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Alessandro F

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  1. Mi dispiace. Condoglianze vivissime ai suoi cari. Alessandro e Elisabetta
  2. Craterellus cornucopioides (L. : Fr.) Pers.; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Fungo gregario che cresce a gruppi anche numerosissimi durante i periodi particolarmente freschi e umidi in estate e, soprattutto, in autunno. Buon commestibile: si presta benissimo anche all'essiccazione e a successiva riduzione in polvere per essere impiegato come aromatizzante. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 33, Pag. 136: “Questo fungo è un buon commestibile, molto ricercato, anche se non tutti gradiscono un piatto ingrigito o addirittura annerito da questi funghi; essiccato ha un'ottima resa. Il nome "Trombetta dei morti" non è dovuto al colore nero ma al fatto che si sviluppa attorno al 2 novembre, ricorrenza dei defunti. Piuttosto simile per struttura e colorazione è Cantharellus cinereus, buon commestibile, che presenta un cappello grigio più o meno scuro, ma con tonalità brunastre; la superficie è un po' fibrillosa, soprattutto verso il margine, che appare ben revoluto e marcatamente ondulato; l'imenio di questo fungo è caratterizzato da pliche venose molto ramificate, dette anastomosi, e scambiate da molti per lamelle; il colore è grigio cenere e schiarisce a maturazione, a causa della sporata bianca. Il gambo è ben distinto e pieno ma, crescendo, si forma al centro di esso un sottile condotto che talvolta arriva fino al centro del cappello. La carne è nerastra, sottile ed elastica, con un evidente odore fruttato e sapore gradevole. Cresce numeroso soprattutto nei castagneti umidi e viene raccolto e consumato spesso scambiandolo per le più famose Trombette. Altro esemplare somigliante a questo fungo è Færberia carbonaria, commestibile, somigliante ad un Cantharellus e infatti, in un passato lontano, veniva chiamato Cantharellus carbonarius: cresce su residui carboniosi, talvolta nel muschio e presenta un cappello più piccolo, convesso, imbutiforme, con orlo ondulato di colore grigio-brunastro ed imenio costituito da vere lamelle.”
  3. Trametes versicolor (L. : Fr.) Pilát; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Fungo annuale, molto comune e coreografico, ubiquitario, con crescita su legno guasto di latifoglie (raramente su conifere; rinvenuto anche sulle traversine ferroviarie), reperibile in ogni stagione. Si presenta con mensole assai sottili (fino a 3-4 mm) coriacee ed elastiche di diametro fino a 10 cm; la superficie sterile è vellutata, con zonature molto marcate, dai colori diversissimi (dal grigio al bruno, dal marrone all’ocra, al rossiccio, al crema e anche al blu); l’orlo è sottile, ondulato, in genere più chiaro; i pori sono solitamente piccoli e rotondi, ma talvolta anche irregolarmente allungati-angolosi; superficie poroide biancastra o crema-ocra. Il contesto è tenace e coriaceo.
  4. Armillaria gallica Marxmüller & Romagnes; Regione Toscana; Dicembre 2019; foto di Alessandro Francolini. Armillaria caratterizzata dal gambo fusiforme-claviforme, talvolta nettamente bulboso alla base. Cappello di colore da bruno-ocra a a bruno più o meno scuro, cosparso di squamule da grigiastre a giallastre. Ha velo generale giallastro o giallo vivo che lascia traccia di sé sul gambo sotto forma di screziature o fioccosità giallastre. All’apparenza sembra specie terricola ma in realtà fruttifica su residui legnosi interrati di latifoglie; fruttifica preferibilmente isolata o in pochi individui, contrariamente ad Armillaria mellea e simili. Anello fibrilloso biancastro-grigio che può presentare anch’esso tonalità giallastre. Armillaria cepistipes le è simile ma ha crescita più gregaria, portamento più gracile, presenta squamule irsute e scure sul cappello solitamente più fitte zona centrale e rare o assenti verso il margine; è igrofana e ha orlo pileico striato. Apparentemente terricole ma, sicuramente, c'era qualche residuo legnoso al di sotto del terreno
