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Alessandro F

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Tutti i contenuti di Alessandro F

  1. Clitocybe gibba (Pers. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Detto anche imbutino per la caratteristica forma imbutiforme del cappello. Ha dimensioni medio piccole arrivando il suo diametro pileico a 7-8 cm di diametro. La cuticola del cappello è liscia e feltrata, su varie tonalità del beige, mai bianca; le lamelle sono biancastre o crema chiaro, molto fitte e nettamente decorrenti sul gambo; il gambo è cilindrico, di solito non più lungo del diametro pileico, un poco ingrossato alla base dove è presente una zona feltrata biancastra; sempre alla base del gambo si nota spesso, una volta tolto dal terreno, una copiosa parte di substrato (foglie, residui vegetali e altro) inglobato dal suo micelio; la colorazione del gambo è leggermente più chiara di quella del cappello; la carne è elastica e tenace, bianca, fibrosa nel gambo, di odore di mandorle amare e sapore gradevole. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 53, Pag. 157: “Si tratta di un buon commestibile ma è meglio utilizzare solo i cappelli. Si presta bene per la preparazione dei misti, specialmente quando scarseggiano altre specie più ricercate. Quando in cucina si impiega tale fungo nei misti, va tenuto presente che possiede carne elastica e tenace e che, come tutti gli altri funghi di consistenza simile, richiede tempi di cottura più lunghi; si consiglia quindi di precuocere per qualche minuto, prima di aggiungere esemplari di altre specie con carni più tenere. È un fungo di medie dimensioni; nonostante ciò è forse il più conosciuto di tutto il Genere Clitocybe perché è comune, abbondante e relativamente facile da riconoscere. La specie di Clitocybe che più gli si avvicina è senza dubbio C. costata che, morfologicamente ed ecologicamente, sembra quasi il suo sosia: si differenzia per il margine del cappello ornato da costolature a forma di “Y”, il gambo concolore al cappello e l’odore più marcato. Per distinguere con certezza le due specie si rende però necessario un test macrochimico: se mettiamo una goccia di idrossido di Potassio (KOH) sulla superficie del cappello di C. costata otteniamo una colorazione marrone scuro che non si verifica in C. gibba. La confusione più pericolosa avviene con C. phaeophtalma, fungo tossico, appena più esile, avente il cappello solo infossato al centro (ombelicato) e difficilmente imbutiforme; la carne ha però un cattivo e netto odore di rancido. Il nostro funghetto può essere confuso anche con Lepista inversa che cresce nel medesimo habitat ma che ha colori aranciati, margine del cappello involuto, lamelle che si staccano facilmente dalla trama del cappello, carne con odore fungino e sapore un po’ astringente.” Evidenti residui di substrato che rimangono inglobati dal suo micelio:
  2. Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. = Entoloma lividum (Bull.) Quélet Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 130, Pag. 242: “Tossico. Provoca disturbi gastro-intestinali acuti e intensi, con possibili complicazioni in relazione alla quantità ingerita. I francesi lo chiamano “le perfide” perché il suo aspetto invitante, unito al buon sapore a odore in gioventù, possono indurre al tragico errore di superficialità il principiante che, attratto dall’aspetto gradevole, potrebbe raccoglierlo e incautamente consumarlo. Si tratta di un fungo poco conosciuto che provoca numerose intossicazioni per la sua somiglianza con alcune specie eduli o diversamente ormai riconosciute al pari tossiche come Clitocybe nebularis, sospetto di tossicità, che ha lamelle bianche e non rosa, decorrenti sul gambo e non libere, più fitte e regolari, e con odore caratteristico non di farina.” Esemplari assai "malconci", nati in un boschettino di Cerro che era quasi privo di qualsiasi altra nascita fungina: In boschetto misto Castagno-Quercia:
  3. Coprinopsis atramentaria (Bull. : Fr.) Redhead, Nilgalys & Moncalvo; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. = Coprinus atramentarius (Bull. : Fr.) Fr. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 109, Pag. 217: “Ubiquitario, lignicolo, anche se spesso, per nascere su residui interrati, dà quasi l’impressione di essere terricolo; molto spesso cespitoso, preferisce i terreni ricchi di humus, dalla primavera all’autunno inoltrato; abbastanza comune. Spesso è possibile osservare una zona pseudoanulare formata da un ispessimento della corteccia nella zona basale, quella all’altezza del livello del terreno. Non confonderlo con Coprinopsis insignis che presenta il cappello fibrilloso-peloso con una zona discale brunastra, spore verrucose e habitat più xerofilo, con una predilezione particolare per i residui legnosi di Quercia. Coprinopsis atramentaria è fungo velenoso in quanto se la sua ingestione è abbinata a quella di sostanze alcoliche (anche fino a 72 ore di distanza), provoca la sindrome coprinica, altrimenti detta “effetto antabuse”; in pratica un amminoacido in esso contenuto, la coprina, interferisce con la normale metabolizzazione dell’alcol da parte del nostro organismo, provocando disturbi intestinali e cardiovascolari, nausea e mal di testa.”
