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2017.07 - Toscana - Tutor Alessandro


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Buoni ritrovamenti  :)

:bye:  Alessandro

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Indice della Toscana, mese di Luglio 2017, totale n° 18 specie. 

Amanita excelsa (Fr. : Fr.) Bertill. Post # 8
Amanita pantherina var. abietum (E.-J. Gilbert) Neville & Poumarat; Post # 9
Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray;  Post # 13
Boletus reticulatus Schaeff. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.Post # 16
Butyriboletus appendiculatus (Schaeff.) D. Arora & J.L. Frank  =  Boletus appendiculatus Schaeffer; Post # 19
Butyriboletus regius (Krombh.) D. Arona & J.L. Frank = Boletus regius Krombh.; Post # 15
Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini = Boletus calopus Pers. : Fr.Post # 17
Gyroporus cyanescens (Bull. : Fr.) Quélet;  Post # 18
Hydnum rufescens Pers.; Post # 2
Hymenopellis radicata (Relhan : Fr.) R.H. Petersen = Xerula radicata (Relhan) Dörfelt;  Post # 10
Lactarius piperatus (Linnaeus : Fries) Persoon; Post # 3
Leccinum crocipodium (Letellier) WatlingPost # 21
Neoboletus luridiformis (Rostk.) Gelardi, Simonini & Vizzini = Boletus erythropus Persoon ss. Fries;Post # 14
Phallus impudicus L. : Pers.;  Post # 4 – 6
Polyporus varius (Pers. : Fr.) Fr.;  Post # 12
Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Post # 7; 11; 22
Russula olivacea (Schaeff.) Persoon; Post # 23
Tapinella atrotomentosa (Batsch : Fr.) Šutara = Paxillus atrotomentosus (Batsch : Fr.) Fr.;  Post # 20

 

Non determinati: 

Russula sp. (con malformazione simile ad un anello); Post. # 24

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  • 2 weeks later...

 

Hydnum rufescens Pers.; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Hydnum di facile identificazione grazie ad alcune caratteristiche: la taglia mediamente piccola (con cappello al massimo di 6-7 cm di diametro), i colori del cappello relativamente vivaci (dal giallo-ocra all’arancio-fulvo più o meno carico), imenoforo con aculei non decorrenti sul gambo, carne leggermente amarognola. Raramente si presenta con esemplari concresciuti. Simile ma di taglia ben maggiore è il più noto “steccherino dorato” H. repandum caratterizzato dal colore pileico pallido (dal giallastro-beige al rosa-carnicino, raramente arancio chiaro), dal crescere sovente concresciuto con numerosi altri esemplari, dagli aculei nettamente decorrenti sul gambo, dalla carne dolce o leggermente amarognola negli esemplari vetusti, dall’odore fruttato gradevole; la confusione con H. albidum è scongiurata per il suo colore bianco candido nei giovani esemplari (giallastro a maturità o per contusione) e per i suoi aculei leggermente decorrenti.

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Faggeta dell'Appennino Tosco-Romagnolo; sui 1200 m; esemplare risecchito dal gran caldo e dalla stagione che dire siccitosa è fargli un complimento...

