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Gruppo Botanico AMINT

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  1. Helminthotheca echioides  (L.) Holub (1973); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 22 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
    Famiglia: Asteraceae
    ("Aspraggine volgare", "Spraggine")

    Facilmente riconoscibile per le caratteristiche brattee che formano l'involucro dei fiori: brattee interne più o meno lanceolate-lineari con evidente mucrone apicale; brattee esterne ben discostate da quelle interne, grandi e di forma da triangolare a cuoriforme, acuminate, con bordi esterni e apice irti-spinosi.

    Fiori gialli, tutti ligulati, con ligula solitamente venata di violetto inferiormente. 

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  2. Helminthotheca echioides (L.) Holub (1973)

    Sinonimi
    Crepis echioides
     (L.) All. (1785)
    Helminthia echioides (L.) Gaertn. (1791)
    Helminthia spinosa DC. (1805)
    Picris echioides L. (1753)
    Picris humifusa Willd. (1807)
    Picris spinosa (DC.) Poir. (1816)

    Tassonomia
    Divisione: Magnoliophyta
    Classe: Magnoliopsida
    Ordine: Asterales
    Famiglia: Asteraceae

    Nomi italiani
    Spraggine, Aspraggine volgare, Falsa viperina, Lattuga amara, Erba lattonia.

    Etimologia
    Il nome generico, Helminthotheca, deriva dal vocabolo greco ἕλμινς -ινϑος (hélmins –inthos) = elminta o verme parassita, composto col greco θήκη (théke) = contenitore, scrigno; in riferimento alla forma dei frutti che somigliano a piccoli vermi.
    L’epiteto specifico deriva anch’esso dalla composizione di due vocaboli greci: ἔχις (ékhis) = vipera e εἷδος (eídos) = apparenza, somiglianza; in riferimento alla somiglianza di questa pianta con Echium vulgare (detta anche “Erba viperina”).
    Il nome comune “aspraggine” si riferisce al suo sapore leggermente aspro e amarognolo.

    Descrizione
    Pianta erbacea annuale o bienne. Ha fusto ascendente, striato e tendente al rossastro, ramificato in alto o, talvolta, fin dalla base; è munito solitamente di peli duri simili a setole o a spine. Se spezzato, il fusto emette un latice biancastro dal sapore amarognolo. Altezza tra 30 e 90 cm.

    Foglie
    La rosetta basale è composta di foglie da ovate a lanceolate, portate da un picciolo alato; a metà del fusto le foglie appaiono simili a quelle basali ma prive di picciolo e semi-amplessicauli; nella parte alta del fusto le foglie sono più piccole, da sessili a semi-amplessicauli. Tutte le foglie hanno comunque margine più o meno sinuoso, da intero a dentellato, talvolta spinoso. Sulla pagina superiore, di colore verde cupo, si notano peli o setole di varia grandezza/lunghezza e consistenza, anche emergenti da una piccola base verrucosa e biancastra; sulla pagina inferiore, di colore più chiaro, le foglie sono pubescenti con la nervatura centrale più irta di pelosità.

    Fiori
    La pianta si presenta con numerosi capolini raccolti in infiorescenze corimbose; ogni capolino è sorretto da un peduncolo che non si ingrossa nella fase di fruttescenza. I fiori sono tutti ligulati, gialli ma con ligula venata di violetto inferiormente. Le brattee che formano l'involucro dei fiori sono caratteristicamente disposte in due serie ben distinte: quelle interne sono più o meno lanceolate-lineari con evidente mucrone apicale; mentre le esterne, ben discostate da quelle interne e più o meno della stessa altezza, sono grandi e di forma da triangolare a cuoriforme, acuminate, con bordi e apici irti-spinosi.

    Frutti
    I frutti sono cipsele di colore arancione, rugose per fini ma evidenti striature trasversali. Ogni cipsela è un poco più corta del lungo becco giallognolo sovrastante, che a sua volta è sormontato da un "pappo" di peli piumosi e di colore bianco-candido.   