  4. Leccinum crocipodium (Letellier) Watling; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Leccino legato in simbiosi con latifoglie (Querce caducifoglie, Carpini e Castagni). La cuticola tende a divenire screpolata-areolata a maturità, specialmente a tempo secco; il suo colore va dal giallo-ocra (negli esemplari giovani) fino al bruno nerastro (a maturità). La carne è bianca ma, al taglio, vira inizialmente al rosa violaceo per poi assumere un colore scuro. Il gambo è giallognolo in gioventù per divenire grigio-ocra a maturità; è cosparso di squamette concolori che tendono a scurirsi. Suoi simili (per le colorazioni del cappello) possono essere Leccinum lepidum e Leccinum corsicum; questi ultimi, però, hanno una scarsa tendenza a screpolarsi sul cappello ed hanno habitat diversi: sotto Leccio il L. lepidum e sotto Cisto il L. corsicum.
  5. Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Fungo ubiquitario, assai comune. Molto velenoso. Cresce isolato o fortemente gregario, da giugno-luglio a novembre, al margine o nei boschi di aghifoglie e latifoglie; spesso invasivo. Caratterizzato dalla presenza di un anello posto nella parte medio-bassa del gambo, dalla volva aderente al bulbo, circoncisa e dissociata in due o tre cercini più o meno paralleli ed evidenti. Amanita simili possono essere: A. gemmata (ma con cappello giallo o giallo-ocraceo e non bruno), A. franchetii (che però ha velo generale giallastro e non bianco: quindi presenta verruche gialle sul cappello al contrario dell’A. pantherina che le presenta decisamente bianche; ha inoltre volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità giallastre), A. rubescens (con l’anello a gonnellino e posto molto in alto sul gambo, con colori bruno-rossastri e con carne che vira al rossastro a contatto con l’aria mentre la carne di A. pantherina è bianca immutabile; ha infine volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità rossastre). Come per Amanita muscaria può considerarsi “spia del porcino” perché ha lo stesso habitat. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 119, Pag. 229: “Velenoso, talora mortale. Provoca avvelenamento di tipo neurotropico simile, ma più grave, a quello provocato dall’Amanita muscaria . I sintomi compaiono da trenta minuti a tre ore dopo l’ingestione. I principi tossici colpiscono prevalentemente il sistema nervoso centrale.”
  6. Daedaleopsis confragosa (Bolt. : Fr.) Schröter; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Bellissimo lignicolo dai colori rosso cupo sulla parte sterile e dall’imenoforo particolare. Basidiomi annuali, semicircolari con dimensioni che variano da pochi cm fino a 15-20 cm di larghezza e con spessore anche di 3 cm nel punto di attacco al substrato. Superficie sterile glabra, solcata e concentricamente zonata; brunastra all’inizio, diventa rosso scuro a maturità. Imenoforo bruno-ocraceo, con presenza di pori angolosi e sinuosi solo nella parte centrale; allontanandosi dal centro i pori si allungano fino a trasformarsi in lamelle che si biforcano tipicamente in altre due lamelle che a loro volta possono ripetere la biforcazione più volte andando verso il margine. Un tempo tali caratteristiche erano ritenute peculiari di Daedaleopsis tricolor (Bull.) Bondartsev & Singer; attualmente qualche Autore ritiene le ritiene conspecifiche. L'imenoforo:
  7. Cortinarius trivialis J.E. Lange; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Relativamente facile da determinare nella foltissima popolazione dei cortinari. Fa parte del sottogenere Myxacium (caratterizzato da cappello e gambo vischiosi, con gambo non di rado fusoide oppure più o meno ingrossato alla base, ma sempre privo di bulbo marginato); il C. trivialis ha la caratteristica del gambo adornato da "ghirlande" scagliose in rilievo (residui del velo); il cappello può variare dal bruno-ocraceo al color miele fino all'olivastro; carne biancastra-ocracea pallida, senza odore e sapore significativi. Molto frequente (fine estate-autunno) nei boschi di latifoglie (soprattutto pioppi, querce e anche betulle). Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 143, Pag. 257: “Cortinarius trivialis presenta due veli generali di diversa natura: l'uno glutinoso, l'altro membranoso. La non omogenea frammentazione di questi due strati è all'origine della caratteristica ornamentazione presente sul gambo. Le specie del genere Cortinarius che presentano gambo e cappello glutinoso, viscido, sono da collocare nel Sottogenere Mixacium; questo gruppo presenta silhouette piuttosto simili e per la determinazione specifica è spesso necessario affiancare agli aspetti morfologici, anche altri elementi come l’odore e il sapore della carne.” Un giovane esemplare: La glutinosità si fa ancor più evidente a tempo umido: Primo piano con evidenti "ghirlande" glutinose sul gambo:
  8. Coprinopsis insignis (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Ha cappello fibrilloso-peloso, con fibrille argentate che dal margine del cappello arrivano fino al disco. Il disco mostra una zona più scura e brunastra, apparentemente glabra e, di solito, ben differenziata e delimitata dal resto del cappello (uno dei suoi sinonimi è infatti Coprinus alopecia, come a sottolineare la caratteristica “calvizie” della zona discale). Il gambo è leggermente fioccoso/pruinoso su tutta la superficie. Predilige crescere in habitat xerofilo, in particolare su residui legnosi o nelle cavità di Quercia. A livello macroscopico può ricordare Coprinopsis atramentaria che ha gambo liscio (tutt’al più, negli esemplari giovani, un po’ pruinoso nella parte superiore) e presenta frequentemente una zona pseudoanulare formata da un ispessimento della corteccia nella zona basale, quella all’altezza del livello del terreno; il suo disco mostra colori più carichi del resto del cappello ma, solitamente, non in modo così netto come in C. insignis. A livello microscopico C. insignis ha spore verrucose mentre sono lisce in C. atramentaria. In foto alcuni esemplari con crescita usuale: alla base di tronchi o di ceppaie di latifoglie, in questo caso Cerro.
