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Archivio Micologico

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  1. Calocera viscosa (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Trentino; Agosto 2005; Foto di Gianni Pilato. Foto di Pietro Curti.
  2. Calocera viscosa (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Alto Adige; Luglio 2005; Foto di Mauro Cittadini.
  3. Calocera viscosa (Pers. : Fr.) Fr. 1827 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Dacrymycetales Famiglia Dacrymycetaceae Etimologia Dal greco kalós = bello e kéras = corna, che ha belle corna e dal latino viscosus = vischioso. Basidioma Forma coralloide-clavaroide, altezza 5-8(10) cm e larghezza molto varia, a forma di alberello Bonsai, ramificato, con i rami in numero variabile, che si protendono verso l’alto, a due terzi della lunghezza si suddividono in due o tre rametti che terminano, in alto, con due o tre punte a forma di dente aguzzo; la base, gelatinosa, tanto da far scivolare tra le dita il basidiocarpo, rendendone difficoltosa l’estrazione, è apparentemente radicante ed è infissa nel substrato; i rametti individualmente sono cilindrici e si allargano in una sorta di dilatazione nella zona delle ramificazioni; colori molto belli, appariscenti, giallo, giallo-cromo, giallo-oro, più chiaro verso la parte bassa; la parte fertile è situata nella superficie liscia dei rametti comprendendone circa la metà; le spore sono di colore ocraceo-vivo. Carne Gialla, elastica, morbida, tenace, gelatinosa, essicandosi diventa molto dura ed assume colorazione arancio. Habitat Specie saprofita, cresce nei ceppi e nei rami marcescenti nei boschi di conifere in montagna, in particolare di Peccio (Picea abies). Commestibilità e tossicità Specie sospettata di tossicità insufficientemente conosciuta, da sottoporre a nuove indagini e valutazioni. Osservazioni Pur essendo morfologicamente di aspetto simile alle specie dei Generi Ramaria e Clavaria, per le sembianze che ricordano gli alberi. C. viscosapossiede dei caratteri specifici: la crescita su legno, la vischiosità gelatinosa dei rametti, l’assenza di carne alla base del carpoforo, la differenziano fortemente da tali specie. Specie simili Esistono somiglianze con alcune specie dello stesso Genere, il riconoscimento è facilitato da alcuni caratteri: C. cornea, più rara, cresce su latifoglia anche in ambiente mediterraneo, cespitosa, minuscola, si presenta come un unico rametto affusolato che finisce con una punta; C. furcata vive anch’essa su rami marcescenti di conifera, di dimensioni minuscole, si presenta in numerosi esemplari ma come rametto singolo, claviforme, terminante a tre punte. Somiglianti anche alcune specie del Genere Clavulinopsis: C. corniculata, che predilige i luoghi molto umidi tra i muschi, cresce in gruppetti, ma si presenta come rametto singolo, simile a una piccola clava terminante con tre o quattro punte; nello stesso habitat fruttifica C. fusiformis, claviforme, non ramificata, cilindracea con il vertice e il piede attenuati. Somiglianze esistono anche con alcune specie a tonalità gialle del Genere Ramaria: R. largentii, R. flava, R. flavescens, che però presentano un tronco basale e ramificazioni di tipo coralloide. Curiosità La sua carne, dapprima elastica, in vecchiaia non marcisce ma si secca diventando dura come un corno. Scheda AMINT tratta da "Tutto Funghi". Regione Trentino; Foto di Pietro Curti.
  4. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Sardegna; Dicembre 2011; Foto di Franco Sotgiu.
  5. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Sardegna, Montiferru; Novembre 2010; Foto di Franco Sotgiu.
  6. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Lazio; Luglio 2011; Foto di Tomaso Lezzi.
  7. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Sardegna, raduno AMINT; Novembre 2007; Foto di Massimo Biraghi.
  8. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Sardegna, raduno AMINT; Novembre 2007; Foto di Felice di Palma.
  9. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Sardegna, raduno AMINT; Novembre 2007; Foto di Mauro Cittadini. Particolare macro.
  10. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Sardegna, raduno AMINT; Novembre 2007; Foto di Pietro Curti.
  11. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr.; Regione Sardegna, raduno AMINT; Novembre 2007; Foto di Felice Di Palma.
