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  1. Tephrocybe platypus (Kühner) M.M. Moser 1967 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Lyophyllaceae Sinonimi Lyophyllum platypum Kühner 1954 Etimologia Dal Greco platys = ampio, largo e pus = piede, riferito alla base del gambo. Cappello 5-20 (30) mm diametro, da convesso a appianato con largo umbone centrale, igrofano, di colore ocraceo con il centro più scuro con tempo umido, che sbiadisce con tempo secco, superficie glabra di aspetto lucente, ricoperto da fine pruina specialmente al disco, leggermente striato per trasparenza verso il margine in condizione di forte umidità. Lamelle Da adnate ad appena decorrenti per dentino, mediamente fitte, biancastre, immutabili, intercalate da lamellule, filo concolore. Gambo (15)-35-60 × 1,5-3,5 mm, cilindrico, spesso ricurvo o contorto verso la base, pieno, poi fistuloso, elastico, subconcolore al cappello nei giovani esemplari, brunastro a maturazione a partire dalla base, liscio o percorso da esili striature longitudinali, leggermente pruinoso all’apice e con base bambagiosa biancastra. Carne Esigua, fibrosa, un poco elastica, di colore bianco-grigiastra, a maturazione ocra-brunastra verso la parte esterna del gambo; odore leggermente farinoso, sapore mite, e un poco rancido. Habitat Fruttifica a gruppi nel tardo autunno su foglie morte di latifoglia, in particolare di Salix alba, Populus alba, Populus nigra, Prunus spp. e Corylus avellana. Microscopia Spore 5,05-7,20 × 3,10-3,87 µm ellittiche, ialine. Basidi 22-29 × 6-7 µm bi-tetrasporici, con contenuto granuloso siderofilo. Cheilocistidi e pleurocistidi assenti. Epicute a cutis con ife allungate e/o intrecciate, a volte anche diverticolate, settate, pigmento vacuolare e a alcune volte incrostate. Caulocute a ife parallele settate, alcune con ife diverticolate. GAF presenti in tutte le strutture. Commestibilità o Tossicità Non commestibile. Osservazioni. Piccolo fungo leucosporeo non di facile inquadramento sistematico, per la crescita particolare su foglie morte in via di decomposizione. Inizialmente, a livello macroscopico, proprio per il substrato di crescita a prima vista si era considerato Meottemyces dissimulans (Berk. & Broome) Vizzini, ma la mancanza di un anello o residui dello stesso escludeva sia il genere che la specie. L’indagine dei caratteri microscopici susseguenti evidenziava l’assenza di cistidi imeniali e dunque escludeva le specie dei generi Collybia e Gymnopus, così come le specie appartenenti al genere Clitocybe per la morfologia in generale e in particolare per il cappello non concavo, non ombelicato e/o imbutiforme. Analogamente venivano esclusi i generi Gerronema (funghi tipicamente a portamento omphaloide) e i generi Fayodia e Gamundia sempre per la presenza di cistidi imeniali. Il genere Baeospora veniva escluso per avere le spore destrinoidi e per l’assenza di giunti a fibbia. La morfologia sporale, i basidi siderofili, l’elasticità del basidioma e il sapore, se pur leggero, evocante la farina bagnata ci hanno poi indirizzato verso il genere Tephrocybe Donk e nello specifico a Tephrocybe platypus. Nelle osservazioni al microscopio ottico abbiamo osservato anche la presenza di ife diverticolate sia nella pileipellis che nella caulopellis, elementi mai descritti in letteratura. Specie simili Il genere Tephrocybe comprende specie dai caratteri macroscopici relativamente omogenei, la determinazione viene spesso affidata alla osservazione dei caratteri microscopici ed in particolare delle spore. Tra le specie simili troviamoTephrocybe baeosperma (Romagn.) M.M. Moser riconoscibile per il portamento molto più robusto, il cappello non umbonato e particolarmente igrofano, Lyophyllum minimisporum Consiglio & Contu si differenzia per i basidiomi molto più gracili, l’odore pressoché insignificante e per avere il cappello striato a partire dal centro.Tephrocybe scobis (Métrod ex Contu) P.A. Moreau & Courtec. si differenzia per le lamelle decisamente decorrenti sul gambo e per il gambo molto più scuro del cappello, nerastro alla base, pruinoso e striato longitudinalmente, inoltre preferisce fruttificare su segatura o residui legnosi. Bibliografia BON, M., 1999. Les Collybio-Marasmïoïdes et ressemblants. Flore Mycologique d’Europe. Vol. 5. Lille: BREITENBACH, J. & KRÄNZLIN, F., 1991. Champignons de Suisse. Boletes et Agarics. Vol. 3. Lucerna: Ed. Verlag Mykologia. CONSIGLIO, G. & CONTU, M., 2002. Il Genere Lyophyllum P. Karst emend. Küner, in Italia. Rivista di Micologia, Anno XLV, 2: 99-181. Ed. AMB. MOSER, M., 2000. Guida alla determinazione dei funghi. Polyporales, Boletales, Agaricales, Russulales. Vol. 1. Ed. Saturnia. ORTON P.D., 1984. Keys the Genus Tephrocybe Donk in Britain. Bull. BMS 18 (2) Scheda di proprietà AMINT realizzata da Massimo Biraghi e Angelo Mariani. Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Tephrocybe platypus (Kuhner) M.M. Moser; Regione Lombardia, Rivolta d'Adda; Gennaio 2016. Foto in habitat di Massimo Biraghi; Microscopia di Angelo Mariani. Foto di Angelo Mariani. Base del gambo. Spore 5,05-7,20 × 3,10-3,87 µm ellittiche, ialine. Osservazione in acqua. Osservazione in Rosso Congo. Osservazione in Melzer. Filo lamellare in Rosso Congo. Foto di Massimo Biraghi. Basidi 22-29 × 6-7 µm bi-tetrasporici, con contenuto granuloso siderofilo. Osservazione in Carminio Acetico. Osservazione in Rosso Congo. Epicute a cutis con ife allungate e/o intrecciate, a volte anche diverticolate, settate, pigmento vacuolare e alcune incrostate. Osservazione in acqua. Osservazione in Rosso Congo. Caulocute a ife parallele settate, alcune con ife diverticolate. Osservazione in Rosso Congo. Trama lamellare in Rosso Congo. GAF presenti in tutte le strutture.
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