  9. Boletus aereus Bull.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 209, Pag. 328: “Ottimo commestibile, può essere consumato crudo. Si tratta certamente del Porcino di qualità migliore: la compattezza delle carni, il suo delicato sapore, unito a un profumo soave e mai eccessivo, lo rendono sicuramente il più ricercato e appetibile. Adatto anche all’essiccazione dopo essere stato tagliato a fette. Il colore del cappello può raggiungere tonalità scure più che negli altri Porcini, per arrivare a colorazioni praticamente nerastre. Il contrasto tra il bianco latteo dei pori e il bruno-nerastro del pileo è incredibilmente forte. Singoli individui raggiungono non di rado 1-2 Kg di peso, evento del tutto eccezionale per la maggioranza delle specie diffuse nella nostra penisola. Tra i Porcini è quello che con maggior frequenza ama crescere in coppia o in piccoli gruppi. Sovente gregario e associato con altri soggetti, regala sempre raccolti importanti.”
  10. Mycena sp.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Cespitose su un vecchio tronco marcescente di castagno
  11. Mycena haematopus (Pers. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Al taglio del gambo essuda latice colorato (rosso-vinoso-bruno) come la simile M. sanguinolenta; una differenza macroscopica è il filo delle lamelle: lamelle prima biancastre poi rosate e con sfumature bruno-vinose ma con filo concolore in M. haematopus; lamelle rosate ma con il filo discolore: rosso-vinoso-bruno in M. sanguinolenta. Un’altra Mycena che essuda latice colorato è M. crocata che ha però gambo interamente liscio con base coperta di peluria bianco-giallastra (mentre M. haematopus ha gambo interamente ricoperto da pruina biancastra, oltre alla peluria basale) ed essuda copiosamente latice giallo-arancio da qualsiasi parte (cappello, lamelle, gambo). Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 84, Pag. 191: “Basta ferire leggermente il gambo con la punta di un coltellino o di una pinzetta per vedere questo fungo emettere una goccia di liquido rassomigliante, sia per densità che per colore, al sangue.” ******************* Evidente, in queste foto, l'effetto del "geotropismo" su queste Mycena. Nate con il gambo in orizzontale dentro quelle fessure del tronco, una volta uscite hanno indirizzato i cappelli verso l'alto per aumentare la capacità di dispersione delle spore. Il latice color sangue che fuoriesce sia dal gambo che dal cappello una volta incisi: Due primordi col margine pileico ancora quasi aderente al gambo:
  12. Mycena pura (Pers. : Fr.) P. Kummer; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 85, Pag. 192: “È una delle più belle specie di Mycena, per i suoi colori violetti e la carne esigua, sottile, di colore biancastro. Si tratta in assoluto di una delle specie a maggiore diffusione ecologica: può essere rinvenuta in prossimità del mare, nei boschi litoranei mediterranei, sino ai boschi di Abete montani; oltre alla diffusione, grande è la sua variabilità cromatica che ha spinto vari autori a crearne molte forme e varietà. Possibile la confusione con Mycena rosea dalla taglia più grande, con cappello a lungo campanulato-parabolico e dal colore rosa-pallido, rosa-lilla, con il gambo fragile e non fibroso.”
