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2017.10 - Toscana - Tutor Alessandro


Alessandro F
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Russula vesca Fries; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

 Le colorazioni tipiche di questa ottima Russula commestibile vanno da un bel vinoso-bruno per gli esemplari sotto conifera al rosa-lilacino per quelli sotto latifoglia. La cuticola è asportabile per due quinti del raggio, lasciando intravedere la carne bianca sottostante. Lamelle poco decorrenti, fitte e strette, un po’ lardacee in gioventù, bianche ma macchiate di ruggine o giallastro in vecchiaia o per manipolazione.

 Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 161, Pag. 277: “Per la colorazione pileica, la tendenza a macchiarsi di giallo-brunastro nelle zone manipolate a lungo, la sporata bianca e il sapore interamente dolce ricordante la nocciola, è una Russula di facile identificazione. Le forme decolorate al nocciola (fo. avellanea) si possono confondere con R. heterophylla fo. adusta ma il portamento più massiccio di quest'ultima, le colorazioni toccate o macchiate di bronzo, le lamelle decorrenti e biforcate all'inserzione bastano per distinguerla sul campo. Nella sua forma verde (R. vesca fo. viridata) può essere confusa con le Griseinae , ma la sporata bianca di R. vesca le esclude a priori. La caratteristica della cuticola che si ritrae lasciando intravedere le lamelle, è ritenuta oggigiorno elemento poco attendibile e non prerogativo.”

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Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Amanita molto comune sia in boschi di latifoglie che di aghifoglie.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 126, Pag. 238: “Ubiquitario, in particolare su terreni acidi e sabbiosi, dall’estate fino ai primi freddi dell’inverno; molto comune. Riconoscibile abbastanza agevolmente per il suo bulbo basale molto grosso ed evidente, la volva circoncisa, le placche sul cappello e il tipico odore di patate crude.”

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Tricholoma pardinum (Persoon : Secrétan) Quélet; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

 Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 71, Pag. 176: “Molto velenoso. La sindrome cui dà luogo è di tipo gastrointestinale, a breve latenza. I primi sintomi insorgono precocemente, da mezz'ora a una o due ore dall'ingestione del fungo. L'intossicazione è piuttosto violenta ma con esito generalmente positivo. Solamente in rari casi è stato responsabile di decessi, a danno di persone probabilmente già in precario stato di salute.
Fungo simbionte, predilige i boschi di Abete o misti al Faggio, raramente rinvenibile in faggete pure o sotto altre latifoglie, su substrato ricco di carbonati. Cresce a gruppi di pochi esemplari dalla tarda estate all'autunno non inoltrato.
Nelle forme tipiche il riconoscimento di questa specie verte sulle seguenti caratteristiche: rivestimento del cappello con evidenti squamette scure, taglia carnosa e consistente, lamelle che, soprattutto negli esemplari giovani, possono essudare goccioline trasparenti e odore e sapore chiaramente evocanti la farina.
Si tratta di una specie subdola in quanto pur avendo un elevato grado di tossicità possiede odore e sapore gradevoli. Questa caratteristica, congiuntamente alla somiglianza con specie commestibili e ricercate, lo rende doppiamente pericoloso.”

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In bosco di Castagno

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Goccioline acquose depositate sul gambo

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Hericium erinaceus (Bull. : Fr.) Pers.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Un bel fungo parassita, dalla forma complessiva rotondeggiante e compatta, di colore biancastro da giovane, con tendenza ad ingiallire e a imbrunirsi con l’età. Caratterizzato dalla presenza di aculei regolari, penduli e morbidi che ne ricoprono tutta la parte esposta all’aria. È fornito di un grosso bulbo basale con cui attecchisce al legno di piante viventi, in particolare Faggio e Quercia, sia alla base della pianta ospite ma anche a notevole altezza da terra. Dalla base si dipartono, in stretto contatto tra loro, vari rami carnosi, bianchi, di consistenza cotonosa, che si dividono a loro volta negli aculei superficiali su cui si trova l’imenoforo.
Utilizzato da secoli nella medicina tradizionale cinese in quanto ritenuto efficace nella cura di alcune patologie (ulcere gastriche, carcinomi esofagei, diabete, ecc.).
Altre specie di Hericium (come Hericium clathroides e Hericium coralloides) si distinguono macroscopicamente per la diversa disposizione con cui i rami carnosi si dipartono dalla base: ben distanziati tra loro e più volte biforcati in modo da formate un insieme a forma di corallo, non compatto né rotondeggiante.
Se non fosse per il colore, a prima vista Hericium erinaceus potrebbe ricordare, soprattutto se reperito a livello del suolo come l’esemplare nelle foto, un “Riccio comune” (Erinaceus europaeus) quando, in presenza di pericolo, si contrae appallottolandosi su se stesso.