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Lactarius piperatus (Linnaeus : Fries) Persoon; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Fungo tossico dal sapore molto acre; latice bianco, lattiginoso, acre e bruciante, immutabile se isolato, con leggere sfumature giallastre se essiccato sulle lamelle; lamelle molto fitte e strette. Colori biancastri su tutta la superficie, con sfumature rugginose sul cappello in vecchiaia; cappello asciutto che a maturità tende a diventare imbutiforme; gambo di solito attenuato alla base. Ubiquitario e molto comune in estate-autunno, sotto latifoglie e aghifoglie. 
Gli è simile Lactarius glaucescens (più raro) che ha latice bianco ma virante al bluastro-verdastro se essiccato sulle lamelle. Gli altri “classici” lattari bianchi (L. vellereus e L. bertilloni) sono di taglia maggiore e hanno lamelle spaziate e spesse.
In Italia tale fungo (o qualche specie molto affine) fu descritto per la prima volta da Giovan Battista Della Porta (1540-1615) filosofo, scienziato, alchimista e commediografo del Rinascimento italiano; nel libro X della sua opera del 1592 Villae libri XII, in cui descrive accuratamente molti esemplari fungini, troviamo scritto: “Vi è un fungo chiamato Piperitis, perché pizzica la lingua a chi ne mangia e fa bruciare le fauci come fosse pepe; anch’esso nasce d’autunno, è di colore bianco e viene chiamato dal volgo Peperella”.
In tale Peperella, micologi moderni vedono appunto il L. piperatus; probabilmente nel ‘500 era un fungo apprezzato come condimento in quanto sostitutivo del pepe, spezia che veniva importata dall’Oriente a carissimo prezzo; l’uso commestibile non si è peraltro esaurito col passare dei secoli.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 167, Pag. 284: “Specie velenosa, responsabile di sindrome gastroenterica incostante. Chiamato volgarmente Peveraccio, è ancor oggi praticata l’usanza di ridurlo in polvere dopo averlo essiccato al sole, e utilizzarlo come surrogato del pepe per speziare carni e pietanze, usanza che ovviamente deploriamo. Altre dicerie popolari vogliono che la sua comparsa nei boschi preceda di qualche giorno la crescita dei primi porcini estivi (Boletus reticulatus).”

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Faggeta dell'Appennino Tosco-Romagnolo; sui 1200 m; esemplari quasi essiccati sul posto; anche il latice era scarsissimo...

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Phallus impudicus  L. : Pers.; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal TUTTO FUNGHI pag. 349: “Allo stadio adulto è pressoché inconfondibile per forma e odore. Allo stadio di uovo può essere grossolanamente confuso con qualche giovane Amanita. La consistenza gommosa e la sezione fugano subito ogni dubbio.
L’odore sgradevole attira mosche e altri insetti che, nutrendosene, diventano inconsapevolmente i diretti diffusori delle spore.”

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In una desolante situazione di quasi-deserto fungino, l'unica specie che era in "buttata" è stata il Phallus impudicus.

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Liberata la base dalle foglie per mettere in evidenza la volva

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I cordoncini miceliari, numerosi e ramificati, alla base del gambo

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Apice del gambo con la gleba verdastra e puzzolente (l'aggettivo "puzzolente" forse rende meglio l'idea rispetto al troppo diplomatico "maleodorante"...). Nella gleba si trovano le spore mature; saranno le mosche e altri insetti a diffonderle in ambiente 

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Primo piano:

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Sezionando il gambo si vede che l'interno è cavo; inoltre è completamente spugnoso (ma non morbido, anzi friabile e cassante alla pressione) e rastremato sia in alto che in basso.

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La superficie esterna 

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Phallus impudicus  L. : Pers.; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Allo stadio di ovolo; semiipogeo

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Estratto dal terreno, col suo cordoncino miceliare

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In sezione longitudinale (esterno e interno)

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Durante il successivo sviluppo la parte interna (color rosa carnicino circondata da uno straterello materiale bianco) formerà lo stipite (o ricettacolo) spugnoso e bucherellato che, sviluppandosi in altezza, porterà in alto la gleba (che è già di colore verdastro e già maleodorante).
Il peridio (cioè il "guscio" dell'ovolo) è suddiviso in tre parti: una parte ocracea più o meno chiara (superficie più esterna dell'ovolo) è detta esoperidio ed è quella che è a contatto col terreno; al di sotto dell'esoperidio c'è il mesoperidio (di colore ocraceo, abbastanza spesso e gelatinoso) e, infine, tra il mesoperidio e la gleba si trova l'endoperidio che è assai sottile e di colore bianco (qui in foto si nota meglio nella sezione di destra), collegato sia in alto che in basso alla struttura interna che formerà lo stipite.

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Phallus impudicus  L. : Pers.; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Altri esemplari.
In questo esemplare, quasi alla fine del ciclo, si intuisce che la struttura "campanulata" (una sorta di finto cappello) che porta la gleba, è attaccata allo stipite solo all'apice. Questo pseudo-cappello è alveolato: lo si nota quando resta privato della gleba asportata dagli insetti.

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In questo esemplare una parte del peridio è rimasta attaccata all'apice e forma una sorta di placca che ricopre parte della gleba.

