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Ruscus aculeatus L.
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Bacca con un unico seme: sezione. -
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Semi della bacca dell'immagine precedente. -
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Bacca con 2 semi: sezione. -
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Semi della bacca dell'immagine precedente; i semi hanno colore bianco-avorio e consistenza cornea, con albume durissimo. -
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Bacca con 3 semi (ne può portare fino a 4), sezione: la polpa è bianca. -
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Ruscus aculeatus L. – Regione Liguria, 5 m s.l.m., Gennaio 2009 – foto di Marika L'esocarpo costituisce un involucro con superficie esterna liscia e lucida, ben distinto e facilmente separabile da endocarpo e mesocarpo, che sono carnosi e, praticamente, indifferenziati. -
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Bacche. -
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Ruscus aculeatus L Regione Lazio, a livello del mare., febbraio 2008 - foto di Mauro Cittadini -
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Fiore staminifero: gli stami hanno filamenti concresciuti a formare una colonna violacea, le antere, 3 e bifide, sono poggiate dorsalmente su tale colonna. -
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Ruscus aculeatus L. Regione Sardegna, 80 m. s.l.m., 19/01/2010 - foto di G. B. Pau Cladodio con fiore staminifero. -
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Ruscus aculeatus L., Regione Lazio, Roma, s.l.m. Febbraio 2009, foto Mauro Cittadini Fiore pistillifero; l'ovario e lo stilo sono completamente inclusi in una colonna staminifera (violacea) abortita, su cui poggia, in alto, lo stigma, molto ingrossato; l'insieme di colonna + stigma ha la parvenza di un'unica struttura orciolata. -
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Ruscus aculeatus L., Regione Lazio, Roma, s.l.m. Febbraio 2009, foto Mauro Cittadini Fiore pistillifero. -
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Ruscus aculeatus L Regione Lazio, a livello del mare., febbraio 2008 - foto di Mauro Cittadini Fiore pistillifero. -
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Ruscus aculeatus L Regione Lazio, a livello del mare., febbraio 2008 - foto di Mauro Cittadini Fiore pistillifero. -
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Ruscus aculeatus L Regione Lazio, a livello del mare., febbraio 2008 - foto di Mauro Cittadini Fiore femminile (o pistillifero). -
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Ruscus aculeatus L Regione Emilia-Romagna, 350 m s.l.m., gennaio 2009 - foto di Nino Bertozzi Fiore staminiero e frutti nella fase iniziale del loro sviluppo: in esemplari femminili non è raro trovare anche fiori maschili, in tal senso la specie è classificata come subdioica. -
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Ruscus aculeatus L. – Regione Liguria, 180 m s.l.m., Febbraio 2009 – foto di Marika Fiore pistillifero. -
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Ruscus aculeatus L. – Regione Liguria, 180 m s.l.m., Febbraio 2009 – foto di Marika -
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Ruscus aculeatus L. – Regione Liguria, 180 m s.l.m., Febbraio 2009 – foto di Marika L'antesi si protrae per un periodo abbastanza lungo, per cui, di norma, in uno stesso esemplare si possono trovare contemporaneamente fiori in boccio e già aperti, nonché bacche all'inizio del loro sviluppo (a volte anche bacche mature). -
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Ruscus aculeatus L., Regione Liguria, 150m s.l.m., Aprile 2009, foto di Marika Turioni primaverili. -
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Ruscus aculeatus L., Regione Liguria, 150m s.l.m., Aprile 2009, foto di Marika Turioni in habitat. -
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Ruscus aculeatus L. – Regione Liguria, 5 m s.l.m., Marzo 2008 – foto di Marika -
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Ruscus aculeatus L Regione Emilia-Romagna, 350 m s.l.m., gennaio 2009 - foto di Nino Bertozzi -