  12. Calocera cornea (Batsch : Fr.) Fr. 1827 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Dacrymycetales Famiglia Dacrymycetaceae Sinonimi Clavaria cornea Batsch : Fr. 1783 Corynoides cornea (Batsch : Fr.) Gray 1821 Calocera cornes (Batsch : Fr.) Fr. 1827 Etimologia Calocera dal greco kalós = bello e kéras = corna, che ha belle corna e dal latino cornĕum, derivato di cŏrnu = corno, l’epipeto specifico è riferito alla forma a corno. Basidioma Comunemente è conosciuto per l’aspetto digitaliforme, ma può assumere anche la forma di corno singolo o con apice a due o tre punte (palmato) o dendroide (ad albero), di piccole dimensioni 10-15 mm di altezza e 1-2 mm di diametro, di colore giallo tuorlo, lucido, alcuni carpofori hanno la zona basale biancastra, traslucida. La parte fertile è distribuita sulla superficie esterna del corno. Circa le modalità di crescita sono stati osservati esemplari singoli, ma anche cespitosi e connati. Carne La carne è di consistenza gelatinosa, elastica, un po’ vischiosa, senza sapore e odore particolari. Habitat Specie saprofita, cresce su ceppi e rami marcescenti nei boschi di latifoglia dall’estate all’autunno. Il ritrovamento in esame si riferisce alla crescita su di un rametto in decomposizione di Quercus cerris (Cerro). Microscopia Spore oblunghe, cilindriche, reniformi, in maggior numero biguttulate, con apicolo evidente, munite a maturità di un setto trasversale, misurate 32 spore, 8,0-10,7 × 4,1-5,4 µm; media 8,8 × 4,4 µm; Q = 1,8-2,1; Qm = 2,0. Osservate anche spore in fase di germinazione. Le spore in massa sono di colore ocra-giallino. Probasidi bisporici con caratteristica forma di diapason o ipsilon (Y). Ife cilindriche 2-3 µm di spessore, settate. GAF assenti in tutti i tessuti esaminati. Commestibilità e tossicità Tossicità dubbia o presunta, insufficientemente conosciuta, da sottoporre a nuove indagini e valutazioni. Osservazioni Nella raccolta oggetto di questo studio sono stati osservati esemplari di diverso aspetto, accanto alla classica forma digitata, cioè il carpoforo cilindrico a forma di corno con apice singolo smussato ed arrotondato, sono stati osservati esemplari dendroidi (a forma di alberello), basidiomi cilindrici con apice a due o tre piccole punte (palmato). Dal punto di vista microscopico sono state osservate spore con un setto ma anche spore in germinazione. Non sono stati osservati GAF. La variabilità morfologica riscontrata ci fa ritenere che solo la convergenza dei vari elementi, quali l’habitat di latifoglia, l'esame macroscopico e microscopico, ci consenta di determinare correttamente questo taxon e di separarlo dalle specie simili. Specie simili Calocera glossoides (Pers. : Fr.) Fr. condivide lo stesso habitat di latifoglia, in particolare la Quercia, che se pur di piccole dimensioni è formata da due parti: uno pseudogambo cilindrico, corto, ed una parte fertile a forma di cono smussato, sagomato, compresso, scanalato-grinzoso longitudinalmente, i carpofori possono assomigliare vagamente a delle morchelle in miniatura. Gli stessi da giovani hanno tonalità gialle, poi giallo-arancio ed infine invecchiando ed asciugando volgono su toni bruno-marroni. Dal punto di vista microscopico si separa per le spore di maggiori dimensioni 12-14(17) × 3-5 µm e con 3 setti a maturità. Calocera pallidospathulata D.A. Reid, cresce su rami e ceppi in decomposizione di conifera e latifoglia, si differenzia per avere già inizialmente colorazioni gialline molto pallide, che presto decolorano su tonalità biancastre, di aspetto traslucido, di piccole dimensioni, ha una forma irregolare, spesso con punte piuttosto arrotondate, a simulare una spatola. Le spore misurano 10-15 × 3,5-5 µm con 1-3 