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2017.06 - Toscana - Tutor Alessandro


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Buoni ritrovamenti :)

:bye:  Alessandro

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Indice della Toscana, mese di Giugno 2017, totale n° 12 specie.   

Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. GrayPost # 14
Boletus reticulatus Schaeff. =  Boletus aestivalis (Paulet) Fr.Post # 2; 9; 16
Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini  = Boletus calopus Pers. : Fr.; Post # 3
Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.;  Post # 10
Collybia fusipes (Bull. : Fr.) Quélet Post # 6
Fomes fomentarius (L. : Fr.) Fr.;  Post # 8
Hymenopellis radicata (Relhan : Fr.) R.H. Petersen = Xerula radicata (Relhan : Fr.) Dörfelt; Post # 13
Lactarius piperatus (Linnaeus : Fries) Persoon; Post # 7
Lactarius volemus (Fr.) Fr.;  Post # 11
Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.;  Post # 4; 15
Russula melliolens Quél.Post # 12
Russula virescens (Scaeff.) Fr.; Post # 5

 

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Boletus reticulatus Schaeff. ; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini.
Boletus aestivalis (Paulet) Fr.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 210, Pag. 330-331: “Abbastanza comune e molto ricercato. Inizia la sua crescita qualche settimana dopo i temporali primaverili del mese di maggio e continua a fruttificare, nelle aree mediterranee, fino a metà novembre. Quando l’aria è secca, tutta la superficie del cappello si screpola e rende visibile la carne bianca sottostante.
Nel periodo estivo e all’inizio dell’autunno il Boletus reticulatus in particolare viene invaso da larve anche quando si trova allo stadio di primordio. Questi insetti fanno parte principalmente di due famiglie di ditteri: la Famiglia Mycetophilidae e la Famiglia Sciaridae. Questi piccoli insetti micetofili hanno la consuetudine di insediarsi nel luogo dove c’è la fungaia. Le femmine iniziano a penetrare nel terreno e raggiungono la base del fungo, deponendovi 50-70 uova che subito dopo si schiudono. 
Le larve iniziano a cibarsi della carne invadendo e fagocitando l’intero fungo; una volta compiuto il loro stadio di larva, si impupano in un bozzoletto e così il ciclo ricomincia per numerose generazioni annuali.” 

A proposito di questo nome specifico (reticulatus), il Cetto riporta in nota alla scheda 265 della sua collana I funghi dal vero: “Si può determinare con una certa sicurezza (...) se si nota il tipico screpolarsi della cuticola del cappello, carattere che, contrariamente a quanto si crede, gli ha dato il nome. Qualcuno crede che il nome specifico derivi dalla presenza del reticolo sul gambo. Tale reticolo invece, presente anche nelle altre varietà dell’ edulis, non è per nulla determinante agli effetti di una sicura determinazione.” Altri micologi ritengono invece che il nome specifico derivi dal fine reticolo che tale specie presenta sul gambo.

Cappello sano...

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... ma gambo completamente invaso e fagogitato dalle larve, come spesso accade all'inizio della stagione e soprattutto con Boletus reticulatus.

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Reticolatura/screpolatura sul cappello:

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Reticolatura sul cappello anche per alcuni esemplari giovani; segno che il caldo e il secco si fanno sentire

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Reticolo sul gambo che si presenta particolarmente obeso: carattere non sempre frequente in questa specie

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Caloboletus calopus (Pers.) Vizzini; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini.
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Boletus calopus Pers. : Fr.

Oltre che per altri caratteri, si distingue dal Caloboletus radicans [= Boletus radicans] per la colorazione: cappello grigio camoscio, grigio-olivastro o grigio-ocra pallido in C. calopus e molto più chiaro (bianco latte, color crema) in C. radicans; gambo con estese colorazioni rosse (soprattutto nella metà inferiore; sovente con colore giallognolo nella parte alta) in C. calopus e giallo pallido (talvolta sfumate di rosa in alto) in C. radicans; anche il reticolo è diverso: presente e a maglie allungate in C. calopus, quasi assente in C. radicans (se presente è a maglie fini e relegato alla parte alta del gambo). 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 202, Pag. 319: “Responsabile di alcuni casi di intossicazione (sindrome gastro-intestinale o resinoide incostante), comunque non commestibile per il forte sapore amaro e per il netto odore sgradevole. I pori gialli, la caratteristica fiammatura rosso carminio alla base del gambo, il sapore della carne e l’odore inconfondibile agevolano la determinazione.”