    Periodo di fioritura
    Da Giugno ad Agosto.

    Territorio di crescita
    Presente su tutto il territorio italiano ad esclusione della Valle d’Aosta. Più comune al Centro-Sud, più rara al Nord. Dal piano fino a 1200-1300 m s.l.m. In Europa è diffusa nell'intero territorio prossimo alle coste mediterranee, nelle regioni a clima temperato, dai Balcani, alla Turchia e all'Egitto.

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    Habitat
    Si tratta di una pianta rustica e tenace, che vegeta anche ai bordi delle strade, in incolti o in zone ruderali sia aride che umide, anche su terreni smossi e concimati. Può facilmente colonizzare ampie zone di terreno grazie ai suoi semi dai pappi piumosi trasportati dal vento. Le cipsele solitamente germogliano dopo le prime piogge a fine estate, producendo assai velocemente le rosette basali che possono essere raccolte durante il periodo invernale per uso culinario.

    Specie simili
    Allo stesso genere è ascritta la Helminthotheca aculeata, pianta poco comune e presente soltanto in Calabria, Basilicata e Sicilia, con dubbia reperibilità in Puglia. Si differenzia da Helminthotheca echioides perché possiede delle brattee ben distinte in due serie interne e esterne distanziate tra di loro, di cui quelle interne sono prive di evidente mucrone e hanno lunghezza doppia di quelle esterne. Inoltre il peduncolo dei fiori si ingrossa al di sotto dei capolini durante la fase di fruttescenza.

    Specie protetta
    La specie non è protetta.

    Usi alimentari
    Le foglie della rosetta basale vengono raccolte da giovani, prima che inizi l’antesi. Si usano prevalentemente, dopo averle scottate, per la preparazione di minestroni o zuppe, per farcire torte salate o per mescolarle con altre erbe amare al fine di rendere il gusto complessivo più gradevole.

    Componenti e principi attivi
    Contiene mucillagini, sali minerali (potassio, ferro e calcio), acidi organici; vitamine (C, D e K), tannini.

    Medicina alternativa
    A questa erba officinale sono attribuite numerose proprietà, in particolare: antiemorragiche, antinfiammatorie, emostatiche, rinfrescanti, lassative ed emollienti.

    Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.

    Note
    Le uniche due specie del genere Helminthotheca (H. echioides e H. aculelata) erano state inquadrate già da Linneo nel genere Picris ma recenti studi hanno dimostrato che Helminthotheca e Picris sono due generi distinti. Pur presentando diverse affinità, le specie del genere Picris si differenziano a livello morfologico per le brattee involucrali disposte a spirale e formanti quindi più serie sovrapposte-embricate, non soltanto le due serie distanziate tra di loro, e per i frutti che hanno “becco” nullo o comunque ben più breve della lunghezza della cipsela.

    Curiosità
    Vengono preparati decotti o poltiglie con le sue foglie per trattare piaghe, escoriazioni, disinfettare e/o arrestare il sanguinamento nelle ferite della pelle.

    Bibliografia consultata
    PIGNATTI, S., 2018. Flora d’Italia. Vol. 3. Milano: Ed. Edagricole
    PIGNATTI, S., 2019. Flora d’Italia. Vol. 4. Milano: Ed. Edagricole

    Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica

  3. Verbascum thapsus subsp. thapsus  L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 17 Agosto 2021; Foto di Alessandro Francolini.

    La stessa pianta dei post precedenti, fotografata 40 giorni dopo. Fioritura terminata da tempo, e fruttificazione in atto. Le foglie basali stanno già seccando.

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    Perduti tutti i fiori, restano ben visibili i frutti tomentosi e appressati gli uni agli altri, muniti ciascuno di un breve rostro apicale.

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    Liberati dalla pubescenza i frutti si mostrano come capsule bivalve. A sinistra un frutto giovane, a destra un frutto a maturità quasi completata.

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    Semi piccoli, di colore brunastro, con superficie rugosa per le numerose fossette disposte in ordinate file longitudinali.

