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Alessandro F

2018.12 - Toscana - Tutor Alessandro

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Buoni ritrovamenti   :)  

 :bye:    Alessandro

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Indice della Toscana, mese di Dicembre 2018, totale n° 43 specie

  

Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Post # 5
Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link; Post # 3
Armillaria gallica Marxmüller & Romagnesi; Post # 19
Bisporella citrina (Batsch : Fr.) Korf & S.E. Carp.; Post # 20
Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) KummerPost # 18
Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm. Entoloma lividum (Bull.) Quélet; Post # 6
Gymnopus brassicolens (Romagn.) Antonín & Noordel = Micromphale brassicolens (Romagn.) P.D. Orton; Post # 17
Hygrophorus cossus (Sow. : Fr.) Fr.; Post # 14
Hygrophorus penarius Fries; Post # 11
Hygrophorus russula (Schaeff. : Fr.) Kauffman; Post # 12
Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja = Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 4; 13
Lepista nuda  (Bull. : Fr.) Cooke; Post # 8
Pleurotus ostreatus (Jacquin : Fr.) Kümmer; Post # 16
Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox = Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 10
Stereum subtomentosum Pouzar; Post # 21
Trametes hirsuta (Wulfen) Lloyd; Post # 15
Tricholoma caligatum (Viviani) Ricken; Post # 2
Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Post # 7
Tricholoma terreum (Schaeffer) Kummer;  Post # 9

  

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 Non determinati ma generici:

 Lyophyllum cfr. loricatum (Fr.);  Post # 22

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Tricholoma caligatum (Viviani) Ricken; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Un Tricholoma inconfondibile ancorché non molto comune. Si contraddistingue per l’anello armillato e membranoso, consistente e permanente che ne decora il gambo, per la colorazione del cappello che è coperto da squame larghe e di color cioccolato più o meno scuro che risaltano sul colore ocraceo-biancastro di fondo.
Lamelle fitte, bianche (o un po’ macchiate di ocra pallido negli esemplari maturi), quasi adnate al gambo e quindi non così smarginate come nella media caratteristica dei Tricholoma.
Il gambo è cilindrico ma attenuato alla base; è bianco sotto l’imenoforo fino all’anello. L’anello è la parte terminale di un'armilla che riveste il fungo in gioventù; con la crescita e l’espandersi del cappello l’armilla si spacca al bordo del cappello stesso e rimane a calzare la parte bassa del gambo che appare cosparso di squame della stessa natura e colorazione di quelle pileiche.
Carne soda e bianca, immutabile. In letteratura vengono riportate diverse caratteristiche organolettiche: se di odore sgradevole allora la carne risulterebbe amarognola o amara; se di odore fruttato allora la carne avrebbe sapore dolciastro o poco amarognolo (anche se, a maturità, l’odore può divenire comunque sgradevole).
Periodo di crescita autunnale, soprattutto presso pinete litoranee; ma presente anche all’interno sempre in presenza di Pino. Si tratta di una specie commestibile di scarso pregio, viene consumato preferibilmente come sott’olio o sott’aceto vista la compattezza della sua carne.
Data la sua rarità e considerando che nello stesso periodo e habitat crescono altre specie con qualità organolettiche decisamente migliori, con presenza a volte invasiva (basti pensare al Tricholoma terreum e alle "Morette" in generale), è consigliabile lasciare sul posto questa bella specie.

Un altro Tricholoma con armilla, con morfologia e habitat simile è il Tricholoma focale: presenta cuticola liscia, feltrata ma non squamosa, di colore giallo-ocraceo con fiammature aranciate o bruno-rossastre o verdastre anche mescolate assieme; con armilla concolore al cappello. Un vero sosia almeno a livello morfologico è il Tricholoma nauseosum, specie molto rara in Italia a distribuzione tipicamente alpina o prealpina, mentre è frequente in alcune zone del Nord Europa, Scandinavia in particolare. Anch’esso è decorato su cappello e armilla da squame lanose ma di colore bruno-tabacco su fondo ocraceo; presenta lamelle bianche inizialmente, poi color crema, che si macchiano di bruno se contuse; cresce anche sotto Peccio.

Gruppetto di esemplari reperiti sotto Pino nero:

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Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 124, Pag. 234: “Velenoso mortale. Responsabile del maggior numero di decessi dovuti all’incauta raccolta dei funghi spontanei. Provoca intossicazione a lungo termine di tipo falloideo.
Le caratteristiche prioritarie e principali per il suo riconoscimento sono: la presenza di quattro strutture morfologiche ben definite (cappello, gambo, anello e volva), il colore molto mutevole del cappello con prevalenza del verdastro e presenza di fibrille radiali innate; il colore sempre bianco del gambo, dell’anello e della volva, con la sola eccezione della presenza di screziature, quasi zebrature sul gambo, lievemente concolori al cappello; il cappello divisibile dal gambo e lamelle libere.
Quando è gialla è confondibile con l’Amanita junquillea e con l’Amanita citrina che hanno volva circoncisa e residui velari diversi sul cappello. Quando perde l’anello ed è di colore bianco o ardesia è confondibile con le Volvariella, senza anello e volva al piede, ma lamelle presto rosee. Quando è di colore bianco o grigiastro o brunastro e perde la volva si confonde con qualche Agaricus, dalle lamelle bianche poi rosee poi bruno-tabacco. Quando appare priva di volva ed anello ed è verde è confondibile con alcune Russula e alcuni Tricholoma, in particolare con Tricholoma sejunctum che ne è un vero sosia in quanto a colore pileico. Sempre con tonalità bruno verdastre, perdendo la volva, può essere confuso con Armillaria mellea isolate, cresciute al suolo, su radici e ceppaie interrate. Se è bianca con Tricoloma columbettaMelanoleuca evenosa e Leucoagaricus leucothites. Infine allo stadio di ovulo con l’Amanita caesarea o più raramente con qualche Lycoperdon.”

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Giovani esemplari

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Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.
Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer 

Specie ottima commestibile; riconoscibile per le grandi dimensioni, per la forma tipica ad “imbuto” che acquista con la crescita (potrebbe a grandi linee ricordare un “imbutino” [Clitocybe gibba  = Infundibulicybe gibba] ma di notevoli dimensioni), per l’umbone centrale persistente sia nei giovani esemplari che in quelli maturi, per le lamelle decorrenti, per il sapore gradevole e delicato e per l’odore (anche intenso) variamente interpretato: di lavanda, di mandorle dolci, fruttato, ecc. Da giovanissimo assume tutt’altra forma di quella definitiva, col gambo decisamente più appariscente del cappello, mentre questo è, in proporzione, molto più piccolo e con orlo fortemente involuto.
Conosciuto anche col nome volgare di “Cimballo”; data la sua bontà molti cercatori tengono gelosamente segrete le stazioni di crescita come avviene per i “Prugnoli” (Calocybe gambosa).
Il tipico e piccolo umboncino nel centro del cappello degli esemplari molto grandi e maturi può essere di aiuto, premendolo con un dito, per capire se il fungo è in buone condizioni oppure no: se risulta consistente e duro allora il fungo è in "ottime" condizioni; se invece è cedevole e morbido o molliccio allora il fungo è di solito invaso dalle larve oppure troppo vecchio.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 52, Pag. 156: “Cresce in autunno, anche inoltrato, dopo abbondanti piogge, isolato o a gruppi di numerosi individui, disposti in circoli o file, tra l’erba o nei rovi, al limitare dei prati e nelle radure boschive di latifoglie. Di ottima qualità il cappello; il gambo, soprattutto negli esemplari più maturi, risulta stopposo e coriaceo e deve essere scartato.
Molto apprezzato in tante zone d’Italia, in altre è praticamente sconosciuto. In realtà molti cercatori di funghi, a novembre, sospendono ogni attività di ricerca e, come suol dirsi, “appendono il cesto al chiodo” o comunque quasi nessuno in questo momento stagionale frequenta i prati e i pascoli. I pochi che continuano a cercare funghi nella stagione fredda, dedicano attenzione ai boschi planiziali, alle pinete di rimboschimento collinari, alle rive fluviali.”

Esemplari ormai troppo maturi, a fine ciclo, e intrisi di pioggia per essere raccolti e consumati:

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Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Amanita molto comune sia in boschi di latifoglie che di aghifoglie. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 126, Pag. 238: “Ubiquitario, in particolare su terreni acidi e sabbiosi, dall’estate fino ai primi freddi dell’inverno; molto comune. Riconoscibile abbastanza agevolmente per il suo bulbo basale molto grosso ed evidente, la volva circoncisa, le placche sul cappello e il tipico odore di patate crude.”

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Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Entoloma lividum (Bull.) Quélet

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 130, Pag. 242: “Tossico. Provoca disturbi gastro-intestinali acuti e intensi, con possibili complicazioni in relazione alla quantità ingerita. I francesi lo chiamano “le perfide” perché il suo aspetto invitante, unito al buon sapore a odore in gioventù, possono indurre al tragico errore di superficialità il principiante che, attratto dall’aspetto gradevole, potrebbe raccoglierlo e incautamente consumarlo. Si tratta di un fungo poco conosciuto che provoca numerose intossicazioni per la sua somiglianza con alcune specie eduli o diversamente ormai riconosciute al pari tossiche come Clitocybe nebularis, sospetto di tossicità, che ha lamelle bianche e non rosa, decorrenti sul gambo e non libere, più fitte e regolari, e con odore caratteristico non di farina.”