  5. Armillaria cepistipes Velen.; Regione Toscana; Dicembre 2019; foto di Alessandro Francolini. Una Armillaria simile alla più comune Armillaria mellea. La contraddistinguono i resti del velo di colore giallognolo, l’igrofaneità e, di conseguenza, l’orlo del cappello striato per trasparenza, la presenza di squamule irsute e scure sul cappello solitamente più fitte nella zona centrale e rare o assenti verso il margine, il gambo che termina con una sorta di bulbo anch’esso sfumato di giallastro, anello poco consistente o fugace, le dimensioni più ridotte e l’aspetto più esile. Habitat su legno guasto di latifoglia e crescita gregaria solitamente con esemplari fascicolati. Armillaria gallica, dal portamento più robusto, presenta residui del velo giallastri o giallo-oro più evidenti e distribuiti più diffusamente su cappello (squamule giallastre) e, soprattutto, sul gambo che è fusiforme-claviforme o nettamente bulboso, il cappello è inoltre poco o per niente striato all’orlo; ha crescita meno gregaria e spesso isolata, su legno deteriorato ma interrato tanto da sembrare terricola. Fascicolati alla base di un Cerro
  6. Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 124, Pag. 234: “Velenoso mortale. Responsabile del maggior numero di decessi dovuti all’incauta raccolta dei funghi spontanei. Provoca intossicazione a lungo termine di tipo falloideo. Le caratteristiche prioritarie e principali per il suo riconoscimento sono: la presenza di quattro strutture morfologiche ben definite (cappello, gambo, anello e volva), il colore molto mutevole del cappello con prevalenza del verdastro e presenza di fibrille radiali innate; il colore sempre bianco del gambo, dell’anello e della volva, con la sola eccezione della presenza di screziature, quasi zebrature sul gambo, lievemente concolori al cappello; il cappello divisibile dal gambo e lamelle libere. Quando è gialla è confondibile con l’Amanita junquillea e con l’Amanita citrina che hanno volva circoncisa e residui velari diversi sul cappello. Quando perde l’anello ed è di colore bianco o ardesia è confondibile con le Volvariella, senza anello e volva al piede, ma lamelle presto rosee. Quando è di colore bianco o grigiastro o brunastro e perde la volva si confonde con qualche Agaricus, dalle lamelle bianche poi rosee poi bruno-tabacco. Quando appare priva di volva ed anello ed è verde è confondibile con alcune Russula e alcuni Tricholoma, in particolare con Tricholoma sejunctum che ne è un vero sosia in quanto a colore pileico. Sempre con tonalità bruno verdastre, perdendo la volva, può essere confuso con Armillaria mellea isolate, cresciute al suolo, su radici e ceppaie interrate. Se è bianca con Tricoloma columbetta, Melanoleuca evenosa e Leucoagaricus leucothites. Infine allo stadio di ovulo con l’Amanita caesarea o più raramente con qualche Lycoperdon.” Temperature alte, relativamente al periodo: esemplari ancora presenti e in forma. Sotto Cerro
  7. Galerina cfr. marginata (Batsch); Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.
  8. Hydnum repandum L. : Fr.; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Si tratta del comune e noto “Steccherino dorato” o “Dentino dorato” che deve il suo nome al colore generale e all’imenoforo ad aculei. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 22, Pag. 125: “Buono da giovane, liberato dagli aculei amarognoli. Gli esemplari maturi sono amari e indigesti. Si presta alla conservazione sott’olio. Lo “Steccherino dorato” come viene volgarmente chiamato, è un fungo comune, diffuso e ampiamente raccolto dall’inizio dell’estate fino ad autunno inoltrato. Nelle zone temperate, in assenza di gelo e neve, è possibile raccogliere questa specie fino a dicembre e gennaio. Fungo molto facile da determinare e riconoscere, la presenza degli aculei sotto il cappello è un carattere molto semplice da osservare. Non esistono funghi ad idni tossici, taluni sono solamente coriacei e legnosi, altri amarescenti, per cui indigesti e comunque immangiabili. A prima vista, forse per il suo colore, può essere scambiato per il Cantharellus cibarius, ma quest’ultimo ha delle pseudolamelle (pliche lamellari) e non gli aculei. Altra confusione possibile è con Albatrellus confluens, anch'esso però ha un diverso imenoforo (pori e non aculei). Può essere confuso con l'Hydnum rufescens, più piccolo e di colore rossastro o aranciato, con aculei non decorrenti, commestibile di minor pregio. Hydnum albidum, bianco, crescente sotto conifera, appena ingiallente, fungo che tende ad inglobare lettiere e terriccio in modo notevole, con spore più piccole, sempre commestibile, anche se difficilmente recuperabile quando totalmente intriso di terra e aghi.” Sotto Cerro, due esemplari dai colori un poco smorti. Gli acquazzoni dei giorni passati hanno dilavato la loro cuticola
