus deriva dal greco δρῦς [drýs] = quercia, per la forma delle foglie dell'erba perenne Dryas octopetala appartenente alla famiglia delle Rosaceae, tipica dell'ambiente di micro selva alpina e dall'aggettivo greco φίλος [philos] = amante di, che ha amore, simpatia, tendenza, affine a, per la simbiosi che questa specie ha con Dryas octopetala. Cappello Diametro 4-10 cm, Inizialmente convesso, diviene successivamente piano convesso, con lieve depressione centrale, margine, sottile, regolare, leggermente involuto, anche in età tardiva, privo di striature o costolature, ma con aspetto pubescente o lievemente villoso, carattere ben osservabile soprattutto negli esemplari immaturi, infine con aspetto quasi liscio o glabro. Superficie, vischiosa, glutinosa con tempo umido, asciutta in condizioni siccitose, liscia, leggermente ruvida verso il centro, non zonata, di color crema biancastro, avorio giallino, con presenza di rade fibrille riunite a ciuffetti dalle tonalità ocraceo giallastre. Imenoforo Lamelle, da sottili a mediamente spesse, da adnate a sub decorrenti, inizialmente fitte, poi leggermente più spaziate, di colore crema biancastro, avorio, con svariate anastomosi e biforcazioni distribuite in maniera irregolare sulla superficie imeniale, ma maggiormente concentrate verso il gambo, sono presenti numerose lamellule. Nelle zone contuse, sono evidenti macchie che inizialmente assumono una tonalità lilla-violacea, poi col passare dei minuti lillacino brunastra, condizione dovuta al viraggio del latice a contatto con le lamelle. Latice Bianco, poco abbondante, vira su toni lilla-violacei a contatto con le lamelle, sapore mite. Gambo Cilindrico, regolare, tozzo, più corto rispetto al dimetro del cappello, negli esemplari di maggior dimensioni leggermente attenuato e ricurvo verso la base, liscio, concolore al cappello, scrobicoli assenti o sporadici, tende a macchiarsi di giallo paglierino, ocraceo verso la base. Carne Soda e compatta, esternamente dalle colorazioni crema biancastre, avorio, con leggere sfumature giallo ocracee; internamente di colore bianco, virante su toni lilla-violacei, maggiormente nella zona corticale del gambo. Odore leggero, fruttato; sapore mite. Habitat Specie legata agli ambienti di microselva alpina, con predilezione per Dryas octopetala e Salix retusa. Microscopia Spore (8,0) 8,4-10,3 (10,5) × (6,7) 7,1-8,7 (9,5) µm; Q = (1,0) 1,1-1,3 (1,4); N = 30; Media = 9,3 × 7,9 µm; Qm = 1,2; crestato-subreticolate, con presenza sia di rade connessioni tra le creste, che di verruche ottuse ed isolate. È ben visibile la presenza di uno pseudoreticolo che presenta rare maglie chiuse e complete. Basidi tetrasporici. Macrocistidi generalmente fusiformi o subfusiformi, con apice attenuato e moniliforme, numerosi e nettamente emergenti dai tessuti imeniali. Pileipellis con struttura a ixotrichoderma, costituito da ife sinuose, filiformi, gelificate, con apice sottile, appuntito. Commestibilità e Tossicità Non commestibile. Specie simili All'interno della sottosezione Aspideini, caratterizzata da carpofori dalle colorazioni crema, crema biancastre, avorio, latice bianco virante su toni lilla-violacei, simili a Lactarius dryadophilus, con medesima e caratteristica ecologia, costituita appunto da ambienti di microselva alpina con presenza di Dryas octopetala e Salix spp., troviamo: Lactarius salicis-reticulatae Kühner, macroscopicamente si differenzia per la taglia decisamente inferiore 2,5-4,5 cm, la cuticola maggiormente glutinosa, il margine del cappello non villoso; microscopicamente per le spore più piccole, la differente conformazione della pileipellis con struttura intermedia tra ixocutis e ixotrichoderma con la presenza di rade ife emergenti; Lactarius salicis-herbaceae Kühner, a livello macroscopico la taglia di questa specie, 1,3-2,5 cm, è di molto inferiore a quella più grande e massiccia di L. dryadophilus; oltre a questo carattere L. salicis-herbaceae si differenzia per avere tonalità dal cappello nettamente più giallo ocracee e non crema biancastre e margine del cappello non pubescente; microscopicamente differisce per avere spore più piccole e differente conformazione della pileipellis costituita da una ixocute mista ad ixotrichoderma, come nel caso di L. salicis-reticulatae. Bibliografia BASSO, M.T., 1999. Lactarius Pers. Fungi Europæi. Vol 7. Alassio (SV): Ed. Mykoflora. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Alessandro Gigli e Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Trentino Alto-Adige, Passo Vizze; Luglio 2022; Foto di Alessandro Gigli. (Exsiccata AG220725-04, TL220728-01) Ritrovamento in zona alpina. Foto di Tomaso Lezzi. Sulla sinistra il latice bianco che emerge dal taglio appena fatto, sulla destra il latice virato al lilla-violaceo a contatto con le lamelle. Sulla sinistra il latice bianco appena fuoriuscito dalle lamelle, sulla destra, in basso, il latice virato al lilla-violaceo a contatto con le lamelle. Foto di Alessandro Gigli. Spore (8,0) 8,4-10,3 (10,5) × (6,7) 7,1-8,7 (9,5) µm; Q = (1,0) 1,1-1,3 (1,4); N = 30; Media = 9,3 × 7,9 µm; Qm = 1,2; crestato-subreticolate, con presenza sia di rade connessioni tra le creste, che di verruche ottuse ed isolate. È ben visibile la presenza di uno pseudoreticolo che presenta rare maglie chiuse e complete. Osservazione in melzer, a 1000×. Pileipellis con struttura a ixotrichoderma, costituito da ife sinuose, filiformi, gelificate, con apice sottile, appuntito. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Macrocistidi generalmente fusiformi o subfusiformi, con apice attenuato e moniliforme, numerosi e nettamente emergenti dai tessuti imeniali. Osservazione in rosso Congo, a 400×.
