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Gruppo Botanico AMINT

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  1. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 17 Agosto 2021; Foto di Alessandro Francolini. La stessa pianta dei post precedenti, fotografata 40 giorni dopo. Fioritura terminata da tempo, e fruttificazione in atto. Le foglie basali stanno già seccando. Perduti tutti i fiori, restano ben visibili i frutti tomentosi e appressati gli uni agli altri, muniti ciascuno di un breve rostro apicale. Liberati dalla pubescenza i frutti si mostrano come capsule bivalve. A sinistra un frutto giovane, a destra un frutto a maturità quasi completata. Semi piccoli, di colore brunastro, con superficie rugosa per le numerose fossette disposte in ordinate file longitudinali.
  2. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 8 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Tutta la pianta è cosparsa di lanosità biancastra. Fusto semplice, non ramificato, densamente foglioso. Le foglie inferiori di forma lanceolata, grandi e di lunghezza anche di 20 cm, con margine crenulato. Le superiori progressivamente più piccole ma con base decisamente e lungamente decorrente sul gambo a tal punto da formare delle "ali" evidenti che decorrono sul gambo, con ali larghe 2-3 cm.
  3. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 8 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Famiglia: Scrophulariaceae ("Verbasco tasso-barbasso") In ambiente ruderale, pianta alta sui 90 cm. Infiorescenza semplice (non ramificata) con fiori dai petali gialli pubescenti all'esterno. Petali pubescenti all'esterno. A = i 2 stami inferiori: glabri (tranne una breve porzione alla base) e portanti antere "decorrenti" (tutto il dorso dell'antera è fissato sullo stame). B = i 3 stami superiori: cosparsi di lanosità bianco-giallastra; portanti antere reniformi e fissate allo stame solo nella zona mediana del loro dorso. C = stilo.
  4. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753) Sinonimi Verbascum lanatum Gilib. (1782) Verbascum simplex Hoffmanns. & Link (1811) Tassonomia Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Scrophulariales Famiglia: Scrophulariaceae Nome italiano Verbasco tasso-barbasso; Candela regia Etimologia L’epiteto generico Verbascum è di etimo incerto. Termine che fu già impiegato da Plinio il Vecchio (23 – 79) e da Dioscoride (circa 40 – circa 90) per indicare questa o altre specie congeneri che venivano impiegate per curare problematiche respiratorie. Forse deriva, per assonanza fonetica, dal latino barbatum = barbuto, lanuginoso, per la sua diffusa pelosità. Forse deriva dal latino verber = verga, bastone, in quanto i fusti di tali piante potevano essere utilizzati in antichità come supporto per i ceri in varie cerimonie; d’altra parte sembra che tali piante, opportunamente trattate, venissero impiegate anche come stoppino per le lucerne o per i ceri. Da questi ultimi utilizzi segue comunque il nome popolare di “Candela regia”. L’etimo dell’epiteto specifico, thapsus, sembra derivare dal greco θαψός (thapsós) = tapso, pianta citata in antichità da Nicandro (II sec. a.C.) e Teocrito (315 – 260 a.C.). Descrizione Pianta erbacea biennale, con fusto eretto e rigido, cosparso di lanosità biancastra o giallognola, semplice, talvolta ramificato, che può raggiungere l’altezza di 150 (180) cm. Foglie Foglie alterne, lanceolate, intere, con evidente nervatura centrale in rilievo soprattutto nella pagina inferiore. Le foglie basali sono molto grandi e possono raggiungere la lunghezza di 30-35 (40) cm soprattutto durante il primo anno di crescita in cui la pianta produce la sola rosetta basale densa di fogliame. Nel secondo anno, con il successivo sviluppo del fusto e con la fioritura seguita dalla fruttificazione, si sviluppano anche le foglie cauline simili a quelle basali ma progressivamente ridotte salendo verso l’alto. Tutte le foglie sono, così come il fusto, particolarmente tomentose-lanose. Sono talmente decorrenti sul fusto da creare su di esso delle evidenti ali, larghe anche 2-3 cm, di modo che il fusto stesso appaia nettamente alato. Fiori L’infiorescenza è cilindrica, densa di fiori che si trovano riuniti in tanti fascetti sovrapposti, appressati e nati al di sopra di brattee più o meno acuminate, lunghe 10-15 mm e, anch’esse, particolarmente pubescenti-lanose. I fiori sono subsessili di modo che risulta difficile discriminare tale infiorescenza tra la tipologia a racemo e quella a spiga. Il calice dei fiori è biancastro o giallo pallido, lanoso, e si apre in una corolla