  9. Clathrus ruber P. Micheli ex Pers.; Regione Toscana, Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Clathrus cancellatus Tourn. ex Fr. Una specie inconfondibile anche se si incontra raramente. Dalla Scheda AMINT: “Basidioma con peridio di forma globosa diametro 3-6 cm, superfice areolata-bitorzoluta, bianca, con peso specifico notevole e di consistenza molle, elastica con evidente cordone (rizoide) miceliare alla base. Successivamente il peridio si lacera, partendo dalla parte sommitale, formando una struttura a simile ad una gabbia con bracci grinzoso-rugosi di colore rosso e di sezione irregolarmente poligonale. All'interno dei bracci è posta la gleba, che nella fase iniziale (peridio chiuso) è verdastra e compatta; successivamente brunastra e deliquescente emana un odore cadaverico, repellente. Compare già dalla primavera per proseguire fino al primo inverno, un po' ovunque nei boschi e nei giardini. Il motivo di questa forma particolare ed appariscente e soprattutto dell'odore fetido è da ricercare nella particolare strategia messa a punto da questo fungo per disperdere le spore: attira gli insetti carnari, soprattutto mosconi, che si cibano e vengono a contatto con la gleba matura disseminandola. Oltre ad essere altamente repellente, è da considerare tossico da maturo. Alcune illazioni su una sua possibile commestibilità nella fase iniziale di ovolo chiuso sono, a nostro avviso, assolutamente da non prendere in considerazione.” Esemplare a fine ciclo; la gleba è ormai completamente stata asportata
  10. Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 35, Pag. 138: “Cantharellus subpruinosus presenta inizialmente una sorta di pruina biancastra sul cappello e si macchia vistosamente su toni rosso-brunastri dopo manipolazione. Ottimo commestibile. Trova forti estimatori che lo preferiscono nettamente al più nobile Porcino. Viene impiegato in cucina in svariati modi: trifolato, con le lasagne, nel risotto, oppure conservato sottolio o sottaceto. Si presta invece male alla conservazione per essiccamento. Se surgelato crudo tende ad assumere una sgradevole amarescenza: per tale motivo ne consigliamo la surgelazione dopo adeguata, quanto opportuna, precottura.” Un grosso esemplare dal colore brillante; forse un "galletto" ritardatario che ha fruttificato in dicembre grazie alle temperature ancora mediamente elevate per il periodo
  11. Auricularia auricula-judae (Fr.) Quélet; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. L’inconfondibile “Orecchia di Giuda” con il suo colore bruno sfumato di rossastro, la consistenza della carne tenace, elastica e gelatinosa assieme, l’imenoforo liscio e traslucido con andamento ondulato simile alle pieghe del padiglione auricolare. L’imenoforo è un po’ più chiaro della parte pileica che si presenta apparentemente liscia ma che in realtà è finemente pruinosa. Habitat: tipicamente saprotrofa su legno guasto (preferibilmente di Sambuco, ma non solo); talvolta anche parassita su piante viventi. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 15, Pag. 118: “Probabilmente molti occidentali avranno inconsapevolmente gradito l’assaggio di questo fungo, o almeno lo avranno fatto quelli che sono usi frequentare ristoranti cinesi e giapponesi. Le prelibatezze a base di funghi che possono essere gustate in questi ambienti contemplano infatti, nella maggior parte dei casi, il suo utilizzo.” E, dal capitolo "Funghi velenosi e micetismi" del Dott. Claudio Angelini, sempre sul Tutto Funghi (pag. 62): "È un fungo considerato commestibile e largamente coltivato in tutto l'Oriente, anche per le proprietà benefiche e terapeutiche che gli sono attribuite soprattutto dagli "avanguardisti" della medicina naturale. Se consumato troppo di frequente e in quantità eccessive, o peggio ancora associato ad altre sostanze (lo zenzero, altro tipico ingrediente della cucina cinese) o a particolari farmaci (fra cui l'aspirina), questo fungo può provocare porpore emorragiche cutanee ed emorragie interne ed esterne più o meno gravi. Le sostanze responsabili di questa sindrome (Sindrome di Szechwan) non sono ancora identificate."
