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Alessandro F

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About Alessandro F

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  1. Assenti di persona (quest'anno, dopo 13 anni consecutivi, dobbiamo "saltare") Ma presenti col cuore e con la mente Buon divertimento e buone raccolte a tutti (abbraccio da estendere ai boschi della Val di Fiemme, sia quelli rimasti in piedi che quelli che non ci sono più) Alessandro & Elisabetta
  2. Grazie mille... ma il merito va al soggetto e alla sua pazienza Buona idea Gio : se baciare un rospo lo trasforma in un bel principe, allora (per "parità di Genere") baciare una biscia la trasforma in una bella principessa La prossima volta ci faccio un pensierino Ale
  3. Solita indecisione (in mancanza di reazioni macro, o di micro). Stando alla "vecchia" e (come sembra ormai) non più valida teoria del rapporto Carne/Lamelle, mi sembra di più una Russula chloroides. Le sfumature azzurrine che si possono notare in foto non le prenderei come attendibili perché era in ombra. Di contro l'odore era veramente cattivo e misto tra varichina e qualcosa di acuto tipo ferro surriscaldato. Il sapore non era affatto inizialmente dolciastro (come si legge in qualche testo) ma subito cattivo, un poco acre e simile all'odore, sia nella carne che nelle lamelle. Esemplari completamente interrati prima che li ripulissi un poco. Grazie per l'attenzione Ale
  4. Recuperato l'esemplare... mi dispiace per lui (tra i pochi funghi avvistati in questo giugno-luglio torrido e avaro di funghi). Sicuramente saranno più contenti le radici dell'alberello! Dalla sezione, dalla cedevolezza del pileo e dalla "prova-accendino negativa" potrebbe essere G. applanatum. Ho letto le descrizioni sul librone della Bernicchia che però non contempla il G. adspersum e di cui non ho descrizioni se non le foto in Archivio. 1) la parte posteriore con cui aderiva al "cordolo" di cemento 2) La cedevolezza della corteccia del pileo, sembrava quasi (quasi) di toccare una caramella mou 3) In sezione. Contesto stratificato e nettamente differenziato nei colori; coriaceo e suberoso filaccioso; tubuli monostratificati (almeno così mi sembra) e più scuri del contesto. Odore impercettibile: volendo proprio etichettarlo... un misto tra un lieve fungino (tipo un lontanissimo odore di Gambe secche essiccate) e un lievissimissimo odore resinoso. Alla masticazione (si fa per dire... mettere sotto i denti quella sorta di sughero si è rivelata impresa impossibile) il sapore era ugualmente impercettibile, con un vago senso di amarezza leggerissima dopo un po' di tempo (30 secondi; poi ho sputato tutto perché masticazione sgradevole) 4) Imenoforo con pori rotondeggianti e piccoli; superficie poroide che si macchia sensibilmente alla contusione 5) Prova-accendino: si è solo scurita-bruciacchiata la crosta del pileo e si è un po' incartapecorita (tenuto sulla fiammella un minuto circa) Ale
  5. Ok Piero, grazie. Se posso torno a sezionarlo e a fotografarlo. Ale
  6. Fotografato lungo un viale, in pieno centro paesano, prima che qualche cinese lo raccolga per scopi medicinali... Più che alla base di un piccolo Acero (sempre che sia una qualche specie di Acero, forse Acero riccio?) questo Ganoderma è nato sfondando l'asfalto alla base del cordolo di cemento che delimita la piccola aiuola. Avrà "pescato" in profondità qualche radice della pianta. La specie... forse G. applanatum. Ma leggendo in Archivio i dubbi rimangono tra G. adspersum, G. applanatum e G. resinaceum. Avete qualche idea? Magari anche sulla pianta. Grazie Ale
  7. Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini; Regione Toscana; Giugno 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Boletus calopus Pers. : Fr. Oltre che per altri caratteri, si distingue dal Caloboletus radicans [= Boletus radicans] per la colorazione: cappello grigio camoscio, grigio-olivastro o grigio-ocra pallido in C. calopus e molto più chiaro (bianco latte, color crema) in C. radicans; gambo con estese colorazioni rosse (soprattutto nella metà inferiore; sovente con colore giallognolo nella parte alta) in C. calopus e giallo pallido (talvolta sfumate di rosa in alto) in C. radicans; anche il reticolo è diverso: presente e a maglie allungate in C. calopus, quasi assente in C. radicans (se presente è a maglie fini e relegato alla parte alta del gambo). Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 202, Pag. 319: “Responsabile di alcuni casi di intossicazione (sindrome gastro-intestinale o resinoide incostante), comunque non commestibile per il forte sapore amaro e per il netto odore sgradevole. I pori gialli, la caratteristica fiammatura rosso carminio alla base del gambo, il sapore della carne e l’odore inconfondibile agevolano la determinazione.”
