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2017.05 - Toscana - Tutor Alessandro


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Buoni ritrovamenti   :)

:bye:     Alessandro

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Indice della Toscana, mese di Maggio 2017, totale n° 16 specie. 

Amanita excelsa (Fr. : Fr.) Bertill.Post # 10
Amanita rubescens (Pers. : Fr) S.F. Gray; Post # 4
Boletus reticulatus Schaeff. = Boletus aestivalis (Paulet) Fr.;  Post # 12, 16
Cantharellus cinereus (Pers. : Fr.) Fr.; Post # 11
Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.;  Post # 7
Clathrus ruber P. Micheli ex Pers. Clathrus cancellatus Tourn. ex Fr.; Post # 2
Collybia aquosa (Bull. : Fr.) Kummer;  Post # 15
Coprinopsis insignis (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo;  Post # 5
Helvella lacunosa  Afzel. : Fr.;  Post # 14
Lactarius piperatus (Linnaeus : Fries) Persoon; Post # 18
Phellinus torulosus (Pers.) Bourdot & Galzin; Post # 17
Polyporus arcularius (Batsch) Fr.; Post # 8
Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Post # 9
Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.;  Post # 3
Russula vesca Fries; Post # 13
Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.;  Post # 6

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  • 2 weeks later...

Clathrus ruber P. Micheli ex Pers.; Regione Toscana, Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini.
Clathrus cancellatus Tourn. ex Fr.

Una specie inconfondibile anche se si incontra raramente.

 Dalla scheda AMINT: “Basidioma con peridio di forma globosa diametro 3-6 cm, superfice areolata-bitorzoluta, bianca, con peso specifico notevole e di consistenza molle, elastica con evidente cordone (rizoide) miceliare alla base. Successivamente il peridio si lacera, partendo dalla parte sommitale, formando una struttura a simile ad una gabbia con bracci grinzoso-rugosi di colore rosso e di sezione irregolarmente poligonale. All'interno dei bracci è posta la gleba, che nella fase iniziale (peridio chiuso) è verdastra e compatta; successivamente brunastra e deliquescente emana un odore cadaverico, repellente. Compare già dalla primavera per proseguire fino al primo inverno, un po' ovunque nei boschi e nei giardini. Il motivo di questa forma particolare ed appariscente e soprattutto dell'odore fetido è da ricercare nella particolare strategia messa a punto da questo fungo per disperdere le spore: attira gli insetti carnari, soprattutto mosconi, che si cibano e vengono a contatto con la gleba matura disseminandola. Oltre ad essere altamente repellente, è da considerare tossico da maturo. Alcune illazioni su una sua possibile commestibilità nella fase iniziale di ovolo chiuso sono, a nostro avviso, assolutamente da non prendere in considerazione.

Ovolo:

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Con la tipica e evidente rizomorfa:

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Aperto: si nota la gleba verdastra mentre, in arancione, la parte che poi si trasformerà nei "bracci". 

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Esemplare semipogeo che si sta sviluppando:

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Pulito dal terreno: bracci rossastri, con gleba verdastra all'interno. Alla base ciò che resta della "buccia" (peridio) dell'ovolo iniziale

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Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Come suggerisce il nome (dal greco kyanos = azzurro e xanthós = giallo), la gamma cromatica del suo cappello è molto ampia: dal viola al verde, attraverso tonalità bluastre o giallastre; anche se esemplari giovani possono presentare colorazioni uniformi di ciclamino. Tali colorazioni in genere sono presenti e frammiste nello stesso esemplare creando un aspetto cromatico come metallizzato. La cuticola è parzialmente separabile (per 2 quinti del raggio) e la carne sottostante ha tonalità lilacine. Gambo e lamelle sono bianchi, con qualche macchia rugginosa in vecchiaia. Carne bianca dal sapore dolce come di nocciola. Cresce dall’estate al tardo autunno nei boschi di latifoglie. Caratteristica distintiva sono le lamelle lardacee. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 159, Pag. 275: “Il colore violetto della carne sotto la cuticola non è un carattere valido per la determinazione in quanto non esclusivo di questa specie. La consistenza definita lardacea delle lamelle indica l’estrema difficoltà nello spezzarle con la pressione di un dito, piegandosi invece come fossero di lardo. Nelle altre specie di Russula le lamelle si rompono in modo più o meno evidente.”