di colore giallo chiaro, formata da 5 petali pubescenti all’esterno. Sono presenti 5 stami di cui i 2 inferiori sono glabri tranne qualche pelosità basale, mentre i 3 superiori sono nettamente cosparsi di pelosità bianco-giallastra. Le antere sono caratterizzate dal loro modo di innestarsi sugli stami: decorrenti quelle dei 2 stami inferiori (gran parte del dorso dell’antera è fissato sullo stame), reniformi e innestate allo stame solo nella parte mediana del proprio dorso le 3 antere superiori. Frutti Il frutto è coperto di lanugine e, all'apice, è munito di un breve rostro filiforme. Una volta liberato dalla lanosità, si mostra come una capsula bivalve, dura, brunastra a maturità, contenente numerosi e piccoli semi marroni dalla superficie rugosa per la presenza di tante fossette disposte in ordinate file longitudinali. Periodo di fioritura Da Maggio ad Agosto. Territorio di crescita Pianta che trova la sua collocazione territoriale nell'Europa centromeridionale e nel Caucaso, presente in tutto il territorio italiano, tuttavia più diffusa nelle regioni settentrionali. Progressivamente meno comune scendendo al Sud o nelle isole maggiori. Habitat Incolti, zone ruderali, terreni poveri e aridi, margini di strade, zone antropizzate. Pianta molto resistente, può vegetare anche in periodi particolarmente asciutti e siccitosi. Altitudine variabile dal livello del mare fino ai 1600 (1800) m s.l.m. Specie simili Verbascum thapsus subsp. crassifolium (Lam. & DC.) Murb. (1933) presenta le foglie basali munite di lungo picciolo e le foglie cauline non o poco decorrenti. Inoltre ha tutti gli stami, anche i 2 inferiori, cosparsi di pelosità. È specie rara reperibile dall’Italia Nord-Occidentale fino alle Alpi Apuane e all’Appennino Pistoiese. Specie protetta La specie non è protetta. Usi alimentari I fiori sono utilizzati per aromatizzare liquori. Componenti chimici I principali sono glucosidi, flavonoidi, mucillagini (tra cui arabinogalattani e xiloglucani), saponine (verbasco saponina), mucina, iridoidi monoterpenici (aucubina, catalpolo). Derivati dell'acido caffeico (verbascoside). Oli essenziali. Medicina alternativa Questa pianta ha proprietà antispasmodiche, emolienti, diaforetiche e astringenti. Viene utilizzata per uso esterno con finalità di antinfiammatorio, oltre che lenitivo, nelle infiammazioni delle mucose e della pelle. Nella letteratura antica viene citata da da Plinio e Ippocrate, nel tempo se ne è conservato un diffuso uso per preparare tisane emollienti contro le affezioni catarrali e per trattare le laringotracheiti acute. Le foglie sono anche usate in composti omeopatici per trattare otiti ed emicranie. Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico. Note Le parti che vengono utilizzate del Verbasco con finalità terapeutiche sono le foglie e i fiori. Le foglie si raccolgono al termine del periodo estivo e si lasciano essiccare in luogo ventilato e ombroso, i fiori raccolti appena sbocciati si utilizzano freschi o essiccati con le stesse condizioni indicate per le foglie e quindi evitando l'annerimento degli stessi. Tutte le parti devono essere utilizzate con moderazione, in quanto fatta eccezione per il fiore, sono leggermente tossiche. Curiosità Si narra che Ulisse ne portasse con se una certa quantità allo scopo di proteggersi dai malefici della maga Circe, che come noto trasformò in maiali i suoi compagni di viaggio. Nell'antichità questa pianta era utilizzata in modo rituale per proteggersi dagli spiriti maligni. I popoli romani utilizzavano le sue foglie per avvolgervi i fichi, ritenendo che in tal modo il frutto si conservasse meglio nel tempo. Fra le essenze florali di Bach il Verbasco (in inglese Mullein) è indicato per coloro che difettano di fermezza morale e che ricorrono alla disonestà o all'inganno per risolvere i problemi quotidiani. Nel folklore anglosassone di epoca medioevale V. thapsus aveva un uso magico consistente, che lo vedeva protagonista sia di incantesimi atti a scacciare i demoni e le creature del male, sia come ingrediente di pozioni magiche e stregonesche. Oltre agli usi farmacologici il fusto era usato per lo stoppino nelle lucerne o, imbevuto di cera, come candelabro o torcia. Bibliografia consultata PIGNATTI, S., 2018. Flora d’Italia. Vol. 3. Milano: Ed. Edagricole PIGNATTI, S., 2019. Flora d’Italia. Vol. 4. Milano: Ed. Edagricole Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica
  5. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 4 Settembre 2021; Foto di Alessandro Francolini. Fioritura ormai al termine. Frutto in forma di capsula molto allungata.
