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2009.11 - Toscana - Tutor Paolo Benelli
Alessandro F ha risposto alla discussione di Alessandro F in Funghi trovati Anno 2009
Agaricus campestris L. Fr. Elementi caratterizzanti per questo prataiolo sono: lamelle rosa carico fin dallo stadio di primordio, nessun viraggio alla sezione (al limite solo leggermente rosato all'attaccatura tra gambo e cappello), odore fungino gradevole, gambo rastremato alla base, anello molto evanescente, cuticola asciutta coperta da piccole squame concolori al fondo cha può variare dal biancastro al grigio cenere al grigio-brunastro. Dal TUTTO FUNGHI pag. 314: “Buon commestibile, da giovane può essere consumato crudo in insalata. Allo stadio adulto devono essere cotti e consumati quando le lamelle sono ancora rosee e non bruno-nerastre (inizio della putrefazione). Si tratta del prataiolo spontaneo più diffuso e raccolto. Si riconosce per il cappello bianco e pressoché liscio, per le lamelle di un bel rosa carico già dall’esordio, per l'anello che di solito è abbastanza esile e spesso evanescente. La sua variabilità ha fatto sì che ne fossero descritte alcune forme o varietà. Tra queste ricordiamo l’Agaricus campestris var. squamulosus, che si differenzia per la presenza di squame, specialmente al disco, abbastanza rade e brunastre. Può essere confuso con specie vicine: Agaricus bitorquis che cresce nei giardini ed ha due anelli separati; Agaricus arvensis che vira lentamente al giallo e con anello sviluppato; Agaricus cumtulus simile ma più piccolo, con lieve odore di mandorle, cresce nei campi concimati e vira al giallognolo, come Agaricus xanthoderma avente odore d'inchiostro e viraggio giallo cromo alla base del gambo, tossico, col quale potrebbe esser scambiato. Infine le lamelle rosate e l’assenza di volva lo distinguono da Amanita verna e Amanita virosa sempre aventi lamelle bianche anche in età adulta. Come tutti gli Agaricus commestibili non deve mai essere raccolto quando cresce in prossimità o all’interno di ambienti antropizzati, industrializzati e inquinati (strade, discariche, depuratori, parchi cittadini, ecc.). Infatti molti funghi assorbono e sono accumulatori delle sostanze nocive presenti nell’ambiente, in particolare dei metalli pesanti come il piombo.” Prati sopra Galliano -
2009.11 - Toscana - Tutor Paolo Benelli
Alessandro F ha risposto alla discussione di Alessandro F in Funghi trovati Anno 2009
Stropharia caerulea Kreisel Cappello verde-blu, con la tipica decolorazione giallo-ocra che nell'esemplare di destra ha formato un disegno particolare -
2009.11 - Toscana - Tutor Paolo Benelli
Alessandro F ha risposto alla discussione di Alessandro F in Funghi trovati Anno 2009
Stropharia caerulea Kreisel Sotto Pino Sporata viola-bruna depositata sull'anellino fugace e sulla parte alta del gambo; anche i residui del velo che rimangono al margine del cappello sono fugaci -
2009.11 - Toscana - Tutor Paolo Benelli
Alessandro F ha risposto alla discussione di Alessandro F in Funghi trovati Anno 2009
Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm. “Chiodino” o “Famigliola buona”; ma anche “Agarico mielato”, “Budlein”, “Centofamiglie”, “Chiovatelli”, “Fabiòla”, “Famigliola rossa”, “Famigliola di cipresso”, “Fong del morar”, “Fong mouron”, “Fons de robinia”, “Funcia de speziu”, “Fungo del gelso”, “Funzo de sarxo”, “Funzetti”, “Gaboreu”, “Gabrin”, “Gobbarin”, “Marzigliola”, “Mazzillore”, “Nugaroi”, “Poledri”, “Quarzul”, “Rogagn”, “Sementini”, “Spergifamiglia”, “Spiantafamiglie”... sono solo alcuni degli innumerevoli nomi dialettali o locali impiegati per designare una specie collettiva (Armillaria mellea s. l.): una delle specie più raccolte e, probabilmente, una delle specie responsabili della maggior parte delle intossicazioni gastro-intestinali da funghi. Infatti la sua commestibilià è non solo legata ad una cottura prolungata (mediamente 40-45 minuti dal primo bollore