  8. Inocybe queletii Konrad 1929 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Inocybaceae Genere Inocybe Sezione Tardae Sottosezione Geophyllinae Sinonimi Inocybe eutheles var. queletii (Maire & Konrad) R. Heim 1931 Etimologia L'epiteto Inocybe deriva dal greco ἴς/ἴνος [is/inos] = fibra e "κύβη" [cýbe] = testa, per il cappello spesso tomentoso o dissociato in fibre. L'epiteto queletii è dedicato al micologo francese Lucien Quélet. Cappello Carpoforo con portamento tricolomatoide, il pileo misura da 3 a 7 cm, inizialmente convesso poi campanulato, a volte con margine revoluto, presenta umbone largo e ottuso mai completamente spianato. La cuticola è inizialmente ricoperta da un sottile velo, formato da una cortina biancastra e detersile, a maturazione quando il velo si dissolve, assume un colore bruno ocraceo e si può apprezzare una leggera rimosità, resti di velo cortiniforme, si possono osservare anche al margine del cappello di giovani soggetti. Lamelle Lamelle moderatamente spaziate, ventricose, alternate a lamellule, da adnate, a smarginate all’inserzione con il gambo, bianche nei soggetti giovani, assumono tonalità ocra mielato a maturazione, il filo lamellare si presenta discolore e finemente eroso. Gambo Tozzo, cilindrico, a volte leggermente sinuoso, allargato alla base, il colore di fondo, ocraceo sfumato di rosa, è ricoperto da una patina biancastra, e nella parte alta vicino all’inserzione con l’imenoforo, è ricco di granelli forforacei. La base da clavata a bulbosa, ingloba grosse quantità di residui terrosi e organici, il micelio basale è biancastro. Carne La carne alla sezione del carpoforo, è di consistenza esigua sul cappello, biancastra, compatta e fibrosa sul gambo. Odore erbaceo, appena raccolto e successivamente intenso e spermatico. Habitat Specie primaverile, si rinviene in bosco di conifere, con presenza di Abies alba, Pinus nigra e Taxus baccata. Microscopia Cheilocistidi (45,8) 48,3-67,9 (71,1) × (12,3) 15,1-19,5 (20,7) µm; Q = (2,7) 2,8-3,8 (4,2); N = 20; Media = 58,2 × 17,4 µm; Qm = 3,3 muricati, con cristalli di piccola taglia abbondanti all'apice, prevalentemente fusiformi, subfusiformi, alcuni clavati. Pleurocistidi (51,0) 56,4-71,0 (71,1) × (14,8) 15,1-16,4 (17,4) µm; Q = 3,4-4,3 (4,7); N = 6; Media = 61,4 × 15,7 µm; Qm = 3,9 muricati simili ai cheilocistidi. Paracistidi abbondanti, lisci e clavati. GAF osservati in tutti i tessuti, particolarmente evidenti alla base dei cistidi e paracistidi. Basidi clavati, tetrasporici e bisporici. Spore (9,3) 9,6-10,9 (11,3) × (4,9) 5,0-5,9 (6,4) µm; Q = (1,7) 1,8-2,0 (2,2); N = 42; Media = 10,3 × 5,5 µm; Qm = 1,9; amigdaliformi in vista laterale, ellissoidali in quella frontale, con apice acuto a punta di proiettile. Caulocistidi in gruppi folti, simili ai cistidi imeniali, evidenti solo nella prima parte dello stipite, accompagnati da un nutrito numero di paracaulocistidi clavati non muricati, con GAF sui setti. Commestibilità e tossicità Si ritiene velenosa come tutte le Inocybe, con sindrome muscarinica. Per approfondimenti consulta la Pagina di Micotossicologia. Osservazioni Macroscopicamente è simile a molte specie appartenenti a questo complicato genere, a permetterne la corretta determinazione ci aiutano la crescita primaverile, il velo biancastro che ricopre i giovani carpofori, l'habitat in prevalenza sotto conifere, l'odore spermatico e l'insieme dei caratteri microscopici. Specie simili Inocybe sambucina (Fr. : Fr.) Quel. simile morfologicamente, cresce in autunno nei boschi di Pinus spp., e si differenzia per avere spore quasi cilindriche, leggermente irregolari, con misure 7-10 x 3,5-5 μm. Inocybe whitei (Berk. & Br.) Sacc. cresce prevalentemente sotto latifoglia, i carpofori tendono ad arrossare, le spore sono ovoidali-ellissoidali, con misure 8-9,5 x 4,5-5,5 μm. Bibliografia AA.VV., 2012. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. VIZZINI, A., DELLA MAGGIORA, M., TOLAINI, F. & ERCOLE, E., 2013. A new cryptic species in the genus Tubariomyces (Inocybaceae, Agaricales). Mycological Progress. 12(2): 375-381. Fungi of Temperate Europe: Volume 1+2 di Laessoe, Thomas, Petersen, Jens H. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Giovanni Galeotti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria; Aprile 2022; Foto e microscopia di Giovanni Galeotti. (Exsiccatum GG220425-01) Campioni rinvenuti durante il raduno AMINT in Umbria; ritrovamento di Mario Iannotti; soggetti rinvenuti sotto conifere. Campioni rinvenuti a distanza di due giorni, ritrovamento di Giovanni Galeotti nella stessa località, che confermano habitat, dati macro e microscopia. (Exsiccatum GG220426-02) In foto si può osservare il velo biancastro, che ricopre i soggetti giovani, maturando si dissolve lentamente, il pileo assume a quel punto un colore di fondo bruno ocraceo. Cheilocistidi, molto abbondanti. Osservazione in rosso Congo, a 100×. Cheilocistidi (45,8) 48,3-67,9 (71,1) × (12,3) 15,1-19,5 (20,7) µm; Q = (2,7) 2,8-3,8 (4,2); N = 20; Media = 58,2 × 17,4 µm; Qm = 3,3 muricati, con cristalli di piccola taglia abbondanti all'apice, prevalentemente fusiformi, subfusiformi, alcuni clavati. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pleurocistidi (51,0) 56,4-71,0 (71,1) × (14,8) 15,1-16,4 (17,4) µm; Q = 3,4-4,3 (4,7); N = 6; Media = 61,4 × 15,7 µm; Qm = 3,9 muricati simili ai cheilocistidi leggermente più grandi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pleurocistidi a parete spessa. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Caulocistidi in gruppi folti, simili ai cistidi imeniali, evidenti solo nella prima parte dello stipite, accompagnati da un nutrito numero di paracaulocistidi clavati non muricati, con GAF sui setti. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Basidi in prevalenza tetrasporici. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Spore (9,3) 9,6-10,9 (11,3) × (4,9) 5,0-5,9 (6,4) µm; Q = (1,7) 1,8-2,0 (2,2); N = 42; Media = 10,3 × 5,5 µm; Qm = 1,9; amigdaliformi in vista laterale, ellissoidali in quella frontale. Osservazione in rosso Congo, a 1000×.
  9. Lactarius subdulcis (Pers. : Fr.) Gray; Regione Lombardia, località Ripa di Gromo alta val Seriana; Settembre 2009; Foto di Massimo Biraghi. (Exsiccata MB20090922-107 - MB20090922-148) Cappello inizialmente un poco convesso e a volte con presenza di una piccola papilla centrale, presto disteso, leggermente a forma di imbuto in maturità, colorazioni pileiche che possono variare su toni nocciola, beige, camoscio chiaro, brunastro, ma sempre con evidenti sfumature rosate o leggermente rossicce, che impallidisce in vecchiaia o con tempo asciutto specie al margine, quest'ultimo è di spessore sottile e generalmente ondulato. Cuticola liscia o leggermente gibbosa con presenza di piccole fibrille radiali, di aspetto opaco con tempo secco, lucida e un poco untuosa con tempo umido. Lamelle mediamente fitte e intercalate da numerose lamellule di varia lunghezza, da adnate a leggermente decorrenti e con qualche forcatura al gambo in maturità, di colore crema molto chiaro con sfumature rosate in gioventù, tendono a sporcarsi di brunastro con l'età o nelle lesioni, filo concolore o leggermente più chiaro negli esemplari adulti. Gambo cilindrico o appena attenuato verso la base, a volte anche ricurvo, pruinoso o con sottili rugosità, di colore più pallido del cappello nella parte mediana, su toni crema nella parte vicino alle lamelle e con piccola feltratura biancastra alla base, di consistenza fragile, farcito e presto cavo. Carne scarsa, abbastanza soda nei giovani esemplari, poi molliccia, generalmente biancastra, imbrunente dopo alcuni minuti a contatto con l'aria, di sapore inizialmente dolciastro poi un poco astringente e leggermente amarognola, odore complesso, che ricorda gli Scleroderma, cimicino. Latice non molto abbondante, di colore biancastro, immutabile, mite ma poi amarognolo. Specie legata alle foreste di Fagus sylvatica, puri o frammisti ad Abies alba. Spore (6,5) 7-8 (8,5) × 5,5-6,5 µm, da subglobose a ellissoidali con verruche che non superano 1 µm, isolate o anche riunite da sottili creste che possono formare un reticolo incompleto ed alcune maglie chiuse. Basidi e macrocistidi di forma banale, caulocistidi assenti. Caulopellis composta da ife tendenzialmente cilindriche con qualche elemento a salsicciotto o di forma oblunga. Specie strettamente legata a Fagus sylvatica, Lactarius subdulcis mostra