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Gruppo Botanico AMINT

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  1. Helminthotheca echioides (L.) Holub (1973); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Settembre 2021; Foto di Alessandro Francolini. Piante in fase di fruttificazione. Cipsela di colore arancione, con rugosità trasversali. Cipsela un poco più corta del becco giallognolo sovrastante, a sua volta sormontato da un "pappo" di peli bianco-candidi.
  2. Helminthotheca echioides (L.) Holub (1973); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 22 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Fusto ascendente e ramificato (talvolta anche a partire dalla base), striato e arrossato, cosparso di peli ispidi e duri (quasi spinosi). Foglie peloso-spinose su entrambe le pagine, anche con spine che si innestano su base pustulosa e bianchiccia.
  3. Helminthotheca echioides (L.) Holub (1973); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 22 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Famiglia: Asteraceae ("Aspraggine volgare", "Spraggine") Facilmente riconoscibile per le caratteristiche brattee che formano l'involucro dei fiori: brattee interne più o meno lanceolate-lineari con evidente mucrone apicale; brattee esterne ben discostate da quelle interne, grandi e di forma da triangolare a cuoriforme, acuminate, con bordi esterni e apice irti-spinosi. Fiori gialli, tutti ligulati, con ligula solitamente venata di violetto inferiormente.
  4. Helminthotheca echioides (L.) Holub (1973) Sinonimi Crepis echioides (L.) All. (1785) Helminthia echioides (L.) Gaertn. (1791) Helminthia spinosa DC. (1805) Picris echioides L. (1753) Picris humifusa Willd. (1807) Picris spinosa (DC.) Poir. (1816) Tassonomia Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Asterales Famiglia: Asteraceae Nomi italiani Spraggine, Aspraggine volgare, Falsa viperina, Lattuga amara, Erba lattonia. Etimologia Il nome generico, Helminthotheca, deriva dal vocabolo greco ἕλμινς -ινϑος (hélmins –inthos) = elminta o verme parassita, composto col greco θήκη (théke) = contenitore, scrigno; in riferimento alla forma dei frutti che somigliano a piccoli vermi. L’epiteto specifico deriva anch’esso dalla composizione di due vocaboli greci: ἔχις (ékhis) = vipera e εἷδος (eídos) = apparenza, somiglianza; in riferimento alla somiglianza di questa pianta con Echium vulgare (detta anche “Erba viperina”). Il nome comune “aspraggine” si riferisce al suo sapore leggermente aspro e amarognolo. Descrizione Pianta erbacea annuale o bienne. Ha fusto ascendente, striato e tendente al rossastro, ramificato in alto o, talvolta, fin dalla base; è munito solitamente di peli duri simili a setole o a spine. Se spezzato, il fusto emette un latice biancastro dal sapore amarognolo. Altezza tra 30 e 90 cm. Foglie La rosetta basale è composta di foglie da ovate a lanceolate, portate da un picciolo alato; a metà del fusto le foglie appaiono simili a quelle basali ma prive di picciolo e semi-amplessicauli; nella parte alta del fusto le foglie sono più piccole, da sessili a semi-amplessicauli. Tutte le foglie hanno comunque margine più o meno sinuoso, da intero a dentellato, talvolta spinoso. Sulla pagina superiore, di colore verde cupo, si notano peli o setole di varia grandezza/lunghezza e consistenza, anche emergenti da una piccola base verrucosa e biancastra; sulla pagina inferiore, di colore più chiaro, le foglie sono pubescenti con la nervatura centrale più irta di pelosità. Fiori La pianta si presenta con numerosi capolini raccolti in infiorescenze corimbose; ogni capolino è sorretto da un peduncolo che non si ingrossa nella fase di fruttescenza. I fiori sono tutti ligulati, gialli ma con ligula venata di violetto inferiormente. Le brattee che formano l'involucro dei fiori sono caratteristicamente disposte in due serie ben distinte: quelle interne sono più o meno lanceolate-lineari con evidente mucrone apicale; mentre le esterne, ben discostate da quelle interne e più o meno della stessa altezza, sono grandi e di forma da triangolare a cuoriforme, acuminate, con bordi e apici irti-spinosi. Frutti I frutti sono cipsele di colore arancione, rugose per fini ma evidenti striature trasversali. Ogni cipsela è un poco più corta del lungo becco giallognolo sovrastante, che a sua volta è sormontato da un "pappo" di peli piumosi e di colore bianco-candido. Periodo di fioritura Da Giugno ad Agosto. Territorio di crescita Presente su tutto il territorio italiano ad esclusione della Valle d’Aosta. Più comune al Centro-Sud, più rara al Nord. Dal piano fino a 1200-1300 m s.l.m. In Europa è diffusa