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Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Robusta Amanita dal cappello rossastro, rosso-brunastro, rivestito di piccole scaglie acute che si stagliano sul fondo per il loro colore grigio, grigio-rosato; anello carnoso, ampio e a gonnellino, striato sulla faccia esterna e posizionato in alto sul gambo; gambo che si allarga verso la base quasi bulbosa, bianco in alto e poi sfumato di rosa scendendo verso la base. La carne è biancastra ma tende ad arrossarsi nelle ferite e nelle contusioni. La volva non è ben visibile: il velo generale alla base si frammenta fin da giovane, lasciando alla base del gambo soltanto residui in forma di protuberanze più o meno accentuate. Contiene tossine termolabili. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 121, Pag. 231: “Discreto commestibile da consumare cotto, contiene tossine termolabili che si disgregano e svaniscono con adeguata cottura. Cotto alla griglia risulterebbe quasi crudo nelle parti interne, con conseguente grave rischio di intossicazioni con sindrome emolitica.”

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Esemplare un po' malconcio, ma che fa ben sperare per future nascite di altre specie...

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Coprinopsis insignis (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Ha cappello fibrilloso-peloso, con fibrille argentate che dal margine del cappello arrivano fino al disco. Il disco mostra una zona più scura e brunastra, apparentemente glabra e, di solito, ben differenziata e delimitata dal resto del cappello (uno dei suoi sinonimi è infatti Coprinus alopecia, come a sottolineare la caratteristica “calvizie” della zona discale). Il gambo è leggermente fioccoso/pruinoso su tutta la superficie. Predilige crescere in habitat xerofilo, in particolare su residui legnosi o nelle cavità di Quercia.
A livello macroscopico può ricordare Coprinopsis atramentaria che ha gambo liscio (tutt’al più, negli esemplari giovani, un po’ pruinoso nella parte superiore) e presenta frequentemente una zona pseudoanulare formata da un ispessimento della corteccia nella zona basale, quella all’altezza del livello del terreno; il suo disco mostra colori più carichi del resto del cappello ma, solitamente, non in modo così netto come in C. insignis. A livello microscopico C. insignis ha spore verrucose mentre sono lisce in C. atramentaria.

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Che fa capolino ai piedi di un cerro:

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Primo piano ingrandito dell'imenoforo: si notano anche i pleurocistidi (in questa specie sono particolarmente grandi) che emergono dalle lamelle

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Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Piccolo funghetto (largo al massimo 4-5 cm) a forma di mensola-crosta appoggiata sul legno; molto comune e diffuso, presente durante tutto l’anno; dalla consistenza quasi coriacea (suberosa-tenace da secco) e dallo spessore piuttosto fine; può presentarsi in fitti esemplari confluenti o sovrapposti, su legno guasto di latifoglie. Caratteristico il cappello di aspetto feltrato e peloso (irsuto), zonato, con vari colori (giallo, arancio, brunastro, verdastro); il margine è più chiaro e lobato; l’imenoforo è liscio o appena gibboso, di colore giallo-arancio.
Possibile la confusione sia con specie congeneri (più rare) che però virano al rossiccio alla manipolazione, sia con Stereum ochraceoflavum (non virante), dall’imenoforo bruno-ocraceo e con la superficie sterile grigio-biancastra, poco o per niente zonata.