  12. Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer Specie ottima commestibile; riconoscibile per le grandi dimensioni, per la forma tipica ad “imbuto” che acquista con la crescita (potrebbe a grandi linee ricordare un “imbutino” [Clitocybe gibba = Infundibulicybe gibba] ma di notevoli dimensioni), per l’umbone centrale persistente sia nei giovani esemplari che in quelli maturi, per le lamelle decorrenti, per il sapore gradevole e delicato e per l’odore (anche intenso) variamente interpretato: di lavanda, di mandorle dolci, fruttato, ecc. Da giovanissimo assume tutt’altra forma di quella definitiva, col gambo decisamente più appariscente del cappello, mentre questo è, in proporzione, molto più piccolo e con orlo fortemente involuto. Conosciuto anche col nome volgare di “Cimballo”; data la sua bontà molti cercatori tengono gelosamente segrete le stazioni di crescita come avviene per i “Prugnoli” (Calocybe gambosa). Il tipico e piccolo umboncino nel centro del cappello degli esemplari molto grandi e maturi può essere di aiuto, premendolo con un dito, per capire se il fungo è in buone condizioni oppure no: se risulta consistente e duro allora il fungo è in "ottime" condizioni; se invece è cedevole e morbido o molliccio allora il fungo è di solito invaso dalle larve oppure troppo vecchio. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 52, Pag. 156: “Cresce in autunno, anche inoltrato, dopo abbondanti piogge, isolato o a gruppi di numerosi individui, disposti in circoli o file, tra l’erba o nei rovi, al limitare dei prati e nelle radure boschive di latifoglie. Di ottima qualità il cappello; il gambo, soprattutto negli esemplari più maturi, risulta stopposo e coriaceo e deve essere scartato. Molto apprezzato in tante zone d’Italia, in altre è praticamente sconosciuto. In realtà molti cercatori di funghi, a novembre, sospendono ogni attività di ricerca e, come suol dirsi, “appendono il cesto al chiodo” o comunque quasi nessuno in questo momento stagionale frequenta i prati e i pascoli. I pochi che continuano a cercare funghi nella stagione fredda, dedicano attenzione ai boschi planiziali, alle pinete di rimboschimento collinari, alle rive fluviali.” Tipicamente in fila indiana o in porzioni di "cerchio delle streghe":
  13. Hydnum rufescens Pers.; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Hydnum di facile identificazione grazie ad alcune caratteristiche: la taglia mediamente piccola (con cappello al massimo di 6-7 cm di diametro), i colori del cappello relativamente vivaci (dal giallo-ocra all’arancio-fulvo più o meno carico), imenoforo con aculei non decorrenti sul gambo, carne leggermente amarognola. Raramente si presenta con esemplari concresciuti. Simile ma di taglia ben maggiore è il più noto “steccherino dorato” Hydnum repandum caratterizzato dal colore pileico pallido (dal giallastro-beige al rosa-carnicino, raramente arancio chiaro), dal crescere sovente concresciuto con numerosi altri esemplari, dagli aculei nettamente decorrenti sul gambo, dalla carne dolce o leggermente amarognola negli esemplari vetusti, dall’odore fruttato gradevole; la confusione con Hydnum albidum è scongiurata per il suo colore bianco candido nei giovani esemplari (giallastro a maturità o per contusione) e per i suoi aculei leggermente decorrenti.
  14. Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Regione Toscana; Dicembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Mycena pura (con cui si può confondere) è più esile, ha colori variabilissimi sul cappello (bianco, grigio, rosato, violaceo, bluastro, ecc. ma non così “rosa antico”), ha gambo più corto, meno fragile. I caratteri microscopici sono (quasi) sovrapponibili e, dal volume “Mycena d'Europa” di Giovanni Robich, “non sempre consentono una netta distinzione fra Mycena pura e Mycena rosea. Tuttavia, il più delle volte, Mycena rosea ha un cappello più grande e il gambo più largo e più lungo di Mycena pura.” Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 86, Pag. 193: “La taglia, i cromatismi e il modo di crescere con cappello a lungo campanulato, la rendono in assoluto uno dei funghi più belli ed eleganti che si possono incontrare nel bosco.”
