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Archivio Micologico

Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo 2011

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Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo 2011

Tassonomia
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Pluteaceae

Sinonimi
Volvariella gloiocephala (DC. : Fr.) Boekhout & Enderle 1986
Volvariella speciosa (Fr. : Fr.) Singer 1951

Etimologia
Volvopluteus significa letteralmente "Pluteus con volva", facendo riferimento alla stretta relazione tra i due generi Pluteus e Volvariella e gloiocéphalus, a, um = con il capo glutinoso dai sostantivi greci γλοιός [gloiós] = glutine e κεφαλή [kefalé] = testa.

Cappello
60-120 mm di diametro, nei primordi ha un aspetto conico-campanulato, diviene poi convesso, infine a maturità appianato, spesso al centro presenta un largo e basso umbone. La cuticola è glabra, liscia, viscosa a tempo umido, sotto lo strato di glutine fibrillosa radialmente, sericea e brillante con il secco, si presenta con colorazioni che vanno dal biancastro a varie tonalità di grigio, da pallide a più scure, anche con lievi sfumature marroni-ocracee, soprattutto nella parte centrale. Il margine è intero, può presentare una breve striatura per trasparenza.

Imenoforo
Lamelle abbastanza fitte, larghe, alte, libere al gambo, inizialmente biancastre, poi rosa, a completa maturità rosa-brunastre, filo leggermente eroso, concolore, intercalate da lamellule di varia lunghezza.

Gambo
Cilindrico, biancastro, poi crema, pruinoso, slanciato, attenuato all’apice, tende ad allargarsi verso la base leggermente bulbosa, ove è presente una volva ampia, sacciforme, membranosa, biancastra che tende a lacerarsi in più lobi a maturità.

Anello
Assente.

Carne
Biancastra, ingrigente, fragile, esigua, sapore dolce e odore rafanoide.

Habitat
Cresce a gruppi, dalla primavera all'autunno inoltrato, in prati, pascoli, zone ruderali e terreni concimati. Abbastanza frequente.

Microscopia
Spore 13,8-16,8(17,3) × (7,9)8,1-9,2 µm, media 15,6 × 8,6 µm, Q = 1,7-1,9; Qm = 1,8, misurazioni su 32 spore da sporata. Da ellissoidali a oblunghe, lisce, apicolo ben visibile in proiezione laterale, prive di poro germinativo, a parete spessa, alcune con guttula centrale, la maggior parte pluriguttulate.
Basidi banali, clavati, tetrasporici, osservati anche bisporici.
Cheilocistidi prevalentemente ovoidi, alcuni con papilla apicale, altri largamente fusiformi con breve escrescenza apicale.
Pleurocistidi in prevalenza largamente fusiformi con escrescenza apicale lunga 9,3-22,2 µm (digitati), ovoidi, alcuni con papilla apicale altri con breve escrescenza.
Pileipellis tipo ixocutis, costitutita da ife cilindriche, sottili, immerse in uno spesso strato gelatinoso, settate, le ife più esterne sono rialzate e terminano con elementi cilindrici arrotondati ma sono stati osservati anche terminali lobati.
Stipitipellis formata da ife parallele, cilindriche, settate, caulocistidi poco abbondanti, cilindrici.
GAF assenti.

Commestibilità e tossicità
Non commestibile.