  13. Omphalotus olearius (De Cand. : Fr.) Fayod; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Caratterizzato dal cappello imbutiforme (tranne da giovanissimo in cui è convesso), dal colore brillante che va dall’arancio al bruno-aranciato, ma anche al bruno scuro. Lamelle di colore giallo-oro o giallo-aranciato (comunque sempre più giallastre rispetto al colore del cappello), molto decorrenti sul gambo e intercalate da lamellule. Si tratta di una specie che, se stropicciata, macchia le mani di arancione. Specie tossica. È lignicola e cresce di solito cespitosa alla base o sulle radici di latifoglie (in prevalenza Cerro, Leccio e Olivo). L’eventuale e grossolana confusione con i “galletti o finferli” (Cantharellus cibarius e simili), dovuta ad una errata interpretazione delle rispettive colorazioni, è comunque improbabile viste le differenze morfologiche e ambientali. Vere lamelle in Omphalotus olearius, una sorta di costolature o pseudolamelle in Cantharellus sp., crescita lignicola di O. olearius, terricola in Cantharellus cibarius e simili. Più facile confondere, a causa della colorazione talvolta simile, O. olearius con Hygrophoropsis aurantiaca che tuttavia cresce isolata o tutt’al più gregaria (preferendo le aghifoglie alle latifoglie) su residui vegetali in decomposizione, ha imenoforo privo di lamellule, con lamelle caratteristicamente dicotomiche (cioè si biforcano alcune volte, in senso radiale, partendo dal gambo verso il margine del cappello). Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 180, Pag. 297: “Specie tipo del genere Omphalotus, termofila, molto diffusa nell’area mediterranea, può essere saprotrofa ma prevalentemente è parassita. Spesso la ritroviamo affiorante dal suolo, apparentemente terricola, ma basta scavare leggermente sotto il gambo per trovare la radice o il legno che le fa da supporto.” ************* Un piccolo cespo di esemplari: qualcuno integro e qualcuno spezzato sul gambo Altro cespo:
  14. Amanita rubescens (Pers. : Fr) S.F. Gray; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Robusta Amanita dal cappello rossastro, rosso-brunastro, rivestito di piccole scaglie acute che si stagliano sul fondo per il loro colore grigio, grigio-rosato; anello carnoso, ampio e a gonnellino, striato sulla faccia esterna e posizionato in alto sul gambo; gambo che si allarga verso la base quasi bulbosa, bianco in alto e poi sfumato di rosa scendendo verso la base. La carne è biancastra ma tende ad arrossarsi nelle ferite e nelle contusioni. La volva non è ben visibile: il velo generale alla base si frammenta fin da giovane, lasciando alla base del gambo soltanto residui in forma di protuberanze più o meno accentuate. Contiene tossine termolabili. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 121, Pag. 231: “Discreto commestibile da consumare cotto, contiene tossine termolabili che si disgregano e svaniscono con adeguata cottura. Cotto alla griglia risulterebbe quasi crudo nelle parti interne, con conseguente grave rischio di intossicazioni con sindrome emolitica.” Giovane esemplare:
  15. Boletus reticulatus Schaeff.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Un primordio, comunque già intaccato dalle lumache, che è bene lasciar crescere per la propagazione della specie: Esemplare dal cappello ben disteso, giunto a completa maturità (e assai sbocconcellato dalle lumache)
  16. Clitopilus prunulus (Scop. : Fr.) Kummer; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Con lamelle decorrenti (a volte anche adnate in giovani esemplari), fitte, facilmente staccabili dalla carne del cappello, inizialmente bianche, poi rosate e infine rosa-carne per deposito sporale (spore rosa-salmone in massa). Carne più o meno fragile-gessosa, con odore che ricorda l’impasto del pane, a volte anche spermatico. Sapore farinaceo. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 131, Pag. 244: “Habitat pressoché ubiquitario, cresce dall’estate all’autunno nei boschi di latifoglie e conifere; condivide l’habitat del Boletus edulis e del Boletus reticulatus, ed è per questo chiamato “Spia del porcino” in molte regioni. È possibile che venga confuso con le tossiche Clitocybe bianche quali C. rivulosa, C. dealbata e C. phyllophila, le quali presentano però carne elastica, tenace e fibrosa, lamelle bianche o crema e non rosa, odore sgradevole rancido.”
