Jump to content

2019.09 - Toscana - Tutor Alessandro


Recommended Posts

Boletus aereus Bull. : Fr.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 209, Pag. 328: “Ottimo commestibile, può essere consumato crudo. Si tratta certamente del Porcino di qualità migliore: la compattezza delle carni, il suo delicato sapore, unito a un profumo soave e mai eccessivo, lo rendono sicuramente il più ricercato e appetibile. Adatto anche all’essiccazione dopo essere stato tagliato a fette. 
Il colore del cappello può raggiungere tonalità scure più che negli altri Porcini, per arrivare a colorazioni praticamente nerastre. Il contrasto tra il bianco latteo dei pori e il bruno-nerastro del pileo è incredibilmente forte. Singoli individui raggiungono non di rado 1-2 Kg di peso, evento del tutto eccezionale per la maggioranza delle specie diffuse nella nostra penisola. Tra i Porcini è quello che con maggior frequenza ama crescere in coppia o in piccoli gruppi. Sovente gregario e associato con altri soggetti, regala sempre raccolti importanti.”

DSC03543.JPG.5faf853c57e0c49da100aa28e980014a.JPG

DSC03545.JPG.71a5c4078cff6959e25c8f41ba5cebdc.JPG

Link to post
Share on other sites
  • Replies 57
  • Created
  • Last Reply

Top Posters In This Topic

Lycoperdon echinatum  Pers. : Pers.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Splendida specie di Lycoperdon con gli aculei che possono raggiungere anche i 7 mm di altezza; tali aculei sono inizialmente saldati tra di loro formando evidenti strutture piramidali compatte; in seguito gli aculei si dividono alla base ma restano uniti alle punte in fascetti più o meno numerosi. Verso la base dello sporoforo la lunghezza degli aculei va via via diminuendo. A piena maturità gli aculei tendono a cadere lasciando ben visibile l’esoperidio nudo, caratteristicamente cosparso di areole più o meno circolari.
La gleba è inizialmente bianca per assumere a maturità colorazione bruno scuro, bruno-cioccolato con tonalità anche lilacine. L’habitat è generalmente presso latifoglie (Faggio, Castagno,Quercia) e più raramente presso Pino.
La specie più vicina è Lycoperdon nigrescens in cui, però, gli aculei sono più bassi e la gleba a maturità è bruno-olivastra.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 227, Pag. 348: “È il Lycoperdon con l’ornamentazione più lussureggiante e vistosa, tanto da farlo assomigliare a un riccio di castagno. Questa caratteristica è pressoché unica tra le Lycoperdaceae europee, e pertanto la più determinante.”

109841895_Lycoperdonechinatum(1).JPG.c11e34c9ad1c087f12ed23a6f6d72b24.JPG

1487780832_Lycoperdonechinatum(2).JPG.d3ff9251b8d53aa51691293f79fd4666.JPG

Link to post
Share on other sites

Butyriboletus regius (Krombh.) D. Arona & J.L. Frank; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.
Boletus regius Krombh.

Il Butyriboletus regius non presenta viraggio apprezzabile: ciò lo distingue dal simile Butyriboletus pseudoregius (che al taglio mostra un netto e veloce viraggio all’azzurro, soprattutto sopra l’imenoforo); inoltre il B. pseudoregius manifesta, soprattutto a maturità, delle sfumature rosa-rossastre alla base del gambo.
Troppo spesso si reperiscono nel bosco esemplari bastonati o calpestati da persone ignoranti che, "deluse" per non aver trovato un "porcino", si sfogano incivilmente sui malcapitati B. regius.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Schede 203-204, Pag. 320-321: “Il genere Butyriboletus (ex sezione Appendiculati del genere Boletus) comprende funghi boletoidi aventi imenio (tubuli e pori) e carne dolciastra di colore giallastro, fine reticolo concolore e viranti, o non, alla sezione o per manipolazione. Stabilito che Boletus è monofiletico e usato per B. edulis e relativo gruppo, è stato creato il genere Butyriboletus. Il nome del genere è dovuto alla colorazione dell’imenio, del gambo e della carne che ricorda appunto il burro naturale, tanto che in alcuni stati in U.S.A. vengono comunemente chiamati "butter boleti". Il contrasto tra il giallo oro del gambo e dei pori con il rosa-porpora del cappello, fa di questo fungo uno tra i più belli e spettacolari esistenti. Buon commestibile, da usare mescolato con altri funghi perché da solo viene digerito con difficoltà. Consumare ben cotto; adatto anche per l’essiccazione. Il gambo duro e coriaceo deve essere eliminato in quanto indigesto.”

