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Archivio Micologico

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Messaggi pubblicati da Archivio Micologico

  1. Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

    Specie ottima commestibile; riconoscibile per le grandi dimensioni, per la forma tipica ad “imbuto” che acquista con la crescita (potrebbe a grandi linee ricordare un “imbutino” [Clitocybe gibba  = Infundibulicybe gibba] ma di notevoli dimensioni), per l’umbone centrale persistente sia nei giovani esemplari che in quelli maturi, per le lamelle decorrenti, per il sapore gradevole e delicato e per l’odore (anche intenso) variamente interpretato: di lavanda, di mandorle dolci, fruttato, ecc. Da giovanissimo assume tutt’altra forma di quella definitiva, col gambo decisamente più appariscente del cappello, mentre questo è, in proporzione, molto più piccolo e con orlo fortemente involuto.
    Conosciuto anche col nome volgare di “Cimballo”; data la sua bontà molti cercatori tengono gelosamente segrete le stazioni di crescita come avviene per i “Prugnoli” (Calocybe gambosa).
    Il tipico e piccolo umboncino nel centro del cappello degli esemplari molto grandi e maturi può essere di aiuto, premendolo con un dito, per capire se il fungo è in buone condizioni oppure no: se risulta consistente e duro allora il fungo è in "ottime" condizioni; se invece è cedevole e morbido o molliccio allora il fungo è di solito invaso dalle larve oppure troppo vecchio.

    Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 52, Pag. 156: “Cresce in autunno, anche inoltrato, dopo abbondanti piogge, isolato o a gruppi di numerosi individui, disposti in circoli o file, tra l’erba o nei rovi, al limitare dei prati e nelle radure boschive di latifoglie. Di ottima qualità il cappello; il gambo, soprattutto negli esemplari più maturi, risulta stopposo e coriaceo e deve essere scartato.
    Molto apprezzato in tante zone d’Italia, in altre è praticamente sconosciuto. In realtà molti cercatori di funghi, a novembre, sospendono ogni attività di ricerca e, come suol dirsi, “appendono il cesto al chiodo” o comunque quasi nessuno in questo momento stagionale frequenta i prati e i pascoli. I pochi che continuano a cercare funghi nella stagione fredda, dedicano attenzione ai boschi planiziali, alle pinete di rimboschimento collinari, alle rive fluviali.”

    Esemplari maturi, già sviluppati; con la tipica depressione del cappello che si mostra caratteristicamente imbutiforme; orlo pileico disteso.

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    Esemplare di media taglia, col cappello che inizia a presentarsi imbutiforme.

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     Due esemplari maturi a confronto con uno piccolo che ancora mostra il cappello col tipico umboncino e privo della futura depressione.

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    Gruppetto di giovani esemplari; l'orlo del cappello si presenta involuto; le dimensioni del cappello sono, in proporzione, piccole rispetto al gambo.

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  2. Pseudoclitocybe cyathiformis (Bull. : Fr.) Singer; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

    Cappello decisamente imbutiforme con margine involuto; da grigio-bistro a color ardesia-fuligginoso con sfumature brunastre; superficie pileica con fini fibrille radiali concolori. Lamelle adnato-decorrenti di colore grigio-beige pallido. Gambo striato da fibrille chiare su fondo poco più chiaro del cappello. Specie tardiva, più frequente dopo abbondanti piogge. Confondibile con Pseudoclitocybe obbata che presenta cappello liscio e di un colore bruno-rossastro o bruno-cioccolato, con lamelle brunastre anche a riflessi rosati.

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  3. Mycena sanguinolenta (Alb. & Schwein. : Fr.) P. Kumm; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

    Una delle Mycena che emettono latice alla frattura, sia dal cappello che dal gambo; in questo caso il latice è di colore rosso scuro o color sangue (da cui il nome), più o meno abbondante. Lignicola, isolata o gregaria, fruttifica su legno guasto in decomposizione o su tronchi morti. Cappello fino a 1,5 cm di diametro, da emisferico a conico-campanulato, più o meno umbonato, glabro, striato per trasparenza. Colore da bruno grigiastro a rossastro pallido fino a bruno rossiccio, con orlo più chiaro; alla contusione assume colore rossastro livido. Le lamelle sono ventricose, adnate o un poco decorrenti con dentino, di colore da biancastro a rosato, con filo rossastro o rosso scuro, anche in modo punteggiato e non uniforme, per la presenza di cheilocistidi di colore rosso scuro e riuniti a mazzetti. Carne esigua, pellicolare tranne che al disco, senza sapore particolare e con odore più o meno rafanoide.
    La caratteristica del filo lamellare colorato e discolore rispetto alla lamella permette di distinguerla dalla simile Mycena haematopus che emette anche lei latice rossastro ma ha filo lamellare biancastro o tutt’al più rosato e comunque concolore alla lamella; anche il margine pileico può indirizzare verso una corretta determinazione almeno nei giovani esemplari: coreograficamente denticolato in Mycena haematopus, più o meno uniforme o ondulato in Mycena sanguinolenta.

    Una coppia nata direttamente in alcune fessure di un tronco marcescente.

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    Colore rossastro livido alla contusione.

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    Emissione di latice (in questo caso abbastanza scarso e poco fluido) da cappello e gambo.

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    Filo lamellare punteggiato di rosso scuro; si nota anche la esiguità della carne, ridotta a una semplice pellicola soprattutto verso il margine del cappello.

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  4. Lycoperdon perlatum  Pers. : Pers.; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

    Un gruppetto di esemplari che hanno in gran parte perduto gli aculei per la pioggia abbondante caduta durante la notte.

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    Evidenti le areole che si sono venute a formare in seguito alla caduta degli aculei più grandi:

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  5. Clitocybe phaeophtalma (Pers.) Kuyper; Regione Toscana; Novembre 2018; Foto di Alessandro Francolini.

    Clitocybe tossica, presente nei boschi sia di latifoglie che di aghifoglie, di piccole o medie dimensioni, con colorazioni dal biancastro fino al beige-ocraceo; cappello depresso, imbutiforme, igrofano, con margine più o meno striato per trasparenza, lamelle decorrenti; gambo concolore con fini fibrille longitudinali e con base coperta da feltro miceliare biancastro. Caratteristico è l’odore della carne, definito dalla maggior parte dei micologi come “di pollaio”: dall’odore tipico di sterco di pollo depositato nei pollai di una volta, all’odore di piume bagnate; ma anche con nota mielosa e rancida.

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  6. Macrolepiota phaeodisca Bellù; Regione Calabria; Gennaio 2008; Foto e commento di Antonio Lupo.

    Ambiente di retroduna, con presenza di Cistus salviaefolius in radura erbosa tra Pino marittimo, Mimosa selvatica, e altre essenze di macchia mediterranea, terreno più chè sabbioso, presenza di bovini al pascolo.

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