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2016.10 - Toscana - Tutor Alessandro


Alessandro F
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Hymenopellis radicata (Relhan : Fr.) R.H. Petersen; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Xerula radicata (Relhan) Dörfelt

Tipica soprattutto del faggio; con la caratteristica di avere gambo lunghissimo rispetto al cappello: anche 15 (20) cm nella parte esposta all’aria e altrettanto nella parte sotterranea (da cui il nome); odore e sapore non caratteristici.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 89, Pag. 196 “La superficie del cappello, inizialmente liscia, diviene presto grinzosa in senso radiale, quasi venata, vischiosa e lucente con tempo umido e opaca, asciutta con tempo secco. Xerula pudens condivide lo stesso habitat, ha una forma molto simile, stesso gambo a lungo interrato con una specie di fittone, ma ha un cappello feltrato, mai vischioso, un gambo finemente vellutato e sapore leggermente amaro.”

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Stropharia aeruginosa (Curt. : Fr.) Quélet; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 148, Pag. 263: “Cresce in piccoli gruppi, indistintamente nei boschi, nei prati nelle brughiere e nei pascoli, su residui di legno marcescente, dalla fine della primavera sino all’autunno. Diffuso ma non molto comune. La simile Stropharia caerulea si differenzia per la presenza di sfumature giallastre persistenti sul cappello meno glutinoso, per l’evanescenza dei residui di velo e dell’anello e per le lamelle più scure con il filo concolore.”

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Rickenella fibula (Bull. : Fr.) Raith.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Omphalina fibula (Fr.) Quél.

Piccolo e caratteristico funghetto, con diametro pileico che può raggiungere appena i 10 mm di diametro. Cresce gregario (raramente isolato) dalla tarda primavera fino all’autunno, su base muschiosa. Pur trattandosi di un fungo di piccole dimensioni, raramente passa inosservato data la relativa lunghezza del suo gambo (fino a 6-7 cm) e del suo colore complessivo (arancio più o meno vivo) che risalta sul verde del muschio su cui cresce. Il cappello si presenta di solito ombelicato, con margine ondulato; più o meno striato in corrispondenza delle sottostanti lamelle che sono spaziate e molto decorrenti. Colore del cappello da giallo-arancio ad arancione più o meno intenso, lamelle di color crema-arancio comunque più chiare del cappello. Gambo subconcolore al cappello, slanciato, cilindrico, esile, ricoperto di una fine peluria.

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Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Nelle foto con il caratteristico colore del cappello “rosa antico”, appena sfumato di vinoso.
M. pura (con cui si può confondere) è più esile, ha colori variabilissimi sul cappello (bianco, grigio, rosato, violaceo, bluastro, ecc. ma non così “rosa antico”), ha gambo più corto, meno fragile.
I caratteri microscopici sono (quasi) sovrapponibili e, dal volume "Mycena d'Europa" di Giovanni Robich, “non sempre consentono una netta distinzione fra M. pura e M. rosea
. Tuttavia, il più delle volte, M. rosea ha un cappello più grande e il gambo più largo e più lungo di M. pura.”

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 86, Pag. 193: “La taglia, i cromatismi e il modo di crescere con cappello a lungo campanulato, la rendono in assoluto uno dei funghi più belli ed eleganti che si possono incontrare nel bosco.”

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Paxillus involutus (Batsch) Fr.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 181, Pag. 298: “Cresce nei boschi di latifoglie e conifere in estate-autunno, spesso a gruppi; è molto comune e diffuso. Velenoso, provoca sindrome paxillica; causa intossicazioni molto gravi, soprattutto in caso di eccessivo e ripetuto consumo, anche potenzialmente mortale; era sorprendentemente considerato come commestibile dopo cottura fino a qualche anno fa.
Il viraggio repentino al brunastro, dovuto a compressione o corrusione esercitate in ogni settore morfologico di questo taxon, è una caratteristica molto stabile e tipica di questa specie.
Paxillus rubicundulus (= Paxillus filamentosus) pure tossico, si distingue per i toni cromatici che tendono di solito al bruno-ruggine-rossastro, per la cuticola molto più spesso screpolata all’orlo che si distende presto e per la crescita sotto Ontano. Spesso però le due specie si presentano con aspetti molto simili e solo la microscopia riesce a far luce sulla determinazione (P. rubicundulus possiede spore più piccole).”

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Volvopluteus gloiocephalus (DC.) Vizzini, Contu & Justo; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Volvariella gloiocephala (DC . : Fr.) Boekhout & Enderle

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 128, Pag. 240: “Questo fungo si rinviene su terreni grassi e concimati, ai margini dei boschi, su maggesi concimati e pronti alla semina, in giardini e orti in esemplari molto numerosi. Molto tipica la sua comparsa già dalla primavera per poi fermarsi durante la stagione estiva, riprendendo a fruttificare in autunno e fino all’inverno. Di scarsissimo valore per i pessimi caratteri organolettici, da rifiutare. È un fungo molto appariscente per via delle sue grandi dimensioni, evocante come portamento il genere Amanita.”

Cuticola liscia, di colore grigio-fumo, percorsa da fini fibrille innate, disposte radialmente e più scure del colore di fondo:

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Lamelle fitte, arrotondate al gambo e staccate dallo stesso; inizialmente di colore bianco; poi grigio-rosate e infine rosa carico per le spore che vi si depositano.