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Ruscus aculeatus L Regione Emilia-Romagna,, 350 m s.l.m., gennaio 2009 - foto di Nino Bertozzi Il pungitopo è un piccolo cespuglio che caratterizza i sottoboschi delle foreste termofile, in particolar modo dei Querceti s. l.; data la sua particolare predilezione per i climi caldo-umidi, non si spinge, generalmente, oltre il piano alto-collinare. -
Ruscus aculeatus L. Sinonimi Ruscus ponticus Woronow Ruscus hyrcanus sensu Stankov & Taliev, non Woronow Tassonomia Regno: Plantae Divisione: Magnoliophyta (Angiospermae) Classe: Liliopsida (Monocotyledones) Ordine: Liliales (Asparagales - APG) Famiglia: Liliaceae (Ruscaceae - APG) Nomi italiano Pungitopo, ruscolo. dialettali: Punziratti, Erba Cocca, Brusco (Lig.); Agrovert, Spongiarat, Spars bastard (Piem.); Bruscu, Spinasorech (Lomb.); Brusasorzi, Rust (Ven.); Zigasorgh, Punz-Pondga (Emil.); Pugnitopo, Piccasorci (Tosc.); Bruscolo, Scope bruschie (Mar.); Scacciaragni (Laz.); Vischiarna, Asparago pazzo (Abr.); Frascina, Rascagatte (Camp.); Scopa, Geroselle (Pug.); Bruscio (Bas.); Sparacin sarvaggiu, Granara (Cal.); Spinedda, Spinapulici, Runzu (Sic); Piscialletto, Frusci, Vruskiu, Spinatopis (Sard.). Etimologia Il termine Ruscum (neutro) oppure Ruscus (femminile - quindi l'epiteto "aculeatus" è grammaticalmente errato, perché dovrebbe essere reso al femminile: "aculeata"), è il nome con cui già in età latina-classica veniva chiamato il pungitopo (o anche i rovi). Con tali nomi viene menzionato sia nelle Bucoliche che nelle Georgiche di Virgilio* (fine I sec. a. C.), e nel Res rustica (come Ruscus) di Columella** (I sec. d. C.); Plinio il Vecchio (I sec. d. C.) afferma che il Myrtus silvestris***, sive oxymyrsine, sive chamaemyrsine, dei greci è quello che Castore chiamava Ruscum [Castor oxymyrsinen myrti foliis acutis, ex qua fiunt ruri scopae, ruscum vocabit, ad eosdem usus (Nat. Hist., Lib. XXIII: cap. LXXXIII)]. Sia la derivazione di Ruscus da una parola greca vagamente assonante [ρύγχος (rygcos) = muso, becco], sia la sua parentela con una radice celtica che designava l'agrifoglio o il bosso, appaiono semplici congetture non supportate da riscontri linguistici oggettivi. Più plausibile la discendenza, per contrazione, da un altro termine latino, rusticus = "delle campagne", e questo perché la gente di campagna (in latino rustici) utilizzava le fronde pungenti di R. aculeatus per proteggere le vivande dai topi: da questo medesimo uso deriva il nome volgare "pungitopo". Aculeatus significa "che porta aculei" e si riferisce alla pungente spinescenza apicale dei cladodi. Descrizione Piccolo cespuglio sempreverde, subdioico, rizomatoso, alto da 10-15 cm fin oltre 1 m, con fusticini legnosetti rigidi, subcilindrici, eretti o sub-eretti, glabri, svolgenti funzioni fotosintetiche (e quindi verdi), strettamente scanalati in lunghezza; ramificazione con soli rami principali morfologicamente simili ai fusti, e rami secondari modificati (cladodi); cladodi simili a foglie, rigidi, da largamente ovati a lanceolati, lunghi 1-4 (6) cm, concolori al fusto e ai rami, glabri, con apice acuto e spinoso; rizoma suborizzontale biancastro, da cui si dipartono sia i fusti che le radici; radici semplici, biancastre, carnose. Foglie Sessili, ridotte a brattee scariose, minute (generalmente lunghe qualche mm, fino a circa 1 cm), bianco-brunastre, da strettamente triangolari a lineari-lesiniformi, slargate alla base, aguzze, una parte ascellanti i cladodi e i rami principali, le altre inserite entro la metà basale della pagina adassiale dei cladodi, non sempre presenti. Fiori Singoli o, raramente, a coppie, unisessuali, portati sulla faccia abassiale dei cladodi e inseriti, entro la metà basale del nervo mediano, all'ascella di una brattea simile alle foglie, minuti, brevemente peduncolati; perigonio costituito da due verticilli di tre tepali liberi e persistenti alla fruttificazione, verde-biancastri sfumati di violetto soprattutto alla base, quelli esterni subrettangolari (arrotondati all'apice) lunghi 2-3 mm, quelli interni simili, ma più brevi e in proporzione poco più angusti; fiori