  15. Helvella crispa (Scopoli : Fries); Regione Toscana; Dicvembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 7, Pag. 109: “È una specie autunnale, più raramente primaverile; cresce al margine dei fossati e talvolta all’interno dei boschi umidi di latifoglia o anche misti, in colonie generalmente numerose. Potrebbe essere scambiata con diverse specie del suo stesso Genere: Helvella pityophilla, più termofila, è molto simile per aspetto e per dimensioni, possiede una mitra dalle tonalità più giallastre, ma l’elemento di differenziazione più evidente è il colore del gambo, grigio-avana con toni lievemente violacei; Helvella lactea presenta un colore bianco latte e la superficie interna appare liscia e non fioccosa; Helvella lacunosa possiede una mitra liscia, non arricciata e dai colori brunastri sulla parte esterna.”
  16. Buoni ritrovamenti Alessandro ************************* Indice della Toscana, mese di Dicembre 2019, totale n° 21 specie; in rosso le schede con microscopia Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link; Post # 11 Armillaria cepistipes Velen.; Post # 12 Armillaria gallica Marxmüller & Romagnes; Post # 13 Auricularia auricula-judae (Fr.) Quélet; Post # 6 Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Post # 7 Clathrus ruber P. Micheli ex Pers. = Clathrus cancellatus Tourn. ex Fr.; Post # 8 Coprinus comatus (O.F. Müll. : Fr.) Pers.; Post # 16, 17 Craterellus cornucopioides (L. : Fr.) Pers.; Post # 15 Helvella crispa (Scopoli : Fries); Post # 2, 18, 19, 28 Hydnum repandum L. : Fr.; Post # 9 Hydnum rufescens Pers.; Post # 4 Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja = Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 5 Lepiota subincarnata J.E. Lange; Post # 31 Leucoagaricus leucothites (Vitt.) Wasser; Post # 29 Limacella subfurnacea Contu; Post # 32 Marasmius wynneae Berk. & Broome; Post # 33 Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 3 Schizophyllum commune Fr. : Fr.; Post # 23, 24 Trametes versicolor (L. : Fr.) Pilát; Post # 14 Tricholoma portentosum (Fr. : Fr.) Quélet; Post # 25, 26, 27 Volvopluteus gloiocephalus (DC.) Vizzini, Contu & Justo; Post # 20, 21, 22, 30 Non determinati ma generici: Galerina cfr. marginata (Batsch); Post # 10
  17. Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer Specie ottima commestibile; riconoscibile per le grandi dimensioni, per la forma tipica ad “imbuto” che acquista con la crescita (potrebbe a grandi linee ricordare un “imbutino” [Clitocybe gibba = Infundibulicybe gibba] ma di notevoli dimensioni), per l’umbone centrale persistente sia nei giovani esemplari che in quelli maturi, per le lamelle decorrenti, per il sapore gradevole e delicato e per l’odore (anche intenso) variamente interpretato: di lavanda, di mandorle dolci, fruttato, ecc. Da giovanissimo assume tutt’altra forma di quella definitiva, col gambo decisamente più appariscente del cappello, mentre questo è, in proporzione, molto più piccolo e con orlo fortemente involuto. Conosciuto anche col nome volgare di “Cimballo”; data la sua bontà molti cercatori tengono gelosamente segrete le stazioni di crescita come avviene per i “Prugnoli” (Calocybe gambosa). Il tipico e piccolo umboncino nel centro del cappello degli esemplari molto grandi e maturi può essere di aiuto, premendolo con un dito, per capire se il fungo è in buone condizioni oppure no: se risulta consistente e duro allora il fungo è in "ottime" condizioni; se invece è cedevole e morbido o molliccio allora il fungo è di solito invaso dalle larve oppure troppo vecchio. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 52, Pag. 156: “Cresce in autunno, anche inoltrato, dopo abbondanti piogge, isolato o a gruppi di numerosi individui, disposti in circoli o file, tra l’erba o nei rovi, al limitare dei prati e nelle radure boschive di latifoglie. Di ottima qualità il cappello; il gambo, soprattutto negli esemplari più maturi, risulta stopposo e coriaceo e deve essere scartato. Molto apprezzato in tante zone d’Italia, in altre è praticamente sconosciuto. In realtà molti cercatori di funghi, a novembre, sospendono ogni attività di ricerca e, come suol dirsi, “appendono il cesto al chiodo” o comunque quasi nessuno in questo momento stagionale frequenta i prati e i pascoli. I pochi