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Alessandro F

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Tutti i contenuti di Alessandro F

  1. Xerula radicata (Relhan) Dörfelt Tipica soprattutto del faggio; con la caratteristica di avere gambo lunghissimo rispetto al cappello: anche 15 (20) cm nella parte esposta all’aria e altrettanto nella parte sotterranea (da cui il nome); odore e sapore non caratteristici. Qui un esemplare non tolto dal terreno. Dal TUTTO FUNGHI pag. 290: “Oudemansiella pudens condivide lo stesso habitat, ha una forma molto simile, stesso gambo a lungo interrato con una specie di fittone, ma ha un cappello feltrato, mai vischioso, un gambo finemente vellutato e sapore leggermente amaro.” Sotto faggio; altezza 1000 metri
  2. Amanita vaginata s. l. Gambo con fini fioccosità concolori al fondo Orlo del cappello striato-pettinato
  3. Amanita vaginata s. l. Cappello con toni grigi (grigio cenere, grigio perla, grigio piombo,...) anche sfumato di ocraceo nella zona discale; umbone ampio ma non prominente; orlo pileico con evidenti striature regolari; anello assente (o, meglio, dissociato e ridotto a fioccosità che rimangono aderenti alla base del gambo e ricoperti dalla volva; quindi anello non rilevabile sul gambo); gambo slanciato, bianco, liscio o coperto di fini fioccosità concolori; volva fragile ma abbastanza spessa, aderente al piede del gambo e libera all’orlo. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 343: “Il gruppo delle Amanita del sottogenere Vaginaria è costituito da un numero di specie molto vasto e ancora non ben delimitate. Tranne rarissimi casi, per una corretta determinazione di questo gruppo è indispensabile l’attenta osservazione microscopica. Sono tutte commestibili di ottimo pregio; si usufruisce del solo cappello ed è obbligatoria una cottura adeguata (15 minuti dal primo bollore). Essendo funghi molto fragili devono essere raccolti con grande delicatezza.” In bosco misto faggio-castagno; altezza 900 metri Particolare della volva: aderente al piede del gambo e libera all’orlo
  4. Amanita pantherina (De Cand.: Fr.) Krombh.
  5. Amanita pantherina (De Cand.: Fr.) Krombh. Fungo ubiquitario, assai comune. Molto velenoso. Cresce isolato o fortemente gregario, da giugno-luglio a novembre, al margine o nei boschi di aghifoglie e latifoglie; spesso invasivo. Caratterizzato dalla presenza di un anello posto nella parte medio-bassa del gambo, dalla volva aderente al bulbo, circoncisa e dissociata in due o tre cercini più o meno paralleli ed evidenti. Amanita simili possono essere: A. gemmata (ma con cappello giallo o giallo-ocraceo e non bruno), A. franchetii (che però ha velo generale giallastro e non bianco: quindi presenta verruche gialle sul cappello al contrario dell’A. pantherina che le presenta decisamente bianche; ha inoltre volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità giallastre), A. rubescens (con l’anello a gonnellino e posto molto in alto sul gambo, con colori bruno-rossastri e con carne che vira al rossastro a contatto con l’aria mentre la carne di A. pantherina è bianca immutabile; ha infine volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità rossastre) Come per Amanita muscaria può considerarsi “spia del porcino” perché ha lo stesso habitat. Dal TUTTO FUNGHI pag. 356: “Velenoso, talora mortale. Provoca avvelenamento di tipo neurotropico simile, ma più grave, a quello provocato dall’Amanita muscaria . I sintomi compaiono da trenta minuti a tre ore dopo l’ingestione. I principi tossici colpiscono prevalentemente il sistema nervoso centrale.” Reperito in faggeta pura; altezza 1150 metri