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  4. Verbascum thapsus subsp. thapsus  L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 8 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.

    Tutta la pianta è cosparsa di lanosità biancastra. Fusto semplice, non ramificato, densamente foglioso. Le foglie inferiori di forma lanceolata, grandi e di lunghezza anche di 20 cm, con margine crenulato. Le superiori progressivamente più piccole ma con base decisamente e lungamente decorrente sul gambo a tal punto da formare delle "ali" evidenti che decorrono sul gambo, con ali larghe 2-3 cm.

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  5. Verbascum thapsus subsp. thapsus  L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 400 m s.l.m.; 8 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.
    Famiglia: Scrophulariaceae
    ("Verbasco tasso-barbasso")

    In ambiente ruderale, pianta alta sui 90 cm. Infiorescenza semplice (non ramificata) con fiori dai petali gialli pubescenti all'esterno.

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    Petali pubescenti all'esterno.

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    A = i 2 stami inferiori: glabri (tranne una breve porzione alla base) e portanti antere "decorrenti" (tutto il dorso dell'antera è fissato sullo stame).
    B = i 3 stami superiori: cosparsi di lanosità bianco-giallastra; portanti antere reniformi e fissate allo stame solo nella zona mediana del loro dorso.
    C = stilo.

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  6. Verbascum thapsus subsp. thapsus L. (1753)

    Sinonimi
    Verbascum lanatum Gilib. (1782)
    Verbascum simplex Hoffmanns. & Link (1811)

    Tassonomia
    Divisione: Magnoliophyta
    Classe: Magnoliopsida
    Ordine: Scrophulariales
    Famiglia: Scrophulariaceae

    Nome italiano
    Verbasco tasso-barbasso; Candela regia

    Etimologia
    L’epiteto generico Verbascum è di etimo incerto. Termine che fu già impiegato da Plinio il Vecchio (23 – 79) e da Dioscoride (circa 40 – circa 90) per indicare questa o altre specie congeneri che venivano impiegate per curare problematiche respiratorie. Forse deriva, per assonanza fonetica, dal latino barbatum = barbuto, lanuginoso, per la sua diffusa pelosità. Forse deriva dal latino verber = verga, bastone, in quanto i fusti di tali piante potevano essere utilizzati in antichità come supporto per i ceri in varie cerimonie; d’altra parte sembra che tali piante, opportunamente trattate, venissero impiegate anche come stoppino per le lucerne o per i ceri. Da questi ultimi utilizzi segue comunque il nome popolare di “Candela regia”.
    L’etimo dell’epiteto specifico, thapsus, sembra derivare dal greco θαψός (thapsós) = tapso, pianta citata in antichità da Nicandro (II sec. a.C.) e Teocrito (315 – 260 a.C.).

    Descrizione
    Pianta erbacea biennale, con fusto eretto e rigido, cosparso di lanosità biancastra o giallognola, semplice, talvolta ramificato, che può raggiungere l’altezza di 150 (180) cm.

    Foglie
    Foglie alterne, lanceolate, intere, con evidente nervatura centrale in rilievo soprattutto nella pagina inferiore. Le foglie basali sono molto grandi e possono raggiungere la lunghezza di 30-35 (40) cm soprattutto durante il primo anno di crescita in cui la pianta produce la sola rosetta basale densa di fogliame. Nel secondo anno, con il successivo sviluppo del fusto e con la fioritura seguita dalla fruttificazione, si sviluppano anche le foglie cauline simili a quelle basali ma progressivamente ridotte salendo verso l’alto. Tutte le foglie sono, così come il fusto, particolarmente tomentose-lanose. Sono talmente decorrenti sul fusto da creare su di esso delle evidenti ali, larghe anche 2-3 cm, di modo che il fusto stesso appaia nettamente alato.

