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Tomaso Lezzi

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Posts posted by Tomaso Lezzi


  1. ciao Andrea,

    Una cosa è la bollitura (dove si butta poi via l'acqua di bollitura), questa si effettua per esempio per i Chiodini, Armillariella mellea.
    Un'altra è la cottura. Quando si dice commestibile dopo adeguata cottura intende la trifola, MAI alla griglia o fritti che sono cotture parziali e quindi TOTALMENTE inadatte.

    Quando fai una trifola normalmente cuoci il fungo a pezzi, magari dopo averlo spazzolato e dopo averlo velocemente sciacquato, e lo cuoci fino a quando asciuga l'acqua di cottura, tempo con cui normalmente è cotto.
    Che siano 20 o 30 minuti poco cambia, ma deve essere appunto ben cotto.

    Che dimensione dei pezzi? Domanda strana. Direi abbastanza piccoli da farli entrare in bocca quando li mangi! :harhar:

    Che mi risulti i Porcini non hanno mucillaggine, ovvero parte viscida, altrimenti non sono Porcini! :wacko: :wink:

    Se vedi qualche verme è tollerabile, tutto sommato sono proteine! :biggrin:
    Quello che bisogna ricordare è che se un vermetto da una parte mangia, dall'altra... caga. Per quanto piccoli siano i vermi i loro prodotti di scarto non sono sostanze meravigliose, né sane da mangiare. Ciò detto è evidente che la quantità (e il buon senso) fanno la differenza.

    PS
    Fare la probollitura di un fungo che la necessita serve a eliminare le tossine idrosolubili, non quelle termolabili.
    Fare la prebollitura di un fungo che NON la necessita, è una stupidaggine, perché con l'acqua di bollitura butteresti via buona parte del sapore, senza un valido motivo.

    Ciao, Tom :)


  2. Hysterangium stoloniferum Tul. & C. Tul. 1851

    Tassonomia
    Regno Fungi
    Divisione Basidiomycota
    Classe Agaricomycetes
    Sottoclasse Phallomycetidae
    Ordine Hysterangiales
    Famiglia Hysterangiaceae

    Sinonimi
    Hysterangium stoloniferum var. americanum Fitzp. 1913
    Hysterangium stoloniferum var. brevisporum Zeller 1947

    Etimologia
    L'epiteto Hysterangium deriva dal greco ύστέρα (hystéra) = utero e ἀγγεἴον (angeíon) = vaso, e significa vaso a forma di utero.
    L'epiteto stoloniferum deriva dal latino stólo, -ónis = stolone, e da féro = portare  e significa portatore di stoloni, per la tendenza a produrre rizomi.

    Ascoma 
    Fungo ipogeo di forma subglobosa, più o meno regolare. Di dimensioni non molto grandi (1-3 cm).

    Peridio   
    Il peridio è elastico, cartilagineo nei giovani esemplari, spesso fino a 1 mm e si distacca abbastanza facilmente dalla gleba. Negli esemplari maturi si assottiglia fino a scomparire per scoprire la gleba cerebriforme. La superficie è liscia, biancastra, con sfumature giallastre, rosate e macchie ocracee. Nella parte inferiore mostra dei cordoni/feltri miceliari.

    Gleba
    La gleba è tenace ed elastica, verde-azzurra, suddivisa in piccole cellette labirintiformi, che confluiscono verso il centro e la base, dove è presente una rudimentale columella di colore grigio azzurrato.

    Habitat 
    Sotto latifoglie, preferibilmente su suolo calcareo. Il ritrovamento è avvenuto sotto Faggio.

    Microscopia
    Il peridio è formato per l'intero spessore da cellule subglobose di 10-30 µm di diametro.
    I basidi sono allungati e portano solitamente 4 spore ialine, alla loro base sono presenti GAF; le spore hanno parete verde-azzurra, sono allungate, fusiformi, con caratteristici sterigmi lunghi un paio di micrometri, a "coda di rondine" sull'estremità dove le spore sono attaccate ai basidi. Presentano un perisporio trasparente di andamento irregolare, che forma delle piccole creste sul profilo della spora. Sono state osservate da 1 a 10 guttule di dimensione variabile all'interno delle spore. Misure rilevate: 18,7-24,2 × 5,7-7,0 µm; Qm = 3,2. Risulta quindi la specie europea con la maggior dimensione sporale.


    Commestibilità o Tossicità 
    Non commestibile.