  6. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Frutto (ancora immaturo) aperto che mostra le due valve e i numerosi piccoli semi al loro interno. In basso un frutto con la evidente linea di separazione delle due valve. A maturità il frutto si aprirà in due tramite la lacerazione di tale linea e del setto divisorio tra le due valve. Frutto, o capsula, del tipo "setticida". Macro dei fiori in diversi stadi di maturazione.
  7. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Pianta con i fiori di colore molto più chiaro.
  8. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  9. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Altra pianta di dimensioni più contenute (alta meno di un metro); con infiorescenza più compatta e raccolta.
  10. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Ecco come si mostra, dopo 2 settimane, la pianta del primo post. L'altezza è rimasta immutata (circa 190 cm) e la fioritura ora interessa la parte medio alta del lungo racemo. I frutti, ciascuno col proprio rostro apicale. Seguendo la staccionata ora dismessa, a una ventina di metri di distanza ho trovato una fioritura abbondante di questa specie, con le piante più alte che sfiorano i 2 metri e con racemi lunghissimi. Evidentemente, pur essendo definita come pianta abbastanza rara, ha trovato in questo ambiente ruderale condizioni decisamente favorevoli.
  11. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Vari particolari dei fiori e dei boccioli non ancora del tutto aperti.
  12. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Foglie lanceolate, con varie nervature quasi parallele, visibili su entrambe le facce. Margine delle foglie finemente dentellato-pubescente. Foglie progressivamente ridotte salendo sul fusto. Nervature pubescenti nella pagina inferiore delle foglie. Le foglie si trasformano in brattee lanceolate quando si trovano a contatto con i corti peduncoli fiorali.
  13. Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Infiorescenza allungata, alta 60 cm.