    Fiori
    L’infiorescenza è cilindrica, densa di fiori che si trovano riuniti in tanti fascetti sovrapposti, appressati e nati al di sopra di brattee più o meno acuminate, lunghe 10-15 mm e, anch’esse, particolarmente pubescenti-lanose. I fiori sono subsessili di modo che risulta difficile discriminare tale infiorescenza tra la tipologia a racemo e quella a spiga. Il calice dei fiori è biancastro o giallo pallido, lanoso, e si apre in una corolla di colore giallo chiaro, formata da 5 petali pubescenti all’esterno. Sono presenti 5 stami di cui i 2 inferiori sono glabri tranne qualche pelosità basale, mentre i 3 superiori sono nettamente cosparsi di pelosità bianco-giallastra. Le antere sono caratterizzate dal loro modo di innestarsi sugli stami: decorrenti quelle dei 2 stami inferiori (gran parte del dorso dell’antera è fissato sullo stame), reniformi e innestate allo stame solo nella parte mediana del proprio dorso le 3 antere superiori.

    Frutti
    Il frutto è coperto di lanugine e, all'apice, è munito di un breve rostro filiforme. Una volta liberato dalla lanosità, si mostra come una capsula bivalve, dura, brunastra a maturità, contenente numerosi e piccoli semi marroni dalla superficie rugosa per la presenza di tante fossette disposte in ordinate file longitudinali.

    Periodo di fioritura
    Da Maggio ad Agosto.

    Territorio di crescita
    Pianta che trova la sua collocazione territoriale nell'Europa centromeridionale e nel Caucaso, presente in tutto il territorio italiano, tuttavia più diffusa nelle regioni settentrionali. Progressivamente meno comune scendendo al Sud o nelle isole maggiori.

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    Habitat
    Incolti, zone ruderali, terreni poveri e aridi, margini di strade, zone antropizzate. Pianta molto resistente, può vegetare anche in periodi particolarmente asciutti e siccitosi. Altitudine variabile dal livello del mare fino ai 1600 (1800) m s.l.m.

    Specie simili
    Verbascum thapsus subsp. crassifolium (Lam. & DC.) Murb. (1933) presenta le foglie basali munite di lungo picciolo e le foglie cauline non o poco decorrenti. Inoltre ha tutti gli stami, anche i 2 inferiori, cosparsi di pelosità. È specie rara reperibile dall’Italia Nord-Occidentale fino alle Alpi Apuane e all’Appennino Pistoiese.

    Specie protetta
    La specie non è protetta.

    Usi alimentari
    I fiori sono utilizzati per aromatizzare liquori.

    Componenti chimici
    I principali sono glucosidi, flavonoidi, mucillagini (tra cui arabinogalattani e xiloglucani), saponine (verbasco saponina), mucina, iridoidi monoterpenici (aucubina, catalpolo). Derivati dell'acido caffeico (verbascoside). Oli essenziali.

    Medicina alternativa
    Questa pianta ha proprietà antispasmodiche, emolienti, diaforetiche e astringenti. Viene utilizzata per uso esterno con finalità di antinfiammatorio, oltre che lenitivo, nelle infiammazioni delle mucose e della pelle. Nella letteratura antica viene citata da da Plinio e Ippocrate, nel tempo se ne è conservato un diffuso uso per preparare tisane emollienti contro le affezioni catarrali e per trattare le laringotracheiti acute. Le foglie sono anche usate in composti omeopatici per trattare otiti ed emicranie.

    Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.

    Note
    Le parti che vengono utilizzate del Verbasco con finalità terapeutiche sono le foglie e i fiori. Le foglie si raccolgono al termine del periodo estivo e si lasciano essiccare in luogo ventilato e ombroso, i fiori raccolti appena sbocciati si utilizzano freschi o essiccati con le stesse condizioni indicate per le foglie e quindi evitando l'annerimento degli stessi. Tutte le parti devono essere utilizzate con moderazione, in quanto fatta eccezione per il fiore, sono leggermente tossiche.

