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Gruppo Botanico AMINT

Euphorbia dendroides L.

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Euphorbia dendroides L.

 

Sinonimi

Tithymalus dendroides Hill

Esula dendroides Haw.

Euphorbion dendroideum St.-Lag.

Euphorbia divaricata Jacq.

Euphorbia laeta Ait.

Tithymalus laetus Haw.

 

Tassonomia

Regno: Plantae

Divisione: Magnoliophyta

Classe: Magnoliopsida

Ordine: Euphorbiales

Famiglia: Euphorbiaceae

 

Nome italiano

Euforbia arborescente, Euforbia arborea.

 

Etimologia

Il nome del genere in onore a Euphorbius, medico del Re Juba II di Mauritania nel I secolo a. C. e fratello di Antonius Musa, medico presso l'Imperatore Cesare Ottaviano Augusto; questa attribuzione fu data per il fatto che Euphorbius fu il primo ad utilizzare le piante del genere Euphorbia in campo medico.

Il nome specifico dal greco δένδρον (dendron) = albero, col suffisso latino -oides che ha il significato di "somigliante a", quindi dendroides = "che ha le fattezze di un albero", con ovvio riferimento al portamento della pianta.

 

Descrizione

Pianta monoica, caducifolia, a portamento cespuglioso, alta fino a 2-3 m, o poco più, lattiginosa, con chioma spesso arrotondata, densamente ramificata, ma lassamente fogliosa. Fusti semilegnosi con corteccia grigio-brunastra, variamente scabra; ramificazione prevalentemente dicotoma, con rami giovanili bruno-rossastri; nuovi getti erbaceo-lattiginosi, glabri, verdastri-chiari in alto, fortemente arrossati verso la base; rami di più di un anno con evidenti cicatrici fogliari. La ripresa vegetativa avviene all'inizio dell'autunno, in corrispondenza delle prime piogge, con fioritura che avviene nel tardo inverno; con l'inizio della stagione secca le foglie si arrossano fino a cadere; il riposo vegetativo lo si ha dunque durante l'estate, essendo questa, nelle regioni temperate mediterranee, la stagione più avversa.

 

Foglie

Le foglie, portate solo sui nuovi getti e su questi sparsamente disposte, sono sessili; lamina intera, lineare-lanceolata (o lineare-oblanceolata), lunga fino a 8 cm, con apice ottuso, arrotondato, spesso brevemente mucronato; pagina inferiore leggermente più chiara della superiore.

 

Fiori

In ciazi portati da ombrelle apicali a 4-8 (di rado anche 10-15) raggi, generalmente biforcati (in alternativa doppiamente biforcati); brattee alla base dell'ombrella in verticillo, in genere di 5 elementi simili alle altre foglie, ma di norma meno allungate, e quindi a lamina ovata o ellittico-lanceolata, da concolori alle foglie a verde-giallastre; brattee alla base di ciascuna biforcazione 2, libere, opposte, a lamina da largamente ovata a subrotonda, verde-giallastre. Ciazio sessile, glabro (rarissimamente peloso) con brattee alla base dell'involucro simili, per forma e colore, a quelle alla base delle biforcazioni, ma più piccole, quasi sempre mucronate; nettarii subrotondi, da irregolarmente lobati a brevemente bicornuti, concolori alle brattee alla base dell'involucro, a maturità di un giallo più carico.

 

Frutti

Il frutto è uno schizocarpo (tricocco) subgloboso e fortemente 3-lobato, formato da 3 capsule monosperme (cocchi) all'incirca trigone e lunghe 4-6 mm; semi da lisci a debolmente e variamente scabri, di colore grigio (con varie tonalità), appiattiti lateralmente, lunghi 2,5-3,5 mm, con caruncola subapicale (la caruncola è una piccola escrescenza carnosa di cui si nutrono le formiche, in tal modo viene assicurata la dispersione dei semi da parte di questi imenotteri).

 

Periodo di fioritura

Fiorisce da settembre a maggio.

 

Territorio di crescita

Specie circummediterranea, ad eccezione delle coste della Spagna continentale (dove è segnalata solo qualche rara stazione - ben diffusa invece nelle Baleari, eccetto Ibiza) e Marocco. In Italia si trova, sporadica, lungo i litorali tirrenici e ionici, delle Marche e della Puglia, molto diffusa nelle isole, dove è presente anche nell'entroterra.

 

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Habitat

Luoghi aridi e soleggiati, preferibilmente su costoni rocciosi; può formare, da sola, o in associazione ad altre specie arbustive termofile, estesi popolamenti, dal livello del mare a circa 700 m di quota.

 

Somiglianze e varietà

Si tratta dell'unica specie del genere Euphorbia a portamento arbustivo presente nel bacino del Mediterraneo, quindi facilmente distinguibile dalle altre congeneri. Esistono altre 9 specie di Euphorbia che hanno questo medesimo portamento e sono tutte endemiche delle Isole della Macaronesia; questo fa supporre che anche E. dendroides abbia avuto origine in questi arcipelaghi.

 

Specie protetta

Non ci sono note di protezione, anzi a volte è considerata infestante, ma è inserita in parecchi siti di salvaguardia della biodiversità.