  17. Fistulina hepatica (Schaeff. : Fr.) With.; Regione Toscana; Ottobre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Di facile determinazione: la cosiddetta “lingua di bue” si fa riconoscere per l’habitat lignicolo (con preferenza di Quercia e Castagno), per il colore della superficie sterile che ricorda il rosso-fegato (con tonalità più arancio da giovane e più brunastre a maturità), per la forma a mensola (simile a una lingua) sessile o con uno pseudo-gambo laterale e ben radicato nel substrato legnoso. La sua carne è succulenta, spessa ed elastica, di colore dal biancastro iniziale al rosso (con venature più chiare) a maturità; al taglio secerne goccioline rosso-sangue; l’odore è gradevole e il sapore dolce-acidulo. Se tagliata a fettine per la preparazione di un carpaccio, può ricordare delle fette di speck. I tubuli sono ben separabili l’uno dall’altro (carattere insolito per le Poliporacee); i pori sono rotondi e molto piccoli, da biancastri a giallognoli in gioventù ma bruno-rossastri in vecchiaia o per strofinio. Confondibile grossolanamente con qualche Ganoderma: ma questi ultimi hanno superficie dura e laccata con carne dura e legnosa. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 25, Pag. 128: “Discreto commestibile, è uno dei pochi funghi che è possibile mangiare crudo senza correre rischi. Molti apprezzano la sua carne succulenta e leggermente elastica, tagliata a fettine sottili, condita con olio e limone e accompagnata da scaglie di parmigiano (in questo modo non si perde la vitamina C di cui è ricco). Da cotto assume un aspetto e una consistenza molto simile al fegato: possiamo consigliare di friggerlo in padella con le cipolle o arrostito alla brace. Parassita dei Castagni e delle Querce, è agente di carie bruna che si sviluppa molto lentamente: in questo modo il legno continua a vivere, assumendo delle colorazioni bruno-rossastre con sfumature simili a disegni e si indurisce più del normale. Queste due caratteristiche rendono il legname ricercato per utilizzi artistici e ornamentali.” Carne e tubuli, visibili dopo un taglio:
  18. Buoni ritrovamenti Alessandro ********************************** Indice della Toscana, mese di Ottobre 2016, totale n° 130 specie determinate. In (*) le schede con microscopia. Più altri 6 ritrovamenti non determinati ma generici. Agaricus bresadolanus Bohus; Post # 83 Agaricus moelleri Wasser [= Agaricus praeclaresquamosus Freeman]; Post # 106 Agaricus porphyrizon P.D. Orton; Post # 120 Albatrellus cristatus (Schaeff. : Fr.) Kotlaba & Pouzar; Post # 96 Amanita caesarea (Scop. : Fr.) Pers.; Post # 41, 142 Amanita ceciliae (Berkeley & Broome) Bas; Post # 7, 141 Amanita citrina (Schaeffer) Persoon; Post # 38 Amanita echinocephala (Vitt.) Quél.; Post # 118 Amanita franchetii (Boud.) Fayod; Post # 54 Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam.; Post # 44, 55 Amanita ovoidea (Bull.) Link; Post # 115 Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Post # 23 Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link; Post # 56 Amanita rubescens (Pers. : Fr) S.F. Gray; Post # 9, 57 Amanita vaginata (Bull. : Fr.) Vittadini; Post # 58 Armillaria gallica Marxm. & Romagn.; Post # 124 Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm.; Post # 59, 104 Armillaria tabescens (Scop.) Emel; Post # 123 Artomyces pyxidatus (Pers. : Fr.) Julich; Post # 60 Boletus aereus Bull.; Post # 19 Boletus edulis Bull. : Fr.; Post # 28 Boletus erythropus Pers.; Post # 5 Boletus permagnificus Pöder; Post # 33 Boletus reticulatus Schaeff. [= Boletus aestivalis (Paulet) Fr.]; Post # 4, 42 Boletus subtomentosus L.; Post # 134 Butyriboletus pseudoregius (Heinr. Huber) D. Arora & J.L. Frank [= Boletus pseudoregius (Heinr. Huber) Estadès]; Post # 137 Calocera viscosa (Pers. : Fr.) Fr.; Post # 6 Calvatia excipuliformis (Scop. : Pers.) Perdeck; Post # 43 Cerioporus mollis (Sommerf.) Zmitr. & Kovalenko [= Datronia mollis (Sommerf. : Fr.) Donk]; Post # 8 Cerocorticium sulfureoisabellinum (Litsch.) Jülich & Stalpers [= Flavophlebia sulfureoisabellina (Litsch.) K.H. Larss. & Hjortstam.]; Post # 148 (*) Chlorociboria aeruginascens (Nyl.) Kanouse ex C.S. Ramamurthi, Korf & L.R. Batra; Post # 145 Clavariadelphus flavoimmaturus R.H. Petersen; Post # 125 Clitocybe costata Kühner & Romagnesi [= Infundibulicybe costata (Kühner & Romagn.) Harmaja]; Post # 101 Clitocybe gibba (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 27 Clitocybe nebularis (Batsch : Fr.) Kummer; Post # 45, 100 Clitopilus prunulus (Scop. : Fr.) Kummer; Post # 3, 61 Collybia fusipes (Bull. : Fr.) Quélet; Post # 46 Collybia kuehneriana Singer; Post # 62 Coprinopsis atramentaria (Bull. : Fr.) Redhead, Nilgalys & Moncalvo [= Coprinus atramentarius (Bull. : Fr.) Fr.]; Post # 25 Coprinopsis insignis (Peck) Redhead, Vilgalys & Moncalvo; Post # 20, 112 Cortinarius elatior Fr.; Post # 79 Cortinarius glaucopus (Schaeff.) Fr.; Post # 127 Cortinarius ionochlorus Maire; 1 Post # 126 Cortinarius melanotus Kalchbr.; Post # 143 Cortinarius trivialis J.E. Lange; Post # 21 Daedaleopsis confragosa (Bolt. : Fr.) Schröter; Post # 22 Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm. [=Entoloma lividum (Bull.) Quélet]; Post # 26, 128 Fistulina hepatica (Schaeff. : Fr.) With.; Post # 2 Fomitopsis pinicola (Sw. : Fr.) P. Karst.; Post # 11 Ganoderma applanatum (Pers.) Pat.; Post # 14 Ganoderma