  14. Digitalis ferruginea L. (1753) Sinonimi Digitalis aurea Lindl. (1821) Digitalis brachyantha Griseb. (1846) Digitalis ferruginea f. membranaceoviolacea Sigunov (1986) Digitalis pichleri Huter (1907) Tassonomia Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Lamiales Famiglia: Plantaginaceae Nome italiano Digitale bruna Etimologia L’epiteto Digitalis deriva dal latino digitalis = della grossezza di un dito (dal latino digitus = dito della mano), sia per le dimensioni della corolla sia per la forma della corolla stessa che può ricordare un ditale. L’epiteto ferruginea deriva dal latino ferrugineus = di color ruggine o rosso bruno, per il colore della corolla. Descrizione Pianta erbacea perenne alta fino a 150 (200) cm; con fusto eretto, glabro, più o meno cilindrico, di colore verdognolo ma generalmente arrossato soprattutto nella parte inferiore. Foglie Foglie alterne, lanceolate-spatolate, intere, con apice acuto. Mostrano su entrambe le pagine evidenti nervature subparallele; margine finemente denticolato e più o meno pubescente, così come sono pubescenti le nervature della pagina inferiore. Le foglie basali raggiungono una lunghezza di 18-22 cm per una larghezza di 3-4 cm, le cauline sono simili ma progressivamente ridotte, mentre nel racemo fiorale le foglie evolvono in brattee lineari. Fiori Infiorescenza in lungo e svettante racemo, con fiori dal brevissimo picciolo posto all’ascella di ogni singola brattea. Diversamente da alcune congeneri, nella Digitalis ferruginea l’infiorescenza non è unilaterale (con i fiori nati su un solo asse del racemo) ma diffusa su tutto il racemo con i fiori che si susseguono quasi ad andamento a spirale. Il calice è composto da 5 sepali saldati alla base tra di loro, poi separati a partire dalla parte mediana, di forma subcuneata e dall’apice vagamente troncato-arrotondato. Sepali di colore verde ma caratteristicamente con ampio margine molto più chiaro (da biancastro a violaceo). I fiori presentano grande corolla allungata che dal tubo iniziale si apre poi a forma di ditale; è composta da 5 petali saldati tra di loro (corolla gamopetala). La corolla mostra, in basso, un evidente prolungamento, una sorta di labbro che sporge dal resto del fiore per 10-12 mm, cosparso di folta peluria bianca. Esternamente la corolla ha colore giallo-ocraceo, internamente tale colorazione è percorsa da un reticolo di venature rosse-rugginose. Frutti Il frutto è una capsula bivalve contenente numerosi e piccoli semi che, a maturità, diventano di colore bruno-rossastro. All'apice di ogni frutto è presente un breve rostro. Periodo di fioritura Da Maggio a Luglio. Territorio di crescita Pianta abbastanza rara, reperibile in Italia Centro-Meridionale con presenza dubbia sulle alture liguri. Habitat Tradizionalmente in boschi cedui, nelle chiarie delle aree montane o negli incolti, con altitudine tra i 500 e i 1700 m s.l.m.; in zone ruderali (come gli esemplari qui di seguito fotografati) anche a quote più basse (250 m s.l.m.). Specie simili Potrebbe confondersi con Digitalis laevigata Waldst. & Kit (1804) che tuttavia è endemica del Carso Triestino, è molto rara e non mostra arrossamenti sul fusto. Inoltre il suo calice è formato da sepali privi della bordatura chiara e aventi apice non tronco-arrotondato ma acuto-mucronato. Specie protetta La specie non è protetta. Uso Alimentare Nessun uso alimentare perché, come tutte le altre Digitalis, anche questa specie è altamente tossica. È infatti considerata tra le piante più velenose presenti in Italia. Medicina alternativa e Curiosità Probabilmente come tutte le Digitalis ha importanti proprietà medicinali cardiotoniche, comunque essendo i suoi principi attivi tra i più potenti e velenosi esistenti in natura, sono da escludersi completamente utilizzi estemporanei e amatoriali. Solo l'industria farmaceutica e i laboratori medici specializzati possono gestire con competenza le sue proprietà curative. Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico. Note Per la sua altezza può essere usata per decorare determinate zone dei giardini privati, in questo caso ricordando la sua notevole velenosità, diventa necessario porre estrema attenzione ad evitare tassativamente l'eventuale ingestione casuale della pianta da parte degli animali domestici e peggio ancora se presenti in casa, dei bambini. Ovviamente se i bambini e gli animali domestici fanno parte del nucleo familiare, meglio evitare di usare come ornamentali tali piante. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica Digitalis ferruginea L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Bellissima pianta, di altezza 190 cm, ben oltre la media che si trova riportata in letteratura (70-150 cm).
  15. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Dimensioni fiore. Dimensioni foglia.
  16. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini. Pianta.
  17. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  18. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  19. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  20. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  21. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  22. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  23. Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  24. Dianthus hyssopifolius L. (1755) Sinonimi Dianthus monspessulanus L. (1759) Tassonomia Divisione: Magnoliophyta Classe: Magnoliopsida Ordine: Caryophyllales Famiglia: Caryophyllaceae Nome italiano Garofano di bosco Etimologia L'epiteto Dianthus deriva dal greco Diós (Διός) = Zeus e dal greco ánthos (ἄνθος) = fiore, da cui fiore di Zeus. L'epiteto hyssopifolius deriva dal nome della pianta Hyssopos e dal latino folium = foglia, per la forma delle foglie simili a quelle dell'Issopo. Descrizione Pianta erbacea perenne alta fino a 60 cm; fusto eretto, glabro, semplice o ramificato nella parte alta. Foglie Foglie erette, flessuose, di colore verde, opposte, lineari, acute, lunghe fino a 10 cm. Fiori Infiorescenza formata da fiori solitari o da scapi composti da più fiori separati; fiori attinomorfi, di colore bianco o roseo, corolla formata da cinque petali separati fra loro e terminanti con lacinie lunghe circa la metà della lamina; calice rossiccio con denti acuti e calicetto sottostante composto da squame con una corta resta apicale. Emettono un gradevolissimo profumo dolciastro. Frutti Il frutto è una capsula contenente numerosi semi. Periodo di fioritura Da Maggio a Agosto Territorio di crescita Presente nelle regioni alpine ed appenniniche, assente in Valle d’Aosta, Puglia, Sicilia e Sardegna. In Europa è diffusa nelle zone montane meridionali dai Balcani fino alla penisola Iberica. Habitat Boschi o loro bordo, brughiere, anche lungo sentieri o prati. Specie simili Altri Dianthus si presentano con lembi sfrangiati o laciniati. Tra le specie simili vi è Dianthus superbus L. (con le sue varietà), comune nella fascia alpina e subalpina per divenire più raro scendendo a Sud fino alla Pianura Padana. Non sembra essere segnalato nell'Italia Centro-Meridionale. Mostra dimensioni fiorali maggiori, con lacinie più evidenti e allungate (lunghe quanto la lamina), ha lembo di colore rosato ma cosparso di fini macchioline viola scuro e ha la fauce caratteristicamente di colore verdastro. Dianthus sternbergii Sieber ex Capelli (con le sue varietà) è endemico delle Alpi Centro-Orientali o dell'Appennino Abruzzese, reperibile quindi in alta quota (solitamente tra 1200 e 2500 m s.l.m.), ha dimensioni minori (altezza fino a 25 cm), fiori più piccoli con lacinie più corte (lunghezza di pochi millimetri) che danno ai lembi un aspetto più propriamente sfrangiato anziché laciniato. Specie protetta La specie risulta essere a protezione assoluta con legislazioni regionali in Trentino-Alto Adige, in Lombardia e in Emilia-Romagna. Uso Alimentare I garofani in genere, sono stati utilizzati nel passato per aromatizzare piatti speziati raffinati. I petali trovano un uso molteplice in diverse preparazioni alimentari: salse, sciroppi, minestre e vini, per fare alcuni esempi. John Evelyn, nel lontano 1699, consigliava di mescolare petali di Dianthus nelle insalate, pur precisando che il loro sapore risultava più gradevole sottoponendoli per un certo periodo ad infusioni in aceto. Uso Cosmetologico Come tutte le essenze profumate trova impiego in cosmesi e erboristeria. Medicina alternativa e Curiosità Nell'antichità: per i Greci erano fiori divini, dedicati addirittura al padre degli dei; anche per i Romani, questi fiori che rappresentavano Giove, erano sempre presenti nelle ghirlande e nelle corone; sempre in passato, si mettevano solitamente nelle bevande dei fidanzati in quanto simboleggiavano i cosiddetti "fiori dell'amore". Note Molti Dianthus, tra cui anche le specie sopra menzionate, sono oggetto di coltivazione e/o di ibridazione per uso ornamentale e per il giardinaggio. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica Dianthus hyssopifolius L. (1755); Regione Toscana; Mugello, al bordo di bosco misto con prevalenza di Cerro, 500 m s.l.m.; 29 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
  25. Carpobrotus edulis (L.)N.E.Br., Regione Liguria, 0 m s.l.m., Luglio 2021, foto di Marika. Il frutto ormai maturo e la mucillagine che ha il colore del fico maturo.
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