994479204_Butyriboletusregius(1).JPG.4b30e9b72bf22911fd8008479b73fa27.JPG

421352064_Butyriboletusregius(2).thumb.JPG.4e36c4d11f1518f5856c4e7ea683b5a0.JPG

1128252639_Butyriboletusregius(3).JPG.01e70c26531947cb0dafddf4b2aba96e.JPG

Esemplari vetusti e dai colori sbiaditi; di ragguardevoli dimensioni

1547977390_Butyriboletusregius(4).JPG.6478183d4230c81059458e9f453017de.JPG

Link to post
Share on other sites

Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Fungo ubiquitario, assai comune. Molto velenoso. Cresce isolato o fortemente gregario, da giugno-luglio a novembre, al margine o nei boschi di aghifoglie e latifoglie; spesso invasivo. Caratterizzato dalla presenza di un anello posto nella parte medio-bassa del gambo, dalla volva aderente al bulbo, circoncisa e dissociata in due o tre cercini più o meno paralleli ed evidenti.
Amanita simili possono essere: Amanita gemmata (ma con cappello giallo o giallo-ocraceo e non bruno), Amanita franchetii (che però ha velo generale giallastro e non bianco: quindi presenta verruche gialle sul cappello al contrario dell’Amanita pantherina che le presenta decisamente bianche; ha inoltre volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità giallastre), Amanita rubescens (con l’anello a gonnellino e posto molto in alto sul gambo, con colori bruno-rossastri e con carne che vira al rossastro a contatto con l’aria mentre la carne di Amanita pantherina è bianca immutabile; ha infine volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità rossastre).
Come per Amanita muscaria può considerarsi “spia del porcino” perché ha lo stesso habitat. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 119, Pag. 229: “Amanita pantherina è fungo velenoso, talora mortale. Provoca avvelenamento di tipo neurotropico simile, ma più grave, a quello provocato dall’Amanita muscaria. I sintomi compaiono da trenta minuti a tre ore dopo l’ingestione. I principi tossici colpiscono prevalentemente il sistema nervoso centrale.”

60548222_Amanitapantherina(1).JPG.cc379663097c98840153cb570b0d662c.JPG

1590378731_Amanitapantherina(2).JPG.733e2dd787cc6f7d201bef03d92ab112.JPG

Link to post
Share on other sites

Ramaria botrytis (Pers. : Fr.) Ricken; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini. 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 39, Pag. 143: Le caratteristiche colorazioni rosa-vinose degli apici delle ramificazioni, in netto contrasto con il biancastro del resto del corpo fruttifero, e la forma che ricorda vagamente un cavolfiore maturo, ne fanno una bella specie facilmente riconoscibile sul campo. Si raccomanda di prestare comunque attenzione a non confonderla con altre specie simili, le quali possono causare fastidiosi effetti lassativi o complicazioni gastroenteriche. 
Ramaria fennica si distingue per avere le ramificazioni più lunghe e con tonalità violacee, bruno-violacee con sfumature lilacine, olivacee, a seconda delle varietà della specie. 
Ramaria pallida  è caratterizzata da ramificazioni con apici grigio-lilacini, specie in maturazione. 
Ramaria subbotrytis si riconosce per gli apici di un colore rosa corallo più intenso; Ramaria rufescens ha colorazioni tendenti al rossastro e la base di dimensioni maggiori. Queste ultime due specie, per i neofiti ma non solo, risultano di difficile interpretazione: l'analisi microscopica risulta un valido aiuto per una corretta determinazione. 
Da considerare anche Ramaria formosa, la quale si differenzia per le colorazioni diverse, la base biancastra, le ramificazioni di un bel color salmone carico e gli apici giallastri.