  6. Ramaria formosa (Pers.: Fr.) Quél.
  7. Ramaria formosa (Pers.: Fr.) Quél. I tre colori che sfumano l'uno nell'altro
  8. Ramaria formosa (Pers.: Fr.) Quél. Ramaria tossica, da giovane individuabile sul campo grazie ad alcune caratteri tipici: presenza di tre colori (bianco alla base del tronco, rosa salmone sui rami, con giallo all’apice dei rami stessi), andamento grossolanamente parallelo dei rami (e non a rami divergenti o sparpagliati come in specie ad essa cromaticamente avvicinabili). A maturità i colori diventano uniformemente smorti, come in tutte le Ramaria; ciò rende la determinazione basata solo su caratteri macroscopici problematica e spesso improponibile. Dal TUTTO FUNGHI pag. 182: “Tossico, l'ingestione produce avvelenamenti con effetti gastroenterici importanti. È una delle poche Ramaria a poter essere classificata macroscopicamente, ciò nonostante è spesso causa di avvelenamenti, anche pesanti, per la raccolta indiscriminata delle Manine o Ditole che viene fatta senza criterio da numerosi cercatori imprudenti. Il fatto che le Ramaria a maturità assumano colori smorti e del tutto monotoni, deve invitare il principiante alla massima prudenza. Solo l’analisi microscopica riesce a delimitarle con certezza, indagine che come sappiamo, non viene svolta in cucina. Le Ramaria sono comunque funghi insipidi, poco digeribili, in molti casi seriamente velenosi, a maturità tutti molto simili e non delimitabili a prima vista. Nel loro insieme sono ottime ragioni per abbandonare l’uso alimentare di questi funghi. Del resto non tutto ciò che attrae per la sua bellezza deve necessariamente avere un interesse gastronomico; con le Ramaria è meglio orientare l’innegabile attrazione visiva allo studio, all’osservazione naturalistica e alla fotografia.” In bosco di castagno; altezza 700 metri
  9. Russula foetens Persoon.: Fr. Particolare dell'orlo pileico Le goccioline acquose secrete dalle lamelle
  10. Russula foetens Persoon.: Fr. Russula comune e gregaria, dal portamento relativamente massiccio, presente sotto conifere o latifoglie. È caratterizzata dall’odore sgradevole e nauseante, dal sapore delle lamelle ugualmente sgradevole e molto acre, dalla cuticola del cappello nettamente vischiosa, dall’orlo del cappello scanalato in gioventù per divenire pettinato-tubercolato a maturità. Le lamelle sono abbastanza spaziate e, negli esemplari giovani e con tempo umido, secernono goccioline acquose. La carne rimane biancastra al taglio, senza ingiallire, e con presenza di macchie bruno-ruggine più evidenti a maturità. Sua simile (quasi sosia) è la Russula subfoetens che, macroscopicamente, si distingue soprattutto per la reazione positiva all’idrato di sodio (la corteccia del suo gambo diventa giallo-oro, mentre nella R. foetens rimane immutabile); altri elementi di distinzione per inquadrare la R. subfoetens possono essere la minore viscosità del cappello, le lamelle relativamente fitte, la carne che diventa giallastra all’aria, l’odore meno repellente e la taglia più piccola. Dal TUTTO FUNGHI pag. 438: “Deve essere considerata a tutti gli effetti una Russula tossica (provoca sindrome gastroenterica), anche se la sgradevolezza dell'odore costituisce un deterrente quasi automatico. Questa specie appartiene a un complesso di Russula (Foetentinae) accomunate dalla cuticola vischiosa, dalle colorazioni giallo-brune del cappello, dalla profonda pettinatura al margine dello stesso e dalla presenza di odori molto marcati, più o meno sgradevoli. Tutte le Russula del complesso Foetentinae, per il loro aspetto poco attraente, per l’odore e il sapore sono da considerare non commestibili o addirittura, almeno le più acri, tossiche e responsabili di probabili avvelenamenti gastrointestinali.” Un giovane esemplare con il cappello ancora racchiuso attorno al gambo; raccolto in marroneta coltivata; altezza 650 metri Cuticola molto vischiosa sul cappello; gambo massiccio e cilindrico, con macchie brunastre
  11. Amanita excelsa var. excelsa (Fries: Fries) Bertillon Con verruche bianche e facilmente detersili, gambo molto interrato e non napiforme, riflessi rosati tra le lamelle; portamento slanciato. Dal TUTTO FUNGHI pag. 358: “Specie commestibile dopo cottura ma di poco pregio e, pertanto, se ne sconsiglia il consumo, data anche la possibile confusione con la velenosa Amanita pantherina. Non confonderla con Amanita excelsa var. spissa che presenta verruche sul cappello più frequenti e persistenti, un bulbo napiforme molto evidente alla base del gambo, portamento più tozzo e robusto, odore e sapore rafanoide.”