 

Costituenti chimici

Nei semi tocoferolo, acidi grassi (in particolare acido linoleico), steroli. Saponine, euforbone, cera vegetale (cera candelilla), di- e tri-terpeni, resine.

 

Uso Alimentare

Tutta la pianta è tossica.

 

Uso Cosmetologico

Non si conoscono usi cosmetici per questa specie, che contiene un latice irritante. Sulle mucose, soprattutto quelle degli occhi, minuscole gocce possono provocare irritazioni dolorose e persistenti; talvolta l'irritazione si può verificare per semplice nebulizzazione nell'aria del latice stesso, ad esempio, quando si taglia la pianta.

 

Uso Farmacologico

La specie è oggetto di ricerca per l’attività antiossidante del tocoferolo, in essa presente.

Uno studio del 2003 dell’Università di Napoli “Federico Secondo”, tutt’ora in corso, ha dimostrato che Euphorbia dendroides contiene componenti che sono agenti coadiuvanti nella terapia antitumorale.

 

Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.

 

Medicina alternativa e Curiosità

L' Euphorbia dendroides L. è un "relitto terziario" che probabilmente, in un clima di tipo tropicale, era diffuso in un'area ben più vasta di quella che occupa oggi, e che sparì da molte zone con le glaciazioni dell'Era Quaternaria o Neozoica.

Il latice secreto dalla pianta è tanto urticante che può venire utilizzato, al pari del latice del Ficus carica, per bruciare i porri e le verruche.

I semi e la polvere delle radici hanno proprietà purgative ed emetico-catartiche. Per uso esterno sono rubefacienti (provocano arrossamento della pelle), revulsive ed urticanti, proprietà che un tempo venivano utilizzate per curare i dolori reumatici.

Nella medicina popolare di un lontano passato pare che il latice, molto diluito, venisse usato, per via interna, come energico purgante e, a diluizioni ancora maggiori, come emetico.

Per le caratteristiche del lattice, l'Euphorbia dendroides è annoverata tra le piante ittiotossiche.

 

Note

Un tempo questa specie veniva utilizzata per la pesca di frodo d'acqua dolce.

L'euforbia era anche impiegata per la depurazione di vasche ed abbeveratoi dalle sanguisughe e dagli insetti acquatici infestanti. Successivamente al trattamento, per un certo periodo, l'acqua non poteva venire utilizzata per abbeverare gli animali, dato che questi la rifiutavano.

 

Nella lingua greca euforbia significa “buon nutrimento”.

Si ha notizia che certi popoli orientali la usassero contro il morso dei serpenti.

Da molte popolazioni africane, il latice era considerato una specie di siero della verità: inoculato nelle pupille dei presunti colpevoli, se questi fossero rimasti anche temporaneamente accecati, come accadeva puntualmente, i malcapitati venivano considerati responsabili dei delitti ad essi attribuiti.

Nel linguaggio dei fiori il genere Euphorbia simboleggia l'inquietudine.

 

In caso di incendi la parte aerea delle piante viene completamente distrutta, a causa dell'alta combustibilità del legno. Dopo il passaggio del fuoco, tuttavia, Euphorbia dendroides tende ad espandersi notevolmente grazie sia alla ricostituzione della chioma, preferibilmente di individui giovani, sia alla propagazione per seme. Il fuoco dunque sembra favorire la propagazione di questa specie, tanto che un lungo periodo senza incendi può ridurne la presenza nella vegetazione di un territorio, in quanto le giovani piante hanno notevoli difficoltà di sopravvivenza con la progressiva chiusura delle chiome della vegetazione circostante.

 

Note di folclore ligure:

A Borgio Verezzi c'è una strada che si inerpica fino alla Caprazoppa, per inserirsi in quel di Finale Ligure. Lì c'è una località chiamata “Maravu”, dove l' Euforbia cresce abbondante. Il tratto di strada venne ampliato nel periodo della dominazione napoleonica, venendo a far parte della cornice che andava da Nizza a Genova. Quella via, dal medioevo a metà dell'800, era percorsa da numerosi viaggiatori che spesso avevano con sé tutti i propri averi e che, durante la lenta e ripida salita sui carri, erano facile preda dei briganti. Si racconta che questi, invece di assalire i viandanti con le armi, usassero mettere nelle “ghirbe”(vesciche di pelle) il succo dei rami dell'euforbia: appena la carovana subiva un rallentamento, lo spruzzavano negli occhi dei malcapitati, che fuggivano in preda al dolore, spesso facendo precipitare carrozze e passeggeri nei dirupi, cosicché i briganti potevano sottrarre a vivi e morti i loro averi. Difatti l'Euforbia nel savonese è chiamata “Marâvu” o “Dená” oppure “Töscigu” = veleno, pianta da evitare.

 

Scheda di proprietà AMINT realizzata da Marika, G.B. Pau e Annamaria Bononcini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica

 

Link utili

 

Indici temi Botanici - Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT

 

Euphorbia dendroides L. Regione Liguria, 70 m s.l.m., Marzo 2007, foto di Marika

 

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