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2017.10 - Toscana - Tutor Alessandro


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Buoni ritrovamenti :)

:bye: Alessandro 

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Indice della Toscana, mese di Ottobre 2017, totale n° 32 specie.  

Amanita caesarea (Scop. : Fr.) Pers.; Post # 16; 27; 28
Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Post # 32
Amanita franchetii (Boud.) Fayod; Post # 24
Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link; Post # 19
Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Post # 17
Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm.; Post # 25
Boletus aemilii Barbier = Boletus spretus Bertéa; Post # 35
Boletus aereus Bull. : Fr.; Post # 11; 29
Clitocybe odora (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 2
Desarmillaria tabescens (Scop. : Fr.) R.A. Koch & Aime = Armillaria tabescens (Scop. : Fr.) Emel; Post # 10; 39
Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm. = Entoloma lividum (Bull.) Quélet; Post # 15
Gymnopilus junonius (Fr. : Fr.) P.D. Orton = Gymnopilus spectabilis (Weinmann : Fr.) A.H. SmithPost # 36
Hericium erinaceus (Bull. : Fr.) Pers.; Post # 34
Imperator rhodopurpureus (Smotl.) Assyov, Bellanger, Bertéa, Courtec., Koller, Loizides, G. Marques, J.A. Muñoz, N. Oppicelli, D. Puddu, F. Rich. & P.-A. Moreau = Boletus rhodopurpureus Smotl.; Post # 26
Lactarius chrysorrheusus Fr.; Post # 18
Leccinellum crocipodium (Letellier) Della Maggiora & Trassin. Leccinum crocipodium (Letellier) Watling; Post # 38
Leccinum duriusculum (Schulzer ex Kalchbr.) Singer; Post # 20
Lepiota clypeolaria (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 13
Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Post # 40
Lycoperdon perlatum Pers. : Pers.; Post # 5
Macrolepiota mastoidea (Fr. : Fr.) Singer; Post # 8
Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 3; 14
Mucidula mucida (Schrad. : Fr.) Pat. = Oudemansiella mucida (Schrad. : Fr.) v.Höhnel; Post # 4
Mycena rosea (Bulliard) GrambergPost # 30
Omphalotus olearius (De Cand. : Fr.) Fayod; Post # 12
Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Post # 22
Russula vesca FriesPost # 31
Trametes versicolor (L. : Fr.) Pilát; Post # 21
Tricholoma pardinum (Persoon : Secrétan) Quélet; Post # 33
Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Post # 37
Tubulifera arachnoidea Jacq.; Post # 7
Xerocomus subtomentosus (L. : Fr.) Quélet; Post # 23

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Non determinati 

Clitocybe cfr. costata Kühner & Romagnesi [= Infundibulicybe costata (Kühner & Romagn.) Harmaja]; Post # 6
Agaricus cfr. sylvaticus Schaeff.  [= Agaricus haemorrhoidarius Schulzer]; Post # 9

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  • 2 weeks later...

Clitocybe odora (Bull. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Molto conosciuto e praticamente inconfondibile. Grazie al suo odore forte e persistente di anice se ne può intuire la presenza ancora prima di vederlo. Per questo è facile da determinare anche se si presenta con colori molto sbiaditi o completamente grigi. Il verde è la componente principale del suo colore ed è una pigmentazione piuttosto rara nei funghi. Ovviamente non è dovuto alla clorofilla che è presente solo nelle parti verdi dei vegetali; il colore dei funghi è un elemento utile per la determinazione, ma bisogna ricordarsi che può essere modificato, anche profondamente, dalle condizioni climatiche. Il buon odore di anice ha favorito l'utilizzo di questo fungo per aromatizzare liquori e dolci, ma è pressoché inutilizzabile in cucina per la sua forte intensità; qualcuno pare sia riuscito a utilizzare con successo il fungo nella preparazione del gelato!

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Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

 Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 98, Pag. 206: “Non confonderlo con Chlorophyllum rhacodes, tossico, con squamule fortemente infisse nel derma del cappello (dette “a tegola”), con viraggio all’arancione e poi al brunastro della carne esposta, laddove corrosa o tagliata.
È prudente non mangiare Macrolepiota il cui diametro sia inferiore a 8 cm per non confonderle con le Lepiota del Gruppo helveola, o altre velenose o mortali. Macrolepiota procera essendo uno dei colossi del bosco, difficilmente può essere confuso con le piccole Lepiota. Per la misura si fa riferimento al fungo adulto e quindi con il cappello completamente aperto.”

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Mucidula mucida (Schrad. : Fr.) Pat.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.
= 
Oudemansiella mucida (Schrad. : Fr.) v.Höhnel 

Difficile confondere questa bella specie con altre.
Cappello glutinoso di aspetto traslucido (ma sericeo e opaco a tempo molto secco); carne esigua ma di consistenza quasi gelatinosa; colorazione del cappello da bianco a bianco-avorio, ma anche grigiastro; lamelle spaziate, intervallate da lamellule, con filo dentellato; gambo sottile e rigido, biancastro sopra l’anello e più scuro (anche brunastro) al di sotto; anello anch’esso più o meno glutinoso. A ciò si aggiunge l’habitat: preferibilmente su legno morto di Faggio, ma anche come parassita su pianta viva. Talora anche su altre piante (Quercia e conifere). Crescita di solito cespitosa anche gregaria, raramente isolata.

