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2016.10 - Toscana - Tutor Alessandro


Alessandro F
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Hygrophorus russula (Schaeff.) Kauffman; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 48, Pag. 152: “Nei boschi di latifoglie, in particolare Quercia, molto comune in aree termofile in autunno dopo intensi temporali.
Si tratta di un micete a crescita massiccia, anche se non moto durevole. Le produzioni del fungo si concentrano in non più di due, massimo tre settimane, ma all’interno di questo breve periodo sono letteralmente esplosive: in ogni direzione, dentro il bosco, ci sono distese di questo basidioma. Per i suoi caratteri cromatici, con il cappello che sembra dipinto in modo grossolano di rosso su fondo bianco, non si presta a confusioni; si tratta quindi di un fungo molto facile da riconoscere.”

L'unica specie simile è Hygrophorus erubescens che però ha gambo facilmente ingiallente, lamelle rade e di colore bianco-giallastre-grigiastre, habitat presso conifere e raramente sotto latifoglia, carne dal sapore da poco a nettamente amaro; H. russula ha invece scarsa propensione all’ingiallimento (al più sono presenti rare macchie gialline sul gambo a maturità), possiede lamelle relativamente fitte (le più fitte tra gli Hygrophorus) e di colore da biancastro a biancastro-carnicino a maturità con macchie rosso-vinoso (il filo lamellare si macchia anch’esso di rosso-vinoso e raramente di giallo a maturità), carne dal sapore nullo o leggermente amarognolo.

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Coprinopsis insignis (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Trio di giovani esemplari più un altro maturo e già in fase di deliquescenza:

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Particolare dell'imenoforo: lamelle molto fitte, nere ma col filo bianco:

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Russula drimeia Cooke; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Russula sardonia Fr.

Una Russula, assai comune, dalla carne molto acre alla masticazione, con odore insignificante o debole fruttato. Cresce sotto Pini a due aghi ed è solitamente riconoscibile per il contrasto tra il colore giallo-citrino delle lamelle (soprattutto in età) e il colore del cappello che varia da viola scuro a viola-porpora a viola-bruno, più evidente al centro e, solitamente, più sbiadito verso il margine. Il cappello (di dimensioni 3,5 – 10 cm) si presenta, a maturità, piano anche un po’ depresso al centro, eventualmente con una sorta di umbone irregolare. Gambo duro e cilindrico, con leggero ispessimento mediano, sfumato in modo più o meno parziale di toni viola o rosa-violacei, soprattutto alla base e cosparso di una fine pruina.
La confusione con la simile Russula torulosa (fruttificante nello stesso habitat) è risolta dalla maggior robustezza di quest’ultima che presenta comunque lamelle bianche o biancastro-crema ma non citrine. Anche la carne presenta sfumature diverse: biancastra con sfumatura citrina in R. drimeia (escludendo la porzione sottocuticolare in cui è concolore al cappello), biancastra in R. torulosa (escludendo la porzione sottocuticolare in cui è rosso-violacea). Inoltre R. torulosa reagisce positivamente (rosa-rossastro) all'ammoniaca, mentre tale reazione è nulla in R. drimeia.

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Esemplare vetusto, e un po' disidratato; il contrasto dei colori tra imenoforo e cappello è ancora più evidente:

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Russula vesca Fries; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Le colorazioni tipiche di questa ottima Russula commestibile vanno da un bel vinoso-bruno per gli esemplari sotto conifera al rosa-lilacino per quelli sotto latifoglia. La cuticola è asportabile per due quinti del raggio, lasciando intravedere la carne bianca sottostante. Lamelle poco decorrenti, fitte e strette, un po’ lardacee in gioventù, bianche ma macchiate di ruggine o giallastro in vecchiaia o per manipolazione.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 161, Pag. 277: “Per la colorazione pileica, la tendenza a macchiarsi di giallo-brunastro nelle zone manipolate a lungo, la sporata bianca e il sapore interamente dolce ricordante la nocciola, è una Russula di facile identificazione. Le forme decolorate al nocciola (fo. avellanea) si possono confondere con R. heterophylla fo. adusta ma il portamento più massiccio di quest'ultima, le colorazioni toccate o macchiate di bronzo, le lamelle decorrenti e biforcate all'inserzione bastano per distinguerla sul campo. Nella sua forma verde (R. vesca fo. viridata) può essere confusa con le Griseinae , ma la sporata bianca di R. vesca le esclude a priori. La caratteristica della cuticola che si ritrae lasciando intravedere le lamelle, è ritenuta oggigiorno elemento poco attendibile e non prerogativo.”