carnosum Pat.; Post # 15 Gyrodon lividus (Bull. : Fr.) P. Karsten; Post # 30 Gyroporus castaneus (Bull.) Quél.; Post # 135 Hebeloma radicosum (Bull. : Fr.) Ricken; Post # 84 Heterobasidion abietinum Niemelä & Korhonen; Post # 151 Hydnum repandum L. : Fr.; Post # 88 Hydnum rufescens Pers.; Post # 87 Hygrophorus cossus (Sow. : Fr.) Fr.; Post # 105 Hygrophorus eburneus (Bull. : Fr.) Fr.; Post # 91 Hygrophorus penarius Fries; Post # 110 Hygrophorus persoonii Arnolds; Post # 47 Hygrophorus russula (Schaeff.) Kauffman; Post # 111, 129 Hymenopellis radicata (Relhan : Fr.) R.H. Petersen [= Xerula radicata (Relhan) Dörfelt]; Post # 71 Hypholoma fasciculare (Huds. : Fr.) Kumm.; Post # 40 Infundibulicybe geotropa (Bull. : Fr.) Harmaja [= Clitocybe geotropa (Pers. : Fr.) Kummer]; Post # 102 Junghuhnia nitida (Pers. : Fr.) Ryvarden; Post # 144 (*) Laccaria amethystina (Huds.) Cooke; Post # 63 Lactarius acris (Bolton) Gray; Post # 132 Lactarius blennius (Fr. : Fr.) Fr.; Post # 121 Lactarius chrysorrheusus Fr.; Post # 64 Lactarius quietus (Fr. : Fr.) Fr.; Post # 97 Lactarius rugatus Kühner & Romagn.; Post # 130 Lactarius salmonicolor Heim & Leclair; Post # 65 Lactarius sanguifluus (Paulet) Fr.; Post # 98 Lactarius subumbonatus Lindgren; Post # 81 Lactarius zonarius (Bull.) Fr.; Post # 94 Leccinellum lepidum (H. Bouchet ex Essette) Bresinsky & Manfr. Binder; Post # 133 Leccinum aurantiacum (Bull.) Gray; Post # 31 Leccinum crocipodium (Letellier) Watling; Post # 24 Leccinum duriusculum (Schulzer ex Kalchbr.) Singer; Post # 32 Lepiota clypeolaria (Bull. : Fr.) Kummer; Post # 66 Lepista nuda (Bull. : Fr.) Cooke; Post # 67 Lycoperdon pyriforme Schaeff.: Pers.; Post # 12 Macrolepiota konradii (Huijsman ex P.D. Orton) Moser; Post # 29 Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 39 Mucidula mucida (Schrad. : Fr.) Pat. [= Oudemansiella mucida (Schrad. : Fr.) v.Höhnel]; Post # 13, 50 Mycena haematopus (Pers. : Fr.) Kummer; Post # 17 Mycena pura (Pers. : Fr.) P. Kummer; Post # 16 Mycena rosea (Bulliard) Gramberg; Post # 74 Mycena inclinata (Fr.) Quél.; Post # 70 Omphalotus olearius (De Cand. : Fr.) Fayod; Post # 10 Paxillus involutus (Batsch) Fr.; Post # 75 Phaeolus schweinitzii (Fr. : Fr.) Pat.; Post # 34 Phellinus torulosus (Pers.) Bourdot & Galzin; Post # 77 Phellinus hartigii (Allesch. & Schnabl) Pat.; Post # 150 Phlebia tuberculata (Berk. & M.A. Curtis) Ţura, Zmitr., Wasser & Spirin [= Phlebia albida Fr.] ; Post # 149 (*) Pholiota squarrosoides (Peck) Sacc.; Post # 95 Podofomes trogii (Fr.) Pouzar [= Ischnoderma trogii (Fr.) Teixeira]; Post # 152 Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Post # 35 Rickenella fibula (Bull. : Fr.) Raith. [= Omphalina fibula (Fr.) Quél.]; Post # 73 Russula amoena Quél.; Post # 140 Russula aurora Krombholz; Post # 122 Russula caerulea (Pers.) Fr. [= Russula amara Kučera]; Post # 119 Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Post # 86 Russula drimeia Cooke [= Russula sardonia Fr.]; Post # 113 Russula fragilis (Pers. : Fr.) Fr.; Post # 103 Russula olivacea (Schaeff.) Fr.; Post # 138 Russula rosea Pers. [= Russula lepida (Fr. : Fr.) Fr.]; Post # 116 Russula solaris Ferdinandsen & Winge; Post # 117 Russula vesca Fries; Regione Toscana; Post # 114 Russula vinosobrunnea (Bres.) Romagn.; Post # 139 Steccherinum fimbriatum (Pers. : Fr.) J. Erikss. ; Post # 146 (*) Stereum hirsutum (Wild. : Fr.) Pers.; Post # 49 Stropharia aeruginosa (Curt. : Fr.) Quélet; Post # 72 Stropharia caerulea Kreisel; Post # 99 Suillellus mendax (Simonini & Vizzini) Vizzini, Simonini & Gelardi; Post # 147 Suillellus queletii (Schulzer) Vizzini, Simonini & Gelardi [= Boletus queletii Schulzer]; Post # 136 Tricholoma atrosquamosum (Chevall.) Sacc.; Post # 107, 131 Tricholoma basirubens (Bon) A. Riva & Bon; Post # 69 Tricholoma columbetta (Fr. : Fr.) Kummer; Post # 85 Tricholoma josserandii Bon; Post # 90 Tricholoma pardinum (Persoon : Secrétan) Quélet; Post # 109 Tricholoma portentosum (Fr. : Fr.) Quélet; Post # 68 Tricholoma saponaceum (Fr. : Fr.) Kummer; Post # 51 Tricholoma sejunctum (Sow. : Fr.) Quél.; Post # 89 Tricholoma squarrulosum Bresadola; Post # 108 Tricholoma ustaloides Romagn.; Post # 80 Tubifera ferruginosa (Batsch) J.F. Gmel.; Post # 36 Tylopilus porphyrosporus (Fr. & Hök) A.H. Sm. & Thiers [= Porphyrellus porphyrosporus (Fr.) Gilbert]; Post # 37 Volvopluteus gloiocephalus (DC.) Vizzini, Contu & Justo [= Volvariella gloiocephala (DC. : Fr.) Boekhout & Enderle]; Post # 76 ******************************** Non determinati ma generici: Coprinus cfr. lagopus (Fr.) Fr.; Post # 48 Cortinarius sp.; Post # 92 Laccaria laccata s.l.; Post # 78 Lyophyllum sp.; Post # 93 Mycena sp.; Post # 18, 52, 53 Otidea cfr. alutacea (Pers.) Massee; Post # 82
