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Albizia julibrissin Durazz. = Albizzia julibrissin Durazz.


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Albizia julibrissin Durazz.

= Albizzia julibrissin Durazz.

 

Sinonimi

Albizzia julibrissin Durazz. (orth. var.)

Albizia nemu (Willd.) Benth.

Albizia isembergiana Benth.

Feuilleea julibrissin (Durazz.) Kuntze

Acacia nemu Willd.

Sericandra julibrissin (Durazz.) Raf.

Acacia julibrissin (Durazz.) Willd.

Mimosa julibrissin (Durazz.) Scop.

Mimosa speciosa Thunb.

 

Tassonomia

Regno: Plantae

Divisione: Magnoliophyta

Classe: Magnoliopsida

Ordine: Fabales

Famiglia: Fabaceae (Leguminosae - Mimosaceae)

 

Nome italiano

Albizzia, Acacia di Costantinopoli, Acacia rosa, Gaggia arborea, Gaggia di Costantinopoli, Falsa acacia.

 

Etimologia

Il termine di genere Albizia fu coniato dal medico fiorentino Antonio Durazzini in onore al Cav. Filippo degli Albizzi, un nobile, anch'esso fiorentino, che, nel 1749, importò i primi esemplari di A. julibrissin in Italia da Costantinopoli, seminandola nei suoi terreni di Monfalcone e regalandone i semi anche agli amici; questa bella pianta a Costantinopoli veniva chiamata گل ابریشم = Gul-i-Abrisham (= fiocco, fiore di seta); tale nome, italianizzato in julibrissin, venne attribuito, sempre dal Durazzini, quale epiteto specifico [Durazz., Mag. Bot., 3 (4): 11-13 (1772)].

 

Descrizione

Arbusto o piccolo albero, che raramente raggiunge l'altezza di 10 metri; fusto eretto, con corteccia liscia, glabra e di colore grigio-verdastro nei giovani esemplari, ma tendente a solcarsi e ad assumere toni grigio-brunastri con l'età; ramificazione irregolare, con rami che tendono a disporsi parallelamente al terreno, e che quindi conferiscono alla chioma un aspetto espanso, a mo' di grossolano ombrello; poco longevo, raramente supera i 50 anni di età.

 

Foglie

Decidue, alterne, biparipennate, lunghe fino a 40 cm, con picciolo di 3-5 cm; lamina ellittica con 7-10 paia di elementi, ciascuno con 30-50 foglioline sessili, largamente falcate-asimmetriche, lunghe 4-14 mm, mucronate all'apice, di colore verde intenso.

 

Fiori

Ermafroditi, riuniti in capolini da subglobosi a ± emisferici, a loro volta raggruppati in corimbi apicali; perianzio di dimensioni ridotte, con calice gamopetalo, con 5-6 dentelli, lungo circa 2 mm, pubescente, e corolla infundibuliforme, con 5 lacinie lanceolate sub-erette; androceo formato da 10 (o poco più) stami monoadelfi, a formare un tubo in cui è inserito lo stilo, con porzione libera capillare, lunga circa 3 cm, biancastra o bianco-giallastra nella metà basale, arrossata in quella apicale; ovario supero formato da un solo carpello 1-loculare plurispermo, minutissimo, angustamente ellissoidale, stilo biancastro capillare, della stessa lunghezza degli stami, con stigma subcapitato ridottissimo. Gli stami molto più lunghi rispetto alla corolla conferiscono ad ogni singolo fiore l'aspetto di un ciuffo, di modo che ogni capolino abbia la parvenza di un ponpon peloso, in tal maniera i medesmi stami assumono, oltre che funzioni riproduttive, anche funzioni vessillari.

 

Frutti

Legume indeiscente lungo 10-15 cm, oblungo, appiattito (con semi in rilievo) e con apice acuminato; peduncolo di 2-3 cm; semi in numero variabile, bruni, ovali-appiattiti (ricordano, per forma, quelli dell'anguria); i baccelli rinsecchiti persistono sulla pianta fino alla primavera successiva.

