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Alessandro F

2018.04 - Toscana - Tutor Alessandro

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Buoni ritrovamenti   :)

:bye:    Alessandro 

 

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Indice della Toscana, mese di Aprile 2018, totale n° 7 (+3) specie.

 

Astraeus hygrometricus  (Pers. : Pers.) Morgan; Post # 5

Auricularia auricula-judae (Fr.) Quélet; ; Post # 2

Caloscypha fulgens (Pers. : Fr.) Boudier; Post # 9

Fomitopsis pinicola (Swartz : Fr.) P. Karst.; Post # 6

Hygrophorus marzuolus  (Fr. : Fr.) Bres.; Post # 4 - 11

Phyllotopsis nidulans (Pers. : Fr.) Sing.; Post # 3

Trichaptum biforme (Fr.) Ryvarden; Post # 7

 

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Non determinati ma generici:

Coprinopsis cfr. lagopus (Fr. : Fr) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Post # 12

Entoloma cfr. hirtipes (Schum. : Fr.) Moser.; Post # 10

Mycena sp.Post # 8

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Auricularia auricula-judae (Fr.) Quélet; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

L’inconfondibile “Orecchia di Giuda” con il suo colore bruno sfumato di rossastro, la consistenza della carne tenace, elastica e gelatinosa assieme, l’imenoforo liscio e traslucido con andamento ondulato simile alle pieghe del padiglione auricolare. L’imenoforo è un po’ più chiaro della parte pileica che si presenta apparentemente liscia ma che in realtà è finemente pruinosa. Habitat: tipicamente saprotrofa su legno guasto (preferibilmente di Sambuco, ma non solo); talvolta anche parassita su piante viventi.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 15, Pag. 118: “Probabilmente molti occidentali avranno inconsapevolmente gradito l’assaggio di questo fungo, o almeno lo avranno fatto quelli che sono usi frequentare ristoranti cinesi e giapponesi. Le prelibatezze a base di funghi che possono essere gustate in questi ambienti contemplano infatti, nella maggior parte dei casi, il suo utilizzo.”

E, dal capitolo "Funghi velenosi e micetismi" del dott. Claudio Angelini, sempre sul Tutto Funghi  (pag. 62): 

"È un fungo considerato commestibile e largamente coltivato in tutto l'Oriente, anche per le proprietà benefiche e terapeutiche che gli sono attribuite soprattutto dagli "avanguardisti" della medicina naturale. Se consumato troppo di frequente e in quantità eccessive, o peggio ancora associato ad altre sostanze (lo zenzero, altro tipico ingrediente della cucina cinese) o a particolari farmaci (fra cui l'aspirina), questo fungo può provocare porpore emorragiche cutanee ed emorragie interne ed esterne più o meno gravi. Le sostanze responsabili di questa sindrome (Sindrome di Szechwan) non sono ancora identificate."

 

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Superficie esterna finemente pruinosa; imenoforo liscio e ondulato

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Phyllotopsis nidulans (Pers. : Fr.) Sing.; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

 Un bel lignicolo, sessile (talvolta resupinato in gioventù) con forma di conchiglia. Imenoforo con lamelle spaziate, di un bel colore vivace sul giallo-aranciato, intervallate da lamellule. La superficie sterile del cappello è più opaca, feltrata e villosa.

Soprattutto nei giovani il margine è molto involuto e ripiegato come a proteggere l’imenoforo: questa conformazione “giovanile” gli ha valso l’appellativo di “nidulans” (dal latino “nidulus” = piccolo nido).

Carne elastica e tenace, di colore giallognolo, con lieve odore erbaceo; sapore dolciastro-erbaceo.

Le lamelle si staccano facilmente “a pacchetti” dalla carne del cappello. La sporata in massa è di un bel colore rosato.

Può confondersi con Tapinella panuoides = Paxillus panuoides che ha generalmente colorazioni più opache e meno vivaci e, soprattutto, ha sporata color tabacco (ocrosporeo). Inoltre le lamelle di T. panuoides sono più fitte e caratteristicamente forcate e anastomosate.

