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  1. Rubroboletus rhodoxanthus (Krombh.) Kuan Zhao & Zhu L. Yang 2014

    Rubroboletus rhodoxanthus (Krombh.) Kuan Zhao & Zhu L. Yang; Regione Sardegna, Ottobre 2016; Foto di Franco Sotgiu.
  2. Rubroboletus rhodoxanthus (Krombh.) Kuan Zhao & Zhu L. Yang 2014

    Rubroboletus rhodoxanthus (Krombh.) Kuan Zhao & Zhu L. Yang 2014 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Nome italiano Boleto rosseggiante; boleto cangiante. Sinonimi Boletus sanguineus var. rhodoxanthus Krombh. 1836 Boletus rhodoxanthus (Krombh.) Kallenb. 1925 Boletus rhodopurpureus var. rhodoxanthus (Krombh.) Bon 1985 Suillellus rhodoxanthus (Krombh.) Blanco-Dios 2015 Etimologia rhodhoxanthus = rosso e giallo, rif. al colore. Cappello 8-20 cm, emisferico poi convesso, particolarmente carnoso, con cuticola feltrata nel giovane, bianco sporco-grigiastra con sfumature rosate ± evidenti, generalmente più intense al margine. Tuboli e pori Tuboli corti e arrotondati al gambo, giallo-verdastri e bluastri al taglio; pori piccoli, rotondi, da giallo a rosso-arancio, rapidamente blu alla pressione. Gambo 5-13 × 3-6 cm, massiccio, da obeso a cilindraceo, da giallo cromo a giallo oro, con base ingrossata, arrotondata e rossastra; ricoperto da un fine e netto reticolo rosso sangue, in contrasto con il colore del fondo, con zone erose giallo vivo. Carne Compatta e molto soda, giallo cromo e rapidamente blu al taglio nella zona del cappello e talvolta all'apice del gambo; giallo cromo immutabile nel gambo e rossastra alla base. Habitat Cresce isolato o in piccoli gruppi, in maniera prioritaria su terreno acido, solitamente in boschi di latifoglie, dall'estate all'autunno, non ovunque diffuso. Microscopia Bruno olivastre in massa, ellissoidali, 10-14 × 4-6 µm. Commestibilità o Tossicità Non commestibile data la sua tossicità per lo più costante. Osservazioni È un bellissimo boleto dalle colorazioni brillanti, dal rosso sangue dei pori all'acceso contrasto del reticolo col fondo del gambo. Somiglianze e Varietà Le possibili confusioni avvengono con Imperator rhodopurpureus (Smotl.) Assyov, Bellanger, Bertéa, Courtec., G. Koller, Loizides, G. Marques, J.A. Muñoz, N. Oppicelli, D. Puddu, F. Rich. & P.-A. Moreau = Boletus rhodopurpureus Smotl., che ha però tonalità rossastre nel cappello più evidenti e carne virante al blu intenso anche sul gambo. Rubroboletus satanas (Lenz) Kuan Zhao & Zhu L. Yang = Boletus satanas Lenz si differenzia per il viraggio discontinuo ma diffuso anche sul gambo, per il portamento più massiccio e per il particolare odore che emana. Altre possibili confusioni possono avvenire con Rubroboletus legaliae (Pilát & Dermek) Della Maggiora & Trassin. = Boletus legaliae Pilát & Dermek e Rubroboletus rubrosanguineus (Cheype) Kuan Zhao & Zhu L. Yang = Boletus rubrosanguineus Cheype ma anche in questi casi, il viraggio presente solo nel cappello in Boletus rhodoxanthus aiuta nella determinazione. Note nomenclaturaliNell'anno 2014, con l'avvento delle analisi filogenetiche la specie è stata segregata nel neogenere Rubroboletus. Nel 2015 la specie è stata ricombinata nel genere Suillellus tuttavia persistono discordanze tra i vari autori su quale nome prioritario debba avere questa specie. Tutte le ricombinazioni in Suillellus di Blanco Dios riferite a taxa diversi da queletii e luridus sono prive di supporto filogenetico e quindi risulterebbero non valide. Ne consegue che attualmente la collocazione corretta di questo fungo è nel genere Rubroboletus.BibliografiaKUAN, ZHAO, GANG, WU, & ZHU, L. YANG, 2014. A new genus, Rubroboletus, to accommodate Boletus sinicus and its allies. –Phytotaxa 188(2):61-77. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Giovanni Satta - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Toscana; Novembre 2008; Foto di Federico Calledda.
  3. Boletus reticulatus Schaeff. 1774

    Boletus reticulatus Schaeff.; Regione Sardegna; Ottobre 2016; Foto di Franco Sotgiu.
  4. Boletus reticulatus Schaeff. 1774

