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Amanita phalloides (Vaill. ex Fr. : Fr.) Link 1833


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Amanita phalloides (Vaill. ex Fr. : Fr.) Link 1833

Tassonomia
Divisione Basidiomycota
Classe Agaricomycetes
Ordine Agaricales
Famiglia Amanitaceae
Genere Amanita
Sottogenere Amanitina
Sezione Phalloideae

Nome italiano
Tignosa verdognola - Amanita verdognola.

Etimologia
L'epiteto Amanita deriva dal greco Ἀμανὶτης [Amanitos] = fungo del monte Amano, da Ἄμανος [Amanos] = Amano, catena di monti tra la Cilicia e la Siria, nella Turchia asiatica, dove questa specie sembra fosse abbondante in antichità.
L'epiteto phalloides deriva dal latino phallus e dal greco εἶδος [eidos] = a forma di fallo.

Sinonimi
Amanita viridis Pers. 1727
Agaricus phalloides Vaill. ex Fr. 1821

Introduzione
In autunno, quando andiamo in giro nei boschi alla ricerca dei pregiati funghi eduli è facile incontrare Amanita phalloides, il suo riconoscimento non da particolari difficoltà determinative, l’importante è porre il focus, un’attenta osservazione, sui principali caratteri morfologici, ormai noti a tutti: cappello, gambo, anello e volva.
Il cappello si presenta in genere con tonalità verde-giallastra, interamente decorato da fibrille radiali, che gli conferiscono un aspetto sericeo, satinato, lucente, ma abbiamo anche una certa variabilità di colori, dal verde chiaro, al bruno oliva, bronzo olivastro, castano, sabbia e bianco nella f. alba. Le lamelle sono libere al gambo, fitte, alte e bianche. Il gambo cilindrico, interamente decorato da caratteristiche striature giallo verdastre, per questo è detto anche “a pelle di serpente“, rastremato verso l’alto e ingrossato alla base dove termina con un grosso bulbo. Nella parte alta del gambo è posizionato un anello, consistente, ampio. La base bulbosa del gambo è avvolta in una volva sacciforme, bianca, membranosa, lacerata e svasata in alto. La carne è dolce con un caratteristico odore, dapprima mielato, poi con la maturazione mielato-rancido sgradevole, infine repellente, di cadavere. Comune in tutti i boschi di latifoglia, più inconsueta nelle conifere. Fungo velenoso, mortale.
Le caratteristiche prioritarie e principali per il suo riconoscimento sono la presenza di quattro strutture morfologiche ben definite, cappello, gambo, anello e volva; colore molto mutevole del cappello con prevalenza del verdastro e presenza di fibrille longitudinali innate; il colore sempre bianco del gambo, dell'anello e della volva, con la sola eccezione della presenza di screziature, quasi zebrature sul gambo, lievemente concolori al cappello; il cappello divisibile dal gambo, lamelle libere.

Cappello
5-15(20) cm, solido, globoso, quindi espanso, infine discoideo; il pileo risulta finemente decorato con fibrille radiali innate, sulla sua superficie possono residuare grossi lembi di velo generale bianchi. Di colore biancastro citrino, verdognolo, verde oliva, ma anche giallo bruno, nocciola, sabbia, bianco (nella fo. alba). Colore più intenso al centro, schiarisce verso la periferia, liscio e privo di striature al margine. Sericeo con tempo asciutto, viscoso con umidità. Lamelle distanziate dal gambo (fungo eterogeneo), bianche (fungo leucosporeo), fitte, alte e sottili.

Gambo
5-15(20) × 1-3 cm, si allarga progressivamente verso la base, biancastro con striature zebrate caratteristiche, giallastre, verdastre, pieno all'esordio e poi sempre più cavo a maturità. Anello posizionato nella zona preapicale, ampio e ricadente sullo stipite, bianco, poco tenace e non sempre durevole. Volva sacciforme, membranacea, leggera, bianca, saldamente ancorata al bulbo e poi svasata in alto, spesso lacerata.

Carne
Prima compatta, quindi sempre più cedevole a maturità, bianca, con sottili aloni sotto il pileo concolori allo stesso. All'esordio inodore, poi con sfumature mielato rancide sgradevoli ed infine repellenti cadaveriche. Sapore dolciastro.