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Amanita ovoidea (Bull.) Link; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Bella Amanita, di dimensioni anche importanti. È caratterizzata dal colore generale bianco-panna o bianco-perla con eventuali sfumature crema-ocra sulla faccia esterna della volva a maturità; dalla consistenza soffice e tenera dell’anello per altro assai fugace (al tatto può ricordare la consistenza della panna montata); dall’odore forte e sgradevole definito in vari modi da molti autori (acqua salmastra putrida, pesce in salamoia, odore di ambiente chiuso, di cantina poco ventilata, odore che si percepisce aprendo un cassetto di un mobile antico, odore di lezzo di cane bagnato, ecc.); dal filo delle lamelle fioccoso.
Più frequente in ambiente termofilo e mediterraneo, soprattutto litoraneo, presso Leccio, Pino
e Quercia; più rara in ambiente collinare, appenninico o subalpino.
La simile Amanita proxima ha anello persistente e membranoso e presenta l’esterno della volva ocra-arancio o color rabarbaro fin dai primordi.

Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 122, Pag. 232“Velenosa, responsabile della sindrome norleucinica o nefrotossica o smithiana.”

Un trio di esemplari imponenti (cappello di 22 cm di diametro nell'esemplare maggiore), reperiti su prato al bordo di un boschettino di Pinus misto a varie latifoglie.

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Il filo lamellare finemente fioccoso:

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Particolare della volva:

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Russula rosea Pers.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Russula lepida (Fr. : Fr.) Fr.

È una Russula comune, reperibile in boschi caldi e asciutti sia presso latifoglie (Castagno, Quercia e Faggio in particolare) che presso conifere (Pino in particolare). Carattere distintivo è il sapore: fruttato-mentolato e “rinfrescante” (comune solo alla Russula albonigra che però si presenta con caratteristiche morfocromatiche completamente differenti). R. rosea ha cappello opaco (per la cuticola secca, vellutata e, a volte, come cosparsa di polvere di gessetto rosso), dal bel colore rosa o rosa-rosso fino a rosso carminio con eventuali macchie decolorate giallastre; il gambo è sovente clavato o ingrossato alla base, di rado interamente bianco, più frequentemente con sfumature rosate o rossastre soprattutto nella metà inferiore.
Lamelle con filo intero e di solito tipicamente sfumato di rosso in vicinanza dell’orlo del cappello. Altra caratteristica importante da considerare è la durezza della sua carne (soprattutto negli esemplari giovani) unita alla notevole consistenza “gessosa-cassante” che, pur essendo tipica del Genere Russula, in questa specie è emblematica. La sporata è di colore crema pallido.

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Lamelle sfumate di rosso in vicinanza dell'orlo del cappello:

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Russula solaris Ferdinandsen & Winge; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