colorazioni pileiche simili ad altri Lactarius che rendono problematico il suo riconoscimento specie sul campo. La superficie pileica di aspetto glabro, mai con evidenti rugosità, colloca questa entità nella sezione Russulares (Fr.) Fr. La specie più vicina è Lactarius sphagneti che può avere analoghe colorazioni pileiche ma predilige l'habitat di foreste di conifera umide e ricche di sfagni, inoltre ha odore debole e latice pressoché mite. Microscopicamente presenta spore ornate da creste spesso concatenate e con fini connessioni, le quali formano una sorta di reticolo incompleto. Ancora più problematica è la separazione con Lactarius rubrotinctus visto l'identico habitat di crescita, ma che ha una superficie pileica di aspetto rugoso con tipiche piccole macchie brunastre ben evidenti a maturazione, caratteristica saliente è una sorta di zona anulare di colore rosso-vinoso all'inserzione del gambo con le lamelle, che in alcune condizioni può essere anche assente. Microscopicamente si osservano decorazioni sporali formate da creste di varia lunghezza e unite da fini connessioni ma che non formano alcun tipo di reticolo come in Lactarius subdulcis. La presenza di numerosi caulocistidi toglie ogni eventuale dubbio. Lactarius fulvissimus cresce in preferenza nei boschi misti di Castanea sativa, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana, presenta colorazioni pileiche su toni fulvo-aranciati e la cuticola è di aspetto asciutto con la tendenza a screpolarsi leggermente, il margine del cappello è crenulato, il gambo aranciato con la base più scura su toni bruno-rossastri, il latice è molto scarso, mite, immutabile sulle lamelle ma di color crema se isolato. Microscopicamente presenta una caulopellis di tipo tricoderma con terminali allungati, le spore sono decorate da verruche a spine coniche. Raccolta effettuata in bosco di puro Fagus sylvatica sempre nelle immediate vicinanze dell'albero o delle radici affioranti su terreno ricco di humus. Particolare della papilla presente sul cappello. Particolare dell'imenio e del gambo Spore 6,5-8,2 × 5,3-6,6 µm (valori medi 7,4-5,9 µm); Q=1,2-1,4; Qm=1,3. Decorazioni sporali. Caulopellis composta da ife cilindriche, assenza di caulocistidi. Caulopellis composta da ife cilindriche, assenza di caulocistidi.
  10. Tremella mesenterica Retz. : Fr.; Regione Lombardia, Gera d'Adda; Marzo 2013; Foto, commento e microscopia di Sergio Mombrini. Specie dai colori vivaci e dalla consistenza elastica gelatinosa, cresce su legname degradato di latifoglie, la vistosa colorazione va dal giallo tenue al rosso d'uovo, priva di odori e sapori significativi. L'aspetto del tutto singolare rende oltremodo semplice la determinazione. Su legno di latifoglie. Molto appariscente e inconfondibile, fruttifica nei periodi particolarmente umidi e piovosi. Spore 12,1-15,3 × 9,1-10,4 µm, ovoidali, lisce, ialine. Ife con presenza di pigmento vacuolare che gli conferisce il colore giallo-oro al basidiocarpo. Basidi 21-30 × 15-19 µm, subglobosi-ovoidali; sterigmi 14-60 × 2,4-3,6 µm, cilindrici.
  11. Pholiotina arrhenii (Fr.) Singer; Regione Lombardia, località Osio Sotto; Novembre 2005; Foto e descrizione di Massimo Biraghi. (Exsiccatum MB20051118-37) Cappello 1,2-3 cm, ocra-giallastro, più scuro al centro, igrofano, margine un poco striato. Lamelle ocra. Gambo, sericeo, bianco argenteto pruinoso/fibrillato con anello striato. Carne inodore. In un prato coperto di foglie. Particolare.
  12. Hortiboletus bubalinus (Oolbekk. & Duin) L. Albert & Dima; Regione Umbria; Novembre 2021; Foto di Mario Iannotti. Micelio giallastro alla base del gambo.
  13. Hortiboletus bubalinus (Oolbekk. & Duin) L. Albert & Dima; Regione Umbria; Novembre 2021; Foto di Pietro Curti. Sezione longitudinale: carne del cappello naturalmente rosa; viraggio nella parte superiore del gambo azzurro; viraggio nella parte mediana dello stipite verdastro; viraggio alla base del gambo brunastro; micelio al piede giallastro. Tubuli gialli, adnati o subdecorrenti. Pori irregolari, difformi e angolosi. Cappello fulvo e vellutato, finemente screpolato a maturità, cuticola che si decolora verso il margine assumendo tipiche tonalità rosate. Micelio al piede giallastro.