Ramaria botrytis è commestibile, di buona consistenza, adatto anche alla conservazione sottolio; una delle poche Ramaria che vale la pena di consumare.”

1518525551_Ramariabotrytis.JPG.722065989d8c340a00a4cbc2fefe8305.JPG

Link to post
Share on other sites

Suillellus luridus  (Schaeff. : Fr.) Murril; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.
Boletus luridus  Schaeff. : Fr. 

 Cappello con notevole varietà cromatica: da giallo-pallido a bruno-olivastro passando attraverso sfumature ocra, brune, camoscio, fulve e spesso con tali sfumature miscelate tra di loro (senza comunque toni netti sul rosso vivo); cuticola asciutta e vellutata; tubuli lunghi e più o meno liberi al gambo, gialli all’inizio per poi divenire verde-oliva scuro a maturità, comunque viranti velocemente al blu al taglio; pori giallognoli nei giovani esemplari (quando il cappello è ancora racchiuso sul gambo) ma molto presto dal rosso-arancio al rosso laterizio, viranti al blu al tocco; anche il gambo presenta vari cromatismi che vanno dal giallognolo (più verso l’apice) al rosso-brunastro; a maturità la base è di solito scurita in bruno-nerastro o violetto-scuro; il gambo è coperto da un reticolo di solito a maglie evidenti, strette e allungate-poligonali e di colore rossastro più scuro del colore di fondo. Tutte le superfici virano al blu al tocco. 
La carne (anche lei!) presenta varie colorazioni: giallo pallido quella del cappello e sotto la cuticola, rossastra anche assai scura quella alla base del gambo, caratteristicamente arancio-rossa quella aderente ai tubuli. Proprio questo strato rosso-arancio che separa i tubuli (sul giallognolo) dalla carne del cappello (sul giallognolo) dà adito alla cosiddetta “
linea di Bataille” visibile per pochi attimi alla sezione: pochi attimi perché tutto lo sporoforo tende a virare molto velocemente al blu a contatto con l’aria. Sapore dolce e odore buono, fruttato.

 Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 212, Pag. 333: “È il capostipite del genere Suillellus, comprendente funghi con pori arancio-rossi e carne virante al blu se contusa o esposta all’aria. In considerazione delle difficoltà oggettive nell’identificazione delle numerose entità boletoidi che possono avere pori rossastri, è consigliato evitare il consumo di questo fungo se non si è certi della sua corretta identificazione. Buon commestibile dopo adeguata cottura, velenoso crudo o poco cotto. Velenoso anche se la sua ingestione è contemporanea all’assunzione di sostanze alcoliche (anche fino a 72 ore di distanza), provoca la sindrome coprinica, altrimenti detta effetto antabuse.”