  8. Boletus reticulatus Schaeff.; Regione Toscana; Giugno 2019; Foto di Alessandro Francolini = Boletus aestivalis (Paulet) Fr. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 210, Pag. 330-331: “Abbastanza comune e molto ricercato. Inizia la sua crescita qualche settimana dopo i temporali primaverili del mese di maggio e continua a fruttificare, nelle aree mediterranee, fino a metà novembre. Quando l’aria è secca, tutta la superficie del cappello si screpola e rende visibile la carne bianca sottostante. Nel periodo estivo e all’inizio dell’autunno il Boletus reticulatus in particolare viene invaso da larve anche quando si trova allo stadio di primordio. Questi insetti fanno parte principalmente di due famiglie di ditteri: la Famiglia Mycetophilidae e la Famiglia Sciaridae. Questi piccoli insetti micetofili hanno la consuetudine di insediarsi nel luogo dove c’è la fungaia. Le femmine iniziano a penetrare nel terreno e raggiungono la base del fungo, deponendovi 50-70 uova che subito dopo si schiudono. Le larve iniziano a cibarsi della carne invadendo e fagocitando l’intero fungo; una volta compiuto il loro stadio di larva, si impupano in un bozzoletto e così il ciclo ricomincia per numerose generazioni annuali.” A proposito di questo nome specifico (reticulatus), il Cetto riporta in nota alla scheda 265 della sua collana I funghi dal vero: “Si può determinare con una certa sicurezza (...) se si nota il tipico screpolarsi della cuticola del cappello, carattere che, contrariamente a quanto si crede, gli ha dato il nome. Qualcuno crede che il nome specifico derivi dalla presenza del reticolo sul gambo. Tale reticolo invece, presente anche nelle altre varietà dell’ edulis, non è per nulla determinante agli effetti di una sicura determinazione.”
  9. Amanita vaginata (Bull. : Fr.) Vittadini; Regione Toscana; Giugno 2019; foto di Alessandro Francolini. Cappello con toni grigi (grigio cenere, grigio perla, grigio piombo,...) anche sfumato di ocraceo nella zona discale; umbone ampio ma non prominente; margine pileico con evidenti striature regolari; anello assente (o, meglio, dissociato e ridotto a fioccosità che rimangono aderenti alla base del gambo e ricoperti dalla volva; quindi anello non rilevabile sul gambo); gambo slanciato, bianco, liscio o coperto di fini fioccosità concolori; volva fragile ma abbastanza spessa, aderente al piede del gambo e libera all’orlo. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 114, Pag. 222: “Il Gruppo delle Amanita del sottogenere Amanita, sezione Vaginatae, è costituito da un numero di specie molto vasto e ancora non ben delimitato. Tranne rarissimi casi, per una corretta determinazione di questo gruppo è indispensabile l’attenta osservazione microscopica. Sono tutte commestibili di ottimo pregio; si usufruisce del solo cappello ed è obbligatoria una cottura adeguata (15 minuti dal primo bollore, perché sono tossiche da crude). Essendo funghi molto fragili devono essere raccolti con grande delicatezza.”