  14. Hortiboletus bubalinus (Oolbekk. & Duin) L. Albert & Dima, 2015 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agricomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Sinonimi Xerocomellus bubalinus (Oolbekk. & Duin) Mikšík 2014 Xerocomus bubalinus (Oolbekk. & Duin) Redeuilh 1993 Boletus bubalinus Oolbekk. & Duin 1991 Etimologia L'epiteto Hortiboletus deriva dal latino hortus = giardino e da boletus che avrebbe una etimologia non chiara, il termine potrebbe derivare dal greco βωλήτης [bolétes] = una sorta di fungo, oppure da βῶλος [bólos] = zolla, terra, in riferimento al substrato di crescita. Ci sono comunque opinioni diverse che ritengono che βῶλος debba intendersi con il significato di sfera, poiché il giovane cappello in questo genere assume sempre una forma globosa. Per altri ancora deriverebbe dal latino bolites, definizione con la quale gli antichi romani indicavano i pregiati funghi commestibili, all'esordio per citare i soli ovoli, oggi Amanita caesarea, ma in seguito utilizzato in modo esteso anche per indicare i porcini. L'epiteto bubalinus deriva dal latino būbălus = bufalo, per indicare il colore del mantello del bufalo. Cappello Inizialmente emisferico, poi espanso e appianato, a maturità lievemente depresso al centro; la cuticola si presenta vellutata di colore nocciola e si decolora verso il margine assumendo tipiche tonalità rosate. Spesso nei soggetti adulti risulta screpolata e fessurata al margine, leggermente eccedente nei soggetti giovani. Pori e tubuli Nei soggetti giovani i pori sono piccoli, rotondeggianti e irregolari, di colore giallo, adnati al gambo o brevemente decorrenti, a maturazione sono ampi, angolosi, olivastri, verdastri. Tubuli concolori ai pori. Gambo Cilindrico, spesso anche leggermente clavato verso la base, giallastro con fiammature rossastre per tre quarti, bianco alla base dove si evidenziano residui miceliali giallastri. Carne La carne del cappello alla sezione presenta una colorazione rosa, innata, non da viraggio. In sezione longitudinale, oltre alla carne del cappello naturalmente rosa, si apprezzano diversi viraggi: nella parte superiore del gambo azzurro; nella parte mediana verdastro; alla base brunastro. Il micelio al piede è giallastro. L'odore può essere definito come gradevole e fruttato, di sapore dolce e fungino. Habitat Tigli e Pioppi di varie specie, privilegiando giardini e parchi, da cui il nome del genere. Commestibilità e tossicità Commestibile eliminando il gambo perché fibroso, coriaceo e quindi poco digeribile. Microscopia Cheilocistidi non molto frequenti, fusiformi ma anche cilindrici a volte con apice incurvato, settati alla base. Pleurocistidi rari simili ai cheilocistidi. GAF non osservati. Pileipellis una palizzata di ife cilindriche, catenulate e brevemente settate, a parete incrostata, con pigmento ocraceo a placche, ife terminali con apice ristretto e arrotondato. Basidi clavati, bisporici e tetrasporici, con guttule oleose giallastre. Spore (9,8) 10,2-13,7 (14,6) × (3,5) 4,1-5,0 (5,4) µm; Q = (2,2) 2,4-3,0 (3,2); N = 44; Media = 12,0 × 4,5 µm; Qm = 2,7; lungamente ellittiche, subfusiformi, mono- e pluri-guttulate con pigmento giallastro, con evidente depressione sopra l'apicolo. Stipitipellis costituita da cellule allungate, a textura intricata. Caulocistidi e Caulobasidi presenti sulla parte alta del gambo. Specie simili Hortiboletus rubellus (Krombh.) Simonini, Vizzini & Gelardi, che presenta simili caratteri microscopici ed analoghe esigenze ecologiche, si differenzia per le colorazioni decisamente rossastre del pileo e della base dello stipite, per la presenza delle classiche punteggiature rosse nella carne alla base del gambo; per l'assenza del colore rosa innato nella carne del cappello che diversamente è gialla, lievemente rosa solo sotto la cuticola, inoltre, non presenta colori brunastri nella carne alla base dello stipite, ma colorazioni rosso arancio. Hortiboletus engelii (Hlaváček) Biketova & Wasser, presenta colorazioni analoghe del pileo e della corteccia del gambo, ma presenta tipiche punteggiature rosse nella carne alla base del gambo; non mostra il colore rosa innato nella carne del cappello che diversamente è gialla, non presenta colori brunastri nella carne alla base dello stipite che risulta essere di una tonalità giallo pallido. Xerocomellus chrysenteron (Bull.) Šutara, presenta una ecologia completamente diversa, strettamente legata alle fresche foreste di conifere e alle faggete di altura. Osservazioni Nella monografia Xerocomus s.l. Fungi Europæi pubblicata nel 2003, si legge che all'epoca si riteneva questa specie fosse presente e conosciuta solo nel territorio dell'Olanda, dove fruttificava da agosto a settembre in aree urbane associate a Tilia e Popolus alba, ad oggi tale convinzione ecologica è stata aggiornata con nuovi dati, infatti Hortiboletus bubalinus risulta presente in quasi tutto il territorio italiano, in particolare nei giardini e parchi planiziali, con habitat tipicamente mediterraneo. Note nomenclaturali Dal 2015 la specie è stata segregata nel neogenere Hortiboletus grazie ad indagini molecolari di Gelardi et al.; tale genere annovera anche Hortiboletus rubellus (Krombh.) Simonini, Vizzini & Gelardi, Hortiboletus campestris (A.H. Sm. & Thiers) Biketova & Wasser e Hortiboletus engelii (Hlaváček) Biketova & Wasser. Bibliografia LADURNER, H. & SIMONINI, G., 2003. Xerocomus s.l. Fungi Europæi. Vol. 8. Alassio (SV): Ed. Candusso. ŠUTARA, J., 2008. Xerocomus s. l. in the light of the present state of knowledge. Czech Mycol. 60(1): 29-62. [Data di accesso: 10/04/2022]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti, e Giovanni Galeotti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Umbria; Dicembre 2021; Foto e microscopia di Giovanni Galeotti. (exsiccatum GG211222-01) Soggetti rinvenuti nel giardino di una villa privata, l'habitat dei ritrovamenti comprende tiglio, pioppo, leccio e cedro. La carne del pileo alla sezione, evidenzia una bella colorazione rosa innata. Cheilocistidi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Cheilocistidi. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Basidi. Osservazione in rosso Congo. Basidi. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Basidi. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Pileipellis. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pileipellis. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Pileipellis. Osservazione in acqua, a 400×. Pileipellis. Osservazione in acqua, a 1000×. Spore(9,8) 10,2-13,7 (14,6) × (3,5) 4,1-5,0 (5,4) µm; Q = (2,2) 2,4-3,0 (3,2); N = 44; Media = 12,0 × 4,5 µm; Qm = 2,7. Osservazione in acqua, a 1000×.