  12. Boletus erythropus Persoon ss. Fries Imenoforo e puntinatura rossa sul gambo
  13. Boletus erythropus Persoon ss. Fries Buon commestibile dopo adeguata cottura che consente di eliminare alcune tossine termolabili. Tutto il carpoforo è virante al blu in maniera intensa (al taglio o anche alla pressione). Odore fruttato e sapore dolce. Dal TUTTO FUNGHI, pag. 560: "Pur appartenendo a un Gruppo di Boletus critici, è facile riconoscerlo con una certa sicurezza: è l'unico Boletus a pori arancio-rossi che presenta contestualmente un cappello vellutato marrone e un gambo quasi interamente decorato con una finissima punteggiatura rossa: caratteri assolutamente univoci, compresenti solo in questa specie."
  14. Boletus edulis Bull.: Fr.
  15. Boletus edulis Bull.: Fr.
  16. Boletus edulis Bull.: Fr. Chi non lo conoscesse può consultare il Tutto Funghi a pag. 544 Alcuni esemplari reperiti il primo luglio. Casentino; faggeta con presenza di Abete bianco; quota 950 metri
  17. Amanita rubescens (Pers.: Fr) S. F. Gray Il gambo si attenua verso l'inserzione al cappello e presenta delle fioccosità; a destra si nota l'anello che ancora si deve staccare dal margine pileico
  18. Amanita rubescens (Pers.: Fr) S. F. Gray Primo piano dell'anello con la caratteristica striatura sul bordo esterno
  19. Amanita rubescens (Pers.: Fr) S. F. Gray Alla base del gambo la volva è dissociata in residui fioccosi fugaci e rosacei; il bulbo si presenta tassellato in placche rettangolari e grossolane (non sempre così evidenti come in questo caso)
  20. Amanita rubescens (Pers.: Fr) S. F. Gray Un massiccio (ancorché giovane) esemplare; l'anello si deve essere staccato da poco dal margine pileico: sulla sinistra ha già preso la sua collocazione "a gonnellino", ma sulla destra rimane quasi attaccato al margine
  21. Amanita rubescens (Pers.: Fr) S. F. Gray Robusta amanita dal cappello rossastro, rosso-brunastro, rivestito di piccole scaglie acute che si stagliano sul fondo per il loro colore grigio, grigio-rosato; anello carnoso, ampio e a gonnellino, striato sulla faccia esterna e posizionato in alto sul gambo; gambo che si allarga verso la base quasi bulbosa, bianco in alto e poi sfumato di rosa scendendo verso la base. La carne è biancastra ma tende ad arrossarsi nelle ferite e nelle contusioni. La volva non è ben visibile: il velo generale alla base si frammenta fin da giovane, lasciando alla base del gambo soltanto residui in forma di protuberanze più o meno accentuate. Contiene tossine termolabili. Dal TUTTO FUNGHI pag. 360: “Pur trattandosi di un buon commestibile, aromatico e delicato, non deve mai essere consumato in preparazioni che non ne garantiscano adeguata cottura; ala griglia risulterebbe quasi crudo nelle parti interne, con conseguente grave rischio di intossicazioni con sindrome emolitica.”
  22. Porphyrellus porphyrosporus ((Fr.) Gilbert Superficie poroide La carne ancora bianchiccia dopo un minuto dalla sezionatura, con qualche riflesso rosato
  23. Porphyrellus porphyrosporus ((Fr.) Gilbert Boletacea facile da determinare per le sue colorazioni fuliginose pressoché omogenee su tutte le superfici e con eventuali sfumature più o meno bruno-rossastre; scurente al tocco. Carne bianca che vira leggermente al rosa al taglio per divenire in seguito bruno-bluastra soprattutto sopra l’imenoforo. Sporata bruno-ruggine in massa. L’ambiente tipico di crescita è l’abetaia di montagna anche mista con faggio. Più frequente sulle Alpi; più raro in Appennino. Commestibile ma senza valore per la carne insipida e stopposa. Casentino; faggeta con scarsa presenza di Abete bianco; altezza 1000 metri
  24. Boletus aestivalis (Paulet) Fr. Casentino; faggeta; 1050 metri. Poco più che un primordio
  25. Boletus aestivalis (Paulet) Fr. Casentino; faggeta; 950 metri. Reticolo fino in fondo al gambo
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