Specie simili
Volvopluteus earlei (Murrill) Vizzini, Contu & Justo, si presenta generalmente con colorazioni bianche, ma sono state trovate anche raccolte con esemplari bianchi insieme ad altri con tonalità del cappello grigio-ocra, si connota per le piccole dimensioni, con cappello di solito di diametro < 5 cm, microscopicamente ha cheilocistidi lungamente digitati, rostrati e pleurocistidi scarsi o assenti. Un carattere per separarla dalle forme bianche di Volvopluteus gloiocephalus è la dimensione generalmente minore del cappello.
Volvopluteus michiganensis (A.H. Sm.) Justo & Minnis, specie Nord-americana, presenta un cappello 7-9 cm, da conico a piano-convesso, con o senza un largo umbone; superficie coperta con fibrille disposte radialmente, viscoso; margine intero, rimoso; grigio cenere, simile al colore del Tricholoma terreum (Schaeff.: Fr.) Kummer, cresce gregario sulla segatura. L’elemento macroscopico dirimente è la rimosità al margine del cappello mentre microscopicamente si separa per la lunghezza delle spore 10,5-13,5 × 6,5-8, mediamente di dimensioni inferiori ai 12,5 µm.
Volvopluteus asiaticus Justo & Minnis, specie di recente istituzione, l’epiteto si riferisce alla zona di raccolta del typus avvenuta nel nord del Giappone, presenta un cappello 7-9 cm di diametro, con colorazioni grigio marroni e tonalità marroni più scure al centro, microscopicamente ha spore di dimensioni minori 12,0-14,5 × 7,0-8,5 (9,0) μm, i cheilocistidi sono generalmente lageniformi, ma anche clavati, ovoidali o strettamente utriformi, alcuni con una papilla apicale o escrescenza fino a 10 μm, pleurocistidi fusiformi, strettamente utriformi, rostrati, con un'escrescenza apicale fino a 10 μm.