862562300_Suillellusluridus(1).JPG.b9adfd8f17f46e98aef021139f434e69.JPG

1536978695_Suillellusluridus(2).JPG.110df07311c2886676c12700c6b6b444.JPG

1768450626_Suillellusluridus(3).JPG.f34c291cf487e2678e74896e234dab39.JPG

Link to post
Share on other sites

Boletus pinophilus Pilát & Dermek; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Una curiosità a proposito del cosiddetto “porcino rosso”, il Boletus pinophilus Pilát & Dermek [= Boletus pinicola (Vittad.) A. Venturi]. 
Nel 1835 fu il micologo italiano Carlo Vittadini (1800-1865) ad adottare il nome “pinicola” per questo bel porcino: Boletus edulis var. pinicola Vittad., intendendo così sottolineare la caratteristica di questa varietà di B. edulis di crescere anche sotto pino puro. Fu poi un altro micologo italiano, Antonio Venturi (1803-1864), che nel 1863 promosse tale varietà a rango di specie a se stante: Boletus pinicola (Vittad.) A. Venturi. 
Purtroppo di Boletus pinicola ne esisteva già uno dall’inizio del 1800, pur se di tutt’altra natura (all'epoca molte specie a tubuli e pori erano classificate e inserite nel Genere Boletus in modo indifferenziato): si trattava del Boletus pinicola Sw., pubblicato dal botanico svedese Olaf Peter Swartz (1760-1828) nel 1810, collocato successivamente (1881) dal micologo finlandese Petter August Karsten (1834-1917) nel Genere Fomitopsis con il nome Fomitopsis pinicola (Sw.) P. Karsten.
Furono due micologi cecoslovacchi [Albert Pilát (1903-1974) e Auel Dermek (1925-1989)] che sottolinearono, nel 1973, la violazione del codice di nomenclatura in quanto il nome Boletus pinicola del Vittadini e Venturi era “doppione” di un nome già utilizzato in precedenza; da qui è nato il nome scientifico corrente del porcino rosso: cioè Boletus pinophilus Pilát & Dermek (1973). 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 208, Pag. 326: “Tinge di colore verdastro l’acqua di cottura pur non perdendo il colore granata del cappello, colore che lo distingue facilmente dagli altri porcini, in particolare dal Boletus edulis, con il quale condivide l’aspetto lucente della cuticola e la caratteristica rugosità. Il suo nome Boletus pinophilus farebbe pensare a un fungo tipico del pino, in realtà è possibile rinvenirlo anche sotto Castagni, Faggi, Abeti, Betulle, Mirtilli e altri alberi. Ottimo commestibile. Si presta a ogni uso; è comunque il meno profumato e gustoso di tutta la Sezione Edules che comprende B. edulis, B. reticulatus, B. aereus. Nei soggetti giovani, la carne decisamente tenace, necessita di adeguata cottura.”

1141624599_Boletuspinophilus(1).JPG.124cf7889c34f91733c15e04bc2677ea.JPG

1931907526_Boletuspinophilus(2).JPG.2ac9ed642dd5a32b1bf504b3305ca561.JPG

475176291_Boletuspinophilus(3).JPG.81dd4af4aeb1627a69facb5a62ee96f8.JPG

Link to post
Share on other sites

Mycena haematopus (Pers. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Settembre 2019; Foto di Alessandro Francolini.

Al taglio del gambo o del cappello essuda latice colorato (rosso-vinoso-bruno) come la simile M. sanguinolenta; una differenza macroscopica è il filo delle lamelle: lamelle prima biancastre poi rosate e con sfumature bruno-vinose ma con filo concolore in M. haematopus; lamelle rosate ma con il filo discolore: rosso-vinoso-bruno in M. sanguinolenta. Anche la pruinosità evidente del gambo in M. haematopus può aiutare nel differenziare le due specie visto che M. sanguinolenta ha gambo più o meno glabro e lucente. Il margine pileico, inoltre, è caratteristicamente e coreograficamente denticolato nelle giovani  M. haematopus, più uniforme e appena ondulato in M. sanguinolentaUn’altra Mycena che essuda latice colorato è M. crocata che ha però gambo interamente liscio con base coperta di peluria bianco-giallastra (mentre M. haematopus ha gambo interamente ricoperto da pruina biancastra, oltre alla peluria basale) ed essuda copiosamente latice giallo-arancio da qualsiasi parte (cappello, lamelle, gambo). 

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 84, Pag. 191: “Basta ferire leggermente il gambo con la punta di un coltellino o di una pinzetta per vedere questo fungo emettere una goccia di liquido rassomigliante, sia per densità che per colore, al sangue.”

 

[Esemplari con filo lamellare concolore alla lamella. Relative foto non effettuate per avvenuto scaricamento della batteria :nono: ]

309152750_Mycenahaematopus(1).thumb.JPG.2e70802623bd45364c47fa0bc84a088b.JPG

Basta intaccare appena il cappello (o il gambo) con un coltellino per vedere il latice rosso-sangue che fuoriesce

1635943456_Mycenahaematopus(2).jpg.2fe89dcc3b656c7918dd4b9da69b4f21.jpg

1131125421_Mycenahaematopus(3).thumb.JPG.47ae9df6a6d7593aeadb1c8d5db42f66.JPG

Link to post
Share on other sites
Guest
This topic is now closed to further replies.

×
×
  • Create New...

Important Information