maschili con 3 stami concresciuti in un unico stilo a formare una colonna staminale violacea, lunga circa 2 mm e portanti 3 antere bifide giallo-biancastre; fiori femminili con ovario supero 1-loculare o parzialmente settato, racchiuso in una colonna staminale (simile, per forma e colore, a quella dei fiori maschili) abortita, stigma violetto assai ingrossato e slargato, appiattito, ± sinuato sul margine, poggiato sulla colonna in modo da apparire, nell'insieme, come un'unica struttura orciolata. Frutti Il frutto è una bacca globosa di 10-15 mm con superficie esterna liscia, lucida, rossa, contenente da 1 a 4 semi biancastri. Periodo di fioritura Mediamente da febbraio a maggio, nelle stazioni più temperate l'antesi inizia a gennaio. Territorio di crescita Ruscus aculeatus è presente, allo stato spontaneo, in tutta l'Europa mediterranea, comprese Turchia, Ungheria e Crimea; in Italia è diffuso in tutto il territorio. Habitat Tipica pianta del sottobosco mediterraneo, predilige luoghi ombrosi e suoli ricchi di sostanza organica, si adatta anche ai terreni aridi, purché non troppo esposti alla luce solare, indifferente al substrato, mediamente vegeta dal livello del mare fino a 800 m. di quota; generalmente al Nord non si spinge al di sopra dei 600 m, mentre al Sud e in Sardegna lo si rinviene fino a circa 1200 m s. l. m.. Somiglianze e varietà In Italia, oltre a R. aculeatus, è presente, allo stato spontaneo, Ruscus hypoglossum L. che si differenzia per avere cladodi inermi, generalmente più lunghi di 4 cm, e per avere steli a ramificazione semplice (portanti cioé solo i cladodi) o un unico ramo laterale; presente in tutte le Regioni ad eccezione di Val d'Aosta, Trentino A. A., Puglia, Basilicata e Calabria, in Sardegna è avventizia. Specie protetta Ruscus aculeatus è presente nell'elenco all'Allegato V della Direttiva CEE n° 43/1992, tra le "Specie animali e vegetali di interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione". Nel nostro Paese la specie è protetta in: Abruzzo: L. R. 11/09/1979, n° 45, "Provvedimenti per la protezione della flora in Abruzzo", art. 3, all. A: tab. 1 - protezione totale. Friuli V. G.: L. R. 03/06/1981, n° 34, "Norme per la tutela della natura e modifiche alla legge regionale 27 dicembre 1979, n. 78", art. 6 - consentita la raccolta delle parti edibili fino a 1kg/die per ogni persona singola. Liguria: L. R. 30/01/1984, n° 9, "Norme per la protezione della flora spontanea", e L. R. 10/07/2009 n° 28, "Disposizioni in materia di tutela e valorizzazione della Biodiversità"; all'art. 15 della L. R. 28/2009 vengono sostituiti gli allegati A, B, e C della L. R. 9/1984 con quelli degli allegati A (che sostituisce gli all. A e B della L. R. 9/1984) e B (che sostituisce l'all. C della L. R. 9/1984) della suddetta L. R. 28/2009, nel cui art. 21 "sono abrogati gli articoli 5, 12 e 15 della L. R. 9/1984. E’ altresì soppressa la tabella C della L. R. 9/1984"; il R. aculeatus compare nell'all. B della L. R. 28/2009, quindi soggetta agli artt. 3, 4, 6, 9 della L. R. 9/1984 - protezione parziale. Lombardia: L, R. 27/07/1977, n° 33, "Provvedimenti in materia di tutela ambientale ed ecologica", artt. dal 16 al 23, elenco pubblicato con Deliberazione della Giunta Regionale n. 18438 del 26 settembre 1979 - consentita la raccolta di non più di 5 esemplari/die per ogni persona singola (art. 19); la raccolta a fini scientifici/didattici può essere effettuata previa autorizzazione (art. 20). Molise: L. R. 25/10/1982, n° 22, "Disciplina della raccolta dei funghi e dei tartufi", art. 3; L. R. 23/02/1999, n° 9 "Norme per la tutela della flora in via di estinzione e di quella autoctona ed incentivi alla coltivazione delle piante del sottobosco e officinali", art. 5 - protezione totale Toscana: L. R. 06/04/2000, n° 56, "Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche - Modifiche alla legge regionale 23 gennaio 1998, n. 7 - Modifiche alla legge regionale 11 aprile 1995, n. 49", art. 6: comma 3, all. C1 - consentita la raccolta, per ogni persona singola, di non più di 10 fronde/die. Umbria: L. R. 18/11/1987, n° 49, "Nuove norme per la salvaguardia dell'ambiente naturale e per la protezione