Ai piedi di un Cerro; una sorta di "Riccio albino" che si sia appallottolato su se stesso... :)

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La grossa e lunga parte basale era ben attaccata alle radici

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In sezione si notano le ramificazioni a stretto contatto tra di loro e terminanti con gli aculei

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Boletus aemilii Barbier; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.
Boletus spretus Bertéa

Il colore del cappello potrebbe far pensare ad altre specie (Boletus regius, Boletus pseudoregius, alcuni Xerocomus dal cappello rosa – rossastro), ma il gambo robusto, non reticolato né costolato né liscio, ma provvisto di granulosità rossastra su fondo giallastro aiuta nella distinzione.
Boletacea relativamente rara, ama clima caldo e asciutto, fruttificando presso latifoglie (soprattutto Quercia e Castagno) in estate-autunno. Ha cappello carnoso, convesso da giovane, poi piano-convesso, con orlo generalmente un poco eccedente; la sua cuticola è asciutta, di colore da rosa a rossastro più o meno scuro. Tubuli corti rispetto allo spessore della carne del cappello, gialli ma verdastri alla contusione o se esposti all’aria; i pori sono, a maturità, irregolari e angolosi, concolori ai tubuli, bluastri al tocco. Gambo solitamente grosso e robusto, giallo all’apice e altrove più o meno cosparso di granulosità rossastra; un po' bluastro se contuso. La carne ha colore da biancastro a giallino, con alone rosato – rossastro subito sotto la cuticola ed è più scura alla base del gambo. Mostra un viraggio più o meno evidente al blu-verdastro al taglio (in questi esemplari la carne ha subito un leggero viraggio iniziale per poi tornare, dopo un'ora circa, ad assumere colorazione giallina leggermente scurita, mantenendosi più scura alla base del gambo) . Odore (almeno in questi esemplari fotografati) leggero e gradevole, misto tra il fungino e l’humus; sapore dolciastro al primo assaggio, poi un po’ acidulo.

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Imenoforo; con pori irregolari e angolosi

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Gymnopilus junonius (Fr. : Fr.) P.D. Orton; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.
= Gymnopilus spectabilis (Weinmann : Fr.) A.H. Smith

Specie tossica di notevoli dimensioni, con cappello che può raggiungere i 40 cm di diametro. Inconfondibile per le suddette dimensioni, per l'habitat di crescita (di solito cespitoso e in gruppi molto fitti su ceppaie, ma anche su basi di tronchi o radici di alberi morti o vivi), per la struttura massiccia, per la colorazione vistosa giallo-arancio vivo con possibili toni bruni, per l'anello molto ampio e persistente che a maturità può risultare appressato al gambo. Sapore amaro e odore leggero un po' pungente.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 144, Pag. 258: “Specie appariscente, con colori vivaci, cespitoso e robusto, questo fungo non passa inosservato sulle piante vive e morte dove cresce. Come altri funghi lignicoli si comporta in modo bivalente: parassita sulle piante vive, continua a essere ospite come saprotrofo una volta che queste sono morte.”

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Gambo un po' clavato-ingrossato alla base

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Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 63, Pag. 167: “Ha cappello conico o campanulato, poi convesso con umbone ottuso e margine fessurato; superficie asciutta, percorsa da fibrille radiali brune o concolori su fondo di colore molto variabile: giallo-verde, verde oliva o verde scuro soprattutto verso il centro.
L’elevata variabilità morfocromatica di questa specie e la sua ampia diffusione in areali diversi hanno contribuito alla creazione di molte varietà e forme. Gregario o subcespitoso nei boschi di latifoglie, in ambiente tendenzialmente termofilo o mediterraneo associato a Querce, Castagni, Carpini e Faggi; comune dall’autunno e pressoché indifferente al substrato.
Tossico, responsabile di forme gastroenteriche. Inoltre pericoloso per la relativa somiglianza con la mortale Amanita phalloides.”

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La tipica sfumatura gialla nei due terzi superiori del gambo; frequente soprattutto negli esemplari maturi

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Particolare dell'attacco delle lamelle (smarginate) al gambo

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Leccinellum crocipodium (Letellier) Della Maggiora & Trassin.; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini.
= Leccinum crocipodium (Letellier) Watling 

"Leccino" legato in simbiosi con latifoglie (Querce caducifoglie, CarpiniCastagni e Faggi). La cuticola tende a divenire screpolata-areolata a maturità, specialmente a tempo secco; il suo colore va dal giallo-ocra (negli esemplari giovani) fino al bruno nerastro (a maturità). Solitamente presenta un gambo sinuoso e curvato, ventricoso ma attenuato sia all’apice che alla base; il suo colore va dal giallo chiaro negli esemplari più giovani a giallo con toni più scuri in età; è coperto da granulosità inizialmente concolori poi brunastre.
La carne è bianca ma, al taglio, vira inizialmente al rosa violaceo per poi assumere un colore scuro. Il gambo è giallognolo in gioventù per divenire grigio-ocra a maturità; è cosparso di squamette concolori che tendono a scurirsi.
Suoi simili (per le colorazioni del cappello) possono essere Leccinellum lepidum e Leccinellum corsicum; questi ultimi, però, hanno una scarsa tendenza a screpolarsi sul cappello ed hanno habitat diversi: sotto Leccio il L. lepidum e sotto Cisto il L. corsicum.

