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  1. Amanita ovoidea (Bull. : Fr.) Link 1833 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Amanitaceae Genere Amanita Sottogenere Amidella Nome italiano Farinaccio. Sinonimi Agaricus ovoideus Bull. : Fr. 1788 Amidella ovoidea (Bull. : Fr.) E.-J. Gilbert 1940 Etimologia L'epiteto Amanita deriva dal greco Ἀμανὶτης [Amanitos] = fungo del monte Amano, da Ἄμανος [Amanos] = Amano, catena di monti tra la Cilicia e la Siria, nella Turchia asiatica, dove questa specie sembra fosse abbondante in antichità. L'epiteto ovoidea deriva dal latino ovoideus = ovale, simile ad un uovo e dal greco eìdos = somiglianza Cappello Dimensioni 10-20 cm, massiccio e carnoso, prima emisferico poi convesso, a maturità piano-depresso, in esemplari vetusti può presentarsi anche revoluto. Orlo spesso, unito e liscio, mai striato, debordante; sovente appendicolato da residui cremosi del velo imeniale. Di aspetto bianco-avorio, sericeo con lucentezza perlacea, glabro e solitamente sgombro da residui del velo primario. Lamelle Libere o appena inserite sullo stipite con un dentino, fitte e sottili, bianco crema, a maturità presentano delle sfumature o riflessi crema-rosati negli spazi interlamellari. Filo minutamente fioccoso, presenza di numerose lamellule tronche. Gambo 8-20 × 1,5-4 cm; robusto ma slanciato, cilindrico e progressivamente dilatato verso il basso, talvolta svasato verso l'apice; con bulbo ovoide più o meno radicante. Pieno, sodo e carnoso, bianco con superficie percorsa da fini fiocchi cremosi e detersili, concolori. Anello fragile, collocato molto in alto, preferibilmente il distacco avviene nella zona immediatamente vicina al gambo, cosa peraltro unica nel genere Amanita, tanto che i residui sono più facilmente riscontrabili sul bordo del pileo anziché nell'intorno del gambo stesso. Molto fugace, fragile e senza consistenza, si dissolve infatti in tanti piccoli fiocchi soffici e cremosi, burrosi, molto simili come consistenza alla panna montata. Volva La volva è membranacea, spessa, persistente ed inguainante nella parte basale. Il colore della stessa è interamente bianca, o con piccolissime granulazioni ocracee, questa colorazione rimane costante anche in esemplari molto maturi o vetusti, tale carattere è particolarmente importante in quanto ci aiuta a distinguerla dalla Amanita proxima Dumée, molto simile, che però presenta una volva ocracea. Questa colorazione ocracea è già presente nei primordi, non è quindi attribuibile a fattori ambientali, rientrando a pieno titolo, per la costanza, tra i caratteri morfologici distintivi tra le due specie. Carne Soda, assai abbondante, bianca ed immutabile, compatta nel gambo, un po' ovattata nel cappello. Sapore dolciastro e gradevole al primo assaggio. Odore tipico, ma molto soggettivo come interpretazione; alcuni autori lo definiscono di urina di cavallo, altri come dolciastro forte al primo impatto ma poi disgustoso, lo scrivente ama definirlo come un odore di chiuso, di cantina poco ventilata, lo stesso odore che si percepisce aprendo un cassetto di un mobile antico. Molto forte e persistente. Habitat È ritenuta specie termofila, ma non sono impossibili, anche se rari, ritrovamenti in habitat collinari e subalpini. Predilige essenze quali Pinus e Quercus, ambienti tipici della macchia mediterranea e dei boschi litoranei, su terreni sabbiosi e calcarei. Stagione di crescita dal primo autunno fino ad inverno inoltrato. Microscopia Spore bianche, amiloidi, ellisso-ovoidali o brevemente cilindriche. Dimensioni 9,5-11 × 6,5-7,5 µm, Q= 1,3-1,4. Velo generale formato essenzialmente da ife filamentose e poco ramificate Commestibilità e tossicità Responsabile di Sindrome norleucinica o nefrotossica o smithiana (sindrome minore - vedi la nostra pagina di micotossicologia). Le tossine responsabili di tale sindrome presenti in questa specie, devono ancora essere isolate con certezza, comunque conosciamo direttamente situazioni di avvelenamenti ben documentati dovuti all'incauto consumo di questo fungo, si tratta di episodi attribuibili al quadro micotossicologico citato. Inoltre, occorre prestare la massima attenzione nel riconoscimento onde non confonderla con la sua consimile Amanita proxima, che è notoriamente tossica e, con la quale condivide sia gli habitat che la stagione di crescita. Trattandosi poi di una Amanita bianca, anche se alcuni caratteri morfologici risultano inconfondibili, c'è il rischio di confusione, specialmente per i non esperti, con Amanita verna (Bull. : Fr.) Lam., Amanita virosa Bertill., Amanita phalloides var. alba Costantin & L.M. Dufour, Amanita porrinensis Freire & Castro, tutte velenose mortali. Dopo la trattazione di quanto sopra ci sembra doveroso ribadire, con cognizione di causa, l'opportunità di astenersi tassativamente dal considerare questa specie per scopi alimentari. Specie simili Non ci sono varietà ascritte alla specie tipo. Come già citato le somiglianze sono con Amanita proxima Dumée che si distingue facilmente sia dal colore della volva, che si presenta sempre ocracea anche in fase di primordio, sia dalla consistenza dell'anello che in quest'ultima si presenta meno fugace, più persistente e nella posizione normale, cioè rimane attaccato al gambo. Altra Amanita somigliante può essere Amanita strobiliformis (Paulet ex Vittad.) Bertill., comunque commestibile, ma riconoscibile per le tipiche verruche pileiche residuali della volva friabile e fioccosa. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Gianni Pilato - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Marche; Ottobre 2003; Foto di Pietro Curti.
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