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Phellinus torulosus (Pers.) Bourdot & Galzin; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Specie lignicola, sessile, pluriannuale. Si presenta sia isolata che embricata assieme ad altri esemplari a cui si può sovrapporre, su legno di latifoglie (rara presso conifere).
Può assumere dimensioni notevoli arrivando fino al mezzo metro di diametro per 15 cm di spessore; con forma a ventaglio o irregolarmente circolare. Superficie sterile gibbosa, solcata, ondulata, tomentosa e di colore bruno scuro o bruno-rossiccio. Non di rado l'ampia superficie sterile fa da supporto a formazioni di muschio.
Superficie poroide dal color cannella più o meno scuro, con pori piccoli e rotondi; al taglio i tubuli si presentano pluristratificati a seconda degli anni di vita. Carne di consistenza suberosa, tenace e compatta.

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Laccaria laccata s.l.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Vi sono almeno due specie che possono considerarsi veri e propri sosia di Laccaria laccata (Scop.: Fr.) Cooke. Si tratta di Laccaria affinis (Singer) Bon e di Laccaria macrocystidiata (Migl. & Lavorato) Pázmány.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 61, Pag. 165: “Specie ubiquitaria, è presente in tutte le fasce vegetative, dalla pianura alla montagna; per le sue caratteristiche morfocromatiche è confondibile solamente con specie vicine, differenziabili esclusivamente con l’osservazione dei caratteri microscopici e riconoscibili solo dagli esperti del settore. La maggior parte delle raccolte è da attribuire al sosia Laccaria affinis, microscopicamente diverso per avere spore rotonde e non ellittiche.

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Cortinarius elatior Fr.; Regione Toscana, Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Cortinario appartenente al sottogenere Myxacium (sottogenere caratterizzato da cappello e gambo vischiosi, con gambo non di rado fusoide oppure più o meno ingrossato alla base, ma sempre privo di bulbo marginato).
Presenta un cappello di diametro da 4 a 12 cm, inizialmente conico, poi convesso-campanulato, trapezoidale e infine disteso, di solito con largo umbone. Colore del cappello che varia dal giallo paglierino al bruno-rossiccio; con margine più chiaro che può assumere anche colorazione violacea. Il cappello è striato dal margine fino a metà raggio.
Lamelle abbastanza fitte, di colore grigio-crema nei giovani, poi color ocra-brunastro con la maturazione delle spore; con filo lamellare molto seghettato, più chiaro.
Gambo 7-14 x 1-2 cm, slanciato fusiforme (attenuato alle due estremità), finemente striato e bianco all’apice, violetto più o meno chiaro nella parte inferiore a causa della rottura del velo generale glutinoso e violaceo che vi si può anche depositare rompendosi in una serie di zone anulari fioccose e sovrapposte.
La carne è di colore ocra chiaro, con odore di miele e sapore dolce. Specie comune nei boschi di latifoglie, soprattutto in presenza di Faggio o di Quercia.

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Esemplare con cappello color paglierino chiaro:

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Tricholoma ustaloides Romagn.; Regione Toscana, Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Tricholoma presente anche a gruppi numerosi presso latifoglie (Castagno, Quercia, Faggio e Carpino); le colorazioni del cappello sono su toni dell’arancio-bruno-rossastro; la sua cuticola è molto viscida e glutinosa almeno a tempo umido; a tempo secco diviene più o meno asciutta ma mantiene una lucidità tale da far presupporre una sua netta viscosità iniziale (basta comunque inumidire con un po’ di saliva il cappello per rendersene conto). Carne dall’odore simile alla buccia di cocomero o al cetriolo e sapore farinaceo-amaro soprattutto nella cuticola. Questi elementi, assieme alla netta zona anulare visibile all’apice del gambo, sono elementi utili per la sua identificazione.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 72, Pag. 178: “È un Tricholoma appartenente alla Sezione Albobrunnea, facilmente riconoscibile grazie alla cuticola viscosa con l’umidità, amara all’assaggio, l’orlo costolato e la netta distinzione di colore sul gambo tra la zona anulare e la sua parte inferiore.
La specie con cui può essere facilmente scambiato è Tricholoma ustale. Questo possiede il margine del cappello liscio, non costolato, il gambo con colori sfumati gradualmente dal bianco al marrone senza una zona anulare definita e la carne che non possiede alcun odore significativo; ha sapore amarognolo dopo qualche minuto di masticazione, è imbrunente e in particolare diviene spesso rossastra alla base del gambo in sezione. Tricholoma fracticum cresce sotto conifere e ha un aspetto tozzo, col gambo corto rispetto al diametro del cappello, e con i resti del velo parziale che formano un anello membranoso sul gambo. Tricholoma populinum possiede lamelle e gambo che imbruniscono con l’età, e cresce tipicamente sotto Pioppi, come è facilmente deducibile dal nome. Tricholoma pessundatum è tipico dei boschi di Pino, ha una cuticola che può presentarsi vischiosa, ma presenta spesso delle tipiche macchie-guttule sul margine, ha il gambo biancastro e carne con odore di farina rancida.”

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