 

Periodo di fioritura

Fiorisce nei mesi di Giugno - Luglio - Agosto; nelle stagioni particolarmente calde l'antesi si può ripetere in autunno, presentando contemporaneamente i frutti del ciclo precedente ed i nuovi fiori.

 

Territorio di crescita

Specie dei paesi della fascia tropicale asiatica ed africana; spontanea anche in Persia e in tutto il Medio Oriente.

In Italia è specie alloctona che, sfuggita alle coltivazioni, si è naturalizzata in Veneto, Friuli V.G., Emilia Romagna, Toscana, Umbria, dubbia in Abruzzo, Sicilia, Sardegna, ma è comunque presente nei viali e parchi di tutte le Regioni, inserita a fini ornamentali.

 

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Habitat

La si può trovare dal livello del mare fino a 800 m di quota, con preferenza negli incolti, in terreni inselvatichiti, radure al margine dei boschi, lungo i corsi d'acqua; non teme il freddo, ma soffre il vento, che può danneggiare i suoi fragili rami; sta diventando comune come specie ornamentale, impiantata nei giardini, viali e piazze.

 

Somiglianze e varietà

Inconfondibile nel periodo di fioritura; nelle altre stagioni potrebbe essere grossolanamente scambiata con Acacia dealbata (la comune mimosa) che possiede foglie più piccole (10÷12 cm); anche le foglioline (max 7 mm) sono di dimensioni minori, come pure i gialli capolini.

Acacia Karoo Haine, simile a A. dealbata, ma portante lunghe spine.

 

Specie protetta

Specie neofita e soggetta ad essere monitorizzata dalle competenti autorità, in Italia non ha ancora raggiunto uno sviluppo invasivo-infestante.

 

Costituenti chimici

I principali sono: nella corteccia flavonoidi (apigenina, luteolina), calcio, rame, ferro, magnesio, manganese, potassio, sodio, glucosidi, saponine. Nella pianta acido acacico. Nei semi grassi, proteine, cisteina.

 

Uso Alimentare

Foglie e fiori sono commestibili, cotti e consumati come contorno di verdure. Dalle foglie essiccate si ottiene un succedaneo del tea.

 

Uso Cosmetologico

Non si conoscono usi cosmetici per questa specie.

 

Uso Farmacologico

Il Tetrahydroxyflavone (luteolina) esercita attività antiossidante, antiradicalica, antinfiammatoria, promuove il metabolismo dei carboidrati ed è un modulatore del sistema immunitario. Attualmente questa sostanza viene presa in considerazione, nel campo della ricerca fitofarmacologica, per il possibile ruolo nella prevenzione dei tumori e per l'azione simil-ansiolitica a livello del Sistema Nervoso Centrale.

 

Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.

 

Medicina alternativa e Curiosità

In erboristeria i fiori essiccati sono considerati carminativi, digestivi, sedativi e tonici. Per uso interno vengono utilizzati nel trattamento di insonnia, irritabilità e problemi di memoria. La corteccia dei rami, raccolta in primavera e fatta essiccare, è considerata analgesica, antielmintica, carminativa, diuretica, ossitocica, sedativa, stimolante, tonica, vermifuga e vulneraria; per uso topico, viene applicata su ferite, scottature e foruncoli.

Nella Medicina Tradizionale Cinese la corteccia è utilizzata per curare palpitazioni, ansia, insonnia, artralgie croniche, ascessi e foruncoli.

 

Note

Il legno poroso e facilmente deteriorabile non si presta a sfruttamento commerciale; qualche utilizzo avviene in ebanisteria.

 

Scheda di proprietà AMINT realizzata da Giovanni Baruffa, Annamaria Bononcini, Renato M. Fondi, G.B. Pau - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica

 

Link utili

 

Indici temi Botanici - Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT

 

Albizia julibrissin Durazz. - Regione Lombardia, Hinterland Est Milano, 110 m. s. l. m., Maggio 2008 - Foto di Giovanni Baruffa.

 

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