  19. Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Regione Toscana; Settembre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Poliporo assai comune, rinvenibile su legno marcescente di latifoglia (come questi esemplari, su cerro) oppure emergente da uno sclerozio duro formato da un intreccio compatto tra micelio, terra, sassi e radici (questo sclerozio è quindi una sorta di consistente conglomerato, detto “pietra fungaia”, che può pesare anche 10 kg e oltre). Cappello di diametro massimo sui 15 cm, circolare o reniforme, depresso al centro, cosparso, almeno nei giovani esemplari, di piccole squamule più scure del colore di fondo che può variare dal giallo-ocra al bruno. Margine sottile, un poco fibrilloso-ciliato. Imenoforo di color crema chiaro, con pori angolosi, anche a forma poligonale allungata; con tubuli disposti su un singolo strato, decorrenti sul gambo. Il gambo è di solito laterale, talvolta centrale, di colore ocra chiaro, spesso ricurvo alla base che si presenta cosparsa di fine peluria biancastra. Carne soda ma non coriacea, di colore crema biancastro, con odore fungino leggero e gradevole. P. tuberaster può confondersi con P. squamosus che tuttavia è di dimensioni assai più imponenti (cappello di diametro fino a 50 o 60 cm di diametro) e che ha carne dura e coriacea con odore di cocomero o di farina bagnata. Inoltre il suo gambo è, in proporzione al cappello, corto e quasi rudimentale, di colore bruno o bruno nerastro. Giovani esemplari: Esemplari più maturi: Particolari dell'imenoforo:
  20. Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Regione Toscana; Settembre 2016; Foto di Alessandro Francolini. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 98, Pag. 206: “Non confonderlo con Chlorophyllum rhacodes, tossico, con squamule fortemente infisse nel derma del cappello (dette “a tegola”), con viraggio all’arancione e poi al brunastro della carne esposta, laddove corrosa o tagliata. È prudente non mangiare Macrolepiota il cui diametro sia inferiore a 8 cm per non confonderle con le Lepiota del Gruppo helveola, o altre velenose o mortali. Macrolepiota procera essendo uno dei colossi del bosco, difficilmente può essere confuso con le piccole Lepiota. Per la misura si fa riferimento al fungo adulto e quindi con il cappello completamente aperto.” ********************** Vari esemplari nelle diverse fasi dello sviluppo: 1] Quasi nello stadio di primordio: non sono presenti né le "zebrature" sul gambo né le tipiche squame sul cappello. Si formeranno in seguito a causa della lacerazione della cuticola dovuta alla progressiva e "inarrestabile" crescita. La base è bulbosa. 2] Si comincia a formare il cappello (quasi sferico) e il gambo inizia ad allungarsi: si crea così l'immagine della mazza con cui si suona il tamburo o la gran cassa. L'anello ancora non ha preso forma, anche se si intuisce la sua prossima apparizione. La cuticola del gambo ha cominciato a screpolarsi creando le zebrature; mentre la cuticola del cappello si lacera formando le squame. 3] Esemplare maturo: la parte inferiore del cappello, cioè la parte che "teneva chiusa" la sfera, si è staccata dal gambo lasciando sull'anello un'evidente parte fioccosa; il cappello è ora libero di espandersi. La base rimane contraddistinta, come nel primordio, da un evidente bulbo. Particolare dell'anello doppio e che può scorrere liberamente sul gambo.
  21. Buoni ritrovamenti Alessandro ********************** Indice della Toscana, mese di Settembre 2016, totale n° 2 specie. Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 2 Polyporus tuberaster (Jacq. ex Pers.) Fr.; Post # 3
  22. Trametes hirsuta (Wulfen) Lloyd; Regione Toscana; Agosto 2016; Foto di Alessandro Francolini. Fungo annuale, a mensola, a pori piccoli, regolari, rotondi o rotondo-angolosi; con mensola più spessa (fino a 15-20 mm) del più comune Trametes versicolor. Caratteristica è la sua superficie sterile: da tomentosa a decisamente irsuta (con peluzzi più o meno rigidi), zonata e solcata, con colori generalmente sul crema-grigiastro, ma anche dal bruno al verdastro. Orlo lobato-ondulato, vellutato. Superficie poroide bianco-crema, ingrigente con l'età. Come il Trametes versicolor predilige legno guasto di latifoglia (più raro su conifere). La superficie poroide: ************************ Indice della Toscana, mese di Agosto 2016, totale n° 12 specie. Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Post # 13 Amanita vaginata (Bull. : Fr.) Vittadini; Post # 6 Boletus pinophilus Pilát & Dermek; Post # 2, 7 Boletus reticulatus Schaeff.[= Boletus aestivalis (Paulet) Fr.]; Post # 4, 11 Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck.; Post # 5 Gyroporus cyanescens (Bull. : Fr.) Quélet; Post # 12 Hymenopellis radicata (Relhan : Fr.) R.H. Petersen [= Xerula radicata (Relhan) Dörfelt]; Post # 3 Macrolepiota procera (Scop. : Fr.) Sing.; Post # 8 Phallus impudicus (Linnaeus) Persoon; Post # 10 Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Post # 14 Suillellus luridus (Schaeff.) Murril [= Boletus luridus Schaeff. : Fr. ]; Post # 9 Trametes hirsuta (Wulfen) Lloyd; Post # 15