per eliminare alcune tossine termolabili) ma dipende da molti altri fattori come, ad esempio: # se vengono consumati esemplari grandi e vetusti (in cui può già essere in atto la decomposizione), # se vengono consumati esemplari che hanno subito gelate notturne in ambiente (fatto non remoto, dato il periodo tardo-autunnale in cui i chiodini possono fare la loro comparsa); gli esemplari congelati diventano tossici a causa di particolari modificazioni chimiche dei loro tessuti, # se vengono consumati esemplari maturi assieme ai gambi (che, a maturità, contengono una discreta quantità di chitina: tanto per fare un esempio sarebbe come mangiare il carapace o le chele di un’aragosta), # se vengono consumati esemplari raccolti e surgelati senza prebollitura; # se vengono raccolti senza le dovute cautele: non è raro infatti trovare i “chiodini” mescolati a specie tossiche più o meno confondibili (almeno per i più sprovveduti) come varie specie di Hypholoma (in tal caso l’intossicazione si fa più seria!) Armillaria mellea in senso stretto è caratterizzata da: crescita cespitosa a volte di innumerevoli esemplari (ma anche isolata), saproparassita su latifoglie; colorazioni del cappello variabilissime: dal color miele (da cui il nome) al color cannella, dal color cuoio al bruno, dal bruno-rossastro all’olivastro, con centro del cappello più scuro; piccole squamette erette a mo’ di uncini presenti soprattutto al centro del cappello, presso l’umbone, e più rade alla periferia; tali squamette tendono a sparire a maturità; gambo slanciato, dalle tonalità più chiare (anche crema-rosate) in alto sopra l’anello, fino a toni bruno-scuri verso la base; presenza di un anello membranoso, persistente e striato (residuo del velo parziale) che nel suo insieme ricorda una calza che inguaina il gambo (armilla); colorazioni pallide nella faccia superiore dell’anello e da bruno-giallo a bruno-rossastro nella faccia inferiore, mentre il bordo dell’anello varia dal bianco al giallognolo chiaro; odore spermatico e sapore da acidulo a dolciastro. Quando cresce isolata può raggiungere diametro pileico rilevante, anche di 20 cm. Fra le più frequenti (almeno in Italia) specie di Armillaria simili vi sono: A. tabescens (con stesso habitat ma di dimensioni più contenute anche a maturità e, soprattutto, priva di anello); A. ostoyae (cresce preferibilmente su conifere, ha colorazioni più cupe, le squamette sul cappello sono persistenti e presenta il bordo dell’anello decorato di squamette bruno-scure, così come bruno scuro può essere il margine del cappello); A. gallica (di preferenza cresce apparentemente su terreno ma, in realtà, su ceppaie o legni interrati di latifoglie, a individui più o meno isolati o a piccoli gruppi; manifesta residui gialli del velo che decorano sia il gambo che l’anello che il cappello sottoforma di squame erette; l’anello stesso non è membranoso ma piuttosto fugace; sembra la più indigesta di tutto il gruppo); A. cepistipes (ha portamento gracile, colorazioni più pallide, anello poco consistente e fugace, è piuttosto igrofana e presenta orlo del cappello decisamente striato negli esemplari maturi). Dal TUTTO FUNGHI, pag. 224: “È un fungo camaleontico a seconda del cespo ospite: giallo miele se nasce dal Gelso, bruno o bruno-rossastro dalle Querce, risulta a volte completamente candido se ospite di Acacia. Per capire se una Armillaria ha subito gelate notturne ed è quindi da respingere, bisogna controllare che la carne sia sempre bianco latte e mai brunastra.” -
2009.11 - Toscana - Tutor Paolo Benelli
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Hebeloma cfr. crustuliniforme (Bull.) Quélet (in attesa della microscopia per conferma) Macchie di Panna; sopra Galliano; in misto Cerro-Pino Imenoforo Goccioline sul filo lamellare -