Dalla “Chiave di orientamento ai generi” del (nuovo) Tutto Funghi, pag. 79 e 97: “Corpo fruttifero composto dal solo cappello o a forma di mensola >>>
Imenoforo liscio. Corpo fruttifero adeso al legno, distaccantesi brevemente per formare piccole mensole >>> Genere Stereum

Esemplari un po' risecchiti per il caldo e il vento

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Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 35, Pag. 138: “Cantharellus subpruinosus presenta inizialmente una sorta di pruina biancastra sul cappello e si macchia vistosamente su toni rosso-brunastri dopo manipolazione. Ottimo commestibile. Trova forti estimatori che lo preferiscono nettamente al più nobile Porcino. Viene impiegato in cucina in svariati modi: trifolato, con le lasagne, nel risotto, oppure conservato sottolio o sottaceto. Si presta invece male alla conservazione per essiccamento. Se surgelato crudo tende ad assumere una sgradevole amarescenza: per tale motivo ne consigliamo la surgelazione dopo adeguata, quanto opportuna, precottura.”

I primi della stagione:

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Dopo un paio di ore: 

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Polyporus arcularius (Batsch) Fr.; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Poliporo riconoscibile per alcune caratteristiche: cappello rotondeggiante (fino a 5 cm di diametro) con gambo pressoché centrale; pori ampi, allungati radialmente e con geometria prevalentemente esagonale; imenoforo color crema-biancastro; superficie pileica minutamente villoso-scagliosa, da giallastra-ocracea a bruna, più scura al centro, con margine ciliato; il gambo è leggermente ricurvo alla base, concolore all’imenoforo, e presenta di solito una fine punteggiatura concolore al cappello. I dissepimenti (le “pareti” che individuano i pori) possono presentare dei piccoli dentini sporgenti.
Il simile Polyporus brumalis si presenta con pori più piccoli (da 2 a 3 pori per mm) rotondeggianti o poco angolosi; tubuli brevemente decorrenti sul gambo che è grigio-brunastro un po’ squamoso; cappello bruno-giallastro più o meno scuro, con margine liscio o finemente ciliato.

Un rametto di Cerro colonizzato da Polyporus arcularius:

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L'imenoforo a pori allungati, in un'altra coppia

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Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Poliporo assai comune, rinvenibile su legno marcescente di latifoglia (come questi esemplari, su cerro) oppure emergente da uno sclerozio duro formato da un intreccio compatto tra micelio, terra, sassi e radici (questo sclerozio è quindi una sorta di consistente conglomerato, detto “pietra fungaia”, che può pesare anche 10 kg e oltre).
Cappello di diametro massimo sui 15 cm, circolare o reniforme, depresso al centro, cosparso, almeno nei giovani esemplari, di piccole squamule più scure del colore di fondo che può variare dal giallo-ocra al bruno.
Margine sottile, un poco fibrilloso-ciliato. Imenoforo di color crema chiaro, con pori angolosi, anche a forma poligonale allungata; con tubuli disposti su un singolo strato, decorrenti sul gambo. Il gambo è di solito laterale, talvolta centrale, di colore ocra chiaro, spesso ricurvo alla base che si presenta cosparsa di fine peluria biancastra.
Carne soda ma non coriacea, di colore crema biancastro, con odore fungino leggero e gradevole.

P. tuberaster può confondersi con P. squamosus che tuttavia è di dimensioni assai più imponenti (cappello di diametro fino a 50 o 60 cm di diametro) e che ha carne dura e coriacea con odore di cocomero o di farina bagnata. Inoltre il suo gambo è, in proporzione al cappello, corto e quasi rudimentale, di colore bruno o bruno nerastro.

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Primo piano dell'imenoforo

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Amanita excelsa (Fr. : Fr.) Bertill.; Regione Toscana; Maggio 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 120, Pag. 230: “Specie commestibile dopo cottura ma di poco pregio e, pertanto, se ne sconsiglia il consumo, data anche la possibile confusione con la velenosa Amanita pantherina.
In passato alcuni autori consideravano questa specie distinta in due varietà: A. excelsa var. spissa e A. excelsa var. excelsa. La prima con taglia molto più tozza e robusta, verruche sul cappello più frequenti e persistenti, lamelle senza riflessi rosati, gambo a base allargata terminante con un bulbo non marginato e napiforme, ben evidente e non arrossante, odore e sapore rafanoide; la seconda con taglia più slanciata, verruche assenti o poco persistenti, lamelle con riflessi rosati, volva friabile, facilmente dissociata in fiocchi e base del gambo spesso interrata.”

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