nell'intero territorio prossimo alle coste mediterranee, nelle regioni a clima temperato, dai Balcani, alla Turchia e all'Egitto. Habitat Si tratta di una pianta rustica e tenace, che vegeta anche ai bordi delle strade, in incolti o in zone ruderali sia aride che umide, anche su terreni smossi e concimati. Può facilmente colonizzare ampie zone di terreno grazie ai suoi semi dai pappi piumosi trasportati dal vento. Le cipsele solitamente germogliano dopo le prime piogge a fine estate, producendo assai velocemente le rosette basali che possono essere raccolte durante il periodo invernale per uso culinario. Specie simili Allo stesso genere è ascritta la Helminthotheca aculeata, pianta poco comune e presente soltanto in Calabria, Basilicata e Sicilia, con dubbia reperibilità in Puglia. Si differenzia da Helminthotheca echioides perché possiede delle brattee ben distinte in due serie interne e esterne distanziate tra di loro, di cui quelle interne sono prive di evidente mucrone e hanno lunghezza doppia di quelle esterne. Inoltre il peduncolo dei fiori si ingrossa al di sotto dei capolini durante la fase di fruttescenza. Specie protetta La specie non è protetta. Usi alimentari Le foglie della rosetta basale vengono raccolte da giovani, prima che inizi l’antesi. Si usano prevalentemente, dopo averle scottate, per la preparazione di minestroni o zuppe, per farcire torte salate o per mescolarle con altre erbe amare al fine di rendere il gusto complessivo più gradevole. Componenti e principi attivi Contiene mucillagini, sali minerali (potassio, ferro e calcio), acidi organici; vitamine (C, D e K), tannini. Medicina alternativa A questa erba officinale sono attribuite numerose proprietà, in particolare: antiemorragiche, antinfiammatorie, emostatiche, rinfrescanti, lassative ed emollienti. Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico. Note Le uniche due specie del genere Helminthotheca (H. echioides e H. aculelata) erano state inquadrate già da Linneo nel genere Picris ma recenti studi hanno dimostrato che Helminthotheca e Picris sono due generi distinti. Pur presentando diverse affinità, le specie del genere Picris si differenziano a livello morfologico per le brattee involucrali disposte a spirale e formanti quindi più serie sovrapposte-embricate, non soltanto le due serie distanziate tra di loro, e per i frutti che hanno “becco” nullo o comunque ben più breve della lunghezza della cipsela. Curiosità Vengono preparati decotti o poltiglie con le sue foglie per trattare piaghe, escoriazioni, disinfettare e/o arrestare il sanguinamento nelle ferite della pelle. Bibliografia consultata PIGNATTI, S., 2018. Flora d’Italia. Vol. 3. Milano: Ed. Edagricole PIGNATTI, S., 2019. Flora d’Italia. Vol. 4. Milano: Ed. Edagricole Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica
  5. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 17 Agosto 2021; Foto di Alessandro Francolini. La stessa pianta dei post precedenti, fotografata 40 giorni dopo. Fioritura terminata da tempo, e fruttificazione in atto. Le foglie basali stanno già seccando. Perduti tutti i fiori, restano ben visibili i frutti tomentosi e appressati gli uni agli altri, muniti ciascuno di un breve rostro apicale. Liberati dalla pubescenza i frutti si mostrano come capsule bivalve. A sinistra un frutto giovane, a destra un frutto a maturità quasi completata. Semi piccoli, di colore brunastro, con superficie rugosa per le numerose fossette disposte in ordinate file longitudinali.
  6. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 8 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Tutta la pianta è cosparsa di lanosità biancastra. Fusto semplice, non ramificato, densamente foglioso. Le foglie inferiori di forma lanceolata, grandi e di lunghezza anche di 20 cm, con margine crenulato. Le superiori progressivamente più piccole ma con base decisamente e lungamente decorrente sul gambo a tal punto da formare delle "ali" evidenti che decorrono sul gambo, con ali larghe 2-3 cm.
  7. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 8 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Famiglia: Scrophulariaceae ("Verbasco tasso-barbasso") In ambiente ruderale, pianta alta sui 90 cm. Infiorescenza semplice (non ramificata) con fiori dai petali gialli pubescenti all'esterno. Petali pubescenti all'esterno. A = i 2 stami inferiori: glabri (tranne una breve porzione alla base) e portanti antere "decorrenti" (tutto il dorso dell'antera è fissato sullo stame). B = i 3 stami superiori: cosparsi di lanosità bianco-giallastra; portanti antere reniformi e fissate allo stame solo nella zona mediana del loro dorso. C = stilo.