  10. Lycoperdon utriforme Bull.; Regione Toscana; Giugno 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Calvatia utriformis (Bull. : Pers.) Jaap = Bovistella utriformis (Bull.) Demoulin & Rebriev Inconfondibile forma globosa-ellissoidale che abbellisce i prati dalla collina fino ai pascoli alpini. Esoperidio biancastro e areolato da verruche più o meno piramidali o più o meno appiattite. Alla sezione la carne si presenta compatta e bianca quando il fungo è immaturo, divisa in due porzioni distinte: gleba (parte superiore; che porterà a maturazione le spore) e subgleba (parte inferiore, sterile), divise da un diaframma. Via via che le spore maturano la gleba diviene sempre più gialla-olivastra fino ad assumere consistenza polverosa dal colore marrone scuro. La subgleba, invece, rimane più a lungo biancastra, pur raggiungendo nel tempo la stessa colorazione marrone scuro. La deiscenza avviene per un graduale degradamento-spaccatura del peridio a partire dal centro; tale lacerazione si estenderà e interesserà tutta la parte del peridio che racchiude la gleba, lasciando così la polvere sporale in balia del vento; la subgleba, a forma di coppa aperta e larga, rimarrà ancorata al terreno. È specie eliofila e praticola. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 224, Pag. 345: “Commestibile limitatamente alla gleba purché questa sia perfettamente bianca. In alcune zone è molto apprezzato impanato e fritto. Dato il sapore dolce della carne, si consiglia una buona dose di sale dopo la cottura. È frequente incontrare nei prati residui papiracei a forma di coppa marrone che rimangono per molto tempo dopo la maturazione. Tali resti non sono ovviamente di nessun interesse gastronomico, ma possono rappresentare un buon indicatore per la zona di crescita.” **** Esemplare ormai a fine ciclo. Dalla ampia spaccatura del peridio è visibile l'abbondante polvere sporale
  11. Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Regione Toscana; Giugno 2019; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 35, Pag. 138: “Cantharellus subpruinosus presenta inizialmente una sorta di pruina biancastra sul cappello e si macchia vistosamente su toni rosso-brunastri dopo manipolazione. Ottimo commestibile. Trova forti estimatori che lo preferiscono nettamente al più nobile Porcino. Viene impiegato in cucina in svariati modi: trifolato, con le lasagne, nel risotto, oppure conservato sottolio o sottaceto. Si presta invece male alla conservazione per essiccamento. Se surgelato crudo tende ad assumere una sgradevole amarescenza: per tale motivo ne consigliamo la surgelazione dopo adeguata, quanto opportuna, precottura.”
  12. Buoni ritrovamenti Alessandro ************** Indice della Toscana, mese di Giugno 2019, totale n° 6 specie Amanita vaginata (Bull. : Fr.) Vittadini; Post # 4 Boletus reticulatus Schaeff. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.; Post # 5 Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini = Boletus calopus Pers. : Fr.; Post # 6 Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Post # 2 Lycoperdon utriforme Bull. = Calvatia utriformis (Bull. : Pers.) Jaap = Bovistella utriformis (Bull.) Demoulin & Rebriev; Post # 3 Megacollybia platyphylla (Pers.) Kotl. & Pouzar; Post # 7
  13. Grazie mille per il suggerimento! Una ipotesi che non avevo preso in considerazione e che, invece, ci può stare Ale
  14. Lycoperdon excipuliforme (Scop. : Pers.) Pers.; Regione Toscana; Maggio 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck Lycoperdon solitamente dalla forma a pestello, con la parte superiore sferoidale mentre la parte inferiore (pseudogambo) è più o meno cilindrica e più o meno allungata. Sovente l’aspetto complessivo è rugoso-costolato (“come una balla di juta mezza vuota”). La superficie esterna (esoperidio) è bianca nel fungo giovane per poi assumere colorazioni ocracee a maturità; ornamentazioni costituite da singoli elementi sovrastati da aculei fragili e facilmente detersili al minimo sfregamento; tali ornamentazioni interessano anche l’apice dello pseudogambo. Calvatia utriformis = Lycoperdon utriforme si distingue per le maggiori dimensioni, per le caratteristiche areole-verruche poligonali non detersili che ne ricoprono l’esoperidio anche a maturità, per uno pseudogambo più tozzo e corto. Possibile anche confonderla con esemplari di Lycoperdon perlatum che presentino uno pseudogambo sviluppato oltre la media. In tal caso un importante carattere distintivo è dato dagli aculei: in Lycoperdon perlatum essi sono sempre conici e contornati alla base da una “coroncina” di piccole verruche che permangono sull’esoperidio anche dopo la caduta degli aculei stessi; si viene così a formare una sorta di areolatura a maglie poligonali-circolari. In Lycoperdon excipuliforme gli aculei sono più fragili e detersili, spesso senza una forma conica regolare e alla loro caduta non lasciano sull’esoperidio una ben definita areolatura.
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