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Il viraggio: poco dopo il taglio

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Dopo una decina di minuti

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  • 2 weeks later...

Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Regione Toscana; Ottobre 2017; Foto di Alessandro Francolini. 

Buon commestibile (dopo adeguata cottura!), dall’odore aromatico (spesso assai forte), gradevole e caratteristico; come le altre Lepista ha le lamelle che si possono separare, con una semplice pressione delle dita, dalla carne sovrastante. Colori che gravitano sul lilla-violetto (con eventuali sfumature bruno-rossastre in vecchiaia sul cappello) e che gli hanno valso il nome volgare di Agarico violetto; l’aggettivo nuda è invece riferito al rivestimento pileico liscio. Può confondersi con Lepista sordida: quest'ultima è però più esile, ha cappello meno carnoso e più igrofano, ha odore non aromatico ma piuttosto fungino-rancido, predilige ambienti erbosi antropizzati (parchi, giardini) mentre L. nuda è preferibilmente boschiva. In genere tutte le Lepista hanno la caratteristica di inglobare il substrato di crescita alla base del gambo ma L. nuda ne ingloba almeno il doppio, se non di più, rispetto alle altre specie. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 73, Pag. 179: “Lepista nuda va raccolta con tempo asciutto, quando la carne non è intrisa d'acqua. Buono e saporito solo dopo adeguata cottura, è lievemente tossico da crudo per presenza di tossine termolabili.”

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In un secco "tristissimo", unica specie da fotografare

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Indice della Toscana, mese di Ottobre 2017, totale n° 32 specie.  

Amanita caesarea (Scop. : Fr.) Pers.; Post # 16; 27; 28
Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Post # 32
Amanita franchetii (Boud.) Fayod; Post # 24
Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link; Post # 19
Amanita rubescens (Pers. : Fr.) S.F. Gray; Post # 17
Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm.; Post # 25
Boletus aemilii Barbier = Boletus spretus Bertéa; Post # 35
Boletus aereus Bull. : Fr.; Post # 11; 29
Clitocybe odora (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 2
Desarmillaria tabescens (Scop. : Fr.) R.A. Koch & Aime = Armillaria tabescens (Scop. : Fr.) Emel; Post # 10; 39
Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm. = Entoloma lividum (Bull.) Quélet; Post # 15
Gymnopilus junonius (Fr. : Fr.) P.D. Orton = Gymnopilus spectabilis (Weinmann : Fr.) A.H. SmithPost # 36
Hericium erinaceus (Bull. : Fr.) Pers.; Post # 34
Imperator rhodopurpureus (Smotl.) Assyov, Bellanger, Bertéa, Courtec., Koller, Loizides, G. Marques, J.A. Muñoz, N. Oppicelli, D. Puddu, F. Rich. & P.-A. Moreau = Boletus rhodopurpureus Smotl.; Post # 26
Lactarius chrysorrheusus Fr.; Post # 18
Leccinellum crocipodium (Letellier) Della Maggiora & Trassin. Leccinum crocipodium (Letellier) Watling; Post # 38
Leccinum duriusculum (Schulzer ex Kalchbr.) Singer; Post # 20
Lepiota clypeolaria (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 13
Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Post # 40
Lycoperdon perlatum Pers. : Pers.; Post # 5
Macrolepiota mastoidea (Fr. : Fr.) Singer; Post # 8
Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 3; 14
Mucidula mucida (Schrad. : Fr.) Pat. = Oudemansiella mucida (Schrad. : Fr.) v.Höhnel; Post # 4
Mycena rosea (Bulliard) GrambergPost # 30
Omphalotus olearius (De Cand. : Fr.) Fayod; Post # 12
Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Post # 22
Russula vesca FriesPost # 31
Trametes versicolor (L. : Fr.) Pilát; Post # 21
Tricholoma pardinum (Persoon : Secrétan) Quélet; Post # 33
Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Post # 37
Tubulifera arachnoidea Jacq.; Post # 7
Xerocomus subtomentosus (L. : Fr.) Quélet; Post # 23

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Non determinati 

Clitocybe cfr. costata Kühner & Romagnesi [= Infundibulicybe costata (Kühner & Romagn.) Harmaja]; Post # 6
Agaricus cfr. sylvaticus Schaeff.  [= Agaricus haemorrhoidarius Schulzer]; Post # 9

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