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  1. Byssonectria fusispora (Berk.) Rogerson & Korf; Regione Lombardia, Parco del basso corso del fiume Brembo, località Bosco Itala, Osio Sotto; Marzo 2010; in un'area precedentemente "occupata" da Ovini e Equini (asini e muli) su terreno oggetto di defezioni solide e liquide, raccolta del 14/03/2010 Fotografia di Massimo Biraghi. Aschi 220-250 × 8-10 µm, cilindrici, pleurorinchi. Parafisi sottili, cilindriche, flessuose, con apice ricurvo a "bastone di pastore", settate in prossimità della base, appena emergenti dagli aschi. Spore uniseriate nell'asco, strettamente ellittiche 18-23 × 8-10 µm, generalmente biguttulate, spesso con presenza di altre piccole guttule in numero e dimensione irregolari. Spore uniseriate nell'asco, strettamente ellittiche 18-23 × 8-10 µm, generalmente biguttulate, spesso con presenza di altre piccole guttule in numero e dimensione irregolari. Excipulum medullare a textura globulosa-angularis, Excipulum ectale a textura globulosa-angularis con ife terminali irregolari e con 1-2 setti.
  2. Byssonectria fusispora (Berk.) Rogerson & Korf 1971 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Pezizomycetes Ordine Pezizales Famiglia Pyronemataceae Nome italiano Non risultano nomi volgari per questa specie. Etimologia Fusispora dal latino fusus, i = fuso e dal greco σπόρος, -ου, ὁ = spora: con le spore a forma di fuso. Sinonimi Byssonectria aggregata (Berk. & Broome) Rogerson & Korf Humaria aggregata (Berk. & Broome) Sacc. Humaria fusispora (Berk.) Sacc Inermisia aggregata (Berk. & Broome) Svrček Inermisia fusispora (Berk.) Rifai Octospora aggregata (Berk. & Broome) Octospora fusispora (Berk.) Brumm. Peziza aggregata Berk. & Broome Peziza fusispora Berk., Peziza fusispora var. aggregata (Berk. & Broome) W.Phillips Ascoma Di piccole dimensioni, 0,2-0,5 cm, sessile, sferico nelle prime fasi di sviluppo, fino ad appianato, a ricordare una lenticchia. Superficie interna di un bel giallo-arancio intenso, superficie esterna subconcolore e impallidente con l'età, margine delicatamente denticolato su toni molto più chiari (lente). Carne Abbastanza fragile, giallastra o subconcolore all'imenio, sapore ed odore non significativi. Microscopia Aschi 220-250 × 8-10 µm, cilindrici, pleurorinchi. Parafisi Parafisi sottili, cilindriche, flessuose, con apice ricurvo a "bastone di pastore", settate in prossimità della base, appena emergenti dagli aschi. Spore uniseriate nell'asco, strettamente ellissoidali 18-23 × 8-10 µm, generalmente biguttulate, spesso con presenza di altre piccole guttule in numero e dimensione irregolari. Excipulum medullare a textura globulosa-angularis. Excipulum ectale a textura globulosa-angularis con ife terminali irregolari e con 1-2 setti. Habitat Fruttifica in esemplari concrescenti, raramente isolati, nei boschi umidi tra detriti organici marcescenti spesso intrisi di defezioni animali e orina, fruttifica da fine inverno a primavera inoltrata, poco comune. Commestibilità e tossicità Non commestibile. Specie simili Molte sono le specie appartenti a Generi diversi che presentano macroscopicamente analoga forma e colorazioni giallo arancio, dato le piccolissime dimensioni risulta difficoltoso l'inquadramento speciografico sul campo. Spooneromyces helveticus Breitenbach J. & Kränzlin F. è probabilmente il sosia per antonomasia, si presenta macroscopicamente pressochè identico e solamente con l'ausilio di una buona lente d'ingrandimento si possono mettere in evidenza dei corti peli brunastri. Microscopicamente si differenzia agevolmente per le spore nettamente reticolate, oltre che per i peli che possono arrivare a 300 µm. Molto simili sono anche le specie appartenenti al Genere Anthracobia, in questo caso l'habitat prettamente carbonicolo e la presenza di grossolani peli, che al microscopio risultano clavati e settati, sono elementi che permettono un'agevole separazione. Tra le specie del Genere Cheilymenia che possono destare qualche dubbio determinativo annoveriamo Cheilymenia theleboloides, con habitat preferenziale fimicolo, presenta spore ellessoidali, prive di guttule e aschi inferiori ai 200 µm. Alcune specie appartenenti ai Generi