che continuano a cercare funghi nella stagione fredda, dedicano attenzione ai boschi planiziali, alle pinete di rimboschimento collinari, alle rive fluviali.” Giovani esemplari: In fila indiana, tra l'erba alta: A destra un "cimballo" in ottime condizioni (gastronomicamente parlando); a sinistra un esemplare di grandi dimensioni (cappello di 20 cm di diametro) con l'umboncino ormai molliccio e subito cedevole al tatto: quindi quasi sicuramente invaso dalle larve e perciò lasciato sul terreno a sporulare. Questi ottimi funghi sono fedeli alle zone di crescita (cimballaie), solitamente tenute segrete dai cercatori che le conoscono. Tuttavia, per mentenere in vita tali cimballaie è consigliabile non raccogliere esemplari vetusti (che possano quindi tranquillamente finire il proprio ciclo e sporulare completamente) né, ovviamente, raccogliere troppi esemplari giovanissimi.
  18. Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. = Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer Tipici e comuni funghi di lettiera: il loro micelio vive inserito tra le fibre di foglie o aghi o rametti marcescenti, da cui traggono nutrimento. Caratterizzati da una cuticola grassa e untuosa (che a toccarla ricorda la sensazione del contatto con il burro), igrofana e lucida; da un gambo bulboso o comunque ingrossato alla base che reca attaccati residui miceliari e resti di substrato. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 82, Pag. 189: “Priva di interesse alimentare, è una specie che ha una grande importanza per l’ambiente perché si nutre di sostanze organiche che sottrae alle foglie e agli aghi depositati sul terreno nei boschi. È uno “spazzino” naturale che contribuisce a tenere puliti i boschi liberandoli dai residui che si depositano al suolo su foglie e aghi. In questo modo mantiene costanti le condizioni ambientali per la vita degli alberi e del bosco con tutti i suoi abitanti.”
  19. Panellus stypticus (Bull.: Fr.) Karsten ; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Lignicolo annuale. A gruppi numerosi anche sovrapposti, su rami caduti preferibilmente di latifoglia. Caratteristico è il gambo rudimentale e rastremato verso il supporto. Cappello di colore dal bruno-ocraceo al beige, asciutto, poco zonato. Lamelle sui toni “cannella”, fitte, con molte lamellule e anastomosi sul fondo; si interrompono bruscamente all’annessione sul gambo. Carne dal sapore astringente (stiptico) amarognolo. Dopo una relativa lunga masticazione si avverte una sgradevole sensazione paragonabile al “mal di gola”. Prima situazione: esemplari intrisi di pioggia nati su una vecchia ceppaia di Cerro. In colonia con elementi talmente appressati e cespitosi che, da lontano, poteva far pensare anche ad altre specie. I caratteri morfocromatici e la sgradevole sensazione astringente (e da "mal di gola") alla masticazione fugano ogni dubbio. Seconda situazione: su corteccia, gregari ma non cespitosi
  20. Fuligo candida Pers.; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Un Myxomycetes dai colori biancastri, frequente nei periodi piovosi o quando vi è molta umidità nell’aria. Simile a Fuligo septica che ha colorazioni brillanti giallo-oro, o a Fuligo cinerea con colorazioni grigio-biancastre. Dal Forum AMINT: Introduzione alla Sistematica e Tassonomia: “I Myxomycetes (Mixomiceti) sono protozoi particolari che prendono normalmente la forma delle amebe. Alcuni di loro, ed in determinate circostanze, sviluppano corpi fruttiferi (sporangi) deputati alla disseminazione delle spore (mixospore), ed è per questo motivo che spesso in passato sono stati assimilati ai funghi. Alcuni sono piccolissimi altri presentano estensioni notevoli. Sia nella fase di "plasmodio" (unione di più cellule, che perdono la parete fondendosi in un'unica grande cellula plurinucleata) che negli sporangi il fenomeno va interpretato come aggregazione di cellule non formanti un organismo complesso od un tessuto (pseudotessuto). Rimane in questo modo fatta salva la definizione di organismi monocellulari. Si nutrono per "fagocitosi” (un processo che prevede l’ingestione da parte della cellula di particelle di grandi dimensioni, tali da essere visibili al microscopio).” Fotografato su prato, mentre stava “fagocitando” alcuni steli d’erba e un rametto.