Habitat
Dall'estate all'autunno, preferibilmente e generalmente nei boschi di latifoglia, anche se non disdegna le conifere dove raramente fa la sua comparsa. Tra le specie più presenti, sia nei boschi planiziali che nei boschi d'altura, in tutte le Regioni italiane.

Microscopia
Spore (7,7)8,1-8,8(9,8) × (6,3)6,6-7,1(7,4) µm; Q = 1,1-1,3; Qm = 1,2; amiliodi, da largamente ellissoidali ad ellissoidali, lisce, ialine.
In questa specie l'amiloidia delle spore è un carattere microscopico importante per differenziare la specie nei casi di avvelenamento. Ricordiamo che si indica con questo termine una reazione fra iodio (contenuto nel reattivo di Melzer) e amido, l'amido che si trova nelle spore assume in presenza dello iodio un colore azzurro scuro fino a nerastro, colorandole interamente come si vede bene nelle foto. Questo esame ha permesso a volte di riconoscere le spore di questa specie nell'aspirato gastrico di persone avvelenate da funghi e ha permesso di diagnosticare correttamente e precocemente il tipo di avvelenamento permettendo di agire con specifiche cure.
Basidi clavati, tetrasporici.
Pileipellis costituita da una ixocutis di ife cilindriche, leggermente intrecciate.
Anello costituito da una texture di ife filamentose di forma cilindrica, intrecciate, settate, alcune di esse terminano con delle cellule clavate; alcuni di questi terminali sono formati da articoli sovrapposti di cellule cilindrico-clavate, molto larghe.
Volva costituita da una texture di ife filamentose, cilindriche, con qualche diverticolo, intrecciate, settate.
GAF non sono stati rilevati in nessuno dei tessuti esaminati.

Commestibilità e tossicità
Velenoso mortale. Responsabile del maggior numero di decessi dovuti all'incauta raccolta dei funghi spontanei. Provoca intossicazione a lungo termine di tipo falloideo.
Spesse volte ci si chiede perché le lumache si nutrano senza apparente disagio di Amanita phalloides, pericolosamente la credenza popolare affida a queste evidenze un valore di prova di commestibilità. In verità i gasteropodi sono molto diversi dai mammiferi, possono permettersi regimi alimentari tra i più eccentrici e soprattutto, non hanno un fegato che possa essere distrutto e necrotizzato dalle amatossine.
Gli animali superiori appartenenti al gruppo dei mammiferi, si autoaddestrano attraverso la selezione naturale grazie all'impriting genitoriale, chi mangia in natura alimenti contenenti sostanze velenose letali muore, chi riesce ad evitare questi alimenti altamente tossici, riconoscendoli in virtù delle informazioni corrette ricevute dai genitori, cresce, si riproduce, e trasferisce a sua volta l'informazione alle nuove generazioni.

Specie simili 
Amanita gemmata (Fr.) Bertill. = Amanita junquillea Quél. 1877 e l'Amanita citrina Pers. hanno volva circoncisa e residui velari sul cappello diversi.
Volvaria spp. si presenta senza anello né volva al piede, e con lamelle presto rosee.
Agaricus spp.  hanno lamelle bianche poi rosee poi bruno-tabacco. raccolti sono di Amanita phalloides. Nei funghi le forme albine sono diffuse con una certa frequenza rispetto agli altri Regni. Nelle Amanita con una certa ricorrenza, e tra queste l'Amanita phalloides var. alba Costantin & L.M. Dufour è una di quelle maggiormente rinvenibili.
Tricholoma sejunctum porre molta attenzione per chi raccoglie e consuma Tricholoma sejunctum, in quanto i colori del cappello sono perfettamente sovrapponibili, per cui vi è un alto rischio di scambio con Amanita phalloides nella versione verde-giallastra.
Russula spp. verdi, in particolare Russula eterophylla e Russula virescens. In diversi casi si sono verificati avvelenamenti mortali per la confusione di Amanita phalloides con Russula verdi, nonostante  orfologicamente le differenze siano diverse. Ancora una volta una tragica  conferma che il colore è uno degli ultimi caratteri guardare quando si vuole determinare una specie.