Lamprospora e Pulvinula si riconoscono immediatamente al microscopio ottico per le spore sferiche. Osservazioni Il Genere Byssonectria ha avuto una storia alquanto ingarbugliata fin dalle sue origini. Inizialmente annoverato nell'Ordine Hypocreales da P.A. Karsten (1881) solamente quasi un secolo dopo, Rogerson & Korf (1971) osservando il materiale della specie tipo, Byssonectria obdunces P. Karst. si accorsero che era un esemplare immaturo delle Pezizales e stabilirono che Byssonectria era un vecchio taxon di Inermisia Rifai basata sul precedente taxon Peziza fusispora Berk., Genere introdotto per accogliere specie provenienti dal Genere Octospora Hedwing, specie caratterizzate da un substrato di crescita ricco di azoto e dalla conformazione dell' excipulum. Nel Genere Byssonectria nel corso degli anni sono state considerate numerose sinonimie, soprattutto per il range delle dimensioni sporali, che è molto variabile e che quindi è un carattere poco stabile per essere utilizzato nelle determinazioni. Alcuni AA. dunque considerano Byssonectria fusispora come sinonimo posteriore di Byssonectria terrestris, altri le considerano due specie diverse per via della presenza di un marcato subiculum in Byssonectria terrestris, fruttificazioni con numerosi esemplari ammassati, e per le spore più piccole. Nelle raccolte analizzate ho trovato sia individui ammassati e con crescita singola o a gruppi di due-tre esemplari in un'area piantumata a Pino nero utilizzata nella primavavera cone punto di sosta di un gregge di pecore, asini e muli, le fruttificazioni si verificavano dopo che il terreno aveva assorbito le defezioni degli animali. Non è stata notata alcuna presenza di subiculum. Bibliografia AA.VV., 2000. Nordic Macromycetes. Ascomycetes. Flora Agaricina Neerlandica. Vol. 1. Ed. Nordsvamp. BREITENBACH, J. & KRÄNZLIN, F., 1984. Champignons de Suisse. Ascomycetes. Vol. 1. Lucerna: Ed. Verlag Mykologia. DENNIS, R.W.G. (1981). British Ascomycetes. J. Cramer: Vaduz, Liechtenstein. MEDARDI, G., 2006. Atlante fotografico degli Ascomiceti d'Italia. Ed. AMB. PHILLIPS, W.,K., 1893. Manual of the British Discomycetes with descriptions of all the species of fungi hitherto found in Britain, included in the family and illustrations of the genera. Published by K. Paul, Trench, Trübner. London . SACCARDO, P.A., 1887. Sylloge fungorum omnium hucusque cognitorum. Vol. VIII, Hymenomycetum. Ed. Patavii. SEAVER, F.J., 1928. The North American Cup-fungi (Operculates). New York: Ed. Seaver F.J.. Fonti Internet INDEX FUNGORUM, 2008. Byssonectria fusispora (Berk.) Rogerson & Korf. [Data di accesso: 05/07/2011]. JENS, J.H. & LÆSSØE T., 2011. Mycokey. www.mycokey.com [Data di accesso: 05/07/2011]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Massimo Biraghi - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Lombardia, Parco del basso corso del fiume Brembo, località Bosco Itala, Osio Sotto; Marzo 2010; in un'area precedentemente "occupata" da Ovini e Equini (asini e muli) su terreno oggetto di defezioni solide e liquide, raccolta del 14/03/2010 Fotografia di Massimo Biraghi. Aschi 220-250 × 8-10 µm, cilindrici, pleurorinchi.
  3. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna, Alta Val Nure; Luglio 2015; Foto di Massimo Biraghi.
  4. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Luglio 2014; Foto di Massimo Biraghi.
  5. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Luglio 2014; Foto di Massimo Biraghi.
  6. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Luglio 2014; Foto di Massimo Biraghi.
  7. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Settembre 2013; Foto di Massimo Biraghi.
  8. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Settembre 2012; Foto di Gianni Bonini.
  9. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Luglio 2011; Foto di Massimo Biraghi.
  10. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Toscana, Villafranca in Lunigiana; Settembre 2011; Foto di Massimo Biraghi. Bosco di roverella.
  11. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Agosto 2010; Foto di Gianni Bonini.
  12. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Emilia Romagna; Ottobre 2009; Foto di Gianni Bonini.
