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Alessandro F

2017.11 - Toscana - Tutor Alessandro

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Buoni ritrovamenti, ma soprattutto  SPERIAMO CHE PIOVA!!  :113::holiday21::papa:

Il secco incombe...  :think:

:bye:    Alessandro 

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Indice della Toscana, mese di Novembre 2017, totale n° 15 specie.

Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Post # 6
Clavariadelphus pistillaris (L.) Donk; Post # 9
Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Post # 5
Hydnum albidum  Peck; Post # 15
Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Post # 2
Lepista sordida (Schum. : Fr.) Singer; Post # 14
Lycoperdon excipuliforme (Scop. : Pers.) Pers. =  Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck; Post # 11
Macrolepiota mastoidea (Fr. : Fr.) Singer; Post # 13
Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 10
Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 4
Pseudoclitocybe obbata (Fr.) Singer; Post # 12
Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox = Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 7
Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Post # 8
Trametes gibbosa (Pers. : Fr.) Fr.; Post # 16
Trametes versicolor (L. : Fr.) Pilát; Post # 3

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Non determinati:

Lenzites cfr. betulina (L. : Fr.) Fr.; Post # 17

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Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Buon commestibile (dopo adeguata cottura!), dall’odore aromatico (spesso assai forte), gradevole e caratteristico; come le altre Lepista ha le lamelle che si possono separare, con una semplice pressione delle dita, dalla carne sovrastante. Colori che gravitano sul lilla-violetto (con eventuali sfumature bruno-rossastre in vecchiaia sul cappello) e che gli hanno valso il nome volgare di Agarico violetto; l’aggettivo nuda è invece riferito al rivestimento pileico liscio. Può confondersi con Lepista sordida: quest'ultima è però più esile, ha cappello meno carnoso e più igrofano, ha odore non aromatico ma piuttosto fungino-rancido, predilige ambienti erbosi antropizzati (parchi, giardini) mentre L. nuda è preferibilmente boschiva. In genere tutte le Lepista hanno la caratteristica di inglobare il substrato di crescita alla base del gambo ma L. nuda ne ingloba almeno il doppio, se non di più, rispetto alle altre specie. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 73, Pag. 179: “Lepista nuda va raccolta con tempo asciutto, quando la carne non è intrisa d'acqua. Buono e saporito solo dopo adeguata cottura, è lievemente tossico da crudo per presenza di tossine termolabili.”

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Trametes versicolor (L. : Fr.) Pilát; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Fungo annuale, molto comune e coreografico, ubiquitario, con crescita su legno guasto di latifoglie (raramente su conifere; rinvenuto anche sulle traversine ferroviarie). Mensole assai sottili (fino a 3-4 mm) coriacee ed elastiche; pori piccoli, regolari, rotondi o rotondo-angolosi; superficie sterile vellutata, con zonature molto marcate, dai colori diversissimi (dal grigio al bruno, dal marrone all’ocra, al rossiccio, al crema e anche al blu); orlo sottile, ondulato, in genere più chiaro; superficie poroide biancastra o crema-ocra.

Su un ramo di Cerro caduto

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Imenoforo

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Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Nella foto con il caratteristico colore del cappello “rosa antico”, appena sfumato di vinoso.
M. pura (con cui si può confondere) è più esile, ha colori variabilissimi sul cappello (bianco, grigio, rosato, violaceo, bluastro, ecc. ma non così “rosa antico”), ha gambo più corto, meno fragile.
I caratteri microscopici sono (quasi) sovrapponibili e, dal volume “Mycena d'Europa” di Giovanni Robich, “non sempre consentono una netta distinzione fra M. pura e M. rosea. Tuttavia, il più delle volte, M. rosea ha un cappello più grande e il gambo più largo e più lungo di M. pura.” 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 86, Pag. 193: “La taglia, i cromatismi e il modo di crescere con cappello a lungo campanulato, la rendono in assoluto uno dei funghi più belli ed eleganti che si possono incontrare nel bosco.”

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Cappello igrofano

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Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Dall’odore forte, aromatico, penetrante, persistente e acuto, “tipicamente da... Clitocybe nebularis

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 55, Pag. 159: È stato per anni il fungo più raccolto e commercializzato in Italia, ma la sua tossicità è stata ormai dimostrata con certezza ed è stato cancellato dalle liste dei funghi commercializzabili. Purtroppo viene ancora raccolto e spetta solo ai fungaioli rendersi consapevoli del rischio ed evitare di raccoglierlo e consumarlo. Può essere confuso con Entoloma lividum, velenoso, che può crescere nel medesimo habitat. La principale differenza va ricercata nel colore delle lamelle dei soggetti maturi: queste sono giallastre in C. nebularis e rosa carico in E. lividum, oltre all’odore forte e caratteristico in C. nebularis, deciso di farina fresca in E. lividum.”

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Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Amanita molto comune sia in boschi di latifoglie che di aghifoglie.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 126, Pag. 238: “Ubiquitario, in particolare su terreni acidi e sabbiosi, dall’estate fino ai primi freddi dell’inverno; molto comune. Riconoscibile abbastanza agevolmente per il suo bulbo basale molto grosso ed evidente, la volva circoncisa, le placche sul cappello e il tipico odore di patate crude.”