 

 

Esemplari un po' malconci e fradici, dopo una intera nottata di pioggia battente; su vecchio tronco a terra:

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Hygrophorus marzuolus (Fr. : Fr.) Bres.; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 49, Pag. 153: “Viste le caratteristiche morfocromatiche generali, l’ecologia e il periodo di crescita, risulta praticamente impossibile confondere questa specie. Semiipogeo, associato alla neve in discioglimento.

Viene generalmente stimato come uno dei migliori commestibili, molto apprezzato e ricercato; la sua precocità, la fragrante e mai stucchevole sapidità della sua carne soda e compatta, fanno del Marzuolo uno dei funghi migliori e anche più versatili dal punto di vista gastronomico.

Il colore grigio piombo-nerastro contrasta con il candore delle lamelle che, trattandosi di un fungo ipogeo, non mostra mai: la mimesi con i sassi del sottobosco risulta quindi perfetta; la difficoltà di ricerca e il suo mimetismo lo proteggono e ne garantiscono la possibilità di riproduzione nel migliore dei modi.”

 

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Vari ambienti e modalità di crescita; polimorfismo:

 

1)  In faggeta pura: l'esemplare già sviluppato fa la spia ad altri ancora semiipogei

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Spesso nelle faggete i Marzuoli hanno stazza e peso specifico maggiori rispetto a quelli nati sotto Abete bianco 

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2)  Tipica colonia reperita sotto Pino

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Spostare con delicatezza gli aghi nelle vicinanze per dare un'occhiata attorno dà spesso buoni risultati

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3)  Esemplare di peso e morfologia fuori del comune. Nato tra ostacoli vari, tra gli aghi di Pino; ne usciva visibile solo la metà del cappello

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Gambo completamente sommerso; una volta liberato da terriccio e aghi mostra un insolito gambo boletoide, sodo e obeso

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4)  Sotto Abete bianco; a sinistra la tipica colonia cespitosa; a destra esemplare isolato

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Estratto il gruppetto di Marzuoli dal terreno, si nota la crescita cespitosa-connata abbastanza frequente in questa specie

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5)  Sotto Pino: giovani esemplari completamente bianchi in quanto sviluppati coperti da terriccio e aghi

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6)  Esemplare di discrete dimensioni, di cui è visibile solo parte del cappello che si mostra "a filo" del terreno; ottimo mimetismo: la sua presenza è stata tradita dalla lieve ondulazione del margine pileico

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Crescita evidentemente semiipogea

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Liberato dal terriccio; appare un altro esemplare già di discrete dimensioni e ben formato che si è perciò sviluppato ipogeo, restando completamente sommerso

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7)  Esemplare di stazza discreta, isolato, reperito sotto Abete bianco

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Con gambo tozzo e robusto; cappello compatto e con margine particolarmente involuto

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Magica Vallombrosa... con la sua atmosfera da favola!

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Astraeus hygrometricus  (Pers. : Pers.) Morgan; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Può ricordare morfologicamente le specie del genere Geastrum per la tipica apertura a stella dell’esoperidio. A prescindere dai caratteri microscopici e dalla struttura interna della gleba, il riconoscimento a livello macroscopico verte sul caratteristico aspetto "tassellato" delle lacinie e sulla diversa apertura apicale da cui fuoriescono le spore: tale apertura è ben strutturata e circoscritta nei Geastrum mentre è imprecisa e irregolarmente lacerata in Astraeus hygrometricus.

 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 219, Pag. 340:

“Il nome volgare di Fungo barometro gli è stato conferito per il peridio fortemente igroscopico che, come un igrometro, risente dell’umidità atmosferica. Le lacinie si distendono col tempo umido e si ritraggono a tempo secco, causando spesso uno spostamento dalla propria sede originale. La dispersione delle spore è affidata a una sinergia di acqua e vento: la pioggia, infatti, colpendo l’endoperidio fa fuoriuscire piccoli sbuffi di polvere sporale che poi sarà dispersa nell’aria grazie al vento.”

