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porcinik

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  1. Ciao, trattasi di HIgrophorus speciosus, tipico simbionte del Larice. La tipica papilla arancione al centro del pileo, e le tonalità più aranciate lo distinguono dal relativamente simile HIgrophorus lucorum. Massimo
  2. Ma, potremmo essere anche in presenza di una Emimycena, vedo la particolare forma delle rade lamelle che non arrivano a raggiungere il margine del pileo. Io mi accontenterei di chiamarla Emimycena sp, per andare oltre e magari chiamarla E. lactea ci vuole la microscopia. Ciao, Massimo
  3. Ciao Max, ecco il parere di Marco, molto più ferrato di me sul genere che ti giro passo passo Come sai è un gruppo piuttosto complesso, però analizzando il tutto si riesce quanto meno a eliminare la gran parte delle specie di questo gruppo e restringere il campo... A mio avviso le due specie su cui si deve ragionare sono proprio L. pterosporus e L. azonites. Su quanto ho potuto osservare in alcuni nostri ritrovamenti L.pterosporus è ben caratterizzato da una marcata grinzosità sul pileo, da colorazioni abbastanza uniformi, dalle lamelle ocracee a maturità e piuttosto fitte... Lactarius azonites, è come sai, la specie più frequente del gruppo nei nostri boschetti. Personalmente lo reputo un taxon abbastanza subdolo, perchè si presenta spesso con alcune variabili che a prima vista fanno pensare ad altro ( ad esempio lamelle spaziate). Ovviamente parlo di esemplari che non rispecchiano del tutto il "tipo" ( ma chi siamo noi per dire che quello è il tipo?! ) Comunque, guardando anche le spore che hai postato, mi pare di vedere più una reticolazione incompleta piuttosto che una sorta di zebratura con creste alate e avvolgenti. Hai misurato l'altezza delle creste? Lactarius pterosporus è quello che, escluso L.romagnesi, le ha più lunghe ( fino e oltre i 2,5 micron!) Secondo il mio modesto parere, il tuo ritrovamento rientra nella variabilità di Lactarius azonites Ciauu Max.
  4. Anche le spore, sotto il punto di vista delle ornamentazioni sono abbastanza diverse, in quanto in Lactarius fulvissimus sono sì crestate, ma tendono a formare una sorta di reticolazione incompleta, cosa che non avviene con la specie viciniora. I Macroscistidi non sono molto numerosi e hanno per lo più una forma affusolata; I Cheilocistidi misurano fino a 50 μm.
  5. Eventuali dubbi macroscopici possono essere fugati con l’ausilio della microscopia. In particolare la pileipellis a ixotricoderma pare piuttosto illuminante per distinguere L.fulvissimus da L.brittanicus.
  6. In bosco misto di Quercus sp. e Ostrya carpinifolia Lactarius fulvissimus Romagnesi Determinare macroscopicamente questo taxon non è sempre facile in quanto appartiene a un gruppo abbastanza complesso formato da specie affini per portamento, colorazioni e caratteristiche organolettiche. Ad ogni modo Lactarius fulvissimus si caratterizza per i cromatismi accesi, esuberanti negli esemplari giovani ma un po’ più spenti con l’età, in quanto a partire dal margine pileico i pigmenti iniziano un po’ a sbiadire. La cuticola appare quasi laccata in gioventù mentre tende a screpolarsi un po’, soprattutto verso il margine man mano che il carpoforo matura. Il latice vira leggermente al crema pallido se isolato su carta. Un carattere utile per distinguerlo dal simile L.brittanicus è il colore delle lamelle dei giovani esemplari che appare più pallido rispetto a quelle dell’ultima specie.
  7. Tricholomopsis decora (Fr.: Fr.) Sing. Inconfondibile per la crescita su ceppaie marcescenti di conifera, per icromatismi dorati e le squamette nerastre.
  8. In prossimità di Betula pubescens Lactarius glyciosmus (Fries: Fries) Fries Inconfondibili grazie al loro odore e alle loro caratteristiche morfocromatiche.
  9. Le spore misurate spaziano da 6-9 x 4-6 μm. Quelle osservate in posizione laterale si mostrano di forma variabile da ellissoidale a ovoide. In visione frontale le spore appaiono per lo più piriformi e ovoidi e presentano una strozzatura abbastanza evidente. I basidi sono di forma clavata e sono per lo più quadrisporici anche se, in numero minore, sono presenti basidi bisporici e addirittura, anche se ancora più rari, quelli monosporici.
  10. Prelevando campioni provenienti dal centro del cappello, dove macroscopicamente sono più evidenti le squamette concolori, si evidenzia all'anilisi microscopica una struttura a "tricoderma". Presenti i giunti a fibbia.
  11. Analizzando campioni di tessuto prelevato sul margine del pileo, si evidenzia una pileipellis di tipo "cutis".
  12. In una radura erbosa, al limitare di una strada sterrata. Hygrocybe miniata (Fr.: Fr.) P. Kumm Piccola specie caratterizzata dalle colorazioni abbastanza accese, sui toni dell'arancione, dalle lamelle adnate o per lo più decorrenti per un dentino, e dalle squmette concolori e non nerastre presenti sul cappello.
  13. Spore 7,5- 9,5 x 6-7,5 μm, largamente ellisoidali, caratterizzate da creste alte fino a 1 μm e sottili connettivi che formano una reticolazione anche con maglie chiuse. Sono presenti comunque verruche isolate.
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