  23. Russula cyanoxantha (Schaeff.) Fr.; Regione Toscana; Agosto 2016; Foto di Alessandro Francolini. Come suggerisce il nome (dal greco kyanos = azzurro e xanthós = giallo), la gamma cromatica del suo cappello è molto ampia: dal viola al verde, attraverso tonalità bluastre o giallastre; anche se esemplari giovani possono presentare colorazioni uniformi di ciclamino. Tali colorazioni in genere sono presenti e frammiste nello stesso esemplare creando un aspetto cromatico come metallizzato. La cuticola è parzialmente separabile (per 2 quinti del raggio) e la carne sottostante ha tonalità lilacine. Gambo e lamelle sono bianchi, con qualche macchia rugginosa in vecchiaia. Carne bianca dal sapore dolce come di nocciola. Cresce dall’estate al tardo autunno nei boschi di latifoglie. Caratteristica distintiva sono le lamelle lardacee. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 159, Pag. 275: “Il colore violetto della carne sotto la cuticola non è un carattere valido per la determinazione in quanto non esclusivo di questa specie. La consistenza definita lardacea delle lamelle indica l’estrema difficoltà nello spezzarle con la pressione di un dito, piegandosi invece come fossero di lardo. Nelle altre specie di Russula le lamelle si rompono in modo più o meno evidente.”
  24. Amanita pantherina (De Cand. : Fr.) Krombh.; Regione Toscana; Agosto 2016; Foto di Alessandro Francolini. Fungo ubiquitario, assai comune. Molto velenoso. Cresce isolato o fortemente gregario, da giugno-luglio a novembre, al margine o nei boschi di aghifoglie e latifoglie; spesso invasivo. Caratterizzato dalla presenza di un anello posto nella parte medio-bassa del gambo, dalla volva aderente al bulbo, circoncisa e dissociata in due o tre cercini più o meno paralleli ed evidenti. Amanita simili possono essere: A. gemmata (ma con cappello giallo o giallo-ocraceo e non bruno), A. franchetii (che però ha velo generale giallastro e non bianco: quindi presenta verruche gialle sul cappello al contrario dell’A. pantherina che le presenta decisamente bianche; ha inoltre volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità giallastre), A. rubescens (con l’anello a gonnellino e posto molto in alto sul gambo, con colori bruno-rossastri e con carne che vira al rossastro a contatto con l’aria mentre la carne di A. pantherina è bianca immutabile; ha infine volva non circoncisa ma dissociata in fioccosità rossastre). Come per Amanita muscaria può considerarsi “spia del porcino” perché ha lo stesso habitat. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 119, Pag. 229: “Velenoso, talora mortale. Provoca avvelenamento di tipo neurotropico simile, ma più grave, a quello provocato dall’Amanita muscaria . I sintomi compaiono da trenta minuti a tre ore dopo l’ingestione. I principi tossici colpiscono prevalentemente il sistema nervoso centrale.”
  25. Gyroporus cyanescens (Bull. : Fr.) Quélet; Regione Toscana; Agosto 2016; Foto di Alessandro Francolini. Boletacea tipica del periodo estivo-autunnale con habitat presso Abete, Pino, Faggio, Castagno, Quercia; riconoscibile per il cappello dalla cuticola da biancastra a giallognola con riflessi ocracei-olivastri, asciutta anche a tempo umido, vellutata, con presenza di fioccosità più scure del colore di fondo. La caratteristica più eclatante è comunque il viraggio iniziale della carne all'azzurro-indaco intenso nel cappello e nel gambo. Quest'ultimo si presenta robusto ma fragile: all'inizio pieno, ben presto cavernoso, diventa cavo a maturità pur mantenendo una "corteccia" relativamente spessa. Tale corteccia dà la sensazione di robustezza ma, alla minima pressione, la cavità interna rende il tutto piuttosto fragile e cassante. Dello stesso Genere è il G. castaneus (discreto commestibile, reperibile presso latifoglie e, più raramente, sotto conifera) dai colori decisamente più scuri e dalla carne immutabile e il suo simile G. hammophilus che cresce in habitat sabulico costiero, può presentare carne dal viraggio azzurro (ma non intenso come nel G. cyanescens) ed è responsabile di intossicazione con effetti gastroenterici. Dal (nuovo) Tutto Funghi, Scheda 188, Pag. 305: “Si tratta di una specie non ovunque diffusa, abbastanza circoscritta e rinvenibile in pochi areali, anche se in questi ultimi è presente in modo costante e abbondante. Il violento viraggio all'indaco nell'immediatezza della contusione o del taglio, tende nel tempo a regredire in tenue grigiastro. Discreto commestibile. In cottura la cuticola diventa verde e questo crea un certo imbarazzo in chi per la prima volta si avvicina organoletticamente a questa buona specie edule. Scartare completamente il gambo, duro, coriaceo e quindi indigesto.”
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