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  1. Betula pendula Roth Tassonomia Regno: Plantae Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Fagales Famiglia: Betulaceae Nome italiano Betulla pendula, Betulla bianca, Betulla verrucosa. Etimologia Il termine "Betula" proviene dal latino betulla che a sua volta è di origine gallica, bed-wen, “betulla”, il nome specifico "pendula" deriva dal portamento della sua chioma e dei rami terminali ricadenti. Descrizione Pianta forestale tipica delle aree alpine e subalpine, nel nord Italia presente anche nelle zone planiziali e lungo la dorsale appenninica in diversi siti boschivi collocati in alta quota, presente persino in alcune zone sommitali del vulcano Etna Latifoglia di media grandezza, poco longevo, può raggiungere i 25-30 m di altezza; tronco eretto, slanciato, provvisto di una corteccia bianca segnata da numerose lenticelle orizzontali, sfogliabile in lamine papiracee trasversali, presenta screpolature longitudinali scure, più numerose nella parte basale del tronco. Rami e Foglie Rami primari ascendenti, rami giovani flessibili e ricadenti, con verruche ghiandolose abbondanti. Foglie caduche, picciolate, glabre, opache nella pagina inferiore, lamina apiculata, ovato-romboidale, margine doppiamente seghettato, con 6-9 paia di nervi secondari evidenti, pagina superiore verde brillante. (Bull.: Fr.) P. Karsten. Fiori e frutti Infiorescenza composta da amenti unisessuati; amenti maschili precoci, terminali, sessili, lunghi, antere giallo-aranciate con un filamento bifido; amenti femminili più corti, peduncolati, penduli a maturità, stimma rosso vivo, ovario infero; i fiori femminili sono avvolti da una brattea trilobata. Fiorisce da marzo a maggio, da 400 a 2000 m s.l.m. I frutti sono piccoli acheni ovoidali, con due ali laterali e due stili persistenti, che producono una grossa quantità di semi. Legno Legno di media durezza di colore variabile dal giallo avorio al bianco rosato. Il legno di questa essenza arborea viene utilizzato per svariati usi, in prevalenza per la produzione di paste da carta, ma anche in falegnameria per la produzione di compensati. Habitat Pianta pioniera e colonizzatrice, eliofila, predilige terreni sabbiosi e freschi preferibilmente a substrato siliceo. Si adatta comunque a qualsiasi tipo di terreno e con la sua copiosa e rapidissima riproduzione, sia per seme che per polloni, colonizza in pochissimo tempo i suoli sui quali viene impiantata. Presente su gran parte del territorio italiano, assente nelle regioni Puglia, Calabria, Sardegna. Nome italiano I soggetti deboli o morti di Betulla vengono spesso aggrediti da un fungo, il Piptoporus betulinus (Bull.: Fr.) P. Karsten, che nella prima fase iniziale ha caratteristiche ecologiche tipiche di un organismo parassita, per poi successivamente trasformarsi sulla pianta morta, in organismo diversamente saprotrofo. Questo fungo lignicolo cresce esclusivamente su tronchi di Betulla sui quali forma colonie anche molto numerose, dove contemporaneamente si possono distinguere soggetti vecchi e fatiscenti mescolati a giovani primordi, inconfondibili per le caratteristiche morfologiche molto tipiche. Preistoria, terapie e magie Otzi l'uomo preistorico del Similaun, vissuto oltre 5300 anni or sono e trovato mummificato nei ghiacciai di Val Senales, morì all'età di circa 46 anni in modo cruento trafitto da una freccia che provocò la lacerazione di un'arteria importante e il suo conseguente dissanguamento. Oltre al fungo Fomes fomentarius, portava con sè anche un Piptoporus betulinus e mentre si può immaginare la funzione del primo, che per la consistenza della carne stoppacciosa veniva usato come esca per accendere il fuoco, nulla si sa sulla funzione del secondo. Qualcuno suppone che si tratta di un fungo con potenzialità curative e ci sono studi in merito che intendono delineare tali proprietà, un’alternativa è che fosse collegato a riti ancestrali e magici. Funghi sotto Betulla Sono tante le specie fungine strettamente collegate in simbiosi a questa essenza arborea, alcuni in modo assolutamente esclusivo. Tra i funghi boletoidi e cioè quelli che sotto il cappello hanno un imenoforo costituito da pori e tuboli (struttura morfologica volgarmente detta spugna), troviamo due Leccini molto noti: Leccinum scabrum, unico rappresentante del genere ad avere carne bianca immutabile; Leccinum versipelle, con carne tipicamente ingrigente ove esposta a l’aria; Gyrodon lividus, specie con tuboli cortissimi, decorrenti sul gambo e pori strettissimi; il già descritto Piptoporus betulinus, ma anche funghi lamellati quali il Lactarius torminosus, specie acre e tossica dal caratteristico colore rosa salmone. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti, cartina realizzata da Tomaso Lezzi - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica Link utili Indici temi Botanici - Indice generale informatizzato delle piante, dei fiori e delle erbe Regione Valle d'Aosta, 1000 m s.l.m., Aprile 2015, foto di Giomalvi.
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