Dalla scheda AMNIT, redatta da Massimo Biraghi: “Elegante Russula appartenente alla sottosezione Russula, serie Atropurpurea, stirpe Citrina, che fruttifica nelle faggete continentali di tutta Europa. Presenta un cappello di medie dimensioni di aspetto brillante, scanalato-tubercolato fino a quasi alla sua metà, colorazioni pileiche giallo limone, giallo oro, giallo cromo con tonalità più calde o anche macchiato di fulvo al disco, impallidente verso il margine.
Le lamelle sono adnate al gambo e irregolarmente forcate, sottili e fragili, biancastre in gioventù, infine crema come la sporata. Il gambo è clavato, di aspetto leggermente rugoso, biancastro, ma spesso sporcato di giallastro specie in vecchiaia, abbastanza fragile e midolloso. Carne cassante, friabile a maturazione, sapore acre e odore di frutta acidula che viene definito di mostarda o sottaceti in avanzata vetustà. Specie tossica, provoca sindrome gastrointestinale costante.
Si può confondere con
Russula citrinochlora Singer e forme giallognole di Russula raoultii Quél., utile alla determinazione è l’osservazione del deposito sporale biancastro. Russula ochroleuca Pers. può condividere la stessa tipologia di habitat, ma è specie molto carnosa e compatta e con deposito sporale biancastro. Più difficile invece il riconoscimento sul campo con forme giallastre della stirpe Atropurpurea, quali; Russula atropurpurea fo. dissidens, macroscopicamente diversa per il portamento robusto, il marcato ingrigimento del gambo e per la sporata bianca, microscopicamente per le spore con verruche basse e echinulate con linee di connessione che formano uno pseudoreticolo. Stesso concetto per Russula poikilochroa fo. heliochroa Sarnari: la sporata biancastra e le spore che evidenziano un reticolo completo molto marcato sono elementi utili per una corretta interpretazione.”

In bosco misto Castagno-Faggio; sporata color crema più o meno scuro. Cappello di 7 cm di diametro.

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Cuticola asportabile ben oltre la metà del raggio:

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Amanita echinocephala (Vitt.) Quél.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

In greco echìnos indica il porcospino; da qui, per estensione, l’elemento echino- impiegato come prefisso per indicare qualcosa di spinoso, aculeato. Inoltre, sempre dal greco, kefalê indica testa, capo; da cui il latino scientifico cephalus con identico significato. Quindi, letteralmente, si tratta di un’Amanita col capo (cappello) spinoso, dotato di aculei.
Epiteto più appropriato non poteva essere scelto per questa bella Amanita! Caratteristico è infatti il suo cappello decorato da molte verruche appuntite o di forma conico-piramidale: aspetto che aiuta a determinarla con facilità direttamente sul campo.
Il cappello (da 6 a 15 cm di diametro) è inizialmente subgloboso emisferico, poi convesso, piano-convesso e, a maturità, piano o addirittura un po’ depresso; complessivamente, si presenta di colore grigio chiaro o grigio-argentato, ma anche grigio-brunastro chiaro in alcuni esemplari, mentre le verruche sono bianco-grigiastre, più fitte verso il centro e più rade verso il margine; tali verruche aderiscono alla cuticola negli esemplari giovani, poi tendono a divenire detersili con l’età, soprattutto a partire dal margine. Lamelle fitte, di colore bianco-crema con riflessi crema-verdolino in età, a causa della colorazione sporale che in questa specie è color crema con sfumature verdognole.
Gambo cilindrico, bianco, attenuato all’apice e bulboso alla base, quasi liscio sopra l’anello e decorato di squamosità bianche al di sotto. Anello pendulo, ampio e membranoso, persistente (eventualmente fugace a maturità), striato e col bordo ornamentato da fioccosità. La volva è biancastra e friabile, si dissocia fin da giovane in piccole squamette fioccose che vanno ad aderire sul bulbo basale e sulla parte inferiore del gambo.
Specie abbastanza rara, cresce all’interno o al bordo di boschi termofili di latifoglie, anche lungo sentieri e stradelle, in estate-autunno.
Nonostante in alcuni testi venga ritenuta specie commestibile dopo adeguata cottura, si tratta in realtà di specie velenosa in quanto responsabile di sindrome norleucinica o nefrotossica o smithiana.
Specie simili nella colorazione generale, ma facilmente distinguibili ad un attento esame, possono essere: Amanita vittadini caratterizzata da belle squame fioccose e in rilievo che ne rivestono cappello e gambo; Amanita strobiliformis che ha cappello cosparso di placche verrucose più o meno ampie e irregolari, con anello fioccoso e cremoso (come di burro che si scioglie sotto le dita); Amanita boudieri, specie solitamente primaverile, che è più piccola, ha squamette sul cappello meno appuntite o piatte, irregolari, con anello cremoso e fugace, presto dissolto senza lasciare tracce sul gambo; Amanita ovoidea e Amanita proxima che hanno cappello liscio o tutt’al più con rare placche, residui del velo, di colore rispettivamente bianco-crema e ocra.