  13. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Toscana; Giugno 2009; Foto di Alessandro Francolini. Boletalecea tipica della stagione calda, con habitat presso latifoglie (Castagno, Quercia, Faggio) e più raramente presso conifere (peccio). Cuticola asciutta, vellutata o sericea di colore variabile dal grigio-biancastro al bruno-nocciola ma sempre con tonalità chiare; il margine pileico è eccedente e a volte sfumato di rosa. Tubuli gialli nei giovani esemplari, poi giallo-olivastri, viranti all’azzurro-verde al taglio; pori piccolissimi, concolori ai tubuli, bluastri al tocco. Il gambo ha forma da cilindrica a ingrossata alla base, con colore di fondo giallo-cromo ma presenta sovente sfumature rosate più o meno diffuse o disposte in una fascia anulare. Reticolo a maglie piccole e concolori al fondo. Carne dal sapore dolce e dall’odore (più gradevole negli esemplari giovani) che alcuni Autori paragonano a quello dei coloranti a tempera. Commestibile buono solo dopo adeguata cottura, così come le altre specie appartenenti alla Sezione Appendiculati. Superficie poroide giallo-cromo, così come il colore di fondo del gambo, con sfumature rosate. Reticolo. ll cappello, screpolato per la stagione secca; carne giallina sotto la cuticola. Particolare delle maglie del reticolo.
  14. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Lombardia; Luglio 2009; Foto di Massimo Mantovani.
  15. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank; Regione Lombardia; Luglio 2005; Foto di Massimo Biraghi. Sezione e viraggi.
  16. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank Regione Lombardia; Anno 2004; Foto di Emilio Pini.
  17. Butyriboletus fechtneri (Velen.) D. Arora & J.L. Frank 2014 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Sinonimi Boletus fechtneri Velen. 1922 Boletus appendiculatus var. pallescens Konrad 1929 Etimologia Dal latino fechtneri = di Fechtner, da nome proprio. Cappello 8-20 cm, inizialmente emisferico poi convesso-pulvinato, carnoso, con il margine eccedente, regolare; cuticola vellutato-feltrata, pruinosa, sericea, di colore da grigio-biancastro a grigio-crema, grigio-bruno, nocciola, talvolta con lievi sfumature rosate sul bordo. Imenoforo Tubuli lunghi, arrotondato-adnati, inizialmente gialli poi giallo-olivastri, viranti all'azzurro-verdastro alla sezione; pori molto piccoli, stretti, arrotondati, concolori ai tubuli, azzurro-bluastri alla pressione. Gambo 8-15 × 3-6 cm, cilindraceo, ventricoso, ingrossato alla base, talvolta subradicante, di colore generale giallo cromo, con colorazioni rosato-rossastre più o meno persistenti, sovente organizzate in una zona anulare, talvolta diffuse su tutta la superficie o ancora appena accennate; leggero reticolo a maglie sottili e allungate, di norma concolore al fondo. Carne Soda e compatta nei giovani poi molle negli esemplari maturi, giallina, virante all'azzurro-verdastro alla sezione, in maniera più evidente sul cappello e all'apice del gambo, talvolta rosato-rossastra alla base; sapore dolce, odore gradevole negli esemplari giovani, invecchiando assume un'odore sgradevole di fermentazione, di sostanze chimiche o di pittura a tempera. Habitat Cresce isolato o in piccoli gruppi in boschi caldi di latifoglie (Faggio, Castagno, Quercia), più raramente sotto conifere associato a Peccio, spesso su suolo calcareo, dall'estate all'autunno. Commestibilità e Tossicità Buon commestibile dopo cottura, al pari delle altre specie appartenenti a questo Genere. Specie simili Il genere Butyriboletus (ex sezione Appendiculati del genere Boletus) comprende funghi boletoidi aventi imenio (tubuli e pori) e carne dolciastra di colore giallastro, fino reticolo concolore e viranti, o non, alla sezione o per manipolazione. Stabilito che Boletus è monofiletico e usato per B. edulis e relativo gruppo, è stato creato il genere Butyriboletus. Il nome del genere è dovuto alla colorazione dell’imenio, del gambo e della carne che ricorda appunto il burro naturale, tanto che in alcuni stati in U.S.A. vengono comunemente chiamati “butter boleti”. Butyriboletus appendiculatus = Boletus appendiculatus, è caratterizzato da tinte pileiche bruno-rossastre e base del gambo tipicamente attenuata e radicante. Le forme del nostro fungo con cappello particolarmente chiaro potrebbero generare confusioni con le specie del genere Caloboletus (C. radicans e C. calopus) dalla carne tipicamente amara e dall’odore sgradevole di colla vinilica. Rubroboletus pulchrotinctus (Alessio) Kuan Zhao & Zhu L. Yang è diversamente caratterizzato da cuticola con colorazioni rosate diffuse, più cariche al margine e carne rosata sotto la cuticola. Altra possibile confusione potrebbe avvenire con le forme a pori gialli di Rubroboletus satanas. Osservazioni I pori gialli, i toni del pileo grigio-caffèlatte e le sfumature rosato-rossastre sul gambo agevolano la determinazione. La carne di questa specie, in particolar modo nei periodi caldi, è facilmente invasa da larve. Regione Emilia Romagna; Settembre 2012; Foto di Massimo Biraghi. Bosco di Faggio, il suo habitat tipico. Questo fungo raggiunge dimensioni importanti, il cappello è carnoso, asciutto, feltrato ma appena lucido se in ambiente umido, la cuticola eccede il margine; il colore è di tonalità chiara tra il nocciola il bruno e il grigio; i pori sono gialli come pure i tubuli e virano al verdastro o azzurrognolo al tocco o al taglio. Il gambo è cilindrico ingrossato alla base; giallo carico; a volte con sfumature rossicce che formano una zona anulare nella sua parte bassa ma che possono occuparne anche tutta la superficie. La carne è biancastra, soda negli esemplari giovani, di solito vira leggermente all'azzurro nel cappello. Sapore dolce, odore gradevole ma solo negli esemplari giovani. Ottimo commestibile dopo cottura.