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Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Come suggerisce il nome (dal greco kyanos = azzurro e xanthós = giallo), la gamma cromatica del suo cappello è molto ampia: dal viola al verde, attraverso tonalità bluastre o giallastre; anche se esemplari giovani possono presentare colorazioni uniformi di ciclamino. Tali colorazioni in genere sono presenti e frammiste nello stesso esemplare creando un aspetto cromatico come metallizzato. La cuticola è parzialmente separabile (per 2 quinti del raggio) e la carne sottostante ha tonalità lilacine. Gambo e lamelle sono bianchi, con qualche macchia rugginosa in vecchiaia. Carne bianca dal sapore dolce come di nocciola. Cresce dall’estate al tardo autunno nei boschi di latifoglie. Caratteristica distintiva sono le lamelle lardacee. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 159, Pag. 275: “Il colore violetto della carne sotto la cuticola non è un carattere valido per la determinazione in quanto non esclusivo di questa specie. La consistenza definita lardacea delle lamelle indica l’estrema difficoltà nello spezzarle con la pressione di un dito, piegandosi invece come fossero di lardo. Nelle altre specie di Russula le lamelle si rompono in modo più o meno evidente.”

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Russula virescens (Scaeff.) Fr.; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 164, Pag. 281: “Questa specie, relativamente comune, viene considerata la migliore tra le Russula commestibili, è facilmente riconoscibile per il colore verde-azzurro marmorizzato della cuticola e per la peculiarità della stessa di dissociarsi in tante piccole areole che ricordano le tessere di un mosaico; per la compattezza (alto peso specifico) e il buon sapore della carne. Un’altra Russula la cui cuticola si frattura spontaneamente è la Russula cyanoxantha fo. cutefracta, che oltre alle colorazioni pileiche verde-olivastro, può presentarsi rosa-violacea. Sulla cuticola screpolata si disegna una sorta di reticolo dalle linee più chiare, per lo più rosacee con toni violetti tenui, come la carne immediatamente sotto la cuticola; le lamelle di consistenza lardacea al tatto; anch’essa è commestibile.”

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Collybia fusipes (Bull. : Fr.) Quélet; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Lignicolo presso latifoglie, quasi sempre Quercia o Castagno, spesso alla base dei tronchi o delle ceppaie (anche interrate). Si riconosce facilmente per il gambo compresso e solcato, fusiforme e radicante, per il crescere di solito cespitoso. I colori sono uniformemente distribuiti su tutto il fungo: dal beige al bruno al rossiccio con macchie rugginose a maturità anche sulle lamelle. Lamelle spaziate (un po’ un’eccezione nel Genere Collybia) e intercalate da numerose lamellule.