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Con la gleba quasi tutta asportata

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Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Come suggerisce il nome (dal greco kyanos = azzurro e xanthós = giallo), la gamma cromatica del suo cappello è molto ampia: dal viola al verde, attraverso tonalità bluastre o giallastre; anche se esemplari giovani possono presentare colorazioni uniformi di ciclamino. Tali colorazioni in genere sono presenti e frammiste nello stesso esemplare creando un aspetto cromatico come metallizzato. La cuticola è parzialmente separabile (per 2 quinti del raggio) e la carne sottostante ha tonalità lilacine. Gambo e lamelle sono bianchi, con qualche macchia rugginosa in vecchiaia. Carne bianca dal sapore dolce come di nocciola. Cresce dall’estate al tardo autunno nei boschi di latifoglie. Caratteristica distintiva sono le lamelle lardacee. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 159, Pag. 275: “Il colore violetto della carne sotto la cuticola non è un carattere valido per la determinazione in quanto non esclusivo di questa specie. La consistenza definita lardacea delle lamelle indica l’estrema difficoltà nello spezzarle con la pressione di un dito, piegandosi invece come fossero di lardo. Nelle altre specie di Russula le lamelle si rompono in modo più o meno evidente.”

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Nella sua forma verdastra ("forma peltereaui") , frequente nelle faggete

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Amanita excelsa (Fr. : Fr.) Bertill.; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 120, Pag. 230: “Specie commestibile dopo cottura ma di poco pregio e, pertanto, se ne sconsiglia il consumo, data anche la possibile confusione con la velenosa Amanita pantherina.
In passato alcuni autori consideravano questa specie distinta in due varietà: A. excelsa var. spissa e A. excelsa var. excelsa. La prima con taglia molto più tozza e robusta, verruche sul cappello più frequenti e persistenti, lamelle senza riflessi rosati, gambo a base allargata terminante con un bulbo non marginato e napiforme, ben evidente e non arrossante, odore e sapore rafanoide; la seconda con taglia più slanciata, verruche assenti o poco persistenti, lamelle con riflessi rosati, volva friabile, facilmente dissociata in fiocchi e base del gambo spesso interrata.”

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Secondo quanto scritto sopra questi esemplari "sarebbero" relativi a Amanita excelsa var. excelsa; non ho tuttavia voluto toglierli dal terreno per fare il controllo della base del gambo. Già hanno fatto una specie di miracolo a nascere con questo secco... e mi dispiaceva sciupare i due bocciotti!

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Amanita pantherina var. abietum (E.-J. Gilbert) Neville & Poumarat; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 119, Pag. 229: “Amanita pantherina è fungo velenoso, talora mortale. Provoca avvelenamento di tipo neurotropico simile, ma più grave, a quello provocato dall’Amanita muscaria. I sintomi compaiono da trenta minuti a tre ore dopo l’ingestione. I principi tossici colpiscono prevalentemente il sistema nervoso centrale.
La Amanita pantherina var. abietum  ha portamento decisamente più robusto, crescita prevalentemente montana, pressoché assenza di rigatura al margine del pileo rispetto alla specie tipo, cappello bruno scuro e residui velari decisamente piatti e farinosi."

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Sotto faggio misto a Peccio e Abete bianco; con odore sgradevole rafanoide abbastanza forte.

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Hymenopellis radicata (Relhan : Fr.) R.H. Petersen; Regione Toscana; Luglio 2017; Foto di Alessandro Francolini.
= Xerula radicata (Relhan) Dörfelt 

Tipica soprattutto del faggio; con la caratteristica di avere gambo lunghissimo rispetto al cappello: anche 15 (20) cm nella parte esposta all’aria e altrettanto nella parte sotterranea (da cui il nome); odore e sapore non caratteristici. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 89, Pag. 196 “La superficie del cappello, inizialmente liscia, diviene presto grinzosa in senso radiale, quasi venata, vischiosa e lucente con tempo umido e opaca, asciutta con tempo secco. Xerula pudens condivide lo stesso habitat, ha una forma molto simile, stesso gambo a lungo interrato con una specie di fittone, ma ha un cappello feltrato, mai vischioso, un gambo finemente vellutato e sapore leggermente amaro.”

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Estratta dal terreno

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Esemplare adulto e più grande; con le rugosità sul cappello

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Una coppia

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