  15. Inocybe dulcamara (Pers.) P. Kumm.; Regione Lazio; Marzo 2007; Foto di Felice di Palma. Ritrovamento in bosco misto con Pino e Leccio, odore gradevole, mielato.
  16. Phlebia radiata Fr. : Fr. 1821 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Polyporales Famiglia Meruliaceae Descrizione Fungo di colore arancio acceso, con imenoforo a crescita radiale. Regione Toscana; Ottobre 2021; Foto e descrizione di Stefano Rocchi.
  17. Hericium alpestre Pers. 1825 Tassonomia Divisione Basidiomicota Classe Agaricomycetes Ordine Russulales Famiglia Hericiaceae Foto e Descrizioni Su tronco a terra di Abete bianco. Si caratterizza per le spine non ramificate, lunghe fino a 2 cm, raggruppate in ciuffi lungo le diramazioni del basidioma. Microscopia Spore 5,8-6,3 × 5-6 µm, subglobose, finemente verrucose e amiloidi. Specie simili Hericium cirrhatum (Pers. : Fr.) Nikol. si distingue per il basidioma pileato e le spore più piccole. Hericium erinaceus (Bull. : Fr.) si differenzia per le spine lunghe 4-5 cm. Hericium coralloides (Scop. : Fr.) Pers. si distingue per le spine più corte, ramificate, disposte nella parte inferiore delle diramazioni del basidioma e per le spore più piccole. Regione Toscana; Ottobre 2021; Foto, descrizione e microscopia di Stefano Rocchi. Spore 5,8-6,3 × 5-6 µm, subglobose, finemente verrucose e amiloidi. Osservazione in Melzer, a 1000×.
  18. Arrhenia monsducalis Albanese, Battistin, Berna, Boragine, Ercole & Vizzini 2021 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Hygrophoraceae Etimologia L'epiteto Arrhenia è dedicato al micologo Johan Peter Arrhenius (1811-1889). L'epiteto monsducalis si riferisce a via Monte Ducale, Minturno (LT) Lazio, Italia; luogo di raccolta dell’olotipo. Basidioma Pileato-stipitato, lamellato, omogeneo, piuttosto slanciato, scarno e minuto; terricolo. Cappello 10-19 mm di diametro, convesso, con zona discale profondamente depressa, omfaloide-imbutiforme; margine striato per trasparenza, talvolta sinuoso e ondulato e leggermente involuto; cuticola igrofana, liscia, con colori variabili da bruno a grigio-bruno, con attenuazione dell’intensità cromatica verso il margine. Lamelle Decorrenti, subconcolori al pileo, ma più pallide, con riflessi bluastri, talvolta cangianti al viola, subrade, intercalate da numerose lamellule di secondo e terzo ordine; margine concolore, intero. Gambo 10-16 mm × 2-3,5 mm, pieno, centrale, esile, cilindrico, svasato all’inserzione con il pileo, attenuato in basso; solcato, liscio, di colorazione sostanzialmente uguale a quella delle lamelle, grigio chiaro nella parte alta, tende al grigio marrone verso la base; presenza di micelio basale di colore bianco. Carne Esigua, elastica, di colore bianco sporco, odore molto pronunciato di pelargonio, sapore non testato. Habitat e modo di crescita Gregario, in microambiente umicolo-muscicolo in macchia mediterranea, con presenza di Quercus suber L., Q. virgiliana (Ten.) Ten., Erica arborea L. e Myrtus communis L. Fenologia Novembre. Microscopia Spore (5,7) 5,9 - 7,2 (7,8) × (3) 3,2 - 3,9 (4,2) µm Q = (1,5) 1,6 - 2 (2,4); N = 30; Media = 6,5 x 3,5 µm; Qm = 1,9; bianche in massa, da ellissoidali ad ovoidali, lisce, ialine, con piccole granulazioni interne, prive di poro germinativo e con apicolo evidente. Basidi (21,1) 28,6 - 36 (42,6) × (4,6) 5,1 - 6,8 (8,6) µm; N = 30; Media = 33.1 × 6 µm; cilindrico-claviformi, tetrasporici o bisporici, provvisti di sterigmi lunghi 3,97 - 5,9 µm. Basidioli simili ai basidi (19,9) 25,8 - 38,1 (41,1) × (3,3) 3,7 - 6 (6,9) µm; N = 30 Media = 31,6 × 4,9 µm. Trama lamellare da subregolare a irregolare, costituita da ife intrecciate larghe 1,5 - 3,5 µm. Cistidi di ogni tipo non osservati. Pileipellis costituita da un ixocutis ife cilindriche parallele, settate e immerse in una matrice gelatinosa, larghe 2-6 µm, con granulazioni extracellulari parietali, incrostanti, di colore brunastro. Caulipellis composta da lunghe ife ascendenti 2,3 - 3,2 µm, ialine, parallele, cilindriche e settate, di cui alcune più spesse, che simulano dei caulocistidi, apice arrotondato. GAF assenti in tutte le parti del basidioma. Specie simili