Presso Cerro; le lamelle color crema (e non rosate per la maturazione delle spore) indicano che gli esemplari sono ancora giovani

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Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 63, Pag. 167: “Ha cappello conico o campanulato, poi convesso con umbone ottuso e margine fessurato; superficie asciutta, percorsa da fibrille radiali brune o concolori su fondo di colore molto variabile: giallo-verde, verde oliva o verde scuro soprattutto verso il centro. 
L’elevata variabilità morfocromatica di questa specie e la sua ampia diffusione in areali diversi hanno contribuito alla creazione di molte varietà e forme. Gregario o subcespitoso nei boschi di latifoglie, in ambiente tendenzialmente termofilo o mediterraneo associato a Querce, Castagni, Carpini e Faggi; comune dall’autunno e pressoché indifferente al substrato. 
Tossico, responsabile di forme gastroenteriche. Inoltre pericoloso per la relativa somiglianza con la mortale Amanita phalloides.”

Esemplari reperiti sotto Cerro; da giovane il gambo è bianco, ma a maturità presenta sfumature giallo limone:

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Primo piano del cappello con evidenti fibrille radiali

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Lepista nuda  (Bull. : Fr.) Cooke; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Buon commestibile (dopo adeguata cottura!), dall’odore aromatico (spesso assai forte), gradevole e caratteristico; come le altre Lepista ha le lamelle che si possono separare, con una semplice pressione delle dita, dalla carne sovrastante. Colori che gravitano sul lilla-violetto (con eventuali sfumature bruno-rossastre in vecchiaia sul cappello) e che gli hanno valso il nome volgare di Agarico violetto; l’aggettivo nuda è invece riferito al rivestimento pileico liscio e glabro. Può confondersi con Lepista sordida: quest'ultima è però più esile, ha cappello meno carnoso e più igrofano, ha odore non aromatico ma piuttosto fungino-rancido, predilige ambienti erbosi antropizzati (parchi, giardini) mentre Lepista nuda è preferibilmente boschiva. In genere tutte le Lepista hanno la caratteristica di inglobare il substrato di crescita alla base del gambo ma Lepista nuda ne ingloba almeno il doppio, se non di più, rispetto alle altre specie.
Anche  Lepista glaucocana  che ha generalmente colorazione glauca pallida potrebbe confondersi nelle sue forme di colore più carico con alcune  Lepista nuda  dai colori "sbiaditi". In tal caso l'odore fortemente aromatico di  Lepista nuda  e quello leggero più o meno grato o di terriccio di  Lepista glaucocana  dovrebbero fugare ogni dubbio; inoltre il micelio di  Lepista nuda  è sempre di colore bluastro e quindi tinteggia di bluastro la base del suo gambo, mentre il micelio di  Lepista glaucocana  è biancastro e tinteggia di biancastro la base del suo gambo. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 73, Pag. 179: “Lepista nuda va raccolta con tempo asciutto, quando la carne non è intrisa d'acqua. Buono e saporito solo dopo adeguata cottura, è lievemente tossico da crudo per presenza di tossine termolabili.”

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Tricholoma terreum (Schaeffer) Kummer; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 69, Pag. 174: “Commestibile buono, venduto nei mercati, conosciuto col nome di Moretta. Abbondantissimo nelle zone di crescita, in boschi di latifoglie o misti, predilige in modo particolare il Pino; il periodo di comparsa inizia in primavera e dura nelle regioni a clima mite per tutto l’inverno, con una pausa nei mesi estivi più caldi e siccitosi.
Tricholoma terreum è specie molto variabile e per questo è stata soggetto di interpretazioni tassonomiche diverse nel corso degli anni da parte di molti Autori. Tricholoma myomyces descritto come specie più esile e con residui velari osservabili vicino all’apice del gambo; Tricholoma gausapatum avente una cuticola marcatamente feltrata. Queste piccole differenze rientrano oggettivamente nella variabilità di una qualsiasi entità e quindi sono sinonimizzate con Tricholoma terreum.”

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Nelle foto seguenti alcuni esemplari che qualche anno fa sarebbero stati determinati come Tricholoma myomyces, con il cappello che presenta un piccolo umbone vagamente acuto

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Rhodocollybia butyracea (Bull. : Fr.) Lennox; Regione Toscana; Dicembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.
Collybia butyracea (Bull. : Fr.) Kummer

Tipici e comuni funghi di lettiera: il loro micelio vive inserito tra le fibre di foglie o aghi o rametti marcescenti, da cui traggono nutrimento. Caratterizzati da una cuticola grassa e untuosa (che a toccarla ricorda la sensazione del contatto con il burro), igrofana e lucida; da un gambo bulboso o comunque ingrossato alla base che reca attaccati residui miceliari e resti di substrato.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 82, Pag. 189: “Priva di interesse alimentare, è una specie che ha una grande importanza per l’ambiente perché si nutre di sostanze organiche che sottrae alle foglie e agli aghi depositati sul terreno nei boschi. È uno “spazzino” naturale che contribuisce a tenere puliti i boschi liberandoli dai residui che si depositano al suolo su foglie e aghi. In questo modo mantiene costanti le condizioni ambientali per la vita degli alberi e del bosco con tutti i suoi abitanti.”

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