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Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini.
Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer 

Tipici e comuni funghi di lettiera: il loro micelio vive inserito tra le fibre di foglie o aghi o rametti marcescenti, da cui traggono nutrimento. Caratterizzati da una cuticola grassa e untuosa (che a toccarla ricorda la sensazione del contatto con il burro), igrofana e lucida; da un gambo bulboso o comunque ingrossato alla base che reca attaccati residui miceliari e resti di substrato. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 82, Pag. 189: “Priva di interesse alimentare, è una specie che ha una grande importanza per l’ambiente perché si nutre di sostanze organiche che sottrae alle foglie e agli aghi depositati sul terreno nei boschi. È uno “spazzino” naturale che contribuisce a tenere puliti i boschi liberandoli dai residui che si depositano al suolo su foglie e aghi. In questo modo mantiene costanti le condizioni ambientali per la vita degli alberi e del bosco con tutti i suoi abitanti.”

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L'igrofaneità del cappello provoca il cambio di colore: dove è più umido (verso il margine) è più scuro; dove comincia ad asciugarsi (verso il centro) è più chiaro

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Il gambo mostra alla base il tipico feltro miceliare bianco a cui restano attaccati frammenti del substrato

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Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Piccolo funghetto (largo al massimo 4-5 cm) a forma di mensola-crosta appoggiata sul legno; molto comune e diffuso, presente durante tutto l’anno; dalla consistenza quasi coriacea (suberosa-tenace da secco) e dallo spessore piuttosto fine; può presentarsi in fitti esemplari confluenti o sovrapposti, su legno guasto di latifoglie. Caratteristico il cappello di aspetto feltrato e peloso (irsuto), zonato, con vari colori (giallo, arancio, brunastro, verdastro); il margine è più chiaro e lobato; l’imenoforo è liscio o appena gibboso, di colore giallo-arancio.
Possibile la confusione sia con specie congeneri (più rare) che però virano al rossiccio alla manipolazione, sia con Stereum ochraceoflavum (non virante), dall’imenoforo bruno-ocraceo e con la superficie sterile grigio-biancastra, poco o per niente zonata. 

Dalla “Chiave di orientamento ai generi” del (nuovo) Tutto Funghi, pag. 79 e 97: “Corpo fruttifero composto dal solo cappello o a forma di mensola >>>
Imenoforo liscio. Corpo fruttifero adeso al legno, distaccantesi brevemente per formare piccole mensole >>> Genere Stereum

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Una colonia sopra a una vecchia ceppaia di Cerro; la stessa fotografata lo scorso anno, più o meno nello stesso periodo, con la stessa specie  fungina

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Clavariadelphus pistillaris (L.) Donk; Regione Toscana, Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Una delle cosiddette “Mazze d’Ercole” o “Pocciolo di vacca” a causa della sua morfologia: una sorta di clava allungata, con apice arrotondato, che può arrivare a 15 cm di altezza e oltre. L’imenoforo è distribuito nella parte alta della clava ed è poco differenziato dal resto.
Gli sono simili (praticamente dei sosia!) altre specie congeneri, soprattutto Clavariadelphus flavoimmaturus Petersen e Clavariadelphus truncatus (Quél.) Donk nel caso in cui quest’ultimo si presenti con l’apice della “clava” non troncato e pianeggiante bensì arrotondato.
Di un certo aiuto per la determinazione (ma spesso non sufficiente) può essere l’assaggio della carne e l’osservazione dell’habitat. C. pistillaris, con habitat sotto latifoglia e preferenza (ma non esclusiva) per il Faggio, ha sapore della carne che può variare dal dolciastro al più o meno amarognolo; C. flavoimmaturus, con habitat preferenziale presso Leccio ma anche in boschi misti di latifoglie, ha carne dal sapore amaro; C. truncatus fruttifica presso boschi di aghifoglie e ha carne dal sapore dolce. Altra specie dalla morfologia simile è Clavariadelphus ligula (Schaeff.) Donk che tuttavia cresce sotto conifera e ha dimensioni molto più ridotte, arrivando appena a 7-8 cm di altezza.
Nel caso di ritrovamento di una Mazza d’Ercole sotto latifoglia pura e con assaggio della carne amarognolo si rende ulteriormente utile il test con l’idrossido di potassio (KOH) per distinguere tra C. pistillaris e C. flavoimmaturus: il test, provato sulla superficie imeniale, provoca reazione giallo-oro in C. pistillaris ma arancio vivo in C. flavoimmaturus.
Se, invece, il ritrovamento di una Mazza d’Ercole è avvenuto in un bosco misto latifoglie-aghifoglie e il sapore della carne è dolciastro, allora lo stesso test macro-chimico indicherà la presenza di C. truncatus se la reazione sarà rossa.

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Presso Cerro; e con carne nettamente dolce

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Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Regione Toscana; Novembre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 98, Pag. 206: “Non confonderlo con Chlorophyllum rhacodes, tossico, con squamule fortemente infisse nel derma del cappello (dette “a tegola”), con viraggio all’arancione e poi al brunastro della carne esposta, laddove corrosa o tagliata.
È prudente non mangiare Macrolepiota il cui diametro sia inferiore a 8 cm per non confonderle con le Lepiota del Gruppo helveola, o altre velenose o mortali. Macrolepiota procera essendo uno dei colossi del bosco, difficilmente può essere confuso con le piccole Lepiota. Per la misura si fa riferimento al fungo adulto e quindi con il cappello completamente aperto.”

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