    Boletus reticulatus Schaeff. 1774 Tassonomia Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Genere Boletus Sezione Edules Nome italiano Porcino estivo, Porcino reticolato. Sinonimi Boletus aestivalis (Paulet) Fr. 1838 Etimologia Reticulatus: per la cuticola che si dissocia in piccole screpolature da sembrare un grossolano reticolo; aestivalis: dal periodo di fruttificazione. Cappello 5-25 cm di diametro, carnoso, dapprima tondeggiante col margine che aderisce al gambo, poi emisferico, convesso, difficilmente del tutto disteso. Color marroncino chiaro, nocciola, a volte bruno grigio, giallastro ed anche biancastro, senza tracce rosate sulla cuticola che, finemente vellutata e mai vischiosa, con tempo asciutto e specialmente al margine essicca facilmente e forma venature e areole che lasciano intravedere il colore più chiaro della carne sottostante. Pori Bianchi poi giallastri e quindi verdastri, a volte rosei ai bordi del cappello. Immutabili al tocco. Tubuli Bianchi poi giallastri ed infine verdastri, adnati e spesso più corti vicino al gambo. Gambo 8-15 × 3-5 cm, dapprima obeso poi slanciato, a volte incurvato, dello stesso colore del cappello o più chiaro, rivestito di maglie che formano un reticolo in rilievo, concolore e spesso esteso fino al piede, quest'ultimo spesso si presenta radicante. Carne Bianca immutabile giallognola presso i tubuli. Soda e compatta ma presto molle. Odore grato, fungino più pronunciato rispetto a quello delle specie affini. Sapore dolce come di nocciola. Habitat Cresce soprattutto sotto latifoglie dalla primavera all'autunno ma anche sotto conifere. Spore 12,8-15 × 4-4,5 µm, fusiformi, bruno-olivastre in massa. Commestibilità o Tossicità Ottimo commestibile di gran pregio culinario. Osservazioni e Somiglianze I caratteri distintivi che più aiutano a distinguerlo sono il cappello non rugoso e la cuticola opaca, finemente vellutata; che tende a screpolarsi facilmente per effetto del vento o della siccità, mentre la cuticola del Boletus edulis Bull.: Fr. è viscosa, bagnata, e caratteristicamente rugosa. Il gambo colorato e reticolato già negli esemplari giovani. La carne del cappello molle e cedevole negli esemplari maturi. Tra le varie specie di porcini questa è comunemente ritenuta quella dalle migliori qualità, purtroppo, anche in relazione all'epoca della sua comparsa, è spesso invaso da larve che ne pregiudicano la commestibilità. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Marche; Ottobre 2012; Foto di Pietro Curti.
  5. Butyriboletus regius (Krombh.) Arora & J.L. Frank 2014

    Butyriboletus regius (Krombh.) Arora & J.L. Frank; Regione Sardegna, Ottobre 2016; Foto di Franco Sotgiu.
  6. Butyriboletus regius (Krombh.) Arora & J.L. Frank 2014