Alla base di un Castagno

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Lactarius piperatus (Linnaeus : Fries) Persoon; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Fungo tossico dal sapore molto acre; latice bianco, lattiginoso, acre e bruciante, immutabile se isolato, con leggere sfumature giallastre se essiccato sulle lamelle; lamelle molto fitte e strette. Colori biancastri su tutta la superficie, con sfumature rugginose sul cappello in vecchiaia; cappello asciutto che a maturità tende a diventare imbutiforme; gambo di solito attenuato alla base. Ubiquitario e molto comune in estate-autunno, sotto latifoglie e aghifoglie. 
Gli è simile Lactarius glaucescens (più raro) che ha latice bianco ma virante al bluastro-verdastro se essiccato sulle lamelle. Gli altri “classici” lattari bianchi (L. vellereus e L. bertilloni) sono di taglia maggiore e hanno lamelle spaziate e spesse.
In Italia tale fungo (o qualche specie molto affine) fu descritto per la prima volta da Giovan Battista Della Porta (1540-1615) filosofo, scienziato, alchimista e commediografo del Rinascimento italiano; nel libro X della sua opera del 1592 Villae libri XII, in cui descrive accuratamente molti esemplari fungini, troviamo scritto: “Vi è un fungo chiamato Piperitis, perché pizzica la lingua a chi ne mangia e fa bruciare le fauci come fosse pepe; anch’esso nasce d’autunno, è di colore bianco e viene chiamato dal volgo Peperella”.
In tale Peperella, micologi moderni vedono appunto il L. piperatus; probabilmente nel ‘500 era un fungo apprezzato come condimento in quanto sostitutivo del pepe, spezia che veniva importata dall’Oriente a carissimo prezzo; l’uso commestibile non si è peraltro esaurito col passare dei secoli.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 167, Pag. 284: “Specie velenosa, responsabile di sindrome gastroenterica incostante. Chiamato volgarmente Peveraccio, è ancor oggi praticata l’usanza di ridurlo in polvere dopo averlo essiccato al sole, e utilizzarlo come surrogato del pepe per speziare carni e pietanze, usanza che ovviamente deploriamo. Altre dicerie popolari vogliono che la sua comparsa nei boschi preceda di qualche giorno la crescita dei primi porcini estivi (Boletus reticulatus).”

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Fomes fomentarius (L. : Fr.) Fr.; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Da fomes, fomitis (lat.) = esca, alimento del fuoco. Per l’uso che se ne faceva. Cresce prevalentemente su Faggio, Pioppo e Platano.
Tra le altre caratteristiche di questo lignicolo, la stratificazione dei tubuli (riscontrabile con una sezione perpendicolare): ogni strato corrisponde ad un anno di crescita.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 28, Pag. 131: “Il fungo attacca l’albero vivo come parassita, propagando il proprio micelio all’interno del legno e generando i tipici carpofori a mensola. Quando l’albero muore e cade, il fungo continua la propria esistenza come saprotrofo, evidenziando il fenomeno del geotropismo, cioè la capacità di questo tipo di funghi di orientare la parte fertile in modo parallelo al suolo avvitandosi su se se stessi, garantendo così una ottimale dispersione delle spore.
Si tratta di un fungo conosciuto fin dall’antichità, tanto che ne è stato trovato qualche pezzo anche in una sacca rinvenuta con Ötzi, l’uomo del Similauan, risalente a 3300 a. C.; sfruttando la natura legnoso-stopposa del fungo, a quei tempi veniva sicuramente usato come esca per accendere il fuoco. In epoca successiva, sempre per lo stesso scopo, veniva sbriciolato in polvere e mescolato al salnitro in modo da facilitarne l’accensione. Sicuramente superati e non più proponibili anche gli impieghi del fungo come emostatico in chirurgia e come affila-rasoi dai barbieri di un tempo.”

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Con un rametto fagocitato

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Imenoforo

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Pori piccoli e rotondi

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Il contesto e i tubuli al taglio (assai difficoltosa l'operazione del taglio vista la sua struttura particolarmente compatta e suberosa). Odore buono e fungino che, dopo il taglio, è diventato anche gradevolmente aromatico, come di legno appena tagliato.

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Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Regione Toscana; Giugno 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 35, Pag. 138: “Cantharellus subpruinosus presenta inizialmente una sorta di pruina biancastra sul cappello e si macchia vistosamente su toni rosso-brunastri dopo manipolazione. Ottimo commestibile. Trova forti estimatori che lo preferiscono nettamente al più nobile Porcino. Viene impiegato in cucina in svariati modi: trifolato, con le lasagne, nel risotto, oppure conservato sottolio o sottaceto. Si presta invece male alla conservazione per essiccamento. Se surgelato crudo tende ad assumere una sgradevole amarescenza: per tale motivo ne consigliamo la surgelazione dopo adeguata, quanto opportuna, precottura.”

Una coppia sofferente per la mancanza di umidità:

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