setti. Calocera furcata (Fr. : Fr.) Fr. predilige rami marcescenti di conifera, anch’essa di dimensioni minuscole, presenta basidiomi più claviformi distintamente forcati all’estremità, spore di dimensioni maggiori con 1-3 setti a maturità. Calocera viscosa (Pers. : Fr.) Fr., tipica delle abetaie alpine, predilige tronchi e rametti marcescenti di Peccio (Picea abies (L.) Karst.), di maggiori dimensioni, raggiunge un’altezza 5-8(10) cm e larghezza molto varia, di forma coralloide, di colore giallo, giallo-arancio, con rametti slanciati che terminano all’apice con due o tre corte punte. Bibliografia AA.VV., 2015.Tutto Funghi a cura A.M.I.N.T. 3a edizione, Ed. Giunti. BOCCARDO, F. et al., 2008. Funghi d'Italia. Bologna: Ed. Zanichelli. BREITENBACH, J. & KRANZLIN, F., 1986. Champignons de Suisse. Vol. 2. Champignos sans lames. Lucerna: Ed. Verlag Mykologia. EYSSARTIER, G., & ROUX, P., 2011. Le guide des Champignons France et Europe. Parigi: Ed. Belin. SHIHIROUZU, T., HIROSE, D. & TOKUMASU, S., 2009. Taxonomic study of the Japanese Dacrymycetes. Persoonia 23: 16-34. Doi:10.3767/003158509X468443. [Data di accesso: 09/09/2015]. Fonti Internet FIRST NATURE, 2015. Calocera pallidospathulata www.first-nature.com. [Data di accesso: 09/09/2015]. ROGER MUSHROOM, 2015. Calocera Glossoides. www.rogersmushrooms.com. [Data di accesso: 09/09/2015]. PETR BEŇADIK, 2015. Calocera glossoides. http://botany.cz. [Data diaccesso: 09/09/2015]. ROBERT HANZLÍK[/size], 2015. Calocera glossoides. www.houbareni.cz. [Data di accesso: 09/09/2015]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Mario Iannotti - Revisionata da Tomaso Lezzi. Regione Umbria; Agosto 2015; Foto, descrizione e microscopia di Mario Iannotti. (Exsiccatum MI20150821-01) Foto macro. Microscopia Spore oblunghe, cilindriche, reniformi, in maggior numero biguttulate, con apicolo evidente, munite a maturità di un setto trasversale, misurate 32 spore, 8,0-10,7 × 4,1-5,4 µm; media 8,8 × 4,4 µm; Q = 1,8-2,1; Qm = 2,0. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 1000×. Osservate anche spore in fase di germinazione. Probasidi bisporici con caratteristica forma di diapason o ipsilon (Y). Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 400×. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 1000×. Ife cilindriche 2-3 µm di spessore, settate. Osservazione in Rosso Congo ammoniacale a 1000×.
  13. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Lazio; Dicembre 2011; Foto di Mauro Cittadini.
  14. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Lombardia; Ottobre 2011; Foto e microscopia di Massimo Biraghi. Colline della Brianza, località Alzate Brianza, alla base di un tronco di Pinus sylvestris. Basidi banali, tetrasporici, assenza di cistidi. Spore (4,13) 4,30-4,3-5,28 (5,53) × (2,47) 2,77-3,32-3,54 (3,79 µm, Q = (1,32) 1,48 (1,75), ovali-ellissoidali con guttula rifrangente.
  15. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Lazio; Novembre 2010; Foto di Tomaso Lezzi. Particolare del cappello.
  16. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Lazio; Novembre 2010; Foto di Mauro Cittadini.
  17. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Lazio; Novembre 2009; Foto di Mauro Cittadini.
  18. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Lazio; Ottobre 2009; Foto di Mauro Cittadini. Castel Fusano, su di un ceppo di pino marcescente, microscopia in linea con quanto già rilevato per questa specie nella medesima località e presente in archivio.
  19. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Liguria; Dicembre 2009; Foto di Federico Calledda.
  20. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon; Regione Campania; Novembre 2006; Foto di Felice Di Palma.