    Curiosità
    Si narra che Ulisse ne portasse con se una certa quantità allo scopo di proteggersi dai malefici della maga Circe, che come noto trasformò in maiali i suoi compagni di viaggio. Nell'antichità questa pianta era utilizzata in modo rituale per proteggersi dagli spiriti maligni. I popoli romani utilizzavano le sue foglie per avvolgervi i fichi, ritenendo che in tal modo il frutto si conservasse meglio nel tempo. Fra le essenze florali di Bach il Verbasco (in inglese Mullein) è indicato per coloro che difettano di fermezza morale e che ricorrono alla disonestà o all'inganno per risolvere i problemi quotidiani. Nel folklore anglosassone di epoca medioevale V. thapsus aveva un uso magico consistente, che lo vedeva protagonista sia di incantesimi atti a scacciare i demoni e le creature del male, sia come ingrediente di pozioni magiche e stregonesche. Oltre agli usi farmacologici il fusto era usato per lo stoppino nelle lucerne o, imbevuto di cera, come candelabro o torcia.

    Bibliografia consultata
    PIGNATTI, S., 2018. Flora d’Italia. Vol. 3. Milano: Ed. Edagricole
    PIGNATTI, S., 2019. Flora d’Italia. Vol. 4. Milano: Ed. Edagricole

    Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica

  7. Digitalis ferruginea  L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.

    Frutto (ancora immaturo) aperto che mostra le due valve e i numerosi piccoli semi al loro interno.

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    In basso un frutto con la evidente linea di separazione delle due valve. A maturità il frutto si aprirà in due tramite la lacerazione di tale linea e del setto divisorio tra le due valve. Frutto, o capsula, del tipo "setticida".

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    Macro dei fiori in diversi stadi di maturazione.

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  8. Digitalis ferruginea  L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 24 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.

    Ecco come si mostra, dopo 2 settimane, la pianta del primo post. L'altezza è rimasta immutata (circa 190 cm) e la fioritura ora interessa la parte medio alta del lungo racemo.

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    I frutti, ciascuno col proprio rostro apicale.

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    Seguendo la staccionata ora dismessa, a una ventina di metri di distanza ho trovato una fioritura abbondante di questa specie, con le piante più alte che sfiorano i 2 metri e con racemi lunghissimi. Evidentemente, pur essendo definita come pianta abbastanza rara, ha trovato in questo ambiente ruderale condizioni decisamente favorevoli.

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  9. Digitalis ferruginea  L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.

    Foglie lanceolate, con varie nervature quasi parallele, visibili su entrambe le facce. Margine delle foglie finemente dentellato-pubescente. Foglie progressivamente ridotte salendo sul fusto.

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    Nervature pubescenti nella pagina inferiore delle foglie.

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    Le foglie si trasformano in brattee lanceolate quando si trovano a contatto con i corti peduncoli fiorali.

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  10. Digitalis ferruginea L. (1753)

    Sinonimi
    Digitalis aurea Lindl. (1821)
    Digitalis brachyantha Griseb. (1846)
    Digitalis ferruginea f. membranaceoviolacea Sigunov (1986)
    Digitalis pichleri Huter (1907)

    Tassonomia
    Divisione: Magnoliophyta
    Classe: Magnoliopsida
    Ordine: Lamiales
    Famiglia: Plantaginaceae

    Nome italiano
    Digitale bruna

    Etimologia
    L’epiteto Digitalis deriva dal latino digitalis = della grossezza di un dito (dal latino digitus = dito della mano), sia per le dimensioni della corolla sia per la forma della corolla stessa che può ricordare un ditale.
    L’epiteto ferruginea deriva dal latino ferrugineus = di color ruggine o rosso bruno, per il colore della corolla.

    Descrizione
    Pianta erbacea perenne alta fino a 150 (200) cm; con fusto eretto, glabro, più o meno cilindrico, di colore verdognolo ma generalmente arrossato soprattutto nella parte inferiore.