    Specie simili
    Alle Hysterangiaceae appartengono altri due generi: Trappea Phallogaster:
    - L'unica specie del genere Trappea ha spore molto più piccole, 4-6 µm;
    - Le specie del genere Phallogaster hanno tutte il gambo.
    La confusione può avvenire con le altre specie del genere Hysterangium presenti in Europa, ma la struttura del peridio e le misure sporali permettono di discriminare le specie:
    Hysterangium inflatum Rodway, Hysterangium membranaceum Vittad., Hysterangium pompholyx Tul. & C. Tul., Hysterangium calcareum R. HesseHysterangium clathroides Vittad., hanno tutti peridio filamentoso per tutto il loro spessore.
    Hysterangium coriaceum R. Hesse ha spore di lunghezza < 13 µm;
    Hysterangium crassum (Tul. & C. Tul.) E. Fisch. ha spore di lunghezza compresa tra 12 e 15 µm, e cresce sotto conifere;
    Hysterangium nephriticum Berk. ha spore di lunghezza compresa tra 16 e 19 µm, e il peridio è avvolto da micelio fioccoso. 

    Bibliografia
    AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing.
    CASTELLANO, M.A., 1999. Hysterangium. 311-324 in: Ectomycorrhizal Fungi Key Genera in Profile. DOI: 10.1007/978-3-662-06827-4_13
    MONTECCHI, A. & SARASINI, M., 2000. Funghi Ipogei d’Europa. Trento: Ed. AMB.

    Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi e Mario Iannotti. Approvata e revisionata dal CLR Micologico di AMINT.

     

    Regione Umbria; Maggio 2019; Legit Lorenzo Rossi; Foto di Tomaso Lezzi.  
    (Exsiccatum TL20190531-02)

    I cordoni miceliari sono stati osservati dal raccoglitore, ma si sono spezzati durante la raccolta, per cui non sono visibili nella foto seguente (comunicazione personale).

    Hysterangium stoloniferum 08 Lorenzo Rossi.jpg

    Un giovane esemplare in sezione, con il peridio ancora ben delimitato.

    Hysterangium stoloniferum 15 Lorenzo Rossi.jpg

    Un esemplare in sezione, con il periodio che si è distaccato e mostra la gleba che diventerà cerebriforme anche sulla superficie esterna.

    Hysterangium stoloniferum 12 Lorenzo Rossi.jpg

    Il peridio è formato per l'intero spessore da cellule subglobose di 10-30 µm di diametro. 
    Osservazione in Rosso Congo; 100×.

    Hysterangium stoloniferum 44 Lorenzo Rossi - Peridio RC 100x.jpg

    I basidi sono allungati e portano solitamente 4 spore ialine, con parete verde-azzurra, allungate, fusiformi, con caratteristici sterigmi lunghi un paio di micrometri, a "coda di rondine" sull'estremità dove sono attaccate ai basidi. Presentano un perisporio trasparente di andamento irregolare, che forma delle piccole creste sul profilo della spora. Sono state osservate da 1 a 10 guttule di dimensione variabile all'interno delle spore. Misure rilevate: 18,7-24,2 × 5,7-7,0 µm; Qm = 3,2. Risulta quindi la specie europea con la maggior dimensione sporale.
    Osservazione in Rosso Congo; 400×.

    Hysterangium stoloniferum 23 Basidi Spore 400x RC.jpg

    Hysterangium stoloniferum 25 Lorenzo Rossi - Basidi Spore RC 400x um.jpg

     

    Hysterangium stoloniferum 26 Basidi Spore 400x RC.jpg

    Basidi e Spore. Osservazione in Rosso Congo; 1000×.
    Si può notare il perisporio, che forma delle piccole creste sul profilo della spora.

    Hysterangium stoloniferum 32 Basidi Spore 1000x RC_u.jpg

    Si possono notare i caratteristici sterigmi lunghi un paio di micrometri, a "coda di rondine" sull'estremità dove le spore sono attaccate ai basidi.

    Hysterangium stoloniferum 35 Basidi Spore 1000x RC_u.jpg

    Regione Umbria; Maggio 2019; Legit Lorenzo Rossi; Foto di Mario Iannotti.
    I basidi sono allungati e portano solitamente 4 spore ialine, alla loro base sono presenti GAF. Osservazione in Rosso Congo a 1000×.