 

 

1)  Giovane esemplare; l'esoperidio sta iniziando ad aprirsi "in spicchi" e si iniziano a intravedere le future lacinie; mentre l'endoperidio ancora non mostra l'apertura apicale da cui usciranno le spore

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2)  Esemplare maturo; lacinie ben formate e parzialmente accartocciate verso l'alto; segno che in questa parte di bosco l'umidità inizia a scarseggiare. Si nota il colore della sporata bruno-rugginosa

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3)  Esemplari in vari stadi di maturazione

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Fomitopsis pinicola (Swartz : Fr.) P. Karst.; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Fungo lignicolo pluriennale, di consistenza legnosa e di dimensioni ragguardevoli: può raggiungere i 40 cm e oltre di larghezza e i 15-20 cm di spessore. Prevalentemente saprotrofo, raramente parassita, di conifere (soprattutto Abete bianco e Peccio, ma anche su Pinus spp.) o, più di rado, di latifoglie. È considerato uno dei più potenti degradatori di massa legnosa, svolgendo così una importante azione per il mantenimento dell’equilibiro ecologico delle foreste. Nella sua crescita può inglobare substrato di vario genere (rametti, corteccia, terriccio, fili d’erba,...). È frequente osservare, soprattutto in esemplari giovani, delle goccioline acquose essudate dall’imenoforo.

Fomitopsis pinicola ha il cappello zonato concentricamente, glabro; nei giovani esemplari è di aspetto lucente, quasi laccato, con il margine ampio e arrotondato che solitamente ha colorazioni dal giallo all’arancio al rossastro, mentre il resto del cappello ha inizialmente tonalità simili a quelle del margine ma assume colorazioni via via più scure col passare del tempo, manifestando anche toni dal grigio al bluastro, dal verdastro al nero. Ha pori più o meno rotondi, con superficie poroide dal biancastro al crema, al bruno.

 

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Imenoforo

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Trichaptum biforme (Fr.) Ryvarden; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

In bosco misto, su tronco di Quercia caduta a terra. Simile a Trichaptum abietinum che cresce su Abete oppure a Trichaptum fuscoviolaceum che cresce preferibilmente su tronchi o rami di Pino abbattuti o, più raramente, su piante ancora viventi ma ferite o debilitate.

 

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Mycena sp.; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

 

Su tronco marcescente di Abete bianco caduto a terra.

 

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Caloscypha fulgens (Pers. : Fr.) Boudier; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Piccolo ascomicete che, con il suo imenoforo, macchia di colore il sottobosco della foresta di Vallombrosa. Sotto conifere varie. 

Apotecio che da giovane è globoso e quasi chiuso mentre a maturità tende ad aprirsi un po’. Il gambo può essere assente o più o meno pronunciato. Imenoforo (interno alla coppetta) liscio e di un bel colore dal giallo all’arancione; la superficie sterile (esterna) ha colori variabili: da subconcolore all’imenoforo (con eventuali sfumature verdi-bluastre al margine) fino a completamente verde-bluastro. La carne è di colore aranciato come si nota in eventuali spaccature.

 

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Entoloma cfr. hirtipes (Schum. : Fr.) Moser.; Regione Toscana; Aprile 2018; Foto di Alessandro Francolini.

 

In misto Abete bianco – Faggio; esemplari con cappello conico. Allo strofinio si sentiva un odore un po’ pungente tra farinaceo e erbaceo; sapore sgradevole, rancido.

Visto l’habitat e le caratteristiche organolettiche potrebbe essere Entoloma hirtipes; l’eventuale confusione con il sosia Entoloma vernum (che solitamente ha cappello da conico-convesso a piano-convesso e non ha odore/sapore significativo) verrebbe risolta definitivamente con l’analisi microscopica: presenza di cheilocistidi in E. hirtipes, assenza di cheilocistidi e spore più piccole in E. vernum.

 

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Gambo decisamente "tortile", spiralato:

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