Arrhenia velutipes (P.D. Orton) Redhead, Lutzoni, Moncalvo & Vilgalys 2002, si distingue per la presenza dei giunti a fibbia su tutto il basidioma e per la crescita montana. Note tassonomiche Studi molecolari comprendenti i taxa omphalinoidi (Moncalvo et al. 2002, Redhead et al. 2002 e Lodge et al. 2014) hanno progressivamente permesso di meglio delineare la delimitazione morfologica dei vari generi implicati e di chiarire le loro reali affinità filogenetiche. Tali taxa, tutti riferiti a morfologie fungine molto elementari, si sono rivelati appartenere a varie linee evolutive. Il genere Arrhenia, introdotto da Fries (1849), è uno di tali taxa. A lungo considerato un piccolo genere di funghi pleurotoidi con imenoforo ridotto, prevalentemente associati a muschi, da un punto di vista sistematico, è stato dapprima incluso nelle Pleurotaceae (Kühner & Lamoure 1972) e poi nelle Tricholomataceae (Kühner 1980). Più recentemente (Lodge et al. 2014), sulla base di affinità filogenetiche, lo hanno invece incluso nella famiglia Hygrophoraceae, subfam. Hygrophoroideae, tribù Arrheniae, di cui è il genere tipo. Di quest’ultimo raggruppamento fanno parte anche i generi Acantholichen, Cora, Corella, Cyphellostereum, Dyctionema e Eonema. Arrhenia comprende funghi con ampia distribuzione a livello planetario (Redhead 1984, Bon 1987, Barrasa & Rico 2004, Cripps & Horak 2006, Blanco-Dios 2019, Voitk et al. 2020), anche se quella prevalente è nelle aree temperate della regione paleartica, con ambiente di crescita per lo più muscicolo. I basidiomi sono di tipo pileato-stipitato, con contesto sottile e dalle dimensioni piccole, ragion per cui le specie ad esso ascritte hanno silhouette per lo più cifelloide, anche se non mancano taxa ad aspetto pleurotoide o omphalinoide. I colori sono generalmente poco appariscenti, grigio-brunastri, le cuticole opache, a volte squamulose, con margine (corona marginale) spesso da sinuoso ad ondulato; l’imenoforo, del tipo lamellato, ha spesso una densità ridotta, con lamelle da poco fitte a rade, e produce spore bianche in massa, a reazione non amiloide in Melzer; lo stipite, infine, può essere sia corto, sia slanciato. L’indagine microscopica mostra una pileipellis con pigmenti incrostanti ed una trama lamellare spesso irregolare, mentre le ife possono presentare o meno giunti a fibbia; rilevante è anche l’assenza di cistidi. Bibliografia ALBANESE, A., BATTISTIN, E., BERNA, C., BORAGINE, M., ERCOLE, E. & VIZZINI, A., 2021. Nomenclatural Novelties. RMR Bolletino AMER, numero speciale (fuori serie): 34-35. BARRASA, J.M. & RICO, V.J., 2003. The non-omphalinoid species of Arrhenia in the Iberian Peninsula. Mycologia 95(4): 700-713. BARRASA, J.M., RICO, V.J. & VILLAREAL, M., 2003. Arrhenia eburnea, sp. nov. from Spain. Mycotaxon 88: 113-118. BON, M., 1997. Flore mycologique d’Europe 4. CORRIOL, G., 2016. Arrhenia subglobisemen, un nouveau nom pour Agaricus tremulus sensu Persoon, Fries. Bulletin Trimestrel Féderation Mycologique Dauphiné-Savoie 222: 5-20. ELBORNE, S.A., 2008. Arrhenia Fr. Funga Nordica. 1st ed. Eds. H. Knudsen, J. Vesterholt. Copenhagen: Nordsvamp: 226-234. FAVRE, J., 1939. Champignons rares ou peu connus des hauts-marais jurassiens. Bulletin de la Société Mycologique de France 55: 196-219. FAVRE, J., 1960. Catalogue descriptif des champignons supérieurs de la zone subalpine du Parc National Suisse. Ergebnisse der Wissenschaftlichen Untersuchungen des Scheizerischen Nationalparks 6: 323-610 + 8 pl. CLEMENÇON, H., 2012. Cytology and Plectology of the Hymenomycetes. HERTZOG, P., 2005. Notes sur quelques espèces pleurotoïdes. Bulletin Societé Mycologique du Haut Rhin 22: 18-20. KÜHNER, R. & LAMOURE, D., 1972. Agaricales de la zone alpine. Pleurotacées. Le Botaniste 55: 7-37. MONCALVO, J.M., LUTZONI, F.M., REHNER, S.A., JOHNSON, J. & VILGALYS, R., 2000. Phylogenetic relationships of agaric fungi based on nuclear large subunit ribosomal DNA sequences. Systematic Biology 49: 278-305. MONCALVO, J.M., VILGALYS, R., REDHEAD, S.A., JOHNSON, J.E. et al. 2002. One hundred and seventeen clades of euagarics. Molecular Phylogenetics Evolution 23: 357-400. NORVELL, L.L., REDHEAD, S.A. & AMMIRATI, J.F., 1994. Omphalina s.l. in North America 1-2. 