Discussione
La Famiglia Pluteaceae Kotl. & Pouzar fino a pochi anni fa comprendeva tre generi non micorrizici: Chamaeota (W.G. Sm.) Earle, Pluteus Fr. e Volvariella Speg., che hanno in comune i seguenti caratteri morfologici: carpofori con lamelle libere al gambo, spore di colore rosa o rosa-marrone, lisce, inamiloidi, non destrinoidi, cianofile e trama lamellare inversa. Le specie dei generi Pluteus e Chamaeota crescono soprattutto su legno o altro materiale vegetale in decomposizione come segatura, trucioli di legno, detriti vegetali. La maggior parte delle specie di Volvariella sono terricole e crescono nella lettiera dello strato del suolo, in prati, giardini, pascoli o nei boschi, una specie è micoparassitica: Volvariella surrecta (Knapp) Singer e alcuni taxa sono lignicoli ad es. Volvariella bombycina Pers. ex Fr. e Volvariella caesiotincta P.D. Orton. Il Genere Volvariella, in senso tradizionale, è polifiletico e la maggior parte delle specie non fanno parte del clade Pluteus ma mostrano affinità con i generi Camarophyllus e Cantharocybe. Gli esami molecolari (Justo et al., 2010b) hanno evidenziato che Volvariella gloiocephala e altre 3 specie molto simili sono collocate in un clade diverso da Volvariella, ma molto vicino al clade di Pluteus (quindi suo sister clade) e per sistemare tassonomicamente le stesse è stato creato il Genere Volvopluteus, monofiletico analogamente a Pluteus. Anche il genere Melanoleuca è inserito quale gruppo sorella di Pluteus e Volvopluteus. I principali caratteri morfologici che separano Volvopluteus da Pluteus e Volvariella sono le spore di lunghezza media superiore a 11 µm, pileipellis tipo ixocutis, costituita da ife relativamente sottili (in media meno di 15 µm di larghezza), incorporate in una matrice gelatinosa molto cospicua, anche se risulta che Pluteus pesatatus (Fr.) Gillet, talvolta, può avere una cute leggermente gelatinosa, ma in questo caso altri elementi ci aiutano a differenziarlo: le ife della pileipellis più larghe in Volvopluteus, le spore più piccole di 10 μm, i cistidi metuloidi e la mancanza di una volva alla base del gambo. Per completezza, va detto che nella descrizione originale di Pluteus stephanobasis Singer, sono stati descritti resti di “volva frammentaria” alla base del gambo. Justo et al.,(2010a) hanno anche descritto la nuova specie Volvopluteus asiaticus, effettuato il riesame dell’holotypus di Pluteus michiganensis che si è rivelato appartenere al nuovo genere Volvopluteus, ed aggiunto commenti supplementari sulla variabilità morfologica di Volvopluteus gloiocephalus e Volvopluteus earlei oltre a realizzare una chiave del genere Volvopluteus, che è costituito da quattro specie perfettamente distinte sotto l’aspetto molecolare:
-Volvopluteus gloiocephalus (DC.: Fr.) Vizzini, Contu & Justo, definito come typus;
-Volvopluteus earlei (Murrill) Vizzini, Contu & Justo = Volvopluteus earlei f. acystidiatus (N.C. Pathak) Vizzini, Contu & Justo; Contu (2007) descrive Volvariella earlei come specie nuova per l'Europa. Justo et al., (2010a) a seguito di studi molecolari e macroscopici la sinonimizzano a Volvopluteus earlei, in pratica una sua forma bianca. Anche Volvariella acystidiata N.C. Pathak viene ricondotta a sinonimo di V. earlei, anche se differisce per la mancanza di cheilocistidi;
-Volvopluteus michiganensis (A.H. Sm.) Justo & Minnis;
-Volvopluteus asiaticus Justo & Minnis.
Secondo Justo et al. (2010b), il nome Volvariella deve essere mantenuto per le specie con spore < 11 μm, con pileipellis a cutis o con carattere intermedio cutis-trichoderma, con ife più grandi di 15 μm di larghezza e prive di strato gelatinoso.
La raccolta oggetto di questo studio esaminata sotto l’aspetto macro-morfologico ben si addice alla descrizione di Volvopluteus gloiocephalus data dai suddetti autori negli studi prima citati (Justo et al., 2010a) e (Justo et al., 2010b). In particolare la taglia dei carpofori di media grande dimensione, il cappello di circa 12 cm di diametro, le colorazioni grigio scuro con lievi sfumature ocra-marroni, assenza di rimosità sul cappello (carattere dirimente da V. michiganensis) che nel nostro caso risulta intero e ricoperto di una strato consistente di glutine e la crescita in prato erboso concimato. Dal punto di vista microscopico Volvopluteus gloiocephalus viene descritto con spore > di 12,5 μm, con la maggior parte dei pleurocistidi senza escrescenze apicali, alcuni con papilla apicale e la maggior parte dei cheilocistidi fusiformi e clavati. L’esame microscopico del nostro campione ha permesso di misurare spore delle dimensioni di 13,8-16,8(17,3) × (7,9)8,1-9,2 µm, e sono stati rilevati:
- cheilocistidi prevalentemente ovoidi, alcuni con papilla apicale, altri largamente fusiformi con breve escrescenza apicale;
- pleurocistidi in prevalenza largamente fusiformi con escrescenza apicale lunga 9,3-22,2 µm (digitati), ovoidi, alcuni con papilla apicale altri con breve escrescenza.
Sugli esemplari provenienti da exsiccata può essere difficile osservare le digitazioni dei cistidi e dei pleurocistidi, perché nel secco queste strutture sottili collassano facilmente.
Come auspicato da Justo et al. (2010a e 2010b), ulteriori collezioni di campioni appartenenti al genere Volvopluteus, dovranno essere studiate per una migliore definizione della morfologia delle specie e delle delimitazioni tra queste.

Bibliografia
JUSTO, A. et al., 2010a. Species recognition in Pluteus and Volvopluteus (Pluteaceae, Agaricales): morphology geography and phylogeny. Mycological Progress.
JUSTO, A. et al., 2010b. Phylogeny of the Pluteaceae (Agaricales, Basidiomycota): taxonomy and character evolution, Fungal Biology XXX: 1-20.
AA.VV., 1990. Pleurotaceae, Pluteaceae and Tricholomataceae I. Flora Agaricina Neerlandica. Vol. 2. Curatori: Noordeloos, M.E., Kuijper, T.W. & Vellinga, E.C.
BREITENBACH, J. & KRÄNZLIN, F., 1995. Champignons de Suisse. Vol. 4. Champignons à lames, 2ème partie. Lucerna: Ed. Verlag Mykologia.
CONTU, M., 1998. Studi sulle Pluteaceae della Sardegna. I. Volvariella cookei spec. nov., una nuova specie della sezione Macrosporae. Micologia Italiana 27(3): 37-41.
CONTU, M., 2003. Nuovi dati su Volvariella cookei Contu, con chiave per la determinazione delle specie bianche del Genere Volvariella in Europa. Bollettino AMER, 59, Anno XIX, 2: 22-26. Ed. AMER.
LEZZI, T., 2011. Ritrovamento di Volvopluteus earlei (Murril) Vizzini, Contu & Justo nell'isola Polvese sul Lago Trasimeno (PG). Bollettino AMER, 82, Anno XXVII, 1: 26-31. Ed. AMER.