  21. Coprinopsis insignis (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Ha cappello fibrilloso-peloso, con fibrille argentate che dal margine del cappello arrivano fino al disco. Il disco mostra una zona più scura e brunastra, apparentemente glabra e, di solito, ben differenziata e delimitata dal resto del cappello (uno dei suoi sinonimi è infatti Coprinus alopecia, come a sottolineare la caratteristica “calvizie” della zona discale). Il gambo è leggermente fioccoso/pruinoso su tutta la superficie. Predilige crescere in habitat xerofilo, in particolare su residui legnosi o nelle cavità di Quercia. A livello macroscopico può ricordare Coprinopsis atramentaria che ha gambo liscio (tutt’al più, negli esemplari giovani, un po’ pruinoso nella parte superiore) e presenta frequentemente una zona pseudoanulare formata da un ispessimento della corteccia nella zona basale, quella all’altezza del livello del terreno; il suo disco mostra colori più carichi del resto del cappello ma, solitamente, non in modo così netto come in C. insignis. A livello microscopico C. insignis ha spore verrucose mentre sono lisce in C. atramentaria. Nato, come accade frequentemente, al riparo di una ceppaia di Cerro:
  22. Clavariadelphus pistillaris (L.) Donk; Regione Toscana, Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Una delle cosiddette “Mazze d’Ercole” o “Pocciolo di vacca” a causa della sua morfologia: una sorta di clava allungata, con apice arrotondato, che può arrivare a 15 cm di altezza e oltre. L’imenoforo è distribuito nella parte alta della clava ed è poco differenziato dal resto. Gli sono simili (praticamente dei sosia!) altre specie congeneri, soprattutto Clavariadelphus flavoimmaturus e Clavariadelphus truncatus nel caso in cui quest’ultimo si presenti con l’apice della “clava” non troncato e pianeggiante bensì arrotondato. Di un certo aiuto per la determinazione (ma spesso non sufficiente) può essere l’assaggio della carne e l’osservazione dell’habitat. C. pistillaris, con habitat sotto latifoglia e preferenza (ma non esclusiva) per il Faggio, ha sapore della carne che può variare dal dolciastro al più o meno amarognolo; C. flavoimmaturus, con habitat preferenziale presso Leccio ma anche in boschi misti di latifoglie, ha carne dal sapore amaro; C. truncatus fruttifica presso boschi di aghifoglie e ha carne dal sapore dolce. Altra specie dalla morfologia simile è Clavariadelphus ligula (Schaeff.) Donk che tuttavia cresce sotto conifera e ha dimensioni molto più ridotte, arrivando appena a 7-8 cm di altezza. In bosco misto con prevalenza di Cerro. Carne decisamente dolce:
  23. Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Regione Toscana; Novembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. Amanita molto comune sia in boschi di latifoglie che di aghifoglie. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 126, Pag. 238: “Ubiquitario, in particolare su terreni acidi e sabbiosi, dall’estate fino ai primi freddi dell’inverno; molto comune. Riconoscibile abbastanza agevolmente per il suo bulbo basale molto grosso ed evidente, la volva circoncisa, le placche sul cappello e il tipico odore di patate crude.” Evidente la circoncisione della volva
  24. Sempre a proposito delle suole staccate... Uno dei ragazzi in mountan-bike che incontrammo e che ci aiutarono col nastro isolante a rimediare all'inconveniente di mia cognata, ci chiese quanto tempo era che mia cognata non calzava quelle scarpe. Perché, osservò, se non sono usate da molto tempo (un anno o più) e se non sono di buona qualità, allora si può seccare-indurire il collante e al momento di rimetterle ai piedi e in seguito a prolungato uso, soprattutto in stagione calda, può capitare quel distacco. Mia cognata erano due anni che non le usava più, ed era pieno giugno, con un caldo boia. Ale
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