  18. Bulgaria inquinans (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Abruzzo, L'Aquila; Novembre 2014; Foto di Raffaele Mininno.
  19. Bulgaria inquinans (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Marche; Ottobre 2014; Foto di Pietro Curti.
  20. Bulgaria inquinans (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Marche; Novembre 2011; Foto di Pietro Curti. Dettaglio superficie fertile. Gruppi. Soggetti giovani.
  21. Bulgaria inquinans (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Umbria; Ottobre 2010; Foto di Stefano Rocchi.
  22. Bulgaria inquinans (Pers. : Fr.) Fr.; Maggio 2011; Foto di Tomaso Lezzi. Aschi amiloidi, aporinchi; Spore lisce, brune, a forma di amigdale, spesso con una o più guttule; parafisi filiformi, forcate, con estremità ondulate. Osservazioni in L4, Spore negli aschi. Spore a forma di amigdale. Spore e parafisi. Parafisi filiformi.
  23. Bulgaria inquinans (Pers. : Fr.) Fr.; Regione Marche; Ottobre 2005; Foto di Pietro Curti
  24. Bulgaria inquinans (Pers. : Fr.) Fr. 1822 Tassonomia Divisione Ascomycota Classe Leotiomycetes Ordine Leotiales Famiglia Bulgariaceae Ascomicete prima globoso con superficie piana o depressa, in seguito a forma di dischi appianati, isolati o adiacenti, più o meno circolari, con il margine spesso dentellato e la superficie pileica liscia, nera, brillante; la faccia inferiore è invece feltrata, pustolata, di color ruggine o bruno-nerastro. Gli esemplari maturi assumono infine un colore nero, sfumato di verde petrolio. La carne è di consistenza gommosa e un poco gelatinosa; diviene molto dura, cornea, quando si essicca. Abbastanza comune, cresce sulla corteccia di latifoglie con particolare frequenza su Quercus spp.; non è insolito trovarlo in autunno sulla legna umida di Quercia tagliata per il focolare. Spore 11,2-12,8 × 6,7-7,9 µm, Qm = 1,7, ellissoidali, talune con profilo amigdaliforme, guttulate e di colore bruno scuro a maturità. Si potrebbe confondere con un basidiomicete, Exidia glandulosa (Bull. : Fr.) Fr., il quale si differenzia per i carpofori di norma fusi tra di loro, per la consistenza più gelatinosa e acquosa e per le spore allantoidi, settate e ialine. Regione Umbria; Novembre 2016; Foto e microscopia di Stefano Rocchi. Il margine del pileo dentellato. Il colore nero sfumato di verde petrolio degli esemplari maturi. Spore 11,2-12,8 × 6,7-7,9 µm, Qm = 1,7, ellissoidali, talune con profilo amigdaliforme, guttulate e di colore bruno scuro a maturità. Osservazione in acqua a 1000×.
  25. Buchwaldoboletus lignicola (Kallenb.) Pilát 1969 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Agaricomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Sinonimi Boletus lignicola Kallenb. 1929 Xerocomus lignicola (Kallenb.) Singer 1942 Pulveroboletus lignicola (Kallenb.) E.A. Dick & Snell 1965 Foto e Descrizioni Appartiene alle Boletaceae e si rinviene su legno di conifera, in particolare di Larice o di Pseudotsuga. Fungo raro, di interesse micologico, questo ritrovamento è stato effettuato sotto Pinus Silvestris. Regione Lombardia, Val Camonica, Loc. Bienno; Settembre 2010; Foto di Massimo Biraghi.
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