    Butyriboletus regius (Krombh.) Arora & J.L. Frank 2014 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Nome italiano Boleto regale. Sinonimi Boletus regius Krombh. Etimologia Dal latino regius = attinente al re. Per le sue qualità ed il suo aspetto. Cappello 8-20 cm, dapprima emisferico poi convesso e irregolarmente appianato. Rosso o rosa con diverse tonalità lampone, fragola, carminio, porpora-brunastro, violaceo-brunastro, con zone ocra o verde oliva, che diventano qualche volta, giallognole al margine, in età. Cuticola vellutata o fibrillosa, liscia o quasi feltrata, asciutta, non separabile, screpolata specialmente al centro a maturità e con tempo secco, margine a maturità lobato e festonato. Tubuli Tubuli giallo-limone poi con riflessi giallo-oliva, più piccoli verso il gambo e poco o per niente aderenti allo stesso, aderenti per un breve filetto, lasciano una depressione circolare visibile intorno allo stipite. Pori piccoli dorati con qualche iridescenza rosea, al tocco sono privi di viraggi apprezzabili. Pori di dimensioni minute, tondeggianti, talora con sfumature rugginose, stessi cromatismi dei tubuli. Gambo Fino a 10 × 6 cm, normalmente corto e tozzo, rigonfio nella sua parte mediana a volte bulboso o a forma di clava, di color giallo, ricoperto per 2/3 della sua altezza, da un fine reticolo concolore al fondo nella parte alta, e più scuro del fondo nella parte bassa. Piede bulboso, chiazzato di bruno o rossastro, spesso eroso. Carne Compatta, soda, poi molle; presto dura e coriacea quella del gambo, giallo–bario o giallo-limone; al piede mostra colore rosato, esposta all'aria quasi sempre è immutabile. Nei punti erosi dalle larve e dai parassiti assume tonalità rugginose. Odore tenue un poco fruttato. Sapore grato. Habitat Dalla primavera all'autunno negli anfratti umidi e sabbiosi dei boschi di latifoglie, in particolare castagni, querce, faggi, tigli e betulle, cresce a gruppi spesso confluenti alla base, tipico delle aree mediterranee calde. Microscopia Spore 12,5-17,5 × 3,7-5 µm, da ellittiche e fusoidali e subcilindriche, bruno olivastre in massa, presentanti spesso numerose guttule all'interno. Commestibilità e Tossicità Buon commestibile, da usare mescolato con altri funghi perché da solo viene digerito con difficoltà. Consumare ben cotto. Adatto anche per l'essiccazione. Il gambo duro e coriaceo deve essere eliminato. Somiglianze e varietà Butyriboletus pseudoregius (Heinr. Huber) D. Arora & J.L. Frank = Boletus pseudoregius (Heinr. Huber) Estadès è facilmente distinguibile per la struttura più minuta e per il netto viraggio all’azzurro della carne, rosa alla base del gambo e per i cromatismi esterni rosa-rossi presenti alla base del gambo. Butyriboletus subappendiculatus (Dermek, Lazebn. & J. Veselský) Arora & J.L. Frank = Boletus subappendiculatus Dermek, Lazebn. & J. Veselský cresce in associazione con Abete bianco si differenzia per avere la cuticola fibrillosa-tomentosa e il cappello ocra brunastro o color camoscio. Rubroboletus pulchrotinctus (Alessio) Kuan Zhao & Zhu L. Yang = Boletus pulchrotinctus Alessio si riconosce per i pori solo inizialmente giallo pallido ma presto giallo-arancio-rossastro, il gambo giallo chiaro con toni rosati nella parte intermedia e decorato da un reticolo rossastro e per la carne biancastra sfumata di giallo, rosa sotto la cuticola, virante all’azzurro alla sezione. Osservazioni Il contrasto tra il giallo oro del gambo e dei pori con il rosa-porpora del cappello, fa di questo fungo uno tra i più belli e spettacolari esistenti. Note nomenclaturali David Arora e Jonathan L. Frank (2014) in seguito a studi molecolari hanno segregato nel nuovo genere Butyriboletus le specie appartenute al genere Boletus contraddistinte da colorazioni tenui dell'imenio, del gambo e della carne che ricordano appunto il burro naturale; per tale motivo negli Stati Uniti queste specie vengono comunemente chiamate "Butter Boleti". Bibliografia ARORA, D. & FRANK, J.L., 2014. Clarifying the butter Boletes: a new genus, Butyriboletus, is established to accommodate Boletus sect. Appendiculati, and six new species are described. [Data di accesso: 08/12/2016]. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Sardegna; Foto di Franco Sotgiu.
  7. Boletus fragrans

    Boletus fragrans Vittadini; Regione Sardegna; Ottobre 2016; Foto di Franco Sotgiu.
  8. Boletus fragrans

    Boletus fragrans Vittadini Tassonomia Regno Fungi Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Sottoclasse Holobasidiomycetidae Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Genere Boletus Sezione Fragrantes Nome italiano Boleto fragrante Sinonimi Leccinum fragrans (Vittad.) Šutara, Českà Mykol. 43(1): 5 (1989) Etimologia Dal latino fragrans = profumato Cappello 6÷16(20) cm, da emisferico a convesso, talvolta guancialiforme o irregolare, con cuticola tomentosa e vellutata, opaca, asciutta, da bruno cioccolata a bruno-marrone scuro, talvolta bruno-rossastro, annerente alla manipolazione, con margine eccedente, sinuoso e involuto nel giovane, poi disteso. Tubuli e pori Tubuli corti, sottili, quasi decorrenti sul gambo, da giallo chiaro a giallo-oro, tardivamente olivastri, al taglio viranti al verdastro-azzurro; pori rotondi, piccoli poi più ampi, concolori ai tuboli e anch'essi viranti al verdastro-azzurro, poi bluastri. Gambo 5÷15 × 2÷6 cm, robusto, sodo, spesso ingrossato al centro e con base radicante, giallo nella metà superiore e bruno-rossastro verso la base, privo di reticolo, imbrunente al tocco. Carne Inizialmente soda poi molle, gialla, con toni più chiari nel cappello, rosato-rugginosa sotto la cuticola e talvolta all'apice del gambo, vira al verde-bluastro alla sezione; odore e sapore gradevoli, fruttati. Habitat Tipico delle zone termofile mediterranee, cresce sotto latifoglie in gruppi più o meno numerosi, talvolta subcespitosi. Dall'inizio dell'estate sino all'autunno, con diffusione discontinua, raro al nord. Microscopia Spore ocra-olivastre in massa, ellittiche-fusiformi, lisce, 8÷15 × 4÷6 µm; cistidi fusiformi. Commestibilità o Tossicità Buon commestibile. Osservazioni A dispetto del nome, l'odore è spesso debole nel fungo fresco, specie nei giovani esemplari e diventa più intenso soprattutto dopo l'essiccazione. Somiglianze e Varietà È un boleto di grosse dimensioni che, seppur variabile nelle colorazioni pileiche, mantiene costanti alcune caratteristiche quali l'assenza di reticolo sul gambo, la cuticola vellutata e il viraggio al verde-bluastro, che ne semplificano la determinazione. Talvolta gli esemplari con dominanti rossastre possono essere confusi con B. aemilii. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Giovanni Satta - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Foto di Franco Sotgiu.
  9. Boletus aemilii