Tricoloma columbetta (Fr. : Fr.) P. Kumm., Melanoleuca evenosa (Sacc.) Konrad e Leucoagaricus leucothites (Vittad.) Wasser si possono confondere con la Amanita phalloides fo. alba.
Amanita caesarea (Scop. : Fr.) Pers. a volte è raccolta (illegale!) in forma di ovolo chiuso, con conseguenze tragiche nel caso in cui gli ovoli siano invece di Amanita phalloides. Si raccomanda di non raccogliere esemplari del genere Amanita allo stato di ovolo chiuso, sia per ovvi motivi di riconoscimento ma anche per ragioni strettamente ecologiche, in quello stadio di sviluppo, le lamelle non sono ancora visibili, il fungo non ha avuto la possibilità di disperdere le spore necessarie alla riproduzione della specie.

Osservazioni
Pietro Curti, coautore di questa scheda, segnala che nel 2002, fu direttamente coinvolto nell’attività progettuale realizzata da un ricercatore del Dipartimento di Ricerca del Governo del Canada che per motivi di rispetto della Privacy non è possibile citare. Questo chimico, capoprogetto di uno studio sulle sostanze che complessivamente vengono indicate come amatossine, affermava di essere riuscito ad isolare almeno una decina di composti diversi e stava analizzando con attenzione la loro azione sui mammiferi. L'obiettivo di questo progetto di ricerca era di capire con quali meccanismi le amatossine riconoscono le cellule epatiche, le tracciano, le raggiungono e infine le distruggono necrotizzandole. Capire quali sono questi meccanismi, potrebbe aiutare a comprendere come utilizzarle nella ricerca di cellule tumorali, "imbrogliandole" nella ricerca del tessuto epatico. Si potrebbe ottenere in tal modo uno strumento per aggredire e distruggere, in modo assolutamente naturale e atossico, le cellule tumorali presenti in qualsiasi sede dell'organismo umano.
La collaborazione diretta è servita a raccogliere circa 3 kg di Amanita phalloides del territorio italiano, surgelarla, inserirla dentro un contenitore di polistirolo sotto uno spesso strato di ghiaccio secco e attraverso la predisposizione di un apposito volo rapido diretto in Canada, farla giungere direttamente nelle mani dello scienziato in un aeroporto del Canada. Questo trasferimento di materiale micologico si rese necessario in quanto il ricercatore affermò che in America riusciva a procurarsi il fungo Amanita phalloides solo nello Stato della California in USA e che il contenuto delle amatossine del fungo californiano erano in percentuale circa 10 volte inferiori a quelle delle Amanita phalloides europee, a parità di peso del materiale biologico raccolto.

Scheda di proprietà AMINT realizzata da Mario Iannotti e Pietro Curti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT.

Regione Umbria; Settembre 2016; Foto, descrizione e microscopia di Mario Iannotti.
(exsiccatum MI20160928-01)

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Anello membranoso, ampio, biancastro.

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Particolare della decorazione del gambo "a pelle di serpente".

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Particolare del cappello fibrilloso, satinato, lucente.

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Particolare della velo generale bianco menbranoso che a volte resta attaccato al cappello sotto forma di placca (vedi primordio a sinistra nella foto); alla base del gambo va a costituire la volva sacciforme, lacerata e svasata in alto.

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Spore (7,7)8,1-8,8(9,8) × (6,3)6,6-7,1(7,4) µm; Q = 1,1-1,3; Qm = 1,2; amiloidi, da largamente ellissoidali ad ellissoidali, lisce, ialine. Osservazione in Melzer, a 1000×.

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Basidi clavati, tetrasporici. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×.

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Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 1000×.

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Pileipellis costituita da una ixocutis di ife cilindriche, leggermente intrecciate. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 100×.

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Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×.

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La struttura dell’anello è costituita da una texture di ife filamentose di forma cilindrica, intrecciate, settate, alcune di esse terminano con delle cellule clavate; alcuni di questi terminali sono formati da articoli sovrapposti di cellule cilindrico-clavate, molto larghe. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×.

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Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 1000×.

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Ife della volva, costituite da una texture di ife filamentose, cilindriche, con qualche diverticolo, intrecciate, settate. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale, a 400×.

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