    Foglie
    Foglie alterne, lanceolate-spatolate, intere, con apice acuto. Mostrano su entrambe le pagine evidenti nervature subparallele; margine finemente denticolato e più o meno pubescente, così come sono pubescenti le nervature della pagina inferiore. Le foglie basali raggiungono una lunghezza di 18-22 cm per una larghezza di 3-4 cm, le cauline sono simili ma progressivamente ridotte, mentre nel racemo fiorale le foglie evolvono in brattee lineari.

    Fiori
    Infiorescenza in lungo e svettante racemo, con fiori dal brevissimo picciolo posto all’ascella di ogni singola brattea. Diversamente da alcune congeneri, nella Digitalis ferruginea l’infiorescenza non è unilaterale (con i fiori nati su un solo asse del racemo) ma diffusa su tutto il racemo con i fiori che si susseguono quasi ad andamento a spirale.
    Il calice è composto da 5 sepali saldati alla base tra di loro, poi separati a partire dalla parte mediana, di forma subcuneata e dall’apice vagamente troncato-arrotondato. Sepali di colore verde ma caratteristicamente con ampio margine molto più chiaro (da biancastro a violaceo).
    I fiori presentano grande corolla allungata che dal tubo iniziale si apre poi a forma di ditale; è composta da 5 petali saldati tra di loro (corolla gamopetala). La corolla mostra, in basso, un evidente prolungamento, una sorta di labbro che sporge dal resto del fiore per 10-12 mm, cosparso di folta peluria bianca. Esternamente la corolla ha colore giallo-ocraceo, internamente tale colorazione è percorsa da un reticolo di venature rosse-rugginose.
     

    Frutti
    Il frutto è una capsula bivalve contenente numerosi e piccoli semi che, a maturità, diventano di colore bruno-rossastro. All'apice di ogni frutto è presente un breve rostro.

    Periodo di fioritura
    Da Maggio a Luglio.

    Territorio di crescita
    Pianta abbastanza rara, reperibile in Italia Centro-Meridionale con presenza dubbia sulle alture liguri.

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    Habitat
    Tradizionalmente in boschi cedui, nelle chiarie delle aree montane o negli incolti, con altitudine tra i 500 e i 1700 m s.l.m.; in zone ruderali (come gli esemplari qui di seguito fotografati) anche a quote più basse (250 m s.l.m.).

    Specie simili
    Potrebbe confondersi con Digitalis laevigata  Waldst. & Kit (1804) che tuttavia è endemica del Carso Triestino, è molto rara e non mostra arrossamenti sul fusto. Inoltre il suo calice è formato da sepali privi della bordatura chiara e aventi apice non tronco-arrotondato ma acuto-mucronato.

    Specie protetta
    La specie non è protetta.

    Uso Alimentare
    Nessun uso alimentare perché, come tutte le altre Digitalis, anche questa specie è altamente tossica. È infatti considerata tra le piante più velenose presenti in Italia.

    Medicina alternativa e Curiosità
    Probabilmente come tutte le Digitalis ha importanti proprietà medicinali cardiotoniche, comunque essendo i suoi principi attivi tra i più potenti e velenosi esistenti in natura, sono da escludersi completamente utilizzi estemporanei e amatoriali. Solo l'industria farmaceutica e i laboratori medici specializzati possono gestire con competenza le sue proprietà curative.

    Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico.

    Note
    Per la sua altezza può essere usata per decorare determinate zone dei giardini privati, in questo caso ricordando la sua notevole velenosità, diventa necessario porre estrema attenzione ad evitare tassativamente l'eventuale ingestione casuale della pianta da parte degli animali domestici e peggio ancora se presenti in casa, dei bambini. Ovviamente se i bambini e gli animali domestici fanno parte del nucleo familiare, meglio evitare di usare come ornamentali tali piante.

    Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti e Alessandro Francolini; Foto di Alessandro Francolini - Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica

    Digitalis ferruginea  L. (1753); Regione Toscana; Mugello, 250 m s.l.m.; 10 Luglio 2021; Foto di Alessandro Francolini.

    Bellissima pianta, di altezza 190 cm, ben oltre la media che si trova riportata in letteratura (70-150 cm).

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