    Boletus aemilii Barbier; Regione Sardegna; Ottobre 2016; Foto di Franco Sotgiu.
  10. Boletus aemilii

    Boletus aemilii Barbier = Boletus spretus Bertéa; Tassonomia Ordine Boletales Famiglia Boletaceae Foto e Descrizioni Regione Sardegna; Foto di Franco Sotgiu.
  11. Amanita crocea (Quél.) Singer 1951

    Amanita crocea (Quél.) Singer; Regione Sardegna; Ottobre 2016; Foto di Franco Sotgiu.
  12. Amanita crocea (Quél.) Singer 1951

    Amanita crocea (Quél.) Singer 1951 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Amanitaceæ Genere Amanita Sottogenere Amanita Sezione Vaginatae Nome italiano Bubbolina. Sinonimi Amanitopsis crocea (Quél.) E.-J. Gilbert 1928 Amanita vaginata var. crocea Quél. 1898 Etimologia Per il colore dello zafferano. Dal latino crocus = pianta del croco. Cappello 5-8(12) cm, all'esordio allungato e stretto sul gambo, infine allargato, senza essere quasi mai totalmente espanso, con umbone centrale ampio; sericeo con tempo asciutto, untuoso e viscido in caso di pioggia, non presenta quasi mai decorazioni velari sul cappello, margine del cappello nettamente rigato; sul cappello predominano i cromatismi dell'arancio con varie sfumature, tenui ma anche molto forti, i colori sono più intensi al centro del cappello. Lamelle separate dal gambo, serrate e minute, biancastre o crema, con numerose lamellule. Gambo 7-14 × 1-2,5 cm, allungato, stretto in alto, rivestito da minute squamule concolori al pileo (biancastre nella varietà subnudipes); in origine pieno e poi con cavità. Anello assente "obliterato". Volva consistente, alta sul gambo, strettamente ancorata alla base dello stipite, svasata in alto, biancastra, più scura internamente. Carne Poco spessa e consistente, leggera, bianca o biancastra, aranciata ai margini in modo abbastanza netto. Odore leggero, priva di sapori significativi, dolciastra. Habitat Questa specie ama ritagliarsi una nicchia privilegiata in ogni ambiete boschivo, ubiquitaria, la troviamo prevalentemente nei luoghi umidi, muschiosi ed erbosi. Si tratta di una specie abbastanza localizzata e non reperibile ovunque, dove presente può mostrarsi con produzioni densamente gregarie, dal mese di Agosto fino a tutto Novembre fruttifica favorevolmente. Commestibilità e tossicità Buon commestibile dal sapore delicato (esige cottura adeguata, 15 minuti dal primo bollore, perché è tossica da cruda). Osservazioni Pur avendo cromatismi del cappello che ricordano molto la rinomata e ben più famosa Amanita caesarea, l'assenza di anello e il colore biancastro del gambo e delle lamelle, ne consentono una facile separazione. Somiglianze e varietà Viene considerata dalla maggioranza degli autori specie a sé stante e non una delle tante varietà della Amanita vaginata (Bull. : Fr.) Lam. Si tratta di una delle poche Amanita del sottogenere Amanita, sezione Vaginatae, che si riescono a riconoscere e delimitare con facilita; in particolare per il colore aranciato del cappello, per il margine nettamente striato e per il gambo tipicamente screziato. Le assomiglia Amanita fulva Fr., fungo di taglia solitamente inferiore, con colore pileico fulvo brunastro e con crescita solitamente addossata a ceppaie di castagno, anche se presente in altri boschi di latifoglie. La mancanza dell’anello la distingue dagli esemplari tossici di Amanita, in particolare da forme aranciate e senza velo generale di Amanita muscaria (L. : Fr.) Lam. Curiosità Il Gruppo delle Amanita del sottogenere Amanita, sezione Vaginatae, è costituito da un numero di specie molto vasto e ancora non ben delimitato. Tranne rarissimi casi, per una corretta determinazione di questo gruppo e indispensabile l’attenta osservazione microscopica. Sono tutte commestibili di ottimo pregio; si usufruisce del solo cappello ed e obbligatoria una cottura adeguata, seguendo la procedura e la tempistica già descritta. Essendo funghi molto fragili devono essere raccolti con grande delicatezza. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Piemonte; Agosto 2008; Foto di Giuseppe Vanoli.
  13. Amanita pantherina (DC. : Fr.) Krombh. 1846