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Inocybe geophylla var. lilacina Gillet Inocybe tossica, molto comune e diffusa in habitat freschi e umidi di boschi di latifoglie e aghifoglie. Umbone sempre presente; margine pileico all'inizio involuto (anche richiuso sul gambo), poi diritto. Si presenta spesso con la specie tipo Inocybe geophylla (Bull.: Fr.) Kummer che è di colore bianco puro con qualche sfumatura ocracea. Dal TUTTO FUNGHI, pag 395: “L’Inocybe geophylla var. geophylla e l’Inocybe geophylla var. lilacina sono spesso distinguibili con una certa difficoltà. Molte volte si possono trovare nel medesimo luogo esemplari che vanno dal bianco al violetto con tutti i gradi di colore. La seconda varietà (lilacina) con la vecchiaia tende a diventare molto più chiara perdendo buona parte dei cromatismi lilla-violetti.” Sotto Abete bianco; presso il Passo della Futa -
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Tricholoma squarrulosum Bresadola Uno dei Tricholoma caratterizzati dalla presenza sul cappello di evidenti “squarrosità”, cioè di scagliette più o meno arruffate e rialzate: più fitte nella zona discale e di colore assai più scuro del colore di fondo che di solito varia dal grigio chiaro al grigio scuro; dalla cuticola feltrata-lanosa anche all’orlo che è sempre eccedente e a lungo involuto; dall’odore aromatico-speziato (come di farina mescolata con del pepe macinato) e dal sapore analogo; dal gambo che va dilatandosi alla base (in certi casi può presentarsi anche clavato) e cosparso di fibrille o squamule nerastre. È una specie relativamente comune; il suo habitat è costituito da boschi di latifoglie a clima temperato in cui fruttifica a tarda stagione. Il simile e più raro Tricholoma atrosquamosum presenta stesse caratteristiche organolettiche ma ha minor squarrosità sul cappello, ha gambo percorso da rade e piccole fibrille nerastre e ha la cuticola del cappello poco o per niente feltrata. Macchie di Panna; sopra Galliano; in misto Cerro-Pino -
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Suillus collinitus (Fr.) Kuntze Carne giallina anche sotto la cuticola; con un color giallo più intenso sopra i tubuli e verso la corteccia del gambo Colore rosa alla base del gambo -
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Suillus collinitus (Fr.) Kuntze Suillus associato sempre ai Pini a due aghi; comune ovunque, con preferenza per gli ambienti costieri; reperibile dall’estate all’autunno inoltrato (e oltre, in ambiente litoraneo mediterraneo). Come per altri Suillus, il suo consumo alimentare può dare adito a spiacevoli fenomeni lassativi: per l’eventuale consumo è comunque importante impiegare solo esemplari freschi e giovani, privati della cuticola che è ben separabile. Negli esemplari tipici il riconoscimento può essere facilitato dal colore della base del gambo: questa si presenta infatti macchiata di rosa-lilla più o meno acceso a causa del micelio basale dello stesso colore. Il colore del cappello varia dall’ocra all’ocra-brunastro fino al color cioccolato; a tempo secco sono evidenti nella cuticola delle fibrille radiali più scure del colore di fondo (meno evidenti col tempo umido che rende la cuticola viscosa). La carne è di colore giallo chiaro, più vivo presso i tubuli e vicino alla corteccia del gambo, con eventuale tono rosato alla base dl gambo; odore variabile dal fruttato all’acidulo-fenolico; sapore dolciastro. In certi casi può essere confuso con Suillus granulatus che condivide lo stesso habitat ma ha colorazioni più chiare, non ha la base del gambo rosa-lilla e secerne, almeno negli esemplari giovani, goccioline lattiginose dai pori. Per l’assenza di anello sul gambo si distingue facilmente dal Suillus luteus cui può assomigliare per i cromatismi. Macchie di Panna; sopra Galliano; in misto Cerro-Pino -