1: Omphalina wynneae and the genus Chrysomphalina. 2: Omphalina s. Bigelow. Mycotaxon 50: 379-407. POMERLEAU, R., 1980. Flore des champignons au Québec. Montréal, La Presse. REDHEAD, S.A., 1984. Arrhenia and Rimbachia, expanded generic concepts, and a reevaluation of Leptoglossum with emphasis on muscicolous North American taxa. Canadian Journal of Botany 62(5): 865-892. REDHEAD, S.A., LUTZONI, F., MONCALVO, J.M. & VILGALYS, R., 2002. Phylogeny of agarics: partial systematics solutions for core omphaloid genera in the Agaricales (euagarics). Mycotaxon 83: 19-57. SENN-IRLET, B., 1986. Ökologie, Soziologie und Taxonomie alpiner Makromyzeten (Agaricales, Basidiomycetes) der Schweizer Alpen. Dissertation Universität Bern. Manuskript, 252 S. und 39 Taf. VOITK, A., 2017. Arrhenia subglobisemen. Newsletter of Foray Newfoundland and Labrador. Vol VIII (5): 19. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Antonio Albanese, Claudio Berna e Marcello Boragine - revisionata da Tomaso Lezzi, approvata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio; Novembre 2021; Foto e microscopia di Antonio Albanese e Marcello Boragine. Spore. Osservazione in acqua, a 1000×. Spore. Osservazione in rosso Congo, a 630×. Basidi e basidioli. Osservazione in rosso Congo, a 1000×. Imenio. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Pileipellis. Osservazione in acqua, a 630×. Trama lamellare. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Caulipellis. Osservazione in rosso Congo, a 400×. Ife della caulipellis, con apice arrotondato. Osservazione in rosso Congo, a 400×.
  19. Phyllotopsis nidulans (Pers. : Fr.) Sing.; Regione Toscana; Febbraio 2022; Foto di Alessandro Francolini.
  20. Hygrophorus marzuolus (Fr. : Fr.) Bres.; Regione Toscana; Febbraio 2022; Foto di Alessandro Francolini.
  21. Tremella mesenterica Retz. : Fr.; Regione Toscana; Febbraio 2022; Foto di Alessandro Francolini. Minuscoli esemplari, larghi al massimo 2 o 3 millimetri. Esemplari già più sviluppati.
  22. Bjerkandera adusta (Willd. : Fr.) P. Karst.; Regione Toscana; Gennaio 2022; Foto di Alessandro Francolini. Confronto tra le due superfici, la superiore sterile, l' inferiore poroide. La superficie poroide che scurisce al minimo sfregamento.
  23. Fomitopsis pinicola (Swartz : Fr.) P. Karst.; Regione Toscana; Gennaio 2022; Foto di Alessandro Francolini. Giovani esemplari nati su un pino tagliato. Esemplare più grande. Imenoforo
  24. Cordyceps militaris (L. : Fr.) Fr.; Regione Toscana; Dicembre 2021; Foto di Alessandro Francolini. Ascomicete che si sviluppa sotto forma di "fruttificazione complessiva" di periteci; come in altre specie simili i periteci non nascono isolati ma formano delle colonie addensandosi l’un l’altro. I periteci sono immersi nello stroma, un tessuto compatto di ife, lasciando apparire in superficie l’ostiolo che li collega all'esterno. Di solito la presenza degli ostioli è rivelata dalla granulosità della "testa stromatica". Teste stromatiche di colore arancione vivo e dalla forma irregolarmente claviforme; il gambo sottostante è cilindrico, liscio, non reca nessun peritecio ed è di colore più chiaro rispetto alla testa. La specie fruttifica parassitando larve o crisalidi di lepidotteri interrati. Ho provato a estrarre alcuni esemplari e buona parte del terriccio sottostante ma, attaccati ai fragili e bianchi cordoncini miceliari, ho riscontrato solo di piccole formazioni globose che si sono disfatte in materiale terroso appena le ho manipolate. Testa stromatica e sue dimensioni; è evidente la presenza di numerosissimi periteci In sezione si nota lo stroma, con i periteci in esso inseriti. La testa stromatica si mostra vuota all'interno.
  25. Flammulina velutipes (Curtis : Fr.) Singer; Regione Toscana; Dicembre 2021; Foto di Alessandro Francolini. Esemplari quasi a fine ciclo. I cappelli hanno perduto gran parte del loro bel colore brillante. In questo cespo i gambi si sono mostrati "vellutati" non solo alla base ma su quasi tutta la superficie:
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