  8. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753) Sinonimi Verbascum lanatum Gilib. (1782) Verbascum simplex Hoffmanns. & Link (1811) Tassonomia Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Scrophulariales Famiglia: Scrophulariaceae Nome italiano Verbasco tasso-barbasso; Candela regia Etimologia L’epiteto generico Verbascum è di etimo incerto. Termine che fu già impiegato da Plinio il Vecchio (23 – 79) e da Dioscoride (circa 40 – circa 90) per indicare questa o altre specie congeneri che venivano impiegate per curare problematiche respiratorie. Forse deriva, per assonanza fonetica, dal latino barbatum = barbuto, lanuginoso, per la sua diffusa pelosità. Forse deriva dal latino verber = verga, bastone, in quanto i fusti di tali piante potevano essere utilizzati in antichità come supporto per i ceri in varie cerimonie; d’altra parte sembra che tali piante, opportunamente trattate, venissero impiegate anche come stoppino per le lucerne o per i ceri. Da questi ultimi utilizzi segue comunque il nome popolare di “Candela regia”. L’etimo dell’epiteto specifico, thapsus, sembra derivare dal greco θαψός (thapsós) = tapso, pianta citata in antichità da Nicandro (II sec. a.C.) e Teocrito (315 – 260 a.C.). Descrizione Pianta erbacea biennale, con fusto eretto e rigido, cosparso di lanosità biancastra o giallognola, semplice, talvolta ramificato, che può raggiungere l’altezza di 150 (180) cm. Foglie Foglie alterne, lanceolate, intere, con evidente nervatura centrale in rilievo soprattutto nella pagina inferiore. Le foglie basali sono molto grandi e possono raggiungere la lunghezza di 30-35 (40) cm soprattutto durante il primo anno di crescita in cui la pianta produce la sola rosetta basale densa di fogliame. Nel secondo anno, con il successivo sviluppo del fusto e con la fioritura seguita dalla fruttificazione, si sviluppano anche le foglie cauline simili a quelle basali ma progressivamente ridotte salendo verso l’alto. Tutte le foglie sono, così come il fusto, particolarmente tomentose-lanose. Sono talmente decorrenti sul fusto da creare su di esso delle evidenti ali, larghe anche 2-3 cm, di modo che il fusto stesso appaia nettamente alato. Fiori L’infiorescenza è cilindrica, densa di fiori che si trovano riuniti in tanti fascetti sovrapposti, appressati e nati al di sopra di brattee più o meno acuminate, lunghe 10-15 mm e, anch’esse, particolarmente pubescenti-lanose. I fiori sono subsessili di modo che risulta difficile discriminare tale infiorescenza tra la tipologia a racemo e quella a spiga. Il calice dei fiori è biancastro o giallo pallido, lanoso, e si apre in una corolla di colore giallo chiaro, formata da 5 petali pubescenti all’esterno. Sono presenti 5 stami di cui i 2 inferiori sono glabri tranne qualche pelosità basale, mentre i 3 superiori sono nettamente cosparsi di pelosità bianco-giallastra. Le antere sono caratterizzate dal loro modo di innestarsi sugli stami: decorrenti quelle dei 2 stami inferiori (gran parte del dorso dell’antera è fissato sullo stame), reniformi e innestate allo stame solo nella parte mediana del proprio dorso le 3 antere superiori. Frutti Il frutto è coperto di lanugine e, all'apice, è munito di un breve rostro filiforme. Una volta liberato dalla lanosità, si mostra come una capsula bivalve, dura, brunastra a maturità, contenente numerosi e piccoli semi marroni dalla superficie rugosa per la presenza di tante fossette disposte in ordinate file longitudinali. Periodo di fioritura Da Maggio ad Agosto. Territorio di crescita Pianta che trova la sua collocazione territoriale nell'Europa centromeridionale e nel Caucaso, presente in tutto il territorio italiano, tuttavia più diffusa nelle regioni settentrionali. Progressivamente meno comune scendendo al Sud o nelle isole maggiori. Habitat Incolti, zone ruderali, terreni poveri e aridi, margini di strade, zone antropizzate. Pianta molto resistente, può vegetare anche in periodi particolarmente asciutti e siccitosi. Altitudine variabile dal livello del mare fino ai 1600 (1800) m s.l.m. Specie simili Verbascum thapsus subsp. crassifolium (Lam. & DC.) Murb. (1933) presenta le foglie basali munite di lungo picciolo e le foglie cauline non o poco decorrenti. Inoltre ha tutti gli stami, anche i 2 inferiori, cosparsi di pelosità. È specie rara reperibile dall’Italia Nord-Occidentale fino alle Alpi Apuane e all’Appennino Pistoiese. Specie