  21. Callistosporium xanthophyllum (Malençon & Bertault) Bon 1976 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Tricholomataceae Sinonimi Callistosporium luteo-olivaceum (Berk. & M.A. Curtis) Singer 1946 Foto e Descrizioni Si tratta di una "piccola" Tricholomatacea, lignicola, cresce in genere su ceppaie e tronchi degradati di Pinus sp. e più raramente su altre conifere e latifoglie. Le lamelle sono caratteristicamente gialle (come recita il nome della specie). Particolare delle lamelle. Sporata bianca. Microscopia Le spore sono "piccoline" 4-5,5 x 3-4 µm, ovali-ellittiche, dotate di una "evidente" guttula centrale, riflettente, che si colora di "giallastro" con soluzioni ammoniacali.
  22. Callistosporium olivascens var. aerinum (Quél.) Bon 1976 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Agaricales Famiglia Tricholomataceae Etimologia Callistosporium = dalle spore appariscenti. Olivascens = che diventa di colore oliva. Cappello Cappello 2-3 cm, convesso, mai completamente applanato, talvolta mammellonato soprattutto negli esemplari giovani; margine intero e leggermente involuto, non striato, appena più lungo delle lamelle. Superfice pileica da vellutata a leggermente feltrata, non igrofana, di colore bruno scuro con sfumatura rossastra-porporina. Lamelle Lamelle spesse e spaziate, intercalate da lamellule, da adnate a subdecorrenti; di colore bruno chiaro, talora con lievi sfumature olivacee e/o rossastre, ma che assumono un colore bruno più scuro appena in prossimità del filo ed all'attaccatura con il cappello. Il filo lamellare, invece, rimane comunque chiaro, concolore alla faccia della lamella. Negli esemplari più maturi è possibile osservare sulle lamelle un copioso deposito sporale. Gambo Gambo 2-4(6) × 0,2-0,5 cm, cilindrico o leggermente schiacciato, flessuoso, allargato all'attaccatura con il cappello ma attenuato verso la base; longitudinalmente fibrilloso e feltrato nella parte alta. Di colore bruno, sempre più chiaro man mano che ci si sposta verso la base. Carne Giallognola, odore nullo, sapore amaro. Habitat Crescita gregaria sotto Pino, su duna consolidata in prossimità del mare. Microscopia La sporata è bianca all'inizio, poi tende ad assumere leggere sfumature crema dopo qualche giorno dalla sporulazione. Spore amigdaliformi, leggermente verrucose soprattutto in corrispondenza del polo distale che risulta leggermente appuntito, con grossa guttula centrale, non amiloidi. Osservate in blu cotone lattico a caldo, la parte interna della spora si tinge di blu intenso, mentre la guttula rimane celeste chiaro. Misure effettuate su 20 spore: (6,9)7,0-8,1(8,2) × (4,3)4,6-4,8-5,2(5,2) µm. Filo lamellare fertile per la presenza di numerosi basidi tetrasporici, molto allungati, frammisti a basidioli, contenenti numerose guttule oleose; cistidi cilindrici o basidioliformi, mischiati ai basidi e poco evidenti. Assenza di GAF in tutti i tessuti. Pileipellis formata da un subtricoderma di ife cilindriche, settate, con peli clavati. Commestibilità o Tossicità Sconosciuta. Osservazioni Dal punto di vista tassonomico-nomenclaturale, la situazione di Callistosporium olivascens non è stata ancora definitivamente chiarita; in particolare, non sono stati ancora effettuati studi che stabiliscano definitivamente se si debba considerare solo la specie nominale, con una variabilità intraspecifica tale da ricomprendere anche tutte le forme e varietà create nel corso del tempo, oppure si debba differenziarle. Nell'attesa, abbiamo preferito ascrivere il nostro ritrovamento a Callistosporium olivascens var. aerinum, che si differenzia per il colore del cappello più scuro, al centro quasi rossastro porporino; sapore amaro; spore che non superano i 10 µm. Bibliografia BON, M., 1991. Les Tricholomes et ressemblants. Flore Mycologique d’Europe. Vol. 2. Lille: Ed. Association d'Ecologie et de Mycologie. PERCO, B., 1988. Descrizione completa di un fungo molto raro C. olivascens Bon var. aerinum (Quél.) Bon. Bollettino AMER, 15, Anno IV, 3: 4-10. Ed. AMER. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Felice Di Palma - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lazio; Gennaio 2014; Foto di Felice Di Palma. Sopara bianca. Le spore hanno la forma tipica di quelle delle Cortiraciaceae con una guttula centrale molto grande, non amiloidi, sembrano avere la parete rugolosa, sebbene non si tratti di un'ornamentazione che si risalta in blu cotone lattico a caldo; insomma, anche per questo aspetto le vedo molto vicine a quelle delle Cortinariaceae. Le dimensioni sono: (6,9)7,0-7-8,1(8,2) × (4,3)4,6-4,8-5,2(5,2) µm. In Lugol. In acqua. In Blu cotone lattico a caldo. Filo lamellare fertile, presenza di molti basidi tetrasporici, frammisti a basidioli ed altri elementi più piccoli che però non mi sentirei assolutamente di chiamare Cheilocistidi. All'interno dei basidi e dei basidioli sono presenti numerose guttule. Assenza di GAF. Pileipellis a 400x. Pileipellis a 1000x.