degli alberi e della flora spontanea", artt. 6 e 7: all. B - autorizzati raccolta e commercio per soli scopi scientifici, didattici, farmaceutici ed officinali (nella L. R. 19/11/2001, n° 28, "Testo unico regionale per le foreste", art. 14 viene ribadito ciò che si è già detto sulla L. R. 49/1987). Prov. Auton. di Trento; L. P. 25/07/1973, n° 17, "Protezione della flora alpina", art. 3 - "vietata la raccolta e la detenzione". Costituenti chimici I principali componenti attivi sono saponine steroidee (ruscogenina, ruscina, neuruscogenina), flavonoidi, triterpeni, polifenoli, steroli, tannini, acidi glicolici, sali minerali (potassio e calcio). Uso Alimentare I turioni di pungitopo, chiamati anche "asparagi selvatici", raccolti in primavera, possono essere lessati ed usati per insalate, minestre e frittate; i semi, opportunamente tostati, venivano un tempo impiegati come sostituti del caffè. Uso Cosmetologico Le parti aeree ed il rizoma, essiccati e ridotti in polvere, possono essere utilizzati per ricavarne impacchi con attività lenitiva, utili per pelli sensibili, delicate, facilmente arrossabili e con couperose, o anche come protezione dagli agenti esterni, come sole e vento. Uso Farmacologico Una serie di ricerche in vitro e su animali ha evidenziato che i componenti attivi presenti, in particolare le saponine steroidee e i polifenoli, sono efficaci agenti antinfiammatori, diuretici e in grado di ridurre la permeabilità vascolare, a sostegno dell'utilizzo fitoterapico di questa pianta in pazienti con insufficienza venosa cronica. La ruscogenina, inoltre, ha manifestato una notevole attività anti-elastase, ossia contrasta l'enzima che degrada l'elastina (la proteina presente in molti tessuti dell'organismo, in particolare la pelle, e che conferisce loro la capacità di una risposta elastica agli agenti stressanti). Tutti i trattamenti farmacologici e sanitari devono sempre essere eseguiti sotto stretto e diretto controllo medico. Medicina alternativa e Curiosità In fitoterapia si utilizzano principalmente il rizoma e le radici, per ricavarne estratti e tisane indicate per aumentare la resistenza delle pareti dei capillari e nelle varici venose, nei geloni, nelle emorroidi e nelle flebiti. I preparati vengono inoltre utilizzati per le proprietà antinfiammatorie, diuretiche, antireumatiche, nelle turbe della circolazione retinica, nei soggetti obesi che tendono alla ritenzione idrica e ad avere gonfiore alle gambe, nelle sindromi premestruali. Nella medicina popolare, per le doti diuretiche che possiede, è usato nell'aperitivo "cinque radici", insieme al prezzemolo, al sedano, al finocchio e all'asparago. Note Il nome italiano fa riferimento all'antica usanza di mettere la pianta nelle cantine, attorno alle provviste, per tenere lontani i topi grazie alle spine aguzze. Un altro uso tradizionale consisteva nel legare a due corde dei grossi mazzi della pianta, e farli scorrere nella canna fumaria dei camini per toglierne la fuliggine. Plinio il Vecchio fa presente che sia i Greci che i Romani con il R. aculeatus ricavavano delle rudimentali scope: Castor oxymyrsinen myrti foliis acutis, ex qua fiunt ruri scopae, ruscum vocabit, ad eosdem usus (vd. anche alla voce etimologia); anche Filippo Parlatore (1816 - 1877), a conferma che quest'uso si è conservato nei secoli, annota che "in diverse parti d'Italia si servono di questa pianta per far granate grossolane per spazzare le vie delle città" [Parl., Fl. It., III: 31 (1858)]. Il pungitopo simboleggia l'"indipendenza", forse per la difficoltà a raccogliere i rami di queste piante molto pungenti. In molti paesi d'Europa è uso tradizionale, a capodanno, decorare la casa con rami di pungitopo, considerato un portafortuna. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Nino Bertozzi, Giovanni Baruffa, Renato M. Fondi, G. B. Pau, Annamaria Bononcini, Marika- Approvata e Revisionata dal Gruppo di Coordinamento dell'Area Botanica Link utili Indici temi Botanici - Galleria dei Fiori Piante e Frutti dell'Associazione AMINT Ruscus aculeatus L Regione Marche, 500 m. s.l.m., foto di Pietro Curti. http://pietrocurti.videofunghi.it/albums/userpics/10001/post-4-1237158444.jpg