    Amanita pantherina (DC. : Fr.) Krombh.; Regione Sardegna; Ottobre 2016; Foto di Franco Sotgiu.
  14. Amanita pantherina (DC. : Fr.) Krombh. 1846

    Amanita pantherina (DC. : Fr.) Krombh. 1846 Tassonomia Divisione Basidiomycota Classe Basidiomycetes Ordine Agaricales Famiglia Amanitaceae Genere Amanita Sottogenere Amanita Sezione Amanita Nome italiano Tignosa bruna, Bigia. Sinonimi Agaricus maculatus Schaeff. 1774 Etimologia Dal latino pantherinus per l'aspetto maculato del cappello. Cappello (5)7-10(16) cm, globoso poi aperto, infine completamente disteso, striato al margine, ricoperto da tantissime piccole verruche (resti del velo generale) fioccose, di colore bianco, disposte regolarmente in senso circolare, caduche e detersibili, tanto che possono lasciare il cappello quasi nudo. Colore brunastro che può diluirsi eccezionalmente fino al nocciola. Lamelle pressochè libere, arrotondate al gambo, abbastanza serrate, alte, intercalate da numerose lamellule, bianche. Gambo 8-15(18) × 1-2,5(3) cm, rettilineo, liscio, sottile all'apice, privo di residui velari, di colore bianco, compatto, fibroso, poi cavernoso e infine vuoto, con base ampiamente bulbosa. Anello concolore al gambo, pendulo, fragile, tipicamente basso negli esemplari adulti, da membranoso a evanescente, talora appena percettibile, bianco e spesso decorato al margine dal alcune fioccosità concolori. Nella zona basale è ricoperto da una volva aderente, stretta attorno al bulbo, bianca, adnata, di consistenza cremosa, soprattutto in alto, dove è circoncisa, poco sopra al bulbo forma attorno al gambo due o tre anelli più o meno concentrici. Carne Bianca anche sotto il rivestimento pileico, ricca di cavernosità nel gambo, poco consistente. Odore quasi nullo o appena di terriccio, rafanoide. Sapore dolciastro. Habitat Fungo ubiquitario, assai comune. Cresce isolato o fortemente gregario, da luglio a novembre, al margine o nei boschi di aghifoglie e latifoglie. Commestibilità e tossicità Velenoso, talora mortale. Provoca avvelenamento di tipo neurotropico simile, ma più grave, a quello provocato dall’Amanita muscaria. I sintomi compaiono da trenta minuti a tre ore dopo l’ingestione. I principi tossici colpiscono prevalentemente il sistema nervoso centrale. Osservazioni Veramente invasivo, alcune volte riveste interamente vasti tratti del bosco. Somiglianze e varietà Da segnalare la varietà abietum (E.-J. Gilbert) Neville & Poumarat, con portamento decisamente più robusto, crescita prevalentemente montana, pressoché assenza di rigatura al margine del pileo rispetto alla specie tipo, cappello bruno scuro e residui velari decisamente piatti e farinosi. Amanita rubescens Pers. : Fr., commestibile dopo cottura, avente verruche grigie, anello alto, carne frequentemente con macchie vinose, colorazioni più o meno rossastre. Amanita gemmata, (Fr.) Bertill. ha il cappello generalmente giallo o giallo-ocraceo, grigiastro crema nella fo. amici Gillet. Amanita vaginata (gruppo) tutte commestibili, ma prive di anello e con diversa volva. Infine ricordiamo come fenomeni di decolorazione del cappello, o forme ecologiche che possono arrivare al bianco (fo. albida Schulz.) o giallo-crema, mantenedo comunque inalterati gli altri elementi morfocromatici. Curiosità Anche questa specie si rileva una validissima spia per la ricerca dei pregiati porcini, stesso habitat. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Pietro Curti - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Sardegna; Dicembre 2008; Foto di Franco Sotgiu.
  15. Amanita lividopallescens (Secr. ex Boud.) Kühner & Romagn. 1931

    Amanita lividopallescens (Gillet) Gilbert & Kühner.; Regione Marche; Ottobre 2016; Foto di Pietro Curti. In un parco della città di Fano, ai piedi di una Quercia (Quercus cerris), un cerchio delle streghe di corpulente Amanita lividopallescens (Gillet) Gilbert & Kühner. Classico cerchio delle streghe. Gruppo. Particolare cappello e gambo. Soggetti giovani. Volva, Imenoforo e decorazioni sul gambo.
  16. Amanita lividopallescens (Secr. ex Boud.) Kühner & Romagn. 1931

    Amanita lividopallescens (Secr. ex Boud.) Kühner & Romagn. 1931 Tassonomia Ordine Agaricales Famiglia Amanitaceae Foto e Descrizioni Sotto Querce. Cappello appianato con margine striato, cuticola asciutta e lucente di colore crema biancastro; gambo bianco decorato da screziature concolori; volva inguainante e persistente. Spore globose 10,2-13,4 × 8,7-11,2 µm; Qm = 1,2. Regione Umbria; Ottobre 2014; Foto e commento di Stefano Rocchi. Particolare del margine striato. Volva inguainante. Microscopia Spore globose 10,2-13,4 × 8,7-11,2 µm; Qm = 1,2 (da sporata) osservate in Reattivo di Melzer 1000×.
  17. Bisporella citrina

    Bisporella citrina (Batsch) Korf & S.E. Carp.; Regione Marche; Ottobre 2016; Foto di Tomaso Lezzi. Su legno di Faggio a terra.
  18. Bisporella citrina

    Bisporella citrina (Batsch) Korf & S.E. Carp. Tassonomia Regno Fungi Divisione Ascomycota Classe Leotiomycetes Ordine Helotiales Famiglia Incertae sedis Foto e Descrizioni Minuscolo ascomicete fortemente gregario, di colore giallo brillante, normalmente su legno degradato di latifoglia in particolare Faggio. Le foto sottostanti sono state scattate in Abruzzo, località Ceppo. Numerosi esemplari su di un ceppo decorticato di Faggio. Foto di Mauro Cittadini. Microscopia Spore (8)9-12 × 3,2-4,2 µm, strettamente ellissoidali, lisce, irregolarmente ma in media biguttulate, le spore mature risultano settate nella parte mediana, notate molte in fase di germinazione. Aschi cilindrici 110-132 × 6,5-7,5 µm. Parafisi sottili, cilindriche, settate, alcune leggermente ingrossate all'apice, con contenuto granuloso. Foto Mauro Cittadini. Regione Abruzzo, Ceppo; Ottobre 2009; Foto Mauro Cittadini. Asco e spore, alcune in fase di germinazione. Aschi e parafisi; Foto Mauro Cittadini.
  19. Craterellus cornucopioides

    Craterellus cornucopioides (L.) Pers; Regione Marche; Anno 2004; Foto di Pietro Curti.
  20. Craterellus cornucopioides

    Craterellus cornucopioides (L.) Pers. Tassonomia Ordine Cantharellales Famiglia Cantharellaceae Etimologia Derivazione mista dal latino e dal greco, Craterellus = piccola coppa e cornucopioides = a forma di cornucopia. Cappello È la parte superiore ed interna che si prolunga per tutto il gambo, misura 3-10(12) cm e ricorda una cornucopia o una trombetta, molto svasata in alto e con il margine arrotolato; la colorazione è inizialmente scura, nero-bluastra con presenza di piccole squamette che si evidenziano maggiormente da adulto quando la pigmentazione schiarisce apparendo grigio-brunastra. La zona fertile o imenio si presenta nella parte inferiore ed esterna ed è liscia con rugosità verticali; il colore è da grigio-cenere a grigio-bluastro, tendente a schiarire maggiormente anche per le spore che sono bianche. Gambo 2-5(6) cm, risulta quasi inesistente, inglobato nel cappello ed è fibroso. Carne La consistenza è sottile ed elastica, color grigio-nerastro, da giovane con delicato odore di frutta ma, con l'invecchiamento, ricorda la cantina o il tartufo; il sapore è gradevole, un po' dolciastro. Habitat Comunissimo nelle faggete e nei boschi di altre latifoglie, poco frequente sotto aghifoglia. Commestibilità e tossicità Craterellus cornucopioides è un ottimo commestibile, molto ricercato, anche se non tutti gradiscono un piatto ingrigito o addirittura annerito da questi funghi; essiccato ha una ottima resa. Osservazioni Talvolta si incontrano zone del bosco dove è praticamente impossibile procedere senza calpestare questi funghetti che quasi sempre crescono in gruppi molto numerosi. Somiglianze e varietà Piuttosto simile per struttura e colorazione è Cantharellus cinereus, buon commestibile, che presenta un cappello grigio più o meno scuro, ma con tonalità brunastre; la superficie è un po' fibrillosa, soprattutto verso il margine, che appare ben revoluto e marcatamente ondulato; l'imenio di questo fungo è caratterizzato da pliche venose molto ramificate, dette anastomosi, e scambiate da molti per lamelle; il colore è grigio cenere e schiarisce a maturazione, a causa della sporata bianca. Il gambo è ben distinto e pieno ma, crescendo, si forma al centro di esso un sottile condotto che talvolta arriva fino al centro del cappello. La carne è nerasta, sottile ed elastica, con un evidente odore fruttato e sapore gradevole. Cresce numeroso soprattutto nei castagneti umidi e viene raccolto e consumato spesso scambiandolo per le più famose "Trombette". Altro fungo somigliante aCraterellus cornucopioides è Faerberia carbonaria, commestibile, somigliante ad un Cantharellus ed infatti, in un passato lontano, veniva chiamatoCantharellus carbonarius; cresce su residui carboniosi, talvolta nel muschio e presenta un cappello più piccolo, convesso, imbutiforme, con orlo odulato di colore grigio-brunastro ed imenio costituito da vere lamelle. Curiosità Il nome "Trombette dei morti" non è dovuto al colore nero, ma al fatto che si sviluppa attorno al 2 novembre, ricorrenza dei defunti. Fungo molto caratteristco per l'aspetto morfologico a tromba, per i suoi cromatismi nerastri, per il suo crescere densamente aggregato e subcespitoso, per il suo odore e sapore aromatico fungino. Scheda AMINT tratta da "Tutto Funghi" Regione Abruzzo; Ottobre 2008; Foto di Mauro Cittadini.
  21. Helvella crispa (Scop. : Fr.) Fr. 1822

    Helvella crispa (Scop.: Fr.) Fr.; Regione Marche; 2004; Foto di Pietro Curti.
  22. Helvella crispa (Scop. : Fr.) Fr. 1822

    Helvella crispa (Scop. : Fr.) Fr. 1822 (per Helvella crispa var. pithyophila (Boud.) Donadini 1975 vedi la scheda di Helvella pityophila Boud. 1887) Tassonomia Regno Fungi Divisione Ascomycota Classe Pezizomycetes Sottoclasse Pezizomycetidae Ordine Pezizales Famiglia Helvellaceae Genere Helvella Sinonimi Costapeda crispa (Scop. : Fr.) Falck 1923 Helvella nigricans Schaeff. : Fr. 1774 Phallus crispus Scop. : Fr. 1772 Etimologia Dal latino crispus = increspato, ricciuto. Ascoma Questo ascocarpo presenta una sottile lamina di consistenza elastica, che costituisce la mitra; questa è alta 2,5-4(5) cm, ha un aspetto lobato con i margini inizialmente aderenti al gambo e quindi rivolti verso l’alto, con due o più lobi irregolari, alcuni parzialmente eretti, altri invece ricadenti; talvolta questi lobi le conferiscono un aspetto a forma di sella con i bordi rialzati; la superficie esterna della mitra ha un colore da biancastro a ocra pallido, mentre la parte interna è fioccosa e di colore più chiaro, bianco-avorio. Imenoforo L’imenoforo, cioè la parte fertile, è situato sulla superficie esterna, che appare glabra, leggermente pruinosa e più o meno ondulata. Gambo 4-10(12) cm; profonde costolature longitudinali, appressate e saldate tra loro caratterizzano il gambo; l’interno di questo fungo presenta delle cavità che spesso seguono l’andamento delle costolature della superficie esterna; ha una forma cilindrica, un po’ ingrossata alla base ed è inizialmente di colore biancastro ma più giallino in vecchiaia. Carne Possiede una carne bianca, consistente ed elastica, con odore e sapore non significativi. Habitat È una specie autunnale, più raramente primaverile, cresce al margine dei fossati e talvolta all’interno dei boschi umidi di latifoglia o anche misti, in colonie generalmente numerose. Commestibilità e Tossicità Questo fungo contiene acido elvellico, sostanza termolabile; inoltre, studi recenti, hanno evidenziato la pericolosità della giromitrina, una miscela di varie sostanze, presente in alcuni Ascomicetes tra cui Helvella crispa (Scop. : Fr.) Fr.; l’ingestione di questo alcaloide può provocare una sindrome citotossica. La giromitrina durante la cottura e/o in ambiente acido (come nello stomaco) si trasforma in monometilidrazina, sostanza che svolge un'azione irritante della mucosa gastrointestinale, tossica nei confronti delle cellule epatiche, dei globuli rossi (determina emolisi dei globuli rossi), del sistema nervoso centrale ed è dotata anche di effetto cancerogeno. Per le suddette ragioni deve essere considerato velenoso. Somiglianze e Varietà Potrebbe essere scambiata con diverse specie del suo stesso genere: Helvella pityophila Boud., più termofila, è molto simile per aspetto e per dimensioni, possiede una mitra dalle tonalità più giallastre, ma l’elemento di differenziazione più evidente è il colore del gambo, grigio-avana con toni lievemente violacei; Helvella lactea Boud., presenta un colore bianco latte e la superficie interna appare liscia e non fioccosa; Helvella lacunosa Afzel. : Fr., possiede una mitra liscia, non arricciata e dai colori brunastri sulla parte esterna. Osservazioni Le continue ricerche e sperimentazioni hanno permesso di scoprire come in alcuni funghi, da sempre considerati commestibili, fossero in realtà presenti sostanze velenose, cancerogene o comunque dannose per l’organismo umano; la presenza e pericolosità della giromitrina, in questo e in altri funghi, ne è un esempio. L’aspetto arricciato della mitra ne ha determinato il nome. Scheda AMINT tratta da Tutto Funghi Regione Lazio; Dicembre 2003; Foto di Gianni Pilato.
  23. Tuber magnatum

    Tuber magnatum Pico, Regione Marche; Ottobre 2016; Foto di Pietro Curti.
  24. Tuber magnatum

    Tuber magnatum Pico 1788 Tassonomia Regno Fungi Divisione Ascomycota Classe Ascomycetes Sottoclasse Pezizomycetidae Ordine Pezizales Famiglia Tuberaceae Genere Tuber Nome italiano Tartufo bianco, Tartufo di Acqualagna, Tartufo di Alba, Tartufo bianco pregiato di Alba. Sinonimi Non sono conosciute sinonimie significative per questa specie. Etimologia Dal latino magnates, -atum = dei grandi, dei signori, a ribadire il "pregio" di questa specie. Ascoma Di forma piuttosto irregolare spesso lobata, gibbosa, tuberiforme con piccole depressioni più o meno profonde; in media 2÷6 cm di diametro, ma si conoscono ritrovamenti di dimensioni ragguardevoli sino ai 20 cm, colore giallo-chiaro, ocraceo, gli esemplari molto maturi possono assumere una colorazione brunastra con riflessi verdastri. Peridio Molto sottile, non coriaceo, con superficie finemente granulosa ed a volte liscia. Gleba Inizialmente biancastra, compatta poi tipicamente marezzata, con aspetto marmorizzato, percorsa da venature sterili sottili di color biancastro, ben delineate, spesso anastomizzate, parte fertile bruno-carnicina a maturità bruno-rossiccia. Odore forte, gradevole, con componente agliacea o come di formaggio fermentato, per coloro che non apprezzano l'aroma tipico di questi funghi spesso ravvisano una certa somiglianza dell'odore con quello tipico di alcuni "idrocarburi" (gas). Habitat Fungo ipogeo, generalmente profondamente interrato, tipico dei terreni argillosi, dalla pianura sino alle zone collinari e che mantengono in media una forte umidità, sotto latifoglie quali pioppi, salici e querce, oggetto, in alcune zone d'Italia, di una intensiva e proficua coltivazione. La maturazione e raccolta avviene dall'estate sino al primo inverno. La ricerca dei tartufi è da considerare ad esclusivo appannaggio di cercatori dotati di cani addestrati a tale scopo, altri sistemi "empirici" possono facilmente risultare inefficaci, nonché dannosi per l'ambiente di crescita. Microscopia Aschi globosi, ovoidi con o senza breve peduncolo e dimensione massima sino a 65 µm, numero sporale (1)2÷4, spore da giallo chiare a ocra-brunastre da sub-globose a largamente ellissoidali, reticolate, alveolate con maglie larghe alte sino a 4 µm, in numero massimo di 3 lungo la dimensione maggiore. La enunciazione della dimensione sporale deve tener conto, come spesso accade nei Tuber, che le spore degli aschi che ne contengono da 1 a 2 sono in media molto più grandi, in media possiamo misurare 20÷30 x 20÷26 µm, con punte sino a 35 µm nella dimensione maggiore per aschi con 1-2 spore. Commestibilità o Tossicità Si tratta del tartufo per "eccellenza" il "Bianco pregiato di Alba", ricercato ed apprezzato in tutto il mondo, con prezzi di mercato stratosferici che a mio giudizio non giustificano le pur eccellenti qualità gastronomiche. Viene utilizzato grattugiato o ancor meglio tagliato in sottilissime fettine per condire primi piatti, carne ed uova o come base per la preparazione di salse al tartufo. Osservazioni Per il corretto riconoscimento di questa specie onde evitare la confusione con altri "tartufi bianchi" meno pregiati è utile osservare il peridio giallastro, finemente granuloso spesso con residui argillosi, la gleba in media più chiara rispetto ad esempio a Tuber borchii, le dimensioni medie maggiori, ed imparare ad apprezzarne il caratteristico profumo. Somiglianze e Varietà Tuber borchii, il comune bianchetto è in genere di dimensioni inferiori, ha un peridio biancastro che tende a macchiarsi color ruggine, ha un odore più lieve e decisamente agliaceo e diverso habitat di crescita. Tuber maculatum ha un odore ed un sapore decisamente non gradevoli. Infine c'è da segnalare che dalla Cina vengono importati "tartufi", dei quali al momento non conosciamo il nome scientifico, con il nome di "Summer white truffle", di qualità decisamente scadente e quindi potenzialmente utilizzabili per grosse frodi commerciali. Scheda di proprietà AMINT realizzata da Mauro Cittadini - Approvata e Revisionata dal CLR Micologico di AMINT. Regione Marche; Novembre 2005; Foto di Pietro Curti.
  25. Cantharellus cibarius var. alborufescens

    Cantharellus alborufescens (Malençon) Papetti & Alberti; Regione Marche; Ottobre 2016; giardino privato sotto Quercus ilex; foto di Pietro Curti. Soggetti giovani biancastri, soggetti maturi giallastri. Presenti all'esordio lievi tonalità ametistine. Arrossamento forte ed immediato alla corrusione. Imenio.
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