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Tricholoma ustaloides Romagn. Tricholoma presente anche a gruppi numerosi presso latifoglie (Castagno, Quercia, Faggio e Carpino); le colorazioni del cappello sono su toni dell’arancio-bruno-rossastro; la sua cuticola è molto viscida e glutinosa almeno a tempo umido; a tempo secco diviene più o meno asciutta ma mantiene una lucidità tale da far presupporre una sua netta viscosità iniziale (basta comunque inumidire con un po’ di saliva il cappello per rendersene conto). Carne dall’odore simile alla buccia di cocomero o al cetriolo e sapore farinaceo-amaro soprattutto nella cuticola. Questi elementi, assieme alla netta zona anulare visibile all’apice del gambo, sono elementi utili per la sua identificazione. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 254: “È un Tricholoma appartenente alla Sezione Albobrunnea, facilmente riconoscibile grazie alla cuticola viscosa con l’umidità, amara all’assaggio, l’orlo costolato e la netta distinzione di colore sul gambo tra la zona anulare e la sua parte inferiore. La specie con cui può essere facilmente scambiato è Tricholoma ustale. Questo possiede il margine del cappello liscio, non costolato, il gambo con colori sfumati gradualmente dal bianco al marrone senza una zona anulare definita e la carne che non possiede alcun odore significativo; ha sapore amarognolo dopo qualche minuto di masticazione, è imbrunente e in particolare diviene spesso rossastra alla base del gambo in sezione. Tricholoma fracticum cresce sotto conifere e ha un aspetto tozzo, col gambo corto rispetto al diametro del cappello, e con i resti del velo parziale che formano un anello membranoso sul gambo. Tricholoma populinum possiede lamelle e gambo che imbruniscono con l’età, e cresce tipicamente sotto Pioppi, come è facilmente deducibile dal nome. Tricholoma pessundatum è tipico dei boschi di Pino, ha una cuticola che può presentarsi vischiosa, ma presenta spesso delle tipiche macchie-guttule sul margine, ha il gambo biancastro e carne con odore di farina rancida.” Macchie di Panna; sopra Galliano; in misto Cerro-Pino -
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Calvatia utriformis (Bull.: Pers.) Jaap Dal TUTTO FUNGHI, pag. 558: “Commestibile limitatamente alla gleba purché questa sia perfettamente bianca. In alcune zone è molto apprezzato impanato e fritto. Dato il sapore dolce della carne, si consiglia una buona dose di sale dopo la cottura. È frequente incontrare nei prati residui papiracei a forma di coppa marrone che rimangono per molto tempo dopo la maturazione. Tali resti non sono ovviamente di nessun interesse gastronomico, ma possono rappresentare un buon indicatore per la zona di crescita.” Su prato; presso Galliano -
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Geastrum fimbriatum Fries Uno dei Geastrum con l’area-peristoma non ben delineata né distinta dal resto del sacco endoperidio (tutt’al più di colore poco più scuro). Da giovane è più o meno ipogeo e di forma globosa; poi (come accade agli altri congeneri) emerge dal suolo e la sua parte esterna (esoperidio) si apre a forma di stella i cui bracci (le lacinie) variano in numero da 5 a 9; le lacinie sono sovente molto involute e ripiegate al di sotto del basidioma, costituendo così una base di appoggio e tenendo il basidioma sollevato dal terreno. Una volta aperte, le lacinie lasciano ben visibile al centro un piccolo globo (sacco endoperidio) che contiene le spore. Queste ultime usciranno dal sacco endoperidio da una piccola apertura (stoma) posta all’apice; attorno allo stoma si trova la cosiddetta area-peristoma che, come già notato, in questa specie non è particolarmente differenziata dal resto. I colori del sacco endoperidio vanno dal bianco al grigio-beige o al grigio nocciola (almeno negli esemplari freschi), mentre la parte visibile delle lacinie è di colore variabile dal biancastro-beige (nei giovani esemplari) al grigio-beige al grigio-bruno (con toni più scuri negli esemplari essiccati). Presente in tutti i tipi di boschi, su terreno ricco di materiale organico. È simile al Geastrum rufescens che possiede spore decisamente più grandi e, macroscopicamente, si presenta con taglia maggiore, con colori rosati sullo strato carnoso e uno pseudostipite (visibile tuttavia negli esemplari essiccati) che sostiene il sacco endoperidio. Altri Geastrum dall’aspetto simile (come G. saccatum, G. triplex e G. lageniforme) si differenziano subito per l’area-peristoma nettamente differenziata dalla superficie circostante. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 582: “Fungo dall’areale di distribuzione molto ampio, è diffuso in tutta Europa e in Nord America. Da ritenere senza alcun valore commestibile; caratteristico dei nostri boschi e fortemente decorativo. La diffusione delle spore avviene grazie alle gocce di pioggia che, colpendo il sacco-endoperidio, le fanno fuoriuscire con uno sbuffo dallo stoma, disperdendole in ambiente. I basidiomi perdurano per molto tempo nel luogo di crescita: non è infrequente infatti trovare in primavera quelli nati nell’autunno precedente.” Sotto Abete bianco; presso il Passo della Futa -
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Tricholoma myomyces (Pers.: Fr.) Lange È una delle cosiddette Morette, funghi buoni commestibili che fanno capo al T. terreum e con questo confondibile; può aiutare al riconoscimento la presenza di un umbone più o meno accentuato, la dimensione più piccola e, soprattutto, il riscontro di residui velari bianchi (peraltro assai fugaci) al margine del cappello e nelle parte alta del gambo. La cuticola è asciutta e lanuginosa. Cresce in autunno ma lo si può incontrare fino a gennaio inoltrato sia sotto latifoglie che aghifoglie. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 247: “Rispetto al T. terreum il T. myomyces è più piccolo e ha resti di velo color argento nella parte alta del gambo.” Sotto Abete bianco; presso il Passo della Futa -
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Cystoderma carcharias (Pers.) Fayod Cystoderma tipica delle radure erbose dei boschi di conifere (soprattutto peccio), di facile riconoscimento per le sue colorazioni complessive che vertono su delicate tonalità violette-carnicine. Il velo generale lascia traccia evidente di sé sia nella granulosità del cappello, sia nei lembi che rendono il margine appendicolato, sia sul gambo sotto forma di armilla che avvolge il gambo stesso per buona parte e che culmina con un anello più o meno persistente, membranoso e svasato. Cappello e armilla hanno quindi gli stessi cromatismi e la stessa granulosità. Il gambo al di sopra dell’anello è biancastro e glabro. La carne, bianca, ha odore forte di terra ammuffita, con sapore non evidente. Dal TUTTO FUNGHI pag. 295: "Il Genere Cystoderma è contraddistinto da specie che presentano la superficie pileica decisamente granulosa, da cui il significato del nome: pelle granulosa.” Sotto Abete bianco; presso il Passo della Futa. Esemplari bagnati dalla pioggia -
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Coprinus picaceus (Bull.: Fr.) Fr. Facile da riconoscere, inconfondibile quando è "maturo". Possibile qualche confusione da molto giovane quando il cappello si presenta tutto bianco in quanto ricoperto interamente dal velo (che poi, lacerandosi, formerà le tipiche squame chiare su fondo bruno-scuro): in tal caso basta provare ad asportare parte del velo: se il velo è "resistente" e non si asporta facilmente allora siamo in presenza di altra specie (es. C. comatus), se il velo viene via facilmente (come una pellicola untuosa, molliccia e fine) e lascia intravedere il fondo bruno-scuro allora è un C. picaceus. Infine l'odore del C. picaceus è sgradevole ("bituminoso") Dal TUTTO FUNGHI pag. 335: "In antichità questo genere di funghi veniva fatto macerare, data la deliquescenza della carne, ottenendo un liquido nerastro che miscelato ad acqua in piccole quantità di colle naturali era usato per scrivere, ancor prima dell'inchiostro di china" Mugello; bosco collinare misto -
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