    Gautieria-sp-basidi-10_1000.jpg

    Gautieria-sp-basidi-gaf-12_1000.jpg


  3. Lepiota rocabrunae Consiglio & Migl. 2002

    Tassonomia
    Divisione Basidiomycota
    Classe Basidiomycetes
    Ordine Agaricales
    Famiglia Agaricaceae
    Tribù Lepioteae 
    Genere Lepiota
    Sezione Lepiota (spore fusiformi)

    Sinonimi
    Lepiota pratensis (Bull.) Bigeard & H. Guill. 1909 (inval.), non Lepiota pratensis Speg. 1898

    Etimologia
    L'epiteto Lepiota deriva dal latino lĕpis, lepidis = squama e dal greco ὠτίον = orecchio, per le squame solitamente presenti solo sul cappello.
    L'epiteto rocabrunae è dedicato al micologo catalano August Rocabruna.

    Cappello
    Specie piccola, intorno ai 3 cm, con umbone basso e ottuso, con colori aranciati abbastanza uniformi nei giovani esemplari, non differenziato al centro. Negli esemplari adulti la cuticola si dissocia in piccole squamette piatte, lasciando intravedere la carne sottostante più chiara, mentre il centro del cappello rimane indissociato. Sono presenti resti di velo bianco al bordo del cappello.

    Imenoforo
    Lamelle libere bianche, crema chiaro, con alcune lamellule, filo della lamella discolore, bianco. Sporata bianca.

    Gambo
    Cilindrico, bianco, arancio, ocraceo, con anello fioccoso poco definito, che si dissocia con l'età, nella parte bassa del gambo possono essere presenti leggere piccole fioccosità. Base allargata ricoperta da terreno, come per alcune Inocybe.

    Carne
    Carne biancastra, ocracea. Odore gradevole, quasi nullo.

    Habitat
    Prati e radure boschive.

    Commestibilità e tossicità
    Facendo parte della sez. Lepiota che annovera specie tossiche, è probabilmente anch'essa tossica.

    Microscopia
    Cuticola a ife miste lunghe e corte, cilindriche a apice arrotondato, di lunghezza 170-270 × 7-11 µm, con subcouche di ife corte, cilindriche.
    Basidi tetrasporici.
    Spore 7,9-13,0 × 3,3-5,9 µm; Qm = 2,3; con apicolo evidente, fusiformi, ellissoidali, con frequente depressione soprailare, caratteristiche della sez. Lepiota.

    Cheilocistidi di profilo vario, da clavati a lageniformi.
    GAF presenti in tutti i tessuti.

    Somiglianze e varietà
    Lepiota clypeolaria 
    (Bull. : Fr.) P. Kumm., è simile ma ha i gambo più fioccoso e l'anello non così ben differenziato.
    Lepiota latispora 
    (Kühner ex Wasser) Bon e Lepiota kuehneriana Locq. hanno misure e tipologia sporale simile, ma si differenziano per l'aspetto macroscopico.
    Lepiota oreadiformis var. laevigata (J.E. Lange) Bon ha spore fusiformi, ma con un allungamento maggiore
    .

    Note nomenclaturali
    Autori diversi gestiscono questa specie e le sinonimie in modo diverso.
    Bon (1999) nei suoi quaderni considera la specie Lepiota pratensis (Bull.) Bigeard & H. Guill.
    Funga Nordica (2018) (Vellinga) considera sinonimi Lepiota oreadiformis Velen. = Lepiota laevigata (J.E. Lange) J.E. Lange = Lepiota pratensis (Bull.) Bigeard & H. Guill.
    Consiglio e Migliozzi (2002) istituiscono la specie Lepiota rocabrunae perché Vellinga ha evidenziato che per la specie descritta non può essere utilizzato il nome L. pratensis (Bull.) Bigeard & H. Guill. in quanto omonimo posteriore di Lepiota platensis Speg. 1898, erroneamente poi riportata nell'indice sub Lepiota pratensis, e quindi considerano Lepiota pratensis (Bull.) Bigeard & H. Guill. come sinonimo.
    Secondo Consiglio e Migliozzi le sinonimie proposte da Vellinga Lepiota oreadiformis Velen. = Lepiota laevigata (J.E. Lange) J.E. Lange = Lepiota pratensis (Bull.) Bigeard & H. Guill. non sono fondate e ritengono Lepiota rocabrunae una specie autonoma, in ragione dell'habitus, della colorazione pileica, della morfologia sporale, della struttura del rivestimento pileico e anche dell'ambiente di crescita.
    Al momento Index Fungorum accetta la sinonimia di Vellinga, mentre Mykobank considera Lepiota rocabrunae una buona specie e appoggia le sinonimie proposte da Consiglio e Migliozzi.