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Gambo un po' bulboso alla base, all'innesto sul legno

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Lycoperdon perlatum  Pers. : Pers.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

È tra le “vescie” quella più facile da incontrare essendo ubiquitaria, terricola ma non di rado reperita su residui legnosi in decomposizione e, raramente, su pigne. Gli aculei conici (alti fino a 2 mm soprattutto all’apice dell’esoperidio) sono contornati alla base da piccole verruchine o da aculei più tozzi che permangono anche dopo la caduta degli aculei più grandi: ne risulta una caratteristica areolatura a maglie pseudo-poligonali. 
Commestibile, come le sue congeneri, quando la gleba è ancora perfettamente bianca. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 226, Pag. 347: “Si tratta di una specie polimorfa ma, nel contempo, molto costante nel presentare aculei conici. Questa caratteristica è davvero la più importante per una corretta determinazione ed è apprezzabile anche in esemplari vetusti, laddove si possono individuare le cicatrici circolari lasciate dopo la caduta degli aculei. 
Benché non sia tossico dal punto di vista alimentare, si ritiene utile citare un’allergia presente in letteratura medica, chiamata Lycoperdonosi. Si tratta di una polmonite allergica dovuta all’inalazione, fortuita o voluta, di buone quantità di polvere sporale.”

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Clitocybe cfr. costata Kühner & Romagnesi; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Infundibulicybe costata (Kühner & Romagn.) Harmaja 

Specie simile (quasi un sosia) del più comune e frequente “imbutino” (Clitocybe gibba), ma avente cappello non umbonato e striato al margine in modo caratteristico, con costolature a forma di “Y”. Il gambo è concolore al cappello e l’odore più forte e marcato (fungino-cianico) rispetto a C. gibba. Visto che anche C. gibba può presentare saltuariamente tali caratteri in alcune sue varianti, per distinguere con certezza le due specie si può eseguire un test macrochimico: una goccia di idrossido di Potassio (KOH) messa sulla superficie del cappello di C. costata provoca una colorazione marrone scuro che non si verifica in C. gibba.

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Tubulifera arachnoidea Jacq.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Si tratta di un bel Myxomycetes dal colore che va dal bianco-latte al bruno chiaro, fino al color salmone o porpora per diventare bruno-ruggine a maturazione delle spore. Il plasmodio è costituito da una “fruttificazione complessiva” di elementi cilindrici-ellissoidali di piccole dimensioni (alti fino a circa mezzo centimetro e di sezione dal diametro di circa mezzo millimetro) appressati l’un l’altro. Complessivamente questo Myxomycetes può raggiungere e superare anche i 15 cm di diametro, coprendo discrete porzioni di legno guasto e marcescente, oppure foglie e lettiera.

Giovani esemplari; su tronco marcescente di Abete bianco.

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Basta appena sfiorarli che si "rompono", col plasmodio liquido che fuoriesce

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Macrolepiota mastoidea (Fr. : Fr.) Singer; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Ha il cappello con cuticola dissociata in fini squamette ocra appressate al centro e poi diradate via via verso il margine dove lasciano intravedere il fondo più chiaro; cappello dotato di un evidente e pronunciato umbone a base stretta che (nel fungo ormai maturo e col cappello disteso) sembra “fuoriuscire improvvisamente dalla pianura sottostante”; nel fungo ancora chiuso l’effetto non è dissimile anche se “il terreno sottostante” non è una pianura ma una “mazza”; il gambo appare liscio ad un frettoloso esame ma in realtà, al di sotto l’anello, è finemente decorato da squamette ocracee su fondo biancastro. L'anello è semplice e biancastro. L’umbone giustifica il nome specifico ricordando un capezzolo (dal latino mastoideus = simile a una mammella). 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 97, Pag. 205: “Buon commestibile; va utilizzato solo il cappello perché il gambo duro e fibroso è da scartare. La carne deve essere ben cotta.”

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Agaricus cfr. sylvaticus Schaeff.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.
= Agaricus haemorrhoidarius Schulzer

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 102, Pag. 210: “Cresce in estate e autunno nei boschi di conifere, sotto Abeti rossi, ma anche in boschi di latifoglie. Ha carne compatta, tenera, bianca con sfumature rosate; all’aria e al taglio vira a chiazze al salmone-rossastro, col tempo diventa brunastra. Odore fungino, aromatico, intenso, grato. Buon commestibile, sia da crudo che da cotto, purché giovane. Nella variabilità di Agaricus langeii rientrano soggetti molto simili ad Agaricus sylvaticus, che si distinguono con sicurezza solo attraverso l’analisi microscopica (spore più grandi).”

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Esemplare fotografato in bosco di Castagno

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Allo sfregamento si manifesta un netto viraggio della carne del cappello

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Carne arrossante alla sezione

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Desarmillaria tabescens (Scop. : Fr.) R.A. Koch & Aime; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.
Armillaria tabescens (Scop. : Fr.) Emel

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 58, Pag. 162: Facile la separazione dagli altri funghi appartenenti al Genere Armillaria, in quanto è l'unica priva di anello. Occorre invece prestare la massima attenzione nel separarlo da altre specie lignicole, sempre a crescita cespitosa, come quelle appartenenti al Genere Hypholoma di cui alcune specie sono tossiche. 
Fruttifica all'inizio della stagione autunnale con temperature medie ancora elevate e normalmente prima della "sorella" con anello, Armillaria mellea.
È un buon commestibile ben cotto, ma tossico da crudo; usufruire solo dei cappelli scartando i gambi, come per il più conosciuto Chiodino, l'Armillaria mellea, con il quale condivide molte caratteristiche. È consigliabile la prebollitura e la successiva eliminazione dell'acqua di cottura. Si presta ottimamente alla preparazione e conservazione sottolio.”

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