  23. Byssostilbe stilbigera (Berk. & Broome) Petch; Regione Lazio; Dicembre 2010; Foto Mauro Cittadini. Nelle due foto seguenti è possibile vedere il substrato di crescita costituito da Trichia sp. in disfacimento. Foto dei conidi al microscopio.
  24. Byssostilbe stilbigera (Berk. & Broome) Petch 1912 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Ascomycetes Ordine Hypocreales Famiglia Clavicipitaceae Sinonimi Hypomyces stilbiger Berk. & Broome Blistrum ovalisporum (A.L. Smith) Sutton Etimologia Byssostilbe: dal latino tardo byssus, dal greco βύσσος (tela, filamento) dal nome di una tela finissima di lino usata nell'antichità per vestiti preziosi e per fasciare le mummie, in biologia si riferisce a sostanza organica costituita da filamenti e στιλβω (splendere) = filamenti splendenti. stilbigera: dal greco στιλβη (splendore), per la lucentezza delle estremità gelatinose. Conidiofori o Synnemata Synnemata eretti, capitati, rugosi a volte un po' solcati, misurati sino a 3 mm di altezza, 1 mm di diametro al capitulo. Capitulo bianco, opalescente anche lattiginoso. Crescono in individui singoli in vaste colonie sui residui dei Myxomycetes che parassitano. Habitat I nostri ritrovamenti sono avvenuti all'interno di un bosco mediterraneo con prevalenza di Pinus pinea e Quercus ilex. Le tre stazioni di crescita sono costituite da tronchi o ceppi decorticati e marcescenti di Pino. In uno dei casi citati è stato possibile riconoscere il substrato di crescità costituito daTrichia sp. Microscopia Conidi 4-6(7) x 1,8-2,2(2,5) micrometri di forma irregolarmente ellittica-ovoidale. Commestibilità o Tossicità Non accertata. Specie simili Byssostilbe tomentosa Petch. è simile a Byssostilbe stilbigera, ma ben differenziabile microscopicamente per i conidi che in questa specie sono più grandi e di forma globosa. Discussione Il synnema (plurale: synnemata), è praticamente un grosso conidioforo compatto, tipico di questa specie. Il capitulo opalescente portato in testa dai synnemata è detto anche guttula. Byssostilbe stilbigera è un comune fungo parassita su varie specie di Myxomycetes, come Trichia sp., Hemitrichia serpula, Perichaena corticalis. Ringrazio l'amico Giorgio Melzi per l'importante aiuto determinativo. Bibliografia SACCARDO, P.A., 1891. Sylloge fungorum omnium hucusque cognitorum. Vol. IX, Pars I: 989, Agaricaceae, Laboulnbeliaceae. Ed. Patavii. ELLIS, M.B. & Ellis, L.P., 1998. Microfungi on Miscellaneous Substrates. An Identification Handbook. Portland, Oregon, U.S.A.: Ed. Richmond Publishing Co Ltd. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Mauro Cittadini - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Byssostilbe stilbigera (Berk. & Broome) Petch; Regione Lazio; Dicembre 2009; Foto di Mauro Cittadini.
  25. Byssonectria fusispora (Berk.) Rogerson & Korf; Regione Lombardia; Febbraio 2011; stessa località della raccolta precedente. Foto di Massimo Biraghi. Raccolta Marzo 2011. .
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