    Bibliografia
    AA.VV., 2018. Funga Nordica. Agaricoid, boletoid and cyphelloid genera. Ed. Nordsvamp. 2nd Edition, 2nd printing.
    BON, M., 1999. Les Lepiotes. Flore Mycologique d’Europe. Vol. 3. Lille: Ed. Association d'Ecologie et de Mycologie.
    CANDUSSO, M., & LANZONI, G., 1990. Lepiota s.l. Fungi Europæi. Vol. 4. Libreria editrice Giovanna Biellla. Saronno.
    CONSIGLIO, G. & MIGLIOZZI, V., 2002. Revista Catalana de Micologia, 24: 229-247.

    Scheda di proprietà AMINT realizzata da Tomaso Lezzi e Mario Iannotti  - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT.

     

    Regione Umbria; Giugno 2019; Legit Manuel Atzeni; Foto di Tomaso Lezzi.

    Lepiota rocabrunae 02-8.jpg

    Lepiota rocabrunae 01.jpg
     
    Cuticola a ife miste lunghe e corte , cilindriche a apice arrotondato, di lunghezza 170-270 × 7-11 µm, con subcouche di ife corte, cilindriche.
    Osservazione in Rosso Congo; 100×.

    Lepiota rocabrunae 12 Cuticola 100x RC um.jpg

    Osservazione in Rosso Congo; 400×.

    Lepiota rocabrunae 13-4  Cuticola 400x RC.jpg

    Spore 7,9-13,0 × 3,3-5,9 µm; Qm = 2,3; con apicolo evidente, fusiformi, ellissoidali, con frequente depressione soprailare, caratteristiche della sez. LepiotaOsservazione in Rosso Congo; 400×.

    Lepiota rocabrunae 19 Spore 400x RC copia um.jpg

    Osservazione in Rosso Congo; 1000×.

    Lepiota rocabrunae 23 Spore 1000x RC.jpg

    Lepiota rocabrunae 24 Spore 1000x RC.jpg


  4. Crescita su sterco equino. Gambo centrale. 
    Spore 13,5-16,8 × 9,0-10,2 µm; Qm = 1,6 ellissoidali con profilo subesagonale, a parete spessa e con poro germinativo evidente.

    Ho fatto due chiavi: sia Strophariaceae di Noordeloos, che in nuovo Funga Nordica, ma arrivo alle stesse non-conclusioni. :biggrin: :crybaby:
    Cresce su sterco equino per cui si arriva in fretta a Deconica sez. Merdariae. Nel nostro campione sembra che il velo sia assente, né fiocchi sul cappello, né tracce di anello, ma forse potrebbe essere stato dilavato.
    Se considero velo assente, le spore sono subesagonali e finisco in Deconica coprophila, ma le spore del mio campione sono grandi e fuori range.
    Deconica subcoprophila ho spore più grandi, ma di profilo ellissoide-oblungo, quindi non torna neanche questa.
    Se immagino che ci sia stato un velo: spore di porfilo subesagonale, finisco in Deconica moelleri, che ha spore che tornano precise precise con le mie misure, ma che ha un aspetto macroscopico non proprio simile. :crybaby:

    Ok, sono bloccato. Cerco suggerimenti! :blink:
    Tom :)

    Deconica subcoprophila 04 Dino Cannavicci .jpg

    Deconica subcoprophila 07 Dino Cannavicci .jpg

    Deconica subcoprophila 09 Dino Cannavicci .jpg

    Deconica subcoprophila 09b Dino Cannavicci .jpg

    Spore. Osservazione in Rosso Congo, 400×.

    Deconica subcoprophila 18 Dino Cannavicci 400x RC.jpg

    Spore. Osservazione in Rosso Congo, 1000×.

    Deconica subcoprophila 21 Dino Cannavicci 1000x RC um.jpg

    Deconica subcoprophila 22 Dino Cannavicci 1000x RC um.jpg


  5. Ciao Galliano, Ok, adesso le immagini sono caricate direttamente sul Forum, ma sono di piccole dimensioni perché le hai caricate tutte nello stesso post, che ha una capacità limitata.

    Per le prossime discussioni dove inserirai immagini ti suggerisco di: 
    1) Salvare le immagini a una dimensione massima di 600×800 pixel, peso massimo 250 kb.
    2) Nella finestra dove scrivi i messaggi trovi in basso la dicitura: "Trascinare i file qui per allegarli, o scegliere i file... ". Fai click e carica una sola delle immagini che hai salvato alla risoluzione che ti ho detto prima.
    3) Aggiungi un altro post come se rispondessi a te stesso e inserisci una seconda immagine, e così via per tutte le altre immagini che vuoi caricare.

    Ciao, Tom :)

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