Scheda di proprietà AMINT realizzata da Mario Iannotti - Revisionata da Tomaso Lezzi.

Regione Umbria; Dicembre 2014; Foto, descrizione e microscopia di Mario Iannotti.
(Exsiccatum MI20141209-02)

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Spore 13,8-16,8(17,3) × (7,9)8,1-9,2 µm, media 15,6 × 8,6 µm, Q = 1,7-1,9; Qm = 1,8, misurazioni su 32 spore da sporata. Da ellissoidali a oblunghe, lisce, apicolo ben visibile in proiezione laterale, prive di poro germinativo, a parete spessa, alcune con guttula centrale, generalmente con contenuto guttulare frammentato. Osservazione in acqua a 1000×.

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Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 1000×.

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Basidi banali, clavati, tetrasporici, osservati anche bisporici. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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Cheilocistidi prevalentemente ovoidi, alcuni con papilla apicale, altri largamente fusiformi con breve escrescenza apicale. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 100×.

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Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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Particolari. Un cheilocistidio che misura 86 × 49 µm. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 1000×.

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Pleurocistidi sono in prevalenza largamente fusiformi con escrescenza apicale lunga 9,3-22,2 µm (digitati), ovoidi, alcuni con papilla apicale altri con breve escrescenza. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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Particolari. Un pleurocistidio di dimensioni notevoli misura 181 × 114 µm. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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Pileipellis tipo ixocutis, costitutita da ife cilindriche, sottili, immerse in uno spesso strato gelatinoso, settate, le ife più esterne sono rialzate e terminano con elementi cilindrici arrotondati ma sono state osservati anche terminali lobati. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 100×.

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Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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Stipitipellis formata da ife parallele, cilindriche, settate, caulocistidi poco abbondanti cilindrici. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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Particolari. Ife cilindriche della trama lamellare. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo; Regione Marche; Novembre 2008; Foto di Pietro Curti.

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Macro del duo.

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Ovolo.

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Macro dell'ovolo.

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Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo; Regione Lazio; Dicembre 2010; Foto di Tomaso Lezzi.

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Sull'esemplare di destra si vede chiaramente sulle lamelle e sul gambo il deposito sporale rosa scuro.

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Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo; Regione Emilia Romagna; Dicembre 2009; Foto di Massimo Biraghi.

Dal pranzo sociale AMINT a Granarolo, trovata nel campo di mais tagliato di fronte al ristorante. Esemplari decisamente robusti, colore del cappello piuttosto scuro, volva decisamente membranacea, gambo grigiastro.

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Foto e microscopia di Tomaso Lezzi.
La volva spessa e membranacea.

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Spore: 13,8-17,4 × 8,5-9,9 µm; Qm=1,8.

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Foto di Luigi Minciarelli.

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Volvopluteus gloiocephalus (DC. : Fr.) Vizzini, Contu & Justo; Regione Lazio, Roma; Dicembre 2011; Foto di Tomaso Lezzi.

Il genere Volvariella è caratterizzato da sporata rosa, presenza di volva, assenza di anello sul gambo.
Alcune specie appartenenti a questo genere in tempi recentissimi sono stati spostati nel nuovo genere Volvopluteus perché in base a studi molecolari hanno mostrato caratteri intermedi tra quelli del genere Volvariella e quelli del genere Pluteus.

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