protetta La specie non è protetta. Usi alimentari I fiori sono utilizzati per aromatizzare liquori. Componenti chimici I principali sono glucosidi, flavonoidi, mucillagini (tra cui arabinogalattani e xiloglucani), saponine (verbasco saponina), mucina, iridoidi monoterpenici (aucubina, catalpolo). Derivati dell'acido caffeico (verbascoside). Oli essenziali. Medicina alternativa Questa pianta ha proprietà antispasmodiche, emolienti, diaforetiche e astringenti. Viene utilizzata per uso esterno con finalità di antinfiammatorio, oltre che lenitivo, nelle infiammazioni delle mucose e della pelle. Nella letteratura antica viene citata da da Plinio e Ippocrate, nel tempo se ne è conservato un diffuso uso per preparare tisane emollienti contro le affezioni catarrali e per trattare le laringotracheiti acute. Le foglie sono anche usate in composti omeopatici per trattare otiti ed emicranie. Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico. Note Le parti che vengono utilizzate del Verbasco con finalità terapeutiche sono le foglie e i fiori. Le foglie si raccolgono al termine del periodo estivo e si lasciano essiccare in luogo ventilato e ombroso, i fiori raccolti appena sbocciati si utilizzano freschi o essiccati con le stesse condizioni indicate per le foglie e quindi evitando l'annerimento degli stessi. Tutte le parti devono essere utilizzate con moderazione, in quanto fatta eccezione per il fiore, sono leggermente tossiche. Curiosità Si narra che Ulisse ne portasse con se una certa quantità allo scopo di proteggersi dai malefici della maga Circe, che come noto trasformò in maiali i suoi compagni di viaggio. Nell'antichità questa pianta era utilizzata in modo rituale per proteggersi dagli spiriti maligni. I popoli romani utilizzavano le sue foglie per avvolgervi i fichi, ritenendo che in tal modo il frutto si conservasse meglio nel tempo. Fra le essenze florali di Bach il Verbasco (in inglese Mullein) è indicato per coloro che difettano di fermezza morale e che ricorrono alla disonestà o all'inganno per risolvere i problemi quotidiani. Nel folklore anglosassone di epoca medioevale V. thapsus aveva un uso magico consistente, che lo vedeva protagonista sia di incantesimi atti a scacciare i demoni e le creature del male, sia come ingrediente di pozioni magiche e stregonesche. Oltre agli usi farmacologici il fusto era usato per lo stoppino nelle lucerne o, imbevuto di cera, come candelabro o torcia. Bibliografia consultata PIGNATTI, S., 2018. Flora d’Italia. Vol. 3. Milano: Ed. Edagricole PIGNATTI, S., 2019. Flora d’Italia. Vol. 4. Milano: Ed. Edagricole Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica
  9. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 4 Settembre 2021; Foto di Alessandro Francolini. Fioritura ormai al termine. Frutto in forma di capsula molto allungata.
  10. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Frutto (ancora immaturo) aperto che mostra le due valve e i numerosi piccoli semi al loro interno. In basso un frutto con la evidente linea di separazione delle due valve. A maturità il frutto si aprirà in due tramite la lacerazione di tale linea e del setto divisorio tra le due valve. Frutto, o capsula, del tipo "setticida". Macro dei fiori in diversi stadi di maturazione.
  11. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Pianta con i fiori di colore molto più chiaro.
  12. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  13. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Altra pianta di dimensioni più contenute (alta meno di un metro); con infiorescenza più compatta e raccolta.
  14. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Ecco come si mostra, dopo 2 settimane, la pianta del primo post. L'altezza è rimasta immutata (circa 190 cm) e la fioritura ora interessa la parte medio alta del lungo racemo. I frutti, ciascuno col proprio rostro apicale. Seguendo la staccionata ora dismessa, a una ventina di metri di distanza ho trovato una fioritura abbondante di questa specie, con le piante più alte che sfiorano i 2 metri e con racemi lunghissimi. Evidentemente, pur essendo definita come pianta abbastanza rara, ha trovato in questo ambiente ruderale condizioni decisamente favorevoli.
  15. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Vari particolari dei fiori e dei boccioli non ancora del tutto aperti.
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