Esemplare reperito al bordo di una boscaglia con latifoglie varie:

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Particolare del cappello e degli "aculei":

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Anello decorato:

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Volva dissociata in varie squamette:

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Russula caerulea (Pers.) Fr.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.
= Russula amara Kučera

Russula gregaria che fruttifica sotto Pinus, fine estate-autunno. Caratterizzata dalla presenza di un umbone al centro del cappello e dal sapore amaro della cuticola.
Il colore del cappello varia dal vinoso al bruno-viola al bruno-porpora, con centro più scuro, anche quasi nerastro. Inizialmente convesso, poi piano-depresso in età, con umbone persistente, inizialmente più o meno acuto, poi ottuso al centro della depressione. Margine regolare, brevemente scanalato in età. Lamelle fitte, in parte forcate al gambo e intervenate, color crema pallido inizialmente, poi crema-giallognole e infine color ocra chiaro per la maturazione delle spore. La sporata è infatti giallo chiara. Odore più o meno debole, fruttato; sapore amaro quello della cuticola (in alcuni casi basta appoggiarvi la lingua per rendersene conto), ma non altrove. Gambo slanciato, cilindrico, anche attenuato alla base, bianco, in vecchiaia sfumato di grigiastro.

Esemplari trovati sotto Pinus nigra. Sapore amaro a una prima masticazione: avevo "azzannato" una parte di margine, cuticola e lamelle comprese.
Poi, dopo il tempo necessario a fare le foto, ho "assaggiato" le sole lamelle e non erano amare ma di sapore neutro; mentre un piccolo lembo di cuticola (staccabile per breve tratto) era di nuovo nettamente amaro.

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Evidente il colore della sporata:

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Agaricus porphyrizon P.D. Orton; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini.

A grandi linee ci troviamo di fronte a un “prataiolo” dal cappello rossastro, dall’odore gradevole di mandorle amare e dalla carne che al taglio diventa gialla, anche intensamente, soprattutto nella parte bassa del gambo.
Entrando un po’ più nei particolari. Fruttifica in parchi o giardini, ma soprattutto in boschi temperati di latifoglie, querceti in particolare. La tonalità rossastra del cappello è dovuta alla cuticola color porpora che, con la crescita del fungo, si dissocia in squame fibrillose e appressate, più fitte al centro e più rade verso il margine in cui si può osservare il colore di fondo biancastro. Lamelle rosate nei giovani, poi bruno-rossastro scuro, color cioccolato scuro in età per il depositarsi delle spore; con filo eroso, sterile e quindi biancastro. Il gambo è relativamente corto o addirittura tozzo, anche ritorto alla base, bianco ma ingiallente al di sotto dell’anello; a volte un po’ bulboso. L’anello, negli esemplari maturi, è collocato più o meno nella parte mediana del gambo; è supero e semplice, bianco ma presto ingiallente, sottile e presto lacerato.
Per i suoi cromatismi può essere confuso con Agaricus purpurellus, che tuttavia ha taglia minore e fruttifica sotto conifere; con esemplari bruno-rossastri di Agaricus silvaticus che ha carne arrossante al taglio e odore fungino; con Agaricus impudicus che ha carne bianca quasi immutabile, con le lamelle che alla contusione diventano rossastre e odore sgradevole, simile a quello di Lepiota cristata (cioè paragonabile a quello della gomma più o meno bruciata, del copertone surriscaldato delle ruote o simili).

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