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Alessandro F

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  1. Grazie mille per il suggerimento! Una ipotesi che non avevo preso in considerazione e che, invece, ci può stare Ale
  2. Lycoperdon excipuliforme (Scop. : Pers.) Pers.; Regione Toscana; Maggio 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck Lycoperdon solitamente dalla forma a pestello, con la parte superiore sferoidale mentre la parte inferiore (pseudogambo) è più o meno cilindrica e più o meno allungata. Sovente l’aspetto complessivo è rugoso-costolato (“come una balla di juta mezza vuota”). La superficie esterna (esoperidio) è bianca nel fungo giovane per poi assumere colorazioni ocracee a maturità; ornamentazioni costituite da singoli elementi sovrastati da aculei fragili e facilmente detersili al minimo sfregamento; tali ornamentazioni interessano anche l’apice dello pseudogambo. Calvatia utriformis = Lycoperdon utriforme si distingue per le maggiori dimensioni, per le caratteristiche areole-verruche poligonali non detersili che ne ricoprono l’esoperidio anche a maturità, per uno pseudogambo più tozzo e corto. Possibile anche confonderla con esemplari di Lycoperdon perlatum che presentino uno pseudogambo sviluppato oltre la media. In tal caso un importante carattere distintivo è dato dagli aculei: in Lycoperdon perlatum essi sono sempre conici e contornati alla base da una “coroncina” di piccole verruche che permangono sull’esoperidio anche dopo la caduta degli aculei stessi; si viene così a formare una sorta di areolatura a maglie poligonali-circolari. In Lycoperdon excipuliforme gli aculei sono più fragili e detersili, spesso senza una forma conica regolare e alla loro caduta non lasciano sull’esoperidio una ben definita areolatura.
  3. Un po' malconcia e sofferente, cappello probabilmente dilavato dalle abbondanti piogge dei giorni scorsi, ma anche un po' raggrinzito al bordo per il caldo. Dissociazioni della volva non osservate. Qualche arrossamento qua e là, anche sul bulbo. Margine pileico non striato. Di solito è specie che non dovrebbe lasciar dubbi determinativi negli esemplari tipici, ma stavolta mi è sorto qualche dubbio, anche perché è stata l'unica Amanita avvistata... Fotografata nel boschetto in cui lo scorso anno c'era una bella fruttificazione di Amanita eliae che, però, scarterei come ipotesi sia per le colorazioni, sia per il margine del cappello non striato, sia per la base del gambo. Grazie per l'aiuto Ale
  4. Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Regione Toscana; Maggio 2019; Foto di Alessandro Francolini. Poliporo assai comune, rinvenibile su legno marcescente di latifoglia (come questi esemplari, su Cerro) oppure emergente da uno sclerozio duro formato da un intreccio compatto tra micelio, terra, sassi e radici (questo sclerozio è quindi una sorta di consistente conglomerato, detto “pietra fungaia”, che può pesare anche 10 kg e oltre). Cappello di diametro massimo sui 15 cm, circolare o reniforme, depresso al centro, cosparso, almeno nei giovani esemplari, di piccole squamule più scure del colore di fondo che può variare dal giallo-ocra al bruno. Margine sottile, un poco fibrilloso-ciliato. Imenoforo di color crema chiaro, con pori angolosi, anche a forma poligonale allungata; con tubuli disposti su un singolo strato, decorrenti sul gambo. Il gambo è di solito laterale, talvolta centrale, di colore ocra chiaro, spesso ricurvo alla base che si presenta cosparsa di fine peluria biancastra. Carne soda ma non coriacea, di colore crema biancastro, con odore fungino leggero e gradevole. Polyporus tuberaster può confondersi con Polyporus squamosus che tuttavia è di dimensioni assai più imponenti (cappello di diametro fino a 50 o 60 cm di diametro) e che ha carne dura e coriacea con odore di cocomero o di farina bagnata. Inoltre il suo gambo è, in proporzione al cappello, corto e quasi rudimentale, di colore bruno o bruno nerastro.
  5. Russula vesca Fries; Regione Toscana; Maggio 2019; Foto di Alessandro Francolini. Le colorazioni tipiche di questa ottima Russula commestibile vanno da un bel vinoso-bruno per gli esemplari sotto conifera al rosa-lilacino per quelli sotto latifoglia. La cuticola è asportabile per due quinti del raggio, lasciando intravedere la carne bianca sottostante. Lamelle poco decorrenti, fitte e strette, un po’ lardacee in gioventù, bianche ma macchiate di ruggine o giallastro in vecchiaia o per manipolazione. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 161, Pag. 277: “Per la colorazione pileica, la tendenza a macchiarsi di giallo-brunastro nelle zone manipolate a lungo, la sporata bianca e il sapore interamente dolce ricordante la nocciola, è una Russula di facile identificazione. Le forme decolorate al nocciola (fo. avellanea) si possono confondere con R. heterophylla fo. adusta ma il portamento più massiccio di quest'ultima, le colorazioni toccate o macchiate di bronzo, le lamelle decorrenti e biforcate all'inserzione bastano per distinguerla sul campo. Nella sua forma verde (R. vesca fo. viridata) può essere confusa con le Griseinae , ma la sporata bianca di R. vesca le esclude a priori. La caratteristica della cuticola che si ritrae lasciando intravedere le lamelle, è ritenuta oggigiorno elemento poco attendibile e non prerogativo.” Un primordio:
  6. Boschi che cominciano (poco-poco) ad asciugarsi dalle piogge torrenziali e frequentissime in questa primavera. Qualcosa (ancora poco-poco-poco) comincia a nascere. Una bella girata in qualche boschetto di Cerro che solitamente regala porcini già a fine aprile. Bella perché stavolta mi ha regalato l'emozione di poter fotografare in tutta tranquillità una deliziosa Natrix natrix che si è gentilmente prestata alla bisogna. Venendo ai funghi: Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Regione Toscana; Maggio 2019; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 35, Pag. 138: “Cantharellus subpruinosus presenta inizialmente una sorta di pruina biancastra sul cappello e si macchia vistosamente su toni rosso-brunastri dopo manipolazione. Ottimo commestibile. Trova forti estimatori che lo preferiscono nettamente al più nobile Porcino. Viene impiegato in cucina in svariati modi: trifolato, con le lasagne, nel risotto, oppure conservato sottolio o sottaceto. Si presta invece male alla conservazione per essiccamento. Se surgelato crudo tende ad assumere una sgradevole amarescenza: per tale motivo ne consigliamo la surgelazione dopo adeguata, quanto opportuna, precottura.”
  7. Prima di lasciarla andare ho fatto alcuni primi piani alla testa: per incutere più terrore verso l'aggressore, oltre che a soffiare come un mantice, riesce ad allargare la testa per sembrare più grossa (mi sembra, guardando le foto, allargando le... "guance"). Infine la lingua (ben biforcuta come si addice ai serpenti) rimaneva diritta e rigida, interita nella massima estensione possibile. Un grazie al soggetto e alla sua disponibilità. Un incontro che mi ha soddisfatto più di un cesto di porcini Ale
  8. Poi si è stufata e si è mossa, non prima di avermi mandato qualche accidente per averle sciupato la pennichella. E si è messa in atteggiamento tipico di "difesa" - "attacco", scattando a bocca chiusa verso i miei scarponcini e soffiando in modo incredibile. Da quel coglione che sono, preso dalle foto, non ho pensato a farle un filmato per poter poi riascoltare il suo soffio bellissimo. Ho letto poi che la Natrix natrix potrebbe anche difendersi (da aggressori carnivori) fingendosi morta, aprendo la bocca con la lingua a penzoloni e emettendo dalle ghiandole anali un liquido puzzolente: il tutto per poter apparire come un cadavere in stato di putrefazione... La prossima volta che ne vedo una provo a stuzzicarla a suon di morsi.
  9. Spostandomi per cambiare inquadratura: Comincia a innervosirsi e a "farmi la linguaccia" Con ragnetto incuriosito
  10. Mugello che in questo maggio, a parte i prugnoli per gli appassionati, è stato assai avaro di funghi a causa delle piogge abbondanti. In compenso la gentile pazienza di una "biscia dal collare" non mi ha fatto rimpiangere i mancati avvistamenti dei beneamati (porcini e non...). Acciambellata in tutta tranquillità, prima che cominciassi a romperle le scatole...
  11. Buoni ritrovamenti Alessandro *********** Indice della Toscana, mese di Giugno 2019, totale n° 4 specie Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Post # 2 Lycoperdon excipuliforme (Scop. : Pers.) Pers. = Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck; Post # 5 Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Post # 4 Russula vesca Fries; Post # 3
  12. Gyromitra gigas (Krombholz.) Cooke; Regione Toscana; Aprile 2019; Foto di Alessandro Francolini. Ascomicete pericoloso in quanto contenente, pur se in modo incostante, giromitrina: una tossina presente sia in altre Gyromitra che in altri ascomiceti e che può provocare gravi avvelenamenti anche mortali soprattutto in seguito al consumo del fungo da crudo. Fruttifica in primavera presso conifere, ha dimensioni interessanti con la sua mitra che può raggiungere 15-16 cm di diametro, mentre il gambo appare più tozzo, più largo che alto e si trova sovente interrato. Mitra di colore da ocra a ocra-brunastro, dotata di circonvoluzioni grossolane, arrotondate, solitamente distanziate le une dalle altre; nel complesso di aspetto più o meno cerebriforme. La simile Gyromitra esculenta ha dimensioni minori, mitra con aspetto più nettamente cerebriforme dovuto a circonvoluzioni più numerose e strette, più sinuose e più appressate le une alle altre; il colore della sua mitra è solitamente bruno-rossiccio, il suo gambo è più slanciato. Presso Abete bianco, esemplari in parte un poco "malconci" In sezione Esemplare in "buone condizioni", con la mitra di diametro massimo sui 14 cm
  